Si riceve e si pubblica
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Oggi centinaia di studentesse e studenti degli istituti Vian e Paciolo, insieme a docenti dalle scuole del territorio sono scesi in piazza in occasione della mobilitazione nazionale per la Palestina, per chiedere la fine del genocidio a gaza e l’immediata cessazione di attacchi militari da parte di Israele.
Una manifestazione, quella di oggi, che rappresenta la prosecuzione di un percorso che da tempo, a livello nazionale e sui territori, vede mobilitate le studentesse e gli studenti al fianco del popolo palestinese, nelle piazza, nelle scuole e nelle università di tutta Italia.
Le studentesse e gli studenti si sono riunite con un picchetto fuori dal Liceo Vian di Bracciano, con uno striscione che recitava «Non si ferma il vento. Siamo Global Sumud Flotilla», per poi spostarsi al luogo dell’appuntamento al piazza Don Cesolini, dove si sono susseguiti interventi di studentesse e studenti, professori, insegnanti, genitori e cittadini del territorio che hanno scelto di aderire alla mobilitazione.
La mobilitazione è poi proseguita con un corteo arrivato fino a piazza del Comune di Bracciano; è proprio qui, nella giornata di ieri, che è stata approvata la mozione «Ripudia la guerra, Bracciano per la Pace».
«Le scuole devono essere il luogo in cui si ripudia ogni forma di guerra» spiega Aureliano Bucci della Rete degli Studenti Medi di Bracciano e del territorio sabatino, «serve una netta condanna da parte degli istituti scolastici verso il genocidio, così come l’interruzione di rapporti con realtà che lo sostengono».
«Il Governo Meloni continua a girarsi dall’altra parte» continua Bucci, «nel frattempo il Ministro Valditara, tramite la Direttrice Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, nega la possibilità di avere momenti di confronto sul tema all’interno delle scuole. Valditara, non fermerete il vento.»
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Chiusura straordinaria delle scuole per il giorno 24 settembre a causa di interventi ACEA sulla rete idrica
Civitavecchia, 22 settembre 2025 – Con ordinanza n. 422 del 22/09/2025, il Sindaco Marco Piendibene ha disposto la chiusura per la giornata di mercoledì 24 settembre 2025 di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado presenti sul territorio comunale, ad esclusione della scuola Borlone di Aurelia e della scuola materna San Liborio in via Castagnola, che non saranno interessate dal provvedimento.
La decisione si è resa necessaria a seguito della comunicazione di ACEA ATO 2 Spa che, dalle ore 05:00 del 24 settembre fino alle ore 04:00 del 25 settembre, effettuerà interventi di manutenzione straordinaria sulla rete idrica che comporteranno l’interruzione del flusso d’acqua in alcune zone della città.
La sospensione della fornitura idrica non consentirebbe il regolare utilizzo dei servizi igienici, delle mense e delle cucine scolastiche, rendendo di fatto inagibili le strutture e impossibile lo svolgimento delle attività didattiche in condizioni igienico-sanitarie adeguate.
L’Amministrazione comunale invita le famiglie a prendere atto della chiusura straordinaria e ringrazia per la collaborazione.
Si riceve e si pubblica la comunicazione dal Sindaco di Bracciano
In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e per festeggiare insieme la nascita della Comunità di eredità del Lago di Bracciano “Civitas Lacus”, alla quale hanno aderito i Comuni di Anguillara, Bracciano e Trevignano, si invita a presenziare alla ‘passeggiata patrimoniale’ a bordo della motonave Sabatia II: una navigazione speciale alla (ri)scoperta della nostra memoria condivisa.
Sabato 27 settembre 2025, appuntamento ore 16:45 presso la sede del Consorzio Lago di Bracciano (ex Idroscalo degli Inglesi), Lungolago Argenti, Bracciano.
Sarà un’occasione unica per celebrare il nostro patrimonio, vivere il lago da una prospettiva diversa e rafforzare la comunità che lo custodisce.
Il Sindaco
Marco Crocicchi
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A Manziana prende vita un bellissimo progetto dedicato ai più piccoli: l’Accademia Parrocchiale di Pittura “Don Piccolo”, promossa da Don Donelio, parroco della Parrocchia San Giovanni Battista.
Si tratta di un corso di Disegno e Pittura per bambini, pensato per far emergere la creatività, il gusto del bello e la capacità espressiva dei più giovani, in un ambiente familiare, stimolante e sereno.
Il corso prende il nome di Don Pier Luigi Quatrini, affettuosamente ricordato come Don Piccolo, un sacerdote speciale, che durante il suo ministero è stato profondamente amato dai fedeli per la sua dedizione, umiltà e capacità di avvicinarsi alle persone con sincerità e compassione. Il suo impegno nell’educazione dei giovani e nella formazione spirituale ha lasciato un segno indelebile nella comunità manzianese.
Dopo la sua prematura scomparsa nel 2005, a soli 37 anni, è stata fondata l’Associazione “Don Piccolo” per mantenere viva la sua memoria e continuare le sue opere. Nel 2020, è stata avviata la causa di beatificazione e canonizzazione, riconoscendo il suo straordinario contributo alla vita spirituale della diocesi.
Attraverso l’uso di colori, pennelli e tecniche base di disegno, i bambini saranno guidati in un percorso artistico che li aiuterà a sviluppare fantasia, manualità e concentrazione, in un contesto educativo e ricco di valori.
Le iscrizioni sono aperte fino al 30 settembre, mentre il corso inizierà lunedì 6 ottobre nei locali parrocchiali.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi in parrocchia oppure contattare il numero 345 530 5134.
Nell’Accademia parrochiale “Don Piccolo” a Manziana, i più piccoli avranno un’opportunità nuova per crescere con l’arte.
Stavamo attraversando l’anno 1981 e Antonio si trovava, con la sua Fiat Cinquecento, con un microfono in mano e l’altoparlante fissato sul tettuccio dell’auto, di fianco al passaggio a livello che taglia in due via Principe di Napoli, proprio all’inizio di viale Odescalchi.
L’altoparlante era rivolto verso l’altra parte della strada, tra l’eterno negozio di Materiale Elettrico di Maria Grazia Jadicicco e l’ingresso principale della scuola elementare intitolata a Tommaso Tittoni, un importante uomo politico nato nel 1855 e morto a Manziana il 7 Febbraio del 1931, importante perché dal 6 Agosto 1881 al 31 Dicembre del 1886 fu consigliere provinciale eletto nel mandamento di Bracciano, poi arrivò ad essere Presidente del Consiglio e Ministro della difesa ad interim, per pochi giorni, dal 16 al 27 Marzo del 1905 e tra tanti altri incarichi fu Presidente del Senato dal 1919 al 1929.
Nel 1929 Tommaso Tittoni fu il primo Presidente dell’Accademia d’Italia, l’istituzione culturale fondata da Benito Mussolini per promuovere il movimento intellettuale italiano nel campo delle scienze, delle lettere e delle arti e per conservare puro il carattere nazionale secondo il genio e le tradizioni della stirpe. Fu lo stesso capo del governo Benito Mussolini a intervenire nell’aula del parlamento in occasione della commemorazione avvenuta il 16 Marzo 1931 e lo ricordò come la più alta figura di più alto rilievo politico-morale che si schierò senza indugio tra le file dei sostenitori della rivoluzione fascista.
Lo dico sottovoce ma questo Tommaso Tittoni non mi è mai sembrato una personalità meritevole di essere ricordata sui muri di una scuola elementare dove la solidarietà e il rispetto per gli uguali e per i diversi dovrebbero essere presenti nell’aria che si respira tra i banchi delle aule.
Tornando al nostro Antonio, egli aveva parcheggiato la sua auto in quella parte del paese non per puro caso ma perché quello era ritenuto un posto strategico: in quegli anni viale Odescalchi, meglio conosciuto come il viale della stazione o più semplicemente il viale, veniva, tutti i pomeriggi, chiuso al traffico ed era il posto in cui i cittadini di Bracciano erano soliti trascorrere qualche ora passeggiando.
Il viale continuava a essere piuttosto frequentato, anche se iniziava a perdere un po’ del fascino che possedeva qualche anno prima, intorno alla metà degli anni settanta, quando sulla sua destra, andando verso la stazione ferroviaria, si cominciava ad affrontare la prima vasca guardando, solo per curiosità, un piccolo salone che esponeva, all’interno di grandi vetrine, una, al massimo due, automobili Fiat della Concessionaria dei Fratelli Flamini.
Subito dopo, proprio in mezzo, tra Raffaele il parrucchiere e le estetiste Sorelle Flamini (due locali per sole donne), c’era la pizzeria al taglio del sor Antonio che preparava e infornava nel forno elettrico, in bella vista, ogni tipo di pizza ma soprattutto la famosa pizza bianca, sempre calda perché veniva consumata in continuazione, servita sempre da Rossella Baldi, una tappa obbligata.
Proseguendo verso la stazione, accanto alle estetiste, c’erano i barbieri Fefo e Sandro, questa volta un locale per soli uomini, poi, continuando a passeggiare, si potevano ammirare le spiritose vetrine di Peter Sport, quelle belle e austere della farmacia, appena diventata Morelli e i seriosi mobili D’Achille, in elegante mostra.
Un poco più avanti, a metà del viale, c’era il bar Splendore di Giorgio Ernesto, dove potevi gustare, tra le altre cose, il suo famoso gelato artigianale. Il nome del proprietario era Ernesto Giorgio, ma a pronunciarlo nel modo giusto, ancora adesso che il bar non c’è più, suona male.
Si arrivava così, dopo essere passati davanti all’oscura sede dell’Enel, al secondo bar, quello di Socrate Pontanari. Si chiamava La fiorita e i due bar di viale Odescalchi, d’estate, avevano i tavolini, tra una fila di alberi, sul marciapiede del lato opposto, il lato che continua a costeggiare la ferrovia. Proprio di seguito al bar, si trovava l’ultimo negozio del viale, sempre di proprietà di Socrate Pontanari, si chiamava Music Market, ma per noi quello era il vero e unico negozio di Socrate, (…ci vediamo da Socrate! L’ho comprato da Socrate! Oggi Socrate è chiuso!), era il negozio di dischi, luogo magico e incantevole per tutti noi amanti della musica.
Il viale chiuso al traffico terminava li, poco prima del parcheggio tra l’ingresso della stazione ferroviaria e a uno dei tre ingressi del giardino comunale. Il posto che aveva scelto Antonio per presentare al pubblico lo scandalo di un concorso truccato, era il luogo dove gli abitanti di Bracciano continuavano a essere soliti dedicarsi allo struscio e li, in quel luogo, in quei non più di duecento metri, sono iniziate, spesso continuate e a volte anche finite, molte storie d’ amore.
Credo che molti figli di Bracciano siano stati il prodotto delle continue vasche del viale della stazione.
La tecnica era raffinata ma antica come il mondo: s’iniziava con furtive ma ripetute sbirciate poi, quando si trasformavano in sufficienti sguardi ricambiati, ci si presentava, con qualche piccola scusa o con la complicità, a volte involontaria, di un amico comune, animati da un cauto ma giustificato ottimismo e se tutto fosse andato bene, dopo un congruo numero di vasche condivise, si finiva su una panchina dei giardini pubblici, cercando di approfondire la conoscenza.
Mentre i ragazzi più grandi, la conoscenza, in maniera molto più dettagliata, la approfondivano presso il Club Sabatino, un locale dove si ballava, a volte anche con musica dal vivo, suonata da gruppi locali.
Il club si trovava alla fine di via dei giardini, subito dopo aver oltrepassato il parcheggio della stazione ferroviaria. Per molti di noi quel locale, a causa della nostra giovane età, era un luogo inaccessibile, ignoto, ma spesso raccontato dagli adulti e, forse proprio per questo motivo, sviluppava in noi erotici pensieri e galoppanti fantasie, strumenti necessari per svolgere, nel migliore dei modi, l’unica attività sessuale possibile a quell’età. Qualche tempo dopo, non ricordo in quale occasione, forse una festa di compleanno, entrai per la prima volta nel famigerato locale. Ricordo solo un basso soffitto, poche luci soffuse, un ritmo musicale lento, ballato molto stretto con una ragazza sconosciuta, mi disse di chiamarsi Raffaella e continuò a essere sconosciuta.
Oggi tutto questo non esiste più perché le persone hanno smesso di passeggiare sul viale della stazione, quello che chiamavamo viale. Adesso i punti di ritrovo dei cittadini sono diversi, collocati in diversi angoli delle strade e delle piazze, anche perché, con il passare degli anni, il nostro paese ha avuto un rilevante aumento della popolazione e quindi delle aree abitate.
Eppure, ancora oggi, le rare volte che lo attraverso a piedi, mi sembra di sentire l’insieme delle voci, la moltitudine degli odori, il rumore dei passi lenti o delle corse più sfrenate, accompagnate dalle risate spesso spontanee o dai pianti soffocati dalla paura di essere scoperti. Sono il ricordo di tante persone, alcune delle quali oggi non ci sono più ma che continuo ad ascoltare tutte assieme, perché le ho sempre considerate appartenenti al mio mondo anche senza averle conosciute tutte, ma sufficientemente sfiorate ogni giorno, in quelle poche ore in cui il viale diceva no al passaggio delle auto. E mi sembra di scorgere Antonio che si allontana in silenzio, con la sua Fiat Cinquecento, dopo un breve intervento di pubblica denuncia, ascoltato da pochi ma con la certezza di aver fatto il proprio dovere, raccontando una verità, per molti, ancora scomoda.
Lorenzo Avincola
Ieri sera a Bracciano, presso il Teatro Charles de Foucauld, abbiamo assistito a uno spettacolo veramente originale. Un gruppo di attori non professionisti hanno saputo farci divertire e pensare, scacciare dalla mente i cattivi pensieri e con la mente farci elaborare e riflettere. Con la regia di Serena Renzi, sul palco del teatro di Bracciano Nuova, Ines Bixio, Sonia Boffa, Chiara D’Andrea, Gabriele Gazzolo, Diana Lanzara, Patrizia Natalini e Sofia Salvatore, ha offerto una splendida interpretazione del “Teatro dell’assurdo”, un movimento teatrale che ha avuto in Samuel Beckett e Eugene Ionesco i massimi esponenti, riuscendo a farci sorridere pur mostrando il dramma interiore di ciascuno dei personaggi. Il titolo dello spettacolo: AssurdaMente, ma soprattutto il sottotitolo, preso da una frase di Beckett: “Hai mai provato? Hai mai fallito? Non importa, prova ancora, fallisci meglio”, dava l’esatta fotografia di quello che i nostri bravi interpreti volevano rappresentare e i tanti applausi del numeroso pubblico, hanno sottolineato la validità dell’opera.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone




