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Portella della Ginestra, 78° Anniversario della prima strage di stato

Portella della Ginestra, 78° Anniversario della Prima strage di stato.

 

Cerveteri, premio Strega tour 2025 incontro con i candidati

Universitari e il futuro, situazione complicata

Il periodo storico in corso è alquanto preoccupante perché l’evidente tendenza di tutti i cittadini sembra essere quella di voler tornare indietro nel tempo a quando l’ignoranza era un qualcosa da elogiare, a quando l’unica forma “civile” di dibattito erano le manganellate e l’olio di ricino.

D’altronde si sa l’Italia è un paese che non ha mai voluto fare i conti con la propria storia e non ha ancora voglia di farli, perché significherebbe parlare seriamente del fascismo e della sua natura ignorante capace di insediarsi nella vita quotidiana delle persone come un tumore che intacca le capacità cerebrali.

L’università è da sempre un luogo-antidoto in cui politica, cultura e libero pensiero si mescolano e permettono la creazione di un humus necessario per l’avanzamento sociale e culturale di un paese. Per questo motivo, ci sono forze in gioco che stanno cercando di togliere agli studenti  ogni possibilità, da quella di lavorare e studiare contemporaneamente a quella di voler vivere dignitosamente grazie al fantomatico “pezzo di carta”.

Tutto ciò non è solo un insulto all’articolo 34 della nostra costituzione, ovvero:”La scuola è aperta a tutti…”, e uno spreco di soldi, visto che dal 2011 al 2023 il capitale umano stimato uscito dal Belpaese sia di circa 134 miliardi, ma è soprattutto un insulto alla dignità e all’impegno di migliaia di ragazzi e ragazze che decidono ogni giorno di voler migliorare il loro paese.

Lo stesso paese che chiede loro di sobbarcarsi le responsabilità del domani e nel mentre fa chiudere librerie, scuole e biblioteche, lo stesso paese che parla di sicurezza e poi malmena chiunque provi a manifestare un’idea opposta e, soprattutto, lo stesso paese che ha trasformato l’onesto in cretino e il furbo in intelligente.

Tutto ciò non può continuare, perché sarebbe dichiarare la morte dell’Italia e qui non vogliamo capire che il domani è molto più vicino di quel che pensiamo, ma in fondo uno meno capisce e più è felice.

Claudio Colantuono
Redattore L’agone

Cerveteri, festival letterario etrusco. Aspettando il premio Strega

A Roma c’è il Festival letterario in piazza

Festival letterario in piazza alla libreria le Torri a via Duilio Cambellotti, 139 Roma al centro commerciale Le torri.

Manziana da film: un set a cielo aperto, da decenni al servizio del cinema

Il legame tra Manziana e il mondo del cinema è antico, profondo e sorprendentemente attuale. Il piccolo centro alle porte di Roma, circondato da boschi rigogliosi e paesaggi suggestivi, ha saputo conquistare l’attenzione di registi e produttori fin dagli anni ’50, diventando una vera e propria location cinematografica a cielo aperto.

Manziana ha ospitato numerose pellicole, in particolare durante la grande stagione del western all’italiana, tra le quali spicca senza dubbio Django (1966), il celebre film diretto da Sergio Corbucci. Alcune scene furono girate nella suggestiva area della Caldara, che con le sue sorgenti sulfuree e il terreno brullo, offriva uno scenario perfetto per le tensioni drammatiche e le ambientazioni cupe del film. Durante un’intervista rilasciata in occasione della presentazione del remake Django Unchained di Quentin Tarantino, Nori Corbucci, vedova del regista, ha ricordato con affetto quei giorni sul set manzianese:“Gli scenari per i western erano ideali e, soprattutto, a due passi da Roma. La mattina ci alzavamo all’alba e dalla capitale partivamo per Manziana, la troupe ci aspettava lì. Quel periodo è stato meraviglioso.”E ancora, ha sottolineato lo spirito accogliente della comunità:“L’accoglienza della gente era fantastica, mi stupivo sempre dell’entusiasmo: regista e troupe erano trattati come il re e la sua corte. C’era chi portava il pane fatto in casa, chi la frutta, cibo caldo, i prodotti del posto, ti invitavano a prendere un caffè. Nelle pause andavamo a caccia di trattorie per mangiare insieme come una grande famiglia. Eravamo amici di tutti, degli attori, del direttore della fotografia. Le comparse erano persone della strada e gli attori venivano da una gavetta vera.”

Infatti, a rendere ancora più speciale questo legame con la cinematografia, è stata la partecipazione attiva della comunità locale. Negli anni, intere generazioni di manzianesi hanno fatto da comparse, prestato cavalli, carrozze, attrezzi di scena, vivendo il cinema non come qualcosa di distante, ma come una presenza viva, concreta, quotidiana.

E poi non furono solo i western a scegliere Manziana. La varietà paesaggistica ha permesso alla zona di prestarsi a generi molto diversi: basti pensare al celebre”Il Marchese del Grillo” (1981) di Mario Monicelli, con Alberto Sordi, che ha utilizzato il Casale delle Pietrische come una delle sue location, aggiungendo un tocco di autenticità storica alle scene girate. Oppure “Pinocchio” (2002) di Roberto Benigni che ha visto la costruzione della tomba della Fata Turchina all’interno del bosco di Manziana, dimostrando ancora una volta la versatilità del territorio nel rappresentare mondi fiabeschi e surreali. O ancora, il recente film “La seconda via”, che ha trasformato la Solfatara in una gelida tundra per raccontare il drammatico rientro degli alpini dalla campagna di Russia.

Un territorio camaleontico che ha saputo adattarsi alle esigenze di ogni produzione, senza mai perdere la propria identità.

Oggi, questa lunga storia si prepara ad accogliere un nuovo entusiasmante capitolo. Con l’arrivo della primavera, il territorio manzianese è di nuovo al centro dell’interesse di importanti produzioni cinematografiche internazionali. Un’occasione straordinaria, non solo per rafforzare l’identità culturale del paese, ma anche per valorizzare le sue bellezze naturali e storiche, contribuendo a promuovere il turismo e l’economia locale. 

Il cinema, a Manziana, non è mai stato solo spettacolo: è memoria, è comunità, è occasione di crescita. E oggi, come ieri, continua a scrivere una storia che merita di essere raccontata.

Bracciano. Università agraria per il sociale

Le università agrarie sono forme associative, denominate anche in modo diverso in altre zone italiane ed estere, vestigia di un’epoca passata, residuo storico di antiche forme di proprietà collettiva, “testimonianze avente valore di civiltà” secondo l’art. 4 del T.U. n 490/1999. Gestiscono terreni come retaggio di un’economia feudale allora atta a garantire una sussistenza alla popolazione, per il sostentamento familiare, che manteneva il diritto di seminare, pascolare, tagliare legna, raccogliere erba, costruire capanne, eccetera per sopravvivere. Oggi sono associazioni a disposizione della comunità per il miglioramento dell’ambiente e della vita di tutti.

Queste associazioni richiamano l’ager compascuus e i communia delle colonie romane e le universitates hominum, raggruppamenti di popolazioni che, nell’epoca delle dominazioni barbariche, vennero in possesso di terre come dominio collettivo, sulle quali gli abitanti esercitavano le facoltà necessarie alla sopravvivenza. Contro questa proprietà collettiva si esercitò però l’azione del feudalesimo.

Per secoli, relativamente al nostro territorio, la Campagna Romana e i territori limitrofi, i terreni, i boschi e i monti sono stati feudi delle grandi famiglie nobili romane, ma il loro interesse era altro e le terre, mal coltivate e con un regime idrico che contribuiva a rendere malsana l’aria, diventarono man mano un problema. La necessità di scioglimento di una situazione di coesistenza di possesso del feudatario con i diritti civici della popolazione, portò il Regno Sabaudo, che aveva conquistato l’Italia intera, compreso il Regno Pontificio, ad attribuire alle comunità i terreni sui quali esisteva un diritto civico, abolendo l’imposizione di tasse a titolo di utilizzo di dette terre e riesumando l’antichissimo termine di “Università agraria” (Legge n. 5489/1888 “Abolizione delle servitù di pascolo, di seminare, di legnatico, di vendere erbe, di fidare o imporre tassa a titolo di pascolo nelle ex-provincie pontificie” e Legge n. 397/1894 “Ordinamento dei dominii collettivi nelle province dell’ex Stato Pontificio”).

Le associazioni come le “università agrarie”, con legge 168/2017 “Norme in materia di domini collettivi”, approvata all’unanimità da entrambi i rami del Parlamento, sono infine diventate “dominio collettivo” sulle quali Comuni e Regioni hanno solo compiti di controllo; legge richiamata anche nella sentenza 12482/2020 della Corte Suprema di Cassazione nel contenzioso riguardante proprio l’Università agraria di Bracciano, che afferma come “non sia discutibile la natura giuridica privata dell’ente esponenziale identificantesi con l’Università Agraria di Bracciano”.

Le terre di proprietà collettiva, le “universitas”, rappresentano oggi una notevole entità del territorio regionale del Lazio, con una dimensione intorno ai 50.000 ettari, e sono l’espressione della storia delle comunità laziali, in particolare della storia agricola del territorio e della civiltà contadina, rappresentando una forte valenza sociale ed economica per le popolazioni residenti.

Fra queste comunità si inserisce l’Università agraria di Bracciano, costituita il 26 agosto 1896, acquisendo i terreni, già feudo Orsini e poi Odescalchi, per una superficie pari a 2.556,9417 ettari, di cui ha 687,1265 di bosco, ha 175,2156 di pascolo, ha 1.531,2355 di seminativi e prati, ha 16,5666 incolti e ha 146,7975 di cave ed aree in concessione.

Oggi, i terreni, dell’Università agraria di Bracciano, sono utilizzati sia da singoli soci (cittadini con almeno 5 anni di residenza nel Comune, che pagano una quota annua di associazione), che da aziende, le quali si occupano soprattutto della semina del grano. In particolare una di queste aziende semina un grano specifico, il “Senatore Cappelli” (una cultivar di grano duro autunnale) e ne cura tutta la filiera (lavorazione del terreno, semina, raccolto, trasformazione, produzione e vendita), sia della farina che della pasta da distribuire in commercio. I pascoli vedono l’allevamento del bestiame che riguarda animali autoctoni, come bovini maremmani selezionati (con la commercializzazione di carne in punti vendita degli allevatori stessi) e ovini (con la produzione nelle aziende locali di formaggi di altissima qualità, commercializzati in loco). I soci hanno vari diritti, fra i quali quello antico di raccogliere, a titolo gratuito, la legna secca nelle aree boschive dell’ente e i frutti che il bosco offre.

La piacevole chiacchierata con il presidente uscente dell’Università agraria di Bracciano, Angelo Alberto Bergodi, ed il neo eletto presidente, Antonio Latini, ha, come premessa, un excursus storico sulla associazione, nata ben 128 anni fa, acquisendo gli oltre 2500 ettari di terreni con uso civico dalla famiglia Odescalchi. Una metà di questi terreni sono dedicati a seminativi, soprattutto di grano, un quarto è ricoperto di boschi, il resto vede il pascolo (anche di cavalli, spesso abbandonati perché ormai non più voluti dai proprietari) e la cave di fluorite.

Con il cambio di gestione ci saranno cambiamenti?

All’unisono rispondiamo che ci sarà perfetta continuità. Abbiamo lavorato insieme, fiano a fianco, per oltre 15 anni e teniamo a sottolineare l’assoluta continuità di gestione della associazione.

Cosa pensa di fare in futuro l’Università?

Ci sono molti progetti e le cose da completare sono molte, ad esempio il recupero dei 14 fabbricati da destinare a strutture ricettive, punti ristoro, scuola di mestieri, punto vendita di prodotti locali e realizzazione di percorsi turistici segnalati a piedi, a cavallo e in bicicletta; la conduzione diretta di terreni da destinare a coltivazione di cereali e legumi (in particolare varietà antiche e autoctone; la bonifica e il recupero di terreni marginali e a scarsa produttività agraria attraverso la messa a dimora di colture innovative; il rilancio della collaborazione con gli enti locali per la realizzazione di progetti ed iniziative comuni; la continuazione del progetto “il cammino delle terre comuni”; la progettazione e realizzazione di un campo fieristico attrezzato permanente; le agevolazioni agli utenti per il parcheggio nel piazzale dell’università agraria; il recupero di alcune strutture; lo studio di fattibilità per il recupero terreni in località “Fonte lupo”; un progetto di valorizzazione di un’area in località “Pianciano”; recupero terreni gravati da uso civico in località “Campo le monache”; la manutenzione di fossi, strade rurali e fontanili; la disponibilità a collaborare con associazioni e gli enti locali per la valorizzazione del territorio e per eventi culturali e naturalistici.

 

Come vedete il futuro dell’Università agraria di cui vi siete occupati e della quale vi occuperete?

L’Università agraria è una associazione di diritto privatistico, pur gestendo proprietà pubbliche interne al Comune, e per questo non ha accesso a finanziamenti statali o regionali.

Come si è evoluta la gestione dei terreni nel tempo?

Inizialmente erano in molti ad avere necessità a coltivare e pascolare, ora sono molto pochi i concittadini che ne fanno uso e si sono riviste le modalità colturali aggiungendo altre coltivazioni a quella iniziale che erano esclusivamente di grano.

A questo proposito ricordiamo il considerevole danno fatto dall’esercito che per anni ha avuto in gestione circa 300 ettari di seminativo utilizzandolo per esercitazioni militari. Il problema è stato che per legge, se un seminativo non viene usato per più di 5 anni di seguito, diviene pascolo permanente. Si comprende bene come la perdita di 300 ettari che potrebbero dare orzo o grano sia un danno gravissimo. Si è riusciti a far riconoscere e a riportare a seminativo solo un 10% di quel terreno.

Altra modifica alla gestione è stata quella dei contratti. Infatti questi erano inizialmente solo annuali, ma per consentire l’accesso ai contributi europei a chi coltiva per lavoro, e non solo come passione o necessità familiare, ora sono anche pluriennali.

La diminuzione di utenti ha provocato anche il restringimento della fiera del bestiame. In effetti nei pascoli vi sono ormai meno di 300 animali.

La gestione ha permesso anche di stipulare convenzioni per agevolazioni agli iscritti con aziende sanitarie, assicurative eccetera.

Avete anche dei fabbricati da gestire?

Soprattutto da recuperare! Una delle azioni della Università è stata il recupero di alcuni fabbricati.

Ad esempio parliamo di una palazzina sita nel piazzale dove insiste la sede dell’ente, data inizialmente in affitto al Comune, in cambio della ristrutturazione, per ospitare la facoltà di Architettura e poi quella di infermieristica. Una volta rientrati in possesso si è scoperto che i lavori erano stati effettuati senza rispettare le norme di sicurezza. Abbiamo fatto rifare tutti i lavori, per circa €85000, ed ora ospita la polizia provinciale, In altre strutture ospitiamo a protezione civile A.V.A.B., le guardie zoofile ed altre attività.

Anche i terreni limitrofi alla discarica di Cupinoro, a suo tempo affittati dalla Bracciano Ambiente come zona di rispetto della discarica, sono finalmente stati restituiti ma, con il fallimento della società gestore della discarica, sono mancati gli introiti di affitto di tre anni, con un danno per il bilancio dell’Università pari a oltre €500000.

Per qualcosa che va male, qualcosa va invece bene. Infatti l’Università ha il possesso i limitrofi alla discarica di Cupinoro e, sebbene non ci siano infiltrazioni e tutto ora sia in sicurezza, tuttavia quei terreni vengono rifiutati per l’utilizzo agricolo per cui si è pensato di utilizzarli come parco fotovoltaico: si tratta di 25 ettari che possono dare energia alternativa.

Avete detto che l’Università opera per il benessere di tutti, fate qualche esempio?

Per noi è fondamentale il discorso prettamente sociale: l’Università agraria di Bracciano ha creato circa 250 “orti sociali” per il fabbisogno familiare e che sono stati assegnati ai cittadini che ne hanno fatto richiesta. Ma soprattutto, il compito più importante dell’Università agraria, è la tutela di un territorio dove si possono ammirare, con lunghe passeggiate, paesaggi ancora intatti ed incontaminati.

Quale è stato e quale è il rapporto con le Amministrazioni comunali e le varie associazioni?

Piacerebbe moltissimo incentivare la collaborazione con l’amministrazione comunale, perché la nostra linea gestionale è stata sempre per la protezione ed il miglioramento della comunità braccianese e lo sarà anche la gestione futura che, con il nuovo presidente Latini, non modificherà la strategia di apertura e salvaguardia dell’ambiente.

Si è sponsorizzata la sagra della carne maremmana i cui proventi hanno aiutato il rione Monti ad organizzare la famosa “Passione del venerdì Santo”.

Con l’associazione commercianti abbiamo invece collaborato per la realizzazione di eventi come la festa della Primavera notte donna e notte bianca.

Morti sul lavoro, una strage senza fine

In Italia tre persone al giorno muoiono sul lavoro. Un numero che da circa 30 anni è rimasto più o meno uguale. Oggi, Primo Maggio, politici, sindacalisti e mondo della cultura hanno sottolineato con preoccupazione quello che è un fenomeno impressionante. <C’è poco da festeggiare>, ha dichiarato oggi il segretario generale della  Cgil Maurizio Landini. In effetti è un dato di fatto che alle dichiarazioni di rito che leggiamo tutti gli anni, non siano seguiti fatti concreti,  tali da poter invertire la tendenza di questa strage quotidiana.

Nei primi mesi del 2025, per esempio, l’Italia ha registrato un aumento non trascurabile delle morti sul lavoro, con 138 decessi denunciati, pari a un incremento del 16% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Nel 2024, le denunce di infortunio sul lavoro sono state circa 590 mila con un aumento dello 0,7% rispetto al 2023. Tra queste, 1.090 hanno riguardato casi mortali, segnando una crescita del 4,7% sull’anno precedente.

I settori maggiormente colpiti sono le costruzioni, i trasporti e le attività manifatturiere. In particolare, nel mese di gennaio 2025, si sono registrati 60 morti sul lavoro, con un aumento del 33,3% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Per contrastare questa tendenza, l’anno scorso sono state introdotte nuove misure di sicurezza, tra cui una “patente a crediti” per le imprese edili e sanzioni penali per il lavoro nero, ma i dati indicano che il fenomeno continua ad essere una grave emergenza nazionale, richiedendo ulteriori sforzi in termini di prevenzione, formazione e controlli.

Il bilancio degli infortuni sul lavoro per il 2024 in Italia risulta drammatico: 1.090 decessi, con un incremento del 4,7% rispetto ai 1.041 decessi registrati nel 2023.

Particolare allarme suscita l’aumento degli infortuni mortali in itinere, con un incremento di 43 decessi (+17,8%).

Le Regioni: Aree a rischio e zone più sicure

L’analisi regionale evidenzia differenze significative rispetto alla media nazionale di 34,1 morti per milione di lavoratori.

In alcune regioni, l’incidenza è superiore del 25% alla media, costituendo così la zona rossa. Le regioni maggiormente interessate sono:

Basilicata

Valle d’Aosta

Umbria

Trentino-Alto Adige

Campania

Sardegna

Sicilia

Al contrario, Veneto e Marche si distinguono per avere le incidenze più basse, risultando tra le regioni più sicure.

Numeri in assoluto:

Lombardia: 131 vittime

Campania: 84 vittime

Lazio: 73 vittime

Emilia-Romagna: 71 vittime

Sicilia: 65 vittime

Veneto: 54 vittime

Fasce d’Età, Nazionalità e Genere: Le Categorie a Maggior Rischio

L’analisi dei dati evidenzia come l’età incida significativamente sul rischio mortale:

Ultrasessantacinquenni: 138,3 decessi ogni milione di occupati.

Fascia 55-64 anni: 54,5 decessi ogni milione, con 279 decessi in termini assoluti.

Inoltre, i lavoratori stranieri risultano particolarmente vulnerabili, registrando 74,2 decessi ogni milione di occupati, rispetto ai 29,7 degli italiani.

Il numero di vittime femminili nel 2024 è stato di 86, suddivise in 52 decessi in occasione di lavoro e 34 in itinere.

 

Settori Più Colpiti: Costruzioni, Trasporto e Manifattura

I dati settoriali mostrano una distribuzione marcata dei decessi:

 

Costruzioni: 156 decessi

Trasporto e Magazzinaggio: 111 decessi

Attività Manifatturiere: 101 decessi

Commercio: 58 decessi

Andamento Complessivo degli Infortuni Denunciati

Il numero complessivo di infortuni denunciati nel 2024 ha mostrato un lieve incremento dello 0,7%, passando da 585.356 nel 2023 a 589.571.

I settori con il maggior numero di denunce includono:

Commercio: 33.050 denunce

Attività Manifatturiere: 70.842 denunce

Costruzioni: 37.220 denunce

Sanità: 36.425 denunce

Trasporto e Magazzinaggio: 34.698 denunce

 

(Fonti: www.novasafe.it ; www.napolitan.it )

Per approfondire https://www.vegaengineering.com/osservatorio/

I bambini di Trevignano a scuola di sicurezza stradale: un percorso formativo tra giochi, segnali e consapevolezza

Una mattinata all’insegna dell’educazione e del divertimento per i piccoli studenti delle scuole elementari di Trevignano Romano, che hanno preso parte con entusiasmo al progetto “A Scuola di Sicurezza Stradale”, promosso dal Corpo della Polizia Metropolitana della Città metropolitana di Roma Capitale.

Tra semafori, strisce pedonali, rotatorie e segnaletica, i bambini hanno potuto cimentarsi in un vero e proprio percorso urbano in miniatura, pensato per insegnare le regole fondamentali della strada in modo pratico e coinvolgente. Alla guida di minivetture e ciclomotori progettati su misura, i piccoli automobilisti hanno simulato situazioni di traffico quotidiano, acquisendo maggiore consapevolezza e responsabilità.

Grazie alla guida attenta degli istruttori della Polizia Metropolitana, le lezioni hanno combinato teoria e pratica in un’esperienza formativa resa ancora più efficace dalla modalità ludica e interattiva.

A coronare la giornata, un momento speciale che ha emozionato tutti: la consegna simbolica del “Foglio Rosa”, a testimonianza dell’impegno e dell’apprendimento dei giovani partecipanti.

A premiare i bambini e a sottolineare l’importanza dell’evento erano presenti:

  • Manuela Chioccia, Consigliera delegata alla Viabilità, Mobilità e Infrastrutture della Città metropolitana di Roma Capitale
  • Claudia Maciucchi, Sindaco di Trevignano Romano
  • Luca Galloni, Vicesindaco di Trevignano Romano
  • Viola Catena, Assessore del Comune di Trevignano Romano

L’Amministrazione comunale ha espresso un sentito ringraziamento alla Città metropolitana di Roma Capitale, agli agenti della Polizia Metropolitana, ai nostri agenti della Polizia Locale, ai docenti, agli organizzatori e, soprattutto, ai bambini, veri protagonisti di questa splendida giornata educativa.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Consigliera Manuela Chioccia per l’impegno e la presenza costante nel promuovere iniziative dedicate alla sicurezza e alla formazione dei più giovani.

Educare alla sicurezza stradale fin da piccoli significa costruire un futuro più consapevole e sicuro per tutti.

Intervento sull’area portuale e la sicurezza del Lago

Intervento sull’area portuale e la sicurezza del LagoIl 2 aprile si è tenuta, come ogni anno, la consueta riunione del tavolo dedicato alla sicurezza sul Lago di Bracciano, nell’ambito del progetto “Lago Sicuro”, in vista del periodo estivo. Un’occasione importante per confrontarsi sulle criticità emerse negli anni precedenti e coordinare al meglio gli interventi da mettere in campo nei mesi più affollati.

Presenti all’incontro le associazioni del territorio, i Carabinieri con la motovedetta, l’Ente Parco di Bracciano e Martignano, la Polizia della Città Metropolitana, i sindaci dei Comuni del Lago di Bracciano — Claudia Maciucchi, sindaca di Trevignano Romano, e Marco Crocicchi, sindaco di Bracciano —, e la presidenza del Consorzio del Lago, rappresentata dal presidente Francesco Pizzorno. Un momento di dialogo concreto tra istituzioni e operatori, finalizzato a garantire la sicurezza di residenti e turisti non solo durante la balneazione, ma anche nelle attività sportive, ricreative e nei soccorsi in acqua.

Intervento sull’area portuale e la sicurezza del LagoIl presidente del Consorzio del Lago, Francesco Pizzorno, ha posto l’accento su alcune criticità ricorrenti, sollecitando una semplificazione delle procedure burocratiche in caso di emergenza, in particolare per l’area portuale compresa tra la massicciata e la zona terminale del porto.
«Ogni anno – ha spiegato – il livello dell’acqua si abbassa nel mese di agosto, rendendo necessari interventi urgenti come il dragaggio. Se per procedere dobbiamo ogni volta attivare l’intero iter autorizzativo, con costi elevati e lunghi tempi di attesa, diventa difficile garantire la necessaria tempestività. Lo stesso vale per piccoli spostamenti di corpi morti, per i quali sarebbe auspicabile una maggiore agilità operativa, sempre nel rispetto delle normative ambientali».

Altro tema sollevato riguarda i fondi per la manutenzione ordinaria del pontile e per l’innalzamento della massicciata. La tramontana, infatti, spinge la sabbia all’interno del porto, provocando interramenti che ostacolano l’accesso ai mezzi di soccorso. E’ già successo, ad esempio, con la darsena presente all’interno dell’Aereoporto di Vigna di Valle, ormai interrata nonostante la copertura.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al Lago di Martignano, zona delicata e spesso al centro di problematiche ricorrenti. «Ogni estate si ripropone la stessa situazione – ha sottolineato Pizzorno – ma manca ancora una soluzione stabile. Sarebbe utile installare un piccolo pontile per ormeggiare un mezzo di soccorso, come un gommone, e garantire un intervento rapido in caso di emergenza. Resta da definire la sicurezza notturna del mezzo e un luogo adatto alla sua custodia».

Durante l’incontro è stato inoltre ribadito il valore strategico del tavolo tecnico coordinato dalla Prefettura, che ogni anno riunisce le autorità competenti, tra cui Carabinieri e Capitaneria di Porto.
«Lo scorso anno – ha ricordato il presidente Pizzorno – si è verificata una situazione delicata, con l’intervento dei Canadair per spegnere un incendio. È fondamentale un migliore coordinamento con chi naviga a vela o svolge attività in acqua, perché in scenari simili ogni dettaglio può fare la differenza».

La sindaca di Trevignano Romano, Claudia Maciucchi, ha sottolineato l’impegno del Comune, evidenziando come la sicurezza estiva sia ormai diventata un’attività di pianificazione strutturata durante tutto l’anno: «Coinvolgeremo la Protezione Civile, la Misericordia, e stipuleremo convenzioni con l’Associazione Nazionale Carabinieri e la Polizia della Città Metropolitana per garantire una presenza costante sul territorio».

Ha inoltre ricordato episodi significativi che testimoniano la necessità di una pianificazione efficace: «Nel biennio 2016-2017, il livello del lago era talmente basso da impedire l’uscita dei mezzi dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. L’unico mezzo operativo era il gommone della Protezione Civile. Non possiamo permettere che si ripeta una situazione del genere».

Infine, ha ribadito l’importanza della collaborazione tra istituzioni: «Migliorare non significa agire da soli, ma mettere insieme competenze e risorse. Se si è in pochi, non si può garantire un presidio efficace. Trevignano farà, come sempre, la sua parte, ma serve l’impegno condiviso e concreto di tutti».

Il sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, ha riconosciuto il valore del progetto “Lago Sicuro”, definendolo un esempio virtuoso di sinergia tra istituzioni: «È fondamentale migliorare anno dopo anno l’attività di programmazione, coordinamento e comunicazione, con l’obiettivo di massimizzare la capacità di prevenzione delle situazioni di emergenza».

Anche il Comune di Anguillara Sabazia, da sempre parte attiva del progetto “Lago Sicuro”, ha confermato il proprio impegno. «Ogni anno il Comune di Anguillara Sabazia impegna fondi per implementare la sicurezza sia sul Lago di Bracciano che su quello di Martignano – ha dichiarato il sindaco Angelo Pizzigallo –. Tuttavia, in quest’ultimo sarebbe opportuno incrementare i controlli e creare un punto fisso per le emergenze.
Nell’attività di controllo e monitoraggio avremo la preziosa collaborazione delle associazioni locali, come la Croce Rossa, Fareambiente e la Protezione Civile, oltre alla fondamentale presenza della nostra Polizia Locale e della locale stazione dei Carabinieri. Credo che la sinergia tra le istituzioni sia la chiave essenziale per affrontare le sfide che il lago ci presenta».

L’incontro si è concluso con un impegno comune a proseguire nel confronto e nella collaborazione tra Enti e forze operative, nella consapevolezza che la sicurezza del lago non può essere improvvisata, ma costruita con pianificazione, risorse adeguate e continuità.

Paola Forte

Redattrice L’agone