Costruirei un ponte di gazze, di sogni e di parole, solo per vederti ancora una volta
Tutto sembrava perduto. Il desiderio di volare era stato esaudito, ma il Fiume d’Argento, vasto, profondo, inesorabile, rimaneva lì, come una ferita aperta nel cielo. Niu Lang, con i figli stretti al petto, guardava la riva opposta dove Zhi Nü, prigioniera della volta celeste, tesseva il suo dolore in silenzio. Nessun incantesimo, nessuna preghiera poteva più riunirli.
Ma il cielo, che aveva separato, ora si commosse. Migliaia di gazze, uccelli liberi e fedeli, ascoltarono il pianto dell’amore e, impietosite, si alzarono in volo. Con ali tremanti e cuori forti, si unirono in uno stormo compatto, formando un ponte vivente sopra il Fiume d’Argento, poggiandosi sulla stella Deneb, la più luminosa del Cigno. Un ponte fatto non di piume, ma di compassione, attesa e desiderio.
Zhi Nü, con passo leggero come la rugiada, saltò sulle loro schiene, come un tempo saltava sulle pietre del laghetto per raggiungere il suo amato, e finalmente, nella settima notte del settimo mese lunare, quando la Via Lattea brilla come un fiume di luce liquida, i due amanti si ritrovarono.
Occhi negli occhi, cuore nel cuore, si parlarono come se il tempo si fosse fermato.
Zhi Nü, con voce di seta e luna, sussurrò:
“Ti ho tessuto ogni giorno nel mio cuore. Anche quando i fili delle nuvole mi scivolavano dalle dita, ogni pensiero era tuo. Sei ancora il mio desiderio segreto, cucito tra i raggi di luna. Hai camminato nel mio silenzio, e io ho cantato nel tuo ricordo. Questo ponte non è fatto di ali: è fatto della tua attesa e del mio amore. Nel cielo ci sono miliardi di stelle, ma solo tu sei la mia. Ti amo nell’unica lingua che l’universo comprende: quella che nasce quando due cuori si aspettano.”
Niu Lang, con voce spezzata e profonda come la terra, rispose:
“Ho allevato i nostri figli sotto il cielo, con le tue storie come ninnananne. Ogni sera, guardando la tua stella, raccontavo loro che l’amore sa volare, anche quando il vento è contrario. Ti toccherò per poco, ma il ricordo durerà tutto l’anno. Un giorno, forse, non ci sarà più il fiume tra noi. Ma finché esisteranno le gazze, esisterà anche il nostro incontro.”
Poi, mentre la notte scivolava via come un velo, il ponte si dissolse. Le gazze ripresero il volo, stanche ma fiere, e nell’aria rimase il profumo di un amore che nemmeno il cielo riesce a separare.
Durante il resto dell’anno Zhi Nü, divenuta la stella Vega, continua ad intrecciare i colori del cielo, tessendo tramonti e sogni per gli innamorati della Terra e Niu Lang, divenuto Altair, pascola i buoi celesti, sognando la notte in cui potrà rivederla.
Si dice che in quella notte, se alzi gli occhi al cielo, puoi vedere Altair e Vega brillare più vicine, come se il cielo stesso volesse ricordarti che l’amore vero non conosce confini e se il giorno dopo vedi le gazze con le penne arruffate, è perché la Principessa Tessitrice ha corso sulle loro schiene, per raggiungere il suo pastore.
Così ogni anno, il cielo racconta la storia di Niu Lang e Zhi Nü, un racconto di amore eterno, sacrificio e speranza, cucito tra le stelle e custodito nel cuore di chi ancora crede nei miracoli.
L’amore dolce sulla Terra
Ogni anno, quando la settima notte del settimo mese lunare accende il cielo con la sua magia, milioni di cuori in Cina battono all’unisono per celebrare la leggenda di Zhi Nü e Niu Lang. È il Qīxī Jié (Festa del Doppio Sette), conosciuta anche come il San Valentino cinese, dove l’amore si veste di tradizione, poesia e un pizzico di incanto.
È un giorno da sogno per gli innamorati. Le finestre si tingono di drappi rossi, il colore delle nozze e della fortuna. Le coppie si scambiano fiori, doni e promesse, cenano a lume di candela e condividono dediche, foto e video ispirati alla leggenda celeste. I fidanzati pregano per sposarsi presto, mentre i cuori solitari invocano l’anima gemella sotto le stelle.
In alcune regioni, si preparano i deliziosi dolci dell’amore: i Qiǎo Guǒ (frutta ingegnosa), dolcetti fritti che simboleggiano abilità, grazia e buon auspicio, fatti con farina, zucchero (o miele) e sesamo. Lo zucchero viene bollito fino a diventare uno sciroppo dorato. Si aggiunge poi la farina e il sesamo, creando una pasta soffice. La pasta viene stesa, avvolta in un foglio sottile, tagliata in rettangolini e poi fritta fino a diventare croccante e dorata. Il profumo che sprigionano è quello dell’amore che si intreccia con la memoria, come i fili della tessitrice celeste.
I numeri dell’amore su uno smartphone
L’amore in numeri è il linguaggio segreto dei cuori digitali In Cina. L’amore ha trovato una nuova voce nei numeri. Grazie alla assonanza fonetica tra cifre e parole, i giovani hanno creato un linguaggio romantico cifrato, usato nei messaggi, nelle chat e persino nelle date speciali. Il più celebre è il 520 (wǔ’èr líng), che suona come wǒ ài nǐ (ti amo). Così, il 20 maggio (5/20) è diventato una nuova festa degli innamorati, moderna e digitale, dove i cuori si dichiarano con un semplice numero.
Ecco un piccolo dizionario poetico del cuore:
520 我爱你 Ti amo
530 我想你 Ti penso
721 亲爱的 Tesoro
360 想念你 Mi manchi
940 就是你 Tu sei lei
885 抱抱我 Abbracciami
770 亲亲你 Baci
775 亲亲我 Baciami
910 就要你 Voglio te!
5240 我爱是你 Il mio amore sei tu!
04551 你是我唯一 Tu sei il solo/la sola
25184 爱我一辈子 Ti amo per tutta la vita
258 爱我吧 Amami!
3344 生生世世 Per tutta la vita
3399 长长久久 Per sempre
53770 我想亲亲你 Vorrei baciarti
53880 我想抱抱你 Vorrei abbracciarti
Alcuni innamorati si divertono a comporre frasi intere usando solo numeri, trasformando ogni messaggio in un piccolo enigma d’amore. È come se il cuore parlasse in codice, ma chi ama sa sempre decifrare.
Che sia su un ponte di gazze o dietro uno schermo, l’amore in Cina continua a parlare e viene celebrato con gesti antichi o moderni, con poesie o numeri, con dolci e promesse. Perché, come dice la leggenda, quando due cuori si aspettano, anche il cielo si piega per farli incontrare.
Dopo un percorso artistico che li ha portati a intrecciare musica, territorio e temi sociali, gli UDS Rock, band pop-rock indipendente di Torino, annunciano ufficialmente il proprio ritorno sulle scene. Un ritorno atteso, sentito, che apre una nuova fase creativa, fedele allo spirito del gruppo, ma pronta a esplorare nuove sonorità e nuove storie.
Nati nel 2016 e protagonisti di un viaggio musicale originale e coerente, gli UDS Rock si sono distinti per il forte legame con il territorio piemontese e per la scelta di valorizzare i paesaggi di Langhe e Monferrato, patrimonio dell’UNESCO, nei videoclip dei loro brani. Un connubio che ha fatto scuola, rendendoli una delle band più riconoscibili nel panorama indipendente italiano.
Guidati dalla voce di Luca “Last” Pintus e completati da Fabio “Sberla” Manavella (tastiere), Nicola Marchitelli (chitarre), Alessandro “Dandy” Bocchino (basso) e dal nuovo ingresso alla batteria, Alessandro Bocola, gli UDS Rock hanno rivisitato nel 2022 una celebre hit della musica italiana (“Chi fermerà la musica”, con la partecipazione straordinaria di Dodi Battaglia nel videoclip ambientato nel Monferrato), mentre nel 2024 il loro singolo “Sa di plastica” è diventato una potente denuncia contro la violenza sulle donne e le relazioni tossiche (al videoclip hanno partecipato sia il centro antiviolenza “Me.dea” di Alessandria che Drusilla Gucci, come testimonial d’eccezione).
Il 2025 segna una nuova fase creativa, che prenderà forma in autunno con l’uscita del nuovo singolo “Causa effetto”: al centro ci sarà la complessità del dialogo tra generazioni diverse, a sottolineare il desiderio degli UDS Rock di fare musica con uno sguardo attento e partecipe verso la realtà.
«Non è solo musica, è il tentativo di aprire una riflessione collettiva su temi troppo spesso taciuti: l’adozione e l’affido. È la nostra voce, ma anche quella di singoli, famiglie e associazioni che si impegnano ad aiutare dei minori a essere inclusi nella società”, dichiara la band. Nelle prossime settimane nuovi dettagli sul nuovo singolo “Causa effetto” e sulle riprese del videoclip che verrà girato nel mese di settembre.
Ne parliamo con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana
Intervista di Marialuisa Roscino
Lucattini: “Parlare di pensieri e paure con compagni, genitori o insegnanti permette di alleggerire il peso delle preoccupazioni. Il dialogo trasforma l’ansia in pensiero e previene la chiusura in se stessi. Non affrontare mai l’ansia da soli, mai affidarsi alle Chatbot e a ChatGPT per una richiesta di aiuto”.
Dott.ssa Lucattini, le vacanze volgono ormai al termine e molti adolescenti si preparano per il rientro a scuola. Può spiegare, perché a Suo avviso, di solito, il pensiero per l’inizio scolastico può generare ansia e stress nei ragazzi?
Ogni cambiamento, anche se atteso, può suscitare tensione e ansia, poiché la mente ha bisogno di tempo per adattarsi da una fase all’altra o da un ambiente all’altro. É del tutto fisiologico provare una certa resistenza ai cambiamenti, anche se siamo abituati a superarli grazie alle molte transizioni cicliche che viviamo quotidianamente. Tuttavia, quest’anno, questa transizione è particolarmente complessa: gli adolescenti portano ancora con sé i segni emotivi dei tre anni di pandemia, caratterizzati da isolamento, didattica a distanza e incertezze. Questo, ha reso il ritorno alla normalità qualcosa di meno scontato, meno naturale, meno semplice.
Uno studio del 2024 su Child and Adolescent Psychiatric Nursing (2024) mette in luce che i livelli di ansia e depressione negli adolescenti sono aumentati in tutto il mondo rispetto al periodo pre-pandemia, con fattori di rischio come l’isolamento sociale e l’eccessiva esposizione ai media, mentre il supporto familiare e sociale si è dimostrato un fattore protettivo.
Inoltre, una ricerca pubblicata su Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health (2025) conferma che la chiusura delle scuole in Europa durante la pandemia ha lasciato degli strascichi che ancora sostengono l’aumento aumento dell’ansia da rientro a scuola negli adolescenti.
Perché, secondo Lei, gli effetti sono sentiti ancora oggi dai ragazzi, a distanza di cinque anni?
Gli effetti della pandemia si percepiscono ancora, perché i cambiamenti profondi che hanno vissuto (isolamento, didattica a distanza, paura per la malattia, perdita di persone care) hanno inciso su processi di sviluppo in momenti vulnerabili della crescita. Un tempo di durata così breve rispetto a un trauma collettivo può lasciare tracce profonde, inconsce, credute ormai superate.
Uno studio recente pubblicato Child and Adolescent Mental Health (2025) rileva che lo stress accumulato durante restrizioni e isolamento ha intersecato con fasi critiche dello sviluppo adolescenziale, determinando conseguenze persistenti sul benessere mentale. Inoltre, una ricerca su Cureus (2025) conferma che l’interruzione di routine e socialità ha innalzato in modo significativo i livelli di ansia, depressione, disturbi del sonno e sintomi post-traumatici tra bambini e adolescenti.
A questo, si aggiunge un impatto psico-biologico non trascurabile, secondo uno studio uscito su Translational Psychiatry (2025), l’esperienza pandemica ha alterato sistemi biologici sensibili allo stress in modo duraturo, con possibili ripercussioni nello sviluppo della regolazione emotiva e sociale.
Inoltre, il 45% dei genitori di bambini in età scolare afferma che la pandemia ha avuto un impatto negativo sulle abilità sociali dei propri figli, e per quasi la metà di questi ragazzi, quelle difficoltà persistono ancora oggi.
In che modo, ritiene sia possibile per i ragazzi superare l’ansia da rientro a scuola?
L’ansia del rientro a scuola è un’esperienza comune, presente anche nei genitori e nei docenti: ogni cambiamento genera naturalmente tensione. La prima settimana è spesso la più impegnativa, ma ben presto il ritmo si stabilizza, le amicizie si rinsaldano e la scuola diventa di nuovo punto di riferimento quotidiano.
Negli ultimi anni, però, molti ragazzi percepiscono la scuola più come una serie di verifiche e scadenze burocratiche che un terreno di scoperta e crescita personale. Ricordare che l’ambiente scolastico offre relazioni, esperienze e opportunità di apprendimento per il futuro è cruciale. Non affrontare mai l’ansia da soli, mai affidarsi alle Chatbot e a ChatGPT per una richiesta di aiuto. Bisogna parlarne sempre con persone reali, amici, genitori, parenti, insegnati perché aiuta a ridimensionare le preoccupazioni. Mantenere le attività extrascolastiche, sportive, artistiche o disvago, permette di bilanciare impegni e relax, dando energia e autostima. Infine, ritagliarsi momenti di pausa e di cura personale è fondamentale per affrontare il ritorno con più serenità.
Una ricerca pubblicata su Journal of School Psychology (2025) ha evidenziato che il benessere emotivo al rientro a scuola è significativamente maggiore nei ragazzi che avevano mantenuto routine estive attente al sonno, al tempo libero e all’aspetto relazionale, dimostrando come piccoli accorgimenti vitali possano ridurre l’ansia iniziale e facilitare la ripresa del ritmo scolastico.
Sappiamo che l’incertezza per il futuro spesso scoraggia i ragazzi ad impegnarsi nello studio, crede sia importante invece, continuare ad incoraggiarli ad affrontare le difficoltà, guardando con fiducia il loro percorso di studi e gli obiettivi che si sono prefissati?
L’incertezza per il futuro scoraggia molti adolescenti nello studio. Lo svantaggio non è nella mancanza di impegno, ma nelle condizioni esterne che rendono difficile intravedere la propria strada chiaramente. Bisogna offrire ai ragazzi motivi concreti e una visione ideale, per guardare in avanti con fiducia.
Lo studio è un investimento a lungo termine, acquisire conoscenze e competenze, anche specializzarsi garantisce il successo professionale, dà grandi soddisfazioni personali e aiuta a crearsi una rete di opportunità personali e lavorative più solide. Inoltre, la scuola è un luogo per scoprire se stessi, le proprie passioni e i talenti, aiuta a orientarsi nella vita. Gli insegnanti non trasmettono solo conoscenze, ma anche esperienza, entusiasmo e apertura alla conoscenza e al sapere, trasmettendo loro il coraggio di sapere cogliere anche le opportunità.
A confermarlo, sono anche molteplici studi. Un’interessante ricerca pubblicata su Behavioral Sciences (2025) ha dimostrato che la resilienza psicologica e il benessere soggettivo aiutano a ridurre l’ansia verso il futuro, permettendo agli studenti di concentrarsi meglio sugli obiettivi personali. Inoltre, un articolo su Frontiers in Psychology (2025) ha evidenziato che gli ambienti scolastici più stimolanti e motivanti accrescono l’impegno, l’affetto positivo e il rendimento, grazie alla soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali.
Vivere in ambienti naturali e praticare sport possono essere, a Suo avviso, leve importanti e di aiuto ai ragazzi per superare questa fase di ansia per il rientro?
Sì, assolutamente. Vivere in ambienti naturali e praticare sport è un aiuto prezioso per i ragazzi che affrontano l’ansia del rientro a scuola. Il contatto con la natura (mare, montagna, campagna, parchi o giardini) stimola tutti i sensi: i colori, i suoni, gli odori e le sensazioni tattili, trasmettono calma e favoriscono un riequilibrio interiore. Questa stimolazione sensoriale richiama le prime esperienze corporee di contatto con il mondo: il suono del vento o dell’acqua, il profumo della terra, il tatto delle foglie o dell’erba diventano simboli rassicuranti, che evocano il senso di continuità e contenimento vissuto nelle prime fasi dello sviluppo. La natura funziona così come uno “spazio transizionale” che permette ai ragazzi di integrare emozioni, pensieri e vissuti.
Le ricerche più recenti lo confermano. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha dimostrato che il contatto regolare con spazi verdi riduce i livelli di stress e favorisce lo sviluppo positivo negli adolescenti, aumentando il senso di connessione con l’ambiente. Inoltre, un lavoro apparso su Biological Psychiatry (2025) ha evidenziato che l’esposizione quotidiana a contesti naturali è associata a cambiamenti strutturali nel cervello, con effetti positivi sulla regolazione emotiva e sulle capacità di apprendimento.
Cosa possono fare famiglia e scuola per i ragazzi che affrontano difficoltà relazionali o che possono essere vittime di bullismo al rientro in classe?
I genitori sono i primi promotori del benessere dei propri figli. Non è necessario essere “perfetti” o “super-genitori”, è sufficiente essere “genitori sufficientemente buoni”, capaci di offrire una presenza stabile, ascolto e attenzione. Le frustrazioni quotidiane, se vissute con il sostegno dei genitori, diventano esperienze formative che aiutano i ragazzi a costruire forza interiore e fiducia in se stessi. Questo non elimina le difficoltà della crescita, ma fornisce ai figli le basi per affrontarle, comprese le difficoltà relazionali con i coetanei e il bullismo a scuola. Naturalmente in presenza di bullismo e cyberbullismo è fondamentale una stretta collaborazione tra genitori e insegnanti, e interventi efficaci all’interno della scuola come previsti dalla legge.
Il primo intervento è comprendere la situazione, proteggere le vittime di bullismo e sanzionare i bulli. Inoltre, è necessario indicare percorsi educativi specifici per i bulli, finalizzati alla comprensione della gravità delle proprie azioni e a correggere comportamenti aggressivi e potenzialmente pericolosi per l’incolumità psicofisica dei compagni presi di mira.
E i genitori che cosa possono fare in famiglia per i propri figli in difficoltà?
Il ruolo dei genitori è quello di contenere le ansie dei figli, trasformando la paura in parole, l’angoscia in pensieri, affinché i ragazzi non rimangano intrappolati in vissuti confusi o soverchianti. È nella qualità della relazione affettiva e nel dialogo che si trasmettono non solo valori, ma anche la capacità di gestire le emozioni e di sviluppare legami sani.
Naturalmente, anche i genitori possono avere le proprie difficoltà, essere stanchi, avere problemi sul lavoro, accudire i propri genitori anziani, etc., ma hanno gli strumenti per poterle affrontare. Quando sentono di non riuscire da soli a rispondere alle domande dei figli o a sostenerli, rivolgersi a uno specialista può essere un gesto di cura e non di debolezza. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha mostrato che il supporto genitoriale percepito dai figli, è uno dei principali fattori protettivi contro ansia e depressione adolescenziale, a dimostrazione di quanto la presenza emotiva dei genitori resti centrale anche in un contesto sociale complesso e in trasformazione.
Negli ultimi anni, la ricerca ha dimostrato che psicoterapia e psicoanalisi non solo alleviano i sintomi emotivi, ma possono influenzare la biologia a livello molecolare. Le relazioni e l’ambiente agiscono sia sulla mente, che sui processi epigenetici?
La psicoterapia dinamica e la psicoanalisi offrono uno spazio simbolico e relazionale in cui emozioni confuse e conflitti interiori trovano parola e trasformazione. Questo processo di elaborazione ha una valenza profonda, tanto da poter lasciare anche tracce biologiche durature, un’esperienza positiva o un intervento precoce possono rafforzare risorse emotive e resilienza, potenzialmente anche a livello transgenerazionale.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha evidenziato che nella psicoterapia psicodinamica per bambini e adolescenti giocano un ruolo cruciale sia fattori specifici (come insight, elaborazione, interpretazione dei conflitti e lavoro sul transfert), sia fattori relazionali (alleanza terapeutica, disponibilità al cambiamento, attivazione della rete familiare), rendendo questi interventi particolarmente efficaci e profondi.
Un’altra ricerca su Psychodynamic Psychiatry (2025) esamina come diverse psicoterapie, inclusa la psicoanalisi, possano ridefinire i patterns di metilazione del DNA in aree legate al trauma, suggerendo che anche interventi profondi e relazionali possono avere effetti biologici tangibili. Inoltre, una prospettiva innovativa è discussa in un articolo sul British Journal of Psychiatry (2025), che amplia lo sguardo dell’intervento terapeutico, includendo la trasmissione epigenetica transgenerazionale, ovvero come lo spazio emotivo e relazionale familiare può influenzare la psiche delle generazioni future.
Quali consigli si sente di dare ai ragazzi e ai genitori per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico?
-Accogliere l’ansia come parte di ogni cambiamento e passaggio. Un po’ di tensione nei primi giorni è naturale, significa che la mente si sta adattando a una nuova fase, trasformarla in energia positiva permette di vivere l’inizio con più fiducia;
-Dare valore alle relazioni e alle amicizie, non solo ai voti. La scuola non è solo verifiche e risultati, è il luogo in cui si coltivano amicizie, si impara a collaborare e ci si confronta con gli altri;
-Accanto ai libri, è fondamentale coltivare attività extrascolastiche: sport, musica, teatro, danza, disegno o qualsiasi forma creativa. Queste esperienze rinforzano autostima, disciplina e capacità di esprimere emozioni in modo sano;
-Vivere sempre in contatto con la natura. Stare all’aperto, anche solo in un parco cittadino, riduce lo stress, migliora l’umore e la concentrazione. La natura aiuta a riequilibrarsi dopo le fatiche scolastiche;
-Parlare di pensieri e paure con compagni, genitori o insegnanti permette di alleggerire il peso delle preoccupazioni. Il dialogo trasforma l’ansia in pensiero e previene la chiusura in se stessi.
-Collaborare attivamente con Scuola e insegnanti, fiduciosi anche laddove per il primo periodo vi siano alcune cattedre scoperte poiché l’unione fa la forza, la partecipazione attutisce il disagio dell’assenza, sostiene e incoraggia i figli e gli studenti.
Tra le pieghe del cielo e i sussurri dell’antichità, vive una delle storie più poetiche e struggenti della tradizione cinese: la leggenda di Niu Lang e Zhi Nü, il Pastore delle stelle, identificato con Altair, la stella più luminosa della costellazione dell’Aquila, e la Ragazza tessitrice, che brilla come Vega, la stella più luminosa della costellazione della Lira. Un mito che ha attraversato i secoli e i confini, incantando l’intero Estremo Oriente, dalla Cina al Giappone, dalla Corea al Vietnam.
La luminosa Vega e la brillante Altair, insieme a Deneb, la stella più luminosa del Cigno, formano il celebre Triangolo Estivo, visibile nella Via Lattea: un simbolo eterno del loro amore diviso e della loro speranza di ricongiungersi.
La prima eco di questa leggenda risale a oltre 2600 anni fa, in una poesia dello Shijing (Il libro delle poesie), una delle più antiche raccolte poetiche della Cina. Da allora, la storia ha continuato a vivere, tramandata di generazione in generazione, come un filo d’oro che cuce insieme il tempo e il cuore degli uomini.
La loro storia è malinconica e magica: due amanti celesti separati dal fiume di stelle della Via Lattea, condannati a vedersi solo una volta all’anno. Ma quella notte, la settima del settimo mese lunare, è diventata una celebrazione dell’amore eterno: in Cina, si festeggia il Qixi, il San Valentino cinese, che nel 2025 cadrà il 29 agosto; in Giappone, la leggenda ha dato vita al Tanabata, dove si scrivono desideri su strisce di carta colorata; in Corea, si celebra il Chilseok, con rituali dedicati alla pioggia e alla memoria e in Vietnam, prende il nome di Thất Tịch, e si accompagna a tradizioni romantiche e spirituali.
In questo giorno speciale, milioni di occhi si alzano al cielo, cercando Vega e Altair che brillano l’uno di fronte all’altra, divisi dalla Via Lattea ma uniti dal desiderio. È un momento in cui il cielo stesso sembra sospirare, e le stelle raccontano, in silenzio, la storia di un amore che non conosce confini.
L’amore: il dono del bue parlante
Niu Lang era un giovane pastore dal cuore puro, gentile e silenzioso come l’alba sulle colline. Viveva ai margini del mondo, lontano dagli affetti, cacciato dalla casa paterna da un fratellastro crudele. L’unico legame rimasto con il suo passato era un vecchio bue parlante, creatura misteriosa e celeste, punita dagli dèi e condannata a vivere in forma animale. Ma in quella solitudine, tra i pascoli e il vento, nacque un’amicizia profonda e sacra.
Il bue, custode di saggezza, non era solo un compagno: il bue era un mentore, un custode di segreti antichi, che Niu Lang aveva salvato dalle crudeltà di ragazzi insensibili, incapaci di vedere la luce che brillava negli occhi dell’animale. Da quel giorno, il bue gli donò consigli saggi come rugiada al mattino, e insegnamenti che profumavano di eternità. Gli mostrò come intagliare flauti dalle canne del fiume, e come farli cantare melodie che sembravano sussurri delle stelle. Gli parlò della bellezza nascosta nel mondo, e di come la musica potesse consolare anche il cuore più spezzato. Gli fece una promessa: quando sarebbe morto, la sua pelle avrebbe esaudito un desiderio, qualunque fosse stato: un dono raro, da usare con il cuore e non con la mente.
Un giorno, mentre il sole si piegava verso l’orizzonte e il lago vicino al pascolo brillava come uno specchio d’argento, il bue si avvicinò al giovane e gli svelò un segreto che sembrava uscito da un sogno:
“Questa sera,” disse con voce che sembrava vento tra le foglie, “sette fate scenderanno dal cielo per bagnarsi nel lago. Creature divine, tessitrici di nuvole e di luce, e tra loro vi sarà colei che cambierà il tuo destino.”
Era l’inizio di un incontro che avrebbe intrecciato il filo del destino con quello delle stelle. Un momento sospeso tra terra e cielo, dove il cuore di un pastore e il canto di un flauto avrebbero aperto le porte all’amore più struggente della mitologia orientale.
Una ninfa dagli abiti color dell’alba e del tramonto
Spinto dalla curiosità, ma soprattutto da un fremito che non sapeva spiegare, Niu Lang si avvicinò al lago, dove la notte sembrava trattenere il respiro. Tra le ninfe discese dal cielo, creature di luce e grazia, il suo sguardo si posò su una figura che sembrava scolpita nel sogno: Zhi Nü, figlia della Regina del Cielo, tessitrice divina di nuvole e tramonti. Era lei che sedeva ogni giorno accanto al suo telaio celeste, dove intrecciava i fili dell’universo con dita leggere come il vento. I suoi arazzi erano miraggi di luce, tessuti con i colori dell’alba, le sfumature del crepuscolo, le lacrime delle stelle e il respiro della rugiada. Persino il vento, eterno viandante, si fermava talvolta nel suo correre per ammirare i suoi capolavori sospesi nel cielo.
Quella notte, sotto la luce incantata della Luna, Zhi Nü aveva deposto i suoi abiti ai bordi dell’acqua, vesti eteree, tessute da lei stessa con la luce delle stelle e il profumo dell’aurora, con i colori dell’alba e del tramonto, fatti di gocce di rugiada e della luce delle stelle. Nuda, si immerse nelle acque limpide e silenziose, che sembravano accogliere il suo corpo come un tempio sacro. La superficie del lago tremolava di magia, e ogni goccia sembrava cantare. Niu Lang, rapito da quella visione, sentì il cuore battere come mai prima. I suoi occhi si persero nei capelli neri come la notte, nella pelle candida come la neve, nelle curve dolci come colline al tramonto. Un’esclamazione sfuggì dalle sue labbra, tradendo la sua presenza.
Zhi Nü si voltò di scatto, sorpresa e inizialmente turbata da quella violazione della sua intimità. Ma qualcosa nel giovane pastore la disarmò e si fermò mentre le altre fate volavano via lontano. Era stata la tenerezza con cui il giovane pastore cercava di scusarsi, la luce innocente nei suoi occhi, la delicatezza con cui le porgeva i suoi abiti, raccolti da terra come petali caduti. I suoi gesti erano timidi come il primo raggio di sole, e le sue parole tremavano come foglie al vento. Così, senza volerlo, il cuore della ninfa si aprì, come un fiore che sboccia al tocco della primavera. Tra cielo e terra, tra acqua e luce, tra notte e stelle nacque un amore che avrebbe sfidato gli dèi e il tempo.
L’amore rubato al cielo: la nascita del Fiume d’Argento
I giorni scorrevano come petali nel vento, e Niu Lang e Zhi Nü si ritrovavano sempre lì, ai bordi del lago incantato, dove l’acqua rifletteva i sogni e le stelle sembravano ascoltare. Ogni incontro era un battito d’eternità, ogni sguardo un filo che tesseva il destino. Così, come accade nei racconti che il cielo stesso conserva gelosamente, si innamorarono profondamente, di un amore ardente, con la forza di chi sfida l’ordine divino.
Decisero di sposarsi in segreto, lontano dagli occhi degli dèi. Zhi Nü, con le sue mani divine, tessé un abito rosso come i tramonti estivi, infuocato come il desiderio che li univa. Il loro amore generò due figli splendidi, creature di luce e grazia, che portavano nei sorrisi il riflesso della madre.
Ma nulla sfugge agli occhi degli immortali. La Regina del Cielo, madre di Zhi Nü, scoprì la fuga della figlia e la cercò per mesi e anni, scrutando le nuvole e interrogando le stelle. Quando finalmente trovò il rifugio d’amore dove la famiglia viveva, la sua furia fu come tempesta cosmica. Con voce che faceva tremare le montagne, strappò Zhi Nü al suo mondo terreno, riportandola nel regno celeste. Perché tra ninfe e mortali, così dicevano le leggi del cielo, non poteva esserci unione.
Niu Lang, devastato dalla perdita, ricordò la promessa del suo vecchio bue celeste. Cercò la pelle magica, la indossò, e con i suoi figli volò verso il cielo, spinto da un amore che sfidava ogni confine. Il suo cuore batteva come tamburi di guerra, e le stelle sembravano aprirsi al suo passaggio.
Ma la Regina del Cielo, vedendolo avvicinarsi, estrasse una spilla d’oro dal suo diadema e, con gesto solenne e crudele, pungendo il cielo, tracciò un solco luminoso tra i due amanti. Da quel gesto nacque il Fiume d’Argento, il grande fiume celeste che i Cinesi chiamano Yín Hé, e che in Occidente conosciamo come la Via Lattea. Un fiume fragoroso e infinito, un confine di luce che nessun desiderio poteva più attraversare.
Niu Lang fu lasciato su una riva, Zhi Nü sull’altra e il cielo, da quel giorno, non fu più lo stesso. Due nuove stelle brillanti sembravano piangere, Vega e Altair, una di fronte all’altra, divise dal fiume bianco che le separa, ma unite da un amore che neppure gli dèi e le loro leggi avevano potuto spegnere.
L’Assessore alle Attività Produttive Manuele Parroccini: “Sarà vetrina d’eccezione per il nostro territorio, menù a base di uva e vino e a prezzi speciali”
“Protagoniste dei quattro giorni di Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti a Cerveteri saranno anche le attività commerciali del Centro Storico. A modo loro, parteciperanno proponendo un menù speciale: chi personalizzandolo con ricette speciali a base di uva e vino, chi con prezzi e scontistiche ad hoc”. A renderlo noto è Manuele Parroccini, Assessore alle Attività Produttive del Comune di Cerveteri.
“Da sempre la Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti rappresenta per le attività commerciali della nostra città, in particolar modo per quelle del Centro Storico e lungo i giardini, un’occasione per farsi conoscere ancor di più, non soltanto dai cittadini di Cerveteri ma anche dai tanti visitatori che verranno in città in questi giorni, con la speranza che anche in altri periodi dell’anno questi possano scegliere proprio la nostra città per pranzi, cene o uscite nel territorio – ha dichiarato Manuele Parroccini, Assessore alle Attività Produttive del Comune di Cerveteri – in queste settimane, abbiamo raggiunto le varie attività di ristorazione e bar proponendo loro la possibilità di essere inseriti nel manifesto promozionale della Sagra.
Il mio invito per tutti, cittadini e visitatori è quello di venire a Cerveteri e di fermarsi dalle nostre attività commerciali: troverete qualità, prodotti genuini, cortesia e tanti menù speciali pensati proprio per questi quattro giorni di eventi”.
Hanno aderito ai menù promozionali della Sagra “Baccanale al Borgo”, “La Fraschetta da Polly”, “La Grotta”, “Antica Pizzeria da Marzio”, “Mondo Antico”, “Bar Martini”, “Ristofamily Cavallino Matto”, “Bistrot Giancarlo e Mariana”, “Pizzicheria Ilari”, “Osteria Afrodite”, “Biolee Gelateria”, “Il Baretto”, “Il Rifugio degli Elfi”, “Bomber Pizza” e lo “Spaccio Contadino”
Cerveteri si prepara ad accogliere, dal 28 al 31 agosto, migliaia di visitatori per la storica “Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti”, giunta alla sua 62ª edizione. Un evento che non è solo celebrazione del vino, ma anche un tributo alla cultura, alla comunità e alla bellezza del territorio. Informazioni sulla sagra saranno visibili anche sullo “schermo parlante” della stazione Roma Termini, per promuovere Cerveteri e le sue eccellenze a un pubblico ancora più vasto.
Un’accoglienza regale
Il Sindaco Elena Gubetti ha aperto la conferenza stampa ringraziando la famiglia Ruspoli, i padroni di casa, che ha ospitato la conferenza stampa e aprirà le porte del proprio palazzo per visite guidate durante i giorni della sagra. Un gesto simbolico che sottolinea l’ospitalità e il legame profondo con la storia locale. Gubetti ha espresso orgoglio per un evento che coinvolge tutti i rioni, le forze dell’ordine, gli assessori, i volontari e quanti si sono adoperati e si adopereranno per l’organizzazione e per una accoglienza indimenticabile per chi verrà a visitare la cittadina etrusca, sottolineando come la sagra sia diventata una vera festa collettiva. Ha poi salutato tutti i presenti fra i quali numerosi giornalisti, consiglieri e normali cittadini.
“Quest’anno si registrano già vari record” ha affermato la sindaca “a cominciare dal numero di carri allegorici che sarà superiore a qualsiasi edizione precedente. Il programma culturale si arricchisce con ulteriori iniziative proseguendo idealmente l’”Etruria Eco Festival” e gli spettacoli dell’”Estae Cerite” curati dall’Assessore Francesca Cennerilli. Tra queste, oltre a musica, cinema e arte culinaria, si inseriscono le aperture straordinarie e biglietti ridotti per i musei di Cerveteri”.
Ha poi ricordato che saranno inoltre presenti alla manifestazione delegazioni dalle città gemellate, nel segno e nel sogno di un’Europa unita, fatta di fratelli e sorelle. Un’occasione per rafforzare i legami internazionali e promuovere il dialogo interculturale.
Il vino come eccellenza
Il Vicesindaco e Assessore all’Agricoltura Riccardo Ferri ha sottolineato l’evoluzione della produzione vinicola locale. Se un tempo la “cantina sociale” rappresentava l’unica realtà produttiva, oggi Cerveteri può vantare ben 10 cantine, nate grazie al sostegno della Comunità Europea e della Regione Lazio, che producono vini locali che oggi sono considerati vere eccellenze e saranno protagonisti della sagra, con degustazioni aperte al pubblico.
“Tra gli eventi più attesi” ha concluso “l’ottava edizione della gara di pigiatura, che quest’anno presenta un regolamento rinnovato per rendere la competizione ancora più coinvolgente; la “Piazza del vino e dei sapori” e la presenza di stand di artigianato locale, per non citare la “Fontana del mascherone” di piazza Risorgimento che, come ogni anno, dispenserà vino da degustare”.
Cultura per tutti
L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli ha ricordato come, dal 28 giugno, Cerveteri abbia offerto un ricco cartellone di eventi gratuiti, spaziando dalla musica al cinema, dalle visite guidate agli spettacoli popolari. Una proposta trasversale che ha attirato circa 20.000 persone, distinguendosi nel panorama culturale del territorio.
“La sagra” ha confermato l’assessora “lungi dall’essere una semplice festa paesana, si svolgerà in quattro giorni di condivisione, comunità, entusiasmo, divertimento, voglia di ballare, cantare, stare insieme in uno stato di empatia generale. Sarà teatro di eventi importanti di trasversalità culturale”.
La location degli spettacoli sarà il parco della Legnara che ospiterà anche artisti locali e il tutto si concluderà con Maurizio Repetto, fondatore degli “883” e l’ormai classico spettacolo pirotecnico.
Tradizione e novità
L’Assessore ai Rapporti con i Rioni Manuele Parroccini ha illustrato il programma e sottolineato le novità di quest’anno: il posizionamento sperimentale in piazza Aldo Moro di una tribuna con 140 posti a sedere, a pagamento, per assistere comodamente alla sfilata dei carri allegorici, che sarà a tema “cinema”, e che saranno valutati da una giuria presieduta da una donna, e una zona dedicata agli stand gastronomici e all’artigianato locale, inoltre tutti i ristoranti del centro storico partecipano alla 4 giorni di eventi dedicando dei menu speciali al prodotto re dell’evento.
Bere con attenzione per gustare e vivere
Catia Minghi, sommelier e freelance della Associazione “Momenti Divini”, ha ricordato l’iniziativa già felicemente collaudata e molto apprezzata “Degusta il tuo calice a Castello Ruspoli”, che prevede l’apertura straordinaria al pubblico, a pagamento, del palazzo Ruspoli, da giovedì 28 a domenica 31 agosto. “Sarà un’occasione straordinaria per sorseggiare del buon vino in una location unica che va dal salone delle feste alla suggestiva balconata su piazza Santa Maria”. Si è poi dichiarata felice del successo dell’iniziativa nelle edizioni precedenti ed ha annunciato, per quest’anno, la presenza di 63 cantine e ben 150 etichette, con vini provenienti dalle regioni italiane più produttive e dall’estero. Un’occasione per confrontare i prodotti e scoprire che i vini locali non hanno nulla da invidiare a quelli più blasonati. L’invito è chiaro: “Degustate con piacere, ma con prudenza e consapevolezza”.
Un patrimonio da scoprire
Daniele Medaino di “Artemide Guide” ha evidenziato come la sagra sia ormai sinonimo di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e le sue meraviglie, a partire dal meraviglioso vaso di Eufronio. Le numerose richieste di informazioni ricevute durante l’anno testimoniano l’interesse crescente verso Cerveteri. Per questo, sono state organizzate visite guidate gratuite e aperture straordinarie di tombe della necropoli della Banditaccia, solitamente chiuse al pubblico. Tra gli appuntamenti più suggestivi: le “letture etrusche” (il 28), la passeggiata “Trekking” alle cascatelle (il 30), e gli eventi emozionanti e suggestivi all’alba e al tramonto nella necropoli della Banditaccia (il 31), sito UNESCO Patrimonio dell’Umanità, e le serate al museo con ingresso simbolico a 2 euro.
“Il vino è il canto della terra verso il cielo” (Luigi Veronelli)
Per informazioni inviare un messaggio vocale al 3534107535. Ampio parcheggio a pagamento in via Merlini.
Riccardo Agresti
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locandina 62 sagra
locandina sfilata dei carri allegorici
locandina degusta il tuo calice a palazzo Ruspoli
Ugo Ricci
Ugo Ricci
Maria Pia Ruspoli
Elena Gubetti e Maria Pia Ruspoli
Elena Gubetti e Maria Pia Ruspoli
Catia Minghi - Associazione Momenti Divini
Manuele Parroccini - Assessore ai Rapporti con i Rioni
Francesca Cennerilli - Assessore alla Cultura
Francesca Cennerilli - Assessore alla Cultura
Riccardo Ferri - Vicesindaco e Assessore all’Agricoltura
Riccardo Ferri - Vicesindaco e Assessore all’Agricoltura
Si riceve dalla segreteria del sindaco e si pubblica
– Dopo il successo della prima settimana, con un aumento delle presenze del 10%, il DiVino Etrusco prosegue nel centro storico di Tarquinia con tre nuove serate, in programma dal 28 al 30 agosto 2025. La 19ª edizione si conferma tra le più ricche di sempre: 50 cantine partecipanti e quasi 100 etichette in degustazione, guidate dalla professionalità dei sommelier Fisar Tuscia Viterbese.
Per la prima volta, accanto ai vini delle città della Dodecapoli etrusca, il pubblico avrà l’opportunità di scoprire anche le produzioni della Sardegna. Ogni sera il programma prevede concerti, installazioni artistiche, incontri letterari, mostre, spettacoli dal vivo e visite guidate, per offrire un’esperienza totalmente immersiva.
“Degustazioni DiWine” a Palazzo Vitelleschi
Giovedì 28 agosto, alle 21, il direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Vincenzo Bellelli, terrà una lectio magistralis dal titolo “Mediterraneo. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre”. A seguire, degustazione guidata dei vini delle cantine nuragiche ospiti del DiVino Etrusco, a cura dell’enogastronomo Carlo Zucchetti, accompagnata dalle incursioni gastronomiche sarde firmate dal ristorante Vincanto di Tarquinia.
Venerdì 29 agosto, alle 21, appuntamento con “Gli etruschi, i sardi e il vino – Conversazioni intorno a un cratere”, confronto a due voci tra Bellelli e Zucchetti, per raccontare miti, scambi e simboli del vino nel mondo antico. Alle 22.30, nuovo incontro targato Slow Food, dedicato ai “Grani antichi e tradizionali”, a cura della Condotta Costa della Maremma Laziale.Sabato 30 agosto, alle 21, serata conclusiva con “Divin Mangiando in Tour”.
La giornalista gastronoma Anna Maria Pellegrino e la formatrice e cuoca dell’Alleanza Slow Food Vittoria Tassoni guideranno il pubblico tra storie, ricette e memorie. Sarà presente anche il contributo narrativo “Ricordi di una fiocca” della studiosa di tradizioni tarquiniesi Carla Valdi, e lo show cooking della vincitrice 2025, Tamara Cinciripini. Le degustazioni saranno abbinate ai vini delle cantine Azienda Agricola Anna Elisei, Massimo Tosoni e Terre Giorgini.
Il “Salotto letterario” all’Alberata Dante Alighieri
Venerdì 29 agosto, alle 18,30, il giornalista Stefano Tienforti intervisterà Luigi De Pascalis, autore del romanzo “Il buio e le stelle”, facente parte del ciclo Il labirinto dei Sarra (2010) e La pazzia di Dio (2014), strettamente intrecciato con quest’ultimo. Sabato 30 agosto, alle, 18,30, chiusura con l’insegnante e critico teatrale Carlo Lei, che presenterà il suo libro “Leggermente mossa”, in collaborazione con Revolver Edizioni.
Mostre, iniziative culturali e mercatini
Oltre a un ricco cartellone di concerti e spettacoli con artisti di strada, il DiVino Etrusco si distingue per la sua ampia proposta culturale.Venerdì 29 agosto, alle 18,30, è in programma la passeggiata guidata “Al tramonto del Medioevo”, un suggestivo itinerario nel cuore del centro storico, tra torri, chiese, vicoli e palazzi antichi. Un’occasione per immergersi nelle atmosfere medievali e scoprire angoli nascosti e storie dimenticate della città, mentre il sole cala lentamente e le ombre si allungano, regalando una nuova luce a Tarquinia. (Per informazioni su costi e prenotazioni: 0766 849282).
La sede de La Lestra, in via dei Granari 1, ospiterà la mostra di Lorenzo Befani; in via Giordano Bruno 38, avrà luogo la mostra con opere di Lorenzo Balduini. Dalle 18 alle 23, in via delle Torri 33, sarà visitabile il Museo della Ceramica della Società Tarquiniense d’Arte e Storia, in via delle Torri 33. Riaprirà anche La Cantina del Passato, in via San Giuseppe 48: un museo privato di vita popolare che custodisce una vasta collezione di oggetti, arredi e strumenti della tradizione. In piazza Giacomo Matteotti, infine, torneranno i mercatini a cura dell’associazione culturale Viva Tarquinia.
Patrocini e collaborazioni
Il DiVino Etrusco è promosso e organizzato dal Comune di Tarquinia, in collaborazione con la Pro Loco Tarquinia e l’enogastronomo “col cappello” Carlo Zucchetti, con il contributo finanziario della Regione Lazio e con il patrocinio di Provincia di Viterbo, Camera di Commercio di Rieti-Viterbo e Ministero della Cultura – Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia. La rassegna si avvale anche del supporto dell’associazione culturale Viva Tarquinia.
La città di Civitavecchia celebra con orgoglio la partecipazione dei ragazzi della Sweet Faces Hip Hop School alla nuova edizione di Italia’s Got Talent, il celebre programma televisivo che valorizza il talento artistico e creativo di giovani da tutta Italia.
La puntata che li vedrà protagonisti andrà in onda giovedì 5 settembre e rappresenterà un’occasione per la nostra comunità: i giovani civitavecchiesi avranno infatti l’opportunità di mostrare il proprio talento e il frutto di un impegno costante davanti a un pubblico nazionale.
“È una bella notizia per tutta la città” – ha dichiarato il Sindaco Marco Piendibene – “I nostri ragazzi della Sweet Faces Hip Hop School ci ricordano che passione, dedizione ed entusiasmo possono aprire orizzonti straordinari. Sarà un piacere seguirli e sostenerli, certi che sapranno rappresentare al meglio la creatività e l’energia della nostra comunità”.
Il Comune di Civitavecchia sosterrà con entusiasmo questa esperienza, invitando tutti i cittadini a condividere l’orgoglio e la gioia di vedere i giovani concittadini portare in alto il nome della città in una ribalta nazionale di così grande prestigio.
La notizia che un tifoso della squadra del Liverpool, che vive su una sedia a rotelle e per questo motivo ha diritto ad assistere a una partita della sua squadra del cuore, a bordocampo, ha insultato da pochi metri, con frasi razziste, un calciatore ghanese, della squadra avversaria, mi ha provocato una girandola di pensieri che non hanno nulla a che vedere con il calcio ma con questa nostra società.
Ho pensato alla difficoltà sempre maggiore di chi si sforza di difendere gli ultimi e viene, per questo, abbandonato politicamente dai penultimi e, ancora di più, da quelli che sono riusciti a scalare un gradino più alto, quelli che chiamano i vulnerabili e ancora più in alto i resilienti. Mi sono venuti alla mente alcuni migranti che sono contrari all’arrivo di nuovi migranti, di alcuni poveri, frequentatori delle mense sociali che non vedono di buon occhio il cospicuo aumento delle presenze di nuovi poveri.
Per non parlare delle periferie romane, che sono uguali alle periferie del mondo, dove i ragazzi di vita, raccontati da Pier Paolo Pasolini, sono stati sostituiti dai ragazzi di vita multietnici, così come le prostitute italiane, sparite dai bordi delle strade per far posto alle ultime arrivate da chissà quale paese lontano, anche loro salite a un livello più alto.
Sono quelli che appartengono a quel mondo che Pasolini chiamava sottoproletariato, che tanto amava perché si erano salvati dal consumismo che iniziava a occupare velocemente anche gli strati più bassi della società degli anni sessanta, e che oggi, grazie all’arrivo di coloro che non hanno più nulla perché fuggiti dalle ingiustizie, dalle dittature, dalle guerre, non sono più gli ultimi e sono diventati visibili e si allontanano dall’area della sinistra che continua a difendere la presenza degli invisibili.
Questa nostra società, che si chiude in un sempre più evidente egocentrismo, che vuole tutto e subito, a scapito di cose inutili come la Cultura, di cose ormai retrograde come l’Antifascismo, di parole vuote e ambigue come la Pace, di cose inventate come l’esistenza del Patriarcato, di vere e proprie provocazioni come il Salario Minimo, di cose pericolose per la sicurezza come lo Ius Soli, il Fine Vita, la vendita di prodotti derivati dalla Canapa, la difesa di coloro che chiamano diversi o la comprensione per chi compie piccoli reati per necessità (“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando”, cantava Francesco De Gregori qualche anno fa), ha fatto il resto: è l’attrazione verso coloro che parlano alla pancia del paese, piuttosto che alla mente e al cuore, un esercizio che tanto piace alla destra italiana.
Ecco che allora la semplice visione di un uomo su una sedia a rotelle che insulta un uomo dalla pelle scura mi ha ulteriormente spinto a pormi una domanda che mi faccio da tempo (pur con il limite della semplificazione): ma siamo sicuri che la perdita di consenso della sinistra sia dovuta a un abbandono degli ideali della sinistra e non invece, in questo mondo di social e di monopolio dell’informazione, alla determinazione con la quale non rinuncia a quegli ideali?
Nella difficile fase in cui siamo immersi è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare le società locali – e in particolare i piccoli centri periferici – alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni. Sullo sfondo, assistiamo alla più grave eclissi partecipativa mai vissuta.
S’impone, dunque, una diversa narrazione della realtà, capace nel contempo di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato, al fine di favorire le resistenze virtuose in atto nelle cosiddette Aree Interne, dove purtroppo anche il senso di comunità è messo a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione.
La recente pubblicazione del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, che aggiorna la Strategia Nazionale per questi territori, delinea per l’ennesima volta il quadro di una situazione allarmante, soprattutto per il calo demografico e lo spopolamento, ritenuti nella sostanza una condanna definitiva, tale da far scrivere agli esperti che «la popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive» (p. 45).
Nel testo, vengono a un certo punto indicati alcuni obiettivi che, però, per la stragrande maggioranza delle aree interne, risultano irraggiungibili per mancanza di «combinazione tra attrattività verso le nuove generazioni e condizioni favorevoli alle scelte di genitorialità» (ivi). Sono molti gli indicatori che fanno prevedere all’ISTAT un destino delle aree interne che, sotto tanti aspetti, sarebbe definitivamente segnato, al punto che l’Obiettivo 4 della Strategia nazionale s’intitola: «Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile». In definitiva, un invito a mettersi al servizio di un “suicidio assistito” di questi territori.
Si parla, infatti, di struttura demografica ormai compromessa, «con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse». In sintesi, il sostegno per una morte felice.
In questo quadro complesso – e preoccupante! –, la comunità ecclesiale resta una delle poche realtà presenti ancora in modo capillare sul territorio nazionale. Già nel maggio 2019 i vescovi della Metropolia beneventana sottoscrissero un documento (Mezzanotte del Mezzogiorno? Lettera agli Amministratori) che metteva a fuoco il persistente e grave ritardo nello sviluppo delle cosiddette “aree interne”.
Prese avvio allora un percorso che ha avuto i suoi sviluppi. Via via s’è andata difatti manifestando in maniera crescente anche l’esigenza di mettere a fuoco la questione da un punto di vista più strettamente pastorale: è per questo che, dal 2021 ogni anno, a Benevento, s’incontrano vescovi provenienti da tutte le regioni d’Italia al fine di avviare un confronto con l’obiettivo, se non di enucleare una pastorale per le aree interne, almeno di abbozzarne qualche linea.
Va inoltre precisato che la stessa Caritas italiana, facendo seguito alle richieste delle Caritas diocesane, sta avviando un coordinamento nazionale per le aree interne, pure con l’intento di sostenere le realtà territoriali nell’elaborazione di progetti che promuovano la coesione sociale e favoriscano la “restanza”, ovvero la possibilità concreta per le persone, soprattutto i giovani, di scegliere di rimanere e costruire il proprio futuro nei luoghi in cui sono nati: un lavoro frutto di un processo dal basso, fondato sull’ascolto dei bisogni e sulla mappatura partecipata delle risorse locali.
Anche diversi interventi promossi con i fondi dell’8xmille testimoniano questa attenzione concreta: attivazione di una rete d’infermieri e operatori sociosanitari di comunità, servizi di taxi sociale, valorizzazione delle risorse esistenti per favorire occupazione e imprenditorialità locale.
Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate, quindi, non possiamo e non vogliamo rassegnarci alla prospettiva adombrata dal Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne; risuonano anzi ancor più forti, dentro di noi, le parole del profeta: «Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele» (Ez 3,17). Non possiamo del resto non considerare come, nel corso degli anni, documenti e decreti governativi e regionali siano finiti in un ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, non di rado utili soltanto a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali, mettendo spesso le piccole realtà in contrasto tra loro e finendo per considerare come progetti strutturali piccoli interventi stagionali.
Chiediamo perciò che venga esplorata con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle aree interne. Sollecitiamo le forze politiche e i soggetti coinvolti a incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, valorizzando un sistema di competenze convergenti, utilizzate non più per marcare differenze, ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà nel Paese. Chiediamo altresì di avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico.
Riteniamo, inoltre, che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo – in cui è ancora il concetto di lontananza centro-periferia a creare subalternità – a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi: si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina.
In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una qualità superiore: guardarli con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente sarebbe – oltre che segno di grave miopia politica – un torto fatto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio – per nulla ipotetico – di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto.
Ci auguriamo che queste nostre riflessioni, frutto di esperienze maturate sul campo, che offriamo in spirito di serena collaborazione, siano fatte oggetto di attenta riflessione da parte del Governo e del Parlamento. Per questo, saremmo lieti di poter esporre le nostre riflessioni in un dialogo sereno e costruttivo, qualora ciò si ritenesse opportuno.