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Bracciano 2025: un anno di cura, diritti e comunità. Il bilancio dell’azione amministrativa

Dicembre rappresenta tradizionalmente il momento dei bilanci e, in ambito politico/amministrativo, è fondamentale descrivere quanto realizzato per comprendere meglio il percorso futuro.

Il 2025 per Bracciano è stato un anno di lavoro costante, fatto più di cantieri aperti, servizi rafforzati e relazioni costruite sul territorio che di annunci. Le scelte compiute delineano un’amministrazione che ha puntato sulla manutenzione diffusa, sul welfare di prossimità, sulla partecipazione dei cittadini e su una comunità fondata su diritti, dignità e pace sociale.

La cura del territorio è stata uno dei fronti più visibili. Gli interventi di pulizia straordinaria, sfalcio, riordino degli spazi pubblici e manutenzione di marciapiedi e strade hanno seguito una programmazione continua, che ha interessato centro urbano, quartieri e aree periferiche. Non singole operazioni, ma un’azione quotidiana per migliorare la qualità della vita nei luoghi dell’abitare e dell’incontro.

Sul piano dei servizi sociali, il Distretto RM 4.3 ha rafforzato il presidio delle fragilità, dedicando maggiore attenzione a disabilità, vita indipendente, interventi domiciliari e sostegno alle famiglie. Si è consolidato il doposcuola educativo aperto tutti i giorni, mentre nelle scuole superiori è stato attivato il servizio supporto psicologico, capace di intercettare precocemente disagi emotivi e difficoltà relazionali. Il Servizio Civile è stato promosso come opportunità di crescita per i giovani, integrandoli nel sistema locale dei servizi educativi. Formazione e supervisione hanno sostenuto il lavoro quotidiano degli operatori impegnati nei casi più complessi.

Le scuole hanno rappresentato un ulteriore pilastro dell’anno amministrativo. Accanto agli interventi sugli edifici e ai progetti educativi dedicati a diritti, ambiente, inclusione e pace, il 2025 ha visto un passo avanti concreto con l’apertura del secondo punto cottura alla Scuola di via dei Lecci. La preparazione dei pasti sul territorio consente un miglior controllo sulla filiera, sulle diete speciali e sulla freschezza degli alimenti, restituendo alla mensa una funzione educativa. La scelta di rendere le mense sempre più Plastic Free, con stoviglie riutilizzabili, ha consolidato l’idea del pasto come momento in cui salute, sostenibilità e cura dei bambini si intrecciano.

Sul fronte della partecipazione, il 2025 ha confermato un metodo: assemblee pubbliche, incontri nei quartieri e confronti su mobilità, urbanistica e uso degli spazi sono diventati strumenti ordinari. Questo approccio è emerso in modo particolare nella gestione condivisa del Centro Civico e nella presentazione del progetto “Agorà – Connessioni Urbane”, che ridisegnerà parti centrali della città grazie a un percorso di dialogo con cittadini, comitati e realtà locali.

Anche la sicurezza ha visto passi avanti significativi. La collaborazione con l’Associazione Nazionale Carabinieri ha rafforzato il presidio delle aree più sensibili, affiancando il lavoro della Polizia Locale in una logica di prevenzione e prossimità.

La vita culturale della città si è animata con numerose iniziative: dal Roll!Fest alle rassegne storiche e artigianali, fino a spettacoli ed eventi comunitari. Tra tutte spicca il Concerto della Pace, momento partecipato di dialogo intergenerazionale sui temi della convivenza e del disarmo.

Il tema di Cupinoro è tornato al centro dell’agenda. Le vicende della ex discarica, le pronunce della magistratura e le responsabilità degli enti sovraordinati hanno imposto un confronto rigoroso sui rischi ambientali e sanitari. L’amministrazione ha scelto la via della trasparenza, coinvolgendo l’intero Consiglio Comunale in un’analisi condivisa.

Accanto a tutto ciò, un filo rosso ha attraversato l’anno: l’impegno per diritti e pace. Le ricorrenze del 25 novembre e del 3 dicembre hanno ribadito la centralità della lotta alla violenza di genere e dell’inclusione delle persone con disabilità. La pace è stata interpretata come responsabilità quotidiana, riaffermata anche simbolicamente con il ripristino della Cittadinanza Onoraria “Ius soli” ai bambini nati in Italia da genitori stranieri.

Il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di una comunità che cresce attraverso cura, dialogo e partecipazione. Il 2026 eredita progetti avviati, cantieri pronti e sfide complesse, a partire da Cupinoro, con l’obiettivo di costruire un territorio più giusto, sostenibile e pacifico.

L’agone Nuovo augura un sereno Natale e felice anno 2026

L’Associazione Culturale L’agone Nuovo, augura a tutti i nostri lettori, sostenitori gli auguri per un sereno Natale e felice anno 2026, con la speranza di pace e una serenità che ci permetta una vita tranquilla e ridare alle generazioni future, uno sviluppo concreto e certo.

Tantissimi auguri di buon Natale e sereno anno 2026

Per l’associazione
Giovanni Furgiuele

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Il presepe di Greccio, un gesto politico e spirituale dirompente

Era l’anno 1223 quando Francesco d’Assisi, il “Poverello”, ebbe il desiderio di far rivivere la nascita di Gesù non solo con le parole, ma con immagini concrete, tangibili. L’idea non era nata dal nulla. L’anno precedente, Francesco si era recato a Betlemme e aveva assistito alle celebrazioni della Natività restandone profondamente segnato.

Tornato in Italia, aveva chiesto a papa Onorio III di poter ripetere la rievocazione. Ma le rappresentazioni erano vietate nelle chiese e il pontefice gli concesse solo di celebrare una messa all’aperto. Così, nella notte della Vigilia del 1223, Greccio si trasformò in una nuova Betlemme. Una grotta, una mangiatoia, il fieno, il bue e l’asino: non c’era la Sacra Famiglia, ma la forza del simbolo bastava. La comunità si radunò con fiaccole e canti e da quel gesto nacque una tradizione destinata a diffondersi ovunque.

Il presepe di Greccio non fu soltanto un atto di pietà, ma un gesto politico e spirituale dirompente. Nel tempo delle crociate, quando la cristianità era convinta che la salvezza e la gloria passassero attraverso la conquista armata dei luoghi santi, Francesco propose un’alternativa radicale: la vera Gerusalemme non si raggiunge con le armi, ma con il cuore.

Mentre papi e sovrani incitavano i fedeli a partire per guerre sanguinose, Francesco mostrava che Cristo poteva nascere e farsi presente ovunque, anche in un piccolo borgo dell’Umbria; ribaltava la logica: non serve la violenza, non serve attraversare mari e combattere battaglie, basta ricreare la povertà e la semplicità della grotta di Betlemme.

La scena di Greccio, con il bue e l’asino accanto alla mangiatoia, era un manifesto di pace, segno che la salvezza non appartiene a un luogo geografico, ma è universale. Il presepe era una denuncia contro l’idea che la fede dovesse essere difesa o imposta con la spada. Portare Betlemme tra i monti dell’Umbria significava rendere accessibile a tutti la sacralità, senza bisogno di pellegrinaggi costosi o guerre lontane. Ogni comunità, ogni casa, ogni cuore può diventare Betlemme. Contro la mentalità dominante, Francesco affermava che la vera vittoria non è la conquista di città, ma la conquista della pace interiore, comunitaria e della fratellanza. In questo modo, il presepe di Greccio non fu soltanto la nascita di una tradizione, ma la proclamazione di un nuovo paradigma: la fede non ha bisogno di guerre, perché Dio si fa presente ovunque c’è amore, povertà e fraternità.

Riccardo Agresti

Il Natale nei nostri territori: dal presepe artistico di Oriolo a quello vivente di Vejano

Il Lazio è la culla del “presepe vivente” partendo da quel lontano 1223 quando San Francesco a Greccio, di ritorno da un viaggio in Terra Santa, volle ricreare e mostrare a tutte quelle persone che non avrebbero mai potuto raggiungere i luoghi santi il momento della Natività.
Nella nostra provincia, tra i più suggestivi, possiamo ricordare il presepe vivente all’interno delle rovine di Monterano, quello di Civita di Bagnoregio, quello di Sutri allestito nella necropoli etrusca o quello di Corchiano all’interno delle forre del Rio Fratta.
Tra i tanti l’imbarazzo della scelta è notevole. Noi suggeriamo l’itinerario del fu feudo Santacroce: Oriolo e Vejano.

Un presepe artistico, a Oriolo Romano, nella Chiesa di Sant’Anna

Per tutto il periodo natalizio sarà possibile ammirare il lavoro, la passione e la cura – che durano da circa 25 anni – di Sergio Feliziani e della sua famiglia nel ricostruire, artisticamente, manualmente e minuziosamente, la scena della Natività. All’inizio ciò che colpisce è la dimensione dello stesso, circa 25 metri quadrati di superficie. Successivamente, la successione dei vari “quadri” che rappresentano le molteplici realtà quotidiane: l’osteria, le varie botteghe ed i relativi mestieri, l’orto, le case private o in costruzione, lo scorrere lento dell’acqua di un fiume, la vegetazione a delimitare il paese dalle zone circostanti. A fare da sfondo montagne innevate e un altro piccolo paese illuminato. La particolarità di questo presepe consiste, come nelle migliori tradizioni antiche, nella realizzazione manuale di tutte le molteplici componenti. Per esempio, la “grotta” della Natività, come ci racconta Sergio, è realizzata interamente in tufo: piccoli pezzi tagliati e assemblati come fossero veri blocchetti; così come l’esterno di alcune case è stuccato come se fossero vere costruzioni. Non solo … l’interno delle stesse è arredato: così possiamo ammirare quadri in miniatura, specchi, tavolini, seggiole, tovaglie e tende, letti e materassi e tanto altro ancora grazie all’ingegno e alle mani sapienti di tutta la famiglia Feliziani.

Nel borgo medievale di Vejano, la XXIII edizione del presepe vivente
Un intero borgo che si trasforma dando vita a un caratteristico, animato e suggestivo presepe vivente. L’intero percorso, circa 800 metri, si snoda tra vicoli e viuzze illuminate dalla flebile luce delle fiaccole; inoltre, circa 250 figuranti danno vita ad antiche botteghe e mestieri per rendere ancora più realistica l’atmosfera di festa e di magia di questo particolare periodo dell’anno. Un Natale che diventa racconto vivo fino all’emozionante Natività nella Rocca con canti e musiche di sottofondo. Tre le date in programma: 26, 28 dicembre e 6 gennaio 2026.

Brunella Bassetti

Anguillara, iniziativa dei Consiglieri di minoranza

Lo scorso 10 dicembre, presso il ristorante Massimino ad Anguillara, si è svolta una iniziativa pubblica dei consiglieri di minoranza Michele Cardone, Leda Catarci, Matteo Flenghi ed Enrico Stronati. Scopo della manifestazione è stato quello di fare un consuntivo della Consiliatura in scadenza, la prossima primavera ci saranno le elezioni amministrative, per valutare luci e ombre sull’operato dell’attuale amministrazione  che in primavera avrà avuto a disposizione per attuare il proprio programma, almeno otto mesi in più rispetto alla normale scadenza. Dai dati presentati la critica all’amministrazione è stata netta, in particolare il PNRR è stato considerato un’occasione mancata per il paese, i finanziamenti ottenuti, si parla di 22 milioni di euro, se confrontati con i bilanci comunali pre-PNRR, potevano cambiare strutturalmente il volto di Anguillara, ma, come emerge dagli interventi dei relatori, così non è stato. Si è sottolineata anche la scarsa attenzione da parte dell’amministrazione, ai suggerimenti che negli anni sono stati avanzati agli amministratori, in uno spirito costruttivo e per il bene del paese. Come sottolineato da Leda Catarci, anche le questioni che non dovrebbero essere di parte ma di pura civiltà, come per esempio la richiesta di esporre la bandiera palestinese come atto simbolico di condanna per quanto è avvenuto e ancora avviene nella striscia di Gaza, è stata respinta.

La sala in cui si è svolta l’iniziativa era piena, non tutti hanno trovato posto a sedere e nelle due ore abbondanti occupate dai ragionamenti dei consiglieri, l’attenzione da parte del pubblico è stata altissima. Si notava che l’iniziativa era stata preparata con attenzione, gli interventi sono stati puntuali e non c’è stata nessuna sovrapposizione negli argomenti, il tutto è risultato di facile comprensione da parte dei presenti dando una immagine di unità di intenti apprezzata da tutti.

A conclusione della serata ha tirato le fila Alberto Civica, segretario regionale UIL, il cui intervento oltre a ribadire quanto emerso negli interventi dei consiglieri, ha indicato anche quale dovrebbe essere lo spirito della prossima amministrazione comunale in termini di attenzione ai giovani, ai cittadini e al territorio di Anguillara che meritano molto di più di quello che è stato fatto.

Come dichiarato dai quattro consiglieri, a questa iniziativa ne seguiranno altre, più specifiche, volte ad informare i cittadini sui vari temi che ancora affliggono Anguillara che, tanto per citarne alcuni, sono per esempio la gestione delle risorse idriche, quella dei rifiuti, la mancanza di spazi per i giovani e la mancanza di luoghi polivalenti in cui poter svolgere delle manifestazioni culturali, cinema, teatro, concerti che ad Anguillara sono praticamente assenti.

Salvatore Scaglione

ASL Roma 5, percentuale di parti con taglio cesareo: nell’Ospedale di Tivoli uno dei dati migliori del Lazio

Riceviamo e pubblichiamo

L’ultima edizione del Programma Nazionale Esiti di Agenas, di recente pubblicazione, premia il Punto Nascita del San Giovanni Evangelista.

Il Punto Nascita del Presidio Ospedaliero San Giovanni Evangelista di Tivoli registra, per l’anno 2024, una delle più basse percentuali di tagli cesarei primari a livello regionale. Il dato è riportato nell’ultima edizione del rapporto PNE (Programma Nazionale Esiti) pubblicato nei giorni scorsi da Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Il significativo risultato pone il Punto Nascita di Tivoli, diretto dal Dott. Valerio Napolitano, tra le eccellenze regionali per l’appropriatezza dei parti, evidenziando il costante impegno della ASL Roma 5 e del reparto nel garantire qualità delle cure e centralità della donna e della coppia.

Il percorso nascita dell’Ospedale di Tivoli prevede oggi una presa in carico delle gravidanze a partire dalla 37ª settimana, o anche in epoca più precoce in presenza di specifiche condizioni cliniche. Durante il travaglio e il parto è garantita un’assistenza continua e personalizzata, basata su un rapporto one-to-one, che consente un accompagnamento costante e qualificato da parte dell’équipe sanitaria.

È assicurata la possibilità di accedere alla parto-analgesia h24, così come la presenza di una persona di fiducia durante tutta la fase attiva del travaglio e fino alle due ore successive al parto. Subito dopo, il neonato viene posizionato in contatto pelle a pelle con la madre fino alla cessazione della pulsazione cordonale. I diversi ambienti dell’Ostetricia e Ginecologia sono pensati per favorire condizioni di accoglienza e comfort durante tutto il percorso assistenziale, promuovendo un clima di fiducia e serenità che accompagni la donna e la coppia.

Nel corso del 2024, oltre 400 donne si sono rivolte all’assistenza e alle cure dell’Ospedale di Tivoli per il parto, con un trend di accessi in costante aumento.

Il Natale visto con gli occhi dei bambini

Speranze, desideri, aspettative e visioni all’alba della vita

In questi giorni che precedono il Natale, sullo sfondo di tante persone che freneticamente vanno, fanno, comprano, ridono o si arrabbiano, cercano e trovano, parlano e gridano, si baciano e litigano, il mio sguardo cerca i bambini.

Sullo sfondo, appunto.

Forse è il mio bambino interiore a cercarsi in quelle innocenze poliedriche e belle, l’adulto saggio che sa ritornare al tempo beato dell’immediatezza, fatto sta che m’incanto, smarrisco la razionalità imposta dall’adultesimo per perdermi nel pulviscolo dei sogni a occhi aperti.

Mi chiedo se quegli occhietti puliti e quelle manine trascinate dalla frenesia dei loro conduttori credano ancora a Babbo Natale, a quel vecchio buono che vola di tetto in tetto nei cieli freddi che precedono la Santa Notte; mi chiedo se qualcuno gli insegni a scrivere la letterina con i propri desideri, da mettere sotto il caminetto (o sotto la cappa aspiratrice dei fornelli se il caminetto non c’è).

Li guardo, i bambini, sanno ridere per nulla, sorridere a prescindere, trovare entusiasmo nelle condizioni peggiori, con una farfalla che vola, una palla che rotola, una caramella o un fischietto; li guardo e mi sembra di leggerli i loro pensieri, scritti in stampatello ordinato su quaderni a quadretti grandi e le cornicette curate.

Il Natale è la festa di un Bambino che nasce e che cambierà la storia del mondo; ma non è, in fondo, la storia di ogni bambino che nasce, non contribuirà a cambiare a sua volta la storia del mondo con ciò che farà e come lo farà?

In ogni ‘oh’ di stupore c’è la favola delicata di ciò che è ancora possibile, una vocale aspirata e pronunciata a bocca aperta che può ribaltare le logiche corrotte dell’insensibilità, del cinismo, dell’utilitarismo.

In quegli sguardi apparentemente distratti ma in realtà persi a cercare un folletto o una fata, c’è la richiesta di più tempo e meno giocattoli, più racconti e meno silenzi, più calore di abbracci e meno luce fredda di schermi tecnologici.

Il Natale visto con i loro occhi è un abete altissimo e pieno di sfere di vetro che arrivi fin su, su, su,…su, per poter affidare le suppliche a un cielo che sia per tutti casa e serenità, pacificazione e uguaglianza.

Il Natale visto con i loro occhi è il Natale che vorrei, vorremmo tutti noi schierati nelle moltitudini dei giusti, una festa senza lacrime, senza privazioni e senza notti insonni squassate da fragori e lampi di bombe e temporali.

Una festa di case e non di cose, di legami e non di molliche disperse nel bosco, di adulti che sappiano esserci e non divagare; forse questo è il Natale che vogliono i bambini, meravigliosi, unici, impareggiabili cacciatori d’infinito.

Una richiesta. Un desiderio. Un rimprovero, per adulti che corrono dietro al Natale dalle luminarie senza luci e senza futuro.

Gianluca Di Pietrantonio

     

Recovery Plan e PNRR. Il grande prestito dell’Europa: una opportunità persa?

Tutti abbiamo guardato al PNRR come occasione unica per rilanciare l’economia e la coesione sociale in Italia, una pioggia di miliardi tutti insieme per affrontare le criticità di sanità, formazione, lavoro, ricerca, energia, e avviare un percorso di sviluppo diverso, sostenibile.

Purtroppo, a sei mesi dalla sua scadenza, si materializza una dura realtà: è una grande occasione mancata, se nelle previsioni di Bruxelles il PIL di quest’anno cresce solo del +0,4% (rispetto allo 0,7% stimato in primavera); e dopo l’esaurimento di questi fondi europei (peraltro quasi tutti da restituire) torneremo come prima, anzi peggio di prima.

Le cause sono molteplici: tante risorse disperse in mille rivoli senza una visione di futuro migliore e diverso, trasferimento di fondi verso l’industria ed il settore privato (come per la  sanità) sbilanciato rispetto agli investimenti nel lavoro e nelle risorse umane, e quelli per la manutenzione del territorio; priorità alla spesa piuttosto che alla sua qualità, dimenticando che i soldi in prestito sono una risorsa soltanto se investiti nello sviluppo che genera nuova ricchezza con cui ripagare il debito e aumentare la qualità di vita dei cittadini.

A queste si aggiungono antiche criticità nella gestione progettuale, lentezze burocratiche e di capacità di spesa che hanno portato a spostare fondi da un progetto ad un altro; ma invece di intervenire, spesso si è utilizzato questo alibi per cancellare progetti “meno graditi”. Come per il clamoroso recente taglio ai fondi per le CER (Comunità Energetiche Rinnovabili, potente strumento per la transizione energetica attraverso, ad esempio, la proliferazione del fotovoltaico sui tetti delle città): hanno ridotto da 2,2 miliardi a soli 795 milioni, colpendo anche chi già aveva avviato le attività e ora si ritrova inspiegabilmente penalizzato, come è avvenuto a molti partecipanti alla CER di Anguillara.

Proprio ad Anguillara è piovuta una valanga di milioni, mai visti prima, con tanti progetti che non rispondono a un approccio sistemico coerente con una “visione” di futuro, che non c’è: come una viabilità molto fantasiosa finanziata con fondi per lo sport, una riforestazione urbana che è una pesante voce di spesa piuttosto che la rigenerazione di un ecosistema, e una piscina comunale senza copertura, con un dispendio enorme di energia per il riscaldamento, la cui gestione sarà un vero problema. La priorità non doveva essere spendere a tutti i costi, ma investire in progetti che cambiassero in meglio la città: è una grande opportunità persa?

Giuseppe Girardi

Il senso della festa di Natale: per alcuni è solo una vacanza

Il Natale del 1945 fu il primo in tempo di pace per l’intera nazione. Il Paese era in ginocchio. La gioia della fine delle ostilità si mescolava all’angoscia per le condizioni di vita e per il destino dei propri cari ancora dispersi o prigionieri.

Le donne furono le vere artefici della conservazione dello spirito natalizio.

Il Natale di “oggi” e di “ieri” rappresentano due momenti storici e culturali opposti.

Le differenze principali risiedono nel senso profondo della festa, che è passato dalla consapevolezza e semplicità senza eccessi a un fenomeno dominato dal consumismo e dalla spettacolarizzazione.

Il senso religioso si ripete nella messa e nella tradizione del presepe, ma per alcuni è un periodo di festa, di vacanza e di tempo libero.

Il Natale è “smarrito” tra la propaganda e la realtà. Si ritrova nella morsa di guerre, reali e culturali, che ne offuscano il senso. Il profondo significato del Natale sembra perdersi nella retorica.

Giorgia Meloni, con orgoglio,  afferma di essere dalla parte di  “Dio, Patria e Famiglia”, con tono risoluto, e si espone ad una contraddizione tra il dichiarato e il vissuto.

Non vedo i gesti di vera carità e di fratellanza che il suo governo ci offre e che il Natale dovrebbe celebrare.  Appaiono più evidenti gli interessi di parte e di partito.

La Patria si scontra con lo stile comunicativo aggressivo e offensivo, il protezionismo, la chiusura delle frontiere.  La vera “patria” è l’umanità intera;  è riconoscere l’altro tuo simile, specialmente in un momento di crisi.

La famiglia spesso sbandierata come nucleo ideale, si ritrova ad affrontare precarietà economica, solitudine e nuove forme di convivenza che la politica stenta a riconoscere e a condividere.

Inoltre, le dinamiche di potere, comprese quelle internazionali incarnate da figure come Trump, determinano un clima di incertezza e di divisione che è l’esatto opposto del messaggio di unità del Natale.

Il senso profondo del Natale non risiede nelle promesse elettorali, nelle feste di partito, negli addobbi o nei consumi sfrenati, o nei centri-migranti in Albania;  risiede invece nel gesto di cura, nell’accoglienza del fragile, nel riconoscere l’altro e nella condivisione.

Il “viatico” per celebrare il santo Natale è guardare oltre lo slogan per costruire concretamente una società in Dio che sia l’amore per il prossimo, la Patria sia la nostra Terra comune, e la Famiglia sia ogni legame di cura e di rispetto. Auguri.

Franco Marzo

Editoriale. Natale di pace, speranza e sviluppo

Care/i Cittadini, Cari Sostenitori,

Il 2025 si sta per concludere, lasciando a noi e alle future generazioni una situazione assolutamente inedita: viviamo le conseguenze dirompenti di una pandemia ormai alle nostre spalle, insieme a grandi e drammatici sconvolgimenti economici e sociali in un quadro di frantumazione degli equilibri politici internazionali dagli esiti incerti e densi di preoccupazioni.

Nel ringraziare i lettori de L’Agone che sempre più numerosi ci leggono, vorrei proporre alla nostra riflessione alcuni interrogativi che devono – così ci auguriamo – suscitare la giusta attenzione da parte di chi governa il nostro Paese e amministra le nostre città, ma anche un nuovo protagonismo dei cittadini che devono tornare ad essere attori delle scelte che li riguardano, reagendo dal basso alla crisi della rappresentanza che è uno dei mali del nostro tempo.

Siamo nel mezzo della più grave crisi globale degli ultimi 80 anni, in cui si intrecciano le sfere economica, sociale e ambientale, i tre elementi caratteristici di quello “sviluppo sostenibile” a cui puntiamo per far crescere armonicamente ed equamente economia e qualità di vita, mettendo al centro la salvaguardia dell’ecosistema e la tutela dei diritti fondamentali delle persone, in primis lavoro, salute, istruzione.

Invece siamo ripiombati in un clima di guerra, assistiamo ad atrocità inaudite che pensavamo di non dover più rivedere dopo la tragedia del nazi-fascismo, viviamo la guerra in Europa e assistiamo a conflitti in tutto il mondo che riportano in auge la legge del più forte e la sopraffazione sui più deboli, l’aumento del divario fra chi ha e chi non ha.

L’Italia è drammaticamente coinvolta, se pensiamo allo spostamento di ingenti risorse economiche verso l’industria bellica sottraendole alle politiche sociali, in un clima di crescente autoritarismo che deve essere fermato se aspiriamo ad una società libera e aperta, se non vogliamo che la militarizzazione penetri nelle scuole (come sta accadendo) e pervasa tutta la società.

Non esistono soluzioni facili a problemi difficili, ma possiamo uscirne se sapremo comprendere che la crisi è una opportunità di cambiamento: se sapremo cogliere la prospettiva sociale e politica della transizione ecologica, che è insieme riconversione delle coscienze e dell’economia, per contrastare le varie forme di inquinamento ed i cambiamenti climatici e limitare il consumo di risorse naturali che cresce a ritmi insostenibili, tutte cause delle crescenti ingiustizie sociali e di conflitti; se sapremo comprendere la straordinaria forza e attualità del messaggio di Papa Francesco; se crescerà la consapevolezza che crisi ambientale e crisi economica sono due facce della stessa medaglia.

Se tutto questo accadrà, sarà possibile costruire uno sviluppo durevole ed equo, che tenda a superare le ingiustizie, ma prima di tutto che ricacci indietro le prospettive di guerra.

Non è facile ma è possibile. Non è un sogno, occorre volerlo.

Credo che possiamo farcela.

Come Associazione Culturale “L’agone nuovo” incalzeremo anche i nostri Amministratori verso scelte coerenti, unitarie, per valorizzare le risorse e aumentare la possibilità di sviluppo, con tutte le nostre forze e strumenti tra i quali il sito (HYPERLINK “http://www.lagone.it”www.lagone.it) che renderemo sempre più attuale.

Dobbiamo stare nella rete e fare rete superando difficoltà e situazioni di precarietà di vario genere, a cominciare da quelle economiche. Questo implica rafforzare tutti gli strumenti in nostro possesso, lavorare nei “social” sia nazionali che locali, allargare i contatti con il mondo delle associazioni territoriali, costruire occasioni di confronto con iniziative “in presenza” e “a distanza”.

Accanto a questa azione proattiva e propositiva, continueremo a garantire – con il giornale cartaceo e con il sito web – una informazione sempre più attenta, responsabile, libera e autonoma.

E’ mio dovere ringraziare pubblicamente la Redazione tutta e i membri del Consiglio di Amministrazione che hanno contribuito con il loro lavoro volontario al mantenimento e consolidamento dell’Associazione.

A tutti Voi, Cittadini e lettori, il ns. Augurio di Buon Natale e Felice Anno 2026. Sosteneteci sempre. Grazie

Giovanni Furgiuele, presidente dell’Ass. Cult. No Profit L’agone Nuovo