Ansia e depressione, aggravate dal Covid: le limitazioni imposte dal Covid

121

Il virus Covid-19 è un qualcosa di infinitamente piccolo che è riuscito a modificare in modo estremamente  grande  la  vita  dell’umanità  a  livello  mondiale.  

Nella  storia dell’uomo le epidemie si sono succedute, spesso con effetti devastanti, ma quello che oggi ci colpisce maggiormente è come la nostra avanzata tecnologia non sia stata in grado di contrastare un evento naturale. È come essersi risvegliati all’improvviso ed essersi resi conto che le magie tecnologiche non sono onnipotenti. Quando un secolo fa, nel 1920, l’influenza Spagnola mieté milioni di vittime, la sofferenza fu tanta, ma non la perplessità e lo stupore che oggi il Covid-19 è riuscito a destare in noi.

Ovviamente questo accade perché ci siamo allontanati dalla Natura. Oggi, se piove o fa freddo abbiamo palazzi robusti che ci riparano, automobili che ci trasportano, impianti che ci riscaldano, ma i nostri nonni, per quanto benessere potessero avere, sapevano quanto la Natura può essere generosa oppure devastante e temibile, perché erano sempre a contatto con essa. E questo contatto è qualcosa che purtroppo abbiamo perso.

Comunque, questo periodo di pandemia sta causando livelli di sofferenza psicologica molto elevati. Per primi vanno considerati i problemi economici, conseguenti alla stessa pandemia, essi  sono un’aggravante drammatica delle condizioni  di molte famiglie.

Famiglie con una stabilità economica discreta, si sono ritrovate in condizioni di gravi ristrettezze tanto da dover ricorrere all’aiuto di enti ed associazioni. Inoltre, non essendovi una certezza sul termine dell’epidemia, il futuro appare incerto se non drammatico. La sensazione di impotenza e di mancanza di alternative, oltre alle serie limitazioni di movimento, possono determinare situazioni psicologiche di ansia e di depressione reattive alla situazione che stiamo vivendo.

Anche se la situazione economica, non presenta particolari criticità, la limitazione dei movimenti e la limitazione dei contatti sociali, determinano condizioni difficili che non tutti sopportano con facilità.

Stiamo, oltretutto, parlando di un periodo lungo – più di un anno – che non accenna a finire. Il virus sta incidendo sul nostro tessuto sociale, sta interrompendo proprio quel flusso che è la forza della nostra specie: la relazione umana.

Le immagini delle folle che si riversano nelle strade, appena si allentano i controlli, destano critiche e giusto biasimo, ma fanno comprendere quanto la socialità sia una delle più importanti caratteristiche dell’uomo. Sostenersi, condividere, aiutarsi, stare insieme, trovarsi in mezzo alla gente, immergersi nella folla, è sentire di esserci.

È proprio su questo che il virus sta agendo e per alcune persone l’effetto è devastante. Pensiamo a chi è solo, o chi ha delle disabilità fisiche o psichiche: per queste persone il sostegno e l’intervento sociale sono determinanti per vivere.

Ma pensiamo anche alle famiglie che hanno componenti familiari disabili fisici e psichici, che amano, ma che da soli non riescono ad accudire. Situazioni gravi che già in condizioni di normalità comportano stanchezza. Per queste famiglie il sostegno delle strutture è determinante, così come lo sono le relazioni sociali. Stare sempre soli con un paziente che richiede tante, tante cure, significa sfinirsi ed esaurire le proprie energie, tanto da non poter più dare l’amore che si prova.

Infine, non dimentichiamoci delle situazioni problematiche e violente. Là dove uscire per andare a scuola o al lavoro, rappresenta un momento di respiro e di decompressione vitale.

Ecco quindi che ansia e depressione possono manifestarsi come una normale reazione a condizioni di vita che contrastano la naturale socialità dell’uomo.

Non sempre le persone che in questo periodo presentano sintomi ansiosi e depressivi possono permettersi di manifestare il proprio stato d’animo e chiedere aiuto. In alcuni casi non ci si vuole rivolgere alla struttura pubblica, ma non si hanno i soldi per ricorrere a specialisti privati e in altri casi ancora le necessità della famiglia sono così tante da rendere impossibile un qualsiasi cedimento e pertanto il proprio dolore psichico viene tenuto nascosto agli altri e a se stessi. Le battaglie che si fanno silenziosamente, giorno dopo giorno, per amore di chi ci sta vicino, sono combattute da eroine e da eroi che non saranno mai celebrati.

Dott.ssa Dianella Viola medico psichiatra psicoterapeuta

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui