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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Dal profilo Facebook del comune di Manziana

Comunicato stampa
Sul nuovo Piano regionale dei rifiuti emerge ancora una volta una verità politica evidente: Civitavecchia continua a non contare nulla nei luoghi in cui si decide realmente.
Il punto non è solo l’ampliamento della discarica di Fosso Crepacuore. Il tema sono anche i criteri con cui verranno individuati ampliamenti e nuovi impianti, criteri ai quali Città Metropolitana sarà chiamata ad attenersi. Anche un Piano eventualmente costruito con obiettivi condivisibili, se grava ancora una volta sul nostro territorio, diventa per Civitavecchia un problema politico enorme.
Respingiamo al mittente il goffo tentativo di qualcuno di scaricare le responsabilità sui livelli istituzionali più decentrati. La Regione Lazio dà le carte e a Civitavecchia sembra voler riservare la mano peggiore.
Si invocherà di nuovo Città Metropolitana, come già accaduto sul biodigestore, per provare a scaricare altrove la responsabilità? La realtà è che il quadro nasce da una Regione governata dalla destra, mentre il Governo nazionale è guidato dalla stessa parte politica.
A Civitavecchia, invece, la destra continua a vivere in campagna elettorale permanente: urla sugli alberi, sulle potature, sulle polemiche del giorno, ma tace o non pesa quando i propri referenti assumono decisioni che incidono sul futuro della città.
Comprendiamo la frustrazione di chi scopre ogni giorno di non contare nulla. Ma quella frustrazione non può diventare fumo negli occhi dei cittadini.
Il Partito Democratico non farà propaganda sulla pelle della città. Per questo abbiamo chiamato a Civitavecchia i nostri referenti regionali: per leggere gli atti, capire fino in fondo e costruire una posizione seria, utile ed efficace.
Civitavecchia non può essere il luogo dove si scaricano decisioni prese altrove. Chi governa, a Roma e alla Pisana, deve assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
Partito Democratico di Civitavecchia
Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano


Comunicato stampa
Il secondo appuntamento di “Per Roma con Gualtieri”, si svolgerà in Municipio XV. Un progetto di ascolto e di confronto, avviato lo scorso febbraio, che ora fa tappa nel nostro territorio. Un pomeriggio con il Sindaco @gualtieri aperto a tutti i cittadini.
📍Lunedì 27 alle ore 17.30 a Officine Farneto, Via dei Monti della Farnesina 77
Viste le tante prenotazioni per agevolare l’organizzazione vi chiedo di registrarvi al seguente link: https://actionnetwork.org/events/intervista-al-sindaco
Affollata conferenza stampa giovedì 23 aprile nei locali della sede del Parco Naturale Regionale Bracciano – Martignano, in via Aurelio Saffi , a Bracciano in occasione della presentazione di Terra dei Sapori – Il gusto del turismo lento. L’interessante iniziativa prenderà il via durante il mese di maggio, precisamente il 16, il 21 e il 30. Comincerà il comune di Manziana, nel primo dei tre sabati, per poi cedere il testimone al comune di Bassano Romano e infine al comune di Trevignano Romano, in una staffetta che non è solo geografica ma simbolica: ogni comune consegna all’altro un frammento della propria identità, come spiegato molto bene da Marco Scentoni, responsabile ufficio comunicazione del Parco. Le sue parole hanno riportato al centro la cultura contadina, quel patrimonio discreto e tenace che ancora resiste nei gesti quotidiani, nei campi, nelle cucine, nei racconti degli anziani. Ci ha anche comunicato che l’Ente Parco ha scelto di dividere il territorio in tre macro aree, come se volesse disegnare una mappa emotiva oltre che amministrativa.

L’iniziativa ha come obiettivo la valorizzazione del territorio attraverso un percorso enogastronomico che possa far conoscere le specialità locali all’interno di un paesaggio naturalistico davvero unico.

Daniele Guidoni, della società Tourist Italia, ha poi aperto il ventaglio delle attività: degustazioni, incontri con i produttori, dimostrazioni delle tecniche di lavorazione. Ogni eccellenza locale chiamata a raccontarsi non solo attraverso il sapore, ma attraverso il legame profondo con la terra che la genera.

Dal pubblico sono arrivati anche gli interventi dei sindaci di Manziana e Bassano Romano, Alessio Telloni ed Emanuele Maggi. Le loro proposte operative hanno aggiunto concretezza, allo scopo di per sostenere una struttura che vuole crescere. È intervenuto anche il presidente de L’agone nuovo, Giovanni Furgiuele che, oltre a portare il saluto del giornale, ha offerto la collaborazione dell’associazione. A chiudere, gli interventi del direttore del Parco, Massimo Sabatini, e del Commissario Straordinario, Ivano Iacomelli, raccolti nell’intervista gentilmente concessa a L’agone: un ultimo sguardo d’insieme, quasi una cornice, prima che il progetto prenda la strada dei sentieri, dei borghi, delle tavole imbandite.
Breve intervista a Massimo Sabatini, Direttore del Parco:
“Come iniziativa dovrebbe partire bene sulla carta, a questo punto è dovere nostro portarla a termine nel migliore dei modi. È sicuramente una sperimentazione, qualcosa non funzionerà, qualcos’altro bisognerà migliorare, però questo fa parte della vita, fa parte del gioco delle cose da fare, solo chi non fa, sbaglia, quindi in bocca a lupo a tutti. Speriamo che questo progetto sia apprezzato e rivediamoci perché poi bisogna parlare, confrontarci. Faremo pure degli incontri, per vedere, per calibrare, per cercare di aggiornarci quanto basta, buon lavoro a tutti”.
Breve intervista a Ivano Iacomelli, Commissario Straordinario del Parco:
“Innanzitutto vi ringrazio per la nostra presenza, è fondamentale per noi avere una comunicazione importante per tutto il territorio. Oggi, come commissario, sto cercando di tutelare, di dare un’impronta, di essere uno strumento per i sindaci, per tutte le città che lo compongono che possono superare situazioni di campanilismo e di difficoltà oggettive che ci sono nella gestione quotidiana dei paesi e delle città. Ecco l’obiettivo nostro è questo: partiamo per far conoscere l’eccellenza che c’è, i posti sono meravigliosi, la gente è meravigliosa in quest’area ma soprattutto ci sono delle eccellenze, partiamo da queste. Abbiamo chiamato uno a uno tutte le aziende agricole che sono all’interno del parco, abbiamo parlato con i sindaci, con gli assessori competenti e cerchiamo di far partire questa manifestazione. Questa tre giorni, non è una fiera ma è soltanto un portare a conoscenza sia dei cittadini che delle piccole e medie imprese del territorio, questa produzione che abbiamo locale. Lo ripeteremo in futuro anche per altre categorie, come c’è stato richiesto anche oggi nella riunione, mi riferisco alla pesca, e vediamo insieme ai cittadini, insieme alle medie e piccole imprese del territorio di far crescere quest’area che francamente merito molto”.
Al termine dei lavori abbiamo avuto il piacere di assaggiare diversi prodotti del territorio gentilmente offerti dal Parco naturale regionale Bracciano-Martignano.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone
Sai, ragazzo mio, questa è una domanda che pesa come una valigia piena di anni. Eppure, se chiudo gli occhi, certe sensazioni tornano chiare, come se fossero rimaste lì ad aspettarmi.
Avevo più o meno la tua età, ma mi sentivo più piccolo. C’era un silenzio strano nelle strade, un silenzio che non era pace: era prudenza, era sospetto. Le persone parlavano piano, avevano paura perfino dei propri pensieri.
Io non capivo tutto. Ero cresciuto dentro la propaganda fascista: marce, slogan, libri di scuola, perfino i giochi erano impregnati di quella cultura. Ci dicevano cosa pensare, cosa credere, cosa sognare. Non avevamo conosciuto altro nella nostra vita e, per noi, era difficile distinguere ciò che era giusto da ciò che era imposto.
Ricordo che la Casa del Fascio, che per gli adulti era un luogo di interrogatori e torture, per mio fratello più grande era anche il posto dove si andava a ballare. Capisci? Noi vedevamo solo la facciata luminosa, non le stanze chiuse dietro le porte. La violenza del regime era vicina, ma spesso invisibile ai nostri occhi.
I genitori, però, sapevano. Molti di noi ragazzi pregavamo per i partigiani arrestati perché ce lo dicevano le nostre madri, ma non capivamo davvero cosa stesse succedendo dietro quelle mura. Quando quel mondo cominciò a crollare, non sapevo se dovevo esserne felice o spaventato.
La verità? Mi sentivo confuso. Come quando ti tolgono la terra da sotto i piedi e devi imparare a camminare di nuovo.
Poi arrivò quel 25 aprile 1945. Non lo dimenticherò mai.
Ero in un cortile che odorava di terra umida e mio nonno aveva acceso la radio nascosta che gracchiava notizie proibite. A quel tempo non c’era internet e le uniche notizie “consentite” erano quelle del governo. Ascoltare altre stazioni era un reato e si rischiava anche la vita.
Fu quel giorno che mio nonno riferì la notizia: il Comitato di Liberazione Nazionale aveva chiamato all’insurrezione.
La guerra civile rendeva tutto più confuso, e questo creava un senso di smarrimento profondo. Allo stesso tempo, però, molti di noi cominciavano a sapere qualcosa di più, a capire. Sentivamo di dover “fare qualcosa di importante”. Non sapevamo di fare la storia, ma avevamo scelto da che parte stare. Io avevo scelto la libertà.
Avevo capito che non era solo una guerra contro un esercito. Era una guerra contro la paura, contro l’odio, contro l’idea che un uomo potesse comandare sulle coscienze degli altri.
Ricordo ancora il momento in cui decisi di non voltarmi dall’altra parte: non fu un gesto eroico, fu un gesto umano. Un vicino portato via senza motivo, una madre che piangeva in silenzio, un amico che non tornò più. Fu allora che entrai nella Resistenza.
La nostra forza non era nelle armi, ma nella scelta. La scelta di non restare indifferenti.
Sai cosa vedevo attorno a me? Ragazzi come me, come te. Alcuni salivano in montagna con i partigiani senza sapere se sarebbero tornati. Altri portavano messaggi nascosti nelle scarpe. Altri ancora aiutavano come potevano.
Eravamo giovani, troppo giovani. Ma quando la libertà chiama, non ti chiede quanti anni hai. Eravamo eroi… sì, ma non come nei fumetti. Eravamo ragazzi che tremavano, che sbagliavano, che avevano paura. Avevamo paura, certo. Ma la paura non ci fermava: la trasformavamo in coraggio.
Poi le donne… ah, le donne! Le staffette che rischiavano la vita per portare messaggi scritti su foglietti minuscoli, nascosti nelle cuciture dei vestiti. Sono state loro, secondo me, a tenere insieme la Resistenza.
Quando i tedeschi se ne andarono e i partigiani scesero dalle montagne, successe qualcosa che non avevo mai provato. Le strade si riempirono di gente, le bandiere sbucarono dalle finestre come fiori dopo un temporale. Era come se il Paese intero avesse trattenuto il fiato per anni e finalmente potesse respirare.
La libertà… Non c’è bisogno di spiegarla. Quando arriva, la senti.
C’è un ricordo, o forse un sogno, non lo so più, che per me rappresenta tutto. Un gruppo di ragazzi che scende da una collina all’alba. Hanno il fango sulle scarpe, il vento nei capelli e negli occhi una luce nuova. Non andavano a combattere, venivano incontro alla pace, e il sole allungava le loro ombre come strade verso il futuro.
Ecco cos’era il 25 aprile per noi: la promessa che non ci saremmo più combattuti tra fratelli. La promessa che nessuno avrebbe più comandato sui nostri pensieri. La promessa che la dignità vale più della paura.
Voi giovani siete la prova che quella promessa non è stata vana. Perché ogni volta che fate domande, che cercate di capire, che scegliete il rispetto invece dell’odio, state continuando quel cammino iniziato nel ’45.
Il 25 aprile fu celebrato per la prima volta nel 1946, quando il re Umberto II, su proposta di Alcide De Gasperi, lo dichiarò festa nazionale “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”. La ricorrenza venne poi istituzionalizzata nel 1949, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica.
Ma il 25 aprile non è un ricordo da museo, è un seme che va annaffiato ogni anno, ogni giorno. Perché la libertà, ragazzo mio, non è un regalo: è una responsabilità. Serve a ricordare che la libertà non è un trofeo, ma un impegno. Che nessun giovane deve più essere costretto a combattere contro un altro giovane. Che nessuna voce deve essere zittita. Che nessuna paura deve diventare legge.
Il 25 aprile ci chiede una sola cosa: scegliere ogni giorno la parte della dignità, del rispetto, della pace e, quando vedo voi ragazzi che ascoltate, che fate domande, che volete capire… mi dico che quella scelta non è stata vana.
Riccardo Agresti
Dalla pagina Facebook del Comune