Riceviamo e pubblichiamo
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
Riceviamo e pubblichiamo
Lucattini: “Il dialogo aperto con i figli è indispensabile: permette di costruire una relazione in cui la regola, condivisa e compresa nel suo valore protettivo, diventa un punto di riferimento”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Il consumo di alcol tra i giovanissimi non è più un fenomeno isolato, ma una vera e propria emergenza di salute pubblica che sta assumendo i contorni di un’epidemia silenziosa. Se un tempo il primo approccio avveniva verso la fine dell’adolescenza, oggi i dati clinici e le segnalazioni dei pediatri indicano una soglia di ingresso drasticamente abbassata: si inizia già a 10 o 11 anni.
A preoccupare non è solo la precocità del consumo, ma la totale inconsapevolezza dei rischi. L’alcol viene spesso percepito come un “rito di passaggio” sociale, innocuo o addirittura gratificante, oscurando il fatto che, in un cervello ancora in fase di sviluppo, ogni assunzione comporta danni neurologici potenzialmente irreversibili. Di fronte a questo scenario, la comunità scientifica lancia un grido d’allarme: la prevenzione non può più attendere. Di questi aspetti significativi ne parliamo oggi in questa intervista con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
Dott.ssa Lucattini, i dati ci parlano di un esordio sempre più precoce del consumo di alcol. Qual è la situazione reale oggi secondo i dati statistici e che Lei osserva con la Sua ampia esperienza clinica?
La situazione è certamente preoccupante, anche se eviterei di generalizzare affermando che tutti inizino a bere a dieci anni. Gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, riferiti al 2024, indicano 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con un consumo di alcol definito a rischio: il 15,5% dei maschi e il 13,3% delle femmine. Sono inoltre circa 79.000 i minorenni che riferiscono episodi di binge drinking, cioè un consumo concentrato finalizzato spesso all’ubriacatura. Il fenomeno è ancora inferiore all’1% tra gli 11 e i 15 anni, ma cresce nettamente nella seconda adolescenza.
E’ importante comprendere non soltanto quanto un ragazzo beve, ma quale funzione psicologica assume l’alcol. Può diventare una sorta di regolatore esterno delle emozioni, serve ad attenuare ansia, vergogna, insicurezza, sentimenti di inadeguatezza o paura dell’esclusione. In altri casi rappresenta un’azione impulsiva, un acting out, attraverso cui viene espresso nel comportamento ciò che non riesce ancora a essere riconosciuto e trasformato in parole.
Uno studio JAMA Network Open (2025), condotto su 633 adolescenti e giovani, ha mostrato che una maggiore reattività socioemotiva, non ancora sufficientemente bilanciata dalle capacità di controllo esecutivo, può precedere l’inizio del consumo pesante; il bere, a sua volta, è associato a un’ulteriore alterazione della regolazione emotiva e del controllo degli impulsi.
Quali sono i segnali di allarme che un genitore non dovrebbe sottovalutare?
I genitori dovrebbero prestare attenzione soprattutto ai cambiamenti improvvisi e persistenti: irritabilità o euforia insolita, isolamento, maggiore segretezza, menzogne, nuove frequentazioni difficili da conoscere, perdita d’interesse per lo studio e le attività abituali, calo del rendimento scolastico, alterazioni del sonno, richieste ingiustificate di denaro, rientri confusi, odore di alcol, nausea o mal di testa ricorrenti dopo le uscite.
Nessun segnale, considerato isolatamente, dimostra che un ragazzo stia bevendo. Diventa allarmante la presenza contemporanea di più cambiamenti, soprattutto quando modificano il suo modo abituale di essere e compromettono la vita familiare, scolastica e sociale. Il dato non è marginale: nel 2024, in Italia, sono stati stimati 580.000 minorenni tra gli 11 e i 17 anni con consumi di alcol a rischio e circa 79.000 minorenni coinvolti nel binge drinking.
Bisogna interrogarsi non soltanto su quanto il ragazzo beva, ma su che cosa cerchi di curare attraverso l’alcol. Il bere può rappresentare un acting out: un disagio che non riesce ancora a essere pensato o comunicato viene espresso attraverso il comportamento. L’alcol diventa così un anestetico contro ansia, vergogna, solitudine, rabbia o paura di non essere accettati.
Uno studio italiano su 6.506 adolescenti di 11, 13 e 15 anni, pubblicato nell’International Journal of Mental Health and Addiction (2025), ha rilevato che il 9,9% riferiva un consumo regolare e il 18,3% episodi di binge drinking. I problemi psicologici erano associati a una probabilità maggiore di binge drinking, mentre disturbi somatici come mal di testa, mal di stomaco e stanchezza erano associati al consumo regolare. Anche la percezione di uno scarso sostegno da parte degli adulti della scuola risultava collegata a un rischio più elevato.
Per questo il genitore dovrebbe evitare sia la minimizzazione sia l’interrogatorio punitivo, avvicinandosi con fermezza e interesse autentico: “Ho notato che sei cambiato e sono preoccupato. Vorrei capire che cosa ti sta accadendo”. L’obiettivo è trasformare il comportamento da segnale muto di sofferenza in qualcosa che possa essere raccontato, pensato e affrontato insieme.
Molti adolescenti percepiscono le raccomandazioni degli adulti a volte come “seccature per loro”. Quali strategie comunicative suggerisce per trasformare il ‘non bere’ da imposizione a una scelta consapevole basata sulla tutela della propria salute cerebrale e del proprio benessere in generale?
Più che ripetere soltanto “non bere”, è necessario aiutare l’adolescente a comprendere perché scegliere di non bere. In questa fase della vita, un ordine percepito come autoritario può attivare opposizione e ribellione, perché il ragazzo è impegnato nella costruzione della propria autonomia. Il genitore dovrebbe quindi mantenere un limite chiaro, accompagnandolo con ascolto, spiegazioni comprensibili e rispetto per il bisogno del figlio di sentirsi parte attiva della decisione.
È utile parlare del significato che l’alcol assume nel gruppo, della paura di sentirsi esclusi e degli effetti che può avere sulla salute. L’adulto può spiegare, senza allarmismi, che il cervello adolescenziale è ancora in maturazione e che l’alcol interferisce con attenzione, memoria, capacità di giudizio e controllo degli impulsi. Il messaggio più efficace è far comprendere che non bere significa proteggere la propria salute, la libertà di scelta e la sicurezza personale.
Il dialogo permette di trasformare la regola esterna in una funzione interna di protezione. Il limite, se accompagnato da affetto e coerenza, non viene vissuto soltanto come divieto, ma può essere interiorizzato come capacità di prendersi cura di sé.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Public Health (2025), condotto su 114.364 studenti, ha rilevato che uno scarso coinvolgimento genitoriale è associato a un maggiore rischio di binge drinking. Al contrario, comunicazione, presenza affettiva, regole chiare e conoscenza delle frequentazioni dei figli rappresentano importanti fattori protettivi.
Oltre il No per un dialogo consapevole tra genitori e figli, cosa ne pensa al riguardo?
I “no” servono e sono necessari, ma devono essere accompagnati da buone maniere, affetto, ascolto, spiegazioni e coerenza attraverso il proprio comportamento. Il limite psicologico, utile per la crescita, non è soltanto un divieto, ma una funzione protettiva che aiuta l’adolescente a contenere l’impulsività e, nel tempo, a interiorizzare la capacità di prendersi cura di sé.
Dialogare significa riconoscere il suo bisogno di autonomia senza rinunciare al ruolo adulto. Non equivale, quindi, a concedere il consumo di alcol. Uno studio su Addictive Behaviors (2025), condotto per nove anni su 387 adolescenti, ha infatti associato il bere con il permesso dei genitori a un maggiore consumo e a più conseguenze negative nella giovane età adulta.
In che modo, è possibile trasformare il dialogo in uno strumento di protezione, evitando di cadere nel proibizionismo sterile che allontana il ragazzo in alcuni casi dai propri genitori?
Il dialogo diventa protettivo quando unisce ascolto e limiti chiari. Dal punto di vista psicoanalitico, ascoltare significa aiutare l’adolescente a trasformare in parole la paura di essere escluso, il bisogno di appartenenza e l’insicurezza che possono spingerlo a bere. In questo modo, l’alcol non diventa l’unico strumento per sentirsi accettato.
Il genitore non deve né giudicare né rinunciare al proprio ruolo, ma mostrare comprensione e fermezza. Il disimpegno genitoriale e l’eccessiva durezza possono favorire ansia, depressione, solitudine e purtroppo anche l’avvicinamento a gruppi problematici. Questo aumenta il rischio successivo di avvicinarsi al consumo di alcol e al fumo di sigaretta.
E nello specifico, può spiegare come l’ascolto attivo può aiutare a decodificare le pressioni sociali che i ragazzi vivono, affinché non vedano l’alcol in alcuni contesti, come il lasciapassare per l’accettazione nel gruppo?
L’ascolto attivo aiuta l’adolescente a riconoscere e mettere in parole la paura dell’esclusione, il bisogno di appartenenza e il desiderio di sentirsi adulto. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò che viene pensato e condiviso ha meno bisogno di essere agito impulsivamente.
Accogliendo il racconto senza giudicare, il genitore può aiutare il ragazzo a distinguere il desiderio personale dalla pressione del gruppo e a costruire modalità alternative per sentirsi accettato. In questo modo, rifiutare l’alcol non viene vissuto come una rinuncia, ma come una scelta autonoma e protettiva. ( Journal of Applied Developmental Psychology, 2025).
Quali strategie efficaci possono adottare al riguardo, in particolare, le Famiglie e la Scuola?
Famiglia e scuola devono costruire una vera alleanza educativa, fondata sulla comunicazione regolare, sulla fiducia e sullo scambio reciproco delle osservazioni sul ragazzo. Non dovrebbero incontrarsi soltanto quando emerge un problema, ma condividere informazioni, segnali di disagio e strategie preventive, offrendo messaggi coerenti sui rischi dell’alcol.
Dal punto di vista psicologico, questa collaborazione crea intorno all’adolescente una rete di contenimento affettivo. Sentire che gli adulti dialogano e collaborano, senza accusarsi reciprocamente, rafforza il senso di sicurezza e facilita la richiesta di aiuto. La scuola può promuovere incontri continuativi sull’alcol, sulle emozioni e sulla pressione del gruppo, mentre la famiglia può proseguire il dialogo a casa con ascolto e regole chiare.
Una ricerca pubblicata sull’International Journal of Educational Research (2025), basata sull’analisi di 32 studi, ha rilevato in 28 di essi un’associazione tra il coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica e un minore disagio psicologico negli adolescenti. Il dato conferma il valore protettivo di una collaborazione positiva e continuativa tra famiglia e scuola.
Quale messaggio si sente di dare ai ragazzi?
Dire di no all’alcol è un atto di libertà e forza in cui scegliete di proteggere voi stessi e il vostro futuro, la conoscenza rende liberi e salva la vita;
-Parlate con i genitori o con un adulto di fiducia, soprattutto quando vi sentite in difficoltà;
-Scegliete amici che rispettino le vostre decisioni e non vi spingano a bere per sentirvi accettati;
-Se vi sentite tristi, depressi o molto ansiosi, rivolgetevi a uno psicoanalista, a uno psichiatra o a un altro specialista, come il vostro medico di medicina generale;
-Informatevi sui danni reali che l’alcol può provocare al cervello, alla mente e alla salute fisica;
-Coltivate sport, attività creative, amicizie e relazioni affettive autentiche;
-Cercate emozioni nei legami affettivi. Tuffatevi nell’ amore, non c’è lo “sballo” più bello, duraturo, naturale e creativo di quello che viene dai sentimenti, teneri e forti, intensi, che fanno sentire vivi.
Domenica sera, dall’altra parte dell’oceano, si consumerà un evento che promette di essere più spettacolare di una tromba d’aria improvvisa sul lago: la finale dei Mondiali 2026.
Mentre il “MetLife Stadium” si scalda, qui da noi qualcuno già caldo, abbracciato al condizionatore come fosse un parente stretto, cercherà di seguire la partita senza sciogliersi sul divano. Naturalmente dirà la frase di rito: “Ma che volete che sia, d’estate ha sempre fatto caldo!” Peccato che i dati dicano che questo non è caldo: è un forno ventilato impostato su ‘fine del mondo’. Ma niente: i negazionisti del termometro continuano a sostenere che è tutto normale, come se il sole avesse deciso di avvicinarsi un po’ per vedere la finale più da vicino.
Intanto il “MetLife Stadium” di New York/New Jersey si prepara a ospitare Spagna–Argentina, una sfida che non sarà solo una partita. La FIFA (sì quella che riesce a cambiare le sue regole disciplinari con la stessa disinvoltura con cui noi cambiamo marca di gelato e, se non ci sta bene, se ne va portando via i palloni) ha messo in piedi una cerimonia che sembra uscita da un incrocio tra il Super Bowl, Broadway e una notte di festa a Madrid… con un pizzico di Buenos Aires, ovviamente. Manca solo che qualcuno lanci un tango‑flamenco e siamo a posto.
Le due nazionali si sono affrontate 14 volte, con un equilibrio quasi poetico: 6 vittorie per parte e 2 pareggi (19 gol della Spagna e 18 dell’Argentina). L’Argentina, però, ha saputo colpire nel momento giusto, come nel Mondiale 1966, quando a Birmingham vinse 2–1 e spedì la Spagna a casa con la stessa espressione che si ha quando il ventilatore si rompe a luglio.
La Spagna è arrivata in finale una sola volta, nel 2010, vincendo ai supplementari contro i Paesi Bassi grazie al celebre “Iniesta de mi vida”.
Statisticamente dovrebbe essere lei la favorita avendo vinto tutte le finali cui ha partecipato mentre l’Argentina, avendone giocate sei, ne ha vinte solo la metà:
Solo Germania e Brasile hanno fatto meglio. Insomma, gli argentini le finali non solo le giocano: ci prendono gusto.
In base a questi numeri decidete voi quale squadra potrebbe essere favorita. Noi ci godremo i campioni in campo.
In campo vedremo Lamine Yamal, il ragazzo prodigio del Barcellona, 18 anni appena compiuti. Dribbling, fantasia, coraggio: gioca come se il pallone fosse un’estensione del suo pensiero. È il più giovane finalista della storia dei Mondiali e ha persino sfiorato il record di Pelé, che nel 1958 giocò (e vinse) la sua prima finale a 17 anni e 249 giorni. Insomma, Yamal non è riuscito a battere Pelé… ma solo perché non ha potuto iniziare a giocare in nazionale a 15 anni. Se continua così, tra qualche anno potrebbe chiedere la pensione anticipata per usura da talento precoce. Dall’altra parte, Lionel Messi. Il capitano, la leggenda, il giocatore che ha riscritto la storia del calcio. A 39 anni gioca il suo ultimo Mondiale, e ogni tocco sembra un capitolo di un libro che non vorremmo finisse mai. Anche quando non segna, determina: è come il Wi‑Fi, non lo vedi ma se manca te ne accorgi subito.
Questa finale metterà di fronte la generazione d’oro spagnola e l’ultima danza di Messi. Yamal e Messi hanno 21 anni di differenza: è la finale più “intergenerazionale” della storia. Praticamente un confronto tra chi deve ancora finire la scuola e chi potrebbe insegnarla.
Vedremo anche:
Già un’ora e mezza prima del fischio d’inizio, il pubblico verrà travolto da un turbine di musica e luci. Sul palco: Laura Pausini, Nicole Scherzinger, Robbie Williams, Jennifer Hudson e persino Tom Cruise, che potrebbe anche decidere di scendere in campo per battere un rigore, tanto per gradire. Se poi si lancia dall’alto dello stadio, nessuno si stupirà.
All’intervallo non ci sarà il solito tè caldo. Ci sarà un halftime show stile Super Bowl, con Justin Bieber, Madonna, Shakira, i Coldplay, i BTS, Burna Boy e un coro diretto da Gustavo Dudamel. Praticamente, se uno spettatore si distrae un attimo, rischia di confondere la finale dei Mondiali con un festival musicale intercontinentale. Manca solo che qualcuno venda gadget luminosi come ai concerti.
La partita inizierà alle 21:00 italiane, ma a quel punto gli spettatori saranno già talmente carichi che potrebbero tifare anche per il guardalinee. E forse il guardalinee, per una volta, se lo meriterebbe pure.
Domenica, insomma, non si gioca solo una finale: va in scena un pezzo di storia del calcio, di quelli che tra qualche anno racconteremo dicendo “io c’ero… anche se sudavo come un gelato al sole”. Spagna e Argentina porteranno in campo tutto: talento, nervi, orgoglio, e quella scintilla che rende il calcio lo sport più imprevedibile del mondo.
E mentre noi, da questa parte dell’oceano, cercheremo di non scioglierci davanti alla TV e di non litigare con il condizionatore che decide di fare sciopero proprio al 90°, una cosa è certa: qualunque sia il risultato, avremo assistito a una serata che profuma di leggenda.
Che vinca la Spagna o l’Argentina, che a sollevare la coppa sia un ragazzo che deve ancora finire la scuola o un campione che ha già scritto la sua enciclopedia personale, l’importante è che vinca lo sport. Quello vero. Quello che unisce, emoziona, fa discutere, fa sognare e, ogni tanto, ci ricorda che la vita è un po’ come una finale mondiale: imprevedibile, intensa e bellissima.
E allora, qualunque cosa accada, buona finale a tutti. Che la festa cominci.
Riccardo Agresti
Comunicato stampa
L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli: “Rassegna che ho fortemente voluto all’interno della nostra Estate Caerite, un onore aver ospitato due artisti straordinari come Hill e Gullage”
“Due serate straordinarie in cui le più profonde sonorità del blues mondiale hanno gremito ed emozionato il Parco della Legnara: prima Judith Hill, poi ieri sera uno straripante Kevin Gullage hanno letteralmente travolto il pubblico dell’Estate Caerite 2026. Il Cerveteri Blues Festival è stata una rassegna per la quale abbiamo lavorato fortemente e che convinzione abbiamo voluto all’interno dell’offerta culturale estiva della nostra città. Il riscontro e il successo riscosso da entrambe le serate confermano quanto la scelta sia stata indovinata e quanto siano di spessore gli eventi proposti”.
A dichiararlo è Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri, a margine del doppio appuntamento della prima edizione del Cerveteri Blues Festival, rassegna che ha visto esibirsi a Cerveteri due artisti di fama mondiale e che hanno scelto la città etrusca come una delle pochissime tappe in Italia del loro tour internazionale.
“Vedere le immagini di un Parco della Legnara così gremito di pubblico è stato emozionante, una conferma che gli artisti in programma e che l’evento proposto è stato apprezzato da un pubblico davvero vasto, proveniente anche da molti Comuni limitrofi – ha aggiunto l’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli – il fatto inoltre che artisti di tale calibro come Judith Hill e Kevin Gullage, due icone nel blues mondiale, abbiano accolto il nostro invito ad esibirsi nella nostra città conferma quanto Cerveteri sia una realtà appetibile per eventi di spessore come questo”.
“Così come detto la prima sera – aggiunge la Cennerilli – quando si parla di blues nella nostra città il pensiero vola obbligatoriamente ad un nostro storico concittadino, uno dei bluesman più apprezzati d’Italia che ci ha lasciato troppo presto: Fabrizio Frosi, per tutti quanti noi ‘Bricchio’. Ci piacerebbe che un giorno, questa rassegna possa portare il suo nome: sono certa che da lassù, ovunque lui si trovi, abbia apprezzato anche lui la straordinaria musica ascoltata in queste due serate eccezionali”.



Comunicato stampa
Comunicato stampa
Negli ultimi 18 mesi oltre 388 milioni di euro di risorse gestite attraverso 20 misure, 228 milioni di investimenti attivati, più di 181 milioni di spesa europea certificata e una strategia
di Venture Capital da 140 milioni
Roma, 15 luglio 2026 – Si è svolto oggi a Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis, “Il Lazio che cresce 2026”, l’evento promosso dalla Regione Lazio per presentare il bilancio delle azioni realizzate a sostegno delle imprese, dell’innovazione e dello sviluppo economico del territorio e illustrare le prospettive e le opportunità della programmazione regionale ed europea per il 2026.
La vicepresidente e assessore a Sviluppo economico, Commercio, Artigianato, Industria e Internazionalizzazione della Regione Lazio, Roberta Angelilli, ha illustrato i risultati raggiunti negli ultimi 18 mesi e le nuove azioni di intervento messe in campo dalla Regione, con particolare riferimento alle opportunità offerte dal Programma Regionale FESR Lazio 2021-2027.
I dati presentati confermano il ruolo strategico svolto da Lazio Innova nell’attuazione delle politiche regionali per la competitività e l’innovazione.
Dal gennaio 2025 sono stati gestiti 20 avvisi pubblici per un valore complessivo di 388 milioni di euro, destinati a imprese, organismi di ricerca e professionisti. Particolarmente significativo il contributo alla programmazione europea: oltre 181 milioni di euro di spesa validata sul PR FESR 2021-2027, pari a più del 92% della spesa certificata dell’intero Programma.
Sul fronte delle imprese, le misure regionali hanno consentito di sostenere 1.363 beneficiari, tra cui 1.308 imprese e 55 organismi di ricerca, attivando oltre 228 milioni di euro di investimenti e concedendo 114 milioni di euro di contributi.
Grande attenzione è stata dedicata anche al rafforzamento dell’ecosistema regionale delle startup. Nel 2025 ha preso avvio la nuova strategia regionale per il Venture Capital, sostenuta da una dotazione complessiva di circa 140 milioni di euro, allocati presso 6 Fondi di Venture Capital e 9 Acceleratori, da destinare all’ecosistema delle startup.
Sul versante dell’internazionalizzazione, sono state promosse oltre 60 iniziative internazionali e sono stati messi a disposizione 15 milioni di euro attraverso i Voucher Internazionalizzazione, mentre l’avviso Invest in Lazio Grant Facility, attualmente in fase di valutazione, con una dotazione di 20 milioni di euro, punta ad attrarre nuovi investimenti produttivi nel territorio regionale.
«I risultati presentati oggi dimostrano che il Lazio ha rafforzato la propria capacità di trasformare le risorse europee e regionali in investimenti, innovazione e opportunità per imprese. Abbiamo costruito strumenti sempre più efficaci per sostenere la competitività e stiamo accompagnando una nuova stagione di sviluppo fondata su innovazione tecnologica, transizione sostenibile, internazionalizzazione. Abbiamo dedicato particolare attenzione al sistema delle startup, che potrà beneficiare dal prossimo settembre di oltre 140 milioni di potenziali investimenti nel capitale azionario. Nostro obiettivo è continuare a creare le condizioni perché le imprese del Lazio possano crescere, attrarre investimenti e competere sui mercati nazionali e internazionali», ha dichiarato la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli.
Nel corso dell’incontro sono state inoltre illustrate le principali linee di intervento previste per il 2026, tra cui il programma Technology Transfer Lazio, dedicato alla creazione di imprese dalla ricerca, l’apertura dell’Hub dell’Innovazione nell’area Ostiense, la pubblicazione di nuovi avvisi per oltre 130 milioni e l’apertura dello Sportello Credito Agevolato Bei per 120 milioni.
Sono intervenuti i presidenti delle associazioni delle imprese del territorio, portando suggerimenti e proposte per l’azione della Regione: Giuseppe Biazzo, Unindustria; Alessandro Sbordoni, Federlazio; Massimo Tabacchiera, Confapi; Francesca De Santctis, Acer; Pier Andrea Chevallard, Confcommercio.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto “Potenziamento Rete Spazio Attivo”, finanziato dal PR Lazio FESR 2021-2027, Obiettivo Specifico 1.3, finalizzato a sostenere la crescita, la competitività e l’occupazione delle piccole e medie imprese del Lazio.
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È stata inaugurata oggi al Policlinico Umberto I presso la IV Clinica Chirurgica, Dipartimento di Emergenza-Accettazione, Anestesia e Aree Critiche un nuovo reparto di Terapia Intensiva ad Alto Biocontenimento. Una struttura da 20 posti letto realizzata con un investimento di 3,7 milioni di euro finanziato attraverso le risorse previste dal Decreto-Legge 34/2020, successivamente confluite nel PNRR, secondo quanto disposto dalla Deliberazione della Regione Lazio n. 236 del 25 maggio 2023.
«Oggi inauguriamo molto più di un nuovo reparto – ha spiegato Fabrizio d’Alba il Direttore generale – consegniamo alle cittadine e ai cittadini e una struttura che rappresenta un investimento nella sicurezza, nell’innovazione e nella capacità del Policlinico Umberto I di rispondere alle sfide della sanità di oggi e di domani. Questa Terapia Intensiva nasce dall’esperienza maturata durante la pandemia, ma guarda al futuro. È il primo tassello del Policlinico che stiamo costruendo: un ospedale sempre più moderno, sicuro, sostenibile e umano, dove innovazione tecnologica e qualità dell’assistenza procedono insieme».
La nuova Terapia Intensiva è stata progettata secondo i più elevati standard di biocontenimento e consentirà di gestire in sicurezza sia pazienti affetti da patologie infettive ad alta trasmissibilità sia pazienti particolarmente fragili o immunocompromessi, riducendo il rischio di infezioni correlate all’assistenza grazie a sistemi di isolamento, controllo della pressione degli ambienti e percorsi dedicati.
Il reparto dispone di 20 posti letto, di cui 8 camere singole con zona filtro, che consentono un isolamento bidirezionale: proteggere il paziente dall’ambiente esterno oppure, quando necessario, proteggere l’ambiente circostante dal paziente. La configurazione permette inoltre di gestire rapidamente sia casi singoli sia eventuali aree di isolamento di coorte.
Dal punto di vista tecnologico, la struttura è dotata di apparecchiature di ultima generazione e sistemi avanzati di monitoraggio in grado di assistere pazienti con insufficienza respiratoria grave, supporto extracorporeo ECMO, shock cardiogeno, assistenza ventricolare meccanica, insufficienza multiorgano, dialisi continua e sistemi di depurazione epatica. L’intero reparto è supportato da un sistema integrato di telemetria multiparametrica e videosorveglianza a circuito chiuso che garantisce il monitoraggio continuo dei pazienti.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all’umanizzazione delle cure. Gli ambienti, luminosi e dotati di luce naturale, sono stati progettati per favorire il benessere dei pazienti, mentre le zone filtro consentono l’accesso protetto dei familiari anche nei percorsi di biocontenimento. Completano il reparto una sala d’attesa dedicata e una sala colloqui riservata.
La nuova Terapia Intensiva potrà contare su un’équipe multidisciplinare composta da 8 anestesisti presenti 24 ore su 24, 50 infermieri, fisioterapisti, psicologi e specialisti delle diverse discipline del Policlinico.
«Questa struttura – ha aggiunto d’Alba – rafforza la rete dell’emergenza regionale e consegna al Servizio sanitario del Lazio un reparto capace di affrontare le sfide della medicina intensiva del presente e del futuro. Ogni nuovo reparto che realizziamo rappresenta un passo avanti nel percorso di rinnovamento del Policlinico Umberto I e un investimento concreto nella sanità pubblica.»
Comunicato stampa
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Questa mattina il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti in visita alla struttura insieme al Comandante dell’Ufficio Locale Marittimo di Ladispoli, Primo Maresciallo Cristian Vitale
Inizio da record per Liberamente, la spiaggia pubblica, comunale, inclusiva e perfettamente attrezzata per accogliere persone con disabilità fisiche e motorie sull’arenile di Campo di Mare: quasi 600 gli utenti che in queste due prime settimane di attività nella stagione balneare 2026 hanno scelto di trascorrere una giornata di mare all’interno della struttura realizzata dal Comune di Cerveteri.
Questa mattina, Il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti, è tornata a Liberamente, dove insieme al personale della Cooperativa Solidarietà, ha accolto il comandante dell’Ufficio Locale Marittimo di Ladispoli, il primo maresciallo Cristian Vitale: un incontro istituzionale durante il quale il Comandante Vitale ha avuto occasione di augurare una buona estate al personale della Cooperativa e al tempo stesso di visionare la struttura realizzata dall’Amministrazione comunale insieme alla Multiservizi Caerite.
“Accolgo sempre con estremo piacere la presenza del Primo Maresciallo Vitale in tutte le attività che svolgiamo in spiaggia e in generale sul nostro mare – ha dichiarato il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – la sua attività a tutela del nostro territorio è fondamentale per Cerveteri, per la tutela di bagnanti, villeggianti e visitatori”.
“In questa circostanza – aggiunge il Sindaco Gubetti – ho avuto anche modo di poter conoscere il programma di appuntamenti estivi che sta organizzando la Cooperativa Solidarietà all’interno della spiaggia Liberamente: attività ricreative e di aggregazione, momenti culturali, di ballo, di benessere fisico che già sono stati proposti lo scorso anno con grande successo e che quest’anno sono pronti a bissare il gradimento e il consenso dell’utenza. Inoltre, la Cooperativa mi ha comunicato un dato davvero bellissimo e che da Sindaco mi inorgoglisce: in appena due settimane di attività, sono stati quasi 600 gli accessi alla Spiaggia Liberamente: una media di 60 persone al giorno, provenienti anche dai Comuni limitrofi hanno scelto Campo di Mare e Liberamente. Una testimonianza importante e concreta di quanto questa realtà, che abbiamo fortemente voluto e sulla quale ogni anno impegniamo risorse sempre maggiori, rappresenti un punto di riferimento importante per tutti coloro che vogliono vivere il mare e l’estate in maniera libera, accessibile e accogliente”.
“Ricordo – conclude il Sindaco Gubetti – che la spiaggia Liberamente è aperta tutti i giorni, sette giorni su sette, dalle ore 09:00 alle ore 19:00. Per informazioni e prenotazioni, contattare il numero 3513580419”.
