La sparizione delle piccole attività sul territorio è una realtà che sta intaccando profondamente la struttura commerciale e sociale dei paesi, con segnali visibili anche nel Lazio e nelle province di Roma e Viterbo. Seguendo i dati recenti, emerge un quadro di progressivo svuotamento dei centri, che non riguarda solo il mondo delle piccole botteghe ma anche la presenza di servizi essenziali come gli sportelli bancari.
A livello nazionale, la recente analisi di Confcommercio evidenzia come tra il 2012 e il 2024 siano scomparsi circa 118 mila negozi al dettaglio e 23 mila attività di commercio ambulante nei comuni italiani, una riduzione significativa che tocca soprattutto i centri storici e le città di medie dimensioni.
Anche il Lazionon è immune dal fenomeno. In centri come Civitavecchia la presenza di imprese di commercio al dettaglio è diminuita di quasi il 20 % tra il 2012 e il 2024, mentre in città come Fiumicino si è registrata una riduzione di oltre il 12 % nello stesso periodo. Bar e ristoranti spesso sostituiscono le botteghe tradizionali, ma questo non compensa la perdita dei servizi quotidiani. Nel centro storico di Viterbo quasi un negozio su quattro ha chiuso i battenti negli ultimi dodici anni.
Questa perdita di attività si intreccia alla desertificazione bancaria che in regione ha lasciato molti comuni senza sportelli, infatti in quasi 120 comuni laziali non è presente alcuna banca.
Le cause del fenomeno sono molteplici. Da una parte la concorrenza delle grandi piattaforme online e dei centri commerciali fuori città sottrae traffico ai negozi di vicinato, dall’altra la demografia d’impresa mostra un numero di aperture di nuove attività ben inferiore a quello delle chiusure, una tendenza che rischia di consolidarsi nel tempo se non intervengono politiche locali efficaci.
Il risultato è una progressiva perdita di servizi, di relazioni sociali e di vitalità economica nei centri urbani minori e anche nei quartieri delle città più grandi. Contrastare la desertificazione economica richiede interventi mirati di rigenerazione urbana, incentivi per le imprese di prossimità, una rinnovata attenzione ai servizi bancari territoriali e strategie di sviluppo che valorizzino le specificità dei comuni. Senza una visione complessiva, il rischio che si vada verso un’atomizzazione sociale è concreto, con persone che escono sempre meno di casa e rimangono sempre più isolate dalla comunità.
C’è un’idea semplice che guida il nuovo percorso di Volontariato Civico e Sociale del Comune di Bracciano: i servizi pubblici funzionano meglio quando una comunità sceglie di affiancarli.
A spiegare perché nasce questa iniziativa è l’Assessore alle Politiche Sociali, Inclusione e Accoglienza, Max Guitarrini: “negli ultimi anni, anche a Bracciano, sono emersi bisogni nuovi e più complessi: anziani soli, difficoltà di mobilità, fragilità sociali, richiesta di spazi di cultura e partecipazione. Di fronte a tutto questo, la risposta non può essere solo amministrativa: non basta mettere a disposizione servizi. Serve una comunità che si riconosca, che accolga, che partecipi.
Perché c’è un paradosso evidente delle società contemporanee: nonostante la crescita dei servizi e l’aumento degli impegni economici del Comune, aumenta nelle persone il senso di solitudine. È da qui che nasce l’Albo comunale dei Volontari Civici e Sociali e l’invito rivolto a cittadine e cittadini a mettere a disposizione tempo — in alcuni casi bastano anche solo due ore a settimana — attenzione e responsabilità, dentro un quadro chiaro, tutelato e riconosciuto.”
Il Comune punta a un volontariato strutturato e coordinato, con regole certe e copertura assicurativa. Lo sottolinea il Sindaco Marco Crocicchi: “il volontariato che proponiamo non è improvvisazione né buona volontà lasciata a sé stessa. È un impegno organizzato, regolato e assicurato, accompagnato dal Comune e dai Servizi Sociali. Un volontariato che non sostituisce il lavoro degli operatori, ma lo rafforza, rendendo possibile arrivare a più persone e in modo più umano.”
I primi progetti pilota
I primi interventi partono da bisogni concreti e quotidiani:
Bracciano Vicina – Aiuto di prossimità per anziani soli: interventi di vicinanza per contrastare isolamento e solitudine.
That Bracciano Taxi Driver – Che Bracciano t’accompagni: volontari per il trasporto sociale: accompagnamenti con mezzo messo a disposizione dal Comune per aiutare persone con mobilità ridotta negli spostamenti sul territorio.
Barattiamo Pensieri e Parole: attività sociali e culturali (scambio libri, lettura, cittadinanza attiva) per rendere vivi gli spazi pubblici come luoghi di incontro e partecipazione.
A chi sceglie di aderire, il Comune offre copertura assicurativa, formazione e riconoscimento istituzionale. Ma soprattutto offre qualcosa che oggi non è scontato: far parte di una rete, di un progetto collettivo con senso e continuità. Il Sindaco Marco Crocicchi aggiunge: “il volontariato civico non chiede eroismi. Chiede presenza, affidabilità, rispetto. Chiede di esserci quando serve, con la consapevolezza che anche un gesto semplice — un passaggio, una visita, un libro condiviso — può fare la differenza per migliorare la qualità della vita delle persone. Il Volontariato Civico e Sociale del Comune di Bracciano è pensato per essere flessibile, inclusivo e adatto a disponibilità diverse: non esiste un solo modo di fare volontariato, ognuno può contribuire secondo il proprio tempo, le proprie competenze e le proprie possibilità.”
Tre modalità di impegno, tutte tutelate
Proprio per tenere insieme disponibilità diverse, il Regolamento comunale prevede tre tipologie di partecipazione:
Comunitari Solidali (continuativo): presenza regolare nel tempo e supporto costante;
Staffette Solidali (a progetto): partecipazione a iniziative specifiche e di durata limitata;
Volontari Lampo (emergenza): attivazione rapida su chiamata del Comune in caso di necessità urgenti.
Il progetto si inserisce in un’idea più ampia di partecipazione civica. Lo sottolinea Giulia Sala, Presidente del Consiglio Comunale con delega alla Partecipazione: “una città più giusta, solidale e partecipata si costruisce insieme. L’Albo comunale dei Volontari Civici e Sociali è uno strumento semplice ma concreto per trasformare la disponibilità delle persone in un impegno riconosciuto e utile alla comunità. Per questo invito cittadine e cittadini a iscriversi: anche poche ore, se messe in rete e con continuità, possono fare la differenza per qualcuno e per tutta Bracciano.”
Nel buio ovattato di una sala cinematografica, quando le luci si spengono e lo schermo si accende, accade qualcosa che va oltre la semplice visione di un film. È un rito individuale condiviso nel collettivo, fragile e potente allo stesso tempo, che si regge su un patto non scritto: il rispetto reciproco. Il silenzio, in quel contesto, non è un’imposizione sterile, ma una forma di educazione profonda, un gesto di attenzione verso l’altro, un atto civico.
Imparare a “stare” al cinema significa apprendere una grammatica invisibile fatta di ascolto, di misura, di consapevolezza dello spazio condiviso. Ogni sussurro evitato, ogni telefono spento, ogni risata trattenuta – in un momento in cui ridere sarebbe stato inopportuno – contribuisce a costruire un’esperienza immersiva che appartiene a tutti. È cultura del convivere, prima ancora che buona educazione. È il riconoscimento che il piacere individuale non può prescindere da quello collettivo.
Chi non percepisce il valore di questo silenzio, chi lo infrange con leggerezza o arroganza, non disturba soltanto la visione di un film: incrina un equilibrio sociale. Perché l’incapacità di rispettare una regola semplice, pensata per il bene comune, rivela spesso una difficoltà più ampia nel riconoscere i confini dell’altro. Il cinema diventa allora una metafora potente della vita civile: se non riesco a tacere per due ore affinché tutti possano vedere e sentire, come potrò rispettare il prossimo negli spazi più complessi della società?
Il senso civico nasce proprio da questi gesti minimi, apparentemente insignificanti. Non è fatto solo di grandi ideali o di leggi scritte, ma di comportamenti quotidiani che allenano l’empatia. Una sala cinematografica educa, se sappiamo ascoltarla: ci insegna che la libertà personale trova compimento solo nel rispetto condiviso, che la sensibilità verso gli altri è la vera misura della maturità di un cittadino.
Nel buio della sala, mentre scorrono le immagini, impariamo – o dovremmo imparare – a non calpestare il silenzio. Perché chi sa rispettarlo lì, probabilmente saprà farlo anche fuori, rispettare l’altro, nella luce incerta e complessa del mondo reale.
Nella serata di venerdì 16 gennaio, presso il Cinema Palma di Trevignano Romano, l’associazione ambientalista indipendente Greenpeace Italia ha fatto trasmettere il documentario “Il prezzo che paghiamo”, prodotto insieme a ReCommon e diretto da Sara Manisera. Dopo una breve introduzione realizzata dal Gruppo Locale Monti Sabatini, e da una presentazione del filmato da parte di Simona Abbate, responsabile della campagna energia e clima, gli spettatori, presenti in gran numero in sala, hanno potuto assistere a un lavoro che mette insieme denunce e testimonianze.
Grazie alle interviste realizzate a persone colpite in maniera diretta dai disastri naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni, come i violenti alluvioni che si sono abbattuti in Emilia-Romagna tra il 2023 ed il 2024, o le conseguenze dell’attività di ENI nella regione Basilicata, Greenpeace mostra come le maggiori compagnie petrolifere al mondo abbiano agito senza la minima attenzione riguardo le politiche ambientali. Attraverso l’analisi di alcuni documentati risalenti agli anni ’70, si evince come multinazionali come Exxon e Shell avessero ben chiaro a cosa le loro azioni avrebbero portato. Nonostante questo, oltre ad un’ampia azione di greenwashing e una sempre maggiore intromissione in vari settori a diretto contatto con la società, come lo sport o l’editoria, le attività che coinvolgono l’estrazione e l’utilizzo di carbonio e gas sono tutt’ora centrali nei piani strategici presenti e futuri delle “Big oil”.
Il cortometraggio, facilmente visibile in maniera gratuita anche su Youtube, può dunque aiutare a riflettere sulle responsabilità reali che determinate aziende e governi di diversi paesi hanno avuto, e che continuano ad avere, nei confronti di chi, a causa della crisi climatica, si è visto perdere qualsiasi cosa, anche la vita.
Nel dibattito pubblico italiano, “destra” e “sinistra” non sono solo etichette politiche: sono due immaginari, due modi diversi di guardare alla società, un po’ come due lenti che mettono a fuoco aspetti differenti dello stesso paesaggio. Entrambe cercano di rispondere alla stessa domanda di fondo: ‘come si tiene insieme una comunità?’ Ma lo fanno partendo da punti diversi.
La destra tende a partire da ciò che è vicino: la famiglia, la tradizione, la sicurezza, l’identità nazionale. È una politica che guarda al Paese come a una casa da proteggere, con mura solide e regole chiare. L’idea di fondo è che senza ordine, continuità e confini riconoscibili, la società rischi di disgregarsi.
Sul piano economico, la destra privilegia l’iniziativa privata, la responsabilità individuale, la riduzione dell’intervento statale, sostenendo che la ricchezza si crea lasciando spazio a chi investe, lavora e rischia. Nella sua visione, l’ordine non è una gabbia, ma una struttura che sostiene e rende possibile la libertà.
Portata all’estremo, questa visione può però irrigidirsi: la casa diventa una fortezza, il confine un muro, l’identità una barriera. Il rischio è una società chiusa, diffidente verso il diverso, poco attenta alle disuguaglianze e incline a sacrificare la solidarietà in nome della sicurezza o del merito.
La sinistra, invece, guarda più spesso all’orizzonte: alle differenze, alle minoranze, ai diritti, alle possibilità di chi parte svantaggiato. Immagina la società come una strada da percorrere insieme, dove nessuno dovrebbe rimanere indietro per condizioni di nascita, reddito o origine.
In questa prospettiva, lo Stato ha il compito di accompagnare, sostenere, correggere le disuguaglianze attraverso servizi pubblici, welfare, istruzione e sanità accessibili. L’uguaglianza non è vista come uniformità, ma come opportunità condivisa: non tutti devono arrivare allo stesso punto, ma tutti devono poter partire con strumenti simili.
Portata all’estremo, anche questa visione può perdere equilibrio: l’apertura diventa ingenuità, l’intervento pubblico eccessivo può soffocare l’iniziativa individuale, il linguaggio dei diritti può allontanarsi dalla realtà concreta di chi teme di perdere sicurezza e stabilità. Il rischio è una società che promette molto, ma fatica a sostenere tutto.
Sull’Europa e sulle relazioni internazionali, le due sensibilità divergono in modo coerente con i loro immaginari.
La destra tende a essere più cauta e selettiva, attenta alla sovranità nazionale e ai limiti della cooperazione.
La sinistra è generalmente più favorevole all’integrazione europea e ai progetti comuni, vedendo nella collaborazione una risposta ai problemi globali.
Anche sull’immigrazione le prospettive cambiano:
la destra privilegia il controllo, la regolazione e la sicurezza;la sinistra insiste sull’integrazione, sull’accoglienza e sulla gestione sociale del fenomeno.
Destra e sinistra non sono nemici naturali, ma narrazioni diverse dello stesso Paese. Una mette al centro le radici, l’altra i rami. Una protegge la casa, l’altra apre le finestre. Una teme che il cambiamento possa spezzare ciò che funziona, l’altra teme che l’immobilità possa soffocare ciò che potrebbe nascere.
L’Italia, come tutte le democrazie mature, vive nel dialogo (e talvolta nel conflitto) tra queste due visioni, che nel tempo si sono spesso contaminate, corrette a vicenda, ridefinite.
Forse il punto non è scegliere una volta per tutte tra destra e sinistra, ma ricordarsi del prossimo: di chi ci sta accanto, di chi è più fragile, di chi ha paura, di chi spera. Pensare al bene dell’altro non è solo un fatto morale o ideale: è anche un investimento sociale.
Una società che tiene conto delle persone, della loro dignità, dei loro limiti, delle loro possibilità, è una società più stabile, più sicura, più vivibile. In fin dei conti, prendersi cura degli altri è anche un modo concreto per stare meglio noi stessi, non solo come individui, ma come comunità.
Sicurezza stradale e viabilità, via libera a un’opera attesa da oltre quindici anni
Il nuovo anno si apre con una buona notizia che i cittadini di Osteria Nuova, e non solo, attendevano da tempo. Grazie al parere positivo espresso nella Conferenza dei servizi, sono state finalmente approvate le due rotatorie sulla strada provinciale Braccianese: una all’altezza dell’intersezione con via della Stazione di Cesano e l’altra all’incrocio con via Anguillarese. L’obiettivo degli interventi è quello di moderare le velocità e rendere più sicura la circolazione in due punti particolarmente critici, dove spesso si verificano incidenti e tamponamenti.
Si tratta di un’opera considerata strategica per la viabilità dell’area nord della Capitale e per i collegamenti con i territori limitrofi. Una proposta che affonda le sue radici nel 2009, quando venne avanzata dal Municipio XV, ripresa poi nel 2014 e nuovamente rilanciata nel 2021, anche grazie alla mobilitazione di numerosi cittadini che avevano raccolto firme a sostegno del progetto. Le opere sono state classificate tra quelle essenziali e indifferibili inserite nel programma del Commissario straordinario di Governo per il Giubileo, e ad occuparsi della loro realizzazione sarà Anas, società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.
Soddisfazione è stata espressa dall’assessora ai Lavori pubblici di Roma Capitale, Ornella Segnalini. “La chiusura della Conferenza dei servizi rappresenta un passaggio decisivo per dare corso a un intervento che ha come priorità la sicurezza di chi percorre quotidianamente questo tratto di strada – ha dichiarato –. Le due rotatorie consentiranno di diminuire il rischio di incidenti e di rendere più ordinata e sicura la viabilità, in coerenza con il lavoro che stiamo portando avanti su tutta la rete stradale cittadina”.
A sottolineare l’importanza del risultato raggiunto è anche il presidente del Municipio XV, Daniele Torquati. “Dopo tanti tentativi e numerose amministrazioni, a ottobre scorso è stata indetta la Conferenza dei servizi: il passo più concreto degli ultimi vent’anni per un progetto che consentirà di migliorare la viabilità, fluidificare il traffico e ridurre in modo significativo il rischio di incidenti su via Braccianese – ha commentato –. Ringrazio l’assessora capitolina ai Lavori pubblici, Ornella Segnalini, e Anas per aver colto l’urgenza di tali opere, prioritarie per la sicurezza del territorio”.
Poco meno di un anno e mezzo alle Comunali del 2027 e rimane ormai poco tempo all’Amministrazione Bettarelli per completare le linee di mandato stilate nel 2021.
Abbiamo incontrato il primo cittadino che per L’agone anticipa quello che sarà un anno in continuità e coerenza con i trascorsi.
“Crediamo di aver già realizzato le linee di mandato con l’avvio dell’iter del PUCG, il nuovo Piano Regolatore comunale che, insieme con il ri-ottenimento della subdelega paesaggistica, rimette il nostro Comune sul binario giusto e riempie finalmente un vuoto, quello della Pianificazione Urbanistica, che era ferma dal 1988. Con il PUCG crediamo di aver affrontato tutti i macro-temi che ci eravamo proposti e il tempo rimanente servirà per implementare ed arricchire questi concetti ancora meglio.”
Qualche esempio?
“La situazione del personale oggi è normalizzata con tutti i ruoli coperti, risanato il Bilancio, ridotto di un terzo il debito storico comunale, rilanciata la nostra area naturale protetta (strade d’accesso, illuminazione artistica di Antica Monterano, solo a titolo esemplificativo), differenziazione dei rifiuti passata dal 62 all’80% e raccolta puntuale in avvio, riqualificati gran parte degli impianti sportivi comunali, riaperti gli immobili comunali e valorizzati attraverso la gestione tramite associazioni locali, l’avvio della realizzazione del potabilizzatore comunale, le nuove aree di sosta Poggio Lupino, Comunaletto e Vecchio campo sportivo, la riqualificazione dell’arredo urbano e del centro storico, la salvaguardia della cultura e della memoria collettiva con i lavori alla Sala Natili, all’Archivio Storico, al Sacrario ai Caduti. Interventi importanti come quelli alle scuole (Elementari, Infanzia di Montevirginio, il nuovo asilo nido, il futuro nell’ex ostello comunale). E poi i 35 regolamenti comunali approvati, i km di nuove strade fatte e le altre mille attività che sarebbe troppo lungo ricordare.”
E quindi nel 2026 che dovremo aspettarci?
“L’apertura della Casa della Comunità, la riqualificazione del teatro comunale, miglioramenti per la palestra e la sala polivalente delle Olmate, ancora interventi sul centro storico, interventi sulla viabilità comunale, la riqualificazione dell’ostello, ancora il rifacimento di tante strade, cultura e solidarietà in favore di chi ha bisogno. Un rapporto leale e di mutua collaborazione con l’associazionismo locale, vero fiore all’occhiello del nostro Comune”.
Insomma una buona amministrazione, come quella che Canale e Montevirginio dimostrano dal 2016 e che 10 anni dopo rende il nostro comune un posto speciale, apprezzato sempre di più e per il quale il bello deve ancora venire.”
Aula consiliare gremita anche questa mattina, a Bracciano, (ormai è un’abitudine) a dimostrazione che quando arrivano, da parte dell’amministrazione comunale, proposte che possono suscitare interesse e grandi aspettative, i cittadini, le associazioni, rispondono con evidente attenzione e partecipazione.
E fa ancora più piacere osservare che quello che ha stimolato l’interesse di tante persone e operatori presenti non è stata la prospettiva di un’attività retribuita o di una scorciatoia per arrivare a chissà quale scopo personale, ma la richiesta di disponibilità e di impegno, finalizzato al miglioramento della qualità della vita delle persone, di quelle più in difficoltà.
È stata la richiesta di una presenza fisica, quella di riempire gli spazi culturali messi a disposizione e magari di crearne di nuovi, quella di dare un utile contributo alla partecipazione, alla condivisione, elementi insostituibili se si vuole far crescere un paese unito nella solidarietà verso gli altri.
La presenza del sindaco Marco Crocicchi, dell’assessore ai servizi sociali Massimo Guitarrini e della presidente del consiglio comunale, con delega alla partecipazione, Giulia Sala, che hanno saputo spiegare con passione gli obiettivi di questo Volontariato Civico e Sociale del Comune di Bracciano, dimostra che una buona amministrazione non deve pensare solamente al presente. Deve saper far crescere una collettività che sappia guardare alle difficoltà che la circondano, contribuendo ad alleviare i casi più difficili attraverso il proprio fattivo impegno, oltre a quello dovuto dall’Amministrazione, attraverso i servizi sociali.
Istituire un Albo comunale delle volontarie e dei volontari Civili e Sociali, cioè un impegno organizzato, regolato e assicurato, significa costruire qualcosa che rimarrà nella storia del nostro Comune, un progetto che guarda al futuro, con la prospettiva di rendere la nostra collettività sempre più coesa e solidale. L’hanno dimostrato i numerosi interventi in aula, carichi di condivisione e voglia di partecipare, anche con nuove proposte, sempre utili a chi sa cogliere da nuove idee, progetti per il futuro.
Oggi, in 𝗔𝘂𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲, abbiamo presentato un pezzo importante del percorso che la nostra amministrazione porta avanti da anni: 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 e le 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶, ricostruire 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ e creare 𝗿𝗲𝘁𝗲 tra le tante realtà associative del territorio.
Il 𝗥𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, approvato in 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲, nasce proprio per 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 e 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝗲 questa rete, dando vita a un 𝗩𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗖𝗶𝘃𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 strutturato, capace di ampliare 𝗦𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀ e 𝗖𝗼𝗲𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲.
L’𝗔𝗹𝗯𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗩𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗩𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗖𝗶𝘃𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶 è un tassello concreto del progetto 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗮 e 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗦𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗹𝗲: iniziative che hanno già dato vita ai 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗤𝘂𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗙𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, alle 𝗖𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝘁𝗲 𝘁𝗲𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲, al 𝗖𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗰𝗲, al 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 e alla 𝗥𝗲𝘁𝗲 𝗟𝗜𝗔.
Oggi abbiamo presentato i 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗶 𝘁𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶, ma la cosa più bella è che — già durante la mattinata — sono nate 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗱𝗲𝗲 e 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲 da trasformare in azioni.
Ringrazio di cuore cittadine e cittadini, volontarie e volontari, associazioni presenti: questi risultati spesso non fanno rumore, ma 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀.
E oggi, in un tempo in cui c’è chi prova a 𝘀𝗲𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗼𝗱𝗶𝗼 𝗲 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 per dividere, noi scegliamo il contrario: 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮, 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲, 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗲. Perché la buona politica si misura nella capacità di 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 e farle sentire parte della città.
Il nostro obiettivo resta quello di 𝘀𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗻𝘁𝗼 ai cittadini e a chi ha bisogno, continuando a costruire una 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘁𝗮 𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗹𝗲.
Un ringraziamento speciale a chi dedica 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗼, 𝗘𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 e 𝗣𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 alla città: senza il vostro contributo, questi traguardi non sarebbero possibili.
Mattinata di gala al Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, una sala gremita di autorità civili e militari, alti ufficiali e ospiti delle grandi occasioni per l’inaugurazione di un nuovo spazio espositivo museale; quello dedicato agli ADRA, gli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica, istituiti nel 1942 per effettuare azioni di sabotaggio su installazioni nemiche.
La presentazione è stata affidata a un moderatore di alto profilo, Fabio Chiucconi, giornalista conduttore del TG2, noto per il suo lavoro di inviato di guerra che si è interposto ai numerosi, autorevolissimi ospiti.
Il benvenuto agli intervenuti e i saluti istituzionali sono stati affidati al padrone di casa, il comandante del MUSAM, colonnello Dario Bovino, che in assetto formale corrotto da una nota di composta commozione, ha presentato e ringraziato i signori relatori.
“Oggi prende corpo la linea di continuità del museo storico, uno spazio che si apre e prende vita divenendo una sorta di laboratorio didattico”, ha sostenuto il comandante.
Subito dopo ha preso la parola il comandante del 17° Stormo Incursori di Furbara, colonnello Anelli, presentando la propria gratitudine istituzionale agli autorevoli intervenuti. In particolare ha inteso ringraziare il presidente dell’associazione Bunker Soratte che ha concesso le uniformi storiche e i figuranti per l’occasione odierna.
Si sono succedute relazioni ed esposizioni di alto profilo, come quella della d.ssa Ognibene, archeologa, storica, curatrice scientifica dell’allestimento del museo, che ha osannato il lavoro di squadra svolto in sinergia con diverse persone; il MUSAM, ha detto, prende forma tra il 2020 e il 2023, in piena pandemia e lo racconta come un organismo vivente e non semplicemente un luogo di conservazione; ogni dettaglio della progettazione e della realizzazione di uno spazio museale viene pensato per fare cultura, che può essere promossa soltanto attraverso la didattica. Un lavoro di ricerca con cui si cerca di mettere in risalto i cimeli dal più forte impatto emotivo. La curatrice spiega che tutto è stato ed è sapientemente studiato, a partire dal brand di identità, il logo identitario la cui parte grafica si è ispirata al modello di un aereo S55.
Il direttore del museo, il ten. Col. De Vita ha dichiarato che il museo consente agli studenti di capire meglio ciò che studiano, agevolandogli i collegamenti tra avvenimenti della storia. “Il museo è fatto di tante storie, una concatenata all’altra, che consentono di scoprire aspetti affascinanti della storia dell’arma aeronautica”, ha dichiarato; “viene curato un doppio aspetto, quello storico organizzativo e quello tecnologico, che si rivolge al futuro”.
Interessanti anche gli interventi del prof. Gastone Breccia dell’Università di Pavia che attraverso la proiezioni di istantanee in bianco e nero ha ricordato che le operazioni speciali sono vecchie come la guerra stessa e prevedono l’addestramento di pochi uomini altamente specializzati ed efficaci; il generale De Chigi, invece, ha ripercorso la storia del paracadute e dei paracadutisti come soldati arditi che sono stati impiegati già dal 1918 con l’adozione dei primi aerei.
Al prof. Ciavattone è stata affidata la narrazione della genetica degli ADRA, un gruppo di volontari di grande coraggio, pionieri del paracadutismo, impiegati per colpire obiettivi strategici; tre gli obiettivi di un ardito, il combattimento, l’addestramento e il sabotaggio, tipicizzazione di un reparto del genio aeronautico d’assalto.
Il generale Rinaldi racconta la storia dei Falchi Blu, una squadra di paracadutismo aeronautica nata per rappresentare al pubblico civile una parte dell’attività operativa dei lanci.
Quando è il turno dell’istruttore degli incursori, il ten. Col. Pietro Izzo, le sue parole diventano misurate, essenziali e calibrate: “gli incursori sono l’elite di professionalità delle forze speciali, indirizzata in maniera decisa verso l’integrazione diretta della terza dimensione (aria) con le manovre di terra. Quello degli incursori è un lavoro fatto nell’ombra e nel silenzio, ognuno di loro è un combat controller, uomini iper addestrati e proiettati al cyber, in un mondo sempre più interconnesso. Il motto “sufficit animus”, basta il coraggio, apparentemente semplicistico, è in realtà tanto esaustivo quanto poco comune. Infatti il colonnello parlando dell’iter formativo di un incursore, che è particolarmente duro così da formare professionisti a 360 gradi, presuppone grossi sacrifici e dedizione; accenna al grosso problema nel reclutamento, poiché i ragazzi sono sempre meno propensi ad assumersi responsabilità e concedere impegno e dedizione. Sottolinea come l’incursore non è solo un uomo ma diventa strumento pericoloso.
In conclusione, gli fa eco il generale Sismondini, comandante della 1^Brigata Aerea operazioni speciali che ha ricordato che la giornata odierna è la sintesi di 10 anni di duro lavoro: “siamo carrubai”, ha sostenuto ironicamente, “che piantano alberi consapevoli che probabilmente non ne vedranno mai i frutti. A breve, gli incursori dell’aeronautica lavoreranno insieme a quelli dell’esercito, della marina e dei carabinieri trasformando Furbara in un’area addestrativa interforze”.
L’ultimo intervento è stato affidato al generale Alberto Biavati, comandante della 1^ Regione aerea, che rivolgendosi direttamente a una rappresentanza di giovani allievi ufficiali, chiede loro se la mattinata li ha stimolati a voler prendere in esame la possibilità di approfondire l’idea di accedere ai percorsi di formazione per le forze speciali; giovanissimi occhi lucidi di entusiasmo, hanno tutti assentito silenziosamente con un rispettoso cenno del capo.
Al generale, è stato consegnato dal colonnello Anelli, l’attestato di validazione del comando americano come riconoscimento di combat controller, un prestigiosissimo riconoscimento che premia il lavoro serio e di alta qualità fatto dagli incursori dell’Aeronautica.
La cerimonia di scopertura delle teche espositive è stato un momento dall’alto impatto suggestivo; l’area è ubicata al piano sopraelevato di un hangar dove sono custoditi velivoli storici dell’aeronautica.
Il nostro compito di divulgatori delle eccellenze sul territorio, ci impone di ricalcare l’auspicio che il MUSAM possa assolvere alla funzione di motore di motivazione per i giovani ad investire su sé stessi mettendosi al servizio del Paese.