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Emergenza docenti di ruolo fuorisede legge 107/2015: fino a 90.000 € di spese abitative e richiesta di priorità di rientro nella mobilità 2026

Riceviamo e pubblichiamo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene non più rinviabile una presa di posizione chiara e responsabile sulla gravissima condizione economica e sociale in cui versano migliaia di docenti di ruolo fuorisede. La questione abitativa e il progressivo impoverimento del personale scolastico non possono più essere considerati effetti collaterali del sistema, ma rappresentano oggi una vera emergenza strutturale che incide sulla dignità del lavoro pubblico e sulla qualità dell’istruzione.

Il contesto generale è noto e documentato. In molte aree del Paese il costo dell’abitare assorbe oltre il 40 per cento del reddito netto mensile, con punte che raggiungono il 60–65 per cento nelle grandi città. In Europa oltre il 30 per cento delle persone a rischio povertà vive in condizioni di sovraccarico abitativo, mentre in Italia, a fronte di circa 9,6 milioni di abitazioni vuote, quasi quattro milioni di persone si trovano in una condizione di povertà abitativa. A questo scenario si affianca una dinamica salariale stagnante: la retribuzione media annua lorda dei lavoratori italiani si attesta intorno ai 33.000 euro, ben al di sotto di quella di altri Paesi europei comparabili.

All’interno di questo quadro già critico, la condizione dei docenti di ruolo fuorisede appare particolarmente grave. Migliaia di insegnanti immessi in ruolo con la legge 107 del 2015 si trovano ancora oggi, a distanza di quasi dieci anni, lontani dalle proprie città di residenza. Quella che doveva essere una fase temporanea si è trasformata, nei fatti, in una permanenza forzata che ha inciso profondamente sulla vita economica, familiare e personale di questi lavoratori.

Le conseguenze economiche sono ormai evidenti e quantificabili. Nell’arco di dieci anni, molti docenti hanno speso esclusivamente per l’affitto cifre comprese tra i 70.000 e i 90.000 euro, somme enormi se rapportate agli stipendi del comparto scuola. A tali costi vanno aggiunti quelli per le utenze, i trasporti, i viaggi frequenti per mantenere i legami familiari, il mantenimento di due domicili e la sostanziale impossibilità di accedere a forme di risparmio o di investimento. Per molti insegnanti, la prospettiva di acquistare una casa o di costruire una stabilità economica è stata completamente compromessa.

Si tratta di un impoverimento progressivo e strutturale, che non deriva da scelte individuali ma da un assetto normativo che ha scaricato sui singoli lavoratori il peso di una mobilità non accompagnata da adeguate tutele. Una povertà silenziosa, che non sempre emerge nelle statistiche, ma che si manifesta nella rinuncia, nell’incertezza e nella difficoltà quotidiana di sostenere spese essenziali. Una condizione che incide anche sul benessere psicologico e sulla qualità del lavoro svolto.

Particolarmente significativa è la situazione dei docenti appartenenti alla classe di concorso A046 – discipline giuridiche ed economiche, chiamati a formare gli studenti sui principi dello Stato di diritto, dell’economia e della cittadinanza consapevole. È una contraddizione evidente che proprio coloro che insegnano il valore delle istituzioni e dei diritti fondamentali siano costretti a vivere in una condizione di fragilità economica che mette in discussione l’effettività di quei diritti.

Le ricadute di questa situazione non riguardano soltanto i singoli docenti, ma l’intero sistema scolastico. La difficoltà a sostenere il costo della vita nelle sedi di servizio contribuisce alla crescente rinuncia ai ruoli, alla scarsa partecipazione ai concorsi in alcune aree del Paese e alla discontinuità didattica. Una scuola che si regge sul sacrificio permanente dei suoi lavoratori è una scuola strutturalmente fragile.

Alla luce di tutto ciò, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che la prossima fase di contrattazione sulla mobilità interprovinciale per l’anno scolastico 2026 debba segnare un cambio di paradigma. È necessario riconoscere formalmente che i docenti immessi in ruolo con la legge 107/2015, dopo anni di servizio svolto lontano dalla propria residenza e dopo un sacrificio economico ampiamente documentabile, debbano vedersi garantita una priorità assoluta nel rientro nei propri centri di residenza.

Tale priorità non può essere considerata un’eccezione o una concessione, ma una misura di riequilibrio e di giustizia amministrativa, volta a sanare una disparità che si è protratta per un tempo irragionevole. Continuare a trattare queste situazioni come ordinarie significa ignorare l’impatto economico e sociale prodotto da oltre un decennio di permanenza forzata fuori sede.

Il CNDDU rivolge pertanto un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la questione venga assunta come prioritaria nell’agenda politica e contrattuale del Ministero e affinché si apra un confronto serio e concreto finalizzato a garantire, a partire dalla mobilità 2026, il rientro effettivo nei territori di residenza del personale immesso in ruolo con la legge 107/2015.

Restituire dignità ai docenti significa riconoscere che non può esistere una scuola solida se chi vi lavora è costretto a vivere in una condizione di precarietà economica permanente. Significa investire nella stabilità delle comunità scolastiche, nella qualità dell’insegnamento e nella credibilità delle istituzioni.

Il CNDDU continuerà a sostenere questa istanza con senso di responsabilità e spirito costruttivo, nella convinzione che il tempo delle attese sia ormai concluso e che una risposta equa e strutturale non sia più rinviabile.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Bracciano Basket. Il minibasket ieri ed oggi

In un mondo sempre più tecnologico, digitale e “social” e che adesso affronta anche i nuovi scenari dell’intelligenza artificiale, fa quasi strano continuare a parlare di minibasket con il consueto approccio analitico e non digitale!

Al Palaprovincia, sempre più bello e funzionale, entrano ogni settimana, oggi come ieri (25 anni fa!), i nostri protagonisti con i loro sogni, le loro potenzialità ed i loro limiti, con emozione e grandi sorrisi, con tanta voglia di divertirsi, confrontarsi, parlare, spingersi, rotolare… sono i nostri bambini. Il progresso tecnologico in palestra non la fa da padrone, la palla è la stessa da sempre, così come i canestri e la retina che enfatizza il canestro realizzato con il suo entusiasmante “ciuff” In tale contesto il minibasket diventa elemento aggregante e stimolante, attività che favorisce la motricità e che sviluppa competenze cognitive, emotive e sociali, costruendo le fondamenta per un apprendimento e uno stile di vita sano.

Dopo 25 anni di attività il minibasket a Bracciano non è cambiato, perché si avvale da sempre di istruttori qualificati ed attenti al processo evolutivo dei bambini, in tutti i loro aspetti, confinando la “tecnica” quale strumento utile e funzionale a consentire ai bambini di conoscere ed apprendere le abilità e le competenze proprie della pallacanestro, accompagnandoli quindi nella scelta, nel futuro, del proprio sport preferito. E’ importante per la nostra associazione sportiva che i bambini possano trascorrere le ore di lezione in palestra in un clima sereno e costruttivo, che possa contribuire alla loro crescita personale e non solo in una possibile proiezione di futuri cestisti. In un contesto sociale sempre più digitale, dove i rapporti tra soggetti “in presenza” trovano poco spazio, vivere la palestra ed il minibasket rappresenta un’opportunità da non perdere. Fanno parte naturalmente di questo contesto i genitori, che attraverso la loro consapevolezza dell’importanza dello sport accompagnano, seguono e condividono con i propri figli tale passione, in modo sano e partecipativo.

E dunque al sistema reale, concreto, fatto di persone, ovvero di bambini, istruttori e genitori che va il doveroso ringraziamento, perché la loro sinergia di intenti anche quest’anno ha permesso di svolgere un’attività ludico-sportiva che ha una grande valenza sociale ed educativa e che rappresenta le fondamenta attraverso le quali costruire un progetto di sport e di basket che possa coinvolgere nel futuro sempre più giovani di Bracciano e zone limitrofe a diventare parte attiva del settore giovanile e seniores (serie C).

Grazie ai nostri mini atleti, ai loro genitori ed allo staff e un augurio a tutti di trascorrere serene festività natalizie.

A.S.D. BRACCIANO BASKET

Liceo Vian: al via l’Orientamento 2025-2026 tra Open Day, laboratori e giornate da liceale

Il Liceo “Ignazio Vian” apre ufficialmente la stagione dell’Orientamento in entrata per l’anno scolastico 2025-2026 con un calendario ricco di appuntamenti, incontri e attività rivolti agli studenti delle scuole secondarie di primo grado del territorio. L’iniziativa, coordinata dalla Funzione Strumentale Prof. Angelo Ragno, punta a offrire alle famiglie e ai nostri futuri studenti, un quadro completo e coinvolgente dell’offerta formativa dell’istituto, attraverso un mix di esperienze dirette, visite guidate e attività interattive.

La novità più saliente di quest’anno è sicuramente l’apertura del nuovo indirizzo di SCIENZE UMANE, con la possibilità di iscriversi per l’A.S. 2026-27 a un nuovo percorso di studi che il nostro istituto e la DS Lolli hanno voluto fortemente, per intercettare i bisogni formativi ed educativi del territorio.

Open Day tra novembre e gennaio

Il programma degli Open Day si articolerà in cinque giornate complessive tra Bracciano e Anguillara, con appuntamenti sia mattutini sia serali. Le visite includono tour guidati dell’istituto, presentazioni in aula magna, incontri con i docenti e la possibilità di partecipare a tre laboratori tra quelli attivati: dalle lingue classiche alle scienze, dalla robotica al linguistico, passando per informatica, fisica, chimica e l’innovativa aula immersiva.

Durante l’accoglienza, studenti del nostro istituto guideranno famiglie e ragazzi alla scoperta degli ambienti del liceo, fornendo materiali informativi, gadget, e supporto per la prenotazione dei laboratori e della “giornata da liceale”. Non mancherà inoltre uno sportello dedicato alle iscrizioni sulla piattaforma ministeriale UNICA.

Innovativa per quest’anno, sarà la serata del 16 dicembre (17.30-20.30) dove oltre alla possibilità di partecipare a laboratori didattici e visite dell’istituto, ci saranno concerti e spettacoli teatrali realizzati dai nostri studenti.

Laboratori interattivi per le scuole medie

Come ogni anno, il Liceo Vian propone una serie di laboratori interattivi rivolti alle classi terze delle scuole medie del territorio. Le attività, che si svolgeranno nelle sedi del liceo durante il mese di dicembre e gennaio, coinvolgeranno discipline come fisica, latino, greco, tedesco e arte, offrendo un primo assaggio della didattica liceale.

Il Liceo entra nelle scuole del territorio

Parallelamente, alcuni docenti e studenti del Vian faranno visita alle scuole medie di Anguillara, Bracciano, Manziana, Oriolo e Trevignano e altre del territorio di Roma nord con l’obiettivo di presentare l’Istituto e rispondere alle domande degli studenti orientati alla scelta del percorso superiore.

Giornata da liceale”: vivere il Vian dall’interno

Dal 9 al 15 dicembre e dal 12 al 24 gennaio gli studenti delle medie potranno trascorrere una mattinata all’interno del Liceo sia nella sede di Bracciano che di Anguillara, partecipando alle lezioni vere e proprie dei vari indirizzi. Le prenotazioni, gestite tramite modulo online, saranno possibili sul sito dell’istituto.

Ricordiamo anche l’attenzione che il nostro istituto pone da sempre verso l’inclusione, verso le eccellenze sportive, verso la solidarietà attiva (flash mob) e verso i  fenomeni di contrasto ed eliminazione della violenza contro le donne e la possibilità di fare “rete” con le istituzioni locali, mettendo sempre al centro del progetto scolastico i nostri studenti.
La funzione strumentale dell’Orientamento.

Prof. Ragno Angelo

Istituto Tecnico Agrario “Salvo D’Acquisto” ospite al museo dell’olio a Monte San Savino

Il 18 novembre i ragazzi dell’Istituto Tecnico Agrario “Salvo D’Acquisto” di Bracciano ospiti al museo dell’olio SuprEvo a Monte San Savino (Arezzo), una mattinata all’insegna della cultura, della storia e della sana alimentazione che ha permesso ai nostri ragazzi di approfondire la conoscenza di uno dei prodotti simbolo della tradizione agricola italiana.

Il museo SuprEvo non è un museo tradizionale: si tratta di un percorso multimediale e sensoriale che accompagna i visitatori in un viaggio alla scoperta dell’olio e della sua storia, dalle origini antiche fino alla produzione moderna.

All’interno delle sue dieci tappe tematiche, gli studenti hanno potuto osservare video interattivi, pannelli informativi, strumenti tradizionali di raccolta e lavorazione, confrontando tecniche antiche e moderne, incluse quelle del frantoio dotato di tecnologie all’avanguardia.

La visita ha offerto una comprensione concreta di come l’olio extra vergine venga prodotto, quali caratteristiche organolettiche lo rendono pregiato.

Gli studenti hanno potuto apprendere tutte le fasi che vanno dalla raccolta fino all’ottenimento dell’olio, capendone le importanti proprietà nutritive, e di come questo fantastico prodotto abbia influenzato l’economia, la cultura e la gastronomia italiana.

Un momento particolarmente apprezzato dai ragazzi è stato quella della degustazione guidata, durante la quale gli studenti hanno imparato ad apprezzare le diverse sfumature di aroma e sapore dell’olio extra vergine, confrontando varietà differenti e mettendo in pratica le tecniche di assaggio.

Per gli studenti non è stato solo un’uscita didattica ma un’occasione per consolidare conoscenze fondamentali legati al loro percorso di studi.

L’olivicoltura racchiude competenze tecniche, scientifiche, storiche e culturali: dalla coltivazione dell’olivo, alla gestione del frantoio, fino alla comprensione del suo ruolo nel contesto socio-economico italiano e nell’importanza per la saluta umana.

Al termine della visita i ragazzi hanno espresso entusiasmo e curiosità per le conoscenze acquisite portando con sé non solo immagini ma nuove consapevolezze sul valore dell’olio come prodotto agricolo, storia e stile di vita.

Il professore Alessio Fiorucci

Stefania

Nel fitto silenzio del presepe, dove le ombre tremano come respiri e le luci delle lanterne disegnano sentieri dorati, si muove una figura lieve, quasi timida, ma intensa come una preghiera appena sussurrata: Stefania, la vergine dal cuore puro.

La sua storia non appartiene ai vangeli, ma nasce dal popolo, dalle voci antiche che amavano colmare gli spazi lasciati vuoti dalla Scrittura. È una storia semplice e, proprio per questo, tocca l’essenza del sacro.

 

Si narra che Stefania, quando l’eco celeste dell’annuncio risuonò tra le stelle e fece vibrare l’aria come un’arpa d’oro, sentì il cuore incendiarsi di meraviglia. Lasciò la sua casa, come chi segue un presagio antico, e corse verso la grotta, attratta dal Bambino di luce come da un canto che solo le anime pure possono udire. Ma gli angeli, armigeri del Mistero, splendenti come ferri temprati nella fiamma divina, le sbarrarono il passo con le loro ali spiegate: nessuna fanciulla non maritata poteva varcare il cerchio sacro che custodiva la Madre.

Stefania, ferita, ma non vinta, chinò il capo come fanno i pellegrini davanti all’Altissimo. Si allontanò, e fu allora che scorse, ai suoi piedi, una pietra bianca: levigata come la luna d’inverno, silenziosa come un voto non ancora pronunciato. La raccolse con mani tremanti, la avvolse in morbide fasce, come si fascia un sogno, e la strinse al petto. Era un gesto umile, eppure colmo dell’amore che precede la vita stessa: l’amore di chi sa accogliere ciò che ancora non ha nome.

Il mattino seguente tornò alla grotta. Camminava piano, cullando la pietra come fosse già un figlio promesso dal cielo. Gli angeli, vedendo quel moto disarmato di tenerezza, si scambiarono un muto consenso e le aprirono il varco, come si apre una porta sacra a chi porta un’offerta del cuore. Quando giunse davanti a Maria, il prodigio si compì con la dolcezza improvvisa di un lampo benigno: la pietra fremette, prese calore, poi, come destata da un sonno che durava dall’alba dei tempi, starnutì. Dalle fasce sbocciò un bambino, luminoso come una stella appena forgiata nel respiro di Dio.

Così nacque, secondo le antiche cronache, il Figlio della Pietra: dono inatteso, miracolo di chi crede nella vita prima ancora che essa si riveli, segno che il Cielo non dimentica mai coloro che amano dal profondo del cuore.

Narrano le antiche cronache che quel bambino, nato dalla pietra e dall’amore indomabile di una fanciulla fu chiamato Stefano: il Coronato, perché sul suo capo pareva posarsi una luce sottile come un’aureola d’alba; il Prediletto, poiché il suo sorriso aveva la dolcezza di chi è toccato dal favore celeste. Crebbero attorno a lui canti e leggende e molti videro nella sua nascita un segno: che la grazia non scende solo sui potenti o sui sapienti, ma si posa lieve sulle anime pure, su coloro che custodiscono la vita anche quando essa dorme ancora nella pietra.

Ancora oggi, nelle notti d’inverno, quando il vento passa tra i rami come un monaco che recita salmi, si dice che la sua luce continui a brillare: memoria di un miracolo umile, nato dal cuore di una fanciulla che non si arrese al silenzio degli angeli, e che per questo fu benedetta oltre ogni attesa.

 

Da allora, nel presepe napoletano, Stefania vive ancora: una giovane donna che stringe tra le braccia il figlio miracoloso, nato non dalla carne, ma dall’amore. È l’immagine della speranza che vince ogni divieto, della fede che trasforma ciò che è inerte in vita, della purezza che genera il prodigio.

I maestri presepiali la collocano tra le vie laterali, ai margini della scena, come un segreto che bisogna saper vedere: la ragazza che offrì al Natale un gesto di tenerezza, e che ottenne in cambio un miracolo.

Stefania è la controparte luminosa della zingara. La zingara annuncia, presagisce, porta con sé l’ombra del destino. Stefania accoglie, custodisce, trasforma la pietra in bambino.

Due mondi opposti e complementari, due strade diverse che portano alla stessa grotta: il mistero della Natività che si riflette nei cuori umili e nei destini dimenticati.

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

Riccardo Agresti

Storie per le feste: da Taipei all’Europa, il cinema per tutti i gusti ed età

Arriva nelle sale italiane, in questo periodo di feste, una costellazione eterogenea di titoli che attraversano culture, generi e umori del cinema di casa nostra e internazionale. Da vedere La mia famiglia a Taipei” (“Left Handed Girl”), opera taiwanese vincitrice della Festa del Cinema di Roma: un film delicato, costruito in levare, dove sono le donne a tenere le redini del quotidiano, spesso costrette a misurarsi con un maschile dai comportamenti arretrati e sessisti che, a volte, regala eccezioni. La regista intreccia con cura narrativa e osservazione sociale, trasformando il ritratto di un nucleo familiare in un affresco urbano vibrante. L’eleganza della messa in scena, fatta di ellissi, silenzi e improvvisi slanci emotivi, restituisce una Taipei intima e mai convenzionale e un punto di vista ad altezza (nei piano-sequenze è così che viene posizionata la macchina da presa) della protagonista, una dolce e simpatica bambina di 6 anni.

Accanto a questo incantevole film asiatico, il calendario delle uscite in sala propone il cammino intimo di Buen Camino” scritto da Checco Zalone – anche protagonista – e Gennaro Nunziante che ne firma la regia. Un road movie spirituale su sentieri più personali che religiosi che porteranno Zalone a fare i conti con sé stesso.

Arriva poi Primavera”, delicato film storico-biografico, liberamente tratto dal romanzo Stabat Mater di T. Scarpa, opera prima di Damiano Michieletto, tra fragili risvegli sentimentali e la musica (vivaldiana) che tutto può, indaga l’ingiustizia della condizione femminile, con Michele Riondino (Antonio Vivaldi), Tecla Insolia, Andrea Pennacchi e Stefano Accorsi. Nonostante l’ambientazione veneziana, in costume, di inizio Settecento, “Primavera”, resta contemporaneo; ed è la volta di Filmlovers!”, film meta-cinematografico e giocoso di Arnaud Desplechin, che celebra la comunità degli spettatori prima ancora che l’atto di filmare e riflette sulla cinefilia e sull’atto di andare al cinema.

Dalla Francia giunge il film di animazione La piccola Amélie” di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han, racconto ambientato in Giappone negli anni Sessanta, sospeso tra infanzia e immaginazione e tra colori pastello e colori brillanti, mentre “Lo sconosciuto del grande arco”, un biopic dedicato alla figura di Otto von Spreckelsen, l’architetto che progettò l’arco de La Défense, inserisce una vicenda noir nel paesaggio politico della Parigi del 1983 e percorre le tensioni tra arte, individuo e istituzioni. L’azione più tesa è quella del film No Other Choice – Non c’è altra scelta”, con Lee Byung Hun (“Squid Game”), un thriller con risvolti da commedia, sudcoreano, che fonde denuncia e ritmo serrato.

Per i più giovani, e non solo, torna l’energia della spugna gialla con “SpongeBob – Un’avventura da pirati”, epica e colorata avventura negli abissi inesplorati, tra mostri marini, navi pirata e situazioni esilaranti, che non dimentica l’umorismo surreale della serie.

Esce in sala anche un thriller psicologico americano, ispirato all’omonimo romanzo, Una di famiglia” di Paul Feig, con Amanda Seyfried.

Una fine e inizio di anno ricca di storie fantastiche, reali, interpretate o animate pronte per essere vissute, non resta che immergersi nella magia del grande schermo.

Marzia Onorato

L’augurio natalizio del sindaco di Bracciano

Riceviamo e pubblichiamo

Buon Natale.
Le feste sono anche un promemoria: una città sta meglio quando mette al centro 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 e quando si riconosce come 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀, capace di stringersi, ascoltarsi e 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨.
La politica, quando serve davvero, è questo: fare spazio a chi fa più fatica, costruire opportunità, tenere insieme differenze e bisogni, 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐥 “𝐧𝐨𝐢”.
È un invito e un auspicio per tutte e tutti: continuare, come cittadine e cittadini, a camminare insieme perché la speranza non resti una parola, ma diventi 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞, 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 e 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐜𝐢𝐩𝐫𝐨𝐜𝐚.
𝐁𝐮𝐨𝐧𝐞 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢.
Il Sindaco e l’Amministrazione comunale

Cesano Borgo e Isola Farnese, luoghi da scoprire

Due borghi sospesi nel tempo tra vicoli medievali, castelli e panorami sulla campagna romana.

Le festività natalizie possono essere l’occasione migliore per scoprire incredibili angoli di Roma e per trascorrere qualche ora di relax negli unici due borghi presenti nella Capitale: Cesano e Isola Farnese. Due piccoli mondi sospesi nel tempo, lontani dal ritmo frenetico della città, ma capaci di raccontarne storia, tradizioni e identità. Borghi tipici di questa zona tufacea e vulcanica, un tempo punti di osservazione feudali e presidi di controllo delle terre pontificie.

Cesano Borgo conserva intatto l’aspetto del suo nucleo medievale: una lunga strada principale – via Borgo di Sopra – affiancata da vie laterali che scendono verso le pendici dell’altopiano. Case in pietra, oggi variamente intonacate, archi, cortili e un ritmo lento definiscono l’atmosfera del borgo. Piazza Caraffa è il cuore del paese, con il piccolo castello, da poco ristrutturato, e la chiesa di San Giovanni Battista, che custodisce un prezioso crocifisso ligneo. Sparsi per le viuzze non mancano segni del passato: frammenti marmorei e tracce etrusche e romane. Gli affreschi della chiesa di San Nicola e gli scorci di Piazza Padella sono tappe imperdibili per chi visita il borgo.

Isola Farnese appare come un luogo isolato e fuori dal tempo, immerso nel verde del Parco di Veio a ridosso dei siti archeologici etruschi. Il primo impatto lo si ha nella scenografica Piazza della Colonnetta, che prende il nome da un’antica colonna presente nella piazza dominata dalla quattrocentesca Chiesa di San Pancrazio, affiancata dal Monumento ai Caduti. Nel nucleo abitativo si entra attraverso un archetto e ci si ritrova in via Baronale, fiancheggiata da case medievali curate con attenzione dagli abitanti. Il borgo si sviluppa intorno all’imponente Castello Farnese caratterizzato dal suggestivo cortile con il pozzo e dai torrioni quadrati.

Luoghi sospesi tra storia e natura, due gemme piccole e raccolte, dove ogni vicolo invita alla scoperta lenta e silenziosa della campagna romana

Fabio Rollo

 

NUOVE DATE PER IL PRESEPE VIVENTE ALL’ANTICA MONTERANO!

Riceviamo e pubblichiamo

ATTENZIONE!
28 DICEMBRE, 4 E 6 GENNAIO
Causa maltempo annullata la data del 26 Dicembre, che sarà sostituita con la data del 6 Gennaio.

Il tempo incantato

Nel cuore del presepe, tra statuine immobili e gesti meccanici che si ripetono come un respiro trattenuto, si cela un mistero che affonda le radici in uno dei passi più poetici del “Protovangelo di Giacomo”: la miracolosa e straordinaria sospensione del tempo nel momento della nascita di Gesù.

 

“Io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. Guardai l’aria. La vidi colpita da stupore. Guardai verso la volta del cielo e la vidi fissa, e immobili gli uccelli del cielo. Guardai sulla terra e vi vidi un recipiente e degli operai coricati con le mani dentro, ma quelli che prendevano il cibo non l’alzavano, quelli che lo stavano portando alla bocca non lo portavano, quelli che masticavano non masticavano, i visi di tutti erano rivolti a guardare in alto. Le pecore, spinte innanzi, invece stavano ferme, il pastore alzava la mano per percuoterle, ma la sua mano restava ferma in aria. Guardai la corrente del fiume e vidi le bocche dei capretti poggiate sull’acqua, ma non bevevano. Poi, in un istante, tutte le cose ripresero il loro corso.” (18, 2-3).

 

Il passo è quasi una descrizione fotografica della scena, un’istantanea cosmica, la cui fissità vuole rendere eterno l’incanto dell’intero universo che trattiene il fiato in questo momento magico, inchiodato dal silenzio nell’istante in cui la vita rinasce ancora una volta. Nel Presepe ogni statuina immobile diventa allora simbolo di quell’istante eterno e ogni gesto congelato rimanda alla sospensione universale descritta negli apocrifi.

 

Il prodigio dell’immobilità della Natura, citata nel “Protovangelo di Giacomo”, è riportato anche dal “Vangelo dell’infanzia armeno” (1,73), di stesura successiva, che aggiunge, per bocca della levatrice presente all’evento, l’ulteriore miracolo: il dettaglio del diffondersi, nella grotta, del profumo soavissimo di una essenza sconosciuta. Nella tradizione bizantina e orientale, il tema del profumo miracoloso è spesso associato alla presenza divina: l’”odore di santità” diventa segno tangibile della grazia.

 

Ogni volta che si rievoca questo evento, ci si ritrova in un pensiero vertiginoso: se potessimo sostituirci a Giuseppe, che senso avrebbe fermare il flusso del tempo? Cosa proveremmo in un mondo cristallizzato, dove tutto è immobile, senza voce, senza calore? Saremmo vivi, o prigionieri di un’eternità senza contatto?

Questa immobilità miracolosa riecheggia nelle leggende della notte incantata, racconti in cui la meraviglia si intreccia con il soprannaturale e la magia della nascita si espande, trasfigurando il mondo. Sono storie di eventi straordinari, in cui la luce del bene trionfa e fa sbocciare rose tra la neve, fa scaturire vino e olio dalle fontane, rivela il segreto linguaggio degli animali, trasforma la foresta oscura in un giardino di splendore, e ammansisce i lupi perché possano avvolgere gli agnelli in un abbraccio di calore, sotto la volta stellata di una notte che risplende come il giorno.

Sono leggende che parlano della forza dell’amore e della pace, di un’armonia che per un istante sembra estendersi ovunque, persino nel nostro mondo tormentato dall’ignoranza e dal rancore, in cui troppi vedono nella guerra l’unico rimedio ai conflitti. In quell’attimo eterno, mentre il tempo trattiene il respiro, la bellezza di un universo riconciliato si lascia intravedere, come se fosse possibile, anche solo per un battito d’ali, riscrivere il destino dell’umanità. È la visione di un mondo riconciliato, dove l’amore disarma l’odio e la luce dissolve le tenebre.

La “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine riporta altri eventi straordinari:

 

“Infatti in quella notte stessa l’oscurità si trasmutò nella luminosità del giorno. Anche a Roma – come attestano Orosio e papa Innocenzo III – una fonte d’acqua prese a versare olio e sgorgando defluì fino al Tevere e proruppe abbondante per tutto il giorno: ora lì si trova Santa Maria in Trastevere” (De Nativitate Domini 6, 82-83)

 

“Infatti in quella notte, come attesta Bartolomeo nella sua compilazione, le vigne di Engaddi, che producono balsamo, fiorirono, fecero spuntare il frutto e produssero il loro balsamo” (De Nativitate Domini 6, 111)

 

In particolare, la copiosa fonte termale di Engaddi (oggi Ein Gedi), sulle rive del Mar Morto, alimenta oggi un boschetto di tamerici e acacie, nonché qualche arbusto di Calotropis procera (il celebre “pomo di Sodoma”). San Bernardo, nel suo commento al “Cantico dei Cantici”, che in 1,14 cita le vigne nei pressi di questa fonte, afferma che non vi crescevano viti produttrici di vino, ma piante da balsamo, gestite dalla gente locale come se fossero vigne.

 

Da sempre, la fantasia popolare ha creato leggende per dare forma all’inspiegabile, addomesticare l’ignoto, comprendere ciò che la mancanza di una spiegazione razionale lasciava avvolto nel caos, generando ansia e paura. Era un modo per rendere familiare la stranezza e cercare di offrire una spiegazione logica a ciò che altrimenti sarebbe rimasto ignoto e incomprensibile. La straordinarietà, l’eccezionalità, la magia stimolano la fantasia e la memorizzazione di eventi e concetti. Questo aspetto è una funzione del presepe da non trascurare: con i suoi prodigi rappresentati, permette di insegnare la morale, ricordare i modi per prevenire i rischi e imparare ad amare.

In questo senso, il presepe non è solo un ricordo della nascita di Gesù, ma un manuale simbolico di sopravvivenza culturale, che insegna come affrontare il mistero della vita e della morte attraverso la bellezza, la memoria e la speranza.

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

Riccardo Agresti