‘Sindaci Cerveteri, Ladispoli e Fiumicino incontrino insieme Rocca per fare chiarezza una volta per tutte’
Cerveteri-Ladispoli, 20 dic.- “Non esiste disuguaglianza più odiosa di quella che abbiamo di fronte alla malattia”. Questa frase di Marina Sereni, responsabile salute e sanità nella Segreteria nazionale del Partito Democratico, già Viceministra degli Esteri, ha guidato il partecipato convegno su Sanità pubblica e territorio, che ieri sera si è svolto nell’Aula Consiliare di Ladispoli, su impulso dei Circoli PD David Sassoli di Cerveteri e Luciano Colibazzi di Ladispoli.
Al centro del dibattito, le criticità del Sistema Sanitario Nazionale e i problemi da risolvere sul territorio, a partire da quello creatosi con la chiusura del Posto di Primo intervento a Ladispoli e la prossima apertura della Casa di Comunità, che non prevede un servizio di Pronto soccorso, con conseguente disagio della popolazione dei due comuni contigui, costretta a ricorrere a Bracciano, Civitavecchia e Roma.
“I Pronto soccorso si intasano sempre di più di urgenze minori”, spiegano i circoli PD di Ladispoli e Cerveteri che propongono: “Nelle Case di Comunità i Codici Bianchi devono trovare risposta, e la riforma va aggiornata e rafforzata. Deve essere chiaro e inequivocabile nella norma che nelle Case di Comunità siano previsti presìdi di Primo Intervento, capaci di gestire i bisogni sanitari minori e indirizzare correttamente le emergenze”.
I circoli PD propongono quindi “un incontro tra i Sindaci di Cerveteri, Ladispoli e Fiumicino con il Presidente della Regione Lazio, Rocca per capire quali davvero siano i piani di intervento nel prossimo quinquennio superando una volta per tutte, l’annoso e sterile dibattito ad esclusivo scopo elettorale sulla fantomatica quanto irrealizzabile costruzione di un nuovo ospedale”.
“Non a caso -ha ricordato Sereni- la segreteria del PD si è concentrata molto sulla Sanità perché ormai non esiste un posto d’Italia dove non ci siano problemi. Il Sistema Sanitario Nazionale ha cominciato a scricchiolare perché sono venute meno risorse fondamentali, si è insinuato il mercato e ora dalle tasche dei cittadini italiani ogni anno partono 41 miliardi di euro per ottenere dal privato prestazioni sanitarie che dovrebbero essere gratuite, perché finanziate dalla fiscalità generale”.
Il deputato PD Roberto Morassut, parlando della Legge di Bilancio all’esame delle Camere in queste ore, ha detto che “la maggioranza è nel caos su temi importantissimi come pensioni, accise, costo energia, e sulla sanità mancano gli investimenti necessari in tecnologie, ammodernamento, rivalutazione delle retribuzioni di chi lavora negli ospedali”. Nel Lazio poi, “la Giunta Rocca favorisce l’accreditamento di strutture private, ma ad esempio chi sosterrà il lavoro dei Pronto Soccorso, che già oggi in molti casi non sono più in grado di reggere la domanda e i bisogni della cittadinanza? Certo non il privato perché non remunerativo”, evidenzia Morassut.
Un tema ripreso da Michela Califano, consigliera regionale PD, che ha sottolineato come “la Regione Lazio non possa essere considerata alla stregua di altre Regioni per la presenza del Vaticano e della Capitale: mancano medici di base, infermieri e sono state bloccate le assunzioni. Rocca sta indirizzando tutto verso la Sanità privata e anche il piano che era stato fatto dalla precedente giunta Zingaretti è stato di fatto ignorato perché le case e gli ospedali che Rocca apre sono scatole vuote”. Emiliano Minnucci, della segreteria del PD Provincia di Roma, ho sottolineato anche la gravità della mancanza dell’Assessore regionale alla Sanità.
“E’ una delega che si è tenuto Rocca: ma spesso lui in Consiglio non c’è e manca una figura di riferimento con cui dibattere”. Paola Orelli, vicesegretaria del Circolo Pd di Cerveteri, ha sottolineato la necessità di un aggiornamento urgente della norma: “Ripristinare un servizio capace di trattare i codici minori, non è un lusso, non è un ritorno al passato – ha evidenziato- è coerente con il Dm 77 e con gli obiettivi del Pnrr.
Compiere questo importante passo normativo significa prevenzione, appropriatezza e rispetto dei cittadini, Occorre anche migliorare i collegamenti stradali con l’Ospedale di Bracciano, che versano in condizioni davvero critiche”.
I circoli Pd di Ladispoli e Cerveteri hanno attivato un Tavolo permanente sulla Sanità territoriale per dare seguito alle proposte e alle iniziative scaturite dal convegno.
Il 17 dicembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione a sostegno dell’accesso a un aborto sicuro e legale; su questo atto le destre europee, compresa quella italiana, hanno votato contro.
Il 18 dicembre la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto pubblicamente conto al Governo e a Giorgia Meloni di quella scelta.
Riteniamo utile porre la stessa domanda anche sul piano locale e regionale, partendo dal presupposto che le rappresentanti del territorio possano avere una posizione diversa da quella espressa a livello europeo.
Per questo chiediamo alla Consigliera comunale Simona Galizia e alla Consigliera regionale Emanuela Mari di chiarire pubblicamente la loro posizione.
Su diritti fondamentali come questi non sono utili silenzi o ambiguità. Il Partito Democratico continuerà a sostenere politiche che mettano al centro la sanità pubblica, la libertà di scelta e i diritti delle donne, chiedendo a tutte e tutti di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie posizioni.
Si è svolta oggi, 19 dicembre 2025, la Santa Messa in suffragio dei combattenti braccianesi caduti nella I e II Guerra Mondiale, voluta dai soci del Sacrario Combattenti di Bracciano, presieduto dal colonnello in congedo Massimo Mondini.
La funzione si è svolta presso la Chiesa di San Sebastiano, presso l’ospedale vecchio, officiata dal Parroco di Bracciano, Reverendo Don Francisco de Macedo e alla quale hanno partecipato le Associazioni d’Arma con i loro Labari, Presidenti e soci e una cospicua presenza dei soci del Centro Anziani Diurno, presieduto da Vincenzo Puca.
La toccante cerimonia è stata introdotta dal presidente Mondini, il quale ha collegato la recente scomparsa del generale Luigi Flamini – ultimo combattente braccianese della II Guerra Mondiale – al primo caduto della città, il sergente maggiore pilota, Medaglia d’Oro al Valor Militare, Agostino Fausti, chiudendo idealmente una parentesi storica.
Proprio la scomparsa dell’ultimo combattente ha dato seguito allo scritto lasciato dall’ex presidente del Sacrario, il dottor Enzo Panunzi, che esprimeva il desiderio di questa celebrazione. Sono stati ricordati inoltre gli altri presidenti del Sacrario: il commendatore Giuseppe Mondini, fondatore, e l’avvocato Sante Bergodi.
Nella sera di venerdì 19 dicembre nella chiesa di Vigna di Valle si è svolto un concerto di Natale tenuto da cori che gravitano nell’ambito parrocchiale. Erano presenti il coro “ContoCanto” diretto dalla maestra Francesca Reboa che da quest’anno tiene, nei locali dell’oratorio, le lezioni di musica e canto della scuola Novarmonia.
Si sono esibiti, inoltre il coro dei bambini del catechismo diretti dal parroco Don Enzo Prato e dalla catechista Michela Paoloni, coadiuvati nella preparazione dalle altre catechiste Piera Mannu e Alice Fornario.
Il coro parrocchiale, diretto dal Maestro Gino Ferranti e Roberta Pomponi è stato supportato dai trombettisti Francesco Aliano dell’accademia Santa Cecilia ed Eleonora Teodori, seguiti dal Flauto traverso di Veronica Teodori (le sorelle Teodori suonano nella banda di Oriolo Romano) e dalla chitarra e basso di Aurora Bottega e Luna Costanzo.
La rassegna si svolge a conclusione della prima parte dell’anno catechistico con lo scopo di vivere a pieno lo spirito del Natale e ricordare la sua vera essenza: la nascita di Gesù. La presenza e l’innocenza dei bambini ha richiamato familiari e amici che hanno assistito e apprezzato l’evento sentendosi più vicini al Natale cristiano. La musica di quella serata può raggiungere i cuori della gente nella luce del Natale.
I concerti del coro giovanile ControCanto, iniziati il 21 novembre scorso e che termineranno con il consueto appuntamento in favore di Make.A.Wish martedì 23 dicembre alle ore 20:30 presso il Teatro Charles De Foucauld.
Il coro, composto da giovanissimi tra i 13 e 20 anni, ha un repertorio che spazia dai classici della musica rinascimentale fino ai più complessi brani pop a cappella.
Ieri sera 19 dicembre ha avuto l’onore di partecipare alla festa parrocchiale nella Chiesa di Vigna di Valle eseguendo spiritual, brani della tradizione natalizia e “Somebody to love” dei Queen, un canto di amore e libertà.
“Grazie all’invito del parroco Don Enzo Prato l’intervento del coro ha arricchito una serata in cui i protagonisti, i bambini del catechismo, hanno dato prova del loro impegno e dell’unione che regna fra loro e coro parrocchiale, adiuvato anche da una piccola orchestra di fiati”.
L’agone nuovo, presente all’iniziativa si complimenta con il Parroco Don Enzo, per la vicinanza dimostrata e per il grande lavoro svolto, aggregando tanti ragazzi e adulti.
Per semplicità, immaginiamo la Terra come una sfera perfetta (in realtà è un geoide, non una sfera, e tantomeno è piatta), che ruota su se stessa in circa 23 ore 56 minuti e 4,1 secondi attorno a un asse immaginario che la attraversa in due punti detti poli. Allo stesso tempo, la Terra si muove lungo un’orbita ellittica attorno al Sole, idealmente adagiata su un piano chiamato eclittica, completando un giro in circa 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi. Sempre per semplicità, durante questo moto orbitale, consideriamo che l’asse di rotazione terrestre rimanga sempre parallelo a se stesso, anche se, in realtà, esso è attualmente inclinato di circa 23° 26′ 10,5″ rispetto alla perpendicolare al piano dell’eclittica e non è perfettamente costante, ma varia con un periodo di circa 41.000 anni, oscillando fra un minimo di 22° 6′ e un massimo di 24° 30′. A questo fenomeno è legata la precessione degli equinozi, che comporta anche la differenza fra anno siderale e anno tropico (il nostro anno civile), pari a circa 20 minuti e 24,5 secondi che trascureremo nel seguito.
Se questo asse non fosse inclinato, ma perpendicolare all’eclittica, il piano dell’eclittica taglierebbe idealmente la Terra in due parti uguali, tracciando sulla sua superficie una circonferenza massima composta da punti equidistanti dai poli chiamata equatore. In questa situazione ideale, poiché l’asse manterrebbe sempre la stessa direzione, il Sole risulterebbe, a mezzogiorno locale, sempre perpendicolare (cioè allo zenith) ai punti dell’equatore, e gli oggetti verticali non proietterebbero mai ombra. Il mezzogiorno locale è l’istante in cui la verticale del luogo considerato è in direzione del Sole.
In realtà, l’asse di rotazione terrestre è inclinato e in queste condizioni, mentre la Terra percorre la sua orbita, esistono due momenti dell’anno in cui l’asse risulta orientato direttamente verso il Sole, una volta da un verso e, circa sei mesi dopo, dal verso opposto. Questi due istanti sono detti solstizi. In corrispondenza di essi, il Sole si trova allo zenith di un luogo situato a 23° 26′ 10,5″ dall’equatore, una volta nell’emisfero nord e una volta in quello sud.
Poiché la Terra continua a muoversi lungo la sua orbita e l’asse resta parallelo a se stesso, la direzione verso cui l’asse “punta” rispetto al Sole cambia continuamente. Il risultato è che, nel corso di un anno, il Sole si trova allo zenith di tutti i punti compresi fra due paralleli situati alle latitudini 23° 26′ 10,5″ nord e 23° 26′ 10,5″ sud, chiamati rispettivamente Tropico del Cancro e Tropico del Capricorno.
Per un osservatore che si trovi nell’emisfero nord (boreale), il Sole appare sorgere ogni giorno sempre più verso est-nord-est e culminare sempre più in alto nel cielo, fino al giorno che contiene il solstizio d’estate, quando il Sole è allo zenith di un punto del Tropico del Cancro. Da quel momento in poi, il Sole comincia a sorgere sempre più verso est-sud-est e a raggiungere, a mezzogiorno, altezze via via minori, fino al giorno che contiene il solstizio d’inverno, quando il Sole è allo zenith di un punto del Tropico del Capricorno. Dopodiché, il ciclo ricomincia.
Per chi osserva dall’emisfero sud, il fenomeno è perfettamente simmetrico essendo a “testa in giù”.
Secondo l’Istituto di Meccanica Celeste e di Calcolo delle Effemeridi, il solstizio d’inverno del 2025 cadrà il 21 dicembre alle ore 15h 3′ 1″ UTC (ovvero alle 16h 3′ 1″ ora italiana). In quell’istante, il Sole si troverà allo zenith di un punto del Tropico del Capricorno (latitudine 23° 26′ 10,5″ sud) per il quale le 15h 3′ 1″ UTC corrispondono al mezzogiorno vero, cioè alla longitudine 3h 3′ 1″ est, nella parte centro-meridionale del Madagascar.
Dato che il moto di rivoluzione della Terra attorno al Sole non dura un numero intero di giorni, il solstizio ritarda ogni anno di circa 5 ore 48 minuti e 46 secondi rispetto all’anno precedente e si riallinea forzosamente ogni quattro anni in corrispondenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare la progressiva divergenza fra stagioni e calendario. A causa di tali variazioni può capitare che i solstizi invernali cadano il 21 o 22 o 23 dicembre.
Il termine solstizio deriva dal latino solstitium, composto da sol– (“sole”) e –sistere (“fermarsi”). Il nome nasce dall’osservazione che, quando il Sole raggiunge al mezzogiorno locale il punto più alto o più basso del suo percorso apparente sull’orizzonte e inverte la direzione del suo movimento, rallenta progressivamente fino a sembrare quasi immobile: come un’automobile che frena prima di effettuare un’inversione a “U”, rallentando visibilmente poco prima di cambiare direzione.
Il prossimo Natale sarà il 25 dicembre 2025, ma è corretto affermarlo?
Ebbene, non c’è nulla di vero in questa affermazione. Ma non si tratta di blasfemia o di volontà di togliere credito alla religione cristiana, ma indagare il vero messaggio che si nasconde nel Natale.
Mostrare i retroscena storici e sociali del Natale non significa dissolverne l’incanto: al contrario, è come aprire una porta segreta che conduce al suo cuore più autentico.
Se ci si limita a guardare il Natale, con il suo Presepe, senza consapevolezza, tutto rischia di apparire come un racconto ingenuo, popolato da personaggi anacronistici e scene fuori contesto, dove storie e personaggi appaiono irreali o persino utopici. Ma è proprio l’analisi di questi dettagli che ci permette di non “gettare via il bambino con l’acqua sporca”: comprendendo le sue radici, si scopre che ogni elemento, anche il più apparentemente irreale, custodisce un messaggio universale.
I particolari e i dettagli di questa lettura simbolica sono raccolti nel testo Il senso nascosto del Presepe che, “smontando” tutti i racconti natalizi, mostra che più lo si indaga, più rivela la sua luce.
L’anno zero non è mai esistito
Cominciamo, quindi, con la prima sorpresa da chiarire. Nella nostra cultura contiamo gli anni a partire dalla nascita di Gesù di Nazareth, in quanto la tradizionale datazione della nascita nell’anno 1 d.C. è frutto del lavoro svolto nel VI secolo dal monaco Dionysius Exiguus (Dionigi detto “il piccolo” per umiltà, non tanto per statura) in base ai cui calcoli fu introdotta la modalità di conteggio degli anni “ab incarnatione Domini nostri Jesu Christi” (dalla nascita di Gesù).
Ma l’anno zero non è mai esistito, perché il concetto prezioso dello “zero” che oggi diamo per scontato, anche se tracce di conoscenza, non sistematicamente adottate, erano presenti già prima, entrò nella cultura occidentale solo nel XII secolo grazie al matematico italiano Leonardo Fibonacci, che lo descrisse nel suo celebre “Liber Abaci”. Leonardo, detto anche Pisano, aveva appreso la numerazione indo-araba durante i suoi viaggi nel vicino oriente; numerazione decimale a sua volta sviluppata in India intorno al V secolo e diffusa nel mondo arabo dal matematico persiano al-Khwarizmi nel IX secolo (studioso dal cui nome deriva il termine “algoritmo” che inizialmente indicava il procedimento di calcolo numerico, che usiamo ancora oggi, fondato sopra l’uso delle cifre arabe, ora indica un procedimento computazionale basato su regole predefinite). Quindi lo zero non era noto ai Romani, né al povero Dionigi, il quale, dovendo tener forzatamente conto delle necessità e dei vincoli indiretti precisati dal Concilio di Nicea dell’anno 325, calcolò che Gesù sarebbe nato nell’anno 753 “ab Urbe condida” e quindi l’anno successivo sarebbe stato considerato il primo della nuova numerazione.
In sintesi, dopo l’anno 1 a.C., sia per Dionigi, sia per noi, non esiste alcun “anno zero”: si passa direttamente dall’1 a.C. all’1 d.C.
Erode è morto prima di effettuare la strage degli innocenti
Ancora oggi, la vera data di nascita di Gesù resta avvolta nel mistero. La maggior parte degli studiosi la colloca tra il 7 e il 2 a.C.
In effetti, basandosi sulle indicazioni del secondo capitolo del “Vangelo di Matteo”, che menziona Erode il Grande, definendolo re di Giudea al tempo della nascita di Gesù, occorre necessariamente pensare che Gesù sia nato prima dell’inizio dell’era volgare, perché sappiamo con certezza che Erode era morto già nel 4 a.C., come ci testimonia Flavio Giuseppe. Nel suo testo “Antichità giudaiche”, Flavio Giuseppe racconta, infatti, che Erode morì poco dopo un’eclissi di luna visibile in Palestina e prima della Pasqua ebraica, inoltre riporta che Erode morì dopo aver governato per circa 37 anni dal momento in cui fu nominato re dai Romani, e 34 anni dopo aver eliminato il suo ultimo rivale (troppo spesso il potere ha mani insanguinate). L’eclissi è stata identificata con quella avvenuta il 13 marzo del 4 a.C., il che permette di collocare la morte di Erode poco prima di questa data, confermandone il decesso tra marzo e aprile di quell’anno, data ritenuta attendibile anche considerando altre fonti.
Da ciò consegue un paradosso affascinante e poco noto ai più: Gesù, simbolo dell’anno “uno”, sarebbe nato prima dell’anno uno. La storia si diverte a giocare con i numeri, ma la verità, spesso, si nasconde nei dettagli.
Ma quale censimento?
Altro indizio relativo all’anno di nascita, che proviene dallo stesso capitolo 2 del “Vangelo di Luca”, è però contraddittorio, perché le date rinvenute da fonti storiche non corrispondono al periodo indicato per la nascita di Gesù. Si tratta del riferimento a un censimento.
Secondo quanto scrive Luca:
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio)” (Lc 2,1-2)
fu il censimento il motivo per il quale Giuseppe partì per il viaggio di oltre 150 chilometri, da Nazareth a Betlemme. Il viaggio fu affrontato con Maria, incinta, probabilmente a cavallo di un asinello, in quanto sebbene essere incinte non sia una malattia, i 150 chilometri a piedi, in prossimità del parto, non sono uno scherzo per nessuno.
Tuttavia, l’unico censimento svolto da Publio Sulpicio Quirinio in Giudea, di cui si trova notizia in fonti storiche, è descritto nell’opera “Antichità giudaiche” (XVIII,1,1) di Flavio Giuseppe e fu indetto nel 6 d.C., quando la Giudea passò sotto diretta amministrazione romana dopo la deposizione di Erode Archelao e divenne provincia romana sotto la Siria e affidata al governatore Quirinio. Ne troviamo un cenno anche negli “Atti degli Apostoli” (5,37), dove si parla della reazione di malcontento della popolazione locale, a un censimento, in quanto quella rilevazione numerica della popolazione aveva lo scopo di controllare il pagamento delle tasse all’impero. Ora, poiché i Romani, come accennato, censivano la popolazione a scopo impositivo, per loro era importante censire il luogo dove le persone risiedevano e non da dove si originassero. Lo spostamento di Giuseppe avrebbe avuto senso solo se questi avesse avuto possedimenti a Betlemme, ma Luca parla della cittadina solo come luogo d’origine di Giuseppe,
“Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide” (Lc 2,4),
proprio per confermare la profezia del profeta Michea:
“Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni” (Mi 5,2)
che accenna a Betlemme come città piccola, ma da cui sorgerà il dominatore. Profezia citata anche da Matteo in 2,6. L’evangelista non specifica la data, ma resta il fatto che il citato censimento di Quirinio non fu οἰκουμένη (su tutta la terra), cioè: “universale”, ma “locale” (limitato alle sole Siria e Giudea che erano sotto la sua giurisdizione) e comunque avvenne solo dieci anni dopo la morte di Erode, quindi fuori tempo massimo relativamente alla nascita di Gesù.
Occorre però notare che effettivamente Gaius Iulius Caesar Octavianus Augustus, per gli amici Augusto, indisse un censimento universale (census populi Romani) nell’8 a.C., che cronologicamente sarebbe compatibile con quello evangelico. Tuttavia, a essere censiti erano, in quel caso, solo i cittadini romani e non per motivi economici, ma allo scopo di valutare la potenza militare su cui era possibile fare affidamento. Un censimento che, quindi, non avrebbe coinvolto Giuseppe di Nazareth, che non era cittadino romano in quanto allora suddito di Erode il Grande.
Insomma, il censimento, che sia quello di Quirino sia quello di Augusto, non risulta perfettamente compatibile, come periodo o come modalità, con quanto riportato nei vangeli, né relativamente al periodo temporale probabile della nascita di Gesù.
Il solstizio di inverno
Per spiegare il motivo per cui la festa del Natale è il 25 dicembre, occorre effettuare un piccolo excursus astronomico.
Durante l’anno, da circa metà giugno in poi, il Sole sorge sempre più tardi, tramonta sempre prima e a mezzogiorno è sempre più in basso nel cielo, fino a raggiungere il minimo a metà dicembre circa. Poi avviene l’inverso, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina ai poli, fino al successivo giugno, quando il ciclo riprende identico.
Il solstizio (da sol, “sole”, e sistere, “fermarsi”) è quindi un momento preciso nel tempo: l’istante in cui il Sole raggiunge, a mezzogiorno, la sua posizione più bassa (solstizio d’inverno) o più alta (solstizio d’estate) nel nostro emisfero (nell’emisfero australe è il contrario).
Il solstizio invernale era, per l’antico mondo contadino, un giorno molto importante perché è il giorno nel quale sembra finalmente che il sole “si stia riprendendo” per rimanere più a lungo in cielo ad illuminare i campi, visto che le ormai troppo poche ore di luce sembrano sul punto di uccidere alberi e piante e la natura sembra deperire, minacciando carestia e morte.
Saturnali e Sol Invictus: la notte in cui il Sole vince sulle tenebre
Ai tempi della nascita di Gesù, il solstizio d’inverno cadeva intorno al 25 dicembre, giorno della festa del “Dies Natalis Solis Invicti” (giorno di nascita del Sole imbattuto), festa istituita quasi sicuramente nel 274 d.C. dall’imperatore Lucio Domizio Aureliano. Era la celebrazione del Sole che, lottando contro le tenebre, le quali tentano di non farlo più riemergere a est, ne esce vincitore.
Anche i Saturnali, feste che esprimevano un senso di eguaglianza e di fratellanza umana, cadevano in questo periodo di dicembre, terminando il 23, cioè: proprio in vicinanza del solstizio d’inverno al tempo dell’impero. Queste feste avevano inizio con grandi banchetti e sacrifici agli dei e i partecipanti usavano scambiarsi l’augurio accompagnato da piccoli doni simbolici, detti “strenne”, ovvero doni di carattere religioso consistenti in un ramoscello colto nel boschetto che circondava il tempio della dea Strenia (di origine sabina), sulla Via Sacra a Roma.
Epifanio di Salamina (Contro le eresie, 51,22,8-11) racconta che in Egitto e in Siria i pagani si ritiravano nei santuari, emergendo a mezzanotte per annunciare la nascita del Sole, rappresentato come un bambino nato da una vergine. Il dio Aion, Aἰών, il Tempo inteso come entità trascendente ed eterna, generato dalla vergine fanciulla Kore, Κόρη, con un evidentissimo rimando alla dottrina dell’eterno ritorno.
Kore è anche il nome con cui è nota la figura mitologica di Persefone. La testimonianza di Epifanio è confermata anche da Cosma di Maiuma, in “Patrologia Graeca” 38,464. che ancora menziona la celebrazione di analoghe cerimonie nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.
Gesù e il sole vittorioso
Fin dagli albori del cristianesimo le chiese cristiane, dove era possibile, furono orientate con l’abside a Oriente che è il luogo da dove sorge il sole. La presenza di affreschi Cristo Pantocratore nell’abside delle prime chiese rafforzerebbe l’identificazione del Risorto con il Sole.
L’utilizzo del sole come simbolo cristologico è durato nei secoli sino a oggi. Il monogramma IHS, sormontato da una croce, e posto dentro una razza fiammante è uno dei più comuni cristogrammi. Gli ostensori, che avevano inizialmente una forma di teca, hanno per lo più la forma di disco solare.
Nel XII secolo, riferisce Jacob bar Salibi, conosciuto come Dioniso bar Salibi, che:
“Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la ‘vera’ Natività doveva essere proclamata in quel giorno”
Pertanto la data che solennizzava il sol invictus doveva essere il giorno per celebrare la Natività. Non si tratta di un caso eccezionale di sincretismo: piuttosto che eliminare del tutto i culti locali, la Chiesa cercò di reinterpretarli in chiave cristiana, trasformando luoghi di culto, simboli e festività preesistenti in espressioni della nuova fede, basti osservare con attenzione le celebrazioni mariane o di santi patroni locali, con i relativi particolari attributi protettivi, salvifici, terapeutici o taumaturgici per riconoscervi l’avvenuta conversione di antiche feste locali, legate a divinità della natura o della fertilità.
Natale deve essere il 25 dicembre?
In definitiva, il Natale non è prigioniero di una stagione, né inchiodato a un secolo. È un tempo sospeso, che torna ogni anno per ricordarci la possibilità di rinascere. Non importa se quella notte faceva freddo, se il cielo era limpido o nevicava sui monti. Conta che, da allora, ogni notte può essere la notte di Betlemme, ogni alba, un canto di speranza. Il Natale non accade in una data. Accade in ogni istante in cui l’amore nasce nel silenzio.
L’incontro del 18 dicembre, inserito nel contesto dell’iniziativa “Open Christmas”, si è svolto presso Living 360 ad Anguillara Sabazia, trasformando lo spazio in un luogo di confronto tra arte e storia. Protagonista della serata è stata Silvia Moccia, pittrice e tatuatrice del territorio, che ha presentato il proprio lavoro attraverso un percorso espositivo ispirato al genio di Caravaggio. Un itinerario pensato per accompagnare il visitatore tra luce, drammaticità e simbologia, elementi centrali della pittura caravaggesca.
A guidare l’incontro è stato Valerio Vernesi, storico dell’arte, che ha aperto la serata con un ampio racconto sulla vita e sul contesto storico di Michelangelo Merisi, offrendo al pubblico una lettura approfondita delle opere esposte e dei loro riferimenti iconografici.
Nel corso dell’incontro, Valerio Vernesi ha sviluppato un’analisi approfondita del Riposo durante la fuga in Egitto di Caravaggio, soffermandosi sulla composizione, sull’uso della luce e sulla profonda umanità dei personaggi, elementi che rendono l’opera uno dei capolavori giovanili del maestro. Accanto a questo lavoro erano presenti altre tre repliche realizzate da Silvia Moccia, ispirate a celebri dipinti caravaggeschi: I bari, incentrato sul tema dell’inganno e della finzione; Amor Vincit Omnia, che indaga il rapporto tra umano e divino; e La cattura di Cristo, scena di forte intensità drammatica legata ai momenti della Passione. Nel corso della spiegazione, Vernesi ha sottolineato come la replica rappresenti un lavoro di studio e interpretazione, capace di restituire il linguaggio pittorico originale attraverso rigore tecnico e sensibilità artistica. L’intervento, chiaro e accessibile, ha mantenuto alta l’attenzione dei presenti, che hanno seguito con interesse l’analisi, soffermandosi sui dettagli pittorici e simbolici messi in evidenza dallo storico.
All’evento erano presenti anche il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, la vicesindaca Paola Fiorucci e Enrico Serami, assessore con delega all’Urbanistica e all’Edilizia privata, a conferma dell’attenzione istituzionale verso iniziative culturali volte alla valorizzazione delle eccellenze artistiche locali.
L’Open Christmas di Living 360 si è confermato così come un’occasione significativa di approfondimento culturale, capace di ribadire il ruolo dell’arte come linguaggio vivo e condiviso.
Paola Forte
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sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, la vicesindaca Paola Fiorucci e Enrico Serami, assessore con delega all’Urbanistica e all’Edilizia
Il 18 dicembre, alle ore 16.30, presso il Centro semiresidenziale – Polo per la disabilità di Anguillara Sabazia, noto come Cittadella e gestito dalla cooperativa sociale L’Oasi di Trevignano, si è svolto un evento celebrativo in occasione delle festività natalizie e della fine dell’anno.
L’iniziativa, fortemente voluta, ideata e organizzata dalla vicesindaca e assessora ai Servizi sociali Paola Fiorucci, ha coinvolto gli ospiti del centro diurno, le loro famiglie, il personale della Cittadella e il gruppo aggregativo dei ragazzi che da tempo partecipano ai laboratori dedicati.
All’evento hanno preso parte il sindaco di Anguillara Sabazia Angelo Pizzigallo, ospite d’eccezione del pomeriggio, e il comandante della Stazione dei Carabinieri di Anguillara Sabazia, Raffaele Gigante.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il progetto laboratoriale “Scatti&Parole”, un percorso fotografico realizzato nei mesi precedenti con i ragazzi più giovani, guidati da un tecnico esterno selezionato dalla cooperativa e affiancato dal personale della Cittadella.
Momento particolarmente significativo è stata l’inaugurazione dell’Albero della disabilità, progetto promosso e realizzato da Annunziata Piermarini, da tempo impegnata in iniziative di volontariato legate al mondo della disabilità. L’albero, simbolo di inclusione e comunità, è stato realizzato con vasi creati con materiali di riciclo e donazioni, successivamente regalati al centro. All’inaugurazione erano presenti il sindaco, la vicesindaca Paola Fiorucci e il presidente della cooperativa L’Oasi, Armando Mantovani.
L’evento si è concluso con un momento conviviale tra musica, balli e karaoke, in un clima di gioia e partecipazione.
Iniziative come questa trovano il loro significato più profondo nella condivisione e nella collaborazione tra istituzioni, operatori, famiglie e comunità, nel riconoscere il valore di ogni persona nella sua unicità e nel sostenere, anche attraverso momenti di festa, il lavoro quotidiano svolto a favore delle persone più fragili.
In questi giorni si è sviluppata una polemica che rischia di generare confusione e disinformazione tra i cittadini. È bene allora ribadire con chiarezza alcuni punti.
L’inserimento di un bene nel Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni non comporta automaticamente la sua vendita, né tantomeno la sua cessione a privati. Non c’è nessuna svendita in atto, nessuna proprietà comunale viene meno, nessun passaggio avviene senza atti pubblici, deliberazioni formali e controlli istituzionali.
Il fondo immobiliare in cui il Comune di Civitavecchia detiene oggi il 100% delle quote – e deterrà comunque sempre il controllo pubblico con almeno il 51% – non può disporre di alcun bene senza mandato esplicito dell’Amministrazione. Le scelte rimangono pubbliche, trasparenti, tracciabili.
Molti dei luoghi oggi al centro del dibattito, come ad esempio la Ficoncella o il Parco Archeologico delle Terme Taurine, sono rimasti uguali a se stessi per decenni, nonostante promesse e buone intenzioni. In questi anni si è parlato molto, ma senza un modello attuativo forte, tutto è rimasto com’era.
Non si tratta di sostituire il Comune, ma di affiancarlo con un modello operativo moderno e flessibile. I progetti, le procedure e la ricerca di mercato dell’operatore in grado di garantire il miglior risultato oggi richiedono tempi, energie e professionalità specifiche.
Nessun Comune delle nostre dimensioni può affrontare da solo interventi strutturali complessi, soprattutto in una città come Civitavecchia, dove per anni si è rinviato e dove molti beni versano oggi in condizioni straordinarie. L’advisor, la struttura tecnica di supporto del fondo, porta con sé questa capacità operativa progettuale, legale e amministrativa ed è retribuito solo se la valorizzazione produce un risultato concreto, con una percentuale (2%) sul valore ottenuto. Nessun onere anticipato grava sull’Ente.
È uno strumento moderno, trasparente e pensato anche dall’ANCI: serve ad accompagnare i Comuni nella trasformazione delle idee in realtà, senza cedere la proprietà dei beni e mantenendo sempre il controllo pubblico.
È bene chiarire anche un punto cruciale: ogni eventuale gestione futura dei beni valorizzati, come nel caso della Ficoncella o delle Terme Taurine, potrà avvenire solo tramite procedure pubbliche e su indirizzo dell’Amministrazione, con vincoli precisi su accessibilità, tariffe, manutenzione e qualità del servizio.
Il Comune manterrà pieno potere di indirizzo, controllo e revoca. Nessuna concessione potrà mai snaturare la funzione pubblica dei beni.
Serve serietà. Serve verità.
Le tifoserie e le strumentalizzazioni appartengono a una stagione politica che si sta lentamente estinguendo.
I luoghi pubblici non si difendono con gli slogan, ma con strumenti, competenze e visione.
E il nostro dovere è garantire un futuro a ciò che oggi è fermo, non proteggerne l’immobilismo in nome di battaglie identitarie.
Due luoghi simbolo della storia di Civitavecchia — l’Area archeologica delle Terme Taurine e il Museo archeologico nazionale — si aprono a una nuova stagione di promozione e fruizione, costruita insieme al territorio.
La Direzione regionale Musei nazionali Lazio avvia un programma di valorizzazione e promozione dell’Area archeologica delle Terme Taurine e del Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, con l’obiettivo di incrementarne la conoscenza, la fruizione pubblica e il ruolo strategico nel panorama culturale e turistico del territorio.
L’iniziativa si inserisce in un percorso partecipato che mira a rafforzare il legame tra patrimonio culturale, comunità locale e attori economici e culturali, promuovendo la consapevolezza dell’eredità storica del territorio nel rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento, non discriminazione, fiducia e risultato.
L’Avviso pubblico è finalizzato all’attivazione di un Partenariato Speciale Pubblico-Privato (PSPP), ai sensi dell’art. 134, comma 2, del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 36/2023), e mira a rafforzare le attività di valorizzazione dei due luoghi della cultura attraverso il concorso di soggetti privati, singoli o associati, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale.
Il bando resterà aperto fino al 17 marzo 2026. Le proposte dovranno essere presentate secondo le modalità indicate nell’Avviso pubblico.
Destinatari
L’Avviso è rivolto a operatori economici, enti, associazioni, fondazioni e soggetti del Terzo settore con comprovata esperienza nei settori dei beni culturali, del turismo e della valorizzazione del patrimonio. I soggetti interessati potranno proporsi come partner privati operativi presentando un progetto di valorizzazione dettagliato, finalizzato a garantire una fruizione pubblica qualificata dei due luoghi della cultura, nell’ambito di un partenariato della durata di tre anni, rinnovabile per ulteriori tre, attraverso la sottoscrizione di un apposito Accordo di partenariato speciale pubblico-privato.
Attività previste
Il progetto di valorizzazione dovrà descrivere in modo dettagliato obiettivi culturali, educativi e turistici, azioni operative, modalità organizzative e gestionali, strumenti di comunicazione e promozione, cronoprogramma delle attività, indicatori di risultato e di impatto, nonché il piano economico-finanziario.
Per l’Area archeologica delle Terme Taurine, il partenariato prevede servizi di apertura, vigilanza, accoglienza e assistenza al pubblico, visite guidate e attività di divulgazione culturale anche in lingua straniera, iniziative didattiche per scuole e famiglie, laboratori tematici, programmi di eventi, supporto a manifestazioni speciali e azioni di promozione culturale e turistica, anche mediante strumenti digitali e multimediali.
Per il Museo archeologico nazionale di Civitavecchia, il partenariato sarà orientato alla realizzazione di visite guidate, attività educative e laboratoriali, iniziative di valorizzazione e comunicazione, programmi di eventi e supporto organizzativo in occasione di manifestazioni volte ad ampliare e qualificare la fruizione pubblica.
Con questa iniziativa, la Direzione regionale Musei nazionali Lazio conferma il proprio impegno a promuovere modelli innovativi di collaborazione tra pubblico e privato, finalizzati alla tutela, alla valorizzazione e alla piena accessibilità del patrimonio culturale, quale motore di sviluppo culturale, sociale ed economico dei territori.