Comunicato stampa
La secolare macchina del Santissimo Salvatore anche quest’anno ha attraversato strade e vie di Bracciano circondato da un rinnovato e suggestivo spirito di partecipazione della comunità braccianese. L’energia e la passione di 19 portatori ha dato vita ad un momento emozionante e toccante, sono loro che ogni anno mettono sulle loro spalle il Santissimo e lo lasciano alle preghiere della gente. Abbiamo raccolto le voci di alcuni di loro, in rappresentanza del gruppo, per capire il vissuto di chi anima un trasporto storico, che alcuni turisti paragonano, con le dovute differenza a quello della Macchina di Santa Rosa. “In effetti in piccolo è come portare la macchina di Santa Rosa, affrontiamo il trasporto con la stessa passione e fede dei facchini di Santa Rosa”. Queste le parole di Aristide Appolloni, che con i suoi 47 trasporti è uno dei più anziani portatori in carica. “Prima di me hanno trasportato il Santissimo mio nonno e mio padre, che mi spinse al mio primo trasporto a 23 anni. E’ una tradizione tramessa di generazione in generazione, vissuta con la devozione di un cattolico. Quando ho problemi fisici è come se al momento del trasporto una strana forza arrivasse a togliere ogni dolore. Tuttavia ora è più difficile avvicinare le nuove generazioni al trasporto. Ma vogliamo portare avanti questa tradizione”. A smentire le preoccupazioni di Aristide Appolloni, sul futuro della festa c’è il giovane Christian Terradura, lui dalla più tenera età indossa il tradizionale abito dei portatori del Santissimo Salvatore, con casacca bianca lucida e fascia rossa e ci ha detto di quest’antica tradizione che: “La vivo da quando sono nato, l’ho sempre vissuta come una cosa che avrei voluto fare da grande e, a mio modo, cercavo di dare una mano, magari anche solo portando l’acqua a coloro che trasportavano il Santo. Aspetto questo momento e non vedo l’ora”. A trasmettere la voglia di salire al ruolo di portatore a Christian è stato suo padre Stefano Terradura, portare dal 1997, che ha spiegato: “Attendi tutto l’anno per prendere il Santissimo dalla nicchia esporlo, farlo uscire e poi riportarlo al Duomo e riporlo di nuovo nella sua nicchia. Anche con piccoli acciacchi fisici, c’è sempre una voce che spinge a far uscire Zi Toto ed a stare sotto la macchina anche per pochi minuti. Uomini che oggi, purtroppo non sono più tra noi, come Sandro Patricelli, Andrea Tondinelli, Pietro Raffi, Gianni Flamini e Alessandro Capomassi mi hanno trasmesso l’orgoglio di diventare un portatore quando a 19 anni ho iniziato a frequentare il Rione Monti. Ora sono 29 anni che trasporto il Santissimo Salvatore, sempre con la stessa passione, soprattutto con l’orgoglio di contribuire a tramandare una tradizione che a Bracciano vive da secoli. La macchina pesa circa 4 quintali e sta sulle spalle di 12 portatori in tutto siamo 19, abbiamo sempre avuto 2 ricambi, quest’anno 1, questo dice la difficoltà a trovare nuove di supporto. Nel Rione Monti oggi ci sono persone come il vice presidente Alessio Pettirossi e Andrea Appolloni che lavorano per la crescita di questa tradizione. Anche il parroco ed il vice parroco ci supportano, sempre disponibili ad aiutarci. Quest’anno la santa messa è stata celebrata in piazza Mazzini, per coinvolgere chi fatica a raggiungere il Duomo”. All’imbrunire dopo l’ultimo faticoso tratto in salita, percorso dai portatori quasi in corsa, da piazza Mazzini fin su al Duomo, il Salvatore con abili manovre è stato riposto nella sua cappella. Stanchi ma felici, soddisfatti ed orgogliosi i portatori si riuniscono per una foto di rito, che rimane negli annali. E nella foto di quest’anno ci sono: Pettinari Alessio, Tacchili Stefano, Terradura Stefano, Pandolfi Vincenzo, Lescarini Corrado, Ricciardi Fabrizio, Bonetti Germano, Giorgetti Roberto, Leoni Giampaolo, Mondini Mario, Scannelli Carmine, Fiorani Vincenzo, Renzi Roberto, Spanù Emanuel, Fortunato Raffaele, Parruccini Piero, Terradura Christian, Dell’Acqua Cesareo, Gallo Pasquale, Puddu Alessio, Don Carlos, Pierini Salvatore, Appolloni Aristide.
Cinzia Orlandi Redattrice de L’Agone




