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SPORT: PREMI ANSMES ROMA 2026

Comunicato stampa

RICONOSCIMENTI A MAURIZIO LOLLOBRIGIDA, LORENZO FONTANA, SAVERIO MONTINGELLI, RIGIVAN GANESHAMOORTHY E VOLLEYRO’ CASAL DEI PAZZI

Roma, 1° giugno 2026

Maurizio Lollobrigida, Lorenzo Fontana, Saverio Montingelli, Rigivan Ganeshamoorthy e la Volleyrò Casal dei Pazzi sono i vincitori dei Premi ANSMES Roma 2026.  Venerdì 29 maggio, a Roma, si è tenuta la cerimonia di consegna dell’ormai consolidato appuntamento. Un pomeriggio all’insegna dei valori dello sport, del merito e dell’impegno professionale, che ha riunito dirigenti, tecnici, giornalisti e rappresentanti del mondo associativo.

L’evento, organizzato dal Comitato Provinciale di Roma dell’ANSMES – Associazione Nazionale Stelle, Palme e Collari d’Oro al Merito del CONI e del CIP – ha celebrato figure che si sono distinte nel corso dell’ultimo anno per risultati, competenza e dedizione alla crescita dello sport italiano. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Comitato provinciale di Roma dell’ANSMES, Antonello Assogna, accompagnato da tutto il consiglio composto dal vice presidente Mimmo Giordani, dal tesoriere Mario Biagini e dai consiglieri Giancarlo Marcoccia, Cristina Ferrucci, Antonio Cafiero e Piera Marchettoni. “Questi premi rappresentano non soltanto un riconoscimento ai risultati ottenuti, ma soprattutto ai valori umani e sportivi che ogni premiato incarna ogni giorno”, ha dichiarato Assogna, “Celebrare dirigenti, tecnici, società sportive e professionisti della comunicazione significa valorizzare un patrimonio fondamentale per il futuro dello sport italiano e per la crescita delle nuove generazioni”.

Tra i riconoscimenti principali, il Premio “Dino Viola”, dedicato alla categoria dirigenti, è stato assegnato a Lorenzo Fontana, presidente del Comitato Regionale FIP Lazio dal settembre 2024, per il lavoro svolto nella promozione e nello sviluppo della pallacanestro sul territorio regionale. A consegnare il premio a Lorenzo Fontana è stato il past president del Coni Lazio, Riccardo Viola (figlio del mai dimenticato Dino). “Ricevere il Premio ‘Dino Viola’ è per me motivo di grande orgoglio e rappresenta un riconoscimento al lavoro svolto in questi anni per il movimento cestistico laziale”, ha dichiarato Lorenzo Fontana, “Dal settore giovanile alla valorizzazione delle società del territorio, abbiamo cercato di costruire un percorso capace di coinvolgere sempre più ragazzi e famiglie attorno ai valori del basket. Roma e il Lazio hanno una tradizione importante nella pallacanestro e il nostro impegno quotidiano è quello di rafforzarla ulteriormente, creando opportunità di crescita sportiva e umana per le nuove generazioni”. Per il past president del Coni Lazio, Riccardo Viola “lo sport di base ha bisogno di una visione concreta e di investimenti strutturali. Da anni sostengo la necessità di un vero e proprio ‘piano regolatore per lo sport’, perché Roma non può più rinviare il tema della realizzazione e della riqualificazione degli impianti sportivi. Senza spazi adeguati, le società e i giovani rischiano di perdere occasioni fondamentali di crescita, aggregazione e inclusione sociale. Servono nuove strutture diffuse nei quartieri, capaci di rispondere alle esigenze del territorio e di sostenere il grande lavoro quotidiano delle associazioni sportive”.

Il Premio “Giancarlo Primo”, riservato ai tecnici, è andato invece a Maurizio Lollobrigida, apprezzato allenatore di pattinaggio a rotelle, protagonista di una lunga attività formativa e tecnica che ha contribuito alla crescita di numerosi giovani atleti. “Questo premio rappresenta per me una grande emozione e il riconoscimento di un percorso costruito con passione, sacrificio e tanta fiducia nel pattinaggio”, ha affermato Maurizio Lollobrigida, papà della medaglia d’oro olimpica Francesca e della campionessa di pattinaggio Giulia, “Abbiamo organizzato eventi e manifestazioni anche in momenti e in luoghi dove in pochi credevano fosse possibile creare qualcosa di importante, ma proprio da quelle sfide sono nate le soddisfazioni più belle. Il pattinaggio mi ha dato tanto, soprattutto sul piano umano, e ho avuto il piacere di condividere questo cammino con tutta la mia famiglia”. A premiare Lollobrigida è stato il presidente regionale della Federazione Sport Rotellistici, Antonio Varacalli, che ha ricordato il lavoro svolto da Lollobrigida in questi anni.

Grande attenzione anche al settore delle associazioni sportive con il Premio “Renzo Nostini”, conferito alla Volleyrò Casal de’ Pazzi, società simbolo del volley giovanile femminile italiano, premiata per l’elevata qualità del lavoro tecnico e promozionale svolto negli anni (è recente il titolo vinto nella categoria Under 18 nazionale). A premiare una delegazione della società è stato il delegato Coni per il comune di Roma, Andrea Burlandi, storico presidente della Fipav Lazio che ha guidato la federazione regionale per un decennio. “Questo riconoscimento per la Volleyrò è motivo di grande soddisfazione, perché premia anni di lavoro dedicati alla crescita delle giovani atlete e alla diffusione della cultura sportiva”, ha detto Burlandi, “I risultati ottenuti in questi anni, sia a livello nazionale sia nella formazione di tante ragazze approdate ai più alti livelli della pallavolo italiana, sono il frutto di una programmazione seria e attenta”.

Nel corso del pomeriggio sono stati inoltre assegnati due Premi Speciali. Quello dedicato a “Massimiliano Morelli” è stato assegnato al giornalista Saverio Montingelli, storico volto di Rai Sport (da pochi giorni in pensione), per la professionalità e la sensibilità dimostrate nel racconto quotidiano dello sport italiano. A premiare Montingelli è stato il Fiduciario Coni del XIII Municipio di Roma, Antonio Ranalli che ha ricordato come il giornalista “ha saputo dare voce non soltanto ai grandi eventi e ai protagonisti più noti, ma anche alle storie di sacrificio, inclusione e crescita che rappresentano l’essenza più profonda dello sport italiano. Un percorso professionale caratterizzato da attenzione, sensibilità e capacità di comunicare lo sport come patrimonio culturale e sociale del paese”.  Montingelli si è detto onorato ed emozionato nel “ricevere un premio dedicato alla memoria di Massimiliano Morelli e rappresenta un riconoscimento che sento particolarmente vicino sul piano umano e professionale. Nel mio lavoro ho sempre cercato di raccontare lo sport andando oltre il risultato, dando spazio alle storie di inclusione, sacrificio e rinascita che spesso meritano la stessa attenzione dei grandi eventi. Le recenti Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina, che ho avuto la fortuna di seguire da inviato, mi hanno confermato ancora una volta quanto lo sport sappia abbattere barriere e trasmettere valori universali. Allo stesso modo, porto con me le esperienze vissute nelle carceri, dove ho incontrato detenuti che proprio attraverso lo sport hanno trovato una concreta occasione di riscatto personale e sociale. Credo che il giornalismo sportivo abbia anche questo compito: raccontare storie capaci di lasciare un segno e di restituire dignità, speranza e fiducia”.

premiazione lorenzo fontana  premiazione volleyrò

Infine, il Premio Speciale “Simonetta Avalle” è stato attribuito a Rigivan Ganeshamoorthy, campione paralimpico e protagonista nel lancio del disco, esempio di determinazione e inclusione attraverso lo sport. L’atleta non è potuto essere presente all’appuntamento. A celebrarlo e a raccontare i suoi risultati sportivi è stato il presidente del comitato regionale del Comitato Italiano Paralimpico del Lazio, Giuseppe Andreana.

La cerimonia si è svolta in un clima di grande partecipazione ed emozione, sottolineando ancora una volta il ruolo centrale dello sport come strumento educativo, sociale e culturale. All’iniziativa erano presenti, tra gli altri, il consigliere del Coni Lazio, Andrea Frateiacci, il governatore del Panathlon International Club per l’Area 14 (Lazio) Cesare Sagrestani, e l’ex presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Carlo Pacifici.

premio ganeshamoorthy    premio montingelli

Industria26 a Civitavecchia, il PD: “Da qui parte una nuova centralità nazionale: lavoro, energia pulita e riconversione industriale”

Comunicato stampa

La tappa nazionale di Industria26 – Energia per l’Italia, ospitata a Civitavecchia, segna un passaggio politico importante per la nostra città e per il Partito Democratico.

Non è stato un semplice convegno. È stato un confronto nazionale, qualificato e plurale, sul futuro energetico e industriale del Paese, promosso dal Forum Industria del PD e costruito attorno ai temi della transizione energetica, dell’autonomia strategica, della decarbonizzazione, del lavoro e delle nuove filiere produttive.

La presenza della segretaria nazionale Elly Schlein, di Andrea Orlando, di dirigenti nazionali del Partito Democratico, rappresentanti del mondo sindacale, imprenditoriale, cooperativo, ambientalista e della ricerca, ha confermato un dato politico chiaro: Civitavecchia non è una questione locale, ma uno dei nodi nazionali della transizione italiana.

 

Dopo decenni di carbone, servitù energetiche, pressione ambientale, infrastrutture pesanti e contributo decisivo al sistema produttivo del Paese, Civitavecchia deve diventare protagonista di una nuova fase. Non più territorio che sopporta, ma città che costruisce.

Andrea Orlando ha indicato con chiarezza una prospettiva: Civitavecchia può e deve essere centrale per il Partito Democratico e per l’Italia, dentro un progetto di riconversione industriale fondato su energia sostenibile, lavoro, filiere produttive e capacità manifatturiera. Un polo energetico pulito e un hub industriale legato anche alla produzione di componenti per le nuove filiere, a partire dall’eolico offshore, non sono suggestioni: sono una direzione concreta su cui costruire politica, investimenti e occupazione.

Elly Schlein ha ribadito la necessità di una politica industriale europea e nazionale capace di affrontare il costo dell’energia, sostenere imprese e famiglie, accelerare sulle rinnovabili e costruire risposte strutturali. È esattamente il terreno su cui Civitavecchia può diventare un laboratorio avanzato della transizione giusta.

Il Partito Democratico di Civitavecchia rivendica con orgoglio il valore di questa giornata e il lavoro di chi l’ha resa possibile. Ma soprattutto ne raccoglie la responsabilità: da oggi il tema non è più se Civitavecchia debba stare dentro la discussione nazionale. Il tema è come trasformare questa centralità in scelte, tempi, progetti, aree disponibili, bonifiche, lavoro stabile e nuova industria.

Il percorso non si chiude qui. L’impegno emerso è quello di tornare dopo l’estate con un nuovo momento nazionale specificamente dedicato a Civitavecchia e alla sua riconversione.

Per noi questo è il punto politico più importante: non solo Civitavecchia dentro un tema nazionale, ma Civitavecchia come tema nazionale.

Il PD sceglie di stare qui, dove la transizione non è teoria ma vita concreta di lavoratori, famiglie, imprese e territorio.

Da Civitavecchia può partire una nuova idea di sviluppo: energia pulita, industria sostenibile, porto, lavoro, bonifiche, innovazione e giustizia sociale.

 Patrizio Pacifico

Partito Democratico Civitavecchia

 

La Repubblica Italiana – Un percorso tra storia, democrazia e identità nazionale

I  Un’eccezione nella storia del mondo

Vi sono momenti nella storia in cui un popolo non imbraccia le armi per conquistare la propria libertà, ma la sceglie con una matita, in silenzio, dentro una cabina elettorale. Il 2 giugno 1946 fu uno di questi momenti rari e preziosi.

Pochissimi tra gli attuali Stati sovrani, una piccola minoranza, appena il dieci per cento del totale, sono nati attraverso processi pienamente pacifici, negoziati e consacrati dal voto popolare, senza guerre d’indipendenza, colpi di Stato o violenze diffuse. La maggior parte delle indipendenze del Novecento è avvenuta nel sangue e nel fuoco. L’Italia compì invece il miracolo discreto della transizione: da monarchia a repubblica, per libera scelta dei suoi cittadini.

Casi analoghi si contano sulle dita di una mano: il Montenegro nel 2006, Palau nel 1994, la Repubblica Ceca e la Slovacchia nel 1993 con la loro separazione vellutata. Poche storie, pochissime, in cui la democrazia non fu il premio di una guerra, ma la scena stessa della fondazione.

II  Il voto che divise l’Italia in due

Eppure anche in quel referendum vi era una frattura, silenziosa e profonda. Il Nord votò Repubblica, il Sud votò Monarchia. Questo è uno dei fenomeni politici più studiati e più suggestivi della storia italiana: due metà di uno stesso Paese che guardavano il futuro con occhi diversi, attraverso esperienze diverse, memorie diverse.

Le motivazioni sono stratificate, storiche, sociali, psicologiche e anche legate alla propaganda dell’epoca. Il Nord aveva vissuto due anni di guerra civile, l’occupazione nazista, la Repubblica Sociale Italiana. Aveva conosciuto la clandestinità, i rastrellamenti, le fucilazioni alle prime luci dell’alba. La Resistenza, nerbo morale del Settentrione, aveva una cultura spiccatamente repubblicana e, soprattutto, al Nord la monarchia era percepita come compromessa col fascismo, come corresponsabile della tragedia: erano stati i Savoia ad avallare le leggi razziali, a concedere i pieni poteri a Mussolini, a fuggire da Roma nella notte tra il 9 e il 10 settembre 1943 come chi abbandona una nave che affonda.

Il Sud, invece, era stato liberato già nel 1943. Non aveva conosciuto la RSI, né la guerra civile nel suo senso più lacerante. La monarchia era rimasta fisicamente presente, a Brindisi prima, a Salerno poi, come garante dell’ordine durante il caos dell’armistizio. Il re e il governo Badoglio erano stati percepiti come coloro che “tenevano insieme” lo Stato nel momento del crollo. Una percezione distorta, forse, ma potente.

III  Le radici del voto meridionale

C’è qualcosa di paradossale, e insieme di illuminante, nel voto monarchico del Mezzogiorno. Un paradosso che non smette di interrogarci.

Il Sud aveva votato per i Savoia, proprio quei Savoia che nel 1860-61 avevano “conquistato” il Mezzogiorno grazie a Garibaldi, che avevano scatenato la feroce repressione del brigantaggio, che avevano aperto la Questione Meridionale, quella ferita mai del tutto rimarginata nel corpo dell’Italia unita.

Ma il voto del 1946 non era un giudizio sul Risorgimento. Era un giudizio sul presente. La narrazione critica dell’unificazione come “invasione piemontese” sarebbe venuta decenni dopo, soprattutto dagli anni Sessanta in poi. Nel 1946, la scuola, la Chiesa e l’amministrazione statale avevano trasmesso per generazioni una narrazione patriottica e unitaria: i Savoia erano presentati come padri della patria, non come conquistatori. La memoria popolare del brigantaggio era stata rimossa o reinterpretata come semplice banditismo.

Pesava di più la struttura sociale del Mezzogiorno: rurale, gerarchica, dominata da notabili locali, fortemente legata alla Chiesa. In quel contesto, la monarchia rappresentava continuità e stabilità; la Repubblica era un’incognita, talvolta percepita come minaccia rivoluzionaria, come anticamera del comunismo. I parroci, pur in assenza di indicazioni ufficiali del Vaticano, spesso orientavano i fedeli verso la scelta conservatrice. Non fu un voto ideologico, fu un voto della paura e della tradizione.

Vi era anche, in quel suffragio meridionale, qualcosa che si potrebbe definire un voto di gratitudine. Tra il 1943 e il 1946, il Sud era stato governato dal cosiddetto Regno del Sud: la monarchia aveva garantito la continuità amministrativa, i funzionari erano rimasti al loro posto, i prefetti, i carabinieri, gli insegnanti avevano continuato a svolgere il loro ruolo. Nella devastazione della guerra, questa continuità aveva un valore enorme.

IV  Il lago e la Roma: un microcosmo

Anche nell’area lacustre a nord di Roma, i borghi di Bracciano, Anguillara, Trevignano, Manziana, Canale Monterano, è altamente probabile che prevalesse il voto monarchico. Non esistono dati di dettaglio per singolo comune nei risultati ufficiali pubblicati dalla Corte di Cassazione nel 1946: le fonti riportano solo risultati per regione e per collegio elettorale.

Eppure la tendenza territoriale è chiara. Pur essendo geograficamente vicina a Roma, quest’area era, nel 1946, profondamente rurale, socialmente conservatrice, molto legata alla Chiesa, poco coinvolta nella guerra civile del biennio 1943-45. Questi fattori la avvicinavano più al comportamento elettorale del Sud che a quello del Nord industrializzato e resistente.

V  Repubblica o Monarchia: una questione di architettura istituzionale

Al di là della storia, al di là delle memorie e delle paure del 1946, esistono ragioni tecniche e concrete per valutare i due modelli di governo. La scelta tra Repubblica e Monarchia costituzionale non è solo una questione sentimentale: è una questione di architettura del potere.

Le monarchie costituzionali europee, Svezia, Norvegia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Regno Unito, offrono una neutralità simbolica assoluta: il monarca non appartiene ad alcun partito, non fa campagne elettorali, non è esposto al rischio di polarizzare l’opinione pubblica. Può rappresentare l’unità nazionale in modo inattaccabile, ed esercita un soft power diplomatico e culturale considerevole. Le famiglie reali sono strumenti di diplomazia culturale, attrazione turistica, continuità simbolica.

Le repubbliche, per converso, garantiscono una responsabilità democratica che le monarchie non possono offrire: il capo dello Stato è eletto, è sostituibile, è accountable davanti ai cittadini o al parlamento. I costi istituzionali sono generalmente inferiori e, in sistemi come quello italiano o tedesco, il presidente della Repubblica è comunque una figura sobria e super partes, lontana dalla politica quotidiana.

In sintesi: la monarchia costituzionale offre stabilità simbolica e neutralità assoluta; la repubblica parlamentare offre ricambio democratico e responsabilità politica. Nessuna delle due è intrinsecamente superiore: molto dipende dalla storia, dalla cultura politica, dalle istituzioni specifiche di ciascun paese.

VI  Il Presidente senza voto popolare

C’è una scelta dei Costituenti italiani che ancora oggi suscita dibattito: la decisione di non eleggere il Presidente della Repubblica a suffragio universale diretto, affidando invece questa scelta al Parlamento in seduta comune.

Quella scelta non fu casuale. L’Italia usciva da vent’anni di dittatura, da un culto della personalità che aveva avvelenato la vita pubblica, da una guerra civile. L’idea di consegnare milioni di voti diretti a un singolo capo dello Stato sembrava pericolosamente vicina a un ritorno dell’uomo forte, del capo carismatico che si nutre del consenso delle folle, che spesso non conoscono appieno le questioni.

I Costituenti volevano un presidente di garanzia, non un leader politico. Volevano una figura super partes, non impegnata in campagne elettorali, non dipendente dal consenso popolare, non in conflitto con il governo eletto. Volevano soprattutto salvaguardare la centralità del Parlamento: se il Presidente fosse stato eletto dal popolo, il sistema sarebbe scivolato verso il presidenzialismo, o verso la dualità di potere che aveva contribuito al crollo della IV Repubblica francese.

I modelli a cui si guardava, Germania, Austria, Irlanda, Svizzera, prevedevano tutti presidenti eletti indirettamente. L’Italia scelse la stessa strada, costruendo un sistema parlamentare puro, in cui il Presidente è arbitro attivo, ma non protagonista politico.

VII  Epilogo: il senso di una scelta

Il 2 giugno 1946 rimane una data fondativa, non soltanto per la storia italiana, ma per la storia della democrazia nel mondo. Un popolo che aveva conosciuto la dittatura, la guerra, la miseria e si era liberata dal nazifascismo con il sangue, scelse la via della libertà con la sola forza del voto.

Quella scelta non fu unanime, non fu indolore, non cancellò le fratture tra Nord e Sud, tra monarchici e repubblicani, tra chi guardava al passato e chi osava immaginare un futuro diverso. Ma fu una scelta legittima, libera e irreversibile.

La Repubblica Italiana porta in sé tutte queste contraddizioni: la gloria e il peso del Risorgimento, la vergogna e il riscatto della guerra, il divario mai colmato tra le due Italie, la saggezza dei Costituenti e le loro paure. È un’istituzione imperfetta, come tutte le istituzioni umane. Ma è, nella sua imperfezione, profondamente nostra.

Viva la Repubblica.

 

Riccardo Agresti

Anguillara. I ringraziamenti via social del sindaco Pizzigallo

È qualcosa di molto più profondo. È un abbraccio collettivo, un gesto di fiducia immenso che avete voluto dare a me, alla nostra squadra e soprattutto al futuro di Anguillara Sabazia.
In questi anni abbiamo affrontato difficoltà, momenti complessi, scelte non sempre facili. Ma non abbiamo mai smesso di credere che Anguillara meritasse serietà, presenza, ascolto e amore autentico. E oggi voi ci avete detto, con una forza straordinaria, che quella strada era quella giusta.
Grazie a chi ci ha sostenuto fin dal primo giorno.
Grazie a chi si è avvicinato lungo il cammino.
Grazie anche a chi non ci ha votato: continuerò ad essere il Sindaco di tutti, senza distinzioni, con lo stesso impegno e la stessa dedizione. Questa vittoria appartiene a un’intera comunità.
Alle famiglie, ai giovani, agli anziani, ai volontari, alle associazioni, ai lavoratori, a chi ogni giorno rende viva Anguillara con piccoli e grandi gesti.
Da domani si torna subito al lavoro, con ancora più energia, umiltà e determinazione.
Perché il consenso straordinario che ci avete dato non è un punto di arrivo: è una promessa da onorare ogni giorno.
Grazie, Anguillara.
Continuerò a servire questa città con tutto me stesso.

Angelo Pizzigallo

“Per il Lazio. Insieme, per un nuovo inizio”: da Frentani uniti per un nuovo inizi

Si è tenuta lo scorso 28 aprile, in un più che affollato Centro Congressi Frentani di Roma, l’assemblea “Per il Lazio. Insieme, per un nuovo inizio”. Sul palco, del Partito Democratico, si sono alternati al microfono, il capogruppo Mario Ciarla, il segretario e consigliere regionale Daniele Leodori, Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale e consigliera regionale e il deputato Claudio Mancini.

Con loro, hanno preso rispettivamente la parola per intervenire su lavoro, PNRR, sanità e sociale, Luca Bianchi, direttore della SVIMEZ, Pierciro Galeone, presidente della Fondazione IFEL, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE e Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio.

In sala anche i consiglieri regionali del Partito Democratico Michela Califano, Emanuela Droghei, Sara Battisti, Eleonora Mattia, Salvatore La Penna, Massimiliano Valeriani e Rodolfo Lena. Presenti inoltre i capigruppo di tutte le altre opposizioni: Marietta Tidei di Italia Viva, Adriano Zuccalà per il Movimento 5 Stelle, Claudio Marotta per Sinistra Civica Ecologista e Alessio D’Amato di Azione.

Un’iniziativa che si iscrive nel solco della mobilitazione permanente che ci porterà alle prossime scadenze elettorali scaturita in seguito alla grande vittoria del No al referendum sulla giustizia. Il fallimento del tentativo della destra di riscrivere la storia conferma quanto la Costituzione sia ancora l’unica bussola capace di parlare a chi non ha potere, ai giovani che chiedono pace e a chi rifiuta la logica securitaria del governo. Parallelamente, non si può ignorare l’immobilismo della giunta Rocca. Una gestione che si è rivelata una subalterna “copia sbiadita” del governo nazionale, incapace di esercitare autonomia e di rispondere alle reali emergenze del territorio.

Il percorso che intendiamo proseguire in seguito all’iniziativa, nasce dalla convinzione che il Lazio meriti un progetto serio e condiviso. Un progetto che parli a chi lavora, a chi studia, a chi fa impresa, a chi si prende cura degli altri, ascoltando la parola più gridata dal nostro popolo: unità.

La destra ha fallito. I dati presentatici dai relatori tecnici ce lo hanno confermato con grande chiarezza. L’abbandono e la regressione delle aree interne, segnalataci dalla SVIMEZ, i dati Ifel sul PNRR e quelli della Fondazione Gimbe, secondo cui il 12% dei cittadini ha rinunciato alle cure (circa 700.000 persone). Dati che sono il risultato dell’immobilismo e dell’assenza di programmazione sulla sanità, sui trasporti e sullo sviluppo economico.

Davanti a questo quadro occorre mettere in campo un’alternativa seria, concreta, ampia e radicata sui territori, che rimetta al centro investimenti, sanità pubblica, sviluppo e riduzione delle disuguaglianze. Un’attenzione particolare va poi messa sulle province e le già citate aree interne, troppo spesso dimenticate e abbandonate a loro stesse. Come testimonia l’ultimo bilancio approvato lo scorso dicembre, caratterizzato da microspese senza alcuna visione, la destra ha portato e sta portando il Lazio verso nessuna direzione chiara. Da loro solo gestione del potere, delle poltrone e poca trasparenza. Questo non è più accettabile.

Formarsi per salvare una vita: al via il nuovo corso di BLSD del Consorzio del Lago

Il Consorzio Lago di Bracciano, in collaborazione con il Dipartimento Nazionale EmergenzaMare D.N.E.M., annuncia l’avvio del nuovo Corso di formazione BLSD – Basic Life Support and Defibrillation, aperto a tutti i cittadini maggiorenni (personale scolastico, operatori sportivi, volontari di protezione civile, dipendenti pubblici e chiunque desideri acquisire competenze salvavita).Non sono richieste conoscenze pregresse. Ogni anno, in Italia, migliaia di persone sono colpite da arresto cardiaco improvviso. Intervenire nei primi 3–5 minuti può fare la differenza tra la vita e la morte.Il Corso consentirà di fornire ai partecipanti le tecniche essenziali per riconoscere tempestivamente un arresto cardiaco, attivare correttamente i soccorsi,eseguire manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP)utilizzare in sicurezza il defibrillatore semiautomatico (DAE). Si tratta di competenze semplici, ma potentissime perché chiunque può impararle, e chiunque può di fatto salvare una vita. Il Corso è organizzato secondo le linee guida internazionali attraverso sessioni teoriche con istruttori qualificati.

Al termine del Corso, ai partecipanti, sarà rilasciato l’Attestato Regionale BLSD riconosciuto dall’ARES 118.

Il Consorzio Lago di Bracciano con questa iniziativa,conferma il proprio impegno quotidiano a favore della comunità, proseguendo con determinazione nelle attività di tutela, promozione e sviluppo del territorio nella certezza che investire nelle persone significa investire nella sicurezza e nel benessere collettivo, per costruire una comunità più preparata, consapevole e capace di reagire nelle situazioni più critiche proteggendo la vita.

Partecipare al Corso BLSD non è solo un gesto di responsabilità personale ma rappresenta un contributo concreto al benessere collettivo.

Il Corso avrà luogo presso la Sede Operativa del Consorzio Lago di Bracciano nella Sala Convegni di lungolago G. Argenti – Ex Idroscalo degli Inglesi di Bracciano.

Per informazioni e iscrizioni: info@dnem.it

Felici & Contenti. Chiusa al Planet di Bracciano la Coppa Italia T293 e iQFOiL. Ha vinto lo sport.

Comunicato stampa

Via col vento? Anzi no, perché Eolo oggi pomeriggio si è appisolato e quella leggera brezza che ha
soffiato sul lago di Bracciano non avrebbe spento neppure le candeline sulla torta che al Planet Sail
avevano preparato per festeggiare la Coppa Italia. Vento leggerissimo per le tavole scese in acqua
intorno alle 14.30, in attesa che si alzasse qualche folata. Attesa delusa, con molti ragazzi costretti a
rientrare a terra con l’ausilio dei gommoni, stremati dalla snervante attesa. Qualcosa è migliorato
dopo le 16.15, ma era oltre il tempo limite per dare il via alla partenza.

Risultato finale: hanno gareggiato solo i Techno, mentre tutti gli altri si sono classificati in base
all’ordine di arrivo di ieri.
E andiamo a vederli questi risultati che brillano di luce propria, come nel caso dei Kids CH3 (9-10
anni), dove ha brillato la stella di Elisa Rei del Planet Bracciano davanti a Maria Shaffelhoffer
(Wc Cagliari) ed Elena Melchiorre (Lni Ostia).
In campo maschile l’ha spuntata David Mihajlovski (Centro Surf Bracciano), che ha preceduto
Ludovico Porretti (Lni Ostia) e Daniel Condò (Lni Ostia).
Nel CH4 (11 anni) il successo è andato, in campo femminile, a Mia Di Cagno (Lni Ostia), che ha
avuto la meglio su Ludovica Graziano (Lni Civitavecchia) e Allegra Cusimano (Lauria).
In campo maschile primo Federico Samonà (Sferracavallo Palermo), secondo Marco Scarica (Wc
Cagliari) e terzo Lorenzo Innocenti (Wc Adriatico Ravenna).
Nella categoria Experience: Mia Forti (Lni Ostia) su Mia Pelle (Lni Civitavecchia) e Flaminia
Francolini (Planet Bracciano).
Tra i ragazzi vittoria per Emanuele Cavalieri (Cs Bracciano), secondo Diego Montalto (Wc
Cagliari), su e Gabriele Corda (Wc Cagliari).
Nell’Under 13 femminile successo per Maria Giunta (Lauria) davanti a Ginevra Licalsi
(Sferracavallo) e Bianca Sirena (Wc Cagliari).
Tra i ragazzi Luca Macaluso (Sferracavallo) ha avuto la meglio su Alessandro Diamanti
(Stamura) e Daniele Gabino (Sferracavallo).
Nell’Under 15 femminile ha vinto Alessandra Porcu (Arzachena) davanti a Lucilla Bondi (Ws
Livorno) e Chiara Marras (Lni Ostia).
Tra i maschi Niccolò Mancusi (Cs Bracciano) davanti ad Adriano Samonà (Sferracavallo) e Luca
Versace (Wc Cagliari).
Nell’Under 17 femminile ha vinto Laura Grosso (Lauria) davanti a Irene Bernardo (Lni Ostia) e
Dalia Piras (Arzachena).
Tra i maschi Francesco Cau (Wc Cagliari), che l’ha spuntata su Francesco Casano (Cs Bracciano)
e Alessandro La Sala (Adriatico Ravenna).
Nel Techno Plus femminile trionfo per Agata Del Fabbro (Torbole) davanti a Maria Grossi (YC
Genova) e Antonella Eramo (Castelfusano).
Tra i maschi dominio sardo: Massimo Mannu (Arzachena) ha vinto davanti a Christian Porcu
(Arzachena) e Nicola Solinas (Wc Cagliari).
Nell’IQFoil Under 17 maschile Giovanni Moncada (Sferracavallo) davanti a Federico Ristori
(Planet Bracciano) e Filippo Iengo (Lni Civitavecchia).
Nell’Under 19 femminile l’ha spuntata Elisa Bruno (Stamura) su Vittoria Marconi (Lni
Civitavecchia) ed Elettra Fulgenzi (Stamura).
E poi, rompete le righe, tra attimi di commozione, perché la Coppa Italia rappresenta il primo passo
verso il mondo dei grandi. È sacrificio e passione: si cade e ci si rialza, ma soprattutto tra gli atleti c’è
quel fattore amicizia e legame profondo che solo chi affronta il vento sa conoscere.
Per tutti, appuntamento al prossimo evento.

L’Unione fa la forza

Dai sindaci al Parco, tutti a “remare” nella stessa direzione
Un territorio bellissimo e tutto da scoprire, animato dall’impegno comune delle istituzioni: dalla BCC
Provincia Romana che ha sostenuto l’evento, ai sindaci, al Parco e al Consorzio Lago di Bracciano,
alla presidente del Planet Sail Lorena Avincola, che ha fatto gli onori di casa, e al direttore della
BCC Provincia Romana Alessandro Guadagni. Tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Si cresce
insieme e dallo sport nasce l’occasione per dare spessore e valorizzare il territorio.
“Continuare come Parco a essere strumento per salvaguardare da una parte il patrimonio e dall’altra
proporre iniziative di sviluppo e sport – ha spiegato Ivano Iacomelli, commissario straordinario Ente
Parco Lago di Bracciano e Martignano – e questo evento permette di far conoscere il lago a tante
persone arrivate da ogni parte d’Italia. Di conseguenza lo sport deve essere il volano per spingere
verso una maggiore conoscenza di un territorio straordinario e bello, che attraverso nuovi eventi già
programmati per questa estate deve coinvolgere Roma e attrarre visitatori che magari in questi giorni
hanno avuto modo di conoscerlo e sono interessati a ritornare”.
Non meno incisiva la voce di Francesco Pizzorno, presidente del Consorzio Lago di Bracciano:
“È stato un privilegio collaborare con il Circolo Planet e con le istituzioni che hanno permesso a tanti
atleti e accompagnatori di vivere una tre giorni di sport in un ambiente naturale e unico. Grazie a chi
lavora nell’ombra, senza i quali questo evento non sarebbe stato possibile”.
L’emozione dei sindaci non è da meno. “Gli sport acquatici sono l’esempio perfetto di come si possa
coniugare la valorizzazione turistica e del territorio con la tutela ambientale e la promozione
dell’attività sportiva – ha spiegato Marco Crocicchi, primo cittadino di Bracciano –. Il nostro
territorio ha risposto alla grande, dimostrando che eventi di alto livello possono accompagnarci nel
viaggio verso il futuro. Inoltre, il 29 sono partiti oltre 300 ciclisti per il Trail dei Papi, che ha coinvolto
in totale oltre cinquecento persone, trasformando il lago di Bracciano in un Villaggio dello Sport.
Esame superato, con la consapevolezza che il futuro è appena cominciato”.
Identico pensiero per Claudia Maciucchi, sindaca di Trevignano: “Per noi questa manifestazione è
stata l’occasione per far conoscere le nostre bellezze oltre i confini della Regione Lazio. Ed è come
aver vinto questa Coppa. Il lago è preservato dalla navigazione selvaggia, non ci sono motori che
inquinano e l’unico modo per navigarlo è la vela. Per noi è stato un grande successo aver ospitato la
Coppa Italia”.
Grande anche l’impegno di Roma Capitale.“Un pezzo di Roma è su questo lago e ben vengano eventi
di questo livello, che dovranno rientrare sistematicamente nell’agenda di Roma Capitale – ha spiegato
Tommaso Martelli, assessore al commercio e sport del XV Municipio –. Una bellissima giornata
all’insegna dei giovani e delle eccellenze di questo settore velico. Roma ha appena chiuso per il 2027
il SailGP a Ostia e questo dimostra che non c’è solo il mare di Ostia, ma anche le acque del lago.
Roma deve recitare un ruolo importante per sviluppare il territorio”.
Un Grazie importante alla BCC Provincia Romana per l’impegno e il sostegno a tutta
l’organizzazione e per aver contribuito a valorizzare il territorio e i giovani sportivi in questi giorni
luce del bellissimo Lago di Bracciano
Un impegno costante, un segno concreto di vicinanza allo sport, ai giovani e a un territorio che ha
tanta voglia di continuare a volare alto.

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“Suoni nel Bosco”: quando la musica ritrova il ritmo segreto della natura

Nel cuore della Macchia Grande di Manziana, oggi pomeriggio, la musica ha trovato un luogo capace di amplificarne l’essenza più profonda. Non un teatro, non una sala da concerto, ma un bosco antico, dove i tronchi diventano quinte, le foglie un sipario mobile, il vento un controcanto discreto. È qui che si è svolta la seconda edizione di “Suoni nel Bosco”, un evento che ha richiamato circa mille persone in un silenzio rispettoso e incantato, raccolte tutt’intorno a un palco improvvisato, quasi cresciuto spontaneamente tra gli alberi.

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Protagonista della serata, l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Santa Cecilia, diretta dal maestro Emanuele Stracchi, che ha guidato i musicisti in un viaggio attraverso Mozart, Verdi, Morricone e Piazzolla. Un programma pensato appositamente per questo luogo, come lo stesso Stracchi ha spiegato durante una pausa dell’esibizione: «Ho immaginato questo concerto pensando a Eco, che ci ricordava come i grandi classici attraversino tutte le epoche parlando a tutti. In un bosco come questo, quelle parole diventano verità tangibile: la musica non solo risuona, ma dialoga con ciò che la circonda».

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E davvero, oggi, quel dialogo era evidente. Le prime note di Mozart sembravano nascere dal fruscio delle foglie; i temi verdiani si intrecciavano con il canto degli uccelli; Morricone si espandeva come un respiro collettivo tra i rami; Piazzolla, con la sua tensione emotiva, sembrava vibrare insieme al crepuscolo. La perfezione dell’esecuzione si fondeva con la perfezione dei ritmi naturali, come se l’orchestra avesse trovato la frequenza segreta del bosco, quella che noi, distratti dalla vita moderna, abbiamo smesso di ascoltare.

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Al termine del concerto, abbiamo chiesto al maestro Stracchi quanto cambi dirigere in un ambiente naturale. La sua risposta è stata immediata, quasi istintiva: «È completamente diverso. Il bosco è surreale. La musica che si fonde ai suoni della natura estremizza la percezione sensoriale. Non sei più solo direttore: sei parte di un organismo vivente». Parole che restituiscono la magia di un’esperienza che non appartiene solo all’arte, ma anche alla dimensione emotiva e spirituale.

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A rendere possibile l’evento, un lavoro corale: il finanziamento della Regione Lazio, il contributo dell’Università Agraria di Manziana rappresentata da Alessandro Carucci, il supporto dell’Ente Parco, che ha autorizzato rapidamente la procedura di screening ambientale per garantire che il concerto non arrecasse alcun danno all’ecosistema. Una sinergia che il sindaco Alessio Telloni, presente tra il pubblico, ha voluto sottolineare con parole sentite: «È stata una serata meravigliosa, magica. L’orchestra di Santa Cecilia ci ha stupito con un repertorio fantastico, i suoni che si compenetravano con il fruscio delle foglie. Una partecipazione massiccia, più di mille persone, in un contesto armonioso. La musica ha promosso il nostro territorio e ricordato a tutti l’importanza di preservare il nostro patrimonio naturale, così ricco e prezioso».

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Il sindaco ha poi ringraziato Regione Lazio, Parco di Bracciano, Università Agraria, Pro Loco, Protezione Civile, AVS La Fiora, Guardia Ecozoofila, Croce Rossa e tutte le associazioni che hanno contribuito alla riuscita dell’evento.

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Mentre l’orchestra eseguiva gli ultimi brani, il sole calava lentamente dietro le chiome degli alberi, filtrando tra i rami in un tramonto dorato e rosato, quasi dipinto apposta per accompagnare la musica. La luce si muoveva come una partitura visiva, e il bosco sembrava respirare insieme agli strumenti. In quell’istante, era impossibile non pensare che forse dovremmo tornare a sincronizzare i nostri ritmi con quelli della natura, ritrovare la misura, la lentezza, l’armonia che la vita contemporanea ci sottrae.

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“Suoni nel Bosco” non è solo un concerto: è un invito. Un invito a fermarsi, ad ascoltare, a riconoscere che la bellezza non è un lusso, ma un bisogno. E se questa seconda edizione ha confermato il successo della formula, è ormai certo che ci sarà una terza, perché eventi come questo non si limitano a intrattenere: ricuciono il legame tra comunità, cultura e ambiente.

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Oggi, nella Macchia Grande, la musica non ha solo riempito l’aria. Ha ricordato a tutti noi che, come un’orchestra, anche la natura ha un suo tempo, un suo ritmo, una sua voce. Sta a noi imparare di nuovo ad ascoltarla.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

Gianluca Di Pietrantonio, redattore L’agone

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Bracciano celebra il referendum del ’46: una mattinata di memoria e democrazia

Nella mattinata di ieri, presso l’aula consiliare del Comune di Bracciano, si è tenuto un convegno dedicato all’ottantesimo anniversario del referendum Monarchia/Repubblica del 2 giugno 1946. L’iniziativa ha rappresentato un momento di approfondimento storico e civico su una ricorrenza fondamentale per la vita democratica del Paese.

sindaco solosindaco di frontebassanese

Dopo il saluto dell’Amministrazione comunale, il sindaco Marco Crocicchi ha introdotto i lavori, sottolineando il valore della data che segnò l’avvio della Repubblica Italiana. La moderazione è stata affidata al Comandante Carlo Vincenti, presidente della Sezione UNUCI di Bracciano.

bassetti

La dott.ssa Brunella Bassetti, ricercatrice storico‑linguista, dell’associazione Amore é Rispetto A.P.S., ha illustrato il ruolo decisivo del voto femminile nella consultazione del 1946, ricordando come per la prima volta le donne parteciparono a una votazione nazionale, sia per il referendum istituzionale sia per l’Assemblea Costituente. Ha anche ricordato che le donne votarono la prima volta nel marzo dello stesso anno ma erano votazioni amministrative. Attraverso un supporto visivo, la relatrice ha presentato gli interessanti risultati del referendum a Bracciano e nei comuni limitrofi.

triocomandante scuole

A seguire, il Comandante Vincenti e il già comandante delle Scuole A.M. Giampiero Gargini hanno ricostruito il delicato passaggio delle Forze Armate dal regime fascista al nuovo assetto repubblicano. Le loro parole hanno restituito la complessità di un’istituzione chiamata a trasformarsi insieme alla nazione, assumendo un ruolo nuovo in un contesto democratico.

storicostorico testa bassa

La mattinata si è conclusa con l’intervento del professor Gregory Alegi, storico e docente di Storia degli Stati Uniti, alla Luiss, che ha ampliato lo sguardo al quadro internazionale dell’epoca, offrendo una lettura comparativa capace di collocare il referendum italiano dentro una stagione globale di ricostruzione e cambiamento.

 

Lorenzo Avincola  redattore L’agone

“Apertura delle Iscrizioni ai Corsi di BLSD – Basic Life Support and Defibrillation, riconosciuti da ARES 118

Si svolgeranno presso la Sede Operativa del Consorzio Lago di Bracciano sita in via Lungolago G.Argenti
ex Idroscalo degli Inglesi – Bracciano” Il Consorzio Lago di Bracciano informa la cittadinanza che sono aperte le
iscrizioni ai corsi di BLSD – Basic Life Support and Defibrillation, riconosciuti da ARES 118, finalizzati a diffondere competenze salvavita e a incrementare la sicurezza nei luoghi pubblici e privati del territorio.
I corsi saranno svolti presso la sede del Consorzio Lago di Bracciano , a cura di un Centro di Formazione accreditato ARES 118, con rilascio di attestato e tesserino ufficiale e registrazione nel data-base regionale degli esecutori.
Destinatari:
La partecipazione è aperta a:
• cittadini e famiglie
• personale scolastico ed educativo
• associazioni sportive e palestre
• volontariato e Protezione Civile
• operatori turistici e commerciali
• dipendenti e operatori di servizi pubblici
Quota di partecipazione
E’ prevista una quota di iscrizione pari a € 10,00 (Euro dieci/00) per ciascun
partecipante, da versare direttamente al Centro di Formazione accreditato
ARES 118 al momento dell’iscrizione
Date e orari
Il corso si svolgerà presso la sede del Consorzio Lago di Bracciano sita in via
Lungolago G.Argenti-ex Idroscalo degli Inglesi di Bracciano nei locali
dell’Ente, idonei allo svolgimento delle attività formative BLSD alle ore 15:30
e nei seguenti giorni:
• 6 giugno 2026
• 7 giugno 2026
• 11 giugno 2026
• 12 giugno 2026
Modalità di iscrizione
Gli interessati possono presentare domanda utilizzando l’apposito modulo di
iscrizione, allegato 1
Le iscrizioni saranno accolte fino ad esaurimento posti.
Informazioni:
Per chiarimenti e assistenza: info@dnem.it