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ASL ROMA 4: INAUGURAZIONE DEI REPARTI RIQUALIFICATI DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA E DI NEONATOLOGIA E NIDO

Riceviamo e pubblichiamo

Si è svolta presso l’Ospedale San Paolo di Civitavecchia l’inaugurazione dei reparti riqualificati di Ginecologia e Ostetricia e di Neonatologia e Nido, al termine di un importante intervento di rinnovamento strutturale e tecnologico finalizzato a migliorare la qualità dell’assistenza e il benessere delle donne e dei neonati.

Il reparto di Ginecologia e Ostetricia, Punto nascita distrettuale della ASL Roma 4, è stato oggetto di un percorso di profonda umanizzazione degli spazi di degenza: la nuova corsia è dotata di stanze doppie e singole, per un totale di 16 posti letto, con servizi igienici dedicati, nuovi arredi studiati per garantire comfort e funzionalità e una nuova sala per l’allattamento, pensata come ambiente riservato e accogliente a supporto delle neomamme.

Importanti innovazioni hanno interessato anche il reparto di Neonatologia e Nido, con l’ammodernamento delle tecnologie per la gestione delle emergenze e l’acquisizione di nuove incubatrici e culle, in linea con i più elevati standard di sicurezza e assistenza neonatale. Tra gli interventi più rilevanti, la realizzazione di una nuova area di osservazione del Nido, che consente ai familiari di vedere i neonati in totale sicurezza.

«Finalmente le donne di Civitavecchia – ha dichiarato il Direttore Generale della ASL Roma 4dottoressa Rosaria Marino – potranno far nascere i loro bambini in un reparto rinnovato, sicuro e assistite da un’equipe di professionisti straordinari, guidati dal dottor Alessandro Lena. Inoltre a febbraio, con l’arrivo degli anestesisti chiamati dalla graduatoria del concorso appena concluso, sarà possibile effettuare il parto in analgesia».

ASL RM 4 INAUGURAZIONE OSTETRICIA E GINECOLOGIA  ASL RM 4 INAUGURAZIONE OSTETRICIA E GINECOLOGIA

Al via i lavori di messa in sicurezza del belvedere “La Sedia”, grazie al Consorzio del Lago di Bracciano e alla Città Metropolitana di Roma Capitale

Riceviamo e pubblichiamo

Nei prossimi giorni prenderanno il via gli interventi di messa in sicurezza dell’area belvedere conosciuta come “La Sedia”, nel Comune di Anguillara Sabazia, in località Vigna di Valle, grazie all’azione del Consorzio Lago di Bracciano e al contributo della Città Metropolitana di Roma Capitale.
L’intervento rappresenta il primo tassello operativo di una strategia più ampia di tutela, messa in sicurezza e valorizzazione del Lago di Bracciano, un patrimonio ambientale e paesaggistico di straordinario valore, quotidianamente frequentato da residenti, visitatori e pendolari. La riqualificazione dei punti panoramici lungo la Strada Circumlacuale risponde infatti a una duplice esigenza: da un lato la riduzione delle condizioni di rischio legate allo stato di degrado delle infrastrutture, dall’altro la salvaguardia dell’esperienza paesaggistica e identitaria del lago, evitando soluzioni invasive o estranee al contesto naturale.
Il progetto, promosso dal Consorzio Lago di Bracciano e sostenuto da un contributo straordinario della Città Metropolitana di Roma Capitale, prevede una serie coordinata di interventi che interesseranno progressivamente tutti i principali punti d’affaccio lungo l’anello circumlacuale. Una scelta che va nella direzione di una manutenzione strutturata e programmata, superando la logica degli interventi episodici e puntando a una visione di medio-lungo periodo.
Nel dettaglio, i lavori al belvedere “La Sedia” comprendono:
      •     il ripristino della pavimentazione, oggi compromessa dall’azione del tempo e dagli agenti atmosferici;
      •     la realizzazione di un guardrail lato lago a basso impatto ambientale, progettato per garantire protezione senza alterare la percezione del paesaggio, grazie all’utilizzo di legno e acciaio Corten, materiali durevoli, sostenibili e coerenti con il contesto naturale;
      •     la sistemazione della regimentazione delle acque piovane, intervento fondamentale per contrastare l’erosione del sedime e prevenire futuri fenomeni di degrado.
Si tratta di opere che, pur nella loro essenzialità tecnica, producono un effetto positivo diffuso sul territorio: migliorano la sicurezza complessiva dei luoghi, rafforzano il decoro, aumentano l’attrattività turistica e favoriscono una fruizione più consapevole e rispettosa del lago.
I lavori al belvedere “La Sedia” costituiscono dunque un modello di intervento replicabile, destinato a essere esteso agli altri affacci panoramici lungo la Circumlacuale, in un’ottica di coerenza progettuale e di riconoscibilità degli spazi pubblici.
«Questo intervento – dichiara l’Avv. Francesco Pizzorno, Presidente del Consorzio Lago di Bracciano – dimostra come la collaborazione istituzionale possa tradursi in risultati concreti e misurabili. Mettere in sicurezza un luogo simbolico significa prendersi cura del territorio, delle comunità locali e di chi sceglie il Lago di Bracciano come meta di visita. Un ringraziamento speciale va al Sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, per l’attenzione dimostrata e per il sostegno determinante che ha reso possibile l’avvio di questo percorso di riqualificazione, che non si esaurisce in questo intervento ma guarda a una visione complessiva di tutela e valorizzazione».
Sull’importanza dell’intervento interviene anche Rocco Ferraro, Consigliere delegato all’Ambiente e alle Aree Protette della Città Metropolitana di Roma Capitale:
«La messa in sicurezza dei punti panoramici del Lago di Bracciano rappresenta un’azione concreta di tutela del paesaggio e di attenzione agli equilibri ambientali. Intervenire con soluzioni sostenibili e compatibili con il contesto naturale significa proteggere un’area di grande pregio e garantire una fruizione responsabile e duratura di uno dei principali ecosistemi lacuali del nostro territorio».
L’azione congiunta del Consorzio Lago di Bracciano e della Città Metropolitana di Roma Capitale conferma così l’importanza di un approccio integrato alla gestione del territorio, capace di coniugare protezione, sostenibilità ambientale e qualità dello spazio pubblico, nel pieno rispetto dell’identità e della bellezza del Lago di Bracciano.
al via i lavori di messa in sicurezza del belvedere  al via i lavori di messa in sicurezza del belvedere
https://www.facebook.com/reel/4280037502233024

“Diamo radici al Natale”: la Protezione Civile comunale di Cerveteri recupera a domicilio gli alberi veri

Riceviamo e pubblichiamo

“Diamo radici al Natale, un’iniziativa promossa dal Gruppo Comunale di Protezione Civile di Cerveteri, per recuperare e salvare gli alberi del Natale appena trascorso”. Ad annunciarla è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri.

“Gli alberi di Natale con radici acquistati e addobbati per le feste natalizie finiscono troppo spesso fra i rifiuti – prosegue il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – in collaborazione con il Gruppo Comunale di Protezione Civile, che ringrazio per la disponibilità ed aver proposto il progetto, si provvederà invece a piantumarli in aree adeguate garantendone così la prosecuzione del loro ciclo di vita.

Un piccolo gesto molto utile e importante che tutti i cittadini possono fare semplicemente contattando il numero di telefono 0687165164: saranno i volontari a venirli a ritirare direttamente a casa vostra”.

BRACCIANO SPORT E MINORI

Fortunatamente il nostro paesino è ricco di società sportive volte a  promuovere, attraverso l’attività fisica, la pratica sportiva e stili di vita sani, un miglioramento delle condizioni di salute e benessere psico-fisico dei nostri ragazzi/e favorendone la coesione sociale nella comunità.

L’Articolo 33 della Costituzione Italiana riconosce ufficialmente il valore educativo e sociale dello sport, sancendo il diritto a praticarlo e viverlo come strumento di crescita, inclusione e benessere.

Da questo punto di vista lo sport si caratterizza quindi come un diritto per tutti i bambini e gli adolescenti.

A tal riguardo, la carta dei diritti del Bambino nello sport “Articolo 31 della Convenzione ONU del 1989 sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” è il Trattato Internazionale più ratificato al mondo che riconosce a ogni bambino il diritto a dedicarsi ad attività ludiche e ricreative proprie della sua età e sancisce il:

  1. Diritto di fare sport
  2. Diritto di divertirsi e di giocare
  3. Diritto di beneficiare di un ambiente sano
  4. Diritto di essere trattato con dignità
  5. Diritto di essere accompagnato e allenato da persone competenti a seguire allenamenti adatti alle proprie possibilità
  6. Diritto di misurarsi con giovani con le stesse opportunità di successo
  7. Diritto di partecipare a competizioni adatte
  8. Diritto di praticare il proprio sport nella massima sicurezza
  9. Diritto di disporre del sufficiente tempo di riposo
  10. Diritto di non essere un campione

Purtroppo però accadono fenomeni che ledono questi diritti dei giovani, quali bullismo, abusi, violenze e discriminazioni.

La violenza in ogni sua forma, ed esercitata in modo sistematico, può avere conseguenze devastanti per le vittime, a scuola, nello sport e nel privato, perdono la concentrazione (patiscono ripercussioni sui risultati scolastici) rischiano l’emarginazione, la solitudine, fino ai casi estremi di suicidio.

I casi più ricorrenti di violenza si identificano in bullismo e cyber bullismo:

  • Per cyber bullismo si intende una violenza fisica o digitale, per esempio attraverso i social con la diffusione degli smartphone moltiplica le occasioni di molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione e diffamazione permesse dall’anonimato online del cyberbullo, maschio o femmina, che può inoltre contare su un gruppo di complici reso molto ampio dai social. Lo scopo è isolare una coetanea o un coetaneo con abusi e attacchi o metterlo in ridicolo.
  • il bullismo si manifesta sia nelle discipline di squadra sia in quelle individuali. Può emergere in particolare quando si esaspera la ricerca della prestazione, quando la competitività – di per sé positiva e utile alla crescita – diventa eccesso, prevaricazione e quando non si ha rispetto né delle regole né dei compagni.

In quest’ottica i tecnici, i dirigenti, e soprattutto la figura del  responsabile della tutela dei minori delle società sportive che hanno i settori giovanili svolgono un ruolo particolarmente delicato e molto importante fatto di ascolto, vigilanza e azione per contrastare ogni forma di violenza.

Per concludere il mondo dello sport, oltre ad essere uno strumento di socializzazione, è un luogo decisivo per lo sviluppo psicofisico dei giovani ragazzi/e dove è auspicabile che possano godere di tutti i benefici che l’attività sportiva può dare all’interno di un ambiente sicuro e protetto.

Giacomo MONDINI

Il Suonatore Faber: a Canale Monterano stage-concerto “Musica e poetica di De Andrè”

Riceviamo e pubblichiamo

Lilith (parte 2 di 3)

Eva

Quando Lilith andò via, il giardino non se ne accorse subito. I fiori continuarono a dischiudersi come se nulla fosse, gli animali respirarono nell’ombra azzurra degli alberi e i frutti, ignari, maturarono docilmente sui rami. La creazione proseguiva il suo respiro, ma qualcosa, un filo sottilissimo, si era spezzato.

Fu Adamo, al risveglio, a percepirlo per primo. L’aria non aveva più la stessa consistenza: era come acqua senza profondità. Non soffiava vento, eppure le foglie tremavano come se ricordassero un nome. Non c’era rumore, ma il silenzio pesava come una pietra posata sul cuore del mondo.

Adamo cercò Lilith ovunque: sotto i fichi dalle foglie larghe come mani, lungo il ruscello che brillava come una vena di luce, tra i cespugli di melograno che custodivano semi rossi come piccoli cuori. Ogni volta che pronunciava il suo nome, l’eco gli tornava indietro più lontana, più sottile, come una voce che si allontana camminando all’indietro, senza voler essere raggiunta.

Quando comprese che Lilith non sarebbe tornata, si sedette sulla riva del fiume. L’acqua gli restituì il suo volto, ma sembrava quello di uno sconosciuto. Non comprendeva se la colpa fosse sua o se Lilith fosse appartenuta da sempre a un altrove che nessun giardino avrebbe mai potuto trattenere, ma un dolore nuovo, insopportabile, lo feriva dall’interno e non ne comprendeva la natura. La solitudine non era nuova per lui, ma la perdita di Lilith lo tormentava.

Quella notte Adamo pregò. Pregò come sanno pregare solo le creature appena nate, quando il mondo è ancora troppo grande e il cuore troppo fragile: con un dolore limpido, senza nome. Il cielo lo ascoltò e, come fanno le madri quando non vogliono svegliare i figli, rispose con un sogno.

Nel sogno, una voce scese lieve come rugiada:

«Non sarai più solo.»

Dio aveva vegliato su Adamo mentre dormiva, sfinito da giorni di smarrimento. Il firmamento si piegò su di lui come un velo di luce e il Signore, che conosce l’anima umana come si conosce il ritmo del proprio respiro, decise non di aggiungere, ma di separare; non di mescolare, ma di rivelare ciò che era nascosto.

Lilith era nata dalla stessa polvere di Adamo e per questo gli era pari. Ma la nuova creatura sarebbe nata dalla sua carne stessa: un corpo custodito dentro un altro corpo, un legame che nessun vento avrebbe potuto sciogliere.

Così Dio toccò il fianco dell’uomo addormentato. La costola si staccò, come un ramo che si offre, e dalle sue dolci curve il Signore plasmò una donna. Quando la carne si richiuse, fu come acqua che torna a essere fiume.

Adamo, nel sonno, sognò di essere completo e, quando aprì gli occhi, vide la nuova creatura accanto a sé. In quel momento, per la prima volta nel giardino, nacque una parola che nessuno aveva ancora pronunciato: dolcezza.

Eva lo guardò con occhi ancora impastati di sogno, come se la notte l’avesse appena lasciata andare. Era diversa da Lilith: non portava con sé il passo del vento, ma il ritmo lento dell’acqua che scorre. Era più quieta, più morbida, come una foglia che si piega senza spezzarsi, come un mattino che non ha bisogno di annunciare la propria luce.

Adamo sorrise e, per un istante, credette che la solitudine fosse stata solo un’ombra passeggera. Tra loro nacquero gesti nuovi, timidi come germogli: mani che si cercavano, dita che si intrecciavano come rami di un unico albero, sguardi che si riconoscevano prima ancora di capirsi. Sembrava che un filo invisibile, sottile come un respiro, unisse i loro cuori.

Adamo sentì che quella creatura era stata modellata non per essere sua pari, ma per essere lui stesso: non nata dalla stessa polvere, ma dalla sua stessa carne, come un’eco che ritorna al suo suono, come una promessa che trova finalmente la sua forma.

 

Il serpente

Nelle leggende che gli anziani raccontavano attorno al fuoco, e in quelle che ancora devono nascere, si mormorava che fosse Lilith a indossare la pelle del serpente. Altri giuravano che non fosse lei, ma la sua ombra, quella che cammina dove i passi non lasciano traccia. Altri ancora dicevano che il serpente fosse creatura autonoma, ma che Lilith gli avesse sussurrato nell’unica lingua che non ha suono: quella delle cose taciute, dei desideri che non osano farsi parola.

Così accadde che un giorno, o forse una notte, perché certe storie non conoscono orologi, il serpente strisciò sotto i rami del fico, dove l’ombra era fresca come un pensiero appena nato. Lì trovò Eva, con lo sguardo posato sui frutti lucenti dell’albero proibito, che brillavano come stelle cadute troppo in basso.

Il serpente non mentì. Non parlò di ribellione, ma di scelta. Non parlò di colpa, ma di coscienza. In quel sussurro, morbido come una foglia che cade, c’era un’eco lontana: un battito antico, familiare. Era il passo di Lilith, lei che aveva scelto la libertà quando ancora il bene e il male non avevano ancora imparato a separarsi.

Eva tese la mano, colse il frutto, e il mondo trattenne il respiro.

Fu in quell’istante che la storia dell’umanità aprì gli occhi.

Quando l’Eden si richiuse alle loro spalle, non fu un rumore, ma un bagliore: una porta d’oro che si chiudeva per sempre e il mondo, all’improvviso, si fece vasto. Non c’era più un centro, né un confine. C’erano solo l’immensità dei giorni, il lento mutare delle stagioni, e il brulicare di creature che ancora non conoscevano il peso, né la meraviglia, della parola “tempo”.

 

Abele

Quella sera, quando il cielo si fece pesante come un metallo antico e il vento odorava di pioggia e presagi, Lilith vide accadere qualcosa che nessun essere aveva mai visto. Il primo uomo morire.

Non era Adamo. Era un pastore giovane, con ancora negli occhi la luce dei giorni che non avrebbe vissuto. Il suo corpo giaceva nell’erba come un ramo spezzato troppo presto e il mondo attorno sembrava trattenere il respiro, incapace di capire cosa fosse appena accaduto.

Lilith si avvicinò. Non lo conosceva. Non gli aveva mai parlato. Eppure, quando vide quegli occhi ormai vuoti, sentì un dolore che non aveva nome, un dolore che non apparteneva a lei e che pure la attraversò come una lama di vento gelido.

«Questo non era previsto» sussurrò, ma la sua voce tremò come se stesse parlando a se stessa.

Per la prima volta, qualcosa si spezzò dentro di lei. Non era rabbia. Non era paura. Era una pietà così antica da sembrare nuova, una fitta che nasceva non dal ricordo, ma dall’assenza: la consapevolezza improvvisa che una vita, anche sconosciuta, è sempre un mondo intero che si spegne.

Lilith si inginocchiò accanto a lui. Sentì il peso della solitudine che avvolge chi muore, quella solitudine che nessun giardino, nessun cielo, nessun dio aveva ancora imparato a consolare. Capì che nessuna creatura dovrebbe affrontare quel passaggio da sola.

Da quel giorno, prese una decisione che nessun mito aveva previsto: dove un’anima tremava, lei le sarebbe stata accanto. Non per portarla via, non per guidarla altrove, ma per sedersi accanto a quel tremito, per condividere l’ultimo respiro, per essere presenza quando tutto il resto si ritira.

Perché anche chi non è amato, anche chi è sconosciuto, merita almeno una cosa: non essere solo nel momento in cui il mondo si chiude.

Fu da allora che il mondo, confondendo spiriti e creature smarrite, iniziò a darle titoli che brillavano come stelle e pungevano come spine: “Signora della Notte”, “Custode del Sonno”, “Madre delle Svolte”.

Gli uomini temevano la notte perché la notte non obbediva. Era un regno senza confini, dove i pensieri camminavano da soli e i sogni non chiedevano permesso. Per colmare quel timore, la riempirono di storie, e molte di quelle storie portavano il nome di Lilith.

Le cucirono addosso fattezze che non le appartenevano: denti di vampira, perché non sapevano dare un nome al desiderio; unghie d’aquila, perché non comprendevano la forza; ali nere, perché non riuscivano a immaginare la libertà senza temerla.

Ogni epoca dipinse Lilith come lo specchio delle proprie paure. In Mesopotamia la chiamarono Lilītu, spirito del vento caldo che scompiglia i destini. In Persia la temettero nei mesi di carestia, quando il cielo sembrava aver dimenticato la terra. In Israele la vestirono da demone notturno, perché la notte è il luogo dove le domande non hanno ancora trovato risposta. Nelle leggende dell’Europa antica la trasformarono in strega, in amante proibita, in rapitrice di sogni.

Lilith non protestò. I nomi sono veli, ma lei era fatta di sostanza. Ascoltò ogni versione come si ascoltano le storie dei bambini: con un sorriso che a volte si spezza, a volte si illumina. Talvolta rise, talvolta pianse. Ma non si voltò mai indietro.

Era nata libera. E la libertà, quella vera, non conosce ritorno.

 

Siamo ciò che il mondo teme e desidera

Lilith attraversava deserti che brillavano come specchi roventi, dove la sabbia cantava sotto il sole e il cielo tremava per il calore. Camminava in foreste così antiche che gli alberi parlavano a voce bassa, sussurrando segreti che solo il vento sapeva tradurre. Scalava alte montagne che sembravano reggere il cielo con le spalle, come giganti addormentati da millenni.

Ovunque passasse, qualcosa nasceva: una lingua che nessuno aveva ancora pronunciato, un gesto che sarebbe diventato rito, un mito che avrebbe attraversato i secoli come un fiume sotterraneo.

Quando l’umanità non era ancora venuta al mondo, fu presso una sorgente nascosta, in un luogo dove il deserto si screpolava come pelle stanca, che Lilith generò le sue prime figlie. Non le partorì nel dolore, ma nel respiro. Non nacquero dalla carne, ma dalla volontà.

Le creature che vennero alla luce quella notte avevano occhi come stelle cadute e ali leggere come i sogni che non si ricordano al mattino. Erano spiriti del vento e in seguito furono chiamate Lilin, Liliot, Empuse, Lamia: nomi che avrebbero mutato forma mille volte, come tutte le verità troppo antiche per restare ferme.

Lilith insegnò loro a camminare senza lasciare impronte, a parlare nel cuore degli uomini addormentati, a spezzare le catene invisibili della paura.

Non erano demoni: erano libertà fatta respiro. Ma la libertà, quando non è compresa, diventa sospetto. Così il mondo, che ancora non sapeva dare un nome alle cose, iniziò a temerle proprio perché non sapeva riconoscerle.

Una notte, quando il cielo era così quieto da sembrare in ascolto, una delle figlie si avvicinò a Lilith. Aveva occhi pieni di stelle giovani e la voce tremava come un filo di vento.

«Madre, chi siamo?»

Lilith la guardò come si guarda un segreto che finalmente chiede di essere pronunciato. Poi rispose con un sorriso che sapeva di notte e di verità:

«Siamo ciò che il mondo teme e ciò che il mondo desidera. Siamo l’ombra che permette alla luce di esistere.»

Il vento raccolse quelle parole e le portò lontano, facendole rotolare tra dune, foreste e secoli. Per molto tempo, ogni notte, sembrò ripeterle. Ma gli uomini non capirono, e con il passare delle ere, iniziarono a raccontare che Lilith fosse il contrario di Eva: l’obbedienza contro la disobbedienza, la casa contro la tempesta, la luce contro l’abisso.

Era una storia comoda, una storia semplice per chi aveva bisogno che il mondo fosse diviso in due colori soltanto.

Lilith provò a spiegare la verità, e una notte, quando la luna era così bianca da sembrare un osso lucido sospeso nel cielo, la confidò al vento, suo antico compagno:

«Io non sono il contrario di Eva. Sono la domanda che viene prima della risposta. Sono ciò che esiste prima che la scelta prenda forma.»

Il vento comprese, perché il vento capisce tutto ciò che non ha confini. Ma l’uomo, che ama le linee dritte e le storie semplici, non comprese, e ancora oggi, quando soffia la notte, il vento ripete quelle parole a chi le sa ascoltare.

 

La leggenda proibita

Venne un’epoca in cui gli uomini non alzavano più gli occhi al cielo per cercare risposte, ma per temere ciò che non comprendevano. Un’epoca in cui la notte smise di essere mistero e divenne sospetto, peccato, minaccia. In quella penombra densa di ignoranza e incenso, Lilith fu trasformata in leggenda proibita.

I monaci, che scrivevano alla luce tremante delle candele, le cucirono addosso forme che non le appartenevano: capelli come nidi di serpenti, bocca di fuoco, figli divorati prima ancora di respirare. Era più semplice condannare un simbolo femminile che interrogare il proprio timore del desiderio.

Lilith osservò tutto questo da un angolo remoto del mondo e comprese, con un sorriso amaro, che non esiste creatura più temuta dell’essere che non può essere domato.

Intanto, nei villaggi, nelle valli, nei boschi dimenticati, vivevano donne che conoscevano il linguaggio delle erbe, il ritmo della luna, il respiro della terra. Le chiamavano streghe, guaritrici, levatrici: erano le custodi di un sapere antico, erano coloro che ascoltavano la notte come una sorella.

Fra loro Lilith trovò un rifugio. Non appariva in corpo, ma in spirito: una carezza nel vento, un’ombra che non faceva paura, una voce che sussurrava:

«Non piegarti. Ricorda chi sei.»

Le donne che la sentivano si rialzavano ogni volta un po’ più salde, come alberi che resistono alla tempesta.

Poi vennero i tribunali, le accuse, le stanze chiuse dove la tortura pretendeva confessioni impossibili. Vennero le notti in cui donne innocenti, spezzate dal dolore, furono costrette a dire ciò che non era mai accaduto: amplessi con demoni, patti con ombre, colpe inventate da chi non sapeva sopportare la loro libertà. Vennero i roghi, che bruciavano più la paura degli uomini che la carne delle donne.

In quei momenti, Lilith fu accanto a loro. Non per salvarle dal fuoco, nessun mito può cambiare la mano degli uomini, ma per restituire loro dignità, perché nessuna morisse credendo alle menzogne che le erano state imposte.

Più gli uomini tentavano di cancellarla, più il suo nome cresceva. Non era più l’ombra ribelle dell’Eden: era diventata simbolo, resistenza, autonomia, inviolabilità.

Lilith sorrideva. I nomi cambiavano, le accuse mutavano, le epoche si consumavano come candele. Ma la sostanza, la sua sostanza, restava.

 

Per leggere la prima parte

Per leggere l’ultima parte

 

Riccardo Agresti

Assegnazione terreni agricoli: la confusione regna sovrana!

Riceviamo e pubblichiamo

I nostri Agricoltori sono ormai in attesa da diversi mesi dell’assegnazione dei terreni appartenenti al demanio civico di competenza comunale.
Mai era avvenuto tale consistente e imperdonabile ritardo.
Già nel 2024 scrivemmo con il nostro capogruppo Matteo Flenghi chiedendo interventi rapidi senza ricevere alcuna risposta.
Ad oggi i terreni non sono stati affidati o se lo sono, il ritardo è imperdonabile, lasciandoli purtroppo privi della cura di cui gli agricoltori si fanno carico ogni anno.
Gli stessi Agricoltori abbandonati da questa Amministrazione comunale con gravi ripercussioni sulla produzione locale e intollerabili perdite economiche delle nostre imprese.
A tal proposito, considerando che le risorse finanziarie incassate dal Comune su tali terreni devono essere impiegate per LEGGE esclusivamente per migliorare quei terreni e quelle aree, ci si chiede come sono state spese queste risorse in questi anni?
Qualcuno ha visto delle migliorie da parte del Comune? Noi no!
Infine, ci sembra assolutamente inopportuno, per un settore così importante in un momento di grande crisi, chiedere acconti e/o anticipazioni sui canoni da versare, in questa situazione di ritardo e insolvenza da parte del Comune.
Caro Sindaco, cari amministratori, avete affrontato l’argomento in Commissione statuto e regolamenti sul finire dello scorso anno, avete atteso quasi 5 anni per produrre il nuovo regolamento (se il vostro mandato fosse scaduto come da legge – 5 anni sarebbero scaduti ad ottobre 2025 – oggi potremmo parlare di Amministrazione totalmente inadempiente), e ora chiedete soldi in fretta e furia senza procedere alla formale assegnazione con l’unico scopo di fare cassa.
Vi chiediamo perciò di tornare indietro su questa decisione.
Si eviti di chiedere somme in anticipo, è questo l’unico modo per dare effettivamente un segnale di supporto alle aziende del comparto.
Potete ancora evitare di essere ricordati come quelli del Nulla Assoluto per questo settore. Non una iniziativa di sostegno e promozione, nessuna progettualità, nessun mercato di prodotti locali promesso più volte e nessun momento di incontro e sensibilizzazione, su quella che è da sempre una grande ricchezza collettiva riconosciuta e valorizzata della nostra città.

“Musikeria”: Stefano Indino in concerto a Cerveteri a sostegno della ricerca scientifica sulla sclerosi multipla

Riceviamo e pubblichiamo

Appuntamento per sabato 10 gennaio alle ore 18:00 presso l’Aula Consiliare del Granarone: ingresso libero con offerta libera a sostegno di Aism. La Consigliera comunale Adele Prosperi: “Stefano un musicista straordinario che mette a disposizione la propria arte per la Ricerca Scientifica, grazie!”. Il Sindaco di Cerveteri Gubetti: “Pomeriggio con un grande artista, tra musica e solidarietà”

Un pomeriggio di musica, spettacolo, amicizia e solidarietà. Sabato 10 gennaio alle ore 18:00 un evento imperdibile all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone a Cerveteri: Stefano Indino, fisarmonicista apprezzato a livello internazionale, che può vantare collaborazioni con i più grandi cantautori della musica italiana, sarà in concerto con “Musikeria”.

Un evento ad ingresso gratuito con offerta libera a sostegno di Aism – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, onlus da più di mezzo secolo impegnata nel finanziare le attività di ricerca sulla sclerosi multipla.

Brani swing, musica folk, le grandi colonne sonore del cinema, il calore e la passione del tango e i classici del ‘900: il Maestro Stefano Indino si esibirà in un vasto e variegato repertorio musicale, accompagnato anche da composizioni proprie e da momenti di pura improvvisazione e “stravaganza musicale”.

A promuovere l’evento, la Consigliera comunale di Cerveteri Adele Prosperi, da sempre impegnata nel sensibilizzare su quanto sia importante sostenere la ricerca scientifica e le attività di raccolta fondi.

“Stefano Indino è un musicista straordinario, un artista che nella sua lunga carriera ha collaborato con cantanti amati da tutti, quali Massimo Ranieri, Fiorella Mannoia, Nicola Piovani e molti altri – ha dichiarato Adele Prosperi, Consigliera comunale di Cerveteri – ma soprattutto è una persona dalla generosità straordinaria.

È pertanto un onore poterlo avere in concerto a sostegno di una causa importante, e che personalmente ho estremamente a cuore, come quella di Aism, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, una realtà che da oltre mezzo secolo finanzia le attività di ricerca scientifica e garantisce assistenza e sostegno alle persone con sclerosi multipla.

Invito pertanto la cittadinanza ad assistere al concerto e a fare una donazione libera all’ingresso: sarà occasione per ascoltare un grande artista e allo stesso tempo fare un gesto di solidarietà davvero importante”.

Sostiene l’iniziativa anche Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, che dichiara: “Quello che ci offrirà Stefano Indino sabato al Granarone è un vero e proprio regalo per la nostra città. Un artista che conosciamo bene e che, in più occasioni, si è esibito sui palcoscenici più importanti, sia in ambito televisivo che teatrale, a livello nazionale e internazionale.

Con grande disponibilità, metterà la propria arte e la propria musica al servizio di una causa davvero nobile come il sostegno alla Ricerca Scientifica, che è fondamentale continuare a sostenere con forza e determinazione. Desidero ringraziare Stefano per la generosità e la sensibilità dimostrate, così come la Consigliera comunale Adele Prosperi per il lavoro svolto nell’organizzazione dell’iniziativa e per l’impegno costante con cui sensibilizza la comunità sui temi della ricerca e del sociale”

A Manziana gennaio si apre con un calendario di eventi che unisce musica, cultura, memoria e tradizioni per iniziare il 2026 insieme!

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Con il nuovo anno Manziana continua a vivere! Gennaio si apre con un calendario di eventi che unisce musica, cultura, memoria e tradizioni per iniziare il 2026 insieme.

Un invito a ritrovarsi, a partecipare, a vivere il paese anche nei mesi invernali, quando il calore della comunità conta più che mai. Scopri gli eventi in programma e scegli come iniziare questo nuovo anno!

Comune di Manziana

Il 10 gennaio a Manziana visita didattica degli studenti di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre

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Sabato 10 gennaio il Comune di Manziana ospiterà una visita didattica degli studenti della Laurea Magistrale in Progettazione Urbana del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, guidati dal prof. Saverio Sturm.
La visita si inserisce in un programma di studi dedicato alla storia urbana e alla pianificazione rinascimentale del nostro centro storico, progettato alla fine del ‘500 da Ottaviano Mascherino, e alle sue relazioni visive e territoriali con Roma e l’Alto Lazio.
Un’iniziativa che conferma il prestigio di Manziana come luogo di studio e di ricerca, valorizzando il nostro patrimonio storico e urbano all’interno di una collaborazione scientifico-culturale ormai consolidata con l’Università, che proseguirà con ulteriori attività nei prossimi mesi.