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Comunicato stampa

Storie di Donne, Donne nella Storia 2026
A Palazzo Altieri una celebrazione dell’8 marzo tra memoria, attualità e voci femminili di eccellenza
A Oriolo Romano, nella suggestiva Sala degli Avi di Palazzo Altieri, si è svolta sabato 7 marzo 2026 la settima edizione di “Storie di Donne, Donne nella Storia”, l’appuntamento annuale che l’Associazione “Forum Clodii” dedica alla Giornata Internazionale della Donna. L’evento, patrocinato dal Comune di Oriolo Romano e dalla Direzione delle Ville Monumentali della Tuscia, ha confermato anche quest’anno la sua eccellenza divulgativa: dare spazio alle figure femminili che, in ogni epoca e in ogni ambito, hanno lasciato un segno profondo nella società.
Per questa edizione, l’associazione ha scelto di allontanarsi dalle consuete tematiche storiche per proporre un taglio più contemporaneo. Il titolo, “Donne 2.0”, ha orientato l’intero convegno verso i contributi femminili alla società moderna, offrendo uno sguardo attuale e dinamico sul loro ruolo nel mondo di oggi. A introdurre i lavori è stata Cinzia Caccia, del Consiglio direttivo “Forum Clodii”, che ha accolto le relatrici e salutato gli ospiti istituzionali, tra cui la dottoressa Flaminia Conti e il sindaco di Oriolo Romano, Emanuele Rallo.
Il W20 e le politiche globali di genere
La prima voce della mattinata è stata quella della dottoressa Elvira Marasco, presidente di AW20 e fondatrice della Delegazione Italiana del “Women 20”, il gruppo ufficiale del G20 dedicato alle politiche di genere. Da anni promuove politiche globali di parità e inclusione. Con un impegno riconosciuto a livello internazionale, lavora per costruire reti, indicatori condivisi e strategie concrete capaci di migliorare la vita delle donne nei Paesi del G20. Nel suo intervento, “Tematiche di genere nei Paesi del G20: il ruolo di W20”, Marasco ha affrontato questioni cruciali come l’importanza di indicatori unici per misurare l’impatto delle politiche di parità e la costruzione di reti internazionali tra associazioni femminili. Ha ricordato come l’emancipazione passi sempre da un lavoro dignitoso, indipendenza economica e da opportunità reali, non da una logica di supremazia maschile.
La rivoluzione silenziosa delle donne nelle Forze Armate
Il presidente del Forum Clodii, Massimo Mondini, ha poi introdotto la Tenente Colonnello Debora Corbi, pioniera dell’ingresso femminile nelle Forze Armate e autrice del libro “Ufficiale e gentildonna. Cronaca di una rivoluzione nelle Forze Armate Italiane” e diventata una voce autorevole sul valore del merito e sull’evoluzione culturale delle istituzioni militari. Nel suo intervento, “Il mio volo in Aeronautica Militare: quando il merito non ha genere”, Corbi ha ripercorso una storia che intreccia coraggio personale e trasformazione istituzionale. Ha ricordato come, solo ventisei anni fa, le donne abbiano varcato per la prima volta le soglie delle Forze Armate italiane, e come già nel 1992 fosse stato avviato il primo esperimento della “cartolina rosa”, con ventinove donne coinvolte. Nel 1995 fondò l’Associazione Nazionale Aspiranti Donne Soldato e, tre anni dopo, fu invitata al consesso delle donne NATO (era l’unica partecipante ufficiale non in divisa).
La sua battaglia per il riconoscimento del ruolo femminile nelle Forze Armate passò anche attraverso i media: nel 1998, dopo l’ennesimo rinvio legislativo, una manifestazione davanti a Montecitorio in mimetica attirò l’attenzione dei telegiornali e stampa italiani e stranieri, fino a ottenere l’intervento di alcuni ministri e l’incontro con l’allora presidente della camera Luciano Violante. Da quel momento il percorso si sbloccò, portando all’approvazione della legge 1999, con 273 voti favorevoli, 9 contrari e 9 astenuti. Corbi ha ricordato come le donne fossero già presenti nella Polizia dal 1981 e nelle forze ausiliarie dagli anni ‘50, e come oggi rappresentino circa il 5% del personale militare, con gli stessi incarichi e responsabilità degli uomini, per salvaguardare la sicurezza e la libertà degli italiani.
Archeologhe per la Linea C: un racconto di scoperte e competenze
La seconda parte del convegno ha dato voce a due archeologhe di grande esperienza: la dott.ssa Elisa Cella, funzionaria del Parco Archeologico del Colosseo e già direttrice del Museo Civico Etrusco di Trevignano Romano, (che con rigore scientifico e sensibilità narrativa, ha contribuito a importanti progetti di ricerca e tutela, tra cui gli scavi e la musealizzazione della Linea C della metropolitana di Roma) e la dott.ssa Simona Morretta, funzionaria della Soprintendenza Speciale di Roma. Il loro intervento, “Archeologhe per la Linea C della Metropolitana di Roma”, (che con competenza rigorosa e visione interdisciplinare, ha contribuito in modo decisivo ai lavori della Linea C, seguendo da vicino scavi, restauri e la complessa integrazione tra infrastrutture moderne e memoria antica).
Le due studiose hanno raccontato la complessità di un lavoro che ha unito scavo, tutela, restauro e progettazione museale nelle stazioni Colosseo e Porta Metronia.
Cella ha aperto con una riflessione sull’immaginario collettivo dell’archeologa, spesso associato alla figura pop di Lara Croft, lontana dalla realtà di un mestiere fatto di studio, pazienza e rigore. Ha ricordato le prime donne del settore, da Cristina di Svezia e Isabella d’Este, collezioniste e promotrici d’arte, a Marianna Candidi Dionigi, esploratrice del Lazio meridionale, fino a figure come Maria Cristina di Sardegna, promotrice dei primi scavi a Veio, ed Ersilia Caetani Lovatelli, prima donna ammessa all’Accademia dei Lincei. Nel Novecento, le prime laureate in archeologia potevano svolgere tirocini all’estero solo con il permesso paterno; oggi, invece, l’archeologia è una professione a prevalenza femminile, anche se segnata da precarietà, contratti a termine e difficoltà di conciliazione familiare.
Morretta ha poi illustrato il lavoro svolto per la Linea C, un progetto iniziato negli anni Novanta e oggi basato su un approccio che integra scavo, sicurezza dei monumenti, progettazione degli accessi e musealizzazione. Ha ricordato la realizzazione della stazione San Giovanni, prima “stazione-museo” di Roma, e come i lavori abbiano richiesto interventi mirati per evitare danni ai monumenti esistenti sul percorso durante il passaggio della talpa.
La stazione Porta Metronia, inaugurata nel dicembre 2025, ha riservato una scoperta eccezionale: una caserma romana del II secolo d.C., con dormitorio e la domus del centurione, oltre al ritrovamento di un grande bacino agricolo e di reperti organici che hanno permesso di ricostruire un antico giardino. La caserma è stata delocalizzata e reinstallata nella futura stazione-museo, visibile tramite passerelle, insieme a seicento reperti che raccontano la storia del luogo prima e dopo la costruzione della struttura militare.
Un mosaico di voci femminili
L’edizione 2026 di “Storie di Donne, Donne nella Storia” ha confermato la forza di un progetto culturale che, anno dopo anno, porta a Oriolo Romano voci femminili di grande spessore, capaci di raccontare battaglie civili, conquiste professionali, scoperte archeologiche e visioni politiche e sociali. Un mosaico di esperienze che restituisce la complessità e la ricchezza del contributo femminile alla società contemporanea, celebrando l’8 marzo non come ricorrenza formale, ma come occasione di riflessione viva e condivisa.
Si ringrazia per le foto Massimo Mondini
Riccardo Agresti e Maria Pimpinella
Dal profilo Facebook di Michele Cardone

Una celebrazione della donna con un ritorno al passato dal notevole contenuto emotivo: così potremmo riassumere l’incontro programmato dall’Associazione ‘Inchiostro del futuro’ di Canale Monterano.
Nella ristrutturata area espositiva dell’oratorio, la memoria delle donne lavoratrici è stata celebrata tra la memoria dei caduti delle due guerre; si potrebbe sintetizzare semplicisticamente “entrambe vittime”, se non fosse che l’arte, in questo caso il canto, dipingono di grazia anche le pieghe più ruvide e ricompongono storie di sofferenza e privazioni semplicemente in perle di vita.
Ad essere presentati sono stati i canti delle “nocchiarole”, quelle donne che un centinaio d’anni fa erano impiegate nei campi per raccogliere le nocciole, e lo facevano, appunto, cantando: canti popolari improvvisati i cui testi mai scritti, nascevano dall’ispirazione durante la fatica della raccolta.

Ad interpretarli sono state “le Canterine”, dirette dalla maestra Emanuela Marrucci che ha accompagnato con la chitarra la rievocazione di una selezione di canti della tradizione recuperati grazie a un lavoro originale e strutturato di Laura Ammannato, etnomusicologa che nel 1999 ne fece la sua tesi di laurea al Dams di Bologna.
I canti popolari provengono tutti dalla zona della Tuscia meridionale, particolarmente nei comuni di Vallerano, Vasanello, Canepina, Carbognano, Vignanello; canti sepolti nella memoria di 14 anziane a casa delle quali la Ammannato ha trascorso mesi e mesi, esortandole a ricordare, raccontare, cantare, ritrovare foto ingiallite ed emozioni sempreverdi.
Presente nell’oratorio, la Ammannato ha condiviso il suo stupore nel constatare come la musica e il canto di oltre cinquant’anni prima siano riaffiorati alla memoria e condivisi con quell’estranea munita solo di carta, penna e registratore a cassette.
Dei 162 canti classificati, la professionista ne ha selezionati una sessantina che ha condiviso con Emanuela e le sue voci “Canterine”; “quelle 14 donne mi sono rimaste nel cuore”, ha ricordato la Ammannato, “e sebbene molte di loro non ci siano più, ancor oggi sono con me”.
Si è detta privilegiata ad aver potuto salvare questo patrimonio culturale che sarebbe andato perduto senza il suo studio.
L’esecuzione di quei canti di lavoro è stato inframmezzato dal racconto della Ammannato: “Fiore de nocchie” (quanto so strapazzate ste ragazze…boccuccia risarella damme un bacio, moro contenta e vado in paradiso).
Donne che uscivano di casa alle 4 del mattino, a piedi raggiungevano i campi dove rimanevano fino a notte; il canto l’unico mezzo per confortare la stanchezza, la vita dura di stenti, strumento di aggregazione e sottofondo di interminabili giornate operose di quando non c’era Spotify, auricolari e per rompere la monotonia e il silenzio dei nocchieti c’era solo la voce; poi sono arrivate le macchine e gradualmente ma inesorabilmente il rumore meccanico dei motori ha estinto le voci e il canto.
Quegli stornelli che rimbalzavano da un campo a quello vicino, echi di quelle nocchiarole concentrate nella raccolta e che ritornavano nelle riunioni della sera, alternate a storie e musicarelli, alla resa della stanchezza di fine giornata.
Dallo studio meticoloso della Ammannato c’è anche un caso di cronaca, l’omicidio di Angelina Meloni di Canepina, quando ancora questo orrore non si chiamava femminicidio.
“Il cacciatore del bosco”, un canto tramandato da cantastorie rievocato da una nipote di Carbognano della vittima; la storia è stata ricostruita grazie al verbale di arresto dell’omicida dei carabinieri di allora; Domenico Corzi, un uomo più grande di Angelina che vistesi rifiutate le grossolane pretese sessuali, uccise la ragazza.

“Più volte domando di far l’amore, più volte fu rifiutato… non voglio sposar uno zio ma un ragazzo del par mio … giorno e notte sorvegliava che la madre di casa se ne andava” rime antesignane di agiti persecutori antesignani dell’attuale stalking.
Un canto in ottava rima, metrica molto comune, diffuso all’epoca tra i contadini e utilizzato nelle osterie, nei campi ma anche negli ambienti pastorali; endecasillabi a tre rime alternate e due rime baciate, metodo musicale con cui si era anche soliti sfidarsi.
Tra gli applausi di un oratorio dagli spazi tutti esauriti, si sono succeduti canti popolari sapientemente interpretati da Emanuela e le sue Canterine che alla vigilia della festa della donna, hanno ricordato il coraggio e il sacrificio attraverso cui la figura femminile ha riscattato la propria libertà.
Il canto di Rosina, altro memento di femminicidio vergognoso per un rifiuto inaccettato: “Sta fermo molinaro con le mani che tengo sei fratelli…e quando la pistola ebbe sparato, Rosina cadde a terra con l’occhi bianchi e neri”.
Per ammissione della stessa Ammannato, mettere per iscritto un canto orale è una forzatura, perché di norma sono versi improvvisati e le esecuzioni non sono mai identiche tra loro; eppure solo grazie alla sua intuizione, questi frammenti di storie hanno consentito al nutrito pubblico presente di rivivere quel periodo in cui il lavoro nei campi era il viatico per la sopravvivenza.
Pagine di storia e dignitose esistenze che al termine del bel pomeriggio, sono state sintetizzate dal grido di un uomo presente in sala: viva le donne.
Gianluca Di Pietrantonio, redattore l’Agone
Ludovica Di Pietrantonio, direttore l’Agone

Comunicato stampa
Confronto Italia-Europa: nei principali sistemi sanitari del Vecchio Continente modelli organizzativi più strutturati favoriscono un migliore equilibrio tra lavoro e vita familiare. De Palma: “La sanità si regge sul lavoro delle donne: servono organizzazione e politiche che rendano sostenibile la grande responsabilità della presa in carico”.
In Europa oltre l’85% degli infermieri è donna e circa 7 professionisti su 10 segnalano difficoltà nel conciliare turni di lavoro e vita familiare.
È quanto emerge dall’approfondimento-studio elaborato dal Nursing Up in occasione della Giornata internazionale della donna, che mette in relazione dati scientifici internazionali e modelli organizzativi dei principali sistemi sanitari europei.
Secondo dati di organismi come World Health Organization, Organisation for Economic Co-operation and Development e International Council of Nurses, la professione infermieristica rappresenta uno dei settori lavorativi con la più alta presenza femminile nei sistemi sanitari occidentali.
La letteratura scientifica internazionale evidenzia, inoltre, come il tema del work-life balance nelle professioni sanitarie resti una sfida aperta: ricerche pubblicate su BMJ Open e Journal of Nursing Management indicano che circa il 70% degli infermieri europei segnala difficoltà nel conciliare turni e vita familiare.
Le analisi comparative del progetto europeo RN4CAST, pubblicate anche sul Journal of Nursing Management e su BMJ Quality & Safety, mostrano inoltre come nei sistemi sanitari con maggiore stabilità organizzativa e programmazione dei turni gli infermieri registrino livelli più elevati di soddisfazione professionale e migliori condizioni di equilibrio tra lavoro e vita privata.
Secondo gli studi pubblicati sull’International Journal of Nursing Studies e richiamati anche nella Lancet Commission on Nursing, modelli assistenziali più strutturati e una pianificazione più efficace della forza lavoro favoriscono condizioni di lavoro più sostenibili per i professionisti sanitari.
«La sanità europea si regge in gran parte sul lavoro delle donne», sottolinea Antonio De Palma, presidente del Nursing Up. «Infermiere, ostetriche e tutte le altre professioniste sanitarie garantiscono ogni giorno continuità assistenziale e relazione costante con i pazienti, ma questo impegno si intreccia spesso con responsabilità familiari che non possono essere ignorate dalle politiche sanitarie».
Secondo Nursing Up, nei principali sistemi sanitari europei, come Germania, Francia, Regno Unito, Belgio e Paesi Bassi, sono diffusi modelli organizzativi che prevedono programmazione anticipata dei turni e team assistenziali più strutturati, ovvero fattori che contribuiscono a un migliore equilibrio tra vita professionale e familiare.
In Italia, al contrario, vengono segnalati livelli di soddisfazione professionale più bassi proprio sul tema della conciliazione tra lavoro e vita privata, con molte professioniste che indicano nella gestione dei turni e nella pressione assistenziale i principali fattori critici.
Lo confermano studi internazionali comparativi come il progetto europeo RN4CAST (Nurse Forecasting in Europe) pubblicato su BMJ Quality & Safety e le ricerche sull’organizzazione del lavoro infermieristico pubblicate sull’International Journal of Nursing Studies e sul Journal of Nursing Management, che evidenziano come nei sistemi sanitari caratterizzati da maggiore pressione assistenziale e minore stabilità nella programmazione dei turni, gli infermieri riportino livelli più bassi di soddisfazione lavorativa e maggiori difficoltà nel bilanciare vita professionale e familiare.
«Il confronto europeo è chiaro», sottolinea De Palma. Dove l’organizzazione del lavoro è più stabile e programmata, le professioniste sanitarie riescono a trovare un equilibrio più sostenibile tra lavoro e famiglia.
«Per questo – conclude De Palma – è necessario che anche in Italia si apra una riflessione seria sull’organizzazione del lavoro sanitario. Programmazione dei turni, modelli assistenziali più strutturati e investimenti sul personale non sono solo questioni organizzative: sono condizioni indispensabili per garantire qualità dell’assistenza e sostenibilità del sistema sanitario. In una professione composta in larga parte da donne, sostenere davvero il personale sanitario significa anche creare condizioni di lavoro che permettano di conciliare responsabilità professionali e vita familiare».»
Four Friends celebra l’8 marzo con un omaggio speciale alle donne: caffè, rosa e un aperitivo creato per loro
A Bracciano c’è un luogo che, più di altri, ha fatto dell’accoglienza un’arte quotidiana. Il Four Friends, raffinato caffè–pasticceria–bistrot–cocktail bar di Via Braccianese Claudia 59, (prenotazioni: +39 06 87670096) inaugura anche quest’anno la sua tradizione più amata: in occasione dell’8 marzo, tutte le donne riceveranno un caffè offerto dai “4 amici” e, la sera, una rosa elegante per accompagnare l’aperitivo ideato appositamente per loro. Un gesto semplice e gentile, che racconta molto dello spirito del locale e dell’attenzione che dedica ai suoi ospiti.
Lo conferma anche Massimo Nervegna, uno dei proprietari, che racconta come questa ricorrenza sia diventata un appuntamento irrinunciabile per il Four Friends, un modo gentile per celebrare le ragazze di tutte le età con un’atmosfera curata, un servizio impeccabile e un tocco di romanticismo.
Tra tradizione e creatività: le specialità del Four Friends
Il locale, noto per la sua versatilità, dalle colazioni ai cocktail, passando per pranzi, pinse, dolci e aperitivi, si prepara a un marzo ricco di iniziative.
La campagna del fritto dedicata alla festa del papà porterà in tavola le immancabili zeppole di San Giuseppe, affiancate da altri dolci tipici preparati artigianalmente dalla loro eccellente pasticceria, ma il fiore all’occhiello del periodo per il Four Friends sarà la produzione delle colombe che è già in fermento, con varianti che spaziano dalla ricetta tradizionale alle versioni più golose al pistacchio, al cioccolato, al whisky e a creme particolari che cambiano di anno in anno.
Dopo il successo dei panettoni natalizi, andati letteralmente a ruba, tanto che lo stesso Nervegna è riuscito ad assaggiarne solo una fetta di un esemplare messo in disparte per sbaglio, la produzione pasquale sarà ampliata per soddisfare una richiesta sempre crescente.
Il ritorno delle degustazioni “all you can eat”
Tra le iniziative più attese tornano anche le degustazioni a tema “all you can eat”, molto apprezzate per la qualità e il costo contenuto. A fine marzo, il 28 e il 29, sarà protagonista la Puglia, mentre ad aprile, il 25 e il 26, toccherà alla Lucania con i suoi sapori intensi e autentici. Il 17 aprile sarà, invece, dedicato al territorio: l’Alta Tuscia verrà raccontata attraverso i suoi prodotti tipici, selezionati con cura e abbinati a vini scelti dopo una ricerca approfondita sulle lavorazioni tradizionali, sulle condizioni climatiche e sulle radici culturali che rendono unica la gastronomia etrusca associando alla enorme cultura storica e artistica del territorio anche quella culinaria, altrettanto importante.
Cocktail d’autore e serate dedicate
Il Four Friends, che già vanta un’ottima reputazione per i suoi cocktail, tra i più ordinati spiccano margarita, cordiale e un cappuccino considerato tra i migliori della zona, sta lavorando a una nuova linea di drink d’autore, studiati appositamente per il locale. Saranno protagonisti alcolici noti e meno noti, dal saké al whisky alla cachaça, in combinazioni originali pensate per le serate del fine settimana, quando il locale si trasforma in un punto di riferimento per chi cerca qualità, atmosfera e creatività.
Un locale che conquista: qualità, accoglienza e un’anima poliedrica
Il Four Friends è ormai una realtà consolidata a Bracciano: un bistrot luminoso, con ampie vetrate e un ambiente accogliente, capace di accompagnare i clienti dalla colazione alla cena, fino al dopo-serata. La qualità dei dolci, la varietà delle pinse, la cura del servizio e la professionalità del personale sono tra gli aspetti più apprezzati dai clienti, come confermano le numerose recensioni positive e il punteggio elevato ottenuto sulle principali piattaforme.
È un luogo in cui fermarsi significa concedersi un momento di piacere, che sia un cappuccino perfetto, un aperitivo abbondante, una pinsa fragrante o un dessert artigianale. Un locale che unisce tradizione e innovazione, capace di sorprendere con iniziative sempre nuove e con una cura costante per i dettagli.
L’8 marzo al Four Friends: un invito a festeggiare
L’iniziativa dedicata alla Festa della Donna diventa così il simbolo di un locale che non si limita a servire cibo e bevande, ma costruisce relazioni, crea atmosfera e celebra le persone. Un caffè offerto, una rosa donata con eleganza e un aperitivo pensato per l’occasione sono il modo in cui il Four Friends invita tutte le donne a sentirsi accolte, celebrate e protagoniste.
Un gesto semplice, ma che racconta perfettamente l’anima del locale: attenzione, qualità e un sorriso sempre pronto ad accogliere chi entra.
Riccardo Agresti
Comunicato stampa
8 – 9 marzo 2026 – Non Una Di Meno Roma
SCIOPERO TRANSFEMMINISTA
Le nostre vite valgono. Noi scioperiamo!
8 marzo – ore 17.00 Corteo Piazza Ugo La Malfa
9 marzo – ore 9.30 Sciopero Piazzale Ostiense
Non una di meno chiama a un nuovo “weekend lungo” di lotta e di sciopero per l’8 e il 9 marzo, articolando le due giornate con cortei e mobilitazioni per l’8 marzo e con lo sciopero generale del 9 marzo. Sono diversi i sindacati che hanno proclamato lo sciopero, Non Una Di Meno ha predisposto un vademecum per fornire informazioni e supporto per scioperare.
Le mobilitazioni saranno dislocate in più di 60 città in tutta Italia con lo slogan “le nostre vite valgono. Noi scioperiamo”
Le giornate mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra: la propaganda di governo getta la maschera e diventa guerra aperta alle donne e alle persone trans, alle persone razzializzate, alle persone disabili e povere.
In particolare, le conseguenze dell’approvazione del DdL Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria.
“il DdL Bongiorno va bloccato con ogni mezzo: anche con lo sciopero. Rilanciamo l’agitazione permanente contro l’approvazione del DdL sul Dissenso: Sorella, io ti credo! Senza consenso è stupro!”
La bocciatura del congedo retribuito ai padri, l’eliminazione di Opzione Donna e i dati sul gender pay gap, smascherano un governo che fa propaganda sulla natalità e la conciliazione vita-lavoro ma non le sostiene. Le donne, le persone giovani e giovanissime, trans, razzializzate, disabili vengono espulse dal mondo del lavoro e pagano la guerra e il riarmo con l’aumento del lavoro povero e precario, il part time imposto, l’aumento dei prezzi e la distruzione del welfare.
“Vogliamo uscire dalla falsa alternativa tra l’utopia fallita dell’emancipazione attraverso il lavoro e il ritorno a casa per svolgere lavoro di cura gratuito per il bene della nazione. Vogliamo salari adeguati al costo della vita, reddito di autodeterminazione per uscire da situazioni di violenza e per non entrarci, diritto alla casa e al welfare”
Questo 8 marzo si svolgerà mentre si apre un nuovo fronte di guerra contro l’Iran e la popolazione civile continua a pagare un prezzo altissimo per la repressione da parte del Regime e per l’attacco israelo-americano.
“Scioperiamo. Contro la guerra all’Iran e i bombardamenti sul Libano, fuori da ogni legalità internazionale, che stanno provocando un’escalation dagli esiti imprevedibili. Contro l’utilizzo delle basi italiane ed europee e qualsiasi coinvolgimento italiano nel conflitto.”
La guerra è sempre più vicina: la respiriamo nella nostra quotidianità, nell’incertezza del futuro, nella precarietà delle nostre esistenze, nelle crisi industriali della riconversione bellica.
“Vogliamo ricostruire reti di solidarietà internazionale e di lotta comune. Raccogliamo la sfida dello sciopero globale transfemminista, che tiene insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo, dal consumo e dai ruoli di genere, per Fermare la guerra, non vogliamo essere né vittime né complici”.
Comunicato stampa