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13 Settembre, 2026
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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".

Blog Pagina 27

Nota di Cordoglio: La FP CGIL Roma e Lazio piange la scomparsa di Alessandro Filippi

Comunicato stampa

 

La FP CGIL Roma e Lazio esprime il proprio profondo cordoglio e si unisce al dolore della famiglia, dei cari e dell’intera comunità aziendale per la prematura scomparsa del Direttore Generale di Ama S.p.A., l’ingegner Alessandro Filippi.

 

Nel corso del nostro confronto sindacale, pur nella distinzione dei ruoli, delle responsabilità e delle posizioni, abbiamo sempre riconosciuto in Alessandro Filippi un interlocutore di alto profilo, un manager competente e rigoroso, animato da una profonda dedizione al proprio lavoro e al futuro della principale azienda di igiene urbana d’Italia.

 

La sua perdita rappresenta un vuoto improvviso e doloroso per Ama S.p.A., per le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno garantiscono i servizi essenziali per la città e per l’intero sistema dei servizi pubblici di Roma e del Lazio.

 

In questo momento di grande tristezza, la FP CGIL Roma e Lazio formula le più sentite condoglianze alla famiglia e ai suoi affetti più cari.
La Segreteria FP CGIL Roma e Lazio

SANITÀ, GIULIANO(UGL): ROBOT PER I PRELIEVI, LA TECNOLOGIA NON PUÒ SOSTITUIRE GLI OPERATORI

Comunicato stampa

“Innovazione sì, ma il SSN deve incrementare gli investimenti nelle professioni sanitarie. Nessun algoritmo può essere la risposta alla carenza di infermieri”
Roma, 24 agosto 2026 – “La notizia dell’autorizzazione negli Stati Uniti di Aletta, il primo dispositivo robotico in grado di effettuare autonomamente un prelievo di sangue sotto la supervisione di un professionista formato, apre uno scenario che merita attenzione anche in Italia. La tecnologia può rappresentare un valido strumento di supporto, ma non può diventare l’alibi per continuare a non affrontare il problema strutturale della carenza di personale sanitario soprattutto infermieristico”.
Lo dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale UGL Salute, commentando l’autorizzazione concessa dalla FDA al dispositivo sviluppato da Vitestro. Il sistema, destinato agli adulti in ambito ambulatoriale, individua la vena attraverso sistemi di imaging, effettua il prelievo e completa la procedura, rimanendo comunque sotto la supervisione di un professionista formato. La FDA sottolinea proprio il possibile contributo della tecnologia nel fronteggiare la carenza di personale dedicato ai prelievi.
“Non siamo contrari all’innovazione, anzi. Robotica, intelligenza artificiale e automazione possono essere preziosi alleati per alleggerire il carico delle attività ripetitive e consentire agli operatori di concentrarsi maggiormente sull’assistenza e sulla relazione con il paziente. Ma dobbiamo evitare un equivoco pericoloso: un robot può essere uno strumento, non la soluzione alla carenza di professionisti”.
“Se un dispositivo consente a un solo supervisore di controllare più macchine – prosegue Giuliano – la domanda sindacale da porsi è molto semplice: che cosa succederà agli operatori liberati da quelle attività? La nostra risposta è chiara: dovranno essere reimpiegati per rafforzare l’assistenza, ridurre i carichi di lavoro, abbattere le liste d’attesa e migliorare la qualità del servizio”.
Secondo UGL Salute, l’introduzione di tecnologie avanzate nella sanità italiana deve essere accompagnata da regole precise, formazione del personale, valutazione dei rischi, responsabilità professionali chiaramente definite e piena tutela della sicurezza di lavoratori e pazienti.
“Non possiamo immaginare – sottolinea il Segretario Nazionale – un futuro nel quale si acquistano macchinari per compensare organici insufficienti, mentre infermieri e altri professionisti continuano a lavorare in condizioni di pressione crescente. La modernizzazione del Servizio sanitario nazionale deve partire dalle persone e utilizzare la tecnologia per valorizzarle, non per sostituirle”.
La stessa autorizzazione statunitense prevede la supervisione di un professionista formato e specifici dispositivi di sicurezza, a conferma del fatto che anche davanti a un’elevata automazione rimane centrale la presenza umana.
“Chiediamo quindi alle istituzioni – conclude Giuliano – di aprire un confronto serio sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della robotica sul lavoro sanitario. Vogliamo innovazione, ma con più sicurezza, più formazione, più occupazione qualificata e più tempo dedicato ai pazienti. Il futuro della sanità non può essere costruito sostituendo il personale che oggi manca: deve essere costruito mettendo finalmente il personale nelle condizioni di lavorare meglio”.
UGL Salute ritiene pertanto necessario che ogni progetto di introduzione di sistemi robotici e di intelligenza artificiale nel SSN sia accompagnato da un confronto con le organizzazioni sindacali, da una valutazione dell’impatto occupazionale e da garanzie concrete affinché l’efficienza tecnologica si traduca in migliori condizioni di lavoro e maggiore qualità dell’assistenza.

Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti: Gabriele Cirilli, Max Giusti, “Voglia di Dance anni ’80 e ‘90” e un gran sabato sera con Alex Britti

Comunicato stampa

Giovedì 27 agosto apre Gabriele Cirilli, venerdì la serata discoteca “anni ’80 e ’90” e sabato sera Alex Britti. Chiude Max Giusti. Ingresso gratuito a tutti gli spettacoli.

“Dopo le grandi serate con l’Etruria Eco Festival, che ha festeggiato straordinariamente i suoi 20anni con i concerti sold-out di Daniele Silvestri e Max Gazzé, è giunto il momento dell’evento che maggiormente rappresenta Cerveteri in tutto il Centro Italia: la Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, che quest’anno giunge alla sua 63esima edizione. Una Sagra che quest’anno più che mai, sarà impreziosita da un poker di serate assolutamente da non perdere. Siamo infatti onorati di avere sul palco del Parco della Legnara Alex Britti, protagonista quest’anno di un tour con numeri da capogiro in tutta Italia, Max Giusti, più volte protagonista delle serate delle nostre estati, Gabriele Cirilli e il cast di ‘Voglia di Dance All Night’, pronto a farci ballare e divertire con una serata revival davvero esplosiva”.

Così, Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri annuncia il cartellone degli spettacoli in programma per la 63esima Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, in programma a Cerveteri, nel cuore del Centro Storico da giovedì 27 a domenica 30 agosto.

Ad aprire le danze, giovedì 27 agosto, sarà Gabriele Cirilli, un personaggio poliedrico, comico, cabarettista, attore, umorista, divenuto celebre sul palco di Zelig con il tormentone “Chi è Tatiana??” e ancora oggi mattatore di numerosi programmi televisivi di successo, tra cui “Tale e Quale Show” dove è solito esibirsi in performance esilaranti e travolgenti.

Venerdì 28 agosto il Parco della Legnara si trasformerà in una straordinaria discoteca all’aperto: è il momento infatti di alzare le mani al cielo e di ballare senza freni con “Voglia di Dance All Night’”. Deejay, vocalist, ballerine, performer, animazione, gadget ed effetti speciali, per la serata anni ’80 e ‘90 più spettacolare d’Italia. Ad aprire la serata, il gruppo musicale locale “TatyEsse & le Crazy Girls” e lo spettacolo comico de “I Centouno”.

Sabato 29 agosto un vero e proprio gigante della musica italiana: c’è Alex Britti, con una tappa di “Brittintour 2026”. Con la sua chitarra inconfondibile e una naturale capacità di attraversare generi e linguaggi musicali diversi, Britti continua a costruire un percorso artistico straordinario: dal blues al jazz, dal rock al pop.  Un concerto in cui Britti ripercorrerà le tappe più importanti della sua carriera attraverso i brani che hanno conquistato il pubblico nel corso degli anni: “La Vasca”, “Oggi sono io”, “7mila caffè” e molte altre.

Domenica 30 agosto chiude la 63esima edizione della Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti Max Giusti: il conduttore di “Caduta Libera” e “The Wall”, torna a Cerveteri con un nuovo spettacolo, tra gag e imitazioni. Una serata in cui il comico romano racconterà sé stesso, scherzerà su dubbi e problematiche di ogni giorno degli italiani, tra angosce, paure e modi di vivere, come sempre con intermezzi musicali e sketch tutti da ridere.

Tutti gli spettacoli si svolgeranno al Parco della Legnara, con inizio alle ore 21:30 e con ingresso gratuito.

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RUMORE IN SALA LEGAMI CHE LIBERANO: TRAME DI SORELLANZA

Comunicato stampa

Il 26 agosto primo appuntamento della rassegna cinematografica nata dalla collaborazione tra

il Coordinamento ZittaMai di Anguillara Sabazia e il Cinema Palma di Trevignano Romano

 Mercoledì 26 agostodalle 19.30, l’Arena Palma di Trevignano Romano ospita il primo appuntamento di “Rumore in Sala – Legami che liberano: trame di sorellanza”, la rassegna cinematografica promossa da ZittaMai, il Coordinamento di Anguillara Sabazia nato a seguito del femminicidio di Federica Torzullo.

 Cinque film, cinque registe e cinque appuntamenti, da agosto a gennaio, che raccontano storie di donne, la forza delle relazioni, della solidarietà e della complicità femminile. Un percorso che parte dall’idea della sorellanza come pratica di resistenza e come possibilità concreta di trasformazione, attraverso il cinema e il confronto pubblico.

 Ad aprire la rassegna sarà “Caramel” (2007) di Nadine Labaki, film ambientato in un salone di bellezza di Beirut, dove cinque donne si incontrano, condividono fragilità, desideri e difficoltà, costruendo tra loro una rete di complicità e sostegno. Un racconto intimo e corale che mette al centro l’amicizia, l’ascolto e la solidarietà tra donne.

La serata prenderà il via alle 19.30 con musica e letture, prima della proiezione. Al termine del film seguirà un dibattito con l’associazione Uno Spazio Per Te, per approfondire i temi, riflettere sul valore delle relazioni, sulla solidarietà e sulla possibilità di creare spazi sicuri nei quali incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi ascoltate.

DALLA MEMORIA ALL’IMPEGNO
Il Coordinamento ZittaMai di Anguillara Sabazia è nato il 17 febbraio 2026, a seguito del femminicidio di Federica Torzullo, una tragedia che ha riaperto una ferita profonda in una comunità che aveva già vissuto, nel 2012, la morte della giovanissima Federica Mangiapelo.

Di fronte a questo dolore, ZittaMai ha scelto di trasformare la memoria in un impegno collettivo, perché queste vite non restino soltanto nomi nelle cronache, ma diventino una spinta verso un vero cambiamento culturale.
La convinzione alla base è che la violenza inizi molto prima del gesto estremo: nel silenzio, negli stereotipi, nelle disuguaglianze e nelle dinamiche di potere che attraversano ancora la società.

“Rumore in sala – legami che liberano: trame di sorellanza”, nasce dalla volontà di creare attraverso il cinema occasioni di incontro, ascolto e condivisione, mettendo al centro le relazioni tra donne e la forza che può nascere quando esperienze e fragilità vengono condivise.

 La collaborazione con il Cinema Palma di Trevignano Romano rafforza questa idea, portando la rassegna all’interno di uno spazio culturale riconosciuto e vissuto dal territorio.  

L’Arena Palma diventa così il luogo in cui cinema, musica, letture e confronto possono incontrarsi, dando vita a una serata dedicata alla sorellanza e alla costruzione di relazioni capaci di sostenere e trasformare.

Perché la sorellanza è anche questo: riconoscersi, sostenersi e trovare insieme la forza di trasformare ciò che da sole sembra impossibile cambiare.

PRIMO APPUNTAMENTO
Mercoledì 26 agosto 2026 – ore 19.30
Arena Palma – Via della Rocca 3/4, Trevignano Romano

Ingresso : € 3,50        

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐓𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨!

Dal profilo Facebook di Michele Cardone

Leggo da qualche giorno alcuni post sul turismo di Anguillara, post critici (a ragione veduta) di chi si lamenta della attuale situazione. Val la pena fare due riflessioni con dati alla mano (oggettivi) per articolare una critica costruttiva, onesta e seria che magari porti a riflessioni profonde, utili alla comunità e a chi governa.
La attuale situazione non esiste da un anno, certo quello che stiamo vedendo nell’estate 2026 credo sia il punto più basso in più di 25 anni (chi ha memoria ricorderà bene), ma è figlia di un lento ed inesorabile decadimento che ha radicato un messaggio: 𝐀𝐝 𝐀𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐭𝐚.
Ma andiamo per gradi:
La attuale amministrazione, unica riconfermata nella storia del nostro paese, è alla sesta “gestione estiva” quindi credo non si possa dire che non abbia avuto il tempo (adesso avrà davanti altre 5 estati) ed i fondi ( ricordiamo i 23 milioni di PNRR) per articolare una strategia utile a costituire una offerta ed una immagine di Città capace di attrarre una domanda qualificata, rispettosa e con un target preciso.
Attenzione perchè si potrebbe banalizzare dicendo che è colpa degli stranieri, che è colpa della maleducazione etc etc. Viene però da chiedersi perchè chi arriva qui, quando arriva qui, si senta semplicemente autorizzato a fare ciò che vuole, sporcando, deturpando e sottraendo più di quanto dovrebbe invece “lasciare”. Non è solo un problema di controllo perchè la Polizia Locale le multe le eleva e non si può certo pretendere che da solo il personale, possa fermare una marea di gente che invade il litorale di Via Belloni (perchè certe scene a Vigna di Valle si fa molta fatica a vederle), come non si può pretendere che la ditta della gestione dei rifiuti lavori sempre in emergenza, con costi che poi ricadono a nostro carico.
Il problema è la percezione che si ha di questo territorio o meglio di Anguillara.
Partiamo da alcuni elementi incontrovertibili. Se il turista che arriva non trova parcheggi ordinati (una progettualità in tal senso manca da almeno 10 anni), bagni pubblici in cui non ci voglia lo scafandro per entrare (quando funzionano o sono aperti) e un adeguato dimensionamento e collocamento dei cestini per la differenziata, che persone pensiamo di poter attrarre? Esattamente quelle che vediamo da qualche anno a questa parte su Via Belloni!
E non è un problema di stabilimenti o di affidamento della cosa pubblica ai privati, perchè in molti posti del mondo (anche nella vicinissima Sardegn!) ci sono chilometri di spiagge SENZA stabilimenti privati, con servizi bar e ristoranti (privati ovviamente) e (udite udite) bagni pubblici puliti e funzionanti!
E’ il contesto che influenza il frequentatore e li, nei posti in cui la spiaggia è libera, le persone si sentono obbligate ad essere pulite e rispettose, perchè i luoghi sono puliti ed ordinati e si percepisce una diffusa gelosia degli abitanti del luogo verso la propria CASA.
Questo non vuol dire certo che non ci debba essere una importante compenetrazione tra pubblico e privato (con regole chiare per chi fa impresa e per la comunità), anzi sono proprio le nostre attività private che, continuando a cercare di sviluppare qualità, ci salvano da un baratro che diversamente sarebbe senza ritorno. Ma questo non basta perchè il problema è concettuale, startegico, di visione e di programmazione.
Dobbiamo decidere cosa vogliamo essere (ahime ancora non lo sappiamo), capire con quali risolse farlo, programmare un piano pluriennale di sviluppo e lavorare perchè arrivi un messaggio chiaro: 𝐪𝐮𝐢 𝐬𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐥𝐮𝐨𝐠𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐀𝐧𝐠𝐮𝐢𝐥𝐥𝐚𝐫𝐚, 𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐝𝐮𝐞 𝐥𝐚𝐠𝐡𝐢 𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐞𝐝 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨!
Questo richiede però competenza e la capacità di ammettere che si è sbagliato, sottovalutato, improvvisato e pensato che la bellezza del nostro lago (quella che proprio ahimè è la nostra rovina) fosse sufficiente a salvarci da tutto questo.
Purtroppo non è così, senza impegno e visione si subisce invece di gestire e si continua a correre dietro alle emergenze invece di programmare una gestione ordinata dei flussi turistici.
Michele Cardone
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“Alba tra gli Etruschi”, aperture serali al Museo e prima apertura storica per la Necropoli di Monte Abatone: visite guidate straordinarie per alla Sagra dell’Uva

Comunicato stampa

Anche quest’anno la Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, in programma da giovedì 27 a domenica 30 agosto nel Centro Storico di Cerveteri e giunta alla sua 63esima edizione, apre le porte alla storia con la rassegna “Patrimonio Unesco”, interamente dedicata alla valorizzazione e promozione del patrimonio culturale di Cerveteri. Grazie al lavoro della Cooperativa Artemide Guide, realtà leader nella promozione del territorio, da sempre le visite guidate speciali organizzate in concomitanza della Sagra, registrano numeri record in termini di presenze e adesioni, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi. Come sempre, il programma pianificato per la Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti del 2026 unirà tradizione, archeologia e musica in un cartellone di appuntamenti unici.

C’è la novità, ovvero “Tra Mito e Storia” di venerdì 28 Agosto alle ore 18:30: per la prima volta sarà possibile accedere alla Necropoli di Monte Abatone, mai aperta al pubblico. La serata proseguirà con degustazioni dei vini dei Colli Ceriti e musica sotto le stelle.

E poi c’è la conferma più bella e gradita, “L’Alba alla Necropoli” di domenica 30 agosto, l’esperienza emozionante di ammirare il sorgere del sole dai tumuli etruschi della Necropoli della Banditaccia.

Tornano anche le aperture serali al Museo Nazionale Cerite: giovedì 27, venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 agosto dalle 20:30 alle 23:30 sarà possibile accedere al Museo con un ingresso agevolato a 4,00 €.

 “Da sempre la Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti è occasione anche per conoscere e scoprire il nostro Patrimonio storico, artistico e culturale. Per questo motivo, anche quest’anno la Cooperativa Artemide ha programmato una serie di appuntamenti e di visite guidate davvero straordinarie. Ma soprattutto, dopo i sold-out registrati negli scorsi anni, torna ‘l’Alba alla Necropoli’: un’iniziativa emozionante, per ammirare insieme il sorgere del sole dai tumuli etruschi – ha dichiarato il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – non mancheranno poi visite alla Necropoli Etrusca della Banditaccia e soprattutto al Museo Nazionale Cerite, che dallo scorso giugno ospita, oltre ai Capolavori di Eufronio, anche la prestigiosa mostra ‘Veder greco in Etruria, le Idrie di Cerveteri’, allestita dal Parco Archeologico Cerveteri e Tarquinia e che riunisce, per la prima volta in assoluto le idrie conservate al museo del Louvre, a Villa Giulia e al British Museum di Londra. Vi aspettiamo a Cerveteri, vi aspettiamo per scoprire il nostro patrimonio storico e archeologico”

Per informazioni e prenotazioni di visite guidate, è possibile contattare Artemide Guide recandosi presso il Punto di Informazione Turistica di Piazza Aldo Moro, oppure inviando un messaggio whatsapp al numero 3534107535 o inviando una e-mail a pitcerveteri@gmail.com

Casu (PD): “Sempre al fianco del popolo Ucraino per costruire la pace”

Dal profilo Facebook del deputato Andrea Casu del PD

“Il 24 febbraio 2022 nel giorno stesso dell’attacco che ha dato inizio a quest’orrore come Partito Democratico siamo stati la prima forza politica in Europa a scendere in piazza a Roma al fianco della comunità Ucraina e oggi nella quinta festa dell’indipendenza che il popolo ucraino è costretto a vivere sotto le bombe siamo sempre qui al vostro fianco per ribadire il nostro pieno sostegno alla resistenza di chi sta combattendo solo per difendersi da un’invasione criminale e ottenere una pace giusta e sicura. Non permettiamo alla disinformazione di rovesciare la realtà, l’Ucraina non ha aperto il vaso di Pandora della guerra, anche in queste ore terribili in cui attacchi intollerabili contro le infrastrutture civili si stanno intensificando a Kiev e su tutto il territorio sta chiedendo a gran voce di chiuderlo e sostenere un piano internazionale di pace con tregua, zona franca e ritiro truppe. Noi siamo stati e saremo sempre al fianco della comunità ucraina, del popolo ucraino e proprio per questo continueremo a chiedere in ogni sede di rafforzare tutti gli sforzi diplomatici per costruire la pace.“
Dichiara Andrea Casu, deputato Pd intervenendo a Piazza della Repubblica alla manifestazione promossa dalla comunità Ucraina.n

Il Santissimo Salvatore sulle spalle dei portatori attraversa Bracciano con gioia e devozione.

Comunicato stampa

La secolare macchina del Santissimo Salvatore anche quest’anno ha attraversato strade e vie di Bracciano circondato da un rinnovato e suggestivo spirito di partecipazione della comunità braccianese. L’energia e la passione di 19 portatori ha dato vita ad un momento emozionante e toccante, sono loro che ogni anno mettono sulle loro spalle il Santissimo e lo lasciano alle preghiere della gente. Abbiamo raccolto le voci di alcuni di loro, in rappresentanza del gruppo, per capire il vissuto di chi anima un trasporto storico, che alcuni turisti paragonano, con le dovute differenza a quello della Macchina di Santa Rosa. “In effetti in piccolo è come portare la macchina di Santa Rosa, affrontiamo il trasporto con la stessa passione e fede dei facchini di Santa Rosa”. Queste le parole di Aristide Appolloni, che con i suoi 47 trasporti è uno dei più anziani portatori in carica. “Prima di me hanno trasportato il Santissimo mio nonno e mio padre, che mi spinse al mio primo trasporto a 23 anni. E’ una tradizione tramessa di generazione in generazione, vissuta con la devozione di un cattolico. Quando ho problemi fisici è come se al momento del trasporto una strana forza arrivasse a togliere ogni dolore. Tuttavia ora è più difficile avvicinare le nuove generazioni al trasporto. Ma vogliamo portare avanti questa tradizione”. A smentire le preoccupazioni di Aristide Appolloni, sul futuro della festa c’è il giovane Christian Terradura, lui dalla più tenera età indossa il tradizionale abito dei portatori del Santissimo Salvatore, con casacca bianca lucida e fascia rossa e ci ha detto di quest’antica tradizione che: “La vivo da quando sono nato, l’ho sempre vissuta come una cosa che avrei voluto fare da grande e, a mio modo, cercavo di dare una mano, magari anche solo portando l’acqua a coloro che trasportavano il Santo. Aspetto questo momento e non vedo l’ora”. A trasmettere la voglia di salire al ruolo di portatore a Christian è stato suo padre Stefano Terradura, portare dal 1997, che ha spiegato: “Attendi tutto l’anno per prendere il Santissimo dalla nicchia esporlo, farlo uscire e poi riportarlo al Duomo e riporlo di nuovo nella sua nicchia. Anche con piccoli acciacchi fisici, c’è sempre una voce che spinge a far uscire Zi Toto ed a stare sotto la macchina anche per pochi minuti. Uomini che oggi, purtroppo non sono più tra noi, come Sandro Patricelli, Andrea Tondinelli, Pietro Raffi, Gianni Flamini e Alessandro Capomassi mi hanno trasmesso l’orgoglio di diventare un portatore quando a 19 anni ho iniziato a frequentare il Rione Monti. Ora sono 29 anni che trasporto il Santissimo Salvatore, sempre con la stessa passione, soprattutto con l’orgoglio di contribuire a tramandare una tradizione che a Bracciano vive da secoli. La macchina pesa circa 4 quintali e sta sulle spalle di 12 portatori in tutto siamo 19, abbiamo sempre avuto 2 ricambi, quest’anno 1, questo dice la difficoltà a trovare nuove di supporto. Nel Rione Monti oggi ci sono persone come il vice presidente Alessio Pettirossi e Andrea Appolloni che lavorano per la crescita di questa tradizione. Anche il parroco ed il vice parroco ci supportano, sempre disponibili ad aiutarci. Quest’anno la santa messa è stata celebrata in piazza Mazzini, per coinvolgere chi fatica a raggiungere il Duomo”. All’imbrunire dopo l’ultimo faticoso tratto in salita, percorso dai portatori quasi in corsa, da piazza Mazzini fin su al Duomo, il Salvatore con abili manovre è stato riposto nella sua cappella. Stanchi ma felici, soddisfatti ed orgogliosi i portatori si riuniscono per una foto di rito, che rimane negli annali. E nella foto di quest’anno ci sono: Pettinari Alessio, Tacchili Stefano, Terradura Stefano, Pandolfi Vincenzo, Lescarini Corrado, Ricciardi Fabrizio, Bonetti Germano, Giorgetti Roberto, Leoni Giampaolo, Mondini Mario, Scannelli Carmine, Fiorani Vincenzo, Renzi Roberto, Spanù Emanuel, Fortunato Raffaele, Parruccini Piero, Terradura Christian, Dell’Acqua Cesareo, Gallo Pasquale, Puddu Alessio, Don Carlos, Pierini Salvatore, Appolloni Aristide.
Cinzia Orlandi Redattrice de L’Agone
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Germinazioni, c’è ottimismo nel titolo del seminario estivo di teatro contemporaneo che parte il 25 agosto a Bracciano.

Comunicato stampa

La direzione artistica di GERMINAZIONI: “Quello che cerchiamo di fare è organizzare un terreno protetto in cui chi partecipa possa lavorare andando fino in fondo”

Una conversazione con Chiara Favero e Luciano Colavero che animeranno il seminario-laboratorio di teatro contemporaneo al Delia Scala di Bracciano, dal 25 al 30 agosto

 a cura dell’Assessorato alla Cultura de Comune di Bracciano

LUCIANO COLAVERO:  Non so se parlerei di ottimismo, forse piuttosto di fiducia. Una germinazione non garantisce un risultato: si prepara un terreno, si mettono in relazione degli elementi e si vede che cosa nasce, senza voler progettare in anticipo che cosa potrà crescere. Il nostro ruolo, potremmo dire, è più quello di giardinieri che di costruttori.

 CHIARA FAVERO: Quello che cerchiamo di fare è organizzare un terreno protetto in cui chi partecipa possa lavorare andando fino in fondo. Chiaramente abbiamo noi la responsabilità dell’organizzazione del campo di lavoro, però la richiesta che facciamo a chi partecipa è di portare dentro i propri semi e di farli crescere nel terreno comune.

 

Quali sono stati i criteri di selezione delle 120 richieste di partecipazione, da cui avete scelto i 12 partecipanti?

 

COLAVERO: Non abbiamo cercato dodici persone identiche, né necessariamente le dodici candidature che avrebbero potuto occupare i primi dodici posti di una graduatoria astratta. Abbiamo cercato di comporre un gruppo: persone provenienti da esperienze, generazioni e pratiche differenti, ma che ci sembrassero capaci di stare dentro un processo di ricerca e di far nascere qualcosa insieme. Non a caso, tra loro, c’è chi dirige e scrive, oltre a recitare. Alla base, però, tutte le persone coinvolte attraversano il teatro con il proprio corpo e la propria voce.

 

C’è un aspetto molto fisico nel vostro lavoro?

 

FAVERO: La peculiarità del teatro, la sua forza, è la sincronicità della presenza. Nel nostro lavoro si tratta sempre di passare attraverso il corpo. Siamo abituati a pensare che si tratti di fingere, ma io preferisco pensare che si tratti di giocare. Quando mia figlia, che ha cinque anni, gioca, non finge: fa passare la sua sconfinata immaginazione attraverso le sue gambe. Io provo a fare lo stesso.

 

Questa prima edizione è sottotitolata Tempeste. Perché?

 

FAVERO: Per lavorare abbiamo bisogno di qualcosa da cui partire. A volte è un testo, a volte un’idea o una parola. Quella delle tempeste, nella sua pluralità, ci è sembrata un’immagine che oggi valesse la pena di mettere sul tavolo di lavoro per vedere che cosa avrebbe portato con sé.

 

COLAVERO: Più ci lavoriamo, più ci sembra che una tempesta sia qualcosa di diverso da un’esplosione o da un trauma. Al momento ci appare piuttosto come un tempo nel quale stare a lungo, uno spazio da abitare, in cui la intensità non si concentra in un unico momento. Intensità e durata: forse è la loro combinazione a trasformare profondamente chi attraversa una tempesta. E può trasformare anche il nostro modo di pensarla: quello che diciamo oggi potrebbe non essere più vero alla fine dei cinque giorni.

 

L’azione è uno dei pilastri del vostro lavoro. Perché?

 

COLAVERO: Come regista mi interessa partire da ciò che accade realmente, non da ciò che una scena dovrebbe significare o raccontare. Un’azione non è semplicemente un movimento e nemmeno un gesto espressivo: qualcuno tenta realmente qualcosa. Trattenere, sedurre, nascondere, aspettare. E quello che accade mentre lo tenta diventa anche materiale di pensiero. Il lavoro in piedi, per noi, è prima di tutto pensare attraverso l’azione. Non avere prima un’idea e poi cercare il modo di rappresentarla, ma fare qualcosa, osservare che cosa produce, modificare le condizioni, vedere che cosa emerge.

 

Che rapporto c’è tra ciò che un testo offre e ciò che l’attrice o l’attore può fare in scena?

 

FAVERO:  Ogni testo è diverso, è fatto di una materia diversa: ci sono testi pieni di parole, testi con pochissime parole, testi fatti solo di didascalie. Io cerco sempre di agganciare nel testo che ho davanti ciò che per me è vivo: ciò che posso fare io, qui, ora, davanti a te, e da lì parto. Parto sempre da quello che c’è, da una piccola cosa, ma che sia onesta. E poi da lì lavoro, dilato, moltiplico, do tempo e spazio perché una piccola azione reale arrivi a trasformarsi in un mondo.

 

Come immaginate il rapporto tra chi scrive, chi dirige e chi recita all’interno di questo lavoro?

 

FAVERO:  Mi pare che si vada sempre di più, per fortuna, verso una formazione di chi recita, scrive e dirige che tenga conto del mestiere del teatro come dialogo e incontro di immaginari, indipendentemente dal ruolo in cui si gioca. Si lavora insieme perché in scena accada qualcosa di vivo. Per me questo è l’unico modo di “comunicare” con il pubblico, nel senso reale della parola: condividere un’esperienza.

Nel programma che avete stilato si fa riferimento ad alcuni momenti aperti anche ai cittadini. Come funziona?

 

FAVERO: Abbiamo scelto di aprire due momenti della giornata e di proteggerne la parte centrale. Alle 10 del mattino sarà possibile partecipare al training. Alle 18 apriremo nuovamente le porte per condividere alcuni materiali, vedere a che punto siamo arrivati e capire che cosa può essere rilanciato il giorno dopo.

 

COLAVERO: Ci interessa che non siano due momenti costruiti appositamente per essere mostrati. Chi viene incontra il lavoro mentre sta accadendo. Questo significa anche poter assistere a qualcosa che non funziona ancora, a un tentativo, a una domanda, a una forma che il giorno dopo magari non esisterà più.

 

FAVERO: Allo stesso tempo abbiamo sentito la necessità di mantenere chiusa una parte della giornata. Una ricerca ha bisogno anche di non essere continuamente sottoposta allo sguardo esterno. Ha bisogno della possibilità di sbagliare, di perdersi, magari anche di annoiarsi per un’ora senza dover trasformare immediatamente quell’ora in qualcosa che valga la pena mostrare.

 

COLAVERO: Forse la struttura è questa: aprire senza trasformare la ricerca in spettacolo, proteggere senza renderla segreta.

 

L’esperienza di Germinazioni potrebbe avere una continuità nel tempo a Bracciano. Che ne pensate?

 

COLAVERO: Ci interessa molto capire che rapporto possa nascere con Bracciano. Germinazioni nasce già pensando a una possibile continuità, non necessariamente però alla replica dello stesso formato. Se torneremo, ci piacerebbe che il ritorno dipendesse anche da quello che sarà accaduto qui: dalle persone incontrate, da chi sarà entrato durante questi giorni, dalle relazioni che saranno eventualmente nate.

 

FAVERO: Sarebbe interessante se continuità significasse questo: tornare perché qualcosa ha messo radici, non perché abbiamo deciso in anticipo di ripetere lo stesso lavoro. Questa sarebbe una vera germinazione.

 

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Ecco gli orari dei due momenti quotidiani dedicati alla partecipazione del pubblico e dei cittadini interessati durante lo svolgimento di GERMINAZIONI:

 

10.00 – 11.00

Training aperto alla cittadinanza

Un’ora quotidiana di training aperta all’incontro tra partecipanti e

cittadini, come pratica di ascolto, presenza e relazione.

 

18.00 – 19.00

Incontri aperti alla cittadinanza

Visione di materiali video, letture, conversazioni, restituzione di composizioni,

partiture, frammenti studiati durante la giornata.

Il lungolago di Bracciano sospeso tra sogno e realtà

Il lungolago di Bracciano diventò isola pedonale in una giornata di luce inclinata, quando il vento scendeva dal castello non più come un semplice soffio, ma come un messaggero antico, portatore di memorie che nessuno ricordava di aver vissuto. Il lago, quel giorno, sembrò trattenere il fiato così a lungo che qualcuno giurò di aver visto la sua superficie vibrare per l’emozione.

pubblico levica

Non fu un cambiamento improvviso: era nell’aria da anni, come una promessa che il paese aveva fatto a se stesso e poi dimenticato in un cassetto. Finché, un giorno, Bracciano si svegliò con la certezza che non poteva più rimandare. Le nuvole nere, minacciose, provenienti dal mare, rimasero lontane e si assaporò il silenzio. Un silenzio così nuovo da sembrare un ospite inatteso. Le auto furono costrette a fermarsi ai parcheggi non lontani, una dopo l’altra, non senza esitazione, come creature metalliche che avvertivano di non essere più le benvenute.

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Rimase soltanto il rumore delle scarpe sul terreno, il ronzio delle biciclette sulla pista ciclabile, il vociare dei bambini che correvano come se il lungolago fosse diventato un regno appena scoperto. Il lago, liberato dal frastuono, cominciò a parlare: fruscii provocati dai colpi di remi delle barche e dalle pedalate dei pedalò, battiti d’ali, piccoli schiocchi dell’acqua contro i pali delle caratteristiche palafitte. Suoni che parevano uscire da un tempo sospeso.

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Le famiglie e gli anziani furono i primi a intuirlo. Si sedettero sulle panchine come se quelle panchine li avessero chiamati per nome, una a una. Davanti a loro scorreva una piccola umanità che passeggiava, prendeva il sole, giocava sul bagnasciuga o nuotava nel lago, e qualcuno mormorò che il lungolago aveva finalmente ritrovato la sua misura umana.

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Le auto e le navette, necessarie per arrivarci, tranne per quei giovani che sceglievano di scendere a piedi, lungo un percorso panoramico, restavano in una giusta distanza, confinate dove non potevano disturbare. I negozianti, superata la diffidenza iniziale, scoprirono che la gente entrava più volentieri nei loro locali, come se guardare il lago senza il filtro dei parabrezza rendesse tutto più vero, più vicino.

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La trasformazione non fu solo urbanistica ma anche sociale: le persone cominciarono a riconoscersi, a salutarsi, a condividere lo stesso spazio come se fosse un grande salotto all’aperto. Il lungolago divenne un corridoio d’incontri e di possibilità: coppie che si ritrovavano, ragazzi che scoprivano un luogo dove stare tranquilli senza doversi preoccupare del passaggio delle auto, famiglie che, per lo stesso motivo, camminavano come se stessero imparando un nuovo ritmo. Di sera, quando le luci si accendevano una a una, il lungolago sembrava sollevarsi di qualche centimetro, come un molo sospeso tra acqua e cielo. L’assenza delle auto rendeva tutto più nitido: il profumo dell’acqua, il passo dei passanti, la musica che usciva dai locali e s’intrecciava al canto dei grilli.

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Qualcuno disse che il lago sembrava più grande, come se avesse ripreso a respirare. Qualcun altro giurò che l’acqua fosse diventata più chiara, quasi luminosa. Forse era solo un’impressione, ma era un’impressione condivisa, e questo sembrava renderla reale. Certo, non tutti erano convinti. C’era anche chi rimpiangeva la comodità, chi temeva per il proprio negozio, chi vedeva nella pedonalizzazione un capriccio da paese in cerca di charme e qualcuno di loro continuava a osservare l’orizzonte sperando in un avvicinamento delle nuvole nere che continuavano a rimanere minacciose ma sempre a un’innocua distanza. Ma col tempo anche loro si accorsero che il lungolago non era stato sottratto: era stato restituito.

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Non tolto alle auto, ma riconsegnato alle persone e al lago stesso. Così, un passo dopo l’altro, Bracciano scoprì che la pedonalizzazione non era una chiusura, ma un’apertura. Un modo per dire che il lago tornava protagonista, che poteva respirare più profondamente, e proprio per questo vivere meglio. Alla fine, nessuno ricordava più com’era prima. O forse sì, ma come si ricordano le cose che non ci somigliano più.

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Il lago, finalmente, poteva guardare la sua riva senza il velo del traffico, come un vecchio amico che, sollevando quel velo, ritrova il volto di chi ama e lo osserva con un sorriso dolce, ricordando, facendo un simpatico occhiolino e sempre sottovoce, che adesso questo lungolago è l’unico dei tre paesi a non avere una strada di scorrimento parallela alla passeggiata. Poi qualcuno si fermò a osservarla questa lunga passeggiata, qualcun altro rivolse lo sguardo al lago e alcuni, quasi senza voce, mormorarono: non può essere reale. Quel pensiero s’ingrossò rapidamente, attraversando tutti, come l’onda che si alza al passaggio della motonave Sabazia II. Troppo bello, troppo silenzioso, troppo perfetto: doveva essere un sogno.

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Un sogno condiviso. Poi una donna immerse i piedi nell’acqua e scoprì che era fredda, sorprendentemente reale. Un anziano si sedette su una panchina e sentì la solidità del legno come un ritorno alla terra. Un ragazzo abbracciò un’amica e fu attraversato da un calore che nessun sogno sa imitare. Un uomo, al ristorante, gustò un piatto di pesce di lago che sembrava raccontare la riva. Un bambino, in una delle aree giochi, rise: una risata così piena da spezzare l’incantesimo, troppo viva per appartenere a un sogno.

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Le nuvole nere tentarono una nuova disperata avanzata ma il rumore provocato del tuono ebbe un effetto non voluto, inaspettato, perché mostrò una realtà viva, e allora, proprio come un lampo che attraversa la mente, arrivò la rivelazione: non stavano sognando, era tutto vero. Il lungolago, libero dal fruscio del traffico, apparteneva a chi aveva deciso di attraversarlo lentamente, sembrava un sogno che, per una volta, aveva deciso di non svanire al risveglio.

La Redazione