Padre Alex Zanotelli: “A marzo riprendo con il digiuno per dire stop a queste politiche razziste e disumane”

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“Purtroppo sono ancora tante le ragioni che ci spingono a continuare il nostro digiuno mensile”

  Il 3 marzo ci sarà una nuova giornata di ‘Digiuno di Giustizia in solidarietà con i migranti’ per dire stop alle politiche migratorie “razziste” e “disumane”.

Il sit in con padre Alex Zanotelli, missionario pacifista da sempre in prima linea per gli ultimi, causa pandemia non potrà avvenire davanti ai palazzi del potere di Roma ma il 3 marzo anche Bari sarà in piazza a digiunare insieme a Firenze, Varese e Verona. E chi non scenderà in piazza digiunerà in casa o nei conventi.

“Purtroppo sono ancora tante le ragioni che ci spingono a continuare il nostro digiuno mensile. Nei mesi di gennaio e febbraio – ricorda all’Adnkronos padre Zanotelli – ben 160 persone sono morte nel Mediterraneo, mentre le navi delle ONG sono bloccate nei porti perché il loro equipaggio è obbligato a fare la quarantena nonostante la loro negatività al Covid-19. Dissentiamo con forza da questa strategia del Viminale, adottata per contrastare le missioni umanitarie nel Mediterraneo. Infatti sempre più profughi stanno tentando di fuggire dai lager libici attraversando il mare, ma molti sono intercettati e riportati in Libia dalla Guardia Costiera libica, finanziata dall’Italia e su segnalazione anche della Guardia Costiera italiana”.

Dati alla mano, padre Zanotelli ricorda che “nei mesi di gennaio e febbraio ben 3.850 profughi hanno subito questa sorte. Mentre il Mare continua a ingoiare sempre più vittime. Ora veniamo a sapere che un barcone carico di 91 giovanissimi (16-17 anni), provenienti dal Darfur(Sudan) e precisamente da El-Fasher e Nyala, è scomparso il 9 febbraio del 2020. E’ solo adesso che lo sappiamo, perché le loro famiglie disperate hanno inviato le foto di questi ragazzi chiedendo i loro corpi. Ma altrettanto grave è quanto sta avvenendo sulla ‘rotta balcanica’! Paradigmatica la situazione drammatica che stanno vivendo i profughi del campo di Lipa (Bosnia), costretti a sopravvivere nel gelo e nella neve: “Non siamo bestie!” – urlano – “Perché l’Europa ci lascia così?” Questi profughi sono il frutto amaro della politica migratoria italiana che respinge chi arriva a Trieste dalla Slovenia, e la Slovenia li respinge nella Croazia e la Croazia in Bosnia”.

Il missionario comboniano racconta poi una vicenda che “ha dell’incredibile: è accaduto all’associazione Linea d’Ombra fondata nel 2019, a Trieste, da Gian Andrea Franchi(84 anni,ex professore di filosofia) e sua moglie Lorena Fornasir (68 anni,psicoterapeuta): all’alba del 23 febbraio la Digos, su ordine della Procura di Trieste, ha perquisito la loro casa(sede dell’associazione) perché indagati per ‘favoreggiamento dell’immigrazione clandestina’. Questi ‘trafficanti di esseri umani’ sono soliti accogliere i migranti della rotta balcanica quotidianamente alla stazione di Trieste: lavano i loro piedi, come faceva Gesù e curano le loro ferite. Il 6 marzo le donne di Linea d’Ombra sulla base di un documento scritto dalla Fornasir “Un ponte di corpi”, manifesteranno al confine tra la Bosnia e la Croazia per chiedere l’apertura delle frontiere”.

(Globalist)

 

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