LAGONE

Lettera per la giornata della memoria

Lettera per la giornata della memoria
gennaio 26
19:47 2019

Benedetta Onori
Segretario PD Anguillara S.

“Visitai il complesso di Auschtwitz e Birkenau (Auschtwitz II) nel 2015, dopo una precedente esperienza nel 2011 nel Campo di concentramento di Sachsenhausen, uno dei più grandi della Germania (situato nel territorio di Oranienburg, 35 chilometri circa a nord di Berlino) dove, soltanto lì, trovarono la morte 100.000 persone.
Quella prima esperienza mi disorientò. Passai circa sei ore all’interno di quel campo di sterminio, dove graffi scolpiti sulle pareti di cemento e mattoni scandivano il tempo. Quella sensazione d’impotenza che ti mette in ginocchio, che ti annienta e che ti rimbomba nella mente al solo ricordo.
Perchè, vedete, a noi spetta questo di compito: ricordare le memorie d’altri, soprattutto quando dipingono di buio la storia. Abbiamo la fortuna di non averle vissute, ma il dovere di ricordarle come se lo avessimo fatto.
All’esame di maturità, contro ogni indicazione che mi era stata suggerita, portai una tesina che si intitolava “semplicemente” “DIO E’ MORTO”, come prefezione “Auschtwitz” di Francesco Guccini.

Quella per me fu una presa di posizione ufficiale contro i molti “Ma chi te lo fa fare…” oppure “Evita, è rischioso”.
E mi sono sempre chiesta cosa fosse veramente rischioso. Trovare una Commissione d’esame che avrebbe preferito un’impronta più classica di ragionamento? Essere additata come un’atea senza mezzi termini? Buttare, con una votazione, cinque anni di Liceo Classico?
Ma la risposta, fin da subito, fu molto chiara nella mia giovane testa. Rischioso era far finta di nulla. Rischioso era non parlarne. Rischioso era non prendere posizione. Rischioso era preoccuparsi di una votazione.
All’orale presi il massimo, per dovere di cronaca.
Andai in Polonia con un obiettivo preciso: varcare il famoso cancello ” ARBEIT MACHT FREI ” (“Il lavoro rende liberi”) di Auschtwitz.
Pensavo di essere, come dire, “pronta” a quello che, di lì a poco, mi si sarebbe presentato davanti gli occhi…non fu così.

Fu agghiacciante.

Un ulteriore disegno di sterminio, scientificamente studiato e testato, si sviluppa su un territorio senza fine…i forni crematori raggiungono la foresta, si nascondono all’interno.
Protesi, scarpe, vestiti riecheggiano nelle teche…urla in sottofondo scandiscono quei luoghi.
Volti appesi ai muri continuano a morire.
Una disumanità senza precedenti che ha messo in dubbio, anche nei più convinti, l’esistenza di un Dio rimasto anche lui a guardare.
Abbiamo un diritto e un dovere necessario come uomini: visitare quei luoghi, vergognarci di quello che fu ed evitare che, anche soltanto un minimo accenno di quell’orrore, riprenda vita.

Smarchiamoci da parole d’odio, ricordando.
Riemergiamo dall’oblio, con coraggio.
Disobbediamo, se è la vita a chiedere aiuto.”

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