Sull’onda della partecipazione del movimento alle ultime amministrative che si sono tenute ad Anguillara Sabazia, continua la crescita dell’Italia dei Diritti De Pierro con adesioni e nuove nomine sul territorio Roma 3 giugno 2026: Direttamente dal segretario provinciale romano IdD Carlo Spinelli responsabile per la Politica Interna del movimento e con l’avallo del presidente Antonello De Pierro, vengono nominati tre nuovi vice responsabili per l’Area del Lago di Bracciano che vede responsabile Ylenia Massimini. Si tratta di Daniela Granata che sarà anche responsabile per la tutela degli animali, Fabrizio Halim El Sayed e Claudio Serafini. Andranno ad affiancare i già nominati Sandra Germogli che è stata la candidata a sindaco per Anguillara Sabazia e Antonietta Proietti. Ai tre nuovi membri dell’organigramma provinciale di Roma del movimento Italia dei Diritti De Pierro arrivano gli auguri di buon lavoro da parte del presidente Antonello De Pierro, del segretario provinciale Carlo Spinelli e della responsabile d’area Ylenia Massimini.
Ufficio stampa Italia dei Diritti De Pierro
Bracciano. Sabato 6 giugno, alle ore 11:00, la Sala Consiliare del Comune di Bracciano ospiterà l’evento di presentazione della prima edizione di Lavica Festival, una rassegna culturale indipendente e completamente gratuita nata dall’iniziativa dell’Associazione Aurora, realtà locale interamente composta da giovani under 30.
L’Amministrazione Comunale, che ha affiancato e supportato i ragazzi dell’associazione dall’inizio del percorso, ha concesso il patrocinio istituzionale all’evento, riconoscendone l’alto valore sociale e l’interesse pubblico per il territorio.
Lavica Festival rappresenta infatti il ritorno, dopo diversi anni di assenza, di una manifestazione di questa portata nel panorama locale. La conferenza di sabato sarà l’occasione per illustrare le linee guida, il programma e gli obiettivi del festival, ma non solo. Gli organizzatori sveleranno ufficialmente, proprio davanti alla cittadinanza e alla stampa, la location della manifestazione, un dettaglio strategico finora mantenuto strettamente riservato per alimentare l’attesa.
«Sostenere Lavica Festival significa dare fiducia alla capacità progettuale delle nuove generazioni — ha dichiarato il Sindaco di Bracciano — Questo progetto non è soltanto una proposta di intrattenimento, ma un concreto esempio di impegno civile e culturale. Vedere un gruppo di ragazzi under 30 attivarsi con questa professionalità per arricchire il nostro tessuto sociale è un segnale di grande vitalità per l’intera comunità. Invitiamo i cittadini e gli organi di informazione a partecipare a questo momento di presentazione, per dare il giusto riconoscimento a una progettualità che valorizza la storia e il futuro del nostro territorio».
La cittadinanza, i rappresentanti delle associazioni locali e i giornalisti sono invitati a partecipare.
Dopo la cerimonia in piazza IV Novembre a Bracciano, organizzata in occasione dell’ottantesimo anniversario della Festa della Repubblica e dedicata alla deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, e dopo che la mattinata è proseguita nell’aula consiliare con il conferimento della cittadinanza onoraria ius soli alle bambine e ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, sempre all’interno dell’aula consiliare è stato poi presentato un opuscolo a cura dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, dal suggestivo titolo “È nata la Repubblica Italiana. È donna!”.
Alla presenza del sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, che ha introdotto l’iniziativa, è intervenuto il presidente della sezione ANPI di Bracciano, Dario Cavinato. Ha illustrato le motivazioni che hanno portato alla realizzazione dell’opuscolo e l’importanza di distribuirlo proprio in questa data: l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica e, insieme, l’ottantesimo anniversario del primo voto alle donne.
Si è conclusa così, nel breve tragitto tra piazza IV Novembre e il palazzo comunale, la mattina del 2 giugno, interamente dedicata ai valori della pace, dell’inclusione e della solidarietà, alla volontà di costruire ponti e abbattere muri, nel solco della Costituzione antifascista. Un messaggio particolarmente significativo in un periodo storico in cui il tragico ricorso alle armi torna a sostituire la diplomazia e la mediazione nel tentativo di risolvere conflitti che la Storia avrebbe dovuto insegnarci a prevenire.
Per il nono anno consecutivo, Trevignano Romano ottiene la Bandiera Blu, il prestigioso riconoscimento internazionale assegnato dalla FEE – Foundation for Environmental Education alle località che si distinguono per qualità ambientale, sostenibilità, servizi e gestione virtuosa del territorio. Un risultato che conferma ancora una volta il Comune lacustre tra le eccellenze ambientali e turistiche del Lazio e dell’intero territorio metropolitano romano. Nel 2026, infatti, sono soltanto 10 le Bandiere Blu assegnate nel Lazio: ben 8 nella provincia di Latina e appena 2 nell’area della Città Metropolitana di Roma Capitale, rappresentate da Anzio e Trevignano Romano. Un dato che restituisce con chiarezza il valore e la difficoltà del percorso necessario per ottenere e mantenere questo riconoscimento nel tempo.
La Bandiera Blu, infatti, non premia semplicemente la qualità delle acque di balneazione. Dietro il riconoscimento esiste un procedimento estremamente articolato, che coinvolge una commissione tecnica nazionale composta da esperti e rappresentanti di numerosi enti e istituzioni, tra cui Ministero del Turismo, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ministero dell’Agricoltura, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Istituto Superiore di Sanità, Università e organismi tecnici specializzati.
I Comuni candidati vengono sottoposti a una valutazione approfondita basata su 33 parametri, aggiornati periodicamente e suddivisi in diverse aree: qualità delle acque, depurazione, raccolta differenziata, gestione ambientale, sicurezza, accessibilità, mobilità sostenibile, servizi turistici, educazione ambientale, valorizzazione del patrimonio naturale e qualità urbana. Si tratta di un percorso rigoroso e continuo, che non si esaurisce con la semplice presentazione della candidatura.
La documentazione prodotta dai Comuni viene infatti verificata dalla commissione attraverso controlli tecnici, analisi dei dati ufficiali e sopralluoghi effettuati anche senza preavviso, finalizzati ad accertare la reale corrispondenza tra quanto dichiarato e le condizioni effettive del territorio. La riconferma della Bandiera Blu per il nono anno consecutivo rappresenta quindi il risultato di un lavoro costante e quotidiano che coinvolge amministrazione comunale, uffici, associazioni, operatori economici, volontari e cittadini, in un percorso condiviso di tutela ambientale e valorizzazione del lago.
Negli anni, il riconoscimento è diventato anche un importante elemento di identità e attrattività turistica per Trevignano Romano, contribuendo a consolidarne l’immagine come meta attenta alla sostenibilità, alla qualità della vita e all’accoglienza. Un traguardo che assume ancora più valore considerando la crescente severità dei criteri richiesti dalla FEE e l’importanza sempre maggiore che i temi ambientali rivestono nelle politiche di sviluppo e nella scelta delle destinazioni turistiche.
Quando lo incontri, Marco Azzari non parla del NOGRA come di un incarico o di un ruolo: ne parla come di una presenza viva, un modo di stare nel territorio. «Non siamo solo operatori», dice mentre osserva un tratto di campagna che si apre alle porte di Ladispoli. «Siamo custodi. E custodire significa conoscere, rispettare, proteggere».
Il NOGRA – Guardia Rurale Ausiliaria – è questo: un gruppo che unisce disciplina operativa e sensibilità umana, un equilibrio raro che Azzari descrive con naturalezza. «La nostra formazione è rigorosa. Studiamo la normativa ambientale, le procedure di intervento, il primo soccorso veterinario, le tecniche di monitoraggio. Non si improvvisa nulla». Eppure, mentre parla, è evidente che la parte tecnica è solo metà della storia.
L’altra metà è fatta di attenzione, cura, ascolto. Azzari racconta di animali recuperati all’alba, di segnalazioni che arrivano nel cuore della notte, di cittadini che chiedono aiuto per un riccio ferito o per un cane smarrito. «Ogni intervento è un incontro. Non sai mai cosa troverai, ma sai che dovrai essere presente, lucido, e allo stesso tempo delicato. Gli animali percepiscono tutto».
Il territorio di Ladispoli, con le sue zone rurali, le aree verdi, i corridoi naturali che collegano costa e campagna, è un mosaico fragile. «Molti non se ne accorgono», spiega Azzari, «ma basta poco per alterare un equilibrio: un rifiuto abbandonato, un incendio, un animale lasciato a sé stesso». Per questo il NOGRA non interviene solo quando c’è un’emergenza: vigila, osserva, previene. Le pattuglie percorrono sentieri, strade sterrate, zone periferiche. Segnalano discariche abusive, controllano le aree sensibili, monitorano la fauna.
«La prevenzione è la parte più silenziosa del nostro lavoro», dice Azzari, «ma è quella che fa davvero la differenza». E mentre lo ascolti, capisci che per lui e per il suo gruppo non si tratta solo di compiti da svolgere, ma di un rapporto affettivo con il territorio. Un legame che nasce dal rispetto e si traduce in azioni concrete.
C’è anche un altro aspetto che Azzari sottolinea con orgoglio: il rapporto con la comunità. «Il NOGRA non è un corpo distante. Siamo qui per i cittadini. Le persone ci chiamano, ci chiedono consigli, ci segnalano situazioni. È un dialogo continuo». Un dialogo che, negli anni, ha costruito fiducia. Perché quando un animale viene salvato, quando un’area verde torna pulita, quando un problema viene risolto prima ancora di diventare emergenza, la comunità se ne accorge.
Alla fine della nostra conversazione, Azzari sorride e riassume tutto in una frase semplice: «Il nostro lavoro è unire professionalità e cuore. Senza una delle due, il NOGRA non sarebbe quello che è».
E in quel momento diventa chiaro che il NOGRA di Ladispoli non è solo un gruppo operativo: è un presidio di cura, un ponte tra competenza e amore per la vita che abita il territorio.
Il loro raggio d’azione è ampio e impegnativo: dal litorale che va da Civitavecchia a Fiumicino, fino all’entroterra che abbraccia il lago di Bracciano e tutto il suo interland. Un territorio vasto, complesso, ricco di biodiversità e di criticità da monitorare ogni giorno.
Il NOGRA opera a titolo completamente gratuito e si sostiene grazie alla generosità dei cittadini, in particolare attraverso il 5×1000, fondamentale per garantire mezzi, attrezzature e formazione continua.
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Il Primo Cittadino di Canale Monterano: “Quello che vogliamo è migliorare ancora”
Il 6 Giugno del 2016 la lista “Progetto Locale” vinceva le elezioni Amministrative di Canale Monterano, dando così vita a un’Amministrazione che si sarebbe confermata il 4 Ottobre 2021 con una tornata a senso unico, vista l’assenza di competitor. A guidare entrambe quelle esperienze Alessandro Bettarelli, che il 6 Giugno prossimo festeggerà il 10° anno di mandato.
Sindaco, un bilancio di questi 10 anni.
“Anni bellissimi, intensi, formativi, faticosi, stimolanti, gratificanti. Anni in cui, a parte le cose fatte, si sono stabiliti legami personali, con candidati e amministratori, dipendenti, cittadini, gli amministratori degli altri Comuni. Relazioni belle che rimarranno nei miei e nei ricordi di tutti noi. Un grazie va a chi ha reso possibile tutto questo, iniziando con chi ha dato vita, dentro e fuori le liste, a queste due esperienze, proseguendo con tutti quelli con cui abbiamo lavorato in questi anni per migliorare Canale e Montevirginio.”
Soddisfatto di quanto fatto?
“Avevo promesso di dedicarmi al Comune 7 giorni su 7 e così è stato. Ho chiesto tanto, a volte anche troppo: agli amministratori di non sentirsi arrivati con l’elezione, ma di guadagnarsi la fiducia dei cittadini giorno dopo giorno, ai dipendenti di sposare un progetto, di amare il paese in cui lavorano. Vedo in tanti di loro l’energia e la voglia giusta quotidiana per non limitarsi al semplice compitino, per provare a dare sempre il massimo possibile. A volte discutiamo anche animatamente, ma è perché la nostra Comunità merita il massimo e non possiamo essere da meno di quei tanti che, nelle associazioni e nel volontariato, donano il loro tempo al paese.”
Un’esperienza che consiglierebbe?
“Assolutamente sì, ma solo a chi si voglia impegnare davvero per guidare un’amministrazione pubblica, dedicandogli tante ore di lavoro. Non sono più i tempi dell’improvvisazione, del ‘ho un po’ di tempo libero, quindi…’, servono persone che lavorano molto e ad alto livello, con competenze professionali, virtù umane e voglia di ascoltare le persone per risolvere i problemi che ogni giorno si presentano, grandi o piccoli che siano.”
Cose belle e meno belle da ricordare?
“Servirebbe troppo spazio per elencarle tutte, ci sono però temi ricorrenti dei programmi elettorali degli ultimi 40 anni che i cittadini non vedranno più nei prossimi: la sala lettura, l’illuminazione di Monterano e delle Olmate, l’archivio comunale, il Sacrario tornato al centro della nostra Comunità, il nuovo PRG, la delega paesaggistica, l’asilo nido, i parchi gioco, le tante strade fatte, etc. etc. non saranno più presenti nei programmi delle liste perché ormai realizzati. E poi lo stato finanziario dell’ente: in 10 anni abbiamo quasi dimezzato il debito storico comunale e mantenuto inalterate le tasse. In alcuni casi addirittura abbassandole: sinceramente non mi sembra sia mai successo nella storia canalese. Oggi il Comune di Canale Monterano ha un bilancio sano e invidiabile.”
E il futuro?
“Ci abbiamo riflettuto serenamente e a fondo e in molti crediamo che l’esperienza di Progetto Locale debba andare avanti. C’è voglia, ci sono le competenze e tanta esperienza maturata. Servirà ovviamente un confronto con i cittadini, le associazioni, i partiti e tutti coloro abbiano voglia di dare una mano per aggiornare il programma e apportare forze fresche alla squadra. Idee e persone nuove arricchiranno un gruppo consolidato, per proseguire sulla via dello sviluppo del nostro Comune. Lo sbaglio che non faremo è chiuderci in noi stessi. Siamo però convinti che le capacità, le idee, la concretezza che stanno alla base di Progetto Locale siano ancora utili al paese.”
Le Comunali 2027 la vedranno quindi impegnato in una candidatura per il terzo mandato?
“Quello che vogliamo tutti, fortemente, è migliorare ancora. Per farlo serviranno 13 candidati di alto profilo. Questo è il nostro impegno: dare al paese un gruppo coeso, di ottimi futuri amministratori che pensino solo a lavorare bene per cinque anni. E, come succede sempre, sarà la squadra a scegliere il candidato a Sindaco e poi i cittadini a decidere.”
“Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva…” mi è tornato alla mente il verso iniziale di una vecchia canzone di Francesco Guccini dopo aver letto l’ennesimo articolo sul forte aumento degli incidenti stradali a Roma e provincia.
Ogni giorno assistiamo a code interminabili causate da tamponamenti, ascoltiamo il suono delle sirene delle ambulanze che spezzano il traffico per correre veloci verso il pronto soccorso più vicino, anche per questo i numeri diffusi da Polizia Locale, Carabinieri e ACI preoccupano ma non sorprendono: oltre 35mila collisioni l’anno, tra 150 e 170 vittime e migliaia di feriti, un flusso continuo di “lamiere contorte”, sirene, vite spezzate. Una quantità d’incidenti che ormai non è più un’eccezione, ma una condizione di normalità, ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere oltre che preoccupare, mentre a sorprendere davvero sono le cause di questo bollettino di guerra.
Durante un incontro all’ITIS Galileo Galilei, nell’ambito del progetto Locauto on Tour, è stato presentato un sondaggio che fotografa un comportamento alla guida sempre più rischioso: il 53% degli intervistati usa il cellulare mentre guida, e il 12% addirittura invia o riceve messaggi. Non va meglio sul fronte delle sostanze: il 32% ammette di essersi messo al volante dopo aver bevuto alcolici e il 17% dopo aver assunto stupefacenti. Scelte individuali, quotidiane, spesso superficiali. Il sondaggio dimostra che la distrazione e l’imprudenza sono diventate pericolose abitudini. Come il cellulare è ormai diventato un’estensione del nostro corpo, la strada è diventata un ampliamento della nostra abitazione, dove la prudenza non serve.
Eppure, ogni volta che commettiamo un’infrazione, rischiamo qualcosa che non riguarda solo noi, ma chi attraversa sulle strisce, chi transita nel senso opposto, chi viaggia con noi. Occorre recuperare un poco di maturità collettiva, altrimenti la strada “lunga e diritta” evocata da Guccini continuerà a essere interrotta da sirene e frenate improvvise. Un auspicio rivolto anche alle istituzioni perché la sicurezza non dipende soltanto da chi guida, ma anche da chi progetta le strade, le gestisce, le controlla e cura la manutenzione. Non si possono attribuire tutte le responsabilità ai comportamenti individuali, trascurando quelle delle istituzioni. Una maggiore sicurezza nasce certo da scelte tecniche, ma soprattutto da decisioni politiche.
Tutti sappiamo che incroci progettati male favoriscono i tamponamenti, una segnaletica insufficiente confonde, un’illuminazione carente mette in ombra pedoni e ciclisti, e buche o asfalti degradati aumentano il rischio d’incidenti, soprattutto per chi viaggia in moto o in bici. Ma se le buche non vengono riparate, i guardrail non vengono sostituiti e i semafori restano spenti, non è per un crudele destino: è per una precisa scelta economica.
Questo accade perché la manutenzione delle strade viene ancora percepita come un costo, mentre è un servizio pubblico di tutela. Al giusto invito a essere prudenti deve corrispondere una condizione stradale che non tradisca quella prudenza. La sicurezza stradale dipende certamente da chi si mette alla guida, ma anche da chi ha la responsabilità di progettare e gestire una strada. Ed è proprio questo il punto: tutto si può migliorare, perché gli incidenti sono sempre il risultato di scelte, personali o istituzionali, che possono essere cambiate, corrette, ripensate. I numeri drammatici che leggiamo non sono soltanto statistiche: dietro ogni cifra c’è un nome, un volto, un obiettivo che voleva essere raggiunto. E torna alla mente la protagonista della struggente canzone di Francesco Guccini: “… sull’autostrada cercavi la vita…”.
Investimento da 2 milioni per un’opera attesa da anni per la sicurezza stradale
A inizio anno era arrivata la notizia dell’approvazione delle due rotatorie sulla Braccianese a Osteria Nuova, progetto di cui si discute dal 2009 e che ora entra finalmente nella fase operativa.
Nelle scorse settimane sono state infatti consegnate ad Anas le prime aree coinvolte dall’avvio dei lavori e sono in corso di perfezionamento gli ultimi decreti di esproprio, che in alcuni casi non sono stati necessari grazie alla cessione volontaria delle aree da parte di alcuni cittadini.
L’intervento, inserito nel piano delle opere per il Giubileo e realizzato da Anas, punta a mettere in sicurezza due delle intersezioni tra le più critiche del quadrante, trasformando gli attuali attraversamenti a raso in nodi viari più moderni e funzionali, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e migliorare la fluidità del traffico.
I lavori avranno una durata stimata tra gli otto e i nove mesi e partiranno dalla rotatoria all’incrocio con via Anguillarese. Qui sarà eliminato lo svincolo a “T”, pericoloso per la scarsa visibilità e le difficoltà di immissione sulla Braccianese. La seconda rotatoria sorgerà circa 300 metri più avanti e andrà a ridisegnare il quadrivio tra via Braccianese, via Santa Maria di Galeria e via della Stazione di Cesano, punto nel quale si verificano spesso incidenti.
Alla consegna delle aree erano presenti l’assessora ai Lavori Pubblici di Roma Capitale, Ornella Segnalini, la consigliera delegata alla viabilità, mobilità e infrastrutture della Città Metropolitana, Manuela Chioccia, il caposegreteria del sindaco Gualtieri in Città Metropolitana Emiliano Minnucci e la Direzione Lavori di Anas. Presenti anche i presidenti dei Municipi interessati, Marco Della Porta e Daniele Torquati.
Entrambe le rotatorie sono state progettate da Anas e, come sottolineato dall’assessora Segnalini, “consentiranno di ridurre i punti di conflitto, migliorare la sicurezza e rendere più ordinata la circolazione in un nodo fondamentale per il quadrante nord-ovest della città”.
In questo 2 giugno, così carico di significati che vanno oltre un semplice anniversario, l’Amministrazione comunale di Bracciano, quella che di solito si occupa di strade, scuole, bilanci e manutenzioni, è riuscita a fare qualcosa che certa politica nazionale non riesce più a fare: osservare la realtà che la circonda.
La cerimonia con cui il sindaco Marco Crocicchi, la presidente del Consiglio Giulia Sala, l’assessora Ida Maria Nesi e il consigliere Andrea Serralessandri hanno consegnato un attestato simbolico di ius soli, una copia della Costituzione e la bandiera italiana a un gruppo di bambini e bambine nati in Italia da genitori stranieri, va esattamente in questa direzione. L’assessore Massimo Guitarrini, impossibilitato a partecipare, ha inviato un saluto tramite video.
Sono gesti semplici ma potenti, compiuti nell’aula consiliare, che dovrebbero mettere in imbarazzo chi non li condivide. Perché la verità è elementare: quei bambini sono già italiani. Lo sono nella lingua, nei legami affettivi, nella scuola; lo sono nei giochi, nelle abitudini, perfino nei loro sogni. Eppure certa politica nazionale continua a trattare la cittadinanza come un terreno minato, un tabù da evitare, un rischio elettorale da non correre.
La cerimonia di Bracciano ha reso ancora più evidente una frattura che attraversa l’Italia da anni: da una parte la vita reale delle comunità, dall’altra un dibattito pubblico che si ostina a ignorarla. Nelle scuole, nelle associazioni, nei campi sportivi, nelle piazze, l’Italia è già un Paese plurale; nelle aule parlamentari, questa evidenza si trasforma in un “no grazie” o in un “non adesso”.
E mentre la politica nazionale rinvia e si divide, il Comune di Bracciano osserva. Vede bambini che crescono insieme, famiglie che lavorano, insegnanti che costruiscono integrazione ogni giorno. La legge resta ferma, ma i territori iniziano a parlare.
La consegna dell’attestato, della Costituzione e del Tricolore non cambia la normativa, ma dice qualcosa pubblicamente. Dice che l’Italia non può continuare a rimandare ciò che riguarda l’identità delle persone; che la cittadinanza non è un favore, ma un riconoscimento; che l’inclusione non è un rischio, ma un investimento. E soprattutto dice una cosa che la politica nazionale evita da anni: l’attuale legge sulla cittadinanza è inadeguata, e lo dimostra la vita quotidiana.
Che tutto questo avvenga il 2 giugno, Festa della Repubblica, è paradossale. Celebriamo una Repubblica fondata sulla partecipazione, ma continuiamo a escludere dalla cittadinanza migliaia di bambini che partecipano già alla vita del Paese. Celebriamo la Costituzione, ma ignoriamo l’articolo 3 quando riguarda chi è nato o cresciuto qui senza un documento che lo riconosca.
L’Amministrazione comunale di Bracciano, con il suo gesto, ha ricordato che la Repubblica è una comunità concreta. E una comunità che non riconosce i suoi figli è una comunità che si contraddice. La riforma della cittadinanza è da anni ostaggio di calcoli elettorali, paure costruite e slogan che non reggono alla prova dei fatti. Ma ogni volta che un Comune compie un gesto come quello di Bracciano, la distanza tra la realtà e la legge si fa più evidente, fino a diventare insostenibile.
La politica nazionale può continuare a rinviare. Le comunità, invece, hanno già deciso da che parte stare, e prima o poi costringeranno a guardare.
Bracciano, con la sua piccola cerimonia, ha raccontato il Paese per quello che è. E in quel racconto i bambini non erano un tema: erano la verità. Si capiva mentre avanzavano uno per volta, con passo sicuro, come personaggi chiamati a entrare nella storia; negli sguardi felici dei genitori, pronti a farsi una foto con i loro piccoli eroi; in quelli degli amministratori comunali, consapevoli che un gesto simbolico può valere più di una legge che non arriva.
C’era perfino qualcosa di letterario, in quella sala consiliare. E forse un giorno, quando l’Italia deciderà finalmente di riconoscere ciò che è già realtà, qualcuno ricorderà che tutto era cominciato così: con la consegna di un attestato, una Costituzione e una bandiera a un gruppo di bambini, proprio nel giorno dell’ottantesimo anniversario della Repubblica Italiana.
Una mattinata all’insegna dell’impegno civico, del rispetto per il patrimonio artistico e della collaborazione tra volontari ha visto protagonisti i soci del Lions Clubs Bracciamo Anguillara Sabazia e Monti Sabatini , impegnati nella pulizia e valorizzazione di alcuni monumenti cittadini.
L’iniziativa, curata dal Lions Club locale, ha coinvolto numerosi volontari dell’O.D.V SalvaguardiAMO Bracciano e giovani studenti che, armati di guanti, spazzole e materiali specifici per la manutenzione conservativa, hanno dedicato il proprio tempo alla cura della stele dedicata a Melvin John fondatore del Lions International collocata nel giardino comunale di Bracciano in via Cavour
L’obiettivo del progetto , che si inserisce nell’ambito del service nazionale “ Custodi nel tempo missione agenti pulenti nelle città tra passato e futuro” promosso dal Multidistretto 108 Italy del Lions International, è stato quello di sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della tutela del patrimonio storico e culturale, bene comune che rappresenta l’identità e la memoria della comunità.
«Prendersi cura dei monumenti significa prendersi cura della nostra storia», ha sottolineato Simonetta Di Camillo presidente del locale Lions Club, evidenziando come il servizio alla comunità rappresenti uno dei principi fondamentali dell’azione lionistica.
L’iniziativa ha ricevuto apprezzamenti da parte dell’amministrazione comunale presente con il Sindaco Marco Crocicchi e la Presidente del Consiglio Comunale Giulia Sala e dei residenti, che hanno accolto con entusiasmo il gesto concreto dei volontari. La giornata si inserisce nel più ampio programma di attività sociali e culturali che il Lions Club porta avanti sul territorio, con particolare attenzione alla salvaguardia dei beni comuni e alla promozione della cittadinanza attiva.
Un piccolo ma significativo gesto che evidenzia come cooperazione , senso civico e volontariato possano fare la differenza nella valorizzazione della città e delle sue bellezze storiche e contribuire anche a dare concreta attuazione a uno dei principali scopi del lionismo che è quello della promozione dei principi di buona cittadinanza.