Non so per quale strano motivo mi trovassi in quell’edificio, in leggera salita, a due passi dalla riva del lago di Bracciano. La stanza era completamente occupata dai cimeli del Generale Umberto Nobile e non poteva essere diversamente visto che ero appena entrato nei locali del Centro di documentazione del Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle che porta il suo nome. La cosa che mi aveva particolarmente colpito era una fotografia in cui, con il volto visibilmente soddisfatto, il generale, in elegante uniforme, teneva in braccio un cane di piccola taglia. Vedere una figura imponente che emanava storia, con un grazioso cagnolino stretto tra le sue braccia, mi fece provare una leggera tenerezza per quell’uomo che aveva avuto momenti di grande notorietà durante i primi anni del ventennio fascista perché apprezzato pioniere del volo in dirigibile. Mentre continuavo a osservare quadri, disegni e fotografie che testimoniavano la grande impresa del dirigibile Norge e quella meno fortunata, ma forse proprio per questo rimasta epica, del dirigibile Italia, vidi entrare nella stanza la figura di una donna dal fisico asciutto, non particolarmente alta, che poteva avere poco più di sessant’anni. Osservandomi con evidente curiosità, si avvicinò con un’eleganza dei movimenti che eliminò subito ogni possibile barriera. Accompagnata da un dolce sorriso, predispose le migliori condizioni per avviare un dialogo.
— Buongiorno, la vedo molto interessato a mio marito. Conosce Umberto Nobile? Intendo dire, ha sentito parlare di lui? — disse la graziosa signora, con un accento, inaspettatamente, straniero.
Mi resi conto che di Umberto Nobile conoscevo poche cose, forse le più elementari, qualcuno mi aveva informato che aveva una figlia di nome Maria, avuta dal primo matrimonio, ma non immaginavo che si fosse risposato con una donna straniera, evidentemente molto più giovane di lui. Forse per tutti questi motivi ebbi subito l’impressione che di lei potevo fidarmi e decisi di essere molto sincero.
— Effettivamente conosco poche cose, qualcosa ho letto nel settore dedicato a lui all’interno del museo, in fondo all’hangar Velo –
— Spero lo abbia trovato interessante. L’ho curato io nei minimi dettagli e continuerò a curarlo… anche se è sempre più difficile e non so nemmeno se me lo permetteranno –
— Complimenti davvero, non l’ho trovato soltanto interessante, secondo me è il settore più suggestivo di tutto il museo. Le dico subito che sono entrato all’interno con molto scetticismo ma devo ammettere che è fatto molto bene, avrei dovuto capirlo subito che c’era la mano di chi l’ha amato… io appartengo a una storia politica molto diversa… diciamo che non faccio parte della vostra parrocchia – dissi con un sorriso, nel tentativo di sdrammatizzare.
Lei mi guardò, aggrottando le sopracciglia, come se cercasse di capire qualcosa di più.
— Dovrebbe approfondire meglio… – disse a bassa voce, quasi sussurrando, girandosi di spalle.
— So che è stato un generale della Regia Aeronautica durante gli anni del fascismo, molto apprezzato da Mussolini —
— Tutto qui? Non è molto e nemmeno tanto esatto – disse con voce sicura, tornando a girarsi verso di me.
— Che è diventato famoso per le sue imprese con i dirigibili – continuai, cercando di tirar fuori tutte le informazioni in mio possesso — Ho saputo che i primi esperimenti con le sue macchine volanti li ha realizzati proprio in quest’aeroporto avendo trovato un ambiente adatto ai suoi test. Ho appena visto le foto sui pannelli esplicativi… e, adesso che ci penso, aggiungo che la cagnetta che suo marito ha in braccio in questa foto, sicuramente, è la famosa Titina, quella che ho visto imbalsamata dentro una teca – affermai indicando la foto davanti a noi, quella che mi aveva tanto colpito.
Questa volta non disse nulla, mi fece solo il cenno di seguirla.
Entrammo in un’altra stanza, la cui finestra affacciava sul lago in quel momento di colore indaco, in totale contrasto con le verdi colline che lo contenevano. Le pareti della grande camera erano completamente occupate di libri e la dolce signora m’invitò ad avvicinarmi verso i volumi scritti da suo marito o dedicati a lui. Dopo avermi indicato, ancora una volta, quella parte della biblioteca dedicata al marito, si allontanò lasciandomi solo. Il primo libro che notai subito, forse colpito dalla dimensione del volume e dal colore rosso della copertina, fu Ali sul polo edito da Mursia nel 1975, ma, un attimo dopo, furono due piccoli volumi che ampliarono, a causa dei loro titoli, la mia curiosità che si trovava già in un “buono stato d’avanzamento”: Posso dire la verità pubblicato nel 1945 e La verità in fondo al pozzo pubblicato nel 1978, entrambi editi da Mondadori.
Specialmente il primo volume, quel “posso dire la verità”, pubblicato subito dopo la caduta del fascismo, mi fece capire che seguire il suggerimento della signora Nobile non era soltanto necessario ma doveroso. Volevo saperne di più ma la signora era sparita e non me la sentivo di prendere l’iniziativa di sfogliare i volumi senza di lei. Decisi di aspettare il suo ritorno ma, allontanandomi dagli scaffali della libreria, notai che all’interno di un mobile sotto l’ampia finestra s’intravvedeva, grazie a un’anta rimasta aperta, una scatola blu, una di quelle eleganti confezioni che generalmente contengono un trofeo, una coppa… qualcosa che si offre a un vincitore, mi guardai attorno e cercai di scoprire cosa ci fosse all’interno.
Continuando a guardare la porta d’ingresso della stanza misi una mano all’interno della scatola e mi accorsi che non c’era nessun trofeo, al tatto mi resi conto che lo spazio era occupato dalla copia di un giornale, la tirai fuori ed era una copia del quotidiano romano Paese Sera, un’edizione serale datata 30 luglio 1978, la prima pagina era totalmente occupata da una foto di Umberto Nobile e annunciava, a caratteri cubitali, la morte del Generale. Rimasi molto sorpreso dall’enorme spazio occupato da questa notizia, non tanto per la notizia in quanto tale: sapevo che il Generale Umberto Nobile era un personaggio di levatura internazionale, era stato il primo esploratore a sorvolare il Polo Nord, per quell’epoca un’impresa quasi paragonabile ai primi passi sulla luna di Neil Armstrong, ciò che mi colpì fu il risalto dato a un uomo del regime, a un gigante della propaganda fascista, su un giornale di sinistra.
Il Paese Sera non era un organo del PCI, come il quotidiano nazionale L’Unità, era un quotidiano romano, i cui lettori, orientati a sinistra, oltre alle pagine di politica e cultura, desideravano leggere anche la cronaca locale e lo sport, poco presenti nel giornale fondato da Antonio Gramsci. Per i cittadini romani di sinistra rappresentava un quotidiano più popolare, una buona alternativa al più governativo Il Messaggero e al più spostato a destra Il Tempo. I passi leggeri sul pavimento mi fecero capire che la signora Nobile stava tornando, rimisi velocemente il quotidiano dentro la scatola e tornai in quella parte della libreria, dove erano presenti i libri del generale.
— Può sfogliarli senza problemi, pensavo lo avesse già fatto – disse la signora mostrandosi sorpresa – ha perso del tempo prezioso… soprattutto per capire –
Cominciai a comprendere che aveva ragione e riuscii a capire un’altra cosa importante: la signora aveva una gran voglia di raccontarmi qualcosa che mi avrebbe sicuramente sbalordito, ma non poteva sapere che non aspettavo altro, dopo aver letto la prima pagina del quotidiano nascosto in quello spazio segreto che continuavo a osservare. Decisi di accelerare l’evento, ponendo l’accento su una frase che aveva pronunciato poco prima:
— Scusi ma lei, poco fa, a proposito della sua voglia di curare il settore dedicato a suo marito ha detto: se me lo permetteranno. Che cosa voleva dire? Chi potrebbe opporsi al suo prezioso lavoro? –
— Dovrebbe leggere questo libro per capire meglio come sono andate le cose – disse la signora prendendo il volume La verità in fondo al pozzo e porgendolo sulle mie mani.
— Effettivamente il titolo mi aveva molto incuriosito e anche questo Posso dire la verità – risposi, indicando l’altro volume rimasto al suo posto, nel ripiano più in basso della fornita biblioteca.
— Mio marito fece una ricerca su tutto ciò che fecero… e non fecero, le maggiori autorità del governo fascista durante e dopo la tragedia del dirigibile Italia. Venne a conoscenza delle tante, ridicole accuse che importanti esponenti del regime mossero nei suoi confronti e dopo la caduta del fascismo riuscì a pubblicare quel Posso dire la verità seguito, molti anni dopo, da questo La verità in fondo al pozzo, una versione riveduta e arricchita di nuove importanti rivelazioni –
— Quindi ci fu una frattura con il regime fascista? – chiesi, conoscendo già la risposta.
— Insanabile, mio marito si dimise dall’Aeronautica e si trasferì in Unione Sovietica, poi negli Stati Uniti e infine in Spagna, dove ci siamo conosciuti. Rientrò in Italia solo dopo la caduta del fascismo –
— Lei però non è spagnola –
— Non si sente? Sono tedesca, nata ad Amburgo, mi chiamo Gertrud Stolp e come spesso accade nella vita, varie circostanze ci hanno fatto incontrare… ed è stata una fortuna. Ci sposammo a Roma nel 1959 –
La signora aveva un sorriso che comunicava tranquillità, nonostante quello che aveva subito il generale per un lungo periodo della sua vita. Dava proprio l’impressione di essere sicura di stare dalla parte giusta, quella della ragione e ci tenne a dichiarare che la sua battaglia per la riabilitazione di suo marito non era terminata, come non la terminò mai lui, tenacemente, durante la sua lunga vita.
— Ancora adesso, nonostante mio marito è potuto rientrare nei ranghi dell’Aeronautica Militare fin dal 1945, con il grado di generale del genio aeronautico, il fatto che questo Centro di documentazione sia intitolato a Umberto Nobile, è ancora motivo di polemica all’interno dell’Aeronautica Militare, alcuni continuano a reputarla una scelta sbagliata e ingiusta e vorrebbero cambiare nome, qualche volta mi chiedo a favore di chi, sarebbe interessante –
— Certo che il fatto che suo marito sia poi andato in Unione Sovietica, non deve essere stato preso benissimo dalle autorità militari… —
— Pensi che la casa, che avevamo poco lontano da qui, nella frazione di Vigna di Valle, è stata costruita con il legno portato dalla Russia, davvero somigliante a una dacia russa, purtroppo non molto tempo fa è andata a fuoco, ma fosse solo per questo… —
— Perché? Che cosa devo sapere ancora? –
— A proposito di “parrocchie”, lei evidentemente non lo sa ma il Generale Umberto Nobile è stato deputato dell’Assemblea Costituente –
— Ha partecipato alle elezioni del 2 giugno del 1946? –
— Sì, fu eletto, come indipendente, nelle liste del Partito Comunista Italiano, nel collegio del Lazio, pensi che è stato il più votato dopo Palmiro Togliatti , un successo incredibile –
La notizia mi lasciò senza fiato, non sapevo davvero cosa dire, l’unica cosa certa è che non avevo capito nulla. Nella testa si sovrapposero molti pensieri: la prima pagina nascosta del Paese sera, i titoli dei libri molto esplicativi, il continuo desiderio della signora Nobile di spiegare… il più votato dopo Palmiro Togliatti… mentre una voce mi suggeriva molto modestamente…”Benvenuto tra noi”.
— È stato uno dei padri costituenti, si vantava spesso di aver contribuito alla stesura dell’articolo 9 della Costituzione – aggiunse la signora Nobile, aspettando in una mia reazione.
Ignoravo di cosa parlasse l’articolo 9 della Costituzione e, un po’ frastornato da tutte queste inaspettate notizie, un po’ per evitare la brutta figura di non conoscere l’articolo in questione, cercai di spostare la mia curiosità su quali accuse furono mosse nei confronti del marito.
— Ci furono molte insinuazioni, le più varie e fantasiose, molte sono elencate in questi libri, ma l’accusa più pesante rivolta a mio marito fu di aver abbandonato l’equipaggio sui ghiacci del Polo Nord quando arrivarono i soccorsi ma lo ha dovuto fare contro la propria volontà, il pilota che è venuto a salvarli aveva l’ordine preciso di prendere soltanto il Generale Umberto Nobile per meglio organizzare il salvataggio di tutti i superstiti, come poi avvenne. In quell’occasione si portò con lui anche Titina e questo fu un motivo in più per attaccarlo –
— Per questo ha il timore che qualcuno possa non permettere più una sua collaborazione? –
— Forse avrò anche un po’ esagerato ma vedi, e pronunciò il mio nome di battesimo, qui ci sono ancora molti fascisti –
Non rimasi sorpreso da questa dichiarazione, che non mi sarei mai aspettato prima, ma dal fatto che mi aveva chiamato per nome… ed io, diversamente da lei, non mi ero ancora presentato. Ci fu un’altra cosa che trovai strana, l’incendio della sua abitazione ci fu molti anni dopo quel primo incontro avuto con lei, mi girai per chiedere spiegazioni ma la signora era nuovamente sparita. Non sapendo cosa fare mi misi a leggere la quarta di copertina del libro che mi era rimasto tra le mani, in maniera particolare le ultime parole della breve sinossi: In questo libro il generale Nobile risponde alle accuse interessate alimentate contro di lui da gerarchi e alti gradi militari del regime fascista, le confuta, ristabilisce la verità dei fatti. Appena terminata l’interessante lettura, vidi la signora Nobile aprire l’anta più piccola della porta della stanza, quella sempre fissa, nell’intenzione di allargare l’ingresso, le chiesi se aveva bisogno di aiuto, ma era nuovamente sparita e poco dopo la vidi entrare spingendo una carrozzina con sopra una persona molto anziana.
— Vedi Umberto, questa è una delle tante persone che sanno pochissimo di te e quel poco che conoscono non è reale –
Mi svegliai di soprassalto e rimasi per alcuni secondi, paralizzato. Non riuscivo a muovermi, a scendere dal divano, poi, lentamente, tornando alla normalità, riacquistai tutti i miei sensi. Mi ero addormentato sul divano del mio studio mentre di fronte a me osservavo, appoggiato su altri volumi della mia libreria, quel corposo libro dalla copertina rossa, intitolato Ali sul polo, che la signora Gertrud Stolp mi regalò nel lontano 1981, con una dedica che ha reso il volume… davvero unico. Dopo aver chiesto il mio nome e cognome, lo riportò su una delle prime pagine del prezioso libro, quella in cui, oltre al titolo di copertina, era riportato il sottotitolo: Storia della conquista aerea dell’Artide. Subito sotto il mio nome continuò la dedica: in ricordo di mio marito, con auguri. Gertrude Nobile. Roma, 22-X-1981.
Umberto Nobile era morto il 30 luglio del 1978 mentre lei ci lasciò il 12 agosto del 1998 e non seppe mai che nel 2001 riuscii a intitolare la via, dove abitavo da poco, a suo marito, una strada molto vicina alla loro dacia andata in fumo. Sarebbe stata entusiasta della mia iniziativa ed io felice di poterglielo comunicare. Non molto tempo dopo mi capitò l’occasione di annunciare la notizia dell’intitolazione della strada che percorre la frazione di Vigna di Valle, a Maria, la figlia che Umberto Nobile aveva avuto dal suo primo matrimonio. Lei era in visita al Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, mi presentai e le mostrai anche un articolo de L’Agone, un giornale locale che aveva riportato la notizia dell’avvenuta dedica. Molto emozionato le lasciai una copia del giornale ma, in quel preciso momento, ebbi la sensazione che la mia amica Geltrud aveva lasciato un vuoto incolmabile.
Oggi, nei locali del Museo Storico di Vigna di Valle, splendidamente rinnovato, c’è molto meno Umberto Nobile, anche a causa dell’apertura di un museo dedicato a lui, a Lauro, in provincia di Avellino, suo paese natale. La Titina, la cagnetta imbalsamata di Umberto Nobile, non è stata mai esposta nei locali del rinnovato museo storico, ricordo che, un po’ preoccupato, provai a cercarla ma la cosa somigliava molto a una vecchia canzone, la stessa che udì fischiettare Umberto Nobile, da un passante, nel momento in cui la trovò randagia per le vie di Roma e per questo motivo porta quel nome. Oggi anche la Titina, quella imbalsamata in una teca di vetro, è stata trasferita al museo di Lauro, mentre la sua immagine fotografata tra le braccia di un soddisfatto Umberto Nobile, è rimasta tra le pareti del Centro di documentazione di Vigna di Valle che porta ancora il nome del Generale dell’Aeronautica Militare e Costituente della Repubblica Italiana. Forse le preoccupazioni della signora Gertrud Nobile Stolp avevano un senso… o forse no.
A volte i sogni riescono a descrivere meglio le complesse realtà che ci circondano, ma non ne scoprono l’essenza, quella rimane tra le nostre carte da decifrare.
Lorenza Avincola


