Dalla pagina Facebook del Comune
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Ormai è diventata consuetudine che il giovedì pomeriggio alla biblioteca Angela Zucconi di Anguillara Sabazia si presentino le parole fondamentali, quelle parole così significative e profonde che a volte ce ne sfugge persino il significato.
Ad illustrarle è Marco Danè , un ex televisivo famoso per il programma “paroliamo” condotto da Fabrizio Frizzi e tanto altro. Le parole fondamentali vengono spiegate in modo semplice e diretto coinvolgendo il pubblico sempre più numeroso nella riflessione, poi vengono letti degli aforismi e dei racconti molto significativi scritti dallo stesso Marco Danè, eccone una sintesi:
La prima parola è stata indipendenza: è la storia di Carletto nella sua evoluzione diventato Carlo. Era un ragazzo di quindici anni simpatico ed accomodante e la cosa non gli dispiaceva, gli insegnanti i genitori gli chiedevano sempre che cosa volesse fare nella vita ma poi lo sovrastavano dicendo la loro; un giorno Carletto cercò di cambiar rotta, si rese più autonomo dall’opinione altrui con piccoli gesti quotidiani e capì che l’indipendenza significava anche ascoltare gli altri ma poi decidere da soli.
La seconda parola è stata volontà: Alan nonostante la sveglia suonasse non riusciva ad alzarsi dal letto, aveva deciso che se avesse sostenuto quell’esame avrebbe avuto più possibilità di entrare in quella scuola superiore ma nonostante ciò non riusciva ad alzarsi. Una volta in piedi dopo aver lavato la faccia con dell’acqua calda i pensieri dentro di sé scorrevano più limpidi, meno scuse e più azioni.
Sentì quella forza che tutti abbiamo dentro e senza musiche nè applausi riuscì ad alzarsi, ogni giorno la stessa battaglia , ogni sera la stessa stanchezza. Un giorno sotto la pioggia pensò di arrendersi ma poi riconobbe che quello era un momento come quello della sveglia e si rese conto che la volontà è dire una serie di si quando è più facile dire di no.
La terza parola è stata amicizia: un felice ultimo giorno di scuola, i ragazzi si salutavano scherzosamente, tra di loro Claudio e Giovanni che erano stati compagni di banco per gli ultimi due anni di liceo avevano trovato l’uno nell’altro una sicurezza, un appoggio incondizionato. Claudio e Giovanni non si lasciarono nonostante le difficoltà della loro vita, tra di loro era nato qualcosa che non si sarebbe perso nel tempo, ma finita la scuola i due compagni di banco si persero di vista.
Un giorno d’inverno Claudio sentì squillare il cellulare, era con sorpresa Giovanni, l’indomani si incontrarono abbracciandosi e raccontandosi la loro nuova vita. Claudio si sfogò con lui e Giovanni ascoltò silenziosamente e Claudio raccontandosi si sentì più leggero ed è questo che a volte fa un amico.
Ilaria Morodei, redattrice L’agone
Comunicato stampa
Una tragedia che non può essere derubricata a caso isolato, ma che richiama con forza l’urgenza di intervenire sulle condizioni in cui studenti e studentesse vivono quotidianamente la scuola.
“Alla luce di quanto accaduto, ribadiamo la necessità di interventi concreti e strutturali: l’istituzione di sportelli psicologici realmente funzionanti in tutte le scuole, accessibili, gratuiti e continuativi; la costruzione di un modello di scuola che metta al centro il benessere e la crescita delle persone e non esclusivamente la performance; la garanzia di ambienti scolastici sicuri e accoglienti – spiega Bianca Piergentili, Coordinatrice della Rete degli Studenti Medi del Lazio – Non possiamo continuare a leggere notizie come questa senza interrogarci sul ruolo della scuola.
Serve una scuola che formi, servono strumenti reali di supporto psicologico e spazi in cui il disagio venga ascoltato prima che sia troppo tardi. Il benessere psicologico deve diventare una priorità politica”.
C’era un lieve incanto, ieri sera, nella cornice senza tempo di Villa Clodia a Manziana.


Alla presenza del sindaco Alessio Telloni e della consigliera comunale Laura Paragona, i numerosi invitati hanno potuto apprezzare l’esibizione di alcuni brani musicali di Robert Chantereau e del suo nutrito gruppo di musicisti.


L’artista corso è riuscito a trasmettere al pubblico la sua passione per la musica, con brani che, sempre supportati da una corposa base ritmica, spaziavano tra dolci melodie emozionanti. Ha saputo anche comunicare il suo amore per la splendida isola natale attraverso il suggestivo canto in lingua corsa: un vero peccato non poterne apprezzare il testo, anche se l’interpretazione ne ha fatto intuire il sapore, il messaggio.


Una musica che dialogava con il cantautorato e sfiorava, con naturalezza, le atmosfere visionarie del rock progressive, come se ogni brano fosse un viaggio attraverso epoche e sensibilità diverse.


A chiudere la serata, l’aperitivo offerto dal gruppo musicale: un momento lieve, quasi sospeso, in cui scambiare impressioni con l’artista mentre la vista del lago, quieta e luminosa, sembrava aggiungere un’ultima nota al concerto.


Così si è conclusa una serata destinata a restare, proprio come certe melodie appena ascoltate, nella memoria di chi c’era.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone
Comunicato stampa
Noi che siamo cresciuti in quegli anni il pomeriggio aveva un rito sacro, merenda in mano e posizione tattica davanti al televisore a tubo catodico a guardare i cartoni giapponesi che conquistarono l’Italia.
Gli Anime, non sono stati semplici “disegni animati”, ma un fenomeno di massa che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni.
Ogni cartone trasmesso era un filone narrativo che accontentava ogni tipo di pubblico,
si passava dallo sport e sacrificio con tanto di sudore, lacrime e leggi della fisica totalmente ignorate con Holly e Benji (chi non ha mai provato a fare la “catapulta infernale” o un tiro che deformava il pallone) passando per Mila e Shiro ed il ring dell’Uomo Tigre,
al romanticismo e la vita quotidiana con storie d’amore tormentate e triangoli amorosi che farebbero invidia alle moderne Soap Opera come kiss Me Licia e Giorgie,
poi l’avventura ed il fantastico con Ken il Guerriero ed il suo mondo post apocalittico, i Cavalieri dello Zodiaco con il linguaggio epico ha insegnato la mitologia a milioni di bambini e Dragon Ball con Goku e compagni che hanno introdotto il “livello di combattimento” e le trasformazioni iconiche (il Super Sayan)
per non parlare delle ragazze Magiche con Sailor Moon su tutti dove sdoganano lo schema della “maghetta” classica e diventano delle vere e proprie “salvatrici della patria”
e non si possono non citare i vari Robot da combattimento sempre pronti a difendere la terra da tutti gli invasori possibili ed immaginabili.
Socialmente, a differenza della programmazione attuale, divisa su mille piattaforme streaming, la visione degli anime di quegli anni grazie alle reti come italia 1 (bim bum bam) può essere vista come esperienza collettiva che ha permesso a milioni di persone di vedere lo stesso episodio alla stessa ora creando un linguaggio comune fatto di sigle indimenticabili e discussioni (considerate come scambio di opinioni) tra bambini nelle mattinate scolastiche.
Per concludere, quella tipologia di cartoni ha dimostrato di essere molto più di un semplice intrattenimento per bambini, anzi erano storie di formazione, epopee spaziali e drammi umani che hanno formato la sensibilità di un intera generazione, insegnandoci che con l’impegno ed un pizzico di energia cosmica nessuna sfida è impossibile e forse proprio per questo che ogni volta che sentiamo le prime note di una vecchia sigla torniamo a rimembrare le vecchie puntate ed a sentirci di nuovo un po’ eroi.
Giacomo MONDINI
IL CERIMONIALE
Con il Vocabolo “cerimoniale” s’intende in generale il “complesso delle norme e procedure, scritte o tradizionali, che presiedono alla celebrazione di un atto solenne, avente carattere civile o religioso, o che sono imposte in determinati ambienti e circostanze (per es. nei rapporti ufficiali tra stati, in visite ed incontri diplomatici, in manifestazioni politiche” (cit. Treccani)
Il cerimoniale è spesso percepito come un insieme di regole “superflue”, come fossero un retaggio di tempi passati fatto di “inchini” e formalismi, ma in realtà, tutto ciò risulta essere l’esatto contrario, infatti è il sistema “operativo” della convivenza civile, diplomatica ed istituzionale.
Nello specifico, senza un codice condiviso di comportamento, la comunicazione tra Stati, istituzioni e persone diventerebbe un “caos imprevedibile”.
Pertanto il cerimoniale non è una “semplice etichetta” (che riguarda il comportamento individuale), ma bensì un complesso di norme che regolano lo svolgimento di cerimonie pubbliche per la vita relazionale tra autorità.
Tra le varie casistiche il cerimoniale stabilisce:
Tutto questo con lo scopo principale di evitare il “conflitto” definendo a priori chi siede dove e chi parla per primo eliminando ogni ambiguità legata al potere ed al prestigio.
Il cerimoniale non è unico, ma si declina in base al contesto:
Nel mondo attuale, dominato dai social media e dall’informazione rapida, si potrebbe pensare che il cerimoniale sia “morto” invece, l’importanza è aumentata soprattutto perché con la sua “comunicazione non verbale” a volte esprime di più rispetto ad un comunicato stampa. (es. in un incontro tra due leader mondiali, una stretta di mano o la disposizione dei posti possono comunicare più di quanto possa sembrare)
Infine, seguire il cerimoniale significa riconoscere l’importanza dell’altro e, al contempo ribadire la dignità dell’Istituzione che si rappresenta, come ad esempio nei momenti di tensione diplomatica, seguire il protocollo permette comunque un dialogo anche quando i rapporti politici sono ai minimi termini.
Per concludere il cerimoniale non serve a creare barriere ma a costruire ponti. in quanto permette culture e poteri diversi di interagire con ordine, misura e soprattutto rispetto reciproco.
Giacomo MONDINI
Comunicato stampa
| È una frase che fa un grande effetto scriverla. Dopo tanti anni di impegno, incontri, confronti accesi e tanti momenti condivisi con voi, si chiude per me un percorso importante nella vita amministrativa della nostra bella città. |
| Ho scelto di non ricandidarmi alle prossime elezioni. È una decisione maturata con serenità, ma anche con un nodo alla gola per l’emozione. In questi anni ho cercato di svolgere il mio ruolo con scrupolo, impegno e sensibilità, mettendo sempre al centro l’interesse collettivo e, in modo particolare, i temi ambientali che per me non sono mai stati solo una delega (all’epoca del mio assessorato) o un argomento politico, ma una responsabilità profonda verso il futuro. |
| Se ho commesso errori, vi chiedo sinceramente scusa. So però di aver sempre agito con coscienza, rispetto e dedizione. |
| Grazie a tutte e a tutti voi che mi avete sostenuto, incoraggiato, criticato quando serviva e accompagnato in questo percorso. Senza di voi nulla avrebbe avuto lo stesso valore. |
| Il mio impegno però non finisce qui, perché come sapete la politica mi scorre nelle vene. |
| Faccio parte del coordinamento della lista AVS che si presenterà alle prossime elezioni con una squadra completamente nuova, composta da 16 persone, con 3 under 30, 9 donne e 7 uomini. |
| Un gruppo che rappresenta energie fresche, competenze e passione, e in cui credo molto. |
| Continuerò al loro fianco cercando di trasferire ciò che ho imparato. Ci siamo dati l’obiettivo di “essere gruppo piuttosto che singoli”, un modo diverso di collaborare per il bene della nostra comunità ma con lo stesso spirito di sempre. |
| Grazie di cuore per questo importante pezzo di strada fatto insieme. |
| Enrico Stronati |
| PS: domenica, a partire dalle 17.30, sarò al Marchione per l’apertura della campagna elettorale della coalizione Uniti per cambiare per Alberto CIVICA Sindaco. |
Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano
Gabriella Fabrizi – Donne ANPI Bracciano
Questo 25 aprile festeggiamo 80 anni della Repubblica antifascista. Il manifesto dell’ANPI raffigura una donna che esulta per la liberazione; sullo sfondo: tre partigiane. Esso vuole sottolineare la continuità tra la liberazione del 1945 e la Costituzione che è ancora oggi da difendere, evidenziando il ruolo delle donne che hanno scelto di opporsi, di rischiare, di proteggere e di costruire.
Mantenere viva la memoria storica per difendere la democrazia. Questo è il messaggio. Un messaggio che gli antifascisti e tutte le persone che ripudiano la guerra sentono come attuale e sempre più urgente. Il risultato del referendum sulla giustizia ha costituito una prova importante di questo sentimento.
Ma perché le donne? Perché, contrariamente a quanto per anni ci è stato insegnato, la guerra e la resistenza non sono mai state solo storie di uomini.
Anche oggi, dove ci sono guerre e oppressioni, le donne continuano a essere protagoniste della resistenza.
In Palestina, svolgono un ruolo centrale nella vita sotto occupazione coloniale fin dal 1893, quando scesero in piazza per impedire la costruzione di una colonia ebraica. Oggi, in pieno genocidio, mantengono vive le comunità, difendono l’identità e la terra, documentano le violazioni dei diritti umani e partecipano a iniziative politiche.
Anche le combattenti curde sono simbolo internazionale di resistenza contro l’oppressione, promuovendo l’uguaglianza di genere, l’autonomia e forme di organizzazione comunitaria.
Un filo rosso lega le donne della Resistenza italiana alle donne resistenti di altri contesti, che si esprime nella capacità di costruire reti di solidarietà e resistenza tenendo viva la dimensione collettiva e lottando su più fronti: contro l’occupazione o la dittatura, contro il patriarcato e le disuguaglianze nelle proprie società.
Comunicato stampa