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NOTE DI SOLIDARIETA’ A TREVIGNANO
Assegnazioni provvisorie interprovinciali docenti di ruolo : richiamata l’attenzione sul forte disagio dei docenti
Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione dell’Amministrazione scolastica sulla condizione di forte tensione con cui numerosi docenti stanno vivendo, in questi ultimi giorni di agosto, le procedure di assegnazione provvisoria interprovinciale per l’anno scolastico 2026/2027.
Le segnalazioni pervenute al Coordinamento descrivono un’attesa particolarmente gravosa, soprattutto per insegnanti con molti anni di servizio che, nonostante una lunga esperienza professionale, continuano a confrontarsi con la possibilità di dover lavorare a notevole distanza dalla propria famiglia.
L’incertezza sulla sede non rappresenta, per queste persone, un problema esclusivamente organizzativo. Significa non sapere ancora se sarà possibile ricongiungersi ai figli, al coniuge o ai familiari oppure se occorrerà affrontare un nuovo periodo di lontananza, organizzare una partenza, cercare un alloggio e sostenere ulteriori costi di viaggio e permanenza.
È una condizione che, quando si ripete negli anni, può determinare un carico psicologico molto forte. A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, molti docenti si trovano ancora nell’impossibilità di programmare aspetti essenziali della propria vita. L’attesa degli esiti, la consultazione continua delle pubblicazioni e la ricerca di informazioni sulle disponibilità accrescono una pressione che non può essere considerata un elemento marginale delle procedure amministrative.
Tra le questioni maggiormente segnalate vi è quella relativa ai posti che possono rendersi disponibili nel corso delle operazioni e alla loro eventuale utilizzazione nelle assegnazioni provvisorie interprovinciali. Il CNDDU ritiene necessario affrontare tale aspetto con prudenza e senso delle istituzioni. Occorre attendere la conclusione delle operazioni prima di formulare valutazioni su specifici comportamenti degli uffici, evitando di trasformare preoccupazioni e informazioni ancora da verificare nell’affermazione preventiva di eventuali irregolarità.
Rimane tuttavia essenziale che, una volta concluse le procedure, sia possibile comprendere con chiarezza quale trattamento sia stato riservato alle disponibilità sopravvenute. Non ogni posto che si libera determina necessariamente una nuova assegnazione, poiché occorre considerarne la natura, il momento in cui la disponibilità interviene e la sequenza prevista dalle disposizioni vigenti. Ogni decisione dovrebbe però risultare ricostruibile sulla base di criteri chiari e uniformi.
La trasparenza assume in questi giorni un valore particolarmente importante. Quando le informazioni ufficiali non sono sufficientemente tempestive, l’incertezza viene facilmente alimentata da interpretazioni, comunicazioni informali e notizie frammentarie, aumentando ulteriormente la preoccupazione di chi attende una decisione dalla quale dipende l’organizzazione della propria vita familiare.
Il CNDDU ritiene inoltre che una maggiore chiarezza possa contribuire a prevenire il contenzioso. La tutela davanti al giudice costituisce una garanzia fondamentale e resta naturalmente disponibile quando un lavoratore ritenga lesi i propri diritti, ma non dovrebbe diventare lo strumento attraverso il quale ottenere anzitutto la ricostruzione di una procedura amministrativa. Un docente deve poter conoscere gli elementi essenziali che hanno determinato la propria posizione e valutare consapevolmente le eventuali iniziative da intraprendere.
Il Coordinamento auspica pertanto che gli uffici scolastici, nella conclusione delle operazioni, assicurino la massima chiarezza possibile rispetto alle disponibilità utilizzate e a quelle eventualmente sopravvenute. Saranno gli esiti definitivi e gli atti amministrativi a consentire una valutazione puntuale delle situazioni segnalate.
In questa fase, tuttavia, riteniamo necessario non perdere di vista la dimensione umana della vicenda. Dietro una domanda di assegnazione provvisoria vi sono spesso anni di servizio prestato lontano dal proprio territorio, viaggi, sacrifici economici e periodi prolungati di separazione dagli affetti. L’anzianità professionale non sempre coincide con una raggiunta stabilità territoriale e molti insegnanti, pur avendo dedicato una parte considerevole della propria vita alla scuola pubblica, continuano a vivere l’avvicinarsi di settembre con l’incertezza di una nuova partenza.
L’Amministrazione non può garantire a ogni docente l’esito desiderato e le esigenze personali non possono sostituire le regole che disciplinano la mobilità. È però possibile garantire che quelle regole siano applicate in maniera coerente e comprensibile e che le informazioni necessarie raggiungano gli interessati nel modo più tempestivo possibile.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani seguirà pertanto con attenzione la conclusione delle operazioni. Soltanto allora sarà possibile verificare se le preoccupazioni manifestate in questi giorni trovino effettivo riscontro.
Nel frattempo riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su una condizione che merita considerazione istituzionale: molti docenti, anche con una lunga storia professionale alle spalle, stanno vivendo questi giorni con un peso psicologico considerevole, nell’attesa di sapere se potranno ricongiungersi alla propria famiglia o se dovranno affrontare un altro anno scolastico lontano dagli affetti.
La certezza delle procedure tutela l’Amministrazione; la tempestività e la trasparenza tutelano anche le persone. Tenere insieme queste esigenze significa riconoscere la dignità professionale e umana di chi, spesso attraverso rilevanti sacrifici personali e familiari, assicura quotidianamente il funzionamento della scuola pubblica.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU
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Comunicato stampa
Rafforzare la cultura giuridica nella scuola di fronte alle nuove emergenze educative
Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla condizione della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche e, più in generale, sul ruolo riconosciuto alla formazione giuridica ed economica nella scuola italiana. Una questione che non riguarda soltanto gli organici o la posizione professionale dei docenti, ma investe la qualità dell’offerta formativa e la capacità del sistema scolastico di rispondere ai cambiamenti che interessano le nuove generazioni.
La crescente attenzione istituzionale e sociale verso la violenza giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, le discriminazioni, l’aggressività nelle relazioni e i comportamenti lesivi della dignità della persona negli ambienti digitali impone una riflessione sugli strumenti educativi messi a disposizione degli studenti. Sono fenomeni complessi, che non possono essere ricondotti a un’unica causa né affrontati esclusivamente attraverso interventi successivi o misure sanzionatorie. La prevenzione richiede un lavoro educativo continuativo sul significato della libertà, della responsabilità, del rispetto e dei diritti altrui.
In tale contesto appare necessario interrogarsi sulla posizione delle discipline giuridiche ed economiche nell’ordinamento scolastico. Il DPR 14 febbraio 2016, n. 19, individua la A-46 quale classe di concorso relativa alle Scienze giuridico-economiche, un ambito disciplinare che comprende conoscenze direttamente connesse alla Costituzione, all’ordinamento giuridico, ai diritti e ai doveri, alle istituzioni e ai rapporti economici e sociali.
La legge 20 agosto 2019, n. 92, che ha introdotto l’insegnamento scolastico dell’Educazione civica, ha inoltre attribuito un ruolo centrale alla conoscenza della Costituzione e delle istituzioni dell’Unione europea, alla legalità e alla cittadinanza consapevole. La stessa normativa prevede almeno 33 ore annuali di Educazione civica e, nella scuola secondaria di secondo grado, riconosce uno specifico ruolo ai docenti abilitati nelle discipline giuridico-economiche, ove disponibili nell’organico dell’autonomia.
Questo quadro rende ancora più evidente la necessità di una riflessione sulla coerenza tra gli obiettivi educativi assegnati alla scuola e gli spazi effettivamente riconosciuti alle competenze giuridiche. Mentre aumenta la responsabilità delle istituzioni scolastiche nell’Educazione civica, nella cittadinanza digitale, nella promozione della legalità e nella prevenzione delle discriminazioni, in diverse realtà territoriali viene segnalata una contrazione degli spazi disponibili per la classe A-46.
L’Educazione civica deve conservare la propria dimensione interdisciplinare e coinvolgere l’intera comunità scolastica. Tale impostazione, tuttavia, non dovrebbe comportare una perdita di riconoscibilità delle competenze specialistiche. La preparazione dei docenti A-46 costituisce una risorsa professionale che può contribuire in modo qualificato alla comprensione dei principi costituzionali e delle regole della convivenza democratica.
La questione assume particolare rilievo considerando l’esperienza quotidiana degli studenti. Diffusione non autorizzata di immagini, offese online, violazioni della riservatezza, discriminazioni e lesioni della reputazione mostrano quanto sia importante comprendere precocemente che l’esercizio della libertà comporta responsabilità e incontra necessariamente i diritti dell’altro.
Insegnare il diritto non significa anticipare tecnicismi, ma fornire strumenti per interpretare la realtà. Comprendere il principio di uguaglianza aiuta a riconoscere una discriminazione; conoscere il significato della responsabilità permette di valutare le conseguenze dei propri comportamenti; conoscere i propri diritti significa anche imparare a rispettare quelli degli altri.
Merita quindi attenzione il fatto che non tutti gli studenti incontrino nel proprio percorso un insegnamento sistematico delle discipline giuridiche ed economiche. Occorre chiedersi se tale configurazione sia ancora pienamente adeguata alle esigenze di una generazione che si confronta precocemente con questioni riguardanti diritti, responsabilità, cittadinanza e partecipazione.
Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Sottosegretario di Stato, Paola Frassinetti, la richiesta di valutare un concreto potenziamento della classe di concorso A-46, accompagnato da una ricognizione nazionale dell’andamento degli organici e del monte ore, così da accertare attraverso dati ufficiali l’effettiva evoluzione della presenza delle discipline giuridico-economiche nei diversi territori.
Il CNDDU auspica inoltre che possa essere valutato il consolidamento di tali discipline negli indirizzi nei quali sono già presenti e, in prospettiva, la loro introduzione, con modalità e contenuti adeguati alle differenti fasce d’età, anche nei percorsi scolastici nei quali oggi non trovano uno specifico spazio curricolare.
Non si tratta di una richiesta esclusivamente settoriale. Potenziare la A-46 significa interrogarsi sullo spazio che la scuola italiana intende riconoscere alla conoscenza dei diritti, dei doveri, delle istituzioni e della responsabilità personale, proprio mentre alla stessa scuola viene richiesto un impegno crescente nella prevenzione della violenza, delle discriminazioni e dei comportamenti lesivi della dignità della persona.
Investire nella cultura giuridica significa investire nella formazione di cittadini capaci di comprendere non soltanto l’esistenza delle regole, ma la funzione che esse svolgono nella tutela della libertà, dell’uguaglianza e della dignità di ogni persona.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU
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