Blog Pagina 381

Serie C Unica: Bracciano Basket cambia pelle.

Si riceve e si pubblica

Rivoluzione per il Bracciano Basket che causa addii forzati e scelte societarie, propone un roster nuovo e decisamente ringiovanito rispetto all’annata appena conclusa con un’età media della squadra di soli 22 anni e con 10 elementi su 12 cresciuti nel settore giovanile braccianese.

Alla guida tecnica, al suo quinto anno con la società lacustre, riconfermato coach Gigi Satolli, che sarà coadiuvato da Matteo Pasquali (ex capitano) ed Alessio Laterza. Tra le poche new entry del team di Bracciano si segnalano  Pietro Nizza e il riconfermato Alessandro Tiburzi mentre non è escluso un terzo innesto.

Società e staff tecnico sono consapevoli delle insidie che questo nuovo ciclo potrebbe presentare, visto l’impegno preso di affrontare il campionato di serie C con una squadra di giovani coinvolti ancora in un percorso di crescita tecnica e fisica, ma la certezza è che l’entusiasmo non manca e nemmeno la convinzione di poter comunque ben figurare.

Le parole del Presidente Luciano Cioce: “Siamo campioni regionali con le squadre U.17 e 19 e la stagione 2025-2026 sarà per il Bracciano Basket il logico completamento di un percorso coraggioso voluto anni fa e che, finalmente, ci consente di realizzare il nostro obiettivo ovvero presentare una squadra composta prevalentemente da “nostri” ragazzi.

Grazie ad un progetto pluriennale di crescita del settore giovanile  ora ci sono i presupposti per affrontare con la giusta maturità la seconda stagione in serie C unica. Sono orgoglioso del nostro staff, un ringraziamento a Gigi per aver accettato questo difficile percorso, dei giocatori e fiducioso di poter fare un buon campionato, certamente con umiltà e qualche inevitabile difficoltà, ma con la consueta passione e grinta.

Prima palla a due domenica 5\10 mentre esordio casalingo sabato 11\10 ore 18:30.

rinnovamento squadra di basket Bracciano

Domenica a Tarquinia la nature Run

riceviamo e pubblichiamo.

Tarquinia, domenica la Nature Run – 10km del Mare: già oltre 250 gli atleti attesi al Lido

Conto alla rovescia per la Nature Run – 10 km del Mare, in programma domenica 21 settembre a Tarquinia Lido. Sono già più di 250 gli iscritti e restano ormai le ultime ore per partecipare: le iscrizioni si chiuderanno sabato 20 settembre alle 19.

Il pacco gara, riservato ai primi 300 iscritti, comprende una sacca e una maglia tecnica personalizzate, oltre a gadget e sorprese grazie al contributo dei prestigiosi partner che sostengono la manifestazione. La Nature Run conferma così il suo legame con il territorio, con oltre quaranta aziende locali coinvolte nell’organizzazione e nei premi.

Accanto alla corsa competitiva, torna la Camminata Rosa, passeggiata ludico-motoria a sostegno dell’associazione Tarquinia in Rosa: l’iscrizione è a offerta libera e il ricavato sarà interamente devoluto a progetti di sensibilizzazione e prevenzione nella lotta contro il tumore al seno.

La manifestazione è organizzata dalla Polisportiva Montalto e dalla Pro Loco di Tarquinia, con il patrocinio del Comune di Tarquinia, della Provincia di Viterbo, dell’Università Agraria di Tarquinia, e con il riconoscimento tecnico-sportivo di UISP e FIDAL. La Nature Run è inoltre inserita nel circuito Corrintuscia, che raccoglie le principali competizioni podistiche del territorio.

Il programma prevede per sabato 20 settembre alle 11:30, nella sala consiliare del Comune di Tarquinia, la presentazione ufficiale della manifestazione. Domenica appuntamento a Tarquinia Lido presso lo stabilimento Tamurè, con il ritrovo degli atleti dalle 8:30, la partenza della Camminata Rosa alle 9:50 e il via della gara competitiva alle 10:00.

nature run tarquinia 3
nature run tarquinia 3
Nature Run Tarquinia 1
Nature Run Tarquinia1

IL MESSAGGIO DI SALUTO DI MASSIMO MECARINI, PRESIDENTE DEL SODALIZIO DEI FACCHINI DI SANTA ROSA, AL CONVEGNO DEL 21 SETTEMBRE 2025 IN MEMORIA DI ALFIO PANNEGA

Si riceve e si pubblica

“Ringrazio per l’invito ma per impegni pregressi non potro’ essere presente all’evento. Colgo l’occasione per ricordare con affetto e nostalgia la figura del nostro caro Alfio.

Personalmente lo ricordo come un lavoratore instancabile, come una persona dotata di una grande cultura unita a doti umane non comuni, di grande bonta’ nei confronti degli esseri umani e soprattutto degli animali, dei suoi cani che curava con grande amore.

La sua presenza ha sicuramente arricchito il tessuto sociale viterbese ed e’ per questo che a distanza di tanti anni dalla sua morte ci manca ancora di piu’.

Quando ci e’ stato proposto di ricordare il centenario della sua nascita durante la girata il 3 settembre, nessuno di noi ha avuto un attimo di esitazione, perche’ il messaggio di pace da Alfio diffuso si e’ ben coniugato con la nostra dedica del trasporto alla pace nel mondo.

Quindi viva la pace ed evviva sempre Alfio”!!!

 

Programma dell’evento:

Domenica 21 settembre 2025, ore 10; Sala delle Colonne, Palazzo dei Priori, piazza del Plebiscito, Viterbo. Nel centenario della nascita di Alfio Pannega, figura simbolica e indimenticata della citta’ di Viterbo, la comunita’ si riunisce per celebrarne la memoria con un’iniziativa pubblica aperta a tutti. La mattinata si aprira’ con i saluti istituzionali della sindaca Chiara Frontini e dell’assessora ai servizi, alla cultura e al terzo settore Katia Scardozzi.

Seguiranno gli interventi di Enrico Mezzetti, presidente del comitato provinciale ANPI di Viterbo; Domenico Arruzzolo, presidente di Viterbo con amore ODV; Luciano Bernabei, del Centro sociale occupato autogestito Valle Faul; Antonella Litta, referente dell’Associazione Medici per l’ambiente – ISDE di Viterbo; Sergio Insogna, responsabile dello Spazio giovani “Il cielo in una stanza” di “Viterbo con amore”; Arianna Marullo, del Centro sociale occupato autogestito Valle Faul.

Marco D’Aureli presentera’ la nuova edizione – ampliata e arricchita – del volume Allora ero giovane pure io (Davide Ghaleb Editore) pubblicato con il contributo della Fondazione Carivit. I sottoscrittori potranno ritirare la propria copia, mentre per tutti gli altri il libro sara’ disponibile all’acquisto.

La mattinata sara’ arricchita dagli intermezzi narrativi della Banda del Racconto (Michela Benedetti, Olindo Cicchetti, Sara Grimaldi e Alfonso Prota). Dopo eventuali interventi dal pubblico, l’iniziativa si concludera’ con una breve performance di Pietro Benedetti, tratta dallo spettacolo “Alfio Pannega – Allora ero giovane pure io”. Mostra fotografica dedicata ad Alfio a cura di Viterbix. A condurre l’incontro sara’ Antonello Ricci.

Un libro dedicato ad Alfio Pannega

Il libro “Alfio 100″ celebra i cento anni dalla nascita di Alfio Pannega (Viterbo 1925-2025). Nella prima parte del volume sono presenti materiali inediti raccolti da amiche e amici di Alfio: rassegna stampa, galleria fotografica, autografi poetici, ricordi dei militanti del centro sociale occupato autogestito Valle Faul, di conoscenti e istituzioni, oltre ai versi dei poeti dialettali. Nella seconda parte si ripropone integralmente il volume “Allora ero giovane pure io”, che inauguro’ la collana “La Banda del Racconto” (Davide Ghaleb Editore) con poesie, fotografie e storia di vita dell’autore.

Uscito nel 2010, ebbe un grande successo: 2000 copie vendute in poche settimane, eventi affollati, articoli e interviste, sottoscrizione pubblica per un’abitazione adeguata al centro sociale occupato autogestito Valle Faul e la celebre lectio magistralis a palazzo dei Priori, con il rifiuto simbolico di una targa onoraria. Alfio mori’ nella notte il 29 e il 30 aprile dello stesso anno. Chiude il volume il copione dello spettacolo teatrale di Pietro Benedetti.

Ricordando Alfio, per il bene comune dell’umanita’. Nel ricordo di Alfio Pannega, opporsi a tutte le guerre, a tutte le stragi, a tutte le uccisioni.

Nel ricordo di Alfio Pannega, soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto. Nel ricordo di Alfio Pannega, difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Nel ricordo di Alfio Pannega, proteggere quest’unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera.

Valentano, aggiudicati i lavori per il completamento della pista di atletica

Si riceve e si pubblica

L’Ufficio tecnico comunale di Valentano ha aggiudicato i lavori per il completamento della pista anulare di atletica, finanziati dalla Regione Lazio.

Gli interventi inizieranno a brevissimo e andranno a completare quelli già in esecuzione, sostenuti dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del programma Sport e Periferie.
Il prestigioso bando nazionale aveva già garantito al Comune un finanziamento di 660.000 euro, cui si aggiungono ora 230.000 euro della Regione Lazio destinati alla pista di atletica. L’investimento complessivo sfiora così il milione di euro.

I lavori prevedono la sistemazione degli spogliatoi, la realizzazione di un campo da calcetto e di un campo da basket, nuove aree parcheggio e l’efficientamento energetico a consumo zero degli impianti, con l’obiettivo di rendere il polo sportivo di Valentano non solo più moderno e funzionale, ma anche più sostenibile.

«Siamo orgogliosi di questa profonda trasformazione sportiva – dichiara il sindaco Stefano Bigiotti – un progetto che rafforza il ruolo dello sport come motore di socialità, crescita e benessere per tutta la comunità».

L’intervento si aggiunge a quelli già recentemente realizzati: il rifacimento dei rettangoli da gioco del tennis, la realizzazione del campo da padel, la copertura pressostatica dei campi da tennis, il rifacimento del muro perimetrale dello stadio e la costruzione delle nuove tribune.

Grazie a questa serie di opere, Valentano si avvia a dotarsi di un polo sportivo d’eccellenza, al servizio dei cittadini e delle associazioni del territorio.

L’entusiasmante ritrovamento dei Bicchieri di Vicarello

Si riceve e si pubblica

Nel gennaio 1852, nel comprensorio delle antiche fonti termali di Vicarello, negli anfratti di rocce dai quali sgorgava una risorgiva della locale acqua curativa, venne ritrovata una ricca stipe votiva contenente reperti la cui datazione più antica si ritenne fosse da collocare nell’VIII sec. a.C.

In effetti la frequentazione antropica di quei luoghi, con intenti terapeutici, si poteva ben ricondurre all’epoca etrusca, ma il grande sviluppo e il loro utilizzo si ebbe soprattutto nel corso dei secoli successivi ad opera dei Romani, al punto che l’imperatore Domiziano – sembrerebbe proprio allo scopo di frequentare le terme – si era fatto costruire una villa che oltre un millennio dopo, erroneamente, sarebbe stata attribuita a Marco Aurelio, per cui alcuni studiosi ipotizzarono che il moderno toponimo Vicarello provenisse dalla deformazione di un originale Vicus Aurelius. Peraltro, a onor del vero, va detto che i ruderi della villa in questione sono sicuramente di epoca domizianea – ovvero fine I sec. d.C. – anche se non riconducibili con totale certezza allo stesso imperatore Tito Flavio Domiziano.

Infatti non vi sono abbastanza elementi di giudizio in proposito, mentre vi è la buona probabilità che in realtà la villa appartenesse a Lucio Iunio Cesennio Peto, console nel 61, amico di Vespasiano (che era il padre di Domiziano) e comes dello stesso Domiziano: si trattava quindi di un notabile abbastanza importante e, per di più, vicino ai Flavi. Si è pertanto ipotizzato che il toponimo odierno potrebbe piuttosto indicare che nei vari passaggi di potere tra le famiglie che nel tardo Medio Evo ebbero possesso di quei luoghi – in successione i Vico, gli Anguillara, gli Orsini – furono forse i primi, i Vico, quelli che lasciarono una traccia più duratura nella toponomastica locale.

Il piccolo ma pittoresco borgo di Vicarello, frazione di Bracciano (ma topograficamente molto più vicino a Trevignano Romano), è adagiato sulla sponda settentrionale del Lago di Bracciano (il romano Lacus Sabatinus), mentre le terme – oggi in disuso, ma delle quali è in discussione la possibilità di un rilancio – sono situate leggermente più a nord (a ca. 500 m di distanza, in posizione adiacente al borgo stesso), immerse nel verde del circostante territorio collinare che è denominato Bagni di Vicarello.

Nell’antichità romana le terme erano note come Aquae Apollinares, perché dedicate al dio Apollo, il quale (qualora fosse stato offeso) scoccava le proprie frecce diffondendo così perniciose pestilenze, ma d’altro canto (qualora fosse stato opportunamente venerato) poteva invece rivelare un proprio aspetto benigno quale dispensatore di guarigioni: in effetti, nei panni del portatore di morte, sovviene alla mente il “feral morbo” scatenato dal “figlio di Latona e di Giove” nel campo degli Achei per cui “la gente perìa” (Iliade I, vv. 10-13, nell’antica e apprezzata versione di Vincenzo Monti), mentre in altre situazioni Febo Apollo – come dio del Sole – sapeva mostrare al genere umano il proprio aspetto più benigno e rigeneratore.

In epoca romana le Aquae Apollinares avevano acquisito una tale importanza da essere indicate come una mansio nei vari itineraria utilizzati dai vari viaggiatori per i loro grandi trasferimenti: e a tale riguardo, tra gli altri, un esempio importante lo abbiamo nell’itinerarium del Codex Vindobonensis 324, noto come Tabula Peutingeriana, conservato a Vienna nella Biblioteca Nazionale d’Austria, che è una copia medievale (dei secc. XII-XIII) di un’antica carta romana.

Tuttavia nel corso del Medio Evo le Aquae decaddero di importanza e il loro utilizzo fu abbandonato; divenute proprietà della Chiesa verso la fine del XIV secolo, rimasero ancora improduttive, finché nel 1573 papa Gregorio XIII Boncompagni volle che il comprensorio venisse donato al Collegio Germanico (poi divenuto Germanico Ungarico) il quale, a partire dal 1737, provvide a rimettere in funzione l’impianto termale, sia pure inizialmente non a pieno regime. Tuttavia, poiché nei decenni successivi l’utilizzo delle terme andò richiamando sempre più malati, il Collegio ritenne di dover demolire alcune parti del vecchio stabilimento per costruire una struttura termale più grande, accogliente ed efficiente di quella che era stata avviata un centinaio di anni prima.

Pertanto si procedette ai lavori di costruzione di un nuovo impianto e fu in quell’occasione che il 18 gennaio 1852 venne rinvenuta la stipe votiva cui abbiamo accennato all’inizio.

Il ritrovamento apparve subito di enorme importanza storico-archeologica e il suo studio venne quindi affidato al padre gesuita Giuseppe Marchi, valente figura di archeologo e numismatico (nonché Maestro e mentore di quel Giovanni Battista De Rossi che fu il mitico scopritore delle Catacombe romane di San Callisto), con il compito di stendere una dettagliata relazione del ritrovamento; il padre gesuita produsse lo studio La stipe tributata alle divinità delle Acque Apollinari scoperta al cominciare del 1852 – stampato l’anno successivo dalla Tipografia delle Belle Arti, di Via in Arcione in Roma – che ancora oggi rimane uno scritto fondamentale [e facilmente consultabile in rete] per seguire i vari particolari della scoperta della stipe.

Nel 1930 la gestione dell’impianto termale fu affidata dal Collegio Germanico Ungarico alle suore tedesche della Congregazione di Nostra Signora di Mühlhausen, finché durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio principale delle terme venne occupato dalle truppe tedesche per essere adibito a piccolo ospedale militare. Nel dopoguerra le terme furono riattivate e rimasero funzionanti fino ai primissimi anni Settanta, allorché la struttura termale fu definitivamente abbandonata per essere poi ceduta (nel 1983) ad una società privata che ne avrebbe voluto fare un complesso alberghiero-ricettivo di lusso, comprendente campi da golf e infrastrutture commerciali, trovando però varie difficoltà nell’attuazione di un simile progetto ambizioso, che rimase quindi sulla carta.

Nel frattempo, negli anni dal 1974 al 1977 l’archeologo Antonio Maria Colini diresse nel comprensorio dei Bagni di Vicarello una campagna di scavi che portò al ritrovamento – tra gli altri reperti – del c.d. Apollo di Vicarello: era il torso privo del braccio destro di una copia romana di statua originale greca del dio, realizzata in marmo pentelico nella prima metà del II sec. a.C.; rinvenuto nel 1977 nel ninfeo adiacente alle terme, il torso fu per lungo tempo conservato a Civitavecchia, ma è ormai esposto come prestito permanente nel Museo Civico di Bracciano fin dai tempi della mostra “Il culto del dio Apollo a Vicarello”, ivi organizzata nel 2011 per celebrare l’appena avvenuto completamento del restauro della statua. Attualmente la località Bagni di Vicarello non è aperta al pubblico ed è in forte abbandono ma, data la sua rilevante importanza storico-archeologica, è allo studio il progetto di rivalorizzarla e aprirla a studiosi e visitatori.

Interessante, complessa e in qualche modo sofferta è la storia della stipe votiva ritrovata nel 1852. Inizialmente essa conteneva: 34 vasi, di cui 3 d’oro, 25 d’argento e 6 di bronzo; aes rude (ca. 400 kg) ed aes grave signatum, (ca. 1400 pezzi); 2136 monete romano-campane e 688 monete di Roma repubblicana; un numero ingente ma imprecisato (a causa dei numerosi furti avvenuti già nell’immediatezza del ritrovamento) di monete romane imperiali dall’età di Augusto fino agli inizi del IV secolo; un centinaio di monete di città etrusche, osco-sannite e magnogreche (principalmente Populonia, Vetulonia, Tuder, Aesernia, Neapolis, Thurii), nonché strumenti litici di tarda età preistorica (soprattutto coltelli e punte di freccia) e piatti e statuine in bronzo.

Purtroppo, come già accennato, fin dall’epoca del ritrovamento della stipe vennero sottratti numerosi reperti che finirono sul mercato clandestino: peraltro, i furti non si registrarono sono nell’Ottocento ad opera dei vari cosiddetti “antiquari” (che altro non erano che “tombaroli”, spesso in possesso di notevoli conoscenze storico-archeologiche, ma in definitiva soltanto interessati a ricavare guadagni da scavi clandestini e/o da furti occasionali), perché il 22 luglio 1948 sparirono dai Musei Vaticani perfino tre tazze in oro, che non vennero mai più ritrovate!

I reperti della stipe votiva confluirono inizialmente nel Museo Kircheriano per il tramite della Compagnia di Gesù (la Societas Iesu alla quale appartenevano i membri del Collegio Germanico Ungarico), ma dopo varie vicende intervenute con l’Unità d’Italia e a seguito della Seconda Guerra Mondiale, oggi il grosso del ritrovamento è esposto nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme (nella sezione numismatica posta nel caveau del piano interrato, dove la stratificazione della stipe è esposta in maniera davvero egregia e di grande interesse didattico); restanti pochi reperti minori risultano distribuiti tra: i Musei Vaticani; a Londra sia al Victoria and Albert Museum sia al British; mentre si trova al Cleveland Museum of Art, nell’Ohio, una notevole coppa in argento con una scena raffigurante un satiro e una menade danzanti intorno a Priapo. Eccellenti copie dei vasi si trovano inoltre al Museo Arquelógico Nacional di Madrid.

Ma veniamo ai Bicchieri di Vicarello, che sono i reperti più interessanti tra quelli rinvenuti nella stipe votiva del 1852. Si tratta di quattro bicchieri in argento che sono repertati e descritti nel CIL XI, 3281-3284, il Corpus Inscriptionum Latinarum concepito fin dal 1846 dalla fervida genialità dell’inesauribile storico tedesco Theodor Mommsen, sotto la cui infaticabile guida esso venne attuato nei decenni successivi: incidentalmente, è da ricordare che nel 1902 – oltre che per l’ideazione e la realizzazione del CIL e di numerose altre opere – al Mommsen venne conferito il Premio Nobel per la Letteratura quale riconoscimento dell’eccezionale contributo da lui dato alla conoscenza della Storia di Roma (la Römische Geschichte), che era il titolo di un suo importante trattato (ancora oggi per alcuni versi attuale e consultato dagli studiosi), che veniva menzionato proprio nel decreto di concessione del Nobel.

I quattro bicchieri sono di dimensioni differenti l’uno dall’altro (si va da un’altezza di 95 mm per il più basso, fino a 115 mm per quello più alto), realizzati tra fine I sec. d.C. e inizi II, che nella forma ricordano i cippi miliari che erano collocati lungo le vie consolari e – per l’appunto – sulla parete esterna di questi bicchieri era riportato l’Itinerarium Gaditanum, ovvero il percorso stradale che i reparti militari, i pellegrini pagani e i comuni viaggiatori dovevano percorrere con partenza dall’ispanica Gades (l’odierna città di Cadice) per raggiungere Roma: era un itinerario terrestre di 1841 miglia romane [come risulta inciso sui bicchieri: SVM(MA) M(ILIA) P(ASSVVM) MDCCCXXXXI], corrispondenti a circa 2723 km odierni ed erano segnate le 104 stationes principali, con l’indicazione delle distanze intermedie tra le varie tappe: è l’ITINERARIVM A GADES ROMAM.

Il rinvenimento di questi bicchieri  ha fatto sorgere numerosi interrogativi, ai quali non sempre è stato possibile dare risposte uniche e concordanti, in quanto gli elementi da prendere in esame per una corretta valutazione di questi reperti sono scarsi e spesso tra loro in contraddizione. In ogni caso, un’eccellente descrizione dei Bicchieri di Vicarello (dal punto di vista squisitamente storico-archeologico-epigrafico) la troviamo nell’insuperato testo di Epigrafia Latina di Ida Calabi Limentani, alle pp. 306-308 dell’edizione Cisalpino Goliardica del 1985.

I bicchieri non vennero forgiati per essere degli ex-voto: si ritiene che fossero degli utensili da viaggio sia pure costosi (perché in argento e quindi presumibilmente appartenenti a ricchi viaggiatori), utilizzati semplicemente per dissetarsi (e infatti vennero giustamente definiti vasi potorj dal pd. Marchi) durante il lungo trasferimento, ma che costituivano anche un utile memo per la prosecuzione del viaggio; a tale proposito suonano illuminanti le parole di pd. Marchi, il quale sui Bicchieri di Vicarello scrisse: “…ognuno fa le meraviglie nel vedere il raffinamento della civiltà di cui è testimonio un itinerario maneggevole, scolpito nella tazza, che il viaggiatore porta seco nelle sue pellegrinazioni. Molto tardi noi siamo giunti ad avere gl’itinerarj nelle carte e ne’ libri…”, per poi aggiungere che “non servono solo ad indicare la via, ma anche a contenere il liquore che vogliasi bere”; si ipotizza che solo in un secondo momento i bicchieri furono lasciati dal ricco pellegrino, che ne era il proprietario, quali ex-voto alle Aquae Apollinares, forse come devoto ringraziamento al dio Apollo per aver guarito l’offerente da una malattia sofferta in patria (e per la quale il viandante si era messo in pellegrinaggio), oppure (ma è molto meno probabile) per un serio malessere incorso durante il viaggio.

Ha lasciato altresì sorpresi che sui bicchieri fosse illustrato l’Itinerarium Gaditanum che, tuttavia, non transitava per le Aquae Apollinares, bensì procedeva ad est di esse, senza neanche lambirle: infatti nell’Itinerarium Gaditanum, una volta entrati in Italia, si toccavano, tra le altre città di sosta, Augusta Taurinorum (Torino), Bononia (Bologna), Ariminum (Rimini), Fanum Fortunae (Fano), per infine scendere lungo la Via Flaminia, passando per Narnia (Narni) e Ocriculum (Otricoli), percorrendo quindi una direttrice posta qualche chilometro ad est delle Aquae.

Si è allora ipotizzato che i quattro bicchieri fossero dono di mercanti ispanici che si fossero instradati per l’Itinerarium, ma è parso innaturale che da Gades, posta poco ad ovest delle Colonne d’Ercole, quei mercanti avessero affrontato uno scomodo, periglioso e lungo viaggio via terra, anziché spostarsi da Gades a Roma via mare, ovviamente durante la stagione propizia ai viaggi marittimi. Infine un’ipotesi che, personalmente, tenderei a privilegiare [ma senza che esista alcun elemento capace di dirimere i dubbi in proposito!], è che i bicchieri siano stati donati dagli ignoti viaggiatori ispanici al già menzionato console dell’anno 61, il nobile Lucio Iunio Cesennio Peto (o, più probabilmente, al suo omonimo figlio primogenito) e che questi ne abbia successivamente fatto dono – per motivi che rimangono anch’essi ignoti, al pari del nome dei viaggiatori ispanici – alla collerica e temuta divinità che tutelava le Aquae Apollinares.

Gianni Fazzini

Comune di Tarquinia, richieste di finanziamento da oltre 15 milioni di euro per parcheggi, viabilità, edilizia popolare e centro storico

Si riceve e si pubblica

Il Comune di Tarquinia ha presentato richieste di finanziamento per un pacchetto di progetti del valore complessivo superiore a 15 milioni di euro. L’obiettivo è promuovere lo sviluppo della città in tutte le sue dimensioni, attraverso interventi su viabilità, parcheggi, edilizia popolare e patrimonio storico-artistico.
 “Si tratta di un piano complessivo che guarda alla crescita della città – dichiarano il sindaco Francesco Sposetti e l’assessore ai lavori pubblici Sandro Celli –. Un primo risultato concreto è già stato ottenuto con il finanziamento regionale di 460 mila euro per la ristrutturazione del palazzo comunale, che consentirà di intervenire sulla Sala degli Affreschi, sul rifacimento del tetto, sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sull’efficientamento energetico”.

 

Viabilità e parcheggi

Tra i progetti presentati per la richiesta di finanziamento figurano la realizzazione di un parcheggio multipiano su un’area dismessa in via delle Croci, per 9,2 milioni di euro; la manutenzione straordinaria della viabilità rurale nelle località Casal Nuovo e Selciatella, per 505mila euro; la messa in sicurezza delle strade rurali nelle località Farnesiana e Bandita San Pantaleo, per 1,5 milioni di euro; il rifacimento di alcune strade del Lido, per 551 mila euro.

Centro abitato

Per il centro storico sono stati richiesti fondi per il restauro delle chiese di San Giacomo e San Salvatore, per 880mila euro; il recupero di piazza Trento e Trieste, con la riqualificazione della balaustra e della fontana monumentale, il restauro della Barriera San Giusto e una nuova illuminazione di corso Vittorio Emanuele, per 495mila euro; la messa in sicurezza della rupe sovrastante l’impianto sportivo “Giuseppe Cardoni”, per un milione di euro.

Edilizia popolare

Grande attenzione anche al patrimonio abitativo pubblico, con la domanda di finanziamento per la riqualificazione degli immobili comunali ERP-ERS in via Regas, via degli Aisina e via Valverde, pari a 950mila euro; il recupero degli alloggi ERP inutilizzati in via Umberto I e via San Martino, per 420 mila euro.

“In questo primo anno di amministrazione abbiamo scelto di lavorare con serietà e senza clamori, concentrandoci sull’elaborazione dei progetti e sulla loro presentazione all’interno di un programma di sviluppo organico – dichiarano il sindaco Sposetti e l’assessore Celli –, che guarda ad alcune delle principali esigenze della nostra comunità: dalla viabilità all’annosa emergenza parcheggi, dalla tutela del patrimonio storico-artistico all’edilizia popolare. Ora è indispensabile il sostegno di Regione e Stato, perché i finanziamenti richiesti ci permettano di trasformare questi progetti in realtà concrete per i cittadini tarquiniesi”

Tra mente corpo e spirito: III convegno di Uno Spazio per te

Si riceve e si pubblica

Il convegno occuperà la mattina e il pomeriggio sarà dedicato ad una mostra d’arte e alla condivisione circolare dei temi di cura e integrazione delle parti , con un confronto tra diversi autori di libri del territorio, ingresso libero.

 

giagu                      giagu

Sia il convegno che il pomeriggio è rivolto a tutti, entrata libera, non è richiesta la prenotazione per difficoltà organizzative che non ci permetterebbero di gestirle in maniera ottimale, l’obiettivo é quello di aprire un dialogo circolare tra comunità, Istituzioni, Associazionismo e realtà private sociali , come il nostro progetto, per concorrere a una maggiore consapevolezza sia personale che in termini collettivi attraverso una corretta divulgazione di informazioni e di sensibilizzazione sul benessere e sul concetto di salute integrata.

giagu

Scirocco e Tramontana (parte 2 di 2)

Un abito cucito con il respiro dell’inverno

Decisero di sposarsi, travolti da un sentimento così puro e potente da dissolvere ogni confine, ogni differenza, come la nebbia che si fonde con la luce del mattino. Il loro amore era un ponte tra mondi opposti, una danza tra fuoco e ghiaccio, tra sud e nord, tra ardore e grazia.

Il giorno delle nozze giunse in fretta. Scirocco attendeva all’altare, con il cuore in tempesta e gli occhi colmi di emozione. Il suo respiro era caldo, vibrante, come il vento che accarezza le dune al tramonto. Ogni istante sembrava eterno, finché lei apparve.

Tramontana, splendida come mai prima, discese come una visione celeste, una regina incoronata dal silenzio delle vette. Il suo abito era un miracolo tessuto dal cielo: cucito con fiocchi di neve scintillanti, che danzavano alla luce come stelle cadute, ricamato con stalattiti di ghiaccio purissimo, che brillavano come diamanti scolpiti dal tempo. Lo strascico, lungo e maestoso, era fatto d’acqua di sorgente, limpida e gelida, che scivolava come seta liquida sulle rocce delle montagne più alte. Ogni passo lasciava dietro di sé una scia di freschezza e incanto, come se la natura stessa si inchinasse al suo passaggio.

Sembrava non una sposa, ma l’incarnazione dell’inverno in festa, una dea venuta a celebrare l’unione tra il calore del sud e la purezza del nord. I n quel momento, tutti si fermarono con il fiato sospeso per ammirare ammaliati dalla bellezza di ciò che nessuno aveva mai osato immaginare: l’amore che veste la bellezza e la bellezza che rende eterno l’amore.

 

Quando l’amore non basta

Ma l’amore, per vivere, non si nutre solo di passione e incanto. Ha bisogno di radici profonde: conoscenza, rispetto, comprensione. Scirocco e Tramontana, pur legati da un sentimento travolgente, non si conoscevano veramente. Erano due anime cresciute male, educate all’orgoglio, abituate a difendersi, incapaci di leggere il dolore dell’altro.

Così accadde l’irreparabile: Scirocco, sopraffatto dall’emozione, emise un sospiro ardente, un gesto spontaneo, un’esplosione di sentimento che voleva essere dono. Ma il calore, in quel momento sacro, fu come una lama invisibile: l’abito di Tramontana, tessuto con la delicatezza dell’inverno, si sciolse in un istante, dissolvendosi in rivoli d’acqua e cristalli infranti.

Lei rimase nuda, non nel corpo, ma nell’anima. Umiliata, ferita, si sentì tradita nel cuore divenuto gelido non per la neve, ma per l’atto di Scirocco per l’imbarazzo vissuto. Non comprese l’ingenuità del gesto, non vide l’amore dietro l’impeto. Lui, accecato dal dolore di vederla fuggire, non riuscì a cogliere la profondità della ferita che aveva inferta.

Tramontana, offesa, fuggì dall’altare come una tempesta silenziosa, lasciando dietro di sé solo il profumo del ghiaccio spezzato. Scirocco, ferito nell’orgoglio, rimase immobile per un istante, poi se ne andò, senza voltarsi, trascinando con sé il calore che avrebbe potuto salvare entrambi, se solo avesse saputo ascoltare.

Così, nel giorno che doveva celebrare l’unione, si consumò la distanza più grande: quella tra due cuori incapaci di chiedere scusa, di comprendere l’altro, di amare davvero. Divisi dall’incomprensione, dall’odio nato dall’egoismo imparato da piccoli, dalla incapacità di essere empatici, di comprendere le necessità e le ferite dell’altro e di capire i propri errori presenti nelle offese fatte anche inconsapevolmente come mai capito da bambini.

 

L’amore che non ha saputo ascoltare

Da allora, Scirocco e Tramontana si evitano, consapevoli che ogni incontro potrebbe essere l’ultimo. Nessuno ha mai avuto il coraggio di cercare l’altro, di scavare nel silenzio per trovare una voce, di tendere una mano oltre l’orgoglio.

Il tempo è passato, ma le ferite non si sono rimarginate, sono diventate paesaggi, climi, stagioni, incise nel vento e nella memoria del mondo.

Accade, a volte, che il destino, capriccioso e crudele, li faccia casualmente incrociare ancora. Allora fra l’umido calore dell’offeso Scirocco e il secco freddo della umiliata Tramontana, la tempesta è inevitabile. Non ci sono parole, solo scontri di correnti imparati da piccoli, urla di cielo e mare, lacrime che cadono sotto forma di pioggia torrenziale.

Il cielo si oscura, come se volesse nascondere il dolore che non riesce a contenere. Il mare si agita, in preda a convulsioni che ricordano un cuore spezzato. La Terra, antica testimone di amori e guerre, trema sotto il peso di un sentimento che avrebbe potuto essere eterno, ma che non ha saputo ascoltare.

Così, ogni volta che Scirocco e Tramontana si sfiorano, il mondo ricorda che l’amore, senza empatia, senza umiltà, senza il coraggio di comprendere, può diventare la più devastante delle tempeste.

 

La leggenda dei due venti: amore e tempesta

Si racconta, tra i pescatori che scrutano l’orizzonte, tra i pastori che ascoltano il respiro delle valli, tra i vecchi che siedono davanti al fuoco nelle notti d’inverno, che quando il cielo si fa scuro all’improvviso e il vento cambia direzione senza preavviso, non è solo il tempo a mutare, è il cuore di due antichi amanti che torna a battere per odio di un amore perduto.

Scirocco e Tramontana, figli opposti del cielo, si erano amati, ma il loro amore, troppo impetuoso, non seppe ascoltare, non seppe attendere, non seppe chiedere perdono.

Da allora, vagano separati, trasformando ogni incontro in tempesta.

Gli uomini, vedendo il cielo impallidire e il vento farsi nervoso, alzano lo sguardo e mormorano: “Si sono rivisti.” Chi conosce la storia, chi ha sentito il sibilo di un vento raccontarla tra le foglie, sa che non è solo maltempo: è il dolore di un amore antico, che ancora cerca pace.

Così nacque la leggenda. Ogni volta che il vento cambia all’improvviso, ogni volta che il caldo si scontra col gelo, gli uomini ricordano: che anche gli elementi hanno un cuore, e che l’amore, se non compreso, può diventare eterno solo nel rimpianto.

 

Per leggere dall’inizio

 

Riccardo Agresti

Raccolta gratuita delle olive a Cerveteri, approvata la delibera: a breve la pubblicazione dell’avviso per l’assegnazione

Si riceve e si pubblica

La Giunta comunale di Cerveteri ha deliberato la pubblicazione del bando per l’affidamento della raccolta delle olive prodotte dalle piante di Olivo di proprietà comunale

La Giunta comunale di Cerveteri ha deliberato la pubblicazione del bando per l’affidamento della raccolta delle olive prodotte dalle piante di Olivo di proprietà comunale nel territorio. Diverse, come di consueto, le aree individuate: si tratta di quelle adiacenti il Palazzo del Granarone, nella zona del parcheggio davanti il Cimitero Vecchio, all’interno del Parco della Legnara, Lungo la Via Settevene Palo davanti le Scuole Elementari e in Via Fontana Morella, angolo Via Martiri delle Foibe.

“Come ogni anno stiamo lavorando alla pubblicazione dell’avviso sul sito del Comune di Cerveteri per l’assegnazione delle piante di ulivo – ha detto il Vicesindaco e Assessore all’Agricoltura del Comune di Cerveteri Riccardo Ferri – come sempre, si tratta di concessioni temporanee che facciamo delle piante e chiaramente l’utilizzo delle olive deve essere solo ed esclusivamente personale, senza averne alcun vantaggio economico o fine commerciale. Nei prossimi giorni, verrà pubblicata la modulistica necessaria per partecipare all’avviso e ovviamente, sin da ora, invito tutti gli interessati a prenderne nota e a parteciparvi”.

“Sin da ora mi sento però di dover fare una precisazione importante – spiega più nel dettaglio il Vicesindaco Riccardo Ferri – veniamo da una stagione estiva calda e umida, e anche a causa dei batteri che in tutta Italia stanno affliggendo le varie piantagioni, la produzione non potrebbe essere estremamente fruttuosa. Pertanto in fase di bando sicuramente avremo modo di valutare le nostre piante comunali: senza dubbio, cercheremo di soddisfare il maggior numero richieste possibili con i frutti che saranno a disposizione”

“L’olio è uno dei prodotti tipici del nostro territorio – conclude il Vicesindaco Riccardo Ferri – e non è un caso che la Festa dell’Olio Nuovo, per la quale già stiamo lavorando per far sì che anche quest’anno rappresenti uno degli eventi di punta del litorale nel mese di dicembre, sia uno degli appuntamenti più sentiti e attesi di Cerveteri insieme alla tradizionale Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti. Buona raccolta a tutti!”

I primi di Ottobre, torna la MELA di AISM

Si riceve e si pubblica

Prenota e fai prenotare il tuo sacchetto di buonissime mele per la Ricerca sulla SCLEROSI MULTIPLA  .

I Sacchetti, da 1,8 kg, sono distinti in tre qualità : Golden (gialle) Red delicious ( rosse) o Granny (verdi) . Il contributo minimo è di 10 euro a sacchetto comprensivo di bustina a logo Aism

Possibile prenotare già da ora.
Si può contribuire con un’ offerta libera o aderire al SACCHETTO SOSPESO che, a seguito della donazione, Aism porterà a Sant Egidio , Croce Rossa o altro Ente che ci vuoi segnalare
PUOI GIA PRENOTARE E COME OGNI ANNO I SACCHETTI CON LE MELE POTRANNO ESSERE RITIRATE C/O LA SEGRETERIA DELLA PARROCCHIA SS SALVATORE.
GRAZIE