Un vecchio proverbio recita: i mali vengono da lontano. Senza andare troppo lontano, dopo la seconda guerra mondiale il mondo intero fu diviso in due aree di influenza: una sotto l’egida americana e l’altra sovietica. Questa spartizione non tenne conto della storia anche millenaria delle singole popolazioni, etnie ma solo d’interessi economici delle due super potenze: basta prendere un atlante geografico per vedere confini tracciati con linee rette. Dal 50 ai giorni attuali, l’Europa intera si è cullata nell’idea che le guerre non erano più presenti sul suo territorio. Ma gli interessi dei singoli stati esportavano nel contempo altrove i propri conflitti. Globalizzazione, rivoluzione nell’organizzazione del lavoro hanno stravolto i sistemi socio economici del dopo guerra. Sono crollate tutte le ideologie o filosofie politiche, ma è bene ricordare che queste sono filosofie economiche.
Molte economie si basano sullo sfruttamento delle risorse naturali esistenti in paesi con regimi dittatoriali e fortemente corrotti esportando anche armi sofisticate. Quindi, bando a facili ipocrisie sull’uso delle armi quando vengono poi rivolte contro l’occidente in generale. I conflitti presenti nella fattispecie nell’Africa, nonché dell’enorme massa di popolazioni che scappano dipendono dalla spregiudicatezza dei teorici popoli civili. Alcune cause?
Desertificazione/acqua, vedi i territori dell’altura di Gaza, Iran sono soli alcuni esempi di come il clima, nonostante appelli di scienziati e milioni di persone comuni, scatenano conflitti. Nell’indifferenza totale l’Australia brucia, l’Amazzonia scompare.
Fonti energetiche e materiali strategici, quanto è nel sottosuolo è proprietà degli stati di origine o di tutto il mondo intero salvaguardando gli interessi di tutti e non dei popoli tecnologicamente più avanzati?
Industria delle armi, è concepibile che si spendano milioni di miliardi di euro per armi sempre più sofisticate e non in opere sociali armando e alimentando conflitti? L’uso di droni esemplifica al massimo la non partecipazione dei singoli alla distruzione e all’uccisione di persone. Si possono colpire, tipo giochi elettronici, a distanze rilevanti obiettivi senza per questo sentire alcun risentimento di coscienza.
Si preferisce sempre parlare degli effetti senza tenere conto delle cause che producono le guerre e le disparità sociali. Quanto sta avvenendo in questi giorni è il classico esempio: i buoni sono i potenti che possono agire in barba a qualunque legge di diritto internazionale, i cattivi sono tutti coloro i quali devono essere sfruttati.
Claudio Cappabianca


