tratto da un post Facebook di Giuseppe D’Alto
Il delitto di Federica Torzullo scuote anche il Comune: si dimette l’assessora alla Sicurezza di Anguillara, madre dell’uomo arrestato per omicidio aggravato.
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
tratto da un post Facebook di Giuseppe D’Alto
Il delitto di Federica Torzullo scuote anche il Comune: si dimette l’assessora alla Sicurezza di Anguillara, madre dell’uomo arrestato per omicidio aggravato.
Ofioca: creatività e artigianato al femminile
Ofioca, questo nome assai particolare


dal quale prende il nome la bottega di Ginevra Cautilli


è in realtà una costellazione che può anche considerarsi nel nostro universo come un tredicesimo segno zodiacale .Di qui nasce l’idea oltre che del nome del negozio anche quella di modellare dodici busti rappresentanti i dodici segni zodiacali con i loro simboli rappresentanti , ovvero la bilancia con i piatti , l’acquario con l’anfora, tutto rigorosamente fatto di cera, si perché l’elemento cera per questo artista è assai peculiare ed è presente in ogni sua creazione. Ginevra si racconta a L’agone dicendoci che prima di reinventarsi in un progetto così creativo che le ha dato modo di realizzarsi a pieno in tutte le sue capacità, lei faceva un altro lavoro , si occupava di marketing aziendale quindi spesso era in trasferta o occupata con gli appuntamenti in agenda, non si sentiva realizzata dice, nonostante il lavoro le piacesse molto, c’era una parte di lei che ancora non si era realizzata del tutto e complice il covid che ha costretto tutti noi a casa a riflettere e a fare perché no anche una riflessione sulla nostra vita aggiungendo le domande che una mamma in attesa si fa del suo futuro come successo a Ginevra in questo caso ,Lei decide di acquistare per gioco un kit per fare candele, dal momento che le candele le erano sempre molto piaciute, risulta infatti essere molto brava tanto da crearne un business che tuttora vediamo realizzato nelle sue vetrine in via san Francesco 9b ad Anguillara Sabazia. Il business va bene anche perché Ginevra riesce a prendere un fondo per l’impresa femminile che era al 90% un fondo perduto ma molto lo ha fatto il suo talento e la sua dedizione alla nuova attività che all’inizio è partita con una vendita on line. Il suo repertorio accontenta veramente tutti i gusti per la necessità di pensierini o cose più elaborate in particolare dedicate ad un pubblico femminile ma dove consigliamo di andare anche gli uomini per le simpatiche creazioni di san valentino o anche per varie personalizzazioni.
Ilaria Morodei
Riceviamo e pubblichiamo
Riceviamo e pubblichiamo
L’amministrazione comunale informa che, giovedì 5 febbraio alle ore 16:00, nella Sala Conferenze della Biblioteca Peppino Impastato di Ladispoli, si terrà la presentazione della nuova guida “Nati per Leggere. Una guida per genitori e futuri lettori 2025”, edita dall’Associazione Italiana Biblioteche.
La guida è il frutto del lavoro dell’Osservatorio editoriale Nati per Leggere, composto da bibliotecari, pediatri e librai: un’accurata ricerca bibliografica e un’esplorazione attenta del mercato editoriale italiano nell’ambito dei libri dedicati all’età prescolare pubblicati nel biennio precedente.
Nel corso degli anni, infatti, la produzione editoriale di libri destinati all’infanzia in età prescolare è cresciuta moltissimo e scegliere quelli che possono rappresentarla al meglio è un’attività entusiasmante ma anche una sfida per tutti gli operatori del settore e per i genitori.
L’incontro sarà l’occasione per conoscere le novità bibliografiche e per approfondire insieme l’importanza della lettura condivisa fin dalla prima infanzia: aspettiamo i volontari Nati per Leggere, gli insegnanti, gli operatori dei servizi educativi, dei presìdi sanitari e dei consultori, i pediatri e tutte le famiglie, anche quelle che ancora non conoscono il cuore e il senso profondo del programma.
A presentare la guida sarà Danilo Di Camillo, responsabile della Biblioteca di Cisterna di Latina e referente Nati per Leggere della Regione Lazio.
L’evento è a partecipazione libera e gratuita.
Nel dibattito sulla scuola dell’infanzia, la domanda ritorna ciclicamente: è meglio organizzare le sezioni per età omogenea o mescolare bambini di 3, 4 e 5 anni? La risposta, come spesso accade in pedagogia, non è un verdetto netto ma un equilibrio di prospettive.
Le classi omogenee offrono un percorso più lineare. I bambini crescono fianco a fianco con compagni che condividono tappe di sviluppo simili; questo permette alle insegnanti di programmare attività mirate, calibrate su un unico livello di autonomia. Il primo anno, però, è un banco di prova impegnativo: le maestre devono accogliere un gruppo intero di treenni, tutti nuovi, tutti bisognosi di rassicurazioni, routine, presenza costante. È un lavoro intenso, “una fatica da cani”, come ammettono molte insegnanti. Ma superata la soglia iniziale, i due anni successivi scorrono con maggiore fluidità: il gruppo è stabile, affiatato, e il lavoro quotidiano diventa più sereno.
Le classi miste, al contrario, funzionano come una piccola comunità in miniatura. I più grandi diventano modelli spontanei, i più piccoli trovano riferimenti rassicuranti, e l’apprendimento si intreccia con la cura reciproca. Il carico di lavoro per le insegnanti è diverso: meno concentrato, più distribuito nel tempo. Non c’è un “anno zero” da affrontare in blocco, perché ogni settembre entra solo una parte del gruppo. Ma la complessità è costante: occorre orchestrare bisogni diversi, proporre attività differenziate, garantire stimoli adeguati a tutti. È un impegno più sottile, meno esplosivo ma più continuo.
Alla fine, però, al di là dei modelli organizzativi, emerge un dato che accomuna entrambe le scelte: la qualità educativa non dipende dalla struttura della classe, ma dalla passione delle maestre. È la loro capacità di osservare, accogliere, inventare, adattare, che trasforma una sezione in un luogo di crescita. Sono loro a fare la differenza, che si tratti di guidare un gruppo omogeneo verso la coesione o di armonizzare un gruppo misto in cui ogni età porta un dono diverso.
La pedagogia offre strumenti, modelli, teorie. Ma la scuola dell’infanzia, quella vera, vive nella relazione quotidiana e lì, più che altrove, la passione non è un dettaglio: è la radice di tutto.
Riccardo Agresti
Comunicato stampa
La comunità scolastica tutta, in un momento di dolore collettivo per il territorio, sceglie di non rimanere in silenzio e di denunciare, ancora una volta, la morte di una donna per mano del patriarcato.
«Per Federica, per tutte e per nessun’altra» dichiara la Rete degli Studenti Medi di Bracciano, il sindacato studentesco. «In ricordo di Federica e di tutte le altre donne ci mobilitiamo. Vogliamo educazione sessuo affettiva nelle scuole per contrastare la violenza di genere»
Nella mattinata di venerdì 16 gennaio, nell’aula consiliare del comune di Ladispoli, sono stati in molti ad accogliere calorosamente Don Luigi Ciotti: il sindaco Alessandro Grando, il vescovo della Diocesi di Porto Santa Rufina, Gianrico Ruzza, il presidente del consiglio comunale Carmelo Augello, l’assessore all’istruzione Margherita Frappa, le consigliere Manuela Risso e Silvia Marongiu; e poi i giovani, tanti, tantissimi a riempire tutta l’enorme aula consiliare ad ascoltare in religioso silenzio, quasi ipnotizzati dal tono pacato e gentile del sacerdote di Libera.
Anche L’agone, da sempre sensibile alla tematica della pace, era presente.
“Un’ emozione indescrivibile” cosi descrive sulla pagina Facebook, la referente del Presidio di Libera sul territorio di Ladispoli/Cerveteri Jenny Marciano: “l’accoglienza, la sensibilità, l’umanità che traspare dalle parole di Don Ciotti e dai suoi vissuti, trasmettono la voglia di fare, di esserci”.
Il tema che Don Ciotti ha portato inducendo a una riflessione sempre più approfondita, è la PACE: “si parla sempre di pace, quando la pace non c’è, ma non basta declamarla, la pace va costruita e per esserne costruttori non è sufficiente parlare di poveri e di ultimi, ma questi si devono accogliere concretamente. Tutto inizia dall’accoglienza, dalla reciprocità, dalle relazioni che sono l’essenza della vita.”
E’ così che inizia il suo racconto, la sua esperienza di vita, quando ancora giovane, incontrerà per la prima volta gli occhi vuoti di un senzatetto la cui casa era una panchina di Torino; si imbattè nella disperazione, nella sofferenza, nella fragilità di chi ha perso tutto.
Quell’uomo con cui il giovanissimo Luigi “con le sue fragilità” gradualmente stabilì un rapporto, era colto, leggeva molto, sottolineava i suoi libri e sapeva osservare con attenzione cosa stesse accadendo a quei giovani che andavano al bar per sballarsi mischiando alcool e farmaci.
“L’eroina ancora non era arrivata, arriverà poi”, racconta Don Ciotti, ma l’incontro con quell’homeless segnerà per sempre la sua vita e farà maturare in lui la volontà di impegnarsi concretamente per essere accanto alle persone più fragili ; così, insieme ad altri, fonderà nel 1965 il gruppo Abele.
Rivolgendosi ai giovani studenti, richiamando l’attenzione sulla gravità delle dipendenze, dalle droghe all’alcool al gioco d’azzardo, dall’isolamento sociale estremo ‘HIKIKOMORI’, fa un appello: “C’è bisogno di Voi, della vostra linfa nuova, del vostro mettervi in gioco” li incoraggia a non arrendersi alle prime difficoltà.
“Nel cammino della vita ci sono momenti semplici e momenti difficili, ma la coscienza ci impone la responsabilità di non essere superficiali”. Esorta quindi gli adulti a cercare la bellezza che c’è in ognuno di quei giovani ragazzi.
Don Ciotti riporterà diverse volte al centro delle sue parole il tema Pace, ricordando più volte Papa Francesco (colui che toccò con mano la fragilità e la povertà di molti uomini accogliendoli nella sua vita) e ancora ponendo il suo ricordo alle parole del costruttore di pace, Vescovo Tonino Bello, che rivolto ai giovani li ha esortati ad essere “malati di Pace”.
E proprio sul tema della PACE, Papa Leone ha chiesto ai credenti di far sentire con forza una voce di denuncia, una denuncia seria, mai faziosa, perché “le strutture di ingiustizia del male vanno distrutte con la forza del bene”.
In ultimo rivolgendosi agli amministratori locali ha ricordato: “la pace si costruisce nelle proprie case, nel proprio territorio, perché le vite delle persone prendono forma o si deformano nel rapporto costante con le risorse della città, con le opportunità, con i servizi e con quello che viene realizzato; è anche la politica centrale che deve investire con forza a cascata su tutto ciò che nei territori può attivare energie e legami”.
Riferendosi alla politica, richiamandola a occuparsi dei giovani, chiede di fare un grande investimento, di creare opportunità, spazi adeguati, territori meno degradati, perché i ragazzi ci sono e non dobbiamo farli andare via, bisogna dialogare, capire, ascoltare; “i contesti impoveriti tendono a creare delle gabbie materiali e mentali, imprigionano l’esistenza delle persone in quei contesti, avviliscono i rapporti e sottraggono la possibilità a tante persone di costruire un futuro”.
Chiude Don Ciotti rivolgendosi ancora ai ragazzi: “Voi siete importanti, esprimete le cose belle che sono dentro di voi, ma non impiegatele solo su voi stessi, forza!! ne vale la pena! siete meravigliosi”.
L’eco dei grazie per chi ha organizzato, è ridondato sulla vibrazione delle emozioni di chi era presente; un sacerdote, un uomo che con un’umiltà che incanta, ridicolizza tutti quei governanti pieni di boria e sé, divenendo potente attivatore di bene.
“E’ stata un’esperienza costruttiva, stimolante e motivante! Don Ciotti è una specie di centrale elettrica, diffonde energia, toccando il cuore dei Problemi”. Questi i principali commenti dei volontari del Presidio di Libera di Cerveteri e Ladispoli, presenti numerosi in sala.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore de L’agone
Jenny Marciano, referente territoriale di Libera

