Blog Pagina 24

Il Santissimo Salvatore sulle spalle dei portatori attraversa Bracciano con gioia e devozione.

Comunicato stampa

La secolare macchina del Santissimo Salvatore anche quest’anno ha attraversato strade e vie di Bracciano circondato da un rinnovato e suggestivo spirito di partecipazione della comunità braccianese. L’energia e la passione di 19 portatori ha dato vita ad un momento emozionante e toccante, sono loro che ogni anno mettono sulle loro spalle il Santissimo e lo lasciano alle preghiere della gente. Abbiamo raccolto le voci di alcuni di loro, in rappresentanza del gruppo, per capire il vissuto di chi anima un trasporto storico, che alcuni turisti paragonano, con le dovute differenza a quello della Macchina di Santa Rosa. “In effetti in piccolo è come portare la macchina di Santa Rosa, affrontiamo il trasporto con la stessa passione e fede dei facchini di Santa Rosa”. Queste le parole di Aristide Appolloni, che con i suoi 47 trasporti è uno dei più anziani portatori in carica. “Prima di me hanno trasportato il Santissimo mio nonno e mio padre, che mi spinse al mio primo trasporto a 23 anni. E’ una tradizione tramessa di generazione in generazione, vissuta con la devozione di un cattolico. Quando ho problemi fisici è come se al momento del trasporto una strana forza arrivasse a togliere ogni dolore. Tuttavia ora è più difficile avvicinare le nuove generazioni al trasporto. Ma vogliamo portare avanti questa tradizione”. A smentire le preoccupazioni di Aristide Appolloni, sul futuro della festa c’è il giovane Christian Terradura, lui dalla più tenera età indossa il tradizionale abito dei portatori del Santissimo Salvatore, con casacca bianca lucida e fascia rossa e ci ha detto di quest’antica tradizione che: “La vivo da quando sono nato, l’ho sempre vissuta come una cosa che avrei voluto fare da grande e, a mio modo, cercavo di dare una mano, magari anche solo portando l’acqua a coloro che trasportavano il Santo. Aspetto questo momento e non vedo l’ora”. A trasmettere la voglia di salire al ruolo di portatore a Christian è stato suo padre Stefano Terradura, portare dal 1997, che ha spiegato: “Attendi tutto l’anno per prendere il Santissimo dalla nicchia esporlo, farlo uscire e poi riportarlo al Duomo e riporlo di nuovo nella sua nicchia. Anche con piccoli acciacchi fisici, c’è sempre una voce che spinge a far uscire Zi Toto ed a stare sotto la macchina anche per pochi minuti. Uomini che oggi, purtroppo non sono più tra noi, come Sandro Patricelli, Andrea Tondinelli, Pietro Raffi, Gianni Flamini e Alessandro Capomassi mi hanno trasmesso l’orgoglio di diventare un portatore quando a 19 anni ho iniziato a frequentare il Rione Monti. Ora sono 29 anni che trasporto il Santissimo Salvatore, sempre con la stessa passione, soprattutto con l’orgoglio di contribuire a tramandare una tradizione che a Bracciano vive da secoli. La macchina pesa circa 4 quintali e sta sulle spalle di 12 portatori in tutto siamo 19, abbiamo sempre avuto 2 ricambi, quest’anno 1, questo dice la difficoltà a trovare nuove di supporto. Nel Rione Monti oggi ci sono persone come il vice presidente Alessio Pettirossi e Andrea Appolloni che lavorano per la crescita di questa tradizione. Anche il parroco ed il vice parroco ci supportano, sempre disponibili ad aiutarci. Quest’anno la santa messa è stata celebrata in piazza Mazzini, per coinvolgere chi fatica a raggiungere il Duomo”. All’imbrunire dopo l’ultimo faticoso tratto in salita, percorso dai portatori quasi in corsa, da piazza Mazzini fin su al Duomo, il Salvatore con abili manovre è stato riposto nella sua cappella. Stanchi ma felici, soddisfatti ed orgogliosi i portatori si riuniscono per una foto di rito, che rimane negli annali. E nella foto di quest’anno ci sono: Pettinari Alessio, Tacchili Stefano, Terradura Stefano, Pandolfi Vincenzo, Lescarini Corrado, Ricciardi Fabrizio, Bonetti Germano, Giorgetti Roberto, Leoni Giampaolo, Mondini Mario, Scannelli Carmine, Fiorani Vincenzo, Renzi Roberto, Spanù Emanuel, Fortunato Raffaele, Parruccini Piero, Terradura Christian, Dell’Acqua Cesareo, Gallo Pasquale, Puddu Alessio, Don Carlos, Pierini Salvatore, Appolloni Aristide.
Cinzia Orlandi Redattrice de L’Agone
2 3 8 4  5
6 10  11

Germinazioni, c’è ottimismo nel titolo del seminario estivo di teatro contemporaneo che parte il 25 agosto a Bracciano.

Comunicato stampa

La direzione artistica di GERMINAZIONI: “Quello che cerchiamo di fare è organizzare un terreno protetto in cui chi partecipa possa lavorare andando fino in fondo”

Una conversazione con Chiara Favero e Luciano Colavero che animeranno il seminario-laboratorio di teatro contemporaneo al Delia Scala di Bracciano, dal 25 al 30 agosto

 a cura dell’Assessorato alla Cultura de Comune di Bracciano

LUCIANO COLAVERO:  Non so se parlerei di ottimismo, forse piuttosto di fiducia. Una germinazione non garantisce un risultato: si prepara un terreno, si mettono in relazione degli elementi e si vede che cosa nasce, senza voler progettare in anticipo che cosa potrà crescere. Il nostro ruolo, potremmo dire, è più quello di giardinieri che di costruttori.

 CHIARA FAVERO: Quello che cerchiamo di fare è organizzare un terreno protetto in cui chi partecipa possa lavorare andando fino in fondo. Chiaramente abbiamo noi la responsabilità dell’organizzazione del campo di lavoro, però la richiesta che facciamo a chi partecipa è di portare dentro i propri semi e di farli crescere nel terreno comune.

 

Quali sono stati i criteri di selezione delle 120 richieste di partecipazione, da cui avete scelto i 12 partecipanti?

 

COLAVERO: Non abbiamo cercato dodici persone identiche, né necessariamente le dodici candidature che avrebbero potuto occupare i primi dodici posti di una graduatoria astratta. Abbiamo cercato di comporre un gruppo: persone provenienti da esperienze, generazioni e pratiche differenti, ma che ci sembrassero capaci di stare dentro un processo di ricerca e di far nascere qualcosa insieme. Non a caso, tra loro, c’è chi dirige e scrive, oltre a recitare. Alla base, però, tutte le persone coinvolte attraversano il teatro con il proprio corpo e la propria voce.

 

C’è un aspetto molto fisico nel vostro lavoro?

 

FAVERO: La peculiarità del teatro, la sua forza, è la sincronicità della presenza. Nel nostro lavoro si tratta sempre di passare attraverso il corpo. Siamo abituati a pensare che si tratti di fingere, ma io preferisco pensare che si tratti di giocare. Quando mia figlia, che ha cinque anni, gioca, non finge: fa passare la sua sconfinata immaginazione attraverso le sue gambe. Io provo a fare lo stesso.

 

Questa prima edizione è sottotitolata Tempeste. Perché?

 

FAVERO: Per lavorare abbiamo bisogno di qualcosa da cui partire. A volte è un testo, a volte un’idea o una parola. Quella delle tempeste, nella sua pluralità, ci è sembrata un’immagine che oggi valesse la pena di mettere sul tavolo di lavoro per vedere che cosa avrebbe portato con sé.

 

COLAVERO: Più ci lavoriamo, più ci sembra che una tempesta sia qualcosa di diverso da un’esplosione o da un trauma. Al momento ci appare piuttosto come un tempo nel quale stare a lungo, uno spazio da abitare, in cui la intensità non si concentra in un unico momento. Intensità e durata: forse è la loro combinazione a trasformare profondamente chi attraversa una tempesta. E può trasformare anche il nostro modo di pensarla: quello che diciamo oggi potrebbe non essere più vero alla fine dei cinque giorni.

 

L’azione è uno dei pilastri del vostro lavoro. Perché?

 

COLAVERO: Come regista mi interessa partire da ciò che accade realmente, non da ciò che una scena dovrebbe significare o raccontare. Un’azione non è semplicemente un movimento e nemmeno un gesto espressivo: qualcuno tenta realmente qualcosa. Trattenere, sedurre, nascondere, aspettare. E quello che accade mentre lo tenta diventa anche materiale di pensiero. Il lavoro in piedi, per noi, è prima di tutto pensare attraverso l’azione. Non avere prima un’idea e poi cercare il modo di rappresentarla, ma fare qualcosa, osservare che cosa produce, modificare le condizioni, vedere che cosa emerge.

 

Che rapporto c’è tra ciò che un testo offre e ciò che l’attrice o l’attore può fare in scena?

 

FAVERO:  Ogni testo è diverso, è fatto di una materia diversa: ci sono testi pieni di parole, testi con pochissime parole, testi fatti solo di didascalie. Io cerco sempre di agganciare nel testo che ho davanti ciò che per me è vivo: ciò che posso fare io, qui, ora, davanti a te, e da lì parto. Parto sempre da quello che c’è, da una piccola cosa, ma che sia onesta. E poi da lì lavoro, dilato, moltiplico, do tempo e spazio perché una piccola azione reale arrivi a trasformarsi in un mondo.

 

Come immaginate il rapporto tra chi scrive, chi dirige e chi recita all’interno di questo lavoro?

 

FAVERO:  Mi pare che si vada sempre di più, per fortuna, verso una formazione di chi recita, scrive e dirige che tenga conto del mestiere del teatro come dialogo e incontro di immaginari, indipendentemente dal ruolo in cui si gioca. Si lavora insieme perché in scena accada qualcosa di vivo. Per me questo è l’unico modo di “comunicare” con il pubblico, nel senso reale della parola: condividere un’esperienza.

Nel programma che avete stilato si fa riferimento ad alcuni momenti aperti anche ai cittadini. Come funziona?

 

FAVERO: Abbiamo scelto di aprire due momenti della giornata e di proteggerne la parte centrale. Alle 10 del mattino sarà possibile partecipare al training. Alle 18 apriremo nuovamente le porte per condividere alcuni materiali, vedere a che punto siamo arrivati e capire che cosa può essere rilanciato il giorno dopo.

 

COLAVERO: Ci interessa che non siano due momenti costruiti appositamente per essere mostrati. Chi viene incontra il lavoro mentre sta accadendo. Questo significa anche poter assistere a qualcosa che non funziona ancora, a un tentativo, a una domanda, a una forma che il giorno dopo magari non esisterà più.

 

FAVERO: Allo stesso tempo abbiamo sentito la necessità di mantenere chiusa una parte della giornata. Una ricerca ha bisogno anche di non essere continuamente sottoposta allo sguardo esterno. Ha bisogno della possibilità di sbagliare, di perdersi, magari anche di annoiarsi per un’ora senza dover trasformare immediatamente quell’ora in qualcosa che valga la pena mostrare.

 

COLAVERO: Forse la struttura è questa: aprire senza trasformare la ricerca in spettacolo, proteggere senza renderla segreta.

 

L’esperienza di Germinazioni potrebbe avere una continuità nel tempo a Bracciano. Che ne pensate?

 

COLAVERO: Ci interessa molto capire che rapporto possa nascere con Bracciano. Germinazioni nasce già pensando a una possibile continuità, non necessariamente però alla replica dello stesso formato. Se torneremo, ci piacerebbe che il ritorno dipendesse anche da quello che sarà accaduto qui: dalle persone incontrate, da chi sarà entrato durante questi giorni, dalle relazioni che saranno eventualmente nate.

 

FAVERO: Sarebbe interessante se continuità significasse questo: tornare perché qualcosa ha messo radici, non perché abbiamo deciso in anticipo di ripetere lo stesso lavoro. Questa sarebbe una vera germinazione.

 

_______

 

Ecco gli orari dei due momenti quotidiani dedicati alla partecipazione del pubblico e dei cittadini interessati durante lo svolgimento di GERMINAZIONI:

 

10.00 – 11.00

Training aperto alla cittadinanza

Un’ora quotidiana di training aperta all’incontro tra partecipanti e

cittadini, come pratica di ascolto, presenza e relazione.

 

18.00 – 19.00

Incontri aperti alla cittadinanza

Visione di materiali video, letture, conversazioni, restituzione di composizioni,

partiture, frammenti studiati durante la giornata.

Il lungolago di Bracciano sospeso tra sogno e realtà

Il lungolago di Bracciano diventò isola pedonale in una giornata di luce inclinata, quando il vento scendeva dal castello non più come un semplice soffio, ma come un messaggero antico, portatore di memorie che nessuno ricordava di aver vissuto. Il lago, quel giorno, sembrò trattenere il fiato così a lungo che qualcuno giurò di aver visto la sua superficie vibrare per l’emozione.

pubblico levica

Non fu un cambiamento improvviso: era nell’aria da anni, come una promessa che il paese aveva fatto a se stesso e poi dimenticato in un cassetto. Finché, un giorno, Bracciano si svegliò con la certezza che non poteva più rimandare. Le nuvole nere, minacciose, provenienti dal mare, rimasero lontane e si assaporò il silenzio. Un silenzio così nuovo da sembrare un ospite inatteso. Le auto furono costrette a fermarsi ai parcheggi non lontani, una dopo l’altra, non senza esitazione, come creature metalliche che avvertivano di non essere più le benvenute.

incrocio ingressogiochi di bimbigiochi

Rimase soltanto il rumore delle scarpe sul terreno, il ronzio delle biciclette sulla pista ciclabile, il vociare dei bambini che correvano come se il lungolago fosse diventato un regno appena scoperto. Il lago, liberato dal frastuono, cominciò a parlare: fruscii provocati dai colpi di remi delle barche e dalle pedalate dei pedalò, battiti d’ali, piccoli schiocchi dell’acqua contro i pali delle caratteristiche palafitte. Suoni che parevano uscire da un tempo sospeso.

entrata spiaggiaingresso spiaggia di spalle

Le famiglie e gli anziani furono i primi a intuirlo. Si sedettero sulle panchine come se quelle panchine li avessero chiamati per nome, una a una. Davanti a loro scorreva una piccola umanità che passeggiava, prendeva il sole, giocava sul bagnasciuga o nuotava nel lago, e qualcuno mormorò che il lungolago aveva finalmente ritrovato la sua misura umana.

biciclettabiciclette

Le auto e le navette, necessarie per arrivarci, tranne per quei giovani che sceglievano di scendere a piedi, lungo un percorso panoramico, restavano in una giusta distanza, confinate dove non potevano disturbare. I negozianti, superata la diffidenza iniziale, scoprirono che la gente entrava più volentieri nei loro locali, come se guardare il lago senza il filtro dei parabrezza rendesse tutto più vero, più vicino.

cinemamusica con sindacoancora gruppi

La trasformazione non fu solo urbanistica ma anche sociale: le persone cominciarono a riconoscersi, a salutarsi, a condividere lo stesso spazio come se fosse un grande salotto all’aperto. Il lungolago divenne un corridoio d’incontri e di possibilità: coppie che si ritrovavano, ragazzi che scoprivano un luogo dove stare tranquilli senza doversi preoccupare del passaggio delle auto, famiglie che, per lo stesso motivo, camminavano come se stessero imparando un nuovo ritmo. Di sera, quando le luci si accendevano una a una, il lungolago sembrava sollevarsi di qualche centimetro, come un molo sospeso tra acqua e cielo. L’assenza delle auto rendeva tutto più nitido: il profumo dell’acqua, il passo dei passanti, la musica che usciva dai locali e s’intrecciava al canto dei grilli.

seratagruppo

Qualcuno disse che il lago sembrava più grande, come se avesse ripreso a respirare. Qualcun altro giurò che l’acqua fosse diventata più chiara, quasi luminosa. Forse era solo un’impressione, ma era un’impressione condivisa, e questo sembrava renderla reale. Certo, non tutti erano convinti. C’era anche chi rimpiangeva la comodità, chi temeva per il proprio negozio, chi vedeva nella pedonalizzazione un capriccio da paese in cerca di charme e qualcuno di loro continuava a osservare l’orizzonte sperando in un avvicinamento delle nuvole nere che continuavano a rimanere minacciose ma sempre a un’innocua distanza. Ma col tempo anche loro si accorsero che il lungolago non era stato sottratto: era stato restituito.

serata sindacofoto ripresa

Non tolto alle auto, ma riconsegnato alle persone e al lago stesso. Così, un passo dopo l’altro, Bracciano scoprì che la pedonalizzazione non era una chiusura, ma un’apertura. Un modo per dire che il lago tornava protagonista, che poteva respirare più profondamente, e proprio per questo vivere meglio. Alla fine, nessuno ricordava più com’era prima. O forse sì, ma come si ricordano le cose che non ci somigliano più.

chitarristacorsa donne

Il lago, finalmente, poteva guardare la sua riva senza il velo del traffico, come un vecchio amico che, sollevando quel velo, ritrova il volto di chi ama e lo osserva con un sorriso dolce, ricordando, facendo un simpatico occhiolino e sempre sottovoce, che adesso questo lungolago è l’unico dei tre paesi a non avere una strada di scorrimento parallela alla passeggiata. Poi qualcuno si fermò a osservarla questa lunga passeggiata, qualcun altro rivolse lo sguardo al lago e alcuni, quasi senza voce, mormorarono: non può essere reale. Quel pensiero s’ingrossò rapidamente, attraversando tutti, come l’onda che si alza al passaggio della motonave Sabazia II. Troppo bello, troppo silenzioso, troppo perfetto: doveva essere un sogno.

partenzasindaco

Un sogno condiviso. Poi una donna immerse i piedi nell’acqua e scoprì che era fredda, sorprendentemente reale. Un anziano si sedette su una panchina e sentì la solidità del legno come un ritorno alla terra. Un ragazzo abbracciò un’amica e fu attraversato da un calore che nessun sogno sa imitare. Un uomo, al ristorante, gustò un piatto di pesce di lago che sembrava raccontare la riva. Un bambino, in una delle aree giochi, rise: una risata così piena da spezzare l’incantesimo, troppo viva per appartenere a un sogno.

sindaco e giulia levicagente

Le nuvole nere tentarono una nuova disperata avanzata ma il rumore provocato del tuono ebbe un effetto non voluto, inaspettato, perché mostrò una realtà viva, e allora, proprio come un lampo che attraversa la mente, arrivò la rivelazione: non stavano sognando, era tutto vero. Il lungolago, libero dal fruscio del traffico, apparteneva a chi aveva deciso di attraversarlo lentamente, sembrava un sogno che, per una volta, aveva deciso di non svanire al risveglio.

La Redazione

NOTE DI SOLIDARIETA’ A TREVIGNANO

Dal profilo Facebook del comune di Trevignano

𝗟𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲
27 Agosto 2026, dalle 18.30
Piazzale del Molo
L’intrattenimento diventa opportunità per presentare le realtà associative che operano realmente nel territorio, realizzando attività legate alla prevenzione ed alla cura, destinate a soggetti talvolta invisibili, per stigma o necessità.
𝗡𝗼𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁 𝗺𝘂𝘀𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲 – con la direzione artistica di Gianfranco Venturi e Roberto Rossiello – per coniugare spettacolo, partecipazione e impegno sociale.
Sul palco artisti a “tributo” di quattro grandi protagonisti della musica italiana, per uno spettacolo dinamico, emozionante e coinvolgente, occasione per offrire spazio e visibilità a tante realtà che portano avanti azioni significative nel territorio, affiancando o sostituendo quelle disattese.

Assegnazioni provvisorie interprovinciali docenti di ruolo : richiamata l’attenzione sul forte disagio dei docenti

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione dell’Amministrazione scolastica sulla condizione di forte tensione con cui numerosi docenti stanno vivendo, in questi ultimi giorni di agosto, le procedure di assegnazione provvisoria interprovinciale per l’anno scolastico 2026/2027.

Le segnalazioni pervenute al Coordinamento descrivono un’attesa particolarmente gravosa, soprattutto per insegnanti con molti anni di servizio che, nonostante una lunga esperienza professionale, continuano a confrontarsi con la possibilità di dover lavorare a notevole distanza dalla propria famiglia.

L’incertezza sulla sede non rappresenta, per queste persone, un problema esclusivamente organizzativo. Significa non sapere ancora se sarà possibile ricongiungersi ai figli, al coniuge o ai familiari oppure se occorrerà affrontare un nuovo periodo di lontananza, organizzare una partenza, cercare un alloggio e sostenere ulteriori costi di viaggio e permanenza.

È una condizione che, quando si ripete negli anni, può determinare un carico psicologico molto forte. A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, molti docenti si trovano ancora nell’impossibilità di programmare aspetti essenziali della propria vita. L’attesa degli esiti, la consultazione continua delle pubblicazioni e la ricerca di informazioni sulle disponibilità accrescono una pressione che non può essere considerata un elemento marginale delle procedure amministrative.

Tra le questioni maggiormente segnalate vi è quella relativa ai posti che possono rendersi disponibili nel corso delle operazioni e alla loro eventuale utilizzazione nelle assegnazioni provvisorie interprovinciali. Il CNDDU ritiene necessario affrontare tale aspetto con prudenza e senso delle istituzioni. Occorre attendere la conclusione delle operazioni prima di formulare valutazioni su specifici comportamenti degli uffici, evitando di trasformare preoccupazioni e informazioni ancora da verificare nell’affermazione preventiva di eventuali irregolarità.

Rimane tuttavia essenziale che, una volta concluse le procedure, sia possibile comprendere con chiarezza quale trattamento sia stato riservato alle disponibilità sopravvenute. Non ogni posto che si libera determina necessariamente una nuova assegnazione, poiché occorre considerarne la natura, il momento in cui la disponibilità interviene e la sequenza prevista dalle disposizioni vigenti. Ogni decisione dovrebbe però risultare ricostruibile sulla base di criteri chiari e uniformi.

La trasparenza assume in questi giorni un valore particolarmente importante. Quando le informazioni ufficiali non sono sufficientemente tempestive, l’incertezza viene facilmente alimentata da interpretazioni, comunicazioni informali e notizie frammentarie, aumentando ulteriormente la preoccupazione di chi attende una decisione dalla quale dipende l’organizzazione della propria vita familiare.

Il CNDDU ritiene inoltre che una maggiore chiarezza possa contribuire a prevenire il contenzioso. La tutela davanti al giudice costituisce una garanzia fondamentale e resta naturalmente disponibile quando un lavoratore ritenga lesi i propri diritti, ma non dovrebbe diventare lo strumento attraverso il quale ottenere anzitutto la ricostruzione di una procedura amministrativa. Un docente deve poter conoscere gli elementi essenziali che hanno determinato la propria posizione e valutare consapevolmente le eventuali iniziative da intraprendere.

Il Coordinamento auspica pertanto che gli uffici scolastici, nella conclusione delle operazioni, assicurino la massima chiarezza possibile rispetto alle disponibilità utilizzate e a quelle eventualmente sopravvenute. Saranno gli esiti definitivi e gli atti amministrativi a consentire una valutazione puntuale delle situazioni segnalate.

In questa fase, tuttavia, riteniamo necessario non perdere di vista la dimensione umana della vicenda. Dietro una domanda di assegnazione provvisoria vi sono spesso anni di servizio prestato lontano dal proprio territorio, viaggi, sacrifici economici e periodi prolungati di separazione dagli affetti. L’anzianità professionale non sempre coincide con una raggiunta stabilità territoriale e molti insegnanti, pur avendo dedicato una parte considerevole della propria vita alla scuola pubblica, continuano a vivere l’avvicinarsi di settembre con l’incertezza di una nuova partenza.

L’Amministrazione non può garantire a ogni docente l’esito desiderato e le esigenze personali non possono sostituire le regole che disciplinano la mobilità. È però possibile garantire che quelle regole siano applicate in maniera coerente e comprensibile e che le informazioni necessarie raggiungano gli interessati nel modo più tempestivo possibile.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani seguirà pertanto con attenzione la conclusione delle operazioni. Soltanto allora sarà possibile verificare se le preoccupazioni manifestate in questi giorni trovino effettivo riscontro.

Nel frattempo riteniamo doveroso richiamare l’attenzione su una condizione che merita considerazione istituzionale: molti docenti, anche con una lunga storia professionale alle spalle, stanno vivendo questi giorni con un peso psicologico considerevole, nell’attesa di sapere se potranno ricongiungersi alla propria famiglia o se dovranno affrontare un altro anno scolastico lontano dagli affetti.

La certezza delle procedure tutela l’Amministrazione; la tempestività e la trasparenza tutelano anche le persone. Tenere insieme queste esigenze significa riconoscere la dignità professionale e umana di chi, spesso attraverso rilevanti sacrifici personali e familiari, assicura quotidianamente il funzionamento della scuola pubblica.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti: si rinnova la tradizione con la “Gara della Pigiatura” e la sfilata dei carri con i grandi festival in giro per il mondo

Comunicato stampa

L’Assessore Manuele Parroccini: “Con la Fontana del Mascherone che butterà vino, si apriranno quattro giorni straordinari”. Sabato 29 la Gara della Pigiatura, domenica 30 la sfilata dei carri: da Sanremo alla Notte della Taranta, dall’OktoberFest al Capodanno Cinese, passando per il Flor de Madeira, Holi Festival e Dias de Los Muertos, una festa tutta da vivere_
“La tradizionale gara della pigiatura a piedi nudi, un momento di festa e folklore che ci ricorda come in passato si faceva il vino e una sfilata dei carri allegorici che quest’anno sarà davvero straordinaria: trasformerà Cerveteri in un’arena a cielo aperto dove rivivere, grazie alla fantasia e all’invettiva artistica dei nostri rionali, i più grandi festival organizzati in giro per il mondo. La Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, come sempre, oltre ai grandi spettacoli organizzati al Parco della Legnara, alle degustazioni di vini e alle visite guidate sarà sinonimo di partecipazione dei Rioni di Cerveteri: con il loro entusiasmo e la loro voglia di offrire un momento eccezionale a tutto il territorio, sarà una festa davvero straordinaria”.
A dichiararlo è Manuele Parroccini, Assessore ai Rapporti con i Rioni, nel presentare alla città gli appuntamenti della 63esima edizione della Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, in programma da giovedì 27 a domenica 30 agosto, dove i protagonisti assoluti saranno proprio i Rioni della città.
Come sempre, il “fischio d’inizio” della Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti sarà il giovedì, quando la Fontana del Mascherone di Piazza Risorgimento inizierà a “buttare vino”. Una fontana che per tutta la durata della Sagra, con il coordinamento dei Rioni, offrirà degustazioni gratuite di vino bianco e rosso, offerto come ogni anno dalla Cantina Sociale di Cerveteri.
Il primo grande evento curato dai Rioni è fissato per sabato 29 alle ore 19:00. In Piazza Aldo Moro, è il momento della “Gara della Pigiatura”. Le regole sono quelle di sempre: in ogni tinozza ci saranno tre rappresentanti per ogni Rione: una volta riempite d’uva, l’obiettivo sarà pigiare a piedi nudi più forte degli altri e riempire la damigiana con il mosto sino all’orlo. Il primo Rione che farà traboccare la damigiana, si aggiudicherà la Gara della Pigiatura.
Domenica 30 agosto a partire dalle ore 17:00 è l’ora dell’attesissima sfilata dei carri allegorici, che come tema quest’anno avrà ‘Il mondo in festa: viaggio tra i grandi Festival’. Il Rione Casaccia Vignola porterà in scena il Capodanno Cinese, Madonna dei Canneti, direttamente dal Messico, “Dia de Los Muertos”. Festa “Made in Italy” per il Rione Boccetta e il Rione San Pietro, che omaggeranno rispettivamente il Festival della Canzone Italiana di Sanremo e la Notte della Taranta. Vola fino in India invece il Rione Fornace, con “HoliFestival”, mentre il Rione Fontana Morella si cimenterà nel tradizionale “OktoberFest”, la tradizionale e celebre festa della Bavaria. Spazio e libertà ai fiori invece per il Rione Garbatella, con la “Festa del Flor de Madeira”.
Dopo il successo dello scorso anno inoltre, in Piazza Aldo Moro torna la tribuna attrezzata per assistere seduti e in tutta comodità alla Sfilata dei Carri. Quest’anno saranno due, alle quali si aggiungerà una pedana ad hoc, perfettamente accessibili ed idonee ad ospitare persone con difficoltà motorie e con disabilità. Per l’accesso alle tribune sarà possibile acquistare uno o più tagliandi al costo di 5,00€ presso il Punto di Informazione Turistica di Piazza Aldo Moro (apertura vendita biglietti nei prossimi giorni). La pedana e l’accesso a tutte le persone con disabilità sarà invece chiaramente gratuito.
“I Rioni anche quest’anno hanno impiegato anima e cuore per organizzare una Sfilata dei Carri davvero spettacolare – ha aggiunto l’Assessore Manuele Parroccini – per questa 63esima edizione abbiamo scelto un tema che offre davvero infiniti spunti per allestire un qualcosa di memorabile: i grandi festival in giro per il mondo. Passeremo dunque dai nostrani Festival di Sanremo e Notte della Taranta, passando per l’Oktober Fest, la coloratissima Festa del Flor de Madeira fino all’altra parte del mondo, con il Capodanno Cinese, il Dias de Los Muertos e l’Holi Festival. Insomma, non sarà solamente una sfilata, ma un vero e proprio viaggio in giro per il mondo tra costumi, musiche e tradizioni”.

Rafforzare la cultura giuridica nella scuola di fronte alle nuove emergenze educative

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione sulla condizione della classe di concorso A-46 – Scienze giuridico-economiche e, più in generale, sul ruolo riconosciuto alla formazione giuridica ed economica nella scuola italiana. Una questione che non riguarda soltanto gli organici o la posizione professionale dei docenti, ma investe la qualità dell’offerta formativa e la capacità del sistema scolastico di rispondere ai cambiamenti che interessano le nuove generazioni.

La crescente attenzione istituzionale e sociale verso la violenza giovanile, il bullismo e il cyberbullismo, le discriminazioni, l’aggressività nelle relazioni e i comportamenti lesivi della dignità della persona negli ambienti digitali impone una riflessione sugli strumenti educativi messi a disposizione degli studenti. Sono fenomeni complessi, che non possono essere ricondotti a un’unica causa né affrontati esclusivamente attraverso interventi successivi o misure sanzionatorie. La prevenzione richiede un lavoro educativo continuativo sul significato della libertà, della responsabilità, del rispetto e dei diritti altrui.

In tale contesto appare necessario interrogarsi sulla posizione delle discipline giuridiche ed economiche nell’ordinamento scolastico. Il DPR 14 febbraio 2016, n. 19, individua la A-46 quale classe di concorso relativa alle Scienze giuridico-economiche, un ambito disciplinare che comprende conoscenze direttamente connesse alla Costituzione, all’ordinamento giuridico, ai diritti e ai doveri, alle istituzioni e ai rapporti economici e sociali.

La legge 20 agosto 2019, n. 92, che ha introdotto l’insegnamento scolastico dell’Educazione civica, ha inoltre attribuito un ruolo centrale alla conoscenza della Costituzione e delle istituzioni dell’Unione europea, alla legalità e alla cittadinanza consapevole. La stessa normativa prevede almeno 33 ore annuali di Educazione civica e, nella scuola secondaria di secondo grado, riconosce uno specifico ruolo ai docenti abilitati nelle discipline giuridico-economiche, ove disponibili nell’organico dell’autonomia.

Questo quadro rende ancora più evidente la necessità di una riflessione sulla coerenza tra gli obiettivi educativi assegnati alla scuola e gli spazi effettivamente riconosciuti alle competenze giuridiche. Mentre aumenta la responsabilità delle istituzioni scolastiche nell’Educazione civica, nella cittadinanza digitale, nella promozione della legalità e nella prevenzione delle discriminazioni, in diverse realtà territoriali viene segnalata una contrazione degli spazi disponibili per la classe A-46.

L’Educazione civica deve conservare la propria dimensione interdisciplinare e coinvolgere l’intera comunità scolastica. Tale impostazione, tuttavia, non dovrebbe comportare una perdita di riconoscibilità delle competenze specialistiche. La preparazione dei docenti A-46 costituisce una risorsa professionale che può contribuire in modo qualificato alla comprensione dei principi costituzionali e delle regole della convivenza democratica.

La questione assume particolare rilievo considerando l’esperienza quotidiana degli studenti. Diffusione non autorizzata di immagini, offese online, violazioni della riservatezza, discriminazioni e lesioni della reputazione mostrano quanto sia importante comprendere precocemente che l’esercizio della libertà comporta responsabilità e incontra necessariamente i diritti dell’altro.

Insegnare il diritto non significa anticipare tecnicismi, ma fornire strumenti per interpretare la realtà. Comprendere il principio di uguaglianza aiuta a riconoscere una discriminazione; conoscere il significato della responsabilità permette di valutare le conseguenze dei propri comportamenti; conoscere i propri diritti significa anche imparare a rispettare quelli degli altri.

Merita quindi attenzione il fatto che non tutti gli studenti incontrino nel proprio percorso un insegnamento sistematico delle discipline giuridiche ed economiche. Occorre chiedersi se tale configurazione sia ancora pienamente adeguata alle esigenze di una generazione che si confronta precocemente con questioni riguardanti diritti, responsabilità, cittadinanza e partecipazione.

Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, e al Sottosegretario di Stato, Paola Frassinetti, la richiesta di valutare un concreto potenziamento della classe di concorso A-46, accompagnato da una ricognizione nazionale dell’andamento degli organici e del monte ore, così da accertare attraverso dati ufficiali l’effettiva evoluzione della presenza delle discipline giuridico-economiche nei diversi territori.

Il CNDDU auspica inoltre che possa essere valutato il consolidamento di tali discipline negli indirizzi nei quali sono già presenti e, in prospettiva, la loro introduzione, con modalità e contenuti adeguati alle differenti fasce d’età, anche nei percorsi scolastici nei quali oggi non trovano uno specifico spazio curricolare.

Non si tratta di una richiesta esclusivamente settoriale. Potenziare la A-46 significa interrogarsi sullo spazio che la scuola italiana intende riconoscere alla conoscenza dei diritti, dei doveri, delle istituzioni e della responsabilità personale, proprio mentre alla stessa scuola viene richiesto un impegno crescente nella prevenzione della violenza, delle discriminazioni e dei comportamenti lesivi della dignità della persona.

Investire nella cultura giuridica significa investire nella formazione di cittadini capaci di comprendere non soltanto l’esistenza delle regole, ma la funzione che esse svolgono nella tutela della libertà, dell’uguaglianza e della dignità di ogni persona.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

MUSICA, SAPORI E TANTO DIVERTIMENTO A VEJANO

Dal profilo Facebook del comune di Vejano

Questo weekend vi aspettiamo a Vejano per la XXXVII Festa della Banda – Musica e Sapori, in programma dal 21 al 23 agosto!
Tre giorni di musica, spettacoli, tradizione e buon cibo, con tanti appuntamenti da non perdere:
serate musicali
Festival Summer Majorettes
Raduno Bandistico
Stand gastronomici con specialità di gnocchi
Banda Splash e tanti altri momenti di festa!
Vejano – Piazza XX Settembre
Sarà anche l’ultimo grande appuntamento dell’estate prima della Festa Patronale di Sant’Orsio.
Non mancate: viviamo insieme questo ultimo weekend di festa prima di entrare nel clima della nostra Festa Patronale!
Il Comune di Vejano vi aspetta!

FESTA DEL SANTISSIMO SALVATORE A BRACCIANO

Dal profilo Facebook del comune di Bracciano

Torna a Bracciano la Festa del Santissimo Salvatore, organizzata dal Rione Monti con il patrocinio e il contributo del Comune di Bracciano.
Di seguito il programma delle due giornate.
SABATO 22 AGOSTO
Messe di preparazione
Ore 17.00 – Suore del Divino Amore
Ore 18.00 – S.M. Novella
Ore 20.00 – Apertura stand gastronomico
Piazza Mazzini
Ore 21.00 – Musica live: “Generazione Musica”
DOMENICA 23 AGOSTO
Ore 18.00 – Santa Messa celebrata dal Vescovo Monsignor Marco Salvi in Piazza Mazzini
Ore 19.00 – Partenza della Macchina del Santissimo Salvatore da Piazza Mazzini
La solenne processione sarà accompagnata dalla Banda Musicale di Manziana “A. Tabirri”.
Ore 20.00 – Apertura stand gastronomico
Piazza Mazzini
Ore 20.30 – Rientro in Duomo della Macchina del Santissimo Salvatore
Ore 21.00 – Musica live: “Italian and Blues”
Due giorni dedicati alla tradizione e alla convivialità, per ritrovarsi e vivere insieme uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità di Bracciano.
L’Amministrazione comunale invita cittadini e visitatori a partecipare.

Vedi meno

Manziana festeggia il patrono San Giovanni Battista