Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Gabriella Fabrizi – Donne ANPI Bracciano
Questo 25 aprile festeggiamo 80 anni della Repubblica antifascista. Il manifesto dell’ANPI raffigura una donna che esulta per la liberazione; sullo sfondo: tre partigiane. Esso vuole sottolineare la continuità tra la liberazione del 1945 e la Costituzione che è ancora oggi da difendere, evidenziando il ruolo delle donne che hanno scelto di opporsi, di rischiare, di proteggere e di costruire.
Mantenere viva la memoria storica per difendere la democrazia. Questo è il messaggio. Un messaggio che gli antifascisti e tutte le persone che ripudiano la guerra sentono come attuale e sempre più urgente. Il risultato del referendum sulla giustizia ha costituito una prova importante di questo sentimento.
Ma perché le donne? Perché, contrariamente a quanto per anni ci è stato insegnato, la guerra e la resistenza non sono mai state solo storie di uomini.
Anche oggi, dove ci sono guerre e oppressioni, le donne continuano a essere protagoniste della resistenza.
In Palestina, svolgono un ruolo centrale nella vita sotto occupazione coloniale fin dal 1893, quando scesero in piazza per impedire la costruzione di una colonia ebraica. Oggi, in pieno genocidio, mantengono vive le comunità, difendono l’identità e la terra, documentano le violazioni dei diritti umani e partecipano a iniziative politiche.
Anche le combattenti curde sono simbolo internazionale di resistenza contro l’oppressione, promuovendo l’uguaglianza di genere, l’autonomia e forme di organizzazione comunitaria.
Un filo rosso lega le donne della Resistenza italiana alle donne resistenti di altri contesti, che si esprime nella capacità di costruire reti di solidarietà e resistenza tenendo viva la dimensione collettiva e lottando su più fronti: contro l’occupazione o la dittatura, contro il patriarcato e le disuguaglianze nelle proprie società.
Comunicato stampa
Comunicato stampa
Da oggi la collezione del MUSAM di Vigna di Valle si arricchisce di un esemplare unico al mondo.
Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) di Vigna di Valle da oggi ha un nuovo velivolo in esposizione: si tratta dell’addestratore biplano IMAM Ro.41, che negli anni ’40 ha formato generazioni di piloti della Regia Aeronautica, reso famoso dal film “i tre aquilotti” con Alberto Sordi. Al termine di un complesso restauro trentennale compiuto dai tecnici della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e dai volontari del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici), questo pezzo unico entra a far parte definitivamente della collezione museale.
Giovedì 16 aprile si è tenuta una cerimonia ufficiale presieduta dal Capo di stato Maggiore dell’A.M., Gen. S.A. Antonio Conserva, alla presenza di numerose autorità militari, civili e del mondo dell’industria, oltre a quanti nel corso degli ultimi trent’anni sono stati coinvolti, direttamente o indirettamente, in questo restauro, come gli ex Capi di Stato Maggiore di forza Armata, il personale ormai in pensione e i volontari del GAVS.
L’evento, che si è aperto con un indirizzo di saluto del Comandante del Comando Aeronautica Militare Roma, Gen. S.A. Alberto Biavati, si è sviluppato in diversi momenti di approfondimento e dibattito ed è stato caratterizzato da rievocazioni storiche, presentazioni e video “emozionali” preparati dal personale del CSSAM (Centro Storiografico e Sportivo) di Vigna di Valle, con la collaborazione dei volontari del GAVS. Per l’occasione si è anche svolto un forum storico-scientifico, moderato dal giornalista Vincenzo Grienti, incentrato su l’addestramento ieri, oggi e domani, dove tra i relatori hanno figurato il Direttore del MUSAM, T.Col. Paolo De Vita, il Prof. Gregory Alegi, noto storico aeronautico, il Colonnello Pilota Vito Conserva, e altre figure del mondo dell’industria. A completare gli interventi, una relazione sul restauro da parte di chi, fisicamente, ha messo le mani sull’aereo: i tecnici della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e i volontari del GAVS.
Progettato dall’ingegnere Giuseppe Galasso per conto delle Industrie Aeronautiche Romeo (IAR), dal 1936 Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali (IMAM), questo biplano monomotore era stato concepito come caccia intercettore leggero. Il prototipo volò come tale il 16 giugno 1934 a Napoli Capodichino. Già durante la successiva fase di sviluppo, nonostante la maneggevolezza e le buone doti di salita, gli fu però preferito il FIAT CR.32, ritenuto superiore sotto ogni aspetto. Il Ro.41 fu così destinato all’addestramento e in funzione di questo ruolo, che svolse egregiamente, nel 1937 ne fu introdotta in servizio una versione biposto. Tra il 1935 e il 1949 ne furono costruiti 743 esemplari, gli ultimi dei quali furono radiati nel 1952, prodotti oltre che dalla IAR/IMAM anche dalla AVIS e dalla Agusta, che nel primo dopoguerra ne costruì 75 esemplari impiegando parti immagazzinate negli anni precedenti. Nessun pezzo è giunto completo ai giorni nostri.
Il Ro.41 esposto al MUSAM è il frutto di un lungo e complesso lavoro di ripristino e restauro eseguito dagli specialisti della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e dai volontari del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici) utilizzando parti in possesso del Museo, o provenienti dal Politecnico di Napoli e da collezioni private, oppure costruite ex novo, superando le difficoltà derivanti dall’indisponibilità dei disegni originali.
Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare), ha il compito di divulgare la cultura aeronautica, la storia e le tradizioni della Forza Armata. Sorge sulle rive del Lago di Bracciano dove agli inizi del secolo scorso fu impiantato il primo cantiere sperimentale aeronautico per il collaudo dei dirigibili. Successivamente Vigna di Valle divenne anche sede del primo reparto sperimentale per idrovolanti. Nel dopoguerra ospitò il primo reparto di aerosoccorso, compiuto con gli idrovolanti. Negli anni ’60 e ’70 divenne sede del Centro Sportivo, del Centro di Selezione del personale A.M. e del Museo Storico di Forza Armata. Il MUSAM Si sviluppa su una superficie di oltre 16.000 mq al coperto, più ampie aree esterne. Custodisce ed espone, in ordine cronologico, oltre 80 velivoli originali, e poi motori, divise e cimeli aeronautici. Nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario di costituzione dell’Aeronautica Militare è stato ampliato e completamente ristrutturato.
Comunicato stampa
La Cgil di Roma e Lazio in una nota esprime “pieno sostegno lo sciopero unitario delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata accreditata, che domani 17 aprile saranno in piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, salari dignitosi e il pieno riconoscimento del valore del lavoro svolto ogni giorno nei servizi sanitari e sociosanitari della nostra regione.
Nel Lazio, che ha il primato nazionale per maggior incidenza della sanità privata accredita, ormai ci sono interi settori in cui il ruolo pubblico è diventato pressoché residuale, come la riabilitazione, le Rsa o l’assistenza a disabili in cui la quota gestita da soggetti privati supera il 90 per cento e assorbe ingenti risorse pubbliche.
Nel mentre aziende e grandi gruppi continuano a realizzare profitti elevati e ottenere finanziamenti pubblici, le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa si trovano con retribuzioni inferiori anche di 6 mila euro rispetto a quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica, a causa del blocco unilaterale della trattativa di rinnovo del contratto”.
“Da quando il contratto collettivo è scaduto – prosegue la nota della Cgil di Roma e Lazio – infatti, le strutture controllate dai soggetti privati hanno ricevuto dalla Regione Lazio quasi 13 miliardi di euro per l’erogazione di prestazioni sanitarie. È inaccettabile che chi riceve risorse pubbliche non garantisca lavoro di qualità, diritti, giuste retribuzioni e un’adeguata valorizzazione professionale alle lavoratrici e ai lavoratori.
Per queste ragioni chiediamo alla Regione Lazio di assumere un ruolo attivo, non solo legando l’erogazione delle risorse pubbliche all’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, ma anche richiamando alle proprie responsabilità le associazioni datoriali, che stanno lucrando sulla pelle di oltre 30 mila lavoratrici e lavoratori che nel Lazio svolgono una funzione essenziale a supporto del servizio sanitario regionale pubblico”
Segreteria Cgil Roma e Lazio
Comunicato stampa
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa della professoressa Giovanna Somma, venuta a mancare mentre svolgeva la propria attività didattica presso il Liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo.
La morte improvvisa di una docente in classe, nel pieno della sua funzione educativa, rappresenta un evento che scuote profondamente non solo la comunità scolastica direttamente coinvolta, ma l’intero sistema educativo nazionale. In tale drammatica circostanza, il Coordinamento intende richiamare l’attenzione su un aspetto troppo spesso marginalizzato nel dibattito pubblico: il diritto alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, inclusi quelli scolastici.
È necessario, in questo contesto, affrontare con lucidità un nodo strutturale: l’attività docente è, a tutti gli effetti, un lavoro altamente usurante. Non si tratta soltanto dell’impegno in aula, ma di un carico complessivo che si estende ben oltre l’orario scolastico: preparazione delle lezioni, correzione degli elaborati, aggiornamento continuo, gestione di dinamiche educative sempre più complesse, responsabilità relazionali con studenti e famiglie, oltre a una crescente pressione burocratica.
A questo quadro già gravoso si aggiunge una dimensione spesso trascurata ma centrale nella vita di molti insegnanti: quella dei docenti fuorisede. Oggi, per una parte significativa del personale scolastico, l’esercizio della professione implica sacrifici enormi, che si traducono in spostamenti continui da una città all’altra, talvolta da una regione all’altra. Viaggi quotidiani o settimanali, costi economici rilevanti, distacco dagli affetti familiari, difficoltà logistiche e precarietà abitativa rappresentano una condizione diffusa e strutturale.
Questa mobilità forzata non è soltanto un disagio organizzativo, ma incide profondamente sulla qualità della vita e sul benessere psicofisico dei docenti, aggravando ulteriormente il carico di stress già connesso alla professione. In tale prospettiva, parlare di lavoro usurante non è una forzatura, ma una presa d’atto necessaria della realtà vissuta quotidianamente da migliaia di insegnanti.
Nel ricordare la figura della docente, descritta come professionista di grande valore umano e culturale, impegnata anche nel sociale e nella formazione civica dei giovani, il Coordinamento sottolinea come il suo operato incarni pienamente i principi della cultura dei diritti umani: dedizione, responsabilità, solidarietà.
La presenza dei soccorsi e i tentativi immediati di rianimazione non sono stati purtroppo sufficienti a evitare l’esito fatale. Questo elemento evidenzia anche l’importanza di una formazione diffusa nelle scuole sulle pratiche di primo soccorso e sull’uso di dispositivi salvavita, che dovrebbero essere sempre più accessibili e conosciuti da tutto il personale scolastico.
Alla luce di quanto esposto, il CNDDU rivolge un invito esplicito al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara affinché venga avviato un confronto strutturato e non più rinviabile sulle condizioni di lavoro del personale docente. È indispensabile aprire un tavolo istituzionale che affronti in modo sistemico il tema del benessere lavorativo, del riconoscimento della natura usurante della professione e delle tutele necessarie per garantire dignità e sicurezza a chi opera nella scuola.
Alla famiglia, agli studenti, ai colleghi e alla dirigenza scolastica, guidata dalla professoressa Mariangela Ajello, giunga la nostra vicinanza più sincera.
La memoria della professoressa Somma resti viva non solo nel ricordo affettivo, ma anche nell’impegno collettivo per una scuola più sicura, più giusta e realmente attenta ai diritti fondamentali, a partire da quello alla salute e alla dignità di chi vi lavora.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
Comunicato stampa
Cerimonia e deposizione al Monumento ai Caduti, “LiberArt” in Piazza Santa Maria, la Festa degli Aquiloni a Campo di Mare e al Granarone un pomeriggio tra dibattiti e proiezioni con Anpi
“La Festa di tutti gli italiani, il giorno in cui si celebra la nostra Italia libera dal regime e dall’oppressione. Il 25 Aprile, più che mai quest’anno, è una data che vogliamo festeggiare con forza e convinzione. Nel 1945 finiva la guerra in cui gli italiani si sacrificarono per la libertà del nostro Paese: una libertà sacra come l’aria, che dura da 81 anni e di cui oggi dobbiamo farci portatori e testimoni. Quest’anno, inoltre, ricorrono gli 80 anni dal Referendum Costituzionale da cui nacque la nostra Repubblica: un voto al quale, per la prima volta, furono chiamate a partecipare anche le Donne. Sono ricorrenze che vanno celebrate e difese ogni giorno. A questo siamo chiamate noi istituzioni: a lavorare con impegno e a non dare nulla per scontato. Oltre al consueto cerimoniale istituzionale in Piazza Aldo Moro, è in programma una serie di iniziative tra tradizione e arte alle quali tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
A dichiararlo è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, in occasione dei festeggiamenti per l’Anniversario della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo.
La giornata avrà inizio alle ore 09:15, con il ritrovo in Piazza Risorgimento per la formazione del corteo delle autorità. Alle ore 09:30 sarà celebrata la Santa Messa presso la Chiesa Santa Maria Maggiore. A seguire, si terrà la cerimonia istituzionale al Monumento ai Caduti di Piazza Aldo Moro, con la deposizione della corona d’alloro, gli interventi delle autorità e l’esibizione del Gruppo Bandistico Cerite.
Subito dopo la cerimonia, ci si sposterà in Piazza Santa Maria per l’inaugurazione di “LiberArt”, mostra con oltre cento artisti, performance live e musica dal vivo, arricchita da un’esposizione di auto d’epoca. Alle ore 12:00, sulla spiaggia di Campo di Mare presso lo stabilimento ‘Da Ezio – La Torretta’, tornerà la tradizionale Festa degli Aquiloni, evento organizzato dall’Auser di Cerveteri. Nel pomeriggio infine, alle ore 17:30 appuntamento all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone con l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sezione Cerveteri – Ladispoli, con il convegno-dibattito “Il nostro futuro è nella Costituzione! Per la pace e il diritto internazionale”.
“Abbiamo invitato ufficialmente tantissime realtà del territorio – ha aggiunto il Sindaco Elena Gubetti – dalle Forze dell’Ordine al Volontariato, dai Rioni alle scuole. In questa occasione ci piacerebbe vedere un corteo ricco di bandiere e di colori, ma soprattutto vorrei vedere tanti giovani in piazza. A loro appartiene il futuro di questa libertà; la loro presenza è il segno più bello di un’Italia che non dimentica e che continua a camminare sui binari della democrazia. Per questo, invito tutti, e in particolar modo i nostri ragazzi, a portare con sé un Tricolore o una bandiera della Pace, per riempire il nostro centro storico dei valori che oggi più che mai devono essere testimoniati”.
“Quest’anno, oltre alla Cerimonia Istituzionale al Monumento, gli appuntamenti saranno tre – conclude il Sindaco – a Campo di Mare la tradizionale Festa degli Aquiloni, dedicata al ricordo di Giulia Cannavò, per tutti ‘Giulia dell’Auser’, che portiamo sempre nel cuore. In Piazza Santa Maria, avremo Luisana Leone e moltissimi artisti che condivideranno con la città la propria arte, mentre al Granarone un pomeriggio di dialogo, letture e proiezioni dedicate alla Resistenza organizzato dall’Anpi, un presidio di libertà e democrazia fondamentale nel nostro territorio. Vi aspettiamo numerosi per celebrare insieme la Festa della Liberazione, la festa di tutta l’Italia”.
Comunicato stampa