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GREENPEACE: proiezione de “Il prezzo che paghiamo” – 16 gennaio 2026, Cinema Palma, ore 19.30

Il Gruppo Locale Monti Sabatini di GREENPEACE Italia ha organizzato, per venerdì 16 gennaio 2026, al Cinema Palma di Trevignano Romano, in Viale Giuseppe Garibaldi, 101, la proiezione del documentario “Il prezzo che paghiamo”, prodotto da Greenpeace Italia e ReCommon e scritto e diretto da Sara Manisera.

Il documentario racconta le responsabilità delle industrie del gas e del petrolio rispetto alla crisi climatica, industrie che, a partire dagli anni Settanta, erano a conoscenza, ignorandolo, dell’impatto che i combustibili fossili avrebbero avuto sul clima nei decenni a venire. Il film, proiettato nei mesi scorsi in tutta Italia, riporta le storie delle persone comuni e le testimonianze di esperti.Greenpeace Trevignano eventoIl Gruppo Locale Monti Sabatini di GREENPEACE Italia, da poco costituito ed operante tra Manziana, Anguillara, Trevignano Romano e i comuni limitrofi, si propone, con questa prima iniziativa di sensibilizzare sulla tematica del cambiamento climatico.

Per seguire il Gruppo Locale di GREENPEACE si può accedere ai canali socia: https://www.instagram.com/gl.montisabatini/
https://www.facebook.com/profile.php?id=61576081157384

Giuseppe Girardi

Salvaguardiamo Bracciano: stamattina riqualificata l’area playground

Riceviamo e pubblichiamo

Questa mattina, insieme ai volontari di 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨, siamo stati nell’area del 𝐩𝐥𝐚𝐲𝐠𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝 dietro al 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐏𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚, per un intervento di 𝐫𝐢𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, che verrà completato con ulteriori lavori già programmati per la 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚, al fine di garantire 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐨 e fruibilità di questo spazio.
Come 𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 abbiamo deciso di investire 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞 per migliorare la 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨, dei 𝐩𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢 e delle 𝐚𝐫𝐞𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐡𝐞. La ditta incaricata è impegnata 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 su tutto il territorio …e i risultati si vedono!
Un sentito 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 ai volontari di 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 per il loro contributo 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 e 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 nel raggiungimento di questo obiettivo.
La 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 tra 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 e 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 è una delle chiavi per raggiungere risultati 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢 per la nostra comunità.
AVANTI COSÌ!
Marco Crocicchi

Erri De Luca porta le “Prime Persone” all’Archivio Storico di Bracciano

Pomeriggio di grande partecipazione ieri all’Archivio Storico del Comune di Bracciano, dove Erri De Luca ha presentato il suo nuovo libro Prime Persone. L’incontro, introdotto dall’associazione Humanae Vitae, che ha ringraziato l’Amministrazione comunale di Bracciano, presente con la vicesindaca e assessora alla cultura Biancamaria Alberi, ha visto lo scrittore dialogare con Nicola Brunialti sui temi centrali dell’opera.

Erri De Luca presentazioneErri De Luca presentazione

Nel volume, l’Antico Testamento viene riletto attraverso le voci dei suoi protagonisti, che raccontano in prima persona le proprie vicende, in ordine di apparizione: da Adamo ed Eva in poi. Una narrazione che, come sottolineato dallo stesso autore davanti a una sala gremita, restituisce figure profondamente umane pur immerse nella costante presenza del divino.

Erri De Luca presentazioneErri De Luca presentazione

A dare corpo a quelle voci è stata anche l’interpretazione di Stefania Di Michele, che ha attraversato i personaggi uno dopo l’altro, modulando toni e respiri, portando il pubblico dentro quelle prime, antiche confessioni, facendoli sentire vicino a noi.

Erri De Luca presentazioneErri De Luca presentazioneErri De Luca presentazione

Ancora una volta, De Luca, che da anni ha scelto di vivere nel territorio, ha lasciato i presenti con la sensazione di uscire più ricchi di quando erano entrati. Un effetto che potremmo definire, non a caso, un piccolo miracolo terreno.

Lorenzo Avincola, redattore de L’agone

STAZIONE TERMINI; D’AMATO: TERRA DI NESSUNO. SERVONO MAGGIORI CONTROLLI

Riceviamo e pubblichiamo

“La notte da incubo alla stazione Termini, con le persone aggredite che rischiano la vita, conferma purtroppo una situazione da terra di nessuno e certifica il fallimento delle politiche del ministero dell’Interno, che avevano promesso una maggiore sicurezza attorno alle principali stazioni, luoghi di transito e di sosta.
Servono uomini e mezzi alle forze di polizia, che vanno ringraziate per il lavoro che svolgono ogni giorno, troppo spesso senza adeguate dotazioni. Se lo Stato non riesce a garantire la sicurezza alla stazione Termini, significa che ha fallito”.
Lo ha dichiarato il consigliere regionale e segretario romano di Azione, Alessio D’Amato.

L’Istituto alberghiero di Ladispoli apre le sue porte al pubblico: open day 18 gennaio e 31 gennaio dalle ore 9 alle ore 12.30

Riceviamo e pubblichiamo

L’Istituto Alberghiero di Ladispoli torna ad aprire le porte al pubblico per presentare la sua storia e le sue strutture. Altri due appuntamenti dedicati all’Orientamento per gli studenti delle Scuole Medie: dopo il “Tea Welcome” del 29 novembre e l’Open night del 13 dicembre, si prosegue il 18 e 31 gennaio 2026 con due più tradizionali Open Day (dalle 9 alle 12:30).

Nel corso degli incontri sarà possibile, come sempre, effettuare una visita guidata dell’Istituto di via Federici con dimostrazioni ed esercitazioni che si svolgeranno nei Laboratori di Cucina, Pasticceria, Sala ed Accoglienza Turistica.

Daranno il benvenuto a genitori e aspiranti studenti dell’Alberghiero la Vicepreside dell’Istituto Prof.ssa Anna Capodacqua, le Funzioni Strumentali Prof.ssa Carmen Piccolo e Prof. Renato D’Aloia e i membri della Commissione Orientamento Prof. Michele Comito, Prof. Marco Erra e Prof. Salvatore Esposito. Al desk, per tutte le informazioni, sarà presente l’Assistente tecnica Tiziana Feliciano.

Le iscrizioni si effettuano on-line dal 13 gennaio al 14 febbraio 2026 al link https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/iscrizioni

Per prenotarsi agli Open Day dell’Istituto Alberghiero, cliccare sul seguente link

Orientamento Alberghiero Ladispoli 2025-2026 -Tè welcome – Open night – Open day

 L’Istituto Alberghiero di Ladispoli nasce come succursale dell’Istituto Professionale Statale dei Servizi Alberghieri e di Ristorazione di Tor Carbone in Roma, una delle prime Scuole Alberghiere del Lazio.
Divenuto autonomo, è ospitato oggi nella nuova sede di via Federici (nella vasta area adiacente alla Biblioteca Comunale), inaugurata nel gennaio del 2013, con ampi laboratori all’avanguardia per attrezzature e dotazioni tecnologiche.
Ottima la posizione dell’Istituto rispetto ai maggiori assi ferroviari e viari. Per coloro che provengono da Roma o da Civitavecchia, è possibile raggiungere la scuola in treno. La stazione di Ladispoli è in posizione centrale, a pochi minuti dall’Istituto. In autobus, le fermate sono altrettanto funzionali e vicine alla sede scolastica. In automobile, si possono percorrere la Via Aurelia o l’autostrada Roma – Civitavecchia.
I collegamenti con Cerveteri e le altre località lungo la via Aurelia sono garantiti dal servizio degli autobus di linea. Dal mese di Settembre 2016 sono state, inoltre, attivate tre nuove corse in orario scolastico che collegano Ladispoli al comprensorio del Lago di Bracciano.
L’Istituto Alberghiero consente di raggiungere, insieme ad adeguate competenze professionali, una preparazione culturale approfondita, idonea sia alla prosecuzione degli studi (universitari o di formazione tecnica superiore), sia all’ingresso nel mondo del lavoro.
Il diplomato ha specifiche competenze tecniche, economiche e normative nelle filiere dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera, nei cui ambiti interviene in tutto il ciclo di organizzazione e gestione dei servizi.
Utilizzando le più moderne metodologie e strategie didattiche e avvalendosi di una consolidata rete di rapporti con le aziende del territorio, l’Alberghiero di Ladispoli offre tre indirizzi di studio: Enogastronomia (con la nuova opzione in Prodotti dolciari artigianali e industriali), Servizi di Sala e Vendita, Accoglienza Turistica.
Enogastronomia: Il diplomato è in grado di intervenire nella valorizzazione, produzione, trasformazione, conservazione e presentazione dei prodotti enogastronomici; operare nel sistema produttivo promuovendo le tradizioni locali, nazionali e internazionali e individuando le nuove tendenze enogastronomiche.
Servizi di sala e di vendita: Il diplomato è in grado di svolgere attività operative e gestionali in relazione all’amministrazione, produzione, organizzazione, erogazione e vendita di prodotti e servizi enogastronomici; interpretare lo sviluppo delle filiere enogastronomiche per adeguare la produzione e la vendita in relazione alla richiesta dei mercati e della clientela, valorizzando i prodotti tipici.
Accoglienza turistica: Il diplomato è in grado di intervenire nei diversi ambiti delle attività di ricevimento, di gestire e organizzare i servizi, in relazione alla domanda stagionale e alle esigenze della clientela; di promuovere i servizi di accoglienza turistico-alberghiera anche attraverso la progettazione di prodotti turistici che valorizzino le risorse del territorio.
Il curriculum si basa su:
–  un’area di istruzione generale con discipline fondamentali per la preparazione culturale di base;
– un’area di indirizzo con le materie professionalizzanti (Enogastronomia / Servizi di Sala e Vendita / Accoglienza Turistica);
– due lingue: inglese e francese in tutto il quinquennio;
– stage, tirocini di formazione ed orientamento, alternanza scuola-lavoro presso grandi aziende e strutture del settore enogastronomico e turistico, in Italia e all’estero (in particolare, in Inghilterra);
– possibilità di prevedere attività ed insegnamenti facoltativi, in linea con le più aggiornate richieste del mercato professionale.

Basket inclusivo, grande partecipazione all’Open Day di Anguillara: sport e integrazione al centro della giornata

Sabato 10 gennaio si è svolto a Ponton dell’Elce (esteso e popoloso quartiere di Anguillara), presso il centro sportivo “ASD Black Lions”, l’Open Day di Basket Inclusivo: allenamenti adattati, mini-partite inclusive e grande entusiasmo. L’iniziativa ha coinvolto atleti, famiglie e volontari dimostrando che lo sport può abbattere le barriere

E’ stata una bellissima iniziativa dedicata alla promozione dello sport come strumento di integrazione, partecipazione e inclusione sociale, che ha coinvolto persone di diverse età e abilità, offrendo a tutti la possibilità di avvicinarsi alla pratica del basket in un contesto accogliente e non competitivo.
Hanno presenziato il Sindaco di Anguillara, Angelo Pizzigallo, e la Vicesindaca nonchè assessore con delega ai Servizi alla Persona, Paola Fiorucci.

Il Baskin è una nuova attività sportiva che si ispira al basket ma ha caratteristiche particolari ed innovative, ed è stato pensato per permettere a giovani normodotati e giovani disabili di giocare nella stessa squadra (composta sia da ragazzi che da ragazze!).

In effetti, il Baskin permette la partecipazione attiva di giocatori con qualsiasi tipo di disabilità (fisica e/o mentale) che consenta il tiro in un canestro. Si mette così in discussione la rigida struttura degli sport ufficiali e questa proposta diventa un vero laboratorio di società.

Questo sport è governato dall’EISI – Ente Italiano Sport Inclusivi – insieme a Ginnastica per tutti e Calcio balilla, mentre sono in fase di sviluppo Bocce e calcio.

L’iniziativa lancia il Baskin ad Anguillara, come disciplina all’interno dell’ASD basket Anguillara, associazione presieduta da Oscar Reale, che partecipa a campionati da tanti anni e ha cresciuto giocatori che oggi militano in squadre di A2.

Il responsabile tecnico del basket Anguillara è Carmela Verardi, che opera insieme a Massimiliano Cacciatore coach di minibasket e responsabile del Baskin, Raffaella Schinco, Noemi Marani e Alessio Pintore, oltre ad Alessia Rossetti in qualità di educatrice e counselor motivazionale.

La giornata è stata aperta dal Presidente Oscar Reale e dal delegato regionale Lazio di EISI Andrea Santececca, che hanno illustrato lo scopo dell’attività: favorire l’accesso allo sport per tutti, valorizzare le differenze e promuovere il lavoro di squadra come esperienza educativa e sociale.

Il Baskin è molto più di uno sport: è uno strumento di aggregazione dove ragazzi normodotati e con disabilità motorie, sensoriali o cognitive si allenano e giocano insieme, condividendo esperienze e obiettivi comuni, dove L’inclusione è al 100%. “Nelle scuole vediamo come questo aiuti la socializzazione e riduca l’isolamento.

Le famiglie ci ringraziano perché i figli trovano un gruppo, viaggiano, partecipano a tornei e migliorano autostima e relazioni” afferma Santececca. L’esperienza diretta sul campo conferma che il Baskin non solo migliora le capacità motorie, ma diventa un’occasione per scoprire il valore del lavoro di squadra e il piacere di vivere lo sport in modo autentico e accessibile.

Basket inclusivo    Basket inclusivo

Successivamente si è svolta la parte pratica sul campo. I partecipanti, suddivisi in gruppi misti, hanno preso parte a esercizi di riscaldamento, giochi con la palla e semplici attività tecniche adattate alle diverse capacità motorie. Allenatori e volontari hanno guidato le attività con attenzione e sensibilità, garantendo il coinvolgimento attivo di tutti e creando un clima di collaborazione e rispetto reciproco.

Sono seguite alcune mini-partite, in un’atmosfera caratterizzata da entusiasmo, incoraggiamento e sostegno reciproco tra i partecipanti, interessati  certamente al risultato sportivo, ma molto più alla condivisione di una mattinata di divertimento.

L’Open Day si è concluso con un momento conviviale, durante il quale famiglie, atleti e operatori hanno potuto scambiarsi impressioni ed emozioni, tutte estremamente positive, sia per l’elevata partecipazione sia per il forte messaggio educativo trasmesso.

E’ stata anche ringraziata sentitamente l’associazione “ASD Black Lions” – diretta e animata da Alessandro Anzalone insieme a Cettina Anzalone – che mette a disposizione gratuitamente le proprie strutture per lo svolgimento delle attività di baskin.

Basket inclusivo

 

E’ stata davvero una bella giornata, che ha dimostrato ancora una volta il ruolo educativo fondamentale dello sport, in particolare del Baskin quale potente strumento di inclusione sociale, capace di abbattere barriere e creare relazioni autentiche, promuovendo valori fondamentali come il rispetto, la solidarietà e la partecipazione.

Giuseppe Girardi

Assemblea delle Donne e delle Libere Soggettività

Riceviamo e pubblichiamo

A partire da questo mese l’ Assemblea delle donne e delle libere soggettività sarà presente anche presso il Consultorio di Cerveteri secondo il calendario riportato.
Il prossimo incontro sarà quindi martedì 13 gennaio 2026 al Consultorio di Cerveteri- Via Martiri delle Foibe.
In questo momento è necessario discutere e affrontare la grave situazione che riguarda la momentanea chiusura dello Sportello Antiviolenza, a causa della scadenza del mandato e senza la pubblicazione del nuovo bando.
A questa pesante problematica si aggiunge anche il destino dei 2 Consultori di Ladispoli e Cerveteri, in vista del completamento ( non ancora stabilito) dell’Ospedale di Comunità che crea una situazione non chiara né definita nei tempi e soprattutto nei luoghi alternativi alla loro attuale collocazione.
Invitiamo tutt* a partecipare, cittadine e cittadini, Associazioni, Sindacati, movimenti femministi, partiti e istituzioni per trovare insieme soluzioni e analizzare proposte che possano garantire un importante servizio socio/sanitario in supporto delle donne in difficoltà, ma anche delle famiglie, delle /dei minori, delle /degli adolescenti del nostro territorio. Vi aspettiamo!

Il ritorno alla carta: Svezia e Danimarca ripensano l’istruzione

Dopo anni di forte spinta verso la digitalizzazione, anche nei Paesi considerati più avanzati sul piano educativo si apre una fase di ripensamento. In Svezia e Danimarca il dibattito sull’uso delle tecnologie a scuola è tornato al centro dell’attenzione, con un rinnovato interesse per strumenti tradizionali come libri cartacei, carta e penna. Secondo quanto riportato da New Media European Press, entrambi i Paesi stanno rivedendo alcune scelte adottate negli anni passati, durante i quali tablet e dispositivi digitali erano stati introdotti in modo esteso nelle aule.

In Svezia, in particolare, è emersa la volontà di garantire nuovamente a ogni studente la disponibilità di libri di testo cartacei, riconoscendo il valore della lettura su carta nel processo di apprendimento. Anche in Danimarca il confronto è aperto, soprattutto in relazione alle fasce d’età più giovani. L’attenzione è rivolta all’impatto che un uso precoce e prolungato degli strumenti digitali può avere sullo sviluppo delle competenze di base, come la lettura, la scrittura e la capacità di concentrazione.

La direzione intrapresa non rappresenta un rifiuto della tecnologia, ma una ricerca di maggiore equilibrio tra strumenti digitali e pratiche educative tradizionali. L’obiettivo è quello di sostenere un apprendimento più efficace, tenendo conto dei bisogni cognitivi degli studenti e delle criticità emerse negli ultimi anni.

Il caso di Svezia e Danimarca apre così una riflessione più ampia sul futuro dell’istruzione in Europa: l’innovazione tecnologica resta centrale, ma non può prescindere dal ruolo formativo della carta, della scrittura manuale e del libro come strumenti fondamentali della crescita.

Fonte:
New Media European Press –
Il ritorno alla carta: Svezia e Danimarca riscrivono il futuro dell’istruzione
https://www.newmediaeuropeanpress.eu/2026/01/06/il-ritorno-alla-carta-svezia-e-danimarca-riscrivono-il-futuro-dellistruzione/

Paola Forte

Liste di leva: il manifesto che fa rumore, ma non richiama nessuno

In questi giorni sui social di Bracciano (ma anche in altri Comuni d’Italia) ) gira il manifesto comunale sulla “Formazione della lista di leva” (per i nati nel 2009). E con l’immagine arrivano reazioni immediate: chi si allarma (“ci risiamo”), chi la butta sul moralismo (“finalmente raddrizzano questi giovani smidollati”).

Capisco il fermento: la parola leva si porta dietro un immaginario pesante, un mondo intero di simboli, paure e nostalgia del “rigore”. Ma qui va detto con chiarezza: quel manifesto non è una chiamata alle armi. È un adempimento amministrativo previsto dalla normativa, che continua a essere ripetuto anche se il servizio militare obbligatorio è sospeso (le chiamate sono sospese dal 1° gennaio 2005, per effetto della legge 23 agosto 2004 n. 226).

Infatti la procedura è prevista dal Codice dell’Ordinamento Militare: ogni anno i Comuni rendono noto – con un manifesto – che i giovani di sesso maschile che compiono 17 anni devono essere inseriti nella lista di leva del Comune dove hanno il domicilio legale.

Non è una “novità” del 2026: è una prassi ordinaria (e poco sensata aggiungo io) che i Comuni continuano a fare per legge, anche se la leva obbligatoria è sospesa da anni — come se le amministrazioni comunali non avessero di meglio da fare, con gli organici ridotti all’osso negli ultimi anni.

Sospesa, non abolita

Il punto è che la Leva è “sospesa, non abolita”. Essendo sospesa, nella testa di molti diventa subito “riattivabile”. E allora il salto emotivo è facile: o paura (“ci stanno arruolando”), o nostalgia punitiva (“un po’ di disciplina a questi giovani ci vuole!”).

Ma la realtà, oggi, è molto più prosaica: non c’è alcun ordine di presentarsi, nessuna mobilitazione, nessun richiamo. È burocrazia, con un linguaggio che oggi suona fuori tempo, in barba anche alle parità di genere.

Può tornare la leva “domani”? No. Dopodomani? “Dipende” (ma non dai Comuni)

Se mai la leva dovesse essere ripristinata, non potrebbe avvenire per iniziativa di un Comune o con un manifesto: servirebbero atti formali dello Stato e condizioni politiche e istituzionali straordinarie come la deliberazione dello stato di guerra o una grave crisi internazionale che richieda un aumento degli organici.

E no: non lo decide il Sindaco Marco Crocicchi. Anche se — lo dico sorridendo — se potessi scegliere a chi mettere in mano un potere del genere, preferirei il mio Sindaco che certi nazionalisti nostalgici da salotto.

Il vero punto: il clima

Questo allarme diventa credibile perché oggi la guerra e gli arruolamenti entrano prima nelle parole che nei fatti: nel linguaggio pubblico, nelle priorità, qualche volta nelle scuole, nella retorica della “durezza” come scorciatoia educativa, nell’accettazione supina delle logiche di guerra che stanno in giro per il mondo da parte dei nostri governanti.

Se per mesi senti parlare di “nemici”, di “riarmo inevitabile”, di “sicurezza” come unica bussola; se vedi che la politica alza i toni e abbassa le domande, allora basta un manifesto con scritto lista di leva per far scattare l’immaginario: “ci stanno preparando”.

E intanto, anche se qui non si spara un proiettile, qualcosa si muove lo stesso:

  • si normalizza l’idea che la risposta ai conflitti sia la forza;
  • si accetta che la paura diventi metodo di governo;
  • si rispolvera la retorica del “servono uomini duri”, come se la fragilità fosse una colpa e non una condizione umana.

Il punto non è negare che il mondo sia pericoloso. Il punto è non lasciarsi trascinare in un clima in cui la guerra diventa un’abitudine mentale inevitabile: si insinua nelle parole, orienta le scelte, riscrive i bilanci, restringe i diritti.

E se un giorno la leva militare tornasse davvero? C’è l’obiezione di coscienza

Se un domani lo Stato ripristinasse la leva, resta un punto fermo: la Legge 230/1998 sul diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare.

È un diritto — riconosciuto in Italia e nella maggior parte dei Paesi europei — a non ottemperare a un obbligo dello Stato quando entra in conflitto con la propria coscienza. E non nasce a caso, né è una scorciatoia. Nasce da lotte e scelte personali pagate a caro prezzo, quando dire “no” all’arruolamento significava processi e carcere.

Prima del riconoscimento pieno del 1998, c’è stata una lunga storia che passa anche dalla prima legge sul tema, la 772/1972, figlia di un conflitto culturale e civile durato anni, che ha coinvolto: cristiani, socialisti, anarchici, nonviolenti e pacifisti.

È, in sostanza, il riconoscimento che la coscienza non è un capriccio: è un principio democratico, un limite al potere quando lo Stato pretende di entrare nella parte più intima di una persona (la propria coscienza appunto).

Alla fine, quindi: non confondiamo la realtà. Un manifesto non è una guerra che arriva (lo so, fanno di tutto per farcelo credere).

Però può essere, oggi più che mai, un’occasione utile: parlare alle nuove generazioni di coscienza, di scelte, di responsabilità, di nonviolenza, di cosa vuol dire “servire” una comunità senza consegnare la propria umanità ai giochi di guerra dei potenti o alla propaganda bellicista.

Perché le società libere non si difendono solo con le armi: si difendono anche con persone capaci di pensare, dissentire, restare umane. E se vogliamo scongiurare il prossimo arruolamento, si cominci da subito — ognuno come può — a lavorare per la pace e la giustizia: nel proprio quartiere, nella propria comunità, rifiutando la logica binaria del nemico o amico, indignandosi con forza davanti alle storture dell’umanità e costruendo ponti di solidarietà tra noi e gli altri.

A Bracciano, nel nostro piccolo, questo lo stiamo già provando a fare con il Cantiere di Pace: uno spazio aperto di partecipazione e lavoro comune che tiene insieme l’Amministrazione, le associazioni, i cittadini, le cittadine e le realtà del territorio, per trasformare la pace da parola astratta a pratiche concrete — dialogo, educazione, incontri tra popoli e iniziative solidali capaci di fare comunità.

Perché la pace, solo quando la costruisci ogni giorno, smette di essere un cumulo di “buone intenzioni” e diventa qualcosa che regge anche quando arriva la paura.

Max Guitarrini

Assessore Politiche Sociali, Inclusione, Accoglienza e Pubblica Istruzione
Comune di Bracciano

Trasporto pubblico locale: forte preoccupazione per l’avvio della nuova gestione regionale

Riceviamo e pubblichiamo

“Il nuovo anno 2026 si è aperto con l’avvio della nuova gestione del trasporto pubblico locale nel Lazio, una riforma che rivoluziona profondamente il sistema così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Il TPL non sarà più gestito dai Comuni, ma passerà sotto una regia interamente regionale, affidata ad Astral.
Il progetto prevede la suddivisione del territorio in 11 Unità di Rete (UDR), bacini territoriali omogenei all’interno dei quali, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe risultare più semplice muoversi. Alla base della riforma vi era inoltre un principio condivisibile: la creazione di un biglietto unico in grado di integrare trasporto pubblico locale, treni regionali e metropolitane di Roma, rendendo la mobilità più agevole ed efficiente per i cittadini.
Un progetto che, sulla carta, nasceva quindi con un vantaggio significativo per chi utilizza quotidianamente i mezzi pubblici.
Il problema, però, è nella sua attuazione. Quasi tre anni fa ai Comuni furono inviate le prime proposte delle nuove linee.
In quella fase abbiamo puntualmente trasmesso le nostre osservazioni, evidenziando criticità molto serie: la perdita di collegamenti fondamentali per il nostro territorio, come quelli verso frazioni importanti quali Valcanneto e Sasso, l’impossibilità di raggiungere la Necropoli, il mancato collegamento con l’ospedale Bambin Gesù, oltre a servizi essenziali per scuole, lavoro e accesso ai servizi. Collegamenti fondamentali per la vita quotidiana della nostra comunità.
Il progetto prevedeva l’attivazione di tavoli di confronto con le amministrazioni locali, per coordinare il passaggio, affrontare le criticità e costruire insieme le nuove linee. Questo confronto, però, non è mai stato realmente avviato.
Le nuove linee già attivate nei primi due bacini, Valle del Sacco e Valle dell’Aniene, hanno purtroppo confermato quanto avevamo immaginato e segnalato da tempo. Quanto sta accadendo in questi territori dimostra che le preoccupazioni espresse dai Comuni erano fondate: utenti che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza i collegamenti utilizzati quotidianamente per andare a scuola o al lavoro, con disagi enormi che colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione, come anziani, studenti e lavoratori pendolari.
In questi anni ho più volte sollecitato la Regione Lazio, recandomi personalmente in Regione per confrontarmi con l’Assessore competente e scrivendo anche al Presidente Rocca. Tuttavia, il problema non è mai stato affrontato in modo complessivo e strutturato.
Nei prossimi mesi prenderà avvio anche il Bacino 1 – Tirreno Nord, nel quale è ricompreso il nostro territorio.
La preoccupazione è fortissima: l’eliminazione di collegamenti fondamentali, in particolare quelli legati alle scuole, rischia di mettere in enorme difficoltà centinaia di famiglie, soprattutto se il cambiamento avverrà in corso d’anno scolastico.
Per questo chiedo con forza alla Regione Lazio e ai miei colleghi sindaci del territorio un incontro urgente e una riflessione seria e condivisa su come gestire questo passaggio. La riforma del trasporto pubblico locale può certamente portare vantaggi, ma solo se accompagnata da ascolto, gradualità e attenzione ai territori.
In caso contrario, rischia di trasformarsi in un grave danno per le comunità locali e di compromettere il diritto alla mobilità”.