Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla condizione della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche e, più in generale, sul ruolo riconosciuto alla formazione giuridica ed economica nella scuola italiana. Una questione che non riguarda soltanto gli organici o la posizione professionale dei docenti, ma investe la qualità dell’offerta formativa e la capacità del sistema scolastico di rispondere ai cambiamenti che interessano le nuove generazioni.
La crescente attenzione istituzionale e sociale verso la violenza giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, le discriminazioni, l’aggressività nelle relazioni e i comportamenti lesivi della dignità della persona negli ambienti digitali impone una riflessione sugli strumenti educativi messi a disposizione degli studenti. Sono fenomeni complessi, che non possono essere ricondotti a un’unica causa né affrontati esclusivamente attraverso interventi successivi o misure sanzionatorie. La prevenzione richiede un lavoro educativo continuativo sul significato della libertà, della responsabilità, del rispetto e dei diritti altrui.
In tale contesto appare necessario interrogarsi sulla posizione delle discipline giuridiche ed economiche nell’ordinamento scolastico. Il DPR 14 febbraio 2016, n. 19, individua la A-46 quale classe di concorso relativa alle Scienze giuridico-economiche, un ambito disciplinare che comprende conoscenze direttamente connesse alla Costituzione, all’ordinamento giuridico, ai diritti e ai doveri, alle istituzioni e ai rapporti economici e sociali.
La legge 20 agosto 2019, n. 92, che ha introdotto l’insegnamento scolastico dell’Educazione civica, ha inoltre attribuito un ruolo centrale alla conoscenza della Costituzione e delle istituzioni dell’Unione europea, alla legalità e alla cittadinanza consapevole. La stessa normativa prevede almeno 33 ore annuali di Educazione civica e, nella scuola secondaria di secondo grado, riconosce uno specifico ruolo ai docenti abilitati nelle discipline giuridico-economiche, ove disponibili nell’organico dell’autonomia.
Questo quadro rende ancora più evidente la necessità di una riflessione sulla coerenza tra gli obiettivi educativi assegnati alla scuola e gli spazi effettivamente riconosciuti alle competenze giuridiche. Mentre aumenta la responsabilità delle istituzioni scolastiche nell’Educazione civica, nella cittadinanza digitale, nella promozione della legalità e nella prevenzione delle discriminazioni, in diverse realtà territoriali viene segnalata una contrazione degli spazi disponibili per la classe A-46.
L’Educazione civica deve conservare la propria dimensione interdisciplinare e coinvolgere l’intera comunità scolastica. Tale impostazione, tuttavia, non dovrebbe comportare una perdita di riconoscibilità delle competenze specialistiche. La preparazione dei docenti A-46 costituisce una risorsa professionale che può contribuire in modo qualificato alla comprensione dei principi costituzionali e delle regole della convivenza democratica.
La questione assume particolare rilievo considerando l’esperienza quotidiana degli studenti. Diffusione non autorizzata di immagini, offese online, violazioni della riservatezza, discriminazioni e lesioni della reputazione mostrano quanto sia importante comprendere precocemente che l’esercizio della libertà comporta responsabilità e incontra necessariamente i diritti dell’altro.
Insegnare il diritto non significa anticipare tecnicismi, ma fornire strumenti per interpretare la realtà. Comprendere il principio di uguaglianza aiuta a riconoscere una discriminazione; conoscere il significato della responsabilità permette di valutare le conseguenze dei propri comportamenti; conoscere i propri diritti significa anche imparare a rispettare quelli degli altri.
Merita quindi attenzione il fatto che non tutti gli studenti incontrino nel proprio percorso un insegnamento sistematico delle discipline giuridiche ed economiche. Occorre chiedersi se tale configurazione sia ancora pienamente adeguata alle esigenze di una generazione che si confronta precocemente con questioni riguardanti diritti, responsabilità, cittadinanza e partecipazione.
Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Sottosegretario di Stato, Paola Frassinetti, la richiesta di valutare un concreto potenziamento della classe di concorso A-46, accompagnato da una ricognizione nazionale dell’andamento degli organici e del monte ore, così da accertare attraverso dati ufficiali l’effettiva evoluzione della presenza delle discipline giuridico-economiche nei diversi territori.
Il CNDDU auspica inoltre che possa essere valutato il consolidamento di tali discipline negli indirizzi nei quali sono già presenti e, in prospettiva, la loro introduzione, con modalità e contenuti adeguati alle differenti fasce d’età, anche nei percorsi scolastici nei quali oggi non trovano uno specifico spazio curricolare.
Non si tratta di una richiesta esclusivamente settoriale. Potenziare la A-46 significa interrogarsi sullo spazio che la scuola italiana intende riconoscere alla conoscenza dei diritti, dei doveri, delle istituzioni e della responsabilità personale, proprio mentre alla stessa scuola viene richiesto un impegno crescente nella prevenzione della violenza, delle discriminazioni e dei comportamenti lesivi della dignità della persona.
Investire nella cultura giuridica significa investire nella formazione di cittadini capaci di comprendere non soltanto l’esistenza delle regole, ma la funzione che esse svolgono nella tutela della libertà, dell’uguaglianza e della dignità di ogni persona.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU


