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Bracciano che si incontra, ascolta, si prende cura

Riceviamo e pubblichiamo
Questo fine settimana ho avuto il piacere di attraversare tanti pezzi di comunità — 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚, 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢, 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢𝐚𝐭𝐨, 𝐫𝐢𝐨𝐧𝐢 — e ogni tappa ha lasciato un segno.
𝐒𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚 ho partecipato a “Due sacerdoti a Bracciano”, iniziativa dell’Associazione Culturale 𝐄𝐩𝐮𝐥𝐚𝐞: un momento intenso di ricordi e testimonianze dedicato a don Alfredo Cesolini Ricciotti e don Gilberto De Santis, figure che hanno accompagnato generazioni di braccianesi. Grazie agli organizzatori e a tutte le persone intervenute.
𝐍𝐞𝐥 𝐩𝐨𝐦𝐞𝐫𝐢𝐠𝐠𝐢𝐨, prima all’𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 in Piazza Mazzini con 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐌𝐨𝐯𝐞𝐧𝐬: bellissimo vedere i ragazzi e le ragazze del 𝐋𝐢𝐜𝐞𝐨 𝐈𝐠𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐕𝐢𝐚𝐧 dialogare con Nello Trocchia, autore di “Pestaggio di Stato”.
Poi il primo appuntamento della rassegna “Che fine ha fatto la politica?” alla 𝐁𝐢𝐛𝐥𝐢𝐨𝐭𝐞𝐜𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐨𝐦𝐞𝐨 𝐎𝐫𝐬𝐢𝐧𝐢: un confronto vero, profondo, con Marco Patucchi, autore de “La spia venuta dal nulla”, sul rapporto tra 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚 e 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀.
𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 mattina di cura concreta del territorio con i volontari di 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨: un’altra mattinata ecologica nell’area accanto al 𝐩𝐥𝐚𝐲𝐠𝐫𝐨𝐮𝐧𝐝 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐋𝐞𝐜𝐜𝐢, per completare la pulizia e la manutenzione del verde avviata la scorsa settimana. Grazie davvero.
E poi un momento di convivialità e legami: il pranzo con l’Associazione 𝐑𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐌𝐨𝐧𝐭𝐢, una realtà fatta di persone appassionate, già al lavoro per i prossimi appuntamenti dedicati alla comunità.
Come 𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 continuiamo a credere e investire nelle 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 e nelle 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: perché una città cresce quando le persone si incontrano, si ascoltano e si mettono in cammino insieme.
𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨.

Classi omogenee o miste? Nella scuola dell’infanzia la differenza la fa la passione delle maestre

Nel dibattito sulla scuola dell’infanzia, la domanda ritorna ciclicamente: è meglio organizzare le sezioni per età omogenea o mescolare bambini di 3, 4 e 5 anni? La risposta, come spesso accade in pedagogia, non è un verdetto netto ma un equilibrio di prospettive.

Le classi omogenee offrono un percorso più lineare. I bambini crescono fianco a fianco con compagni che condividono tappe di sviluppo simili; questo permette alle insegnanti di programmare attività mirate, calibrate su un unico livello di autonomia. Il primo anno, però, è un banco di prova impegnativo: le maestre devono accogliere un gruppo intero di treenni, tutti nuovi, tutti bisognosi di rassicurazioni, routine, presenza costante. È un lavoro intenso, “una fatica da cani”, come ammettono molte insegnanti. Ma superata la soglia iniziale, i due anni successivi scorrono con maggiore fluidità: il gruppo è stabile, affiatato, e il lavoro quotidiano diventa più sereno.

Le classi miste, al contrario, funzionano come una piccola comunità in miniatura. I più grandi diventano modelli spontanei, i più piccoli trovano riferimenti rassicuranti, e l’apprendimento si intreccia con la cura reciproca. Il carico di lavoro per le insegnanti è diverso: meno concentrato, più distribuito nel tempo. Non c’è un “anno zero” da affrontare in blocco, perché ogni settembre entra solo una parte del gruppo. Ma la complessità è costante: occorre orchestrare bisogni diversi, proporre attività differenziate, garantire stimoli adeguati a tutti. È un impegno più sottile, meno esplosivo ma più continuo.

Alla fine, però, al di là dei modelli organizzativi, emerge un dato che accomuna entrambe le scelte: la qualità educativa non dipende dalla struttura della classe, ma dalla passione delle maestre. È la loro capacità di osservare, accogliere, inventare, adattare, che trasforma una sezione in un luogo di crescita. Sono loro a fare la differenza, che si tratti di guidare un gruppo omogeneo verso la coesione o di armonizzare un gruppo misto in cui ogni età porta un dono diverso.

La pedagogia offre strumenti, modelli, teorie. Ma la scuola dell’infanzia, quella vera, vive nella relazione quotidiana e lì, più che altrove, la passione non è un dettaglio: è la radice di tutto.

 

Riccardo Agresti

FEDERICA TORZULLO, MINUTO DI RUMORE AL LICEO VIAN.  RETE DEGLI STUDENTI «PER FEDERICA, PER TUTTE, PER NESSUN’ALTRA».

Comunicato stampa

Domani alle ore 9:50 il Liceo Vian, su proposta della comunità studentesca, osserverà un minuto di rumore in ricordo di Federica Torzullo, cittadina di Anguillara Sabazia, ennesima vittima di femminicidio nel nostro paese.

La comunità scolastica tutta, in un momento di dolore collettivo per il territorio, sceglie di non rimanere in silenzio e di denunciare, ancora una volta, la morte di una donna per mano del patriarcato.

«Per Federica, per tutte e per nessun’altra» dichiara la Rete degli Studenti Medi di Bracciano, il sindacato studentesco. «In ricordo di Federica e di tutte le altre donne ci mobilitiamo. Vogliamo educazione sessuo affettiva nelle scuole per contrastare la violenza di genere»

UFFICIO STAMPA
Rete degli Studenti Medi del Lazio

“Nomi e Numeri contro le Mafie”, don Ciotti nell’aula consiliare di Ladispoli

Nella mattinata di venerdì 16 gennaio, nell’aula consiliare del comune di Ladispoli,  sono stati in molti ad accogliere calorosamente Don Luigi Ciotti: il sindaco Alessandro Grando, il vescovo della Diocesi di Porto Santa Rufina, Gianrico Ruzza, il presidente del consiglio comunale Carmelo Augello, l’assessore all’istruzione Margherita Frappa, le consigliere Manuela Risso e Silvia Marongiu; e poi i giovani, tanti, tantissimi a riempire tutta l’enorme aula consiliare ad ascoltare in religioso silenzio, quasi ipnotizzati dal tono pacato e gentile del sacerdote di Libera.

Anche L’agone, da sempre sensibile alla tematica della pace, era presente.

“Un’ emozione indescrivibile” cosi descrive sulla pagina Facebook, la referente del Presidio di Libera sul territorio di Ladispoli/Cerveteri Jenny Marciano: “l’accoglienza, la sensibilità, l’umanità che traspare dalle parole di Don Ciotti e dai suoi vissuti, trasmettono la voglia di fare, di esserci”.

Il tema che Don Ciotti ha portato inducendo a una riflessione sempre più approfondita, è la PACE: “si parla sempre di pace, quando la pace non c’è, ma non basta declamarla, la pace va costruita e per esserne costruttori non è sufficiente  parlare di poveri e di ultimi, ma questi si devono accogliere concretamente. Tutto inizia dall’accoglienza, dalla reciprocità, dalle relazioni che sono l’essenza della vita.”

E’ così che inizia il suo racconto, la sua esperienza di vita, quando ancora giovane, incontrerà per la prima volta gli occhi vuoti di un senzatetto la cui casa era una panchina di Torino; si imbattè nella disperazione, nella sofferenza, nella fragilità di chi ha perso tutto.

Quell’uomo con cui il giovanissimo Luigi “con le sue fragilità” gradualmente stabilì un rapporto, era colto, leggeva molto, sottolineava i suoi libri e sapeva osservare con attenzione cosa stesse accadendo a quei giovani che andavano al bar per sballarsi mischiando alcool e farmaci.

“L’eroina ancora non era arrivata, arriverà poi”, racconta Don Ciotti, ma l’incontro con quell’homeless segnerà per sempre la sua vita e farà maturare in lui la volontà di impegnarsi concretamente per essere accanto alle persone più fragili ; così, insieme ad altri, fonderà nel 1965 il gruppo Abele.

Rivolgendosi ai giovani studenti, richiamando l’attenzione sulla gravità delle dipendenze, dalle droghe all’alcool al gioco d’azzardo, dall’isolamento sociale estremo ‘HIKIKOMORI’, fa un appello: “C’è bisogno di Voi, della vostra linfa nuova, del vostro mettervi in gioco” li incoraggia a non arrendersi alle prime difficoltà.

“Nel cammino della vita ci sono momenti semplici e momenti difficili, ma la coscienza ci impone la responsabilità di non essere superficiali”. Esorta quindi gli adulti a cercare la bellezza che c’è in ognuno di quei giovani ragazzi.

Don Ciotti riporterà diverse volte al centro delle sue parole il tema Pace, ricordando più volte Papa Francesco (colui che toccò con mano la fragilità e la povertà di molti uomini accogliendoli nella sua vita) e ancora ponendo il suo ricordo alle parole del costruttore di pace, Vescovo Tonino Bello, che rivolto ai giovani li ha esortati ad essere “malati di Pace”.

E proprio sul tema della PACE, Papa Leone ha chiesto ai credenti di far sentire con forza una voce di denuncia, una denuncia seria, mai faziosa, perché “le strutture di ingiustizia del male vanno distrutte con la forza del bene”.

In ultimo rivolgendosi agli amministratori locali ha ricordato: “la pace si costruisce nelle proprie case, nel proprio territorio, perché le vite delle persone prendono forma o si deformano nel rapporto costante con le risorse della città, con le opportunità, con i servizi e con quello che viene realizzato;  è anche la politica centrale che deve investire con forza a cascata su tutto ciò che nei territori può attivare energie e legami”.

Riferendosi alla politica, richiamandola a occuparsi dei giovani, chiede di fare un grande investimento,  di creare opportunità, spazi adeguati, territori meno degradati, perché i ragazzi ci sono e non dobbiamo farli andare via, bisogna dialogare, capire, ascoltare; “i contesti impoveriti tendono a creare delle gabbie materiali e mentali, imprigionano l’esistenza delle persone in quei contesti, avviliscono i rapporti e sottraggono la possibilità a tante persone di costruire un futuro”.

Chiude Don Ciotti rivolgendosi ancora ai ragazzi: “Voi siete importanti, esprimete le cose belle che sono dentro di voi, ma non impiegatele solo su voi stessi, forza!! ne vale la pena! siete meravigliosi”.

L’eco dei grazie per chi ha organizzato, è ridondato sulla vibrazione delle emozioni di chi era presente; un sacerdote, un uomo che con un’umiltà che incanta, ridicolizza tutti quei governanti pieni di boria e sé, divenendo potente attivatore di bene.

“E’ stata un’esperienza costruttiva, stimolante e motivante! Don Ciotti è una specie di centrale elettrica, diffonde energia, toccando il cuore dei Problemi”. Questi i principali commenti dei volontari del Presidio di Libera di Cerveteri e Ladispoli, presenti numerosi in sala.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore de L’agone

Jenny Marciano, referente territoriale di Libera

don Ciotti        don Ciotti

don Ciotti

SOCCORSO A LIETO FINE SUL MIGNONE

Intorno alle ore 14.00 di oggi la macchina dei soccorsi é scattata nella Riserva di Monterano per una giovane donna che, in compagnia del fidanzato e facendo escursionismo nel nostro territorio, é caduta riportando problemi che ne compromettevano la deambulazione.
Contattato il 112, si metteva in moto la macchina dei soccorsi coordinata dalla Sala Operativa regionale. Subito sul luogo i Carabinieri della stazione di Manziana e i Vigili del Fuoco con il caposquadra Sesto Giovanni Aramini Vettori a coordinare la 25A di Bracciano, la Protezione Civile di Canale Monterano con il Sindaco Alessandro Bettarelli e il coordinatore Ernesto Giuffrida, il Soccorso Alpino e Speleologico Stazione di Roma e Provincia e di Viterbo, i sanitari del 112 e alcuni concittadini canalesi che partecipavano attivamente alle ricerche.
Grazie proprio alla presenza dei “locali” sul posto, la ragazza é stata prima velocemente individuata in prossimitá del fiume Mignone e poi condotta in salvo con un’operazione non semplice che ha necessitato il guado del fiume per ben due volte.
Un caloroso grazie da parte dell’Amministrazione Comunale va a tutti i soccorritori che, dimostrando grande professionalitá e, nel caso dei nostri concittadini grande senso civico, hanno portato in salvo la giovane donna prima che facesse buio per lasciarla alle cure dei sanitari dell’Ares 118.
da un post Facebook del sindaco Alessandro Bettarelli

La comunità di Anguillara stretta al dolore della famiglia di Federica

Il silenzio è stato fino ad oggi d’obbligo, nella speranza che l’epilogo potesse essere diverso. Un silenzio rispettoso del dolore di una madre, di un padre, di un figlio e di una famiglia intera che aspettava il ritorno di Federica Torzullo. Un silenzio dovuto anche alle autorità giudiziarie che hanno messo in campo da subito e con grande capacità, uomini, donne e risorse per risolvere il caso.
Siamo tutti increduli e spaesati, un’intera comunità stretta al dolore della famiglia, un dolore talmente enorme che, da genitore di una figlia, non oso nemmeno immaginare. La giustizia farà il suo corso verificando le implicazioni e i coinvolgimenti che un delitto così efferato porta con sé. Ma la giustizia non restituirà una madre e una figlia a chi da giorni la aspetta e oggi la piange.
Come comunità dobbiamo interrogarci dove abbiamo fallito ed in cosa siamo mancati e stringerci con forza Intorno ai famigliari di Federica, impegnando nel futuro tutte le energie possibili per insegnare ai nostri figli il rispetto del prossimo ed un’adeguata cultura di parità di genere.
da un Post Facebok di Michele Cardone

QUANDO LA MANO È AFFIORATA DAL TERRENO TUTTO SI È FERMATO.

Come se fosse lei stessa a dire: sono qui, non dimenticatemi.
La terra ha restituito una mano. Un frammento di verità rimasto nascosto troppo a lungo.
È successo durante gli scavi dei carabinieri nell’azienda di Claudio Carlomagno, marito di Federica Torzullo, la donna scomparsa il 9 gennaio ad Anguillara Sabazia.
Quando quella mano è affiorata dal terreno, tutto si è fermato. Come se fosse lei, Federica, a chiedere silenzio, attenzione, giustizia.
I lavori sono stati sospesi in attesa degli esperti del RIS, chiamati a dare un nome e una storia a quel resto umano.
Di Federica, fino a oggi, restava solo l’assenza.
Un vuoto improvviso, inspiegabile, che aveva lasciato domande senza risposta.
Ora quel vuoto sembra parlare. Il ritrovamento è avvenuto nella sede operativa dell’azienda del marito, in via comunale di San Francesco, tra camion e mezzi da lavoro.
Carlomagno, già indagato per omicidio, è stato nuovamente ascoltato dai carabinieri.
Chi la conosceva racconta di una donna forte e presente, una professionista stimata e una madre premurosa. Nessuna fragilità psichica, nessun segnale di fuga volontaria.
Alta un metro e ottanta, capelli castani, occhi neri, Federica era riconoscibile anche dai suoi tatuaggi: segni sulla pelle che raccontavano una vita, un’identità, un corpo che ora chiede di essere riconosciuto.
Negli ultimi mesi la sua vita era attraversata da una crisi profonda. Lei e il marito vivevano da separati in casa, il divorzio era ormai imminente.
Si dice avesse iniziato a guardare avanti, forse a immaginare un futuro diverso, accanto a un’altra persona. Poi il silenzio. La scomparsa. E ora quella mano che emerge dal terreno, come un ultimo appello.
Federica non è solo un caso giudiziario. È una donna che sembra aver trovato il modo di farsi ritrovare. Ora spetta alla verità fare il resto.
Tratto da Antonello Lai su Facebook

Anguillara Sabazia: trovato il corpo di Federica Torzullo a dieci giorni dalla scomparsa

A dieci giorni dalla scomparsa, è stato rinvenuto nella giornata di oggi il corpo di Federica Torzullo, la donna di 41 anni di cui non si avevano più notizie dall’8 gennaio scorso. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di un’area riconducibile a una ditta situata lungo via Comunale di San Francesco, zona già da giorni attenzionata dagli investigatori nell’ambito delle ricerche coordinate dalla Procura di Civitavecchia. Secondo quanto emerso, si tratterebbe proprio del corpo della donna scomparsa. In una prima fase sarebbe stata visibile solo una parte del corpo, successivamente il corpo è stato estratto dal terreno per consentire i rilievi tecnico-scientifici e le operazioni di identificazione. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il personale specializzato, che hanno immediatamente delimitato l’area per consentire gli accertamenti necessari. Intorno alle ore 16:20 ultimate le operazioni preliminari, la salma di Federica Torzullo ha lasciato l’area aziendale, sotto scorta delle forze dell’ordine, al termine dei rilievi condotti dai Carabinieri e dal RIS. Il corpo è stato quindi trasferito al Cimitero del Verano, dove saranno effettuati gli esami medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria. Sarà l’autopsia a stabilire con certezza identità, cause e tempi della morte che solo dopo tali accertamenti sarà possibile ricostruire con precisione quanto accaduto. Nel frattempo Claudio Agostino Carlomagno, marito della donna, si trovava in caserma fin dalla mattinata, dove è stato sentito dagli inquirenti. Intorno alle ore 17:30 è uscito dalla caserma dei Carabinieri di Anguillara Sabazia ed è stato portato in carcere. Le indagini, già nei giorni scorsi, si erano concentrate su più piste investigative. Anomalie e tracce ematiche erano state repertate in diversi luoghi collegati alla coppia: nell’abitazione, sugli abiti da lavoro, sui veicoli e in aree riconducibili all’attività dell’azienda. Elementi che avevano portato a intensificare i rilievi tecnici da parte del Nucleo Investigativo e del RIS.

La scomparsa di Federica Torzullo aveva profondamente colpito la comunità locale fin dai primi giorni, quando la donna non aveva più dato notizie di sé. Il ritrovamento del corpo segna oggi un passaggio decisivo in una vicenda che resta seguita con grande attenzione e apprensione. Saranno gli esiti degli accertamenti medico-legali e i prossimi sviluppi giudiziari a chiarire l’esatta dinamica dei fatti e l’eventuale movente.

Paola Forte

 

Interventi mirati al decoro e alla viabilità a Bracciano

In queste settimane stiamo portando avanti una serie di interventi mirati per migliorare il 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐫𝐨 e la 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ del nostro territorio.

Prosegue l’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 dell’Amministrazione nella 𝐜𝐮𝐫𝐚 dei 𝐩𝐚𝐫𝐜𝐡𝐢 e dei 𝐠𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 del nostro paese, attraverso una 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 nei luoghi di aggregazione con interventi programmati.
Abbiamo completato l’operazione di 𝐩𝐮𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 dei 𝐛𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 e dei 𝐟𝐨𝐬𝐬𝐢 dai 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐢 in via di Ponte Vecchio, via del Pepe e via San Celso, nei prossimi giorni i lavori proseguiranno anche in altre aree del Comune.
È stato effettuato un intervento di 𝐩𝐮𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 e 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞 nell’area esterna del bocciodromo in via Castel Giuliano per renderla più curata e fruibile, con 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐛𝐞𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐞.
In via delle Magnolie è stato completato l’intervento di 𝐩𝐮𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 dell’area verde e si è proceduto alla 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐫𝐚 di nuove alberature.
Ieri i lavori di 𝐩𝐮𝐥𝐢𝐳𝐢𝐚 e 𝐬𝐟𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞 hanno riguardato il villaggio Montebello.
Sono in corso i lavori di 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 in via Umberto I, che proseguiranno in via Fausti con modifiche alla 𝐯𝐢𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ dal 𝟏𝟗 𝐚𝐥 𝟐𝟑 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 per consentire lo svolgimento in 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 delle opere.
Martedì 𝟐𝟎 e mercoledì 𝟐𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 la ditta Engie sarà impegnata nell’𝐞𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 dei 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐢 𝐢𝐥𝐥𝐮𝐦𝐢𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢 in via Udino Bombieri e gli interventi sono programmati in diverse zone del paese.
Mercoledì 𝟐𝟏 𝐠𝐞𝐧𝐧𝐚𝐢𝐨 si procederà con la 𝐩𝐨𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 degli alberi in via Principe di Napoli, dall’incrocio con via Santa Lucia fino a via di Cotognola.
Proseguono i lavori per la 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 delle 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐢𝐝𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐛𝐬𝐨𝐥𝐞𝐭𝐞 e la realizzazione di 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐞 𝐢𝐝𝐫𝐢𝐜𝐡𝐞 da parte di Acea Ato2 al fine di rinnovare e migliorare il 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐢𝐜𝐨.
Si prega di prestare attenzione alla 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐥𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚, ai 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐞𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐧𝐞𝐢 di 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐚 e 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐭𝐨, e di portare la 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚 necessaria per permettere l’esecuzione dei lavori nel più breve tempo possibile.
Continuiamo a prenderci cura del nostro territorio, giorno dopo giorno, nella direzione della 𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐨 e della 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 degli 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢, per una Bracciano sempre più 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞, 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 e 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞.
Avanti con 𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 e 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚.
Marco Crocicchi, in un post su Facebook
interventi mirati al decoro a Bracciano interventi mirati al decoro a Bracciano
interventi mirati al decoro a Bracciano interventi mirati al decoro a Bracciano
interventi mirati al decoro a Bracciano

“Voci in Barcaccia. Largo ai giovani!” – Un braccianese a Rai Radio 3

Nel panorama culturale italiano esiste un luogo in cui la musica non è un monumento immobile, ma un organismo vivo che respira e si rinnova. È la Sala A di Via Asiago 10, storica sede di Rai Radio 3, che ogni anno diventa il cuore pulsante di “Voci in Barcaccia. Largo ai giovani!”, trasmissione concorso condotta da Enrico Stinchelli e dedicata ai cantanti lirici under 35 impegnati nel grande repertorio operistico.

La forza del programma sta nella capacità di unire rigore musicale, divulgazione intelligente e autentica attenzione ai giovani talenti, trasformando la radio in un palcoscenico aperto e inclusivo. Ogni puntata è una vera e propria audizione in diretta: sei concorrenti, un’aria ciascuno, una giuria di esperti e il calore del pubblico in sala e degli ascoltatori da casa. In palio, l’accesso alla finale ospitata dal Teatro dell’Opera di Roma.

La formula, semplice e rigorosa, ha reso la trasmissione un punto di riferimento per chi cerca nuove voci nel panorama lirico italiano. L’edizione 2026, riservata ai cantanti tra i 18 e i 34 anni, conferma la vocazione del programma: offrire un palcoscenico reale a chi sta costruendo il proprio futuro artistico. Le esibizioni, trasmesse in diretta su Rai Radio 3 e disponibili anche in video su RaiPlay, ampliano la platea e avvicinano nuovi ascoltatori al mondo dell’opera. Le iscrizioni resteranno aperte fino ai primi giorni di febbraio.

In un momento in cui la lirica cerca nuovi linguaggi e nuovi pubblici, “Voci in Barcaccia” dimostra che il rinnovamento passa anche dalla radio: dalla sua capacità di ascoltare, selezionare, raccontare. E soprattutto dalla volontà di dare spazio ai giovani, non come promessa astratta, ma come investimento concreto nel futuro dell’arte.

Accanto ai cantanti in gara, la trasmissione apre le porte anche ai giovani talenti dei conservatori. Nella puntata inaugurale del 16 gennaio 2026, disponibile in video su RAI Play, si è esibito un trio nato recentemente, formato da studenti del Conservatorio di Santa Cecilia, Giorgio Bolognesi al pianoforte, Francesco Papa al violino e il braccianese Marco Osbat, giovane violoncellista attivo nel panorama musicale romano.

Il trio, molto apprezzato, ha riscosso grande successo e fra questi, con un suono caldo e raccolto, Osbat ha portato nella Sala A una maturità sorprendente per la sua età, frutto di un percorso musicale intenso. Abituato al lavoro d’ensemble, ha dialogato con naturalezza con pianoforte e violino, restituendo a Beethoven una freschezza quasi istintiva. La sua solidità tecnica, unita a una sensibilità interpretativa già matura, ha offerto alla puntata un momento di autentica qualità musicale, confermando il ruolo della trasmissione come vetrina privilegiata per i giovani musicisti italiani.

 

Riccardo Agresti