24 Luglio, 2024
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Le condizioni necessarie per “rimbalzare avanti”

Un gravissimo impatto sul capitale economico, umano, sociale. Il coronavirus ha provocato una crisi profonda e ora servono subito misure che possano far “rimbalzare avanti” il Paese, evitando di tornare semplicemente al passato.

“Rimbalzare avanti” è il filo rosso che unisce tutte le iniziative dell’ASviS in questo periodo, il mantra ripetuto più e più volte dal portavoce Enrico Giovannini nelle frequenti interviste sui media. Ma quali sono in concreto le condizioni perché il futuro post Covid-19 non si caratterizzi soltanto come un mero ritorno a un passato “al 90%”, come scrive l’Economist quantificando la perdita globale dovuta alla Pandemia?

Ovviamente queste condizioni non dipendono solo dall’Italia, quindi cominciamo con uno sguardo globale. Il premio Nobel Joseph Stiglitz afferma, confrontando questa crisi con quella del 2008: io credo che questa crisi, per molti aspetti più profonda e con risvolti di gran lunga più intensi, abbia molte cose da insegnarci: l’importanza della scienza, il ruolo strategico del settore pubblico e la necessità di azioni collettive; le conseguenze disastrose delle disuguaglianze e della negazione dell’accesso all’assistenza sanitaria come diritto umano fondamentale; i pericoli di un’economia di mercato dalla vista corta, incapace di resilienza. Stiglitz è tra i firmatari di un documento che verrà pubblicato sulla Oxford review of economic policy nel quale si insiste sulla necessità di uscire dalla crisi con politiche ambientali green.

‘La riduzione delle emissioni avviata da Covid-19 potrebbe essere di breve durata – dichiara Cameron Hepburn, autore principale del rapporto e direttore della Smith school of enterprise and environment – ma da questo lavoro emerge chiaro che noi possiamo scegliere di ricostruire meglio il dopo puntando sulle energie pulite. E già perché la costruzione di infrastrutture per l’energia pulita richiede molta manodopera, creando il doppio dei posti di lavoro per dollaro rispetto agli investimenti nei combustibili fossili, oltre a essere meno suscettibile alla delocalizzazione. Il Covid-19, con il suo carico di angoscia, potrebbe essere dunque l’occasione per ripensare l’economia’.

E l’Italia? ‘È stato affascinante notare come i 28 italiani intervistati, tra cui funzionari della Banca centrale e del ministero dell’Economia, abbiano mostrato un apprezzamento più forte per l’allineamento tra il clima e l’economia rispetto ad altri Paesi. Rimettere gli italiani al lavoro sulle infrastrutture per le energie pulite, sulla riqualificazione degli edifici e sul capitale naturale è un ottimo modo per far uscire il Paese dalla recessione e prepararlo per un futuro a zero emissioni’.

Rivalutazione delle scelte collettive e della solidarietà “per non lasciare nessuno indietro” e investimenti che puntano verso l’economia verde sono dunque ingredienti necessari per “rimbalzare avanti”. I documenti diffusi dall’ASviS martedì 5 entrano nel merito delle scelte con una serie di proposte concrete articolate per Obiettivo di sviluppo sostenibile, sulla base dei lavori dei 600 esperti delle 250 associazioni aderenti all’Alleanza e anche con una serie di proposte trasversali, dalla valorizzazione del ruolo dello Stato alla accelerazione della transizione digitale.

Nella stessa giornata, ASviS e Forum disuguaglianze e diversità hanno diffuso un comunicato in vista della imminente pubblicazione del decreto che deve istituire il Reddito di emergenza, per far sì che sia davvero una misura che raggiunge rapidamente i più deboli. Il giorno successivo, il Forum DD ha diffuso un ampio documento: “Durante e dopo la crisi per un mondo diverso – Perché, cosa, come e con chi realizzare un futuro di giustizia sociale e ambientale battendo chi lavora per tornare alla normalità iniqua del pre Covid-19 o per costruire un futuro autoritario”.

Le proposte per “rimbalzare avanti” dunque non mancano. Sono migliorabili, ma già costituiscono un vasto programma di lavoro. Riuscirà davvero il Paese a compiere questo salto? Per rispondere dobbiamo passare dall’analisi delle resilienze ben elencate da Stiglitz a quella delle vulnerabilità. La prima di queste è certamente la difficoltà dei meccanismi decisionali. Il fatto stesso che il cosiddetto “decreto aprile” non sia stato ancora approvato (e al momento in cui scriviamo non sappiamo quando lo sarà) è il segno della difficoltà a far convergere la maggioranza politica su scelte comuni.

Ci sono temi di divisione che sono chiaramente strumentali, come quello dei migranti. I 600mila migranti irregolari di cui si parla (la stima è stata avallata anche dal presidente dell’Istat Giancarlo Blangiardo) non sono “clandestini”. Molti di loro sono in realtà in una situazione di precarietà anagrafica, per esempio con permessi temporanei, richieste di accoglienza come rifugiati in corso di esame o di riesame dopo una prima bocciatura, con i tempi lunghissimi di queste procedure. Già oggi potrebbero essere impiegati legalmente senza bisogno di una sanatoria. Ma la regolarizzazione è comunque necessaria e deve riguardare tutta questa vasta platea, per umanità (nessuno degli oppositori dice quale dovrebbe essere l’alternativa, considerando che l’impossibilità di rimandarli ai Paesi d’origine è ormai chiara a tutti), ma anche nell’interesse stesso del Paese, per ragioni sanitarie e di sicurezza.

La seconda fragilità alla quale si deve porre rimedio riguarda il continuo bombardamento contro questo governo, non solo dall’opposizione che fa il suo mestiere (anche se in questa situazione sarebbe corretto moderare i toni), ma da un vasto insieme di intellettuali e commentatori. Il manifesto ha diffuso il 1° maggio un appello che finora ha raccolto 1700 adesioni, con nomi di peso come Stefano Bonaga, Lorenza Carlassare, Thomas Casadei, Anna Falcone, Nadia Urbinati, Marco Revelli e Piero Ignazi.
Il nostro convincimento è che questo governo abbia operato con apprezzabile prudenza e buonsenso, in condizioni di enormi e inedite difficoltà, anche a causa di una precedente “normalità” che si è rivelata essere parte del problema. Molte di tali difficoltà dipendono infatti dallo stato di decadimento di gran parte del sistema sanitario, frutto di anni di scelte dissennate di privatizzazione e di una regionalizzazione sconsiderata e scoordinata. E invece sembra che tutto il male origini in questo governo, spesso bersaglio di critiche anche volgari e pretestuose, veicolate dai media. Nessuno tra i critici si prende davvero la responsabilità di dire cosa farebbe al suo posto, come andrebbe ponderata una libertà con l’altra, una sicurezza con l’altra, e quale strategia debba essere messa in campo per correggere le lamentate debolezze dell’esecutivo.

Un altro rischio da evitare è quello della frammentazione, nella gara per accaparrarsi il massimo di aiuti pubblici. Lo segnala l’economista Gianfranco Viesti sul Mattino, analizzando le conseguenze di una caduta del Pil nel 2020 superiore al 9%, come previsto dalla Commissione europea.
È impossibile non essere preoccupati per le possibili conseguenze: una corsa di interessi, associazioni di rappresentanza, territori a ottenere il massimo per se stessi; a provare a salvarsi da soli. Quello che ci serve, al contrario, è un ragionamento d’insieme sul sistema-paese; su come tutti insieme ci possiamo salvare, senza lasciare dietro macerie imprenditoriali, sacche di disoccupazione, territori ancora più indeboliti. Perché solo con un progetto unitario l’Italia si può riprendere.

Il punto di forza di questo progetto, per Viesti (come già per Romano Prodi che in precedenza aveva enunciato concetti simili) deve essere nel reshoring, cioè nel far ritornare in Italia produzioni che questa crisi ha dimostrato essere strategiche:
Parliamo certamente di produzioni alimentari, della filiera della salute, ma anche, molto, di componentistica meccanica e per i settori leggeri, di prodotti finiti.

Lo Stato dovrebbe incentivare questi nuovi impianti, concepiti in modo da conciliare occupazione sostenibile e tecnologia, e favorirne la localizzazione nel Sud, in aree attrezzate che già esistono, “con collegamenti già buoni sia con l’interno che col mare”. 

(Asvis)

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