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Croce Rossa: domenica 5 ottobre raccolta sangue a Bracciano

Domenica 5 ottobre 2014 a partire dalle ore 08.00 sarà effettuata una “raccolta sangue” nei locali della Parrocchia SS.mo Salvatore, Via delle Palme, 5/b – BRACCIANO DUE (RM).

Un’ambulanza con medici e tanti volontari vi aspettano per questo nobile gesto.
Sarà necessario presentarsi a digiuno e muniti sia di un documento di riconoscimento che del codice fiscale.
Per ulteriori informazioni: 338-7100459.

“Donare il sangue ed i suoi componenti” rappresenta un gesto importante che parte dal cuore di ognuno e arriva a tutta la comunità. Significa intervenire gratuitamente, volontariamente e consapevolmente per integrarne la disponibilità. A tal proposito si ribadisce, come già in passato la Croce Rossa Italiana ha avuto modo di segnalare, che ogni anno nella nostra regione mancano circa 30 mila unità di sangue; mancanza che determina il differimento di numerosi interventi chirurgici.

Da evidenziare altresì che in molti casi la trasfusione di sangue è l’unica terapia in grado di salvare la vita umana (emorragie gravi, talassemici, ecc.) ed ha, peraltro, un effetto benefico sugli stessi donatori.

Riunione commissione consiliare Regione Lazio per la riapertura della Civitavecchia-Capranica-Orte

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del comitato per la riapertura della ferrovia civitavecchia-capranica-orte riguardante la riunione tenutasi il 25 settembre presso la VI Commissione consiliare della Regione Lazio in cui si è parlato della riapertura della ferrovia.

I comitati di cittadini, che da tempo si impegnano per la riapertura della linea ferroviaria Civitavecchia-Capranica-Orte, prendono atto della decisione del Presidente della VI Commissione Consiliare della Regione Lazio, Enrico Panunzi, di riportare all’attenzione dei consiglieri regionali il progetto redatto dalla Italferr, finanziato dalla Regione Lazio, dall’Unione Europea, dall’Autorità
Portuale di Civitavecchia e dall’Interporto Centro Italia di Orte e rimasto fermo dal 2011 nei cassetti regionali. I comitati valutano positivamente le dichiarazioni dello stesso Presidente Panunzi e dell’Assessore alla Mobilità Michele Civita di portare a completamento e in grado di essere riaperta all’esercizio le successive fasi per il finanziamento dell’opera.

Il Presidente della Commissione Enrico Panunzi ha previsto la costituzione di un comitato di controllo che segua gli sviluppi dei passaggi successivi relativi al completamento della progettazione, della VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e della ricerca dei canali di finanziamento.

E’ anche emersa la necessità di presentare il progetto come inquadrabile in una visione sistemica tale di essere compatibile con la programmazione delle reti TEN T in sede Unione Europea.
Con riferimento alla tratta ferroviaria Capranica – Orte, ancora provvista di binario e in grado di essere riaperta all’esercizio senza ulteriori interventi di tipo infrastrutturale, c’è l’impegno dell’Assessore Civita di valutare con l’Osservatorio Regionale dei Trasporti del Lazio la programmazione dei servizi, tale da iscrivere nel Contratto di Servizio regionale l’esercizio ferroviario a spola semplice tra Capranica e Orte. Una riapertura immediata della tratta ferroviaria tra Capranica e Orte, sostengono i Comitati, creerebbe immediatamente riscontri positivi sulla mobilità, sul turismo e sull’economia dei comuni direttamente interessati (Capranica, Ronciglione, Caprarola, Fabrica di Roma, Gallese e Orte) e dei comuni limitrofi.

Comitato promozioni Alto Lazio Giacomo Traini
AICS Comitato provinciale Viterbo Raimondo Chiricozzi
Accademia Kronos Ennio La Malfa
Comitato Ferrovia Civitavecchia Capranica Orte Gabriele Pillon

Fermiamo Cupinoro: un unico “grido” contro la discarica – Foto e Video

Alla manifestazione di Torrimpietra adulti e bambini in gioco per una bene “collettivo”.

“No” alla discarica e alle attuali logiche dei rifiuti. Dire “No” non è un gioco, ma un rischio e un percorso. Di consapevolezza e volontà. C’è chi si rifiuta all’industrializzazione della discarica di Cupinoro e alla riattivazione di un sito il cui passato è poco chiaro e il cui futuro è da molti temuto come una scure sulla salute e sull’economia agro-turistica dell’area. C’è chi dice “Fermiamo Cupinoro”. E lo fa in strada, per cercare la famosa necessaria e svilita prtecipazione.

Contro la narrazione appiattita della comunicazione contemporanea, che vomita moli di dati abbattendo il confronto diretto tra le popolazioni, propagandando l’incenerimento a macchia d’olio come panacea per tasche e menti. Contro l’indifferenza travestita da dinsinganno spiccio. Contro il muro di omertà e di diverbi italioti. Verso un forma semplice e concreta di dialogo. Mani, voci, sguardi. Anche da un semaforo all’altro. C’è chi chiede trasparenza e informazione, chi invita la collettività a ragionare in termini di sostenibilità e di ricerca. C’è chi pensa all’avvenire dei bambini, ad un territorio fiaccato da crisi e da politiche che non rintracciano risorse e pianificazione nella vera cultura della differenziata e nel reale circuito del riciclaggio, ma nel valore nudo dell’indifferenziata. Dalla buca all’incenerimento. Quali prospettive? Questi argomenti e domande si sono animati tra i manifestanti radunati il 27 settembre dalle 10 del mattino sotto il sole dell’Aurelia, presso Torrimpietra (Fiumicino), magliette candide sul petto, un unico slogan, “Fermiamo Cupinoro”, mescolato nelle voci di chi ha deciso di ricominciare a lottare nella pubblica piazza.

La questura non ha autorizzato un corteo per le strade della cittadina, quindi i manifestanti, guidati dai comitati “Stop Discarica” e “Terra Attiva”, hanno attraversato ripetutamente la strada, in un ordinato chiassoso flusso. Un palco e molti interventi. Tra i trattori fermi, appoggi simbolici per gli striscioni della giornata, icone e sintomi di un’economia dell’agricoltura e del turismo, minacciata se non affossata dalla presenza venetannale di una discarica che insiste su un’area archeologica sottoposta a numerosi e non rispettati vincoli e riconosciuta patrimonio dell’Unesco, danneggiando la vocazione e l’equilibrio di un intero territorio. Una manifestazione per riunire tutte le istanze, abbandonando particolarismi e battaglie private. Una lotta in campo aperto, di tutta la comunità per seppellire il mostro-discarica e riconsiderare le politiche energetiche del territorio. Tutti i partecipanti che si sono alternati brevemente sul palco per rivendicare la natura della manifestazione, hanno sottolineato come informarsi e condividere nozioni e idee sia il primo passo per difendersi difendendo il proprio ambiente. Se Cupinoro significa inquinamento, allarme salute, devastazione per i produttori locali, bacino di irregolarità non ancora emerse e possibile futuro di TMB e biodigestori, le azioni immediatamente necessarie sono due, hanno rimarcato tutti. Da un lato formare una rete che non si sfaldi per beghe interne, che sappia mantenere un obiettivo unico e solidale, una ribellione pacifica e documentata, continua e osmotica. Dall’altro smagare lobbie politiche, camorre reali e mafie mentali, impedire che un illecito come la discarica diventi tumore invincibile per il territorio. Ridare vita allo spirito critico vitale della poplazione, che assopita dal duro tran tran quotidiano, non vede la pesante trave che pur fende l’occhio, e non solo.

Prossimo appuntamento l’11 ottobre a Cerveteri e il possibile ricorso al TAR.

Sarah Panatta

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Tolfa: domenica 28 settembre la “Cittaslow Sunday”

In programma per l’evento mondiale c’è un pic nic musicale e il tributo a Paolo Conte di Kruger e Toni.

Grande giornata a Tolfa per celebrare la domenica in cui tutte le Cittaslow del mondo festeggiano a suon di cultura la propria appartenenza al network. Domenica 28 settembre in collina c’è infatti la “Tolfa Cittaslow Sunday”, organizzata dal comune e dall’Assessore Cristiano Dionisi in collaborazione con alcune associazioni.

Si parte di buon mattino con un Pic Nic musicale nella splendida cornice dell’area naturale del “Comunale”, organizzato dall’Associazione Etra: l’appuntamento è alle 8.30 in Piazza Veneto, dove gli organizzatori aspetteranno i partecipanti per raggiungere il punto di partenza delle escursioni di trekking e ciclistiche. Dopo le escursioni si potranno degustare i migliori prodotti enogastronomici del territorio tra cui l’“acquacotta”, per poi divertirsi con i giochi popolari della tradizione tolfetana. Il pic nic si chiuderà alle 16.30 presso i resti del tempio etrusco-romano, dove si terrà un concerto in acustico. Info e prenotazioni 329/5378204.

Alle 21 poi sarà Cittaslow Evening presso il Teatro Claudio con il meraviglioso omaggio a Paolo Conte de “Gli Scontati” Lorenzo Kruger (leader dei Nobraino) e Giacomo Toni, all’interno della Biennale Martelive: l’evento è co-prodotto da Comunità Giovanile Tolfa, Martelive ed è patrocinato dal Comune di Tolfa. All’interno della serata sarà presentato in anteprima il Docufilm TolfArte 2014 realizzato da Skip Intro e saranno consegnati i riconoscimenti di “Tolfa CittaslowFriend 2014” alle associazioni che hanno realizzato eventi culturali con il patrocinio del network. Prenotazioni per il concerto, biglietto di 5€, max 200 posti al 339/4831393.

Le info di tutta la giornata in dettaglio sono sulla pagina facebook “Tolfa Cittaslow”.

Le fontane parlanti di Campagnano

Una domenica diversa fuori porta? Il prossimo 28 settembre Campagnano offre la possibilità di curiosare fin dal mattino nello storico mercatino dell’antiquariato, che negli ultimi tempi giova di un grazioso re-restyling, pranzare in uno dei genuini ristoranti locali: dalla raffinata Osteria Iotto, allo storico ristorante Righetto, specializzato in cucina romana, fino a Benigni ed altri numerosi piccoli luoghi di ristoro.

Nel pomeriggio, evento ludico partecipato tra i vicoli del borgo LE FONTANE PARLANTI DI CAMPAGNANO, un walk show a cura di Urban Experience. Le fontane parlano davvero? Risponde la delegata alla valorizzazione della Via Francigena Angelica Alemanno “parlano attraverso le voci di chi le ricorda nel loro antico uso: gli anziani del paese. Un giacimento di memoria che va curato, tramandato, giocato. Come le antiche cantine, sempre più in uso anche nella vicina Formello, che sta lavorando sull’interessante esperimento dell’Osteria Diffusa, anche a Campagnano l’esplorazione del territorio si fa sempre di più motivo di scoperta e aggregazione sociale. Si va via dalla grande città per riscoprire ciò che ancora di umano caratterizza il vivere in provincia, e finiamo per scoprire tradizioni che risalgono al mondo etrusco. L’evento de LE FONTANE PARLANTI, quest’anno alla seconda edizione, ha come obiettivo proprio questo: unire la geografia della città alla memoria dei cittadini. Urban Experience ha questo progetto nel DNA e rende l’evento ogni volta unico nel suo genere. Ci sarà la conduzione radio-guidata di Carlo Infante, le voci degli anziani, la scoperta della nuova fontana di Titto Scarponi inaugurata con il nuovo assetto urbano della Piazza Regina Elena e concluderemo con schegge di pecorino stagionato in grotta, miele e Pane Francigeno Campagnanese, offerto dal panificio Nonna Meca. Forse una sorpresa: l’incursione estemporanea in una delle numerose “pance concave” del paese, le nostre cantine. Vi aspettiamo“.

L’evento, patrocinato dal Comune di Campagnano di Roma, rientra nel Calendario del Francigena Collective Project 2014, è curato da Urban Experience e gode del supporto della Pro Loco Campagnano e del Panificio Nonna Meca. Fondamentale il contributo di memorie del Centro Anziani.

Appuntamento alle ore 17.00 al bar Tre Scalini in Piazza Cesare Leonelli
Arrivo alle 18.30 circa in Piazza Regina Elena per degustazione Pane Francigeno campagnanese
Previsto un contributo di €5,00 per la degustazione
Consigliata la prenotazione al 339.1600165 – www.comunecampagnano.it

La Scuola in Ospedale

Articoli 32, 33 e 34 della Costituzione (il primo relativo al diritto alla salute, gli altri al diritto all’istruzione) trovano un proprio punto di convergenza in un progetto e in un’attività di cui raramente si parla. Se, casualmente o per sfortuna, capita di incappare in esso, però, ci si apre davanti un mondo straordinario, di cui sarebbe fondamentale che tutti comprendessimo la grandezza e l’enorme portata etica, politica, civile.

Ho conosciuto Francesca Scarnecchia durante l’esame di Stato, 3 anni fa: io presidente, lei commissario esterno di inglese, abbiamo lentamente costruito un rapporto inizialmente di collaborazione professionale; poi – con il tempo – di intesa e di amicizia. Docente di Lingua e Letteratura Inglese in un liceo di Roma, madrelingua inglese (ha vissuto fino al periodo universitario in Scozia), Francesca mi ha fatto entrare a poco a poco in contatto con una realtà particolare, difficile ed importantissima: la Scuola in Ospedale. Una parte del suo orario di cattedra Francesca lo impegna, attraverso un’utilizzazione stabilita dal Miur, nel reparto di ematologia pediatrica del Policlinico Umberto I di Roma; talvolta le capita di spostarsi – a seconda delle necessità – in Fibrosi Cistica, Oncologia Pediatrica, Neuropsichiatria, Malattie Nervose, Ortopedia. Si tratta di un’offerta formativa decisamente peculiare, di un’esperienza certamente unica, sia per quanto riguarda i destinatari – gli alunni ospedalizzati – che le modalità di erogazione.

Inizialmente nata da iniziative volontarie di singoli operatori ed istituzioni, preoccupati di non alienare anche il diritto all’istruzione a studenti già fortemente penalizzati dall’esperienza della malattia e dell’ospedalizzazione anche molto protratta (in sé profondamente destabilizzanti e precarizzanti), questo coraggioso ed impegnativo servizio tende non solo alla garanzia di quel diritto, ma anche alla conservazione nell’esistenza di bimbi e ragazzi ammalati di quella condizione di normalità, emancipazione e distrazione che in questi casi il contatto con la cultura e con gli insegnamenti garantisce. Oggi Scuola in Ospedale è diffusa in tutti gli ordini e gradi di scuola e nei principali ospedali e reparti pediatrici del territorio nazionale. Si tratta di un utilissimo sostegno per ragazzi che – sebbene fisicamente impediti – possono continuare a sviluppare competenze e capacità destinate a meglio reinserirli nei contesti di provenienza.

Francesca è una donna rassicurante ed acuta, dotata di una particolare forma di sensibilità. Occhi verdi intensissimi, capelli tanti, lunghi e dorati, racconta con un amore che non sa mai di pietà, dal dentro e non dal fuori, con un trasporto che non sfocia mai nel compiacimento o nella morbosità, la storia – le storie – che in questi anni ha avuto la gioia e il dolore – sempre la forza – di affrontare. 6 anni fa due colleghi della sua scuola le fecero la proposta di partecipare al progetto La scuola in Ospedale. Francesca ha accettato immediatamente: ricevuta dal coordinatore, intervistata per valutare la sua attitudine a quel particolare tipo di insegnamento, accede subito al corso con il primario del reparto. Da allora fino ad oggi ha rinnovato il suo impegno con convinzione inflessibile, improntando la propria attività non solo alle proprie competenze disciplinari; ma, soprattutto, considerando a delicatezza e la particolarità del reparto in cui opera, ad una capacità relazionale che le consente di entrare in punta di piedi in storie di vita purtroppo non sempre a lieto fine. Che vedono coinvolti bambini e ragazzi talvolta sottoposti a degenze interminabili, destinati a sopportare sofferenze difficilmente immaginabili, a rinascere o a spegnersi in maniera repentina o lentissima.

Loro: gli occhi, le mani, le speranze, le paure le immaginiamo. Ma penso che – senza l’esperienza diretta – l’immaginazione, pur drammatica, è lontana dalla portata delle condizioni concrete che si vivono in alcuni reparti. Francesca incontra i suoi studenti 3 volte alla settimana, per 9 ore. Ogni anno il numero degli alunni varia dai 20 ai 30: lezioni frontali, qualche volta per gruppi di ragazzi; verifiche scritte e orali, test, prove che vengono formulate in collaborazione con gli insegnanti della scuola di provenienza. La valutazione finale: una relazione; nessun voto, nessun giudizio. Va bene così. Francesca si avvicenda con gli altri docenti delle differenti discipline. L’intento principale è quello di insegnare, senza essere troppo “insegnanti”; occorrono apertura, disponibilità, capacità di comprendere le persone e le differenti situazioni; ciò che fa di un docente un buon docente all’ennesima potenza. Ci vogliono delicatezza, rispetto, amore, fermezza e indulgenza.

I racconti di Francesca ti tengono ferma, all’ascolto. Ti chiedi quale sia il coinvolgimento in quelle storie, quanto esso debba essere, quale possa essere giusto che sia. Per loro: studenti e docenti. La gioia delle guarigioni. L’impossibilità delle lezioni, quando le condizioni fisiche dell’alunno sono gravi al punto da impedirgli di partecipare; la carica di quell’affetto, la specificità di quel rapporto; la rabbia, la frustrazione, la speranza; entrare in reparto, e non sapere cosa si troverà. L’ammirazione per il personale sanitario, legami che si stringono. Visi salutati tempo prima, piccoli e sorridenti, che tornano a salutare, a raccontare la loro nuova vita, da ragazzi più grandi. Da ragazzi guariti.

Pensate a quanti di noi, uscendo dalla nostra scuola, portiamo a casa accadimenti, problemi, risate e soddisfazioni, sguardi di una giornata di quella particolarissima professione che è insegnare. Pensate a questi docenti che entrano in un luogo in cui si ri-vestono: il camice, la mascherina, le precauzioni necessarie. Provate a pensare come debba essere difficile far fronte a quella carica emotiva che non può non travolgere quanti vedono nell’insegnare una tra-duzione, un passare attraverso, per andare oltre. La costruzione prevede un futuro, un divenire. Qui si celebra in alcuni casi – la minoranza, per fortuna – l’ossimoro dell’insegnamento nell’incertezza totale del futuro; a volte, purtroppo, nella sicurezza di un non futuro: “devo obbligarmi a essere sempre dietro una piccola barriera protettiva, altrimenti non potrei più vivere”.

Le mamme sono un capitolo a parte. La maggior parte: custodi devote e instancabili; lupe disperate e amanti. Molte rinunciano al lavoro. Rimangono lì implacabili, inesauribili, consumandosi e rinascendo insieme al proprio figlio. A volte, racconta Francesca, è difficile farle uscire, anche durante la lezione: pretendono di non perdere nemmeno un istante. Altre approfittano per andare a fare la spesa, lavarsi i capelli, respirare l’aria fuori, desiderando di essere dentro. Caterpillar dell’amore. Giorni, mesi, a volte anche anni in piccolissime stanze, loro – insieme sempre. Alcune rimuovono, altre sperano oltre la speranza. Umili, acculturate, credenti o prive di fede, italiane e non, professioniste o disoccupate, il loro compito, la loro vita è tutta lì. A Francesca è capitato un’unica volta che il letto di un figlio sia stato abbandonato; e lui se ne è andato da solo, senza i suoi genitori intorno. Questo è solo una piccola parte di quello che ho ascoltato dalle sue parole.

Molto Francesca lo tiene per sé. Non ha mai pensato di rinunciare: guardare sempre avanti, pensare positivo. È questo ciò di cui loro hanno bisogno.  Il rapporto che si stabilisce con piccoli o meno piccoli è sempre differente; di ciascuno si potrebbe raccontare. A volte c’è il rifiuto, altre volte il preferire il docente persino alla mamma, per arrivare presto a quelle ore che consentono di volare altrove, con la mente e con il cuore, fuori da quelle mura. Quasi sempre gli studenti ospedalizzati sono felici della loro scuola. La desiderano, la attendono. Le lezioni li avvicinano al fuori cui anelano; li distraggono dalle domande inevitabili. “L’attività didattica rivolta ai bambini ricoverati nelle strutture ospedaliere riveste un ruolo estremamente rilevante in quanto garantisce ai bambini malati il diritto all’istruzione e contribuisce al mantenimento o al recupero del loro equilibrio psico-fisico” ( C.M. n. 345 del 12 gennaio 1986): ma quello che sottolinea la circolare ministeriale non è che una piccola porzione di ciò che la Scuola in Ospedale garantisce in reparti quali quello in cui opera Francesca.

Qual è il momento più bello: “Quando guariscono”, è ovvio. Ma quando non ce la fanno “il vuoto che lasciano: terribile”. L’ovvietà non è banale. Ed è per questo che ho deciso di scrivere questo pezzo. Perché sono colpita da questa donna che, come altri, mette a disposizione, come tutti noi docenti che lavoriamo con passione, se stessa, la propria anima, il proprio cervello, il proprio cuore. Ma lo fa in condizioni proibitive, trasferendo suggerimenti di vita dove la vita rischia di spegnersi. Dove albergano sofferenza, dolore, disperazione. Ma anche speranza, coraggio, umanità, dedizione. Si creano rapporti tenacissimi e speciali; si tocca, si guarda, si abbraccia, si respira insieme quel pezzo di vita. E poi sguardi, abbracci, respiri si portano con sé, a casa; e bisogna pur farci qualcosa, non consentendo mai di farsi sopraffare dallo scoraggiamento. Bisogna farci i conti e convivere, tenerli dentro di sé, curarli come i bambini che li hanno prodotti, senza farsi sconfiggere dalla loro struggente dolcezza e dalle storie che raccontano; o che smettono di raccontare. Accettare che la vita sia anche quella cosa là, così lontana dalle nostre pratiche quotidiane, protette e garantite dalla Salute.

Perciò, quando le chiedo cosa le ha insegnato questa esperienza, non trovo scontata la risposta di Francesca: “Il vero valor dell’esistenza, dare meno importanza alle banalità del quotidiano”.

Marina Boscaino

 

Formello: 27 settembre inaugurazione monumento per il Bicentenario dell’Arma

unnamedCON L’ADESIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, FORMELLO INAUGURA UNA SCULTURA MONUMENTO AI MARTIRI DI FIESOLE PER IL BICENTENARIO DELL’ARMA DEI CARABINIERI.

“NEL BICENTENARIO DELL’ARMA DEI CARABINIERI NEL SETTANTESIMO ANNIVERSARIO DEL SACRIFICIO QUESTA PIETRA FIESOLANA RICORDA ALBERTO LA ROCCA VITTORIO MARANDOLA FULVIO SBARRETTI CHE SI CONSEGNARONO AL NEMICO PER SALVARE DEGLI INNOCENTI”.

Con queste parole l’Amministrazione Comunale di Formello (RM), il prossimo sabato 27 settembre alle ore 11, dedicherà un monumento alla memoria dei Martiri di Fiesole nel piazzale antistante la caserma dei Carabinieri, nel corso di un evento commemorativo che ha ottenuto l’Adesione del Presidente della Repubblica e il Patrocinio del Ministero della Difesa, della Regione Lazio e del Comune di Fiesole (FI).

Il monumento raffigura due mani nell’atto di liberarsi dalla materia, metafora di Liberazione; e in questo caso, la pietra proviene proprio dalle antiche cave di pietra serena di Fiesole, patrimonio del Rinascimento fiorentino, scolpita da uno degli ultimi scalpellini ancora operanti.

L’episodio in questione riguarda un fatto meno noto della lotta di Liberazione, recentemente portato all’attenzione del grande pubblico dal film tv Rai “A testa alta”: La Rocca, Marandola e Sbarretti, Carabinieri impegnati contro l’occupazione nazista, durante un conflitto a fuoco uccisero un soldato nemico. Scattò la rappresaglia e i tre, nel frattempo datisi alla macchia, decisero di consegnarsi per salvare i civili che sarebbero stati fucilati al loro posto.

“Abbiamo individuato questo episodio di concerto con l’Arma lo scorso anno, molto prima del film”, rivela Sergio Celestino, sindaco di Formello. “La nostra idea era infatti quella di chiamare a testimonianza dei valori costituzionali di Resistenza figure in cui ogni italiano possa riconoscersi. I Carabinieri, in questo senso, sono un prezioso patrimonio dell’intera Nazione, un fattore unificante al di là di ogni distinzione culturale o politica, e ci è sembrato un bel modo di celebrarne il Bicentenario”.

“Ho appreso con soddisfazione l’idea nata dal Sindaco di Formello di intitolare una piazza del suo Comune ai tre martiri di Fiesole e di realizzare un monumento con la pietra serena proveniente proprio dalle nostre antiche Cave di Montececeri” afferma Anna Ravoni, sindaco di Fiesole, che sarà presente alla cerimonia di Formello. “Il sacrificio dei Carabinieri La Rocca, Marandola e Sbarretti è sempre vivo nel cuore e nella mente dei fiesolani che provano ancora, a distanza di 70 anni, un grande sentimento di riconoscenza nei confronti di questi tre giovani”.

Durante la cerimonia interverranno il Generale Angelo Maruccia, Comandante della Legione Carabinieri Lazio, il Sindaco di Fiesole Anna Ravoni e il Sindaco di Formello Sergio Celestino.

La realizzazione del monumento è stata resa possibile dal dono di Lucrezia Corsini Miari Fulcis, proprietaria delle Cave di Monte Ceceri da cui proviene il masso nel quale è stata realizzata la scultura; dal disegno di Vinicio Prizia, che ha concepito l’opera, dall’esecuzione di Attilio Lucchini, scultore fiesolano del Laboratorio di scultura contemporanea “eVENTO” e dalla sponsorizzazione di un’impresa di Formello, che ha sostenuto i costi sia del monumento sia della riqualificazione del piazzale antistante la Caserma, che ora non si troverà più in Via Formellese Nord km 8,200 ma in “Largo Martiri di Fiesole”.

L’evento sarà preceduto dalla proiezione del film Rai “A testa alta”, che racconta i fatti fiesolani, giovedì 25 settembre alle ore 18.30 nella Sala Grande di Palazzo Chigi a Formello, con ingresso

 

“Fermiamo Cupinoro”: manifestazione di domani momento della responsabilità

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di “Fermiamo Cupinoro”.

Alla manifestazione di domani, a Torrimpietra ore 10.00, abbiamo invitato tutti. Cittadini come noi, associazioni, comitati ma anche politici e amministratori. Non ci interessa il colore politico, solo la buona volontà. Chi sente di unire la sua voce al grido FERMIAMO CUPINORO è e sarà con noi. Vedremo chi vorrà esserci e quale proposta porterà, chi sosterrà con noi l’azione legale – primo e urgentissimo passo, noteremo il vero impegno e le parole di circostanza.

La gravità della situazione porta infatti anche dei vantaggi. Ora è più facile vedere maschere e strumentalizzazioni. La serie infinita dei ‘cerchiobottisti’ scelga ora da che parte stare – con i cittadini o contro di loro – e si prenda la sua responsabilità. DEFINITIVAMENTE. Sappiamo bene che in questo frangente, con un governo centrale e regionale orientato alla svendita e alla devastazione dei beni comuni, sono necessari integrità e coraggio. Ma riteniamo che la scelta giusta, individualmente e politicamente, paghi sempre.

Agli amministratori assenti domani grideremo: DOVE SIETE NEL MOMENTO DEL PERICOLO? Cosa fate quando il sindaco del comune di Bracciano, la Regione Lazio e il Governo Renzi vi propongono un polo industriale dei rifiuti al centro della più grande area archeologica d’Europa, accanto a delle perle del turismo internazionale come Bracciano, Cerveteri, Ceri, in mezzo a territori vocati da sempre all’agricoltura? Cosa fate per fermare un progetto che porterà degrado e inquinamento in un territorio dove la mortalità per tumore è già superiore del 35% alla media regionale, un progetto che mette a rischio la salute dei vostri concittadini e l’economia dei vostri comuni? Cosa fate di fronte all’arroganza di chi ha deciso di passare sopra ai vincoli presenti a Cupinoro, negandone addirittura l’esistenza?

Domani è solo l’inizio. Sensibilizzeremo e informeremo i cittadini in ogni modo, busseremo a tutte le porte, organizzeremo iniziative, convegni, assemblee. La protesta continuerà e crescerà con nuovi eventi e con la manifestazione di Sabato 11 ottobre a Cerveteri.

Per fermare Cupinoro, non ci fermeremo. Parola di cittadini.

 

Aggiornamento Ladispoli: danni nelle campagne, interviene il Comune – Foto

L’Amministrazione comunale informa che, a seguito dai danni causati nella giornata di giovedì 25 settembre dall’ondata di maltempo sono state già attivate tutte le procedure per effettuare un calcolo dei danni effettivamente causati alle coltivazioni nelle campagna di Ladispoli.

“In queste ore – ha affermato il delegato all’agricoltura, Angelo Leccesi – la Polizia locale e i tecnici comunali, su espressa richiesta del sindaco Paliotta, stanno effettuando una ricognizione in tutte le aree coltivate per verificare l’ipotesi di chiedere alle autorità competenti lo stato di calamità naturale. Solo nei prossimi giorni avremo una fotografia esatta della situazione per poter assumere i provvedimenti necessari. L’amministrazione comunale non lascerà soli gli agricoltori di Ladispoli”.

Le foto sono gentilmente concesse da Luigi Cicillini

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Arrestati ladri di rame sulla ferrovia Roma-Viterbo

Nell’ambito dell’attività diretta a contrastare il fenomeno dei furti di rame sulla linea ferroviaria da parte del Compartimento Polfer Lazio, la scorsa notte gli agenti del compartimento Polfer Lazio, hanno arrestato tre cittadini: S.F.M. di anni 36, G.G. di anni 23 e G.G. di anni 34, responsabili di furto pluriaggravato di cavi di rame ed attentato alla sicurezza dei trasporti sulla linea Roma-Viterbo all’interno della galleria tra le stazioni di Roma Trastevere e Roma Quattro Venti.

L’indagine ha avuto inizio circa 10 giorni fa quando il personale di “Rete Ferroviaria Italiana” ha segnalato una serie di furti di rame nel suddetto tratto ferroviario che, peraltro, stavano mettendo a rischio la regolare circolazione ferroviaria e l’incolumità dei viaggiatori. Detti cavi infatti, sono utilizzati per alimentare delle particolari pompe idrovore che in caso di malfunzionamento avrebbero potuto provocare l’allagamento della galleria in caso di pioggia.

In considerazione di tali furti, facilitati anche dal luogo in cui si realizzavano, i ladri una volta all’interno della galleria, agivano praticamente indisturbati.
Gli investigatori della Squadra di Polizia Giudiziaria, diretta da Marco Napoli, hanno dato inizio così ad una mirata attività di indagine avvalendosi anche dell’impianto di videosorveglianza della stazione di Roma Quattro Venti le cui telecamere nelle prime ore della mattinata venivano puntualmente spostate e girate verso il muro.

Con l’utilizzo di una ulteriore telecamera, ieri mattina si è avuta la conferma sia di quanto segnalato che del modus operandi utilizzato dai malfattori; difatti gli agenti hanno notato tre persone, due uomini ed una donna, che stavano percorrendo il binario 2 della suddetta stazione ferroviaria. Uno di loro, precedendo gli altri due, aveva cura di spostare la visuale delle telecamere puntandole verso il muro, dopodiché accedevano in galleria.

I poliziotti opportunamente posizionati, dopo aver udito inequivocabilmente il rumore dei coperchi di cemento sollevati ed il contestuale spegnimento delle lampade di illuminazione sono intervenuti bloccando i tre giovani e recuperando due trolley già pieni di 130 kg di cavi di rame sguainato. Inoltre, nei pozzetti ubicati nelle vicinanze, venivano rinvenuti ulteriori 800 kg di cavi di rame già privi di guaina e pronti per essere caricati in ulteriori due trolley vuoti.
Il rame recuperato è stato riconsegnato al personale ferroviario.