Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
Bracciano che si incontra, ascolta, si prende cura
Classi omogenee o miste? Nella scuola dell’infanzia la differenza la fa la passione delle maestre
Nel dibattito sulla scuola dell’infanzia, la domanda ritorna ciclicamente: è meglio organizzare le sezioni per età omogenea o mescolare bambini di 3, 4 e 5 anni? La risposta, come spesso accade in pedagogia, non è un verdetto netto ma un equilibrio di prospettive.
Le classi omogenee offrono un percorso più lineare. I bambini crescono fianco a fianco con compagni che condividono tappe di sviluppo simili; questo permette alle insegnanti di programmare attività mirate, calibrate su un unico livello di autonomia. Il primo anno, però, è un banco di prova impegnativo: le maestre devono accogliere un gruppo intero di treenni, tutti nuovi, tutti bisognosi di rassicurazioni, routine, presenza costante. È un lavoro intenso, “una fatica da cani”, come ammettono molte insegnanti. Ma superata la soglia iniziale, i due anni successivi scorrono con maggiore fluidità: il gruppo è stabile, affiatato, e il lavoro quotidiano diventa più sereno.
Le classi miste, al contrario, funzionano come una piccola comunità in miniatura. I più grandi diventano modelli spontanei, i più piccoli trovano riferimenti rassicuranti, e l’apprendimento si intreccia con la cura reciproca. Il carico di lavoro per le insegnanti è diverso: meno concentrato, più distribuito nel tempo. Non c’è un “anno zero” da affrontare in blocco, perché ogni settembre entra solo una parte del gruppo. Ma la complessità è costante: occorre orchestrare bisogni diversi, proporre attività differenziate, garantire stimoli adeguati a tutti. È un impegno più sottile, meno esplosivo ma più continuo.
Alla fine, però, al di là dei modelli organizzativi, emerge un dato che accomuna entrambe le scelte: la qualità educativa non dipende dalla struttura della classe, ma dalla passione delle maestre. È la loro capacità di osservare, accogliere, inventare, adattare, che trasforma una sezione in un luogo di crescita. Sono loro a fare la differenza, che si tratti di guidare un gruppo omogeneo verso la coesione o di armonizzare un gruppo misto in cui ogni età porta un dono diverso.
La pedagogia offre strumenti, modelli, teorie. Ma la scuola dell’infanzia, quella vera, vive nella relazione quotidiana e lì, più che altrove, la passione non è un dettaglio: è la radice di tutto.
Riccardo Agresti
FEDERICA TORZULLO, MINUTO DI RUMORE AL LICEO VIAN. RETE DEGLI STUDENTI «PER FEDERICA, PER TUTTE, PER NESSUN’ALTRA».
Comunicato stampa
La comunità scolastica tutta, in un momento di dolore collettivo per il territorio, sceglie di non rimanere in silenzio e di denunciare, ancora una volta, la morte di una donna per mano del patriarcato.
«Per Federica, per tutte e per nessun’altra» dichiara la Rete degli Studenti Medi di Bracciano, il sindacato studentesco. «In ricordo di Federica e di tutte le altre donne ci mobilitiamo. Vogliamo educazione sessuo affettiva nelle scuole per contrastare la violenza di genere»
Rete degli Studenti Medi del Lazio
“Nomi e Numeri contro le Mafie”, don Ciotti nell’aula consiliare di Ladispoli
Nella mattinata di venerdì 16 gennaio, nell’aula consiliare del comune di Ladispoli, sono stati in molti ad accogliere calorosamente Don Luigi Ciotti: il sindaco Alessandro Grando, il vescovo della Diocesi di Porto Santa Rufina, Gianrico Ruzza, il presidente del consiglio comunale Carmelo Augello, l’assessore all’istruzione Margherita Frappa, le consigliere Manuela Risso e Silvia Marongiu; e poi i giovani, tanti, tantissimi a riempire tutta l’enorme aula consiliare ad ascoltare in religioso silenzio, quasi ipnotizzati dal tono pacato e gentile del sacerdote di Libera.
Anche L’agone, da sempre sensibile alla tematica della pace, era presente.
“Un’ emozione indescrivibile” cosi descrive sulla pagina Facebook, la referente del Presidio di Libera sul territorio di Ladispoli/Cerveteri Jenny Marciano: “l’accoglienza, la sensibilità, l’umanità che traspare dalle parole di Don Ciotti e dai suoi vissuti, trasmettono la voglia di fare, di esserci”.
Il tema che Don Ciotti ha portato inducendo a una riflessione sempre più approfondita, è la PACE: “si parla sempre di pace, quando la pace non c’è, ma non basta declamarla, la pace va costruita e per esserne costruttori non è sufficiente parlare di poveri e di ultimi, ma questi si devono accogliere concretamente. Tutto inizia dall’accoglienza, dalla reciprocità, dalle relazioni che sono l’essenza della vita.”
E’ così che inizia il suo racconto, la sua esperienza di vita, quando ancora giovane, incontrerà per la prima volta gli occhi vuoti di un senzatetto la cui casa era una panchina di Torino; si imbattè nella disperazione, nella sofferenza, nella fragilità di chi ha perso tutto.
Quell’uomo con cui il giovanissimo Luigi “con le sue fragilità” gradualmente stabilì un rapporto, era colto, leggeva molto, sottolineava i suoi libri e sapeva osservare con attenzione cosa stesse accadendo a quei giovani che andavano al bar per sballarsi mischiando alcool e farmaci.
“L’eroina ancora non era arrivata, arriverà poi”, racconta Don Ciotti, ma l’incontro con quell’homeless segnerà per sempre la sua vita e farà maturare in lui la volontà di impegnarsi concretamente per essere accanto alle persone più fragili ; così, insieme ad altri, fonderà nel 1965 il gruppo Abele.
Rivolgendosi ai giovani studenti, richiamando l’attenzione sulla gravità delle dipendenze, dalle droghe all’alcool al gioco d’azzardo, dall’isolamento sociale estremo ‘HIKIKOMORI’, fa un appello: “C’è bisogno di Voi, della vostra linfa nuova, del vostro mettervi in gioco” li incoraggia a non arrendersi alle prime difficoltà.
“Nel cammino della vita ci sono momenti semplici e momenti difficili, ma la coscienza ci impone la responsabilità di non essere superficiali”. Esorta quindi gli adulti a cercare la bellezza che c’è in ognuno di quei giovani ragazzi.
Don Ciotti riporterà diverse volte al centro delle sue parole il tema Pace, ricordando più volte Papa Francesco (colui che toccò con mano la fragilità e la povertà di molti uomini accogliendoli nella sua vita) e ancora ponendo il suo ricordo alle parole del costruttore di pace, Vescovo Tonino Bello, che rivolto ai giovani li ha esortati ad essere “malati di Pace”.
E proprio sul tema della PACE, Papa Leone ha chiesto ai credenti di far sentire con forza una voce di denuncia, una denuncia seria, mai faziosa, perché “le strutture di ingiustizia del male vanno distrutte con la forza del bene”.
In ultimo rivolgendosi agli amministratori locali ha ricordato: “la pace si costruisce nelle proprie case, nel proprio territorio, perché le vite delle persone prendono forma o si deformano nel rapporto costante con le risorse della città, con le opportunità, con i servizi e con quello che viene realizzato; è anche la politica centrale che deve investire con forza a cascata su tutto ciò che nei territori può attivare energie e legami”.
Riferendosi alla politica, richiamandola a occuparsi dei giovani, chiede di fare un grande investimento, di creare opportunità, spazi adeguati, territori meno degradati, perché i ragazzi ci sono e non dobbiamo farli andare via, bisogna dialogare, capire, ascoltare; “i contesti impoveriti tendono a creare delle gabbie materiali e mentali, imprigionano l’esistenza delle persone in quei contesti, avviliscono i rapporti e sottraggono la possibilità a tante persone di costruire un futuro”.
Chiude Don Ciotti rivolgendosi ancora ai ragazzi: “Voi siete importanti, esprimete le cose belle che sono dentro di voi, ma non impiegatele solo su voi stessi, forza!! ne vale la pena! siete meravigliosi”.
L’eco dei grazie per chi ha organizzato, è ridondato sulla vibrazione delle emozioni di chi era presente; un sacerdote, un uomo che con un’umiltà che incanta, ridicolizza tutti quei governanti pieni di boria e sé, divenendo potente attivatore di bene.
“E’ stata un’esperienza costruttiva, stimolante e motivante! Don Ciotti è una specie di centrale elettrica, diffonde energia, toccando il cuore dei Problemi”. Questi i principali commenti dei volontari del Presidio di Libera di Cerveteri e Ladispoli, presenti numerosi in sala.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore de L’agone
Jenny Marciano, referente territoriale di Libera


SOCCORSO A LIETO FINE SUL MIGNONE
La comunità di Anguillara stretta al dolore della famiglia di Federica
QUANDO LA MANO È AFFIORATA DAL TERRENO TUTTO SI È FERMATO.
Anguillara Sabazia: trovato il corpo di Federica Torzullo a dieci giorni dalla scomparsa
A dieci giorni dalla scomparsa, è stato rinvenuto nella giornata di oggi il corpo di Federica Torzullo, la donna di 41 anni di cui non si avevano più notizie dall’8 gennaio scorso. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di un’area riconducibile a una ditta situata lungo via Comunale di San Francesco, zona già da giorni attenzionata dagli investigatori nell’ambito delle ricerche coordinate dalla Procura di Civitavecchia. Secondo quanto emerso, si tratterebbe proprio del corpo della donna scomparsa. In una prima fase sarebbe stata visibile solo una parte del corpo, successivamente il corpo è stato estratto dal terreno per consentire i rilievi tecnico-scientifici e le operazioni di identificazione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale specializzato, che hanno immediatamente delimitato l’area per consentire gli accertamenti necessari. Intorno alle ore 16:20 ultimate le operazioni preliminari, la salma di Federica Torzullo ha lasciato l’area aziendale, sotto scorta delle forze dell’ordine, al termine dei rilievi condotti dai Carabinieri e dal RIS. Il corpo è stato quindi trasferito al Cimitero del Verano, dove saranno effettuati gli esami medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria. Sarà l’autopsia a stabilire con certezza identità, cause e tempi della morte che solo dopo tali accertamenti sarà possibile ricostruire con precisione quanto accaduto. Nel frattempo Claudio Agostino Carlomagno, marito della donna, si trovava in caserma fin dalla mattinata, dove è stato sentito dagli inquirenti. Intorno alle ore 17:30 è uscito dalla caserma dei Carabinieri di Anguillara Sabazia ed è stato portato in carcere. Le indagini, già nei giorni scorsi, si erano concentrate su più piste investigative. Anomalie e tracce ematiche erano state repertate in diversi luoghi collegati alla coppia: nell’abitazione, sugli abiti da lavoro, sui veicoli e in aree riconducibili all’attività dell’azienda. Elementi che avevano portato a intensificare i rilievi tecnici da parte del Nucleo Investigativo e del RIS.
La scomparsa di Federica Torzullo aveva profondamente colpito la comunità locale fin dai primi giorni, quando la donna non aveva più dato notizie di sé. Il ritrovamento del corpo segna oggi un passaggio decisivo in una vicenda che resta seguita con grande attenzione e apprensione. Saranno gli esiti degli accertamenti medico-legali e i prossimi sviluppi giudiziari a chiarire l’esatta dinamica dei fatti e l’eventuale movente.
Paola Forte
Interventi mirati al decoro e alla viabilità a Bracciano
In queste settimane stiamo portando avanti una serie di interventi mirati per migliorare il 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐨 e la 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ del nostro territorio.









