Non è stato un inverno semplice per l’Università Agraria di Manziana, che ha avuto il suo bel da fare per mettere in sicurezza l’ampio territorio boschivo di seguito all’eccezionale ondata di pioggia e vento che hanno caratterizzato la stagione; interventi mirati di manutenzione, salvaguardia e stabilizzazione di alberi, recinzioni e fontanili hanno messo a dura prova le risorse umane.
Nel contempo, l’Ente ha proseguito nel suo lavoro ordinario e straordinario di salvaguardia del patrimonio agro-forestale sottoposto alla sua giurisdizione, cercando di proseguire nel solco tracciato negli oltre 120 anni di storia, portando avanti le tradizioni ma con una visione diretta al futuro, conscio degli inevitabili e frenetici cambiamenti in corso al giorno d’oggi.
Tra le tante iniziative che si stanno portando avanti, merita una doverosa menzione l’ormai famosa “Casetta della Cultura”, una casetta in legno che si trova poco dopo l’ingresso principale del Bosco Macchia Grande e che funge da punto di bookcrossing libero, dove è possibile prendere libri e lasciarne altri. Grazie all’impagabile lavoro e alla notevole dedizione del volontario Paolo, questo luogo promuove la lettura in un contesto straordinariamente unico.
Lodevole e certamente non trascurabile è poi l’intervento su un tratto identificato come presunto diverticolo della Via Clodia condotto dal GATC – Gruppo Archeologico del Territorio Cerite, con la concessione della Soprintendenza dell’Etruria Meridionale.
Grazie al minuzioso lavoro di esperti e volontari si sta riportando alla luce in tutto il suo splendore una strada romana di circa 2000 anni fa.
Dopo il grande successo della prima edizione, nel mese di maggio verrà poi riproposto lo straordinario concerto gratuito dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio “Santa Cecilia” nello scenario del Fontanile di Mezza Macchia, all’interno del Bosco Macchia Grande, che si trasformerà nuovamente in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto in uno spettacolo unico e suggestivo.
I locali Ex-Motosi, ristrutturati e riportati in vita già da alcuni anni, continuano a essere un polo di riferimento e aggregazione per la comunità manzianese in ambito culturale, educativo e sociologico, e presto si cercherà di metter mano agli antichi casali di proprietà dell’Ente, anch’essi già fruibili e a disposizione della collettività. Proprio nei pressi del complesso Ex-Motosi si inseriscono Federico e la sua Trails Academy, scuola di mountain bike per giovani e giovanissimi, ma anche adulti, cui l’Ente ha dato in gestione uno spazio da sfruttare per le attività a stretto contatto con la natura.
L’amministrazione comunale informa che, nella Biblioteca di Ladispoli, è in programma “Apertamente”: un percorso per avvicinarsi alla mindfulness attraverso la lettura, dedicato ai bambini dai 4 ai 7 anni accompagnati dai loro genitori.
La mindfulness, come molti di voi sanno, è un modo particolare di prestare attenzione al presente, con intenzione e senza giudizio, riconoscendo ciò che accade fuori e dentro di sé.
I bambini sono maestri nel vivere l’esperienza nel qui ed ora ma la società di oggi, sempre di corsa e continue distrazioni, li porta gradualmente a perdere questa particolare forma di curiosità ed attenzione. Questo percorso, rivolto a bambini e genitori, vuole essere un’occasione per fermarsi ad osservare quello che c’è, imparando a riconoscere le emozioni nel momento in cui si presentano e sentire le sensazioni che arrivano dal proprio corpo: attraverso la lettura che, come sempre, accompagnerà i partecipanti, lasceremo emergere riflessioni e nuove consapevolezze da portare nella quotidianità per gestire anche le emozioni più intense.
Il percorso è strutturato in tre incontri che si terranno in Biblioteca lunedì 11, 18 e 25 maggio alle ore 16:30; la partecipazione è gratuita ma è necessaria la prenotazione scrivendo a biblioteca@comunediladispoli.it e specificando:
– nome ed età del partecipante
– cognome, nome e contatto telefonico di un genitore
“Apertamente” è una delle attività di “Radici di carta”, progetto della Biblioteca finanziato con il contributo della Regione Lazio. Legge 24/19 – Piano annuale 2025, che prevede la realizzazione di attività per minori volte a far vivere la Biblioteca come luogo di conoscenza e svago, e la lettura come esperienza significativa di condivisione e crescita.
Il percorso è ideato dall’Associazione di Promozione Sociale Aperta Parentesi e gli appuntamenti sono tenuti dalla psicologa Antonietta Bruzzese; è inserito nel PROGRAMMA DEL MAGGIO DEI LIBRI 2026, la campagna nazionale curata dal CEPELL nata con l’obiettivo di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale, culturale e civile.
Anche quest’anno partecipiamo a questa importante iniziativa con tanti eventi diversi.
Consultate il programma completo sulla pagina o in Biblioteca.
L’inerzia dell’amministrazione comunale sta diventando un danno concreto per la comunità. La paralisi decisionale si riflette oggi in modo grave sull’iter di approvazione del Consorzio per la gestione dei servizi sociali, un provvedimento fondamentale scomparso nel nulla dopo il ritiro dai Consigli comunali del 16 e 23 dicembre 2025.
Da allora, il silenzio. Nessuna spiegazione, nessuna assunzione di responsabilità. Solo un vuoto preoccupante che lascia cittadini, enti e associazioni del Terzo Settore in una condizione di totale incertezza. Si tratta di incapacità amministrativa o di una scelta deliberata, quanto meno irresponsabile?
Non lo sappiamo, o forse sì. Nel frattempo, chi lavora ogni giorno accanto alle persone più fragili vede crescere il rischio di gravi ricadute sui servizi essenziali. Non parliamo di atti burocratici, ma di risposte concrete a bisogni reali: assistenza, inclusione, dignità.
Città Futura Anno Zero rompe il silenzio e chiama l’amministrazione alle proprie responsabilità. La Sindaca e l’assessore competente devono spiegare ai cittadini cosa sta accadendo e perché questo provvedimento è stato congelato senza alcuna trasparenza.
Per questo, abbiamo chiesto, assieme a tutti i consiglieri comunali di opposizione, la convocazione immediata di un Consiglio comunale aperto, un momento di confronto pubblico, vero e non formale, che faccia finalmente chiarezza sullo stato dell’arte e sulle intenzioni dell’amministrazione.
Rivolgiamo un appello forte alla partecipazione a tutte le associazioni, agli operatori del sociale, ma soprattutto ai cittadini, che da troppo tempo subiscono le conseguenze di una politica immobile. È il momento di pretendere risposte. E di ottenerle.
Giovedì7 Maggio 2026 alle ore 19.00, nella suggestiva Chiesa di San Michele a Cerveteri, si realizzerà in occasione dei festeggiamenti del Patrono San Michele Arcangelo, il Concerto Teatrale Multimediale “Chi è S. Michele? La Luce che sconfigge le tenebre”per laregia e adattamento di Agostino De Angelis, organizzato dall’AssociazioneCulturale ArcheoTheatron con il coro Parrocchiale di Santa Maria Maggiore di Cerveteri per volontà del Parroco Don Gianni Sangiorgio e alla disponibilità della Diocesi di Porto Santa Rufina, Civitavecchia-Tarquinia nella persona di S.E. Mons. Gianrico Ruzza. con il patrocinio gratuito di Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale.
L’evento del 7 maggio, ad ingresso libero, sarà un viaggio spirituale tra musica, parola e immagini nel cuore della storia e della tradizione ceretana. Non un semplice concerto, ma un’opera multimediale dove la recitazione drammaturgica si fonde con il canto corale e proiezioni visive. La figura del “Principe delle Milizie Celesti” verrà indagata non solo come icona religiosa, ma come simbolo universale della lotta del bene contro il male. Sotto la guida sapiente di Agostino De Angelis, noto per la sua capacità di valorizzare i siti storici e religiosi attraverso il teatro, il pubblico sarà accompagnato in una riflessione profonda sulla “Luce” che guida l’umanità nelle epoche più oscure. L’evento rientra nel calendario dei festeggiamenti promossi dal Comune di Cerveteri con la Pro Loco.
La scelta del luogo e del tema non è casuale. Il culto di San Michele Arcangelo affonda le radici nell’identità stessa di Cerveteri: la Chiesa di San Michele è uno dei cardini della vita spirituale locale, custode di una devozione secolare che unisce la comunità. In un territorio come quello ceretano, intriso di storia etrusca e cristiana, San Michele rappresenta il ponte tra il mondo terreno e quello divino, il custode che protegge la città.
Il messaggio spirituale e iconografico di San Michele prende vita attraverso l’interpretazione di: Elsie Papi,Patrizia Paoletti,Giacomo Rinaldi,Alessandra Magrelli,Renato Arseni, Rossella Travagliati, Bruno Frosi con gli allievi dell’Academy for Theater Cinema and Cultural Heritage: Stefano Ercolani, Riccardo Frontoni, Monia Marchi, Riccardo Dominici, Luisa De Antoniis, Marta Soracco, Samira Ercolani, Nerina Piras, Filippo Soracco, Rosita Piantadosi che daranno vigore drammatico alla figura dell’Arcangelo, esplorandone la dualità di guerriero della luce e protettore delle anime.
Il commento sonoro, fulcro emotivo della serata, è affidato alla formazione corale composta dal coro di Santa Maria Maggiore con i cori della SS. Trinità e Santuario Nostra Signora di Ceri.
Sotto la direzione esperta del M° Alessio Piantadosi, le compagini corali eseguiranno un repertorio sacro volto a richiamare le atmosfere celestiali. L’accompagnamento strumentale vedrà al pianoforte il M° Michelina Saggese e all’organo Christian Proietti, il cui dialogo sonoro sosterrà l’ascesa mistica della narrazione, accompagnati da proiezione di immagini e filmati.
“Attraverso questo evento vogliamo riscoprire il valore antropologico e spirituale della figura di Michele,” dichiara il regista De Angelis. “In un momento storico complesso, la sua spada levata e la sua luce diventano metafore di speranza e resilienza per tutta la cittadinanza.”
Nel cuore di Manziana, in Piazza Firenze, prende forma un progetto concreto e necessario per rispondere all’emergenza abitativa: un centro di accoglienza per le persone in condizione di fragilità e marginalità sociale, il primo di questo tipo sul territorio comunale. Un’iniziativa che porta con sé risorse importanti, una rete istituzionale consolidata e una visione chiara: nessuno deve restare indietro.
I locali oggetto dell’intervento sono di proprietà delle Suore Francescane Alcantarine e, grazie a una concessione ventennale, sono stati messi a disposizione del Comune di Manziana, compiendo un gesto di grande valore civico e sociale.
Il progetto è finanziato attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Misure 1.3.1 e 1.3.2, destinate al potenziamento dei servizi sociali e al contrasto alla povertà estrema. I fondi vengono gestiti dal Distretto Socio-Sanitario RM 4.3, che fa da soggetto attuatore del progetto. Recentemente, il Distretto è stato trasformato in Consorzio per rafforzare la collaborazione tra i comuni aderenti e, il Sindaco di Manziana, attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente dell’Assemblea.
I lavori trasformeranno gli spazi in un piccolo ma funzionale centro residenziale: una cucina con zona giorno, due bagni e due camere con almeno quattro posti letto complessivi. Un ambiente accogliente, pensato non come dormitorio d’emergenza ma come luogo di transizione verso una vita più dignitosa. Una delle stanze del centro sarà destinata a una funzione speciale: la “Stazione di Posta”. Il nome evoca le antiche stazioni lungo le strade di campagna, dove i viaggiatori potevano riposarsi, cambiare i cavalli e rifornirsi prima di riprendere il cammino. Oggi, con questa stessa metafora, si indicano i centri servizi destinati a persone in grave disagio sociale e senza dimora: luoghi dove fermarsi, ricevere supporto e orientamento per intraprendere il proprio percorso verso l’autonomia. La Stazione di Posta di Piazza Firenze offrirà servizi concreti e immediati: ascolto e orientamento per chi si trova in difficoltà, supporto sanitario di base e, forse la cosa più preziosa, la possibilità di ottenere la residenza anagrafica.
L’obiettivo è chiaro: creare un luogo sicuro e accessibile, capace di offrire non solo un riparo ma concreta assistenza alle persone fragili, costruendo percorsi individuali di reinserimento. Questo progetto rappresenta un investimento sul futuro della comunità, per rafforzare il tessuto sociale nel suo complesso. Manziana dimostra così, attraverso una visione condivisa e l’utilizzo efficace delle risorse disponibili, come sia possibile trasformare un bisogno in un’opportunità di crescita e solidarietà.
Lia spinse la porta di casa con la stanchezza di una giornata lunga, ma con il desiderio di una serata speciale. Nel cuore custodiva un’attesa lieve: era il settimo anniversario del loro primo bacio e il pensiero di Paolo che l’aspettava con una sorpresa le aveva addolcito tutta la giornata.
Entrò quasi ridendo, con il sorriso ancora a metà, ma il buio la fermò come una mano sul petto. Invece del tavolo apparecchiato per due con le romantiche candele e le rose rosse di ogni anno, ad accoglierla c’erano solo silenzio e buio. Nessun biglietto, nessun segno di Paolo. Una fitta le attraversò il petto. Cercò di non dare peso a quella delusione sottile che, però, si allargava dentro di lei come una crepa nel vetro. Possibile che avesse dimenticato la loro promessa di ritrovarsi ogni anno, alla stessa ora, per baciarsi come un piccolo rito d’amore?
Posò le chiavi e la borsa, si tolse la giacca. In cucina non c’era nulla, in giro nessun segno di una possibile sorpresa. Non se ne capacitava. Convivevano da anni e mai aveva avuto dubbi sul loro amore.
Sul frigorifero, il calendario che avevano comprato insieme era lì, con la data di quel giorno cerchiata in rosso da settimane. Lia si avvicinò, come se quel cerchio potesse rassicurarla. Ma accanto, attaccato con una calamita, c’era il biglietto che Paolo aveva lasciato quella mattina: ‘Esco presto. Torno tardi.’ Nessun riferimento all’anniversario. Nessun cuoricino, nessuna nota affettuosa. Solo parole secche, quasi impersonali.
Un’inquietudine le attraversò lo stomaco. Ripensò al loro bisticcio di poche ore prima. Una sciocchezza, certo. Lei che aveva dimenticato di comprare il caffè, lui che aveva sbuffato, lei che aveva risposto male, lui che aveva chiuso il telefono con un saluto brusco. Un niente. Eppure, ora, quel niente sembrava ingigantirsi e, con esso, un pensiero che Lia detestava anche solo formulare: e se Paolo avesse iniziato, anche solo senza volerlo, a scivolare in quella logica distorta in cui certe cose “spettano” alla donna? Non lo aveva mai visto comportarsi così. Mai. Ma quante volte aveva visto uomini, amici, colleghi, perfino sconosciuti, trasformare un piccolo fastidio domestico in un giudizio sulla donna accanto a loro? Quante volte aveva visto quel ‘non è niente’ trasformarsi, altrove, in un modo subdolo per scaricare sulle donne responsabilità che dovrebbero essere condivise?
La paura prese forma proprio lì, davanti a quel biglietto. Non era solo il timore che Paolo avesse dimenticato l’anniversario. Era il timore, più profondo e più amaro, che anche lui potesse scivolare, magari senza accorgersene, in quella trappola antica: quella in cui l’uomo si aspetta, la donna provvede e il silenzio fa il resto.
Lia si voltò, cercando un appiglio, e lo trovò.
Sul bancone, un sacchetto della spesa che non aveva notato entrando. Dentro, una confezione nuova di caffè, il suo preferito, e, accanto, la tisana dal profumo lieve che lui faticava sempre a trovare perché ‘ha un nome impronunciabile’. Due piccoli oggetti che le parlavano al cuore.
Lia si fermò. Sorrise. Il cuore le si sciolse in un istante. Quel gesto semplice, quasi invisibile, aveva cancellato ogni ombra. Non c’era nessuna pretesa, nessuna aspettativa di ruolo, nessuna deriva maschilista. Solo un uomo che, nonostante il litigio, aveva pensato a lei. Un uomo che non delegava a lei il compito di ‘ricordare’, ‘provvedere’, ‘fare’. Un uomo che non confondeva l’amore con il diritto di pretendere, ma che, con quel caffè e quella tisana, le ricordava che l’amore vero si costruisce fianco a fianco, non sopra qualcuno, che l’amore non divide i compiti, li intreccia.
Proprio mentre quel sollievo la attraversava, prese il cellulare per chiamarlo, ma un bagliore improvviso tagliò il soggiorno: Alexa si accese da sola. Un istante dopo, la loro canzone riempì la stanza come un ricordo che torna a reclamare il suo posto. Partì una melodia che la immobilizzò: era la loro canzone, quella che sette anni prima aveva riempito l’aria del locale che aveva preso vita da poco: il ‘Four Friends’ di Bracciano, dove si erano conosciuti e si erano scelti. Poi la voce sintetica, ma sorprendentemente dolce, aggiunse:
“Lui ti sta aspettando dove sapete”.
Lia sentì il cuore accelerare. Guardò l’ora: mancavano dieci minuti all’ora esatta di quel bacio. Non perse tempo. Uscì così com’era, con la fretta di chi teme di arrivare tardi a qualcosa di prezioso.
Quando raggiunse il “Four Friends”, il locale brillava come una promessa mantenuta: luci calde, atmosfera accogliente, profumo di cucina autentica e il mormorio felice dei clienti. Era il loro posto, il luogo dove tutto era iniziato. Tutto sembrava identico a quella sera lontana, come se il tempo avesse deciso di fare un passo indietro. Paolo era lì, come se non si fosse mai mosso da quel punto in sette anni. In mano aveva una rosa e una piccola scatola.
Quando gli fu vicina, il mondo sembrò fermarsi. Si baciarono all’ora esatta, come ogni anno. Ma questa volta, lui si inginocchiò.
“Vuoi sposarmi?”
Rimase senza fiato, il sì le uscì come un sorriso che non riusciva più a trattenere.
Dentro, al loro tavolo preferito, li attendevano candele accese e la stessa canzone in sottofondo. Il ‘Four Friends’ li accolse con la sua atmosfera intima, i piatti curati, il calore di un luogo che non è solo un locale, ma rifugio di amicizia e di amore e, quella sera, sembrava brillare di una luce nuova.
Mentre brindavano, Lia pensò che certi posti non si limitano a fare da sfondo: custodiscono le promesse, le emozioni, i ricordi, e il ‘Four Friends’ era il ricordo da portare nel futuro, il custode più fedele della loro storia.
A Bracciano, la storia del Centro Sociale Diurno per Anziani “Aurelio Appolloni” non è solo una questione amministrativa. È una vicenda che attraversa vite, abitudini, luoghi che per molti hanno il sapore della quotidianità e quando tutto questo viene messo in discussione, procurando una pericolosa perdita d’equilibrio, il rischio è di sentirci tutti più poveri.
Tutto comincia quando la ASL RM4 decide di non rinnovare la locazione della sede di via di Santa Lucia, dove da anni si tengono i corsi universitari di Scienze infermieristiche e Fisioterapia. Una scelta tecnica, forse inevitabile, che però mette in moto un effetto domino.
La mobilitazione dell’Amministrazione Comunale di Bracciano, insieme con altre realtà del territorio, evita il trasferimento del Polo infermieristico a Civitavecchia, ma non ferma il cambiamento: i corsi verranno spostati, per decisione della Direttrice Generale della ASL RM4, nei locali dell’Ospedale Vecchio. Sembra quasi un attraente ritorno alle origini, ma è un duro colpo per il Centro diurno per anziani, che proprio lì aveva trovato la sua idonea sistemazione, il suo nido. Capita che la convenzione con l’associazione Luce del Sole, dopo tre anni di contratto, scada il 16 marzo e il Centro si ritrova all’improvviso senza una casa.
È un colpo che incrina abitudini, sicurezza, dignità. Da un giorno all’altro le porte si chiudono, i corridoi si svuotano, e ciò che era consuetudine, quasi un rifugio quotidiano, diventa un ricordo sospeso. L’Amministrazione Comunale si trova così a rincorrere il tempo, costretta a cercare una soluzione prima che la precarietà, così dura da sopportare a qualsiasi età, diventi un peso insostenibile per chi, arrivato alla terza età, chiede solo un po’ di stabilità e continuità.
In un paese, quando due fragilità, i giovani che studiano e gli anziani che cercano socialità, finiscono per sfiorarsi e rischiare di sovrapporsi, la comunità sente il peso delle scelte prese altrove. Non è una responsabilità dell’Amministrazione Comunale, che anzi si trova a gestire le conseguenze, ma è una ferita che riguarda tutti.
Così, mentre si cerca una soluzione definitiva, che porterà alla pubblicazione del nuovo Bando, anche per il Centro Sociale Diurno Bracciano Nuova ”Mariella Giammona”, l’Amministrazione Comunale apre le porte dell’Archivio Storico. Non è la sede ideale, ma è un riparo immediato: un luogo dove continuare a incontrarsi, a giocare a carte, a seguire un corso, a sentirsi ancora parte di qualcosa. Una continuità preziosa, soprattutto per chi vive momenti di solitudine.
Resta però la domanda più importante: dove potrà rinascere il Centro? Perché negli anni è diventato molto più di un servizio. È un punto di riferimento, un luogo di memoria e di futuro, un presidio di comunità. E ora ha bisogno di una casa che non sia provvisoria.
Se davvero una civiltà si misura da come si prende cura dei suoi giovani e dei suoi anziani, questa vicenda offre un’occasione rara: trasformare un problema in un salto di qualità. Non solo per chi oggi frequenta il Centro, ma per l’idea stessa di comunità che Bracciano vuole essere.
Un percorso educativo, agricolo e profondamente umano, questo è il cuore di “Insieme si Cresce”, il progetto promosso dall’Associazione A.A.I.S. e realizzato in collaborazione con il gli Istituti “Ignazio Vian” e “Salvo D’Acquisto”.
All’interno del progetto, gli studenti del Liceo “Ignazio Vian” hanno potuto svolgere il percorso di Formazione Scuola-Lavoro non solo per favorire l’inclusione sociale, ma anche per accompagnare i ragazzi nella costruzione di un proprio progetto di vita in incontri che hanno permesso agli studenti di essere accolti e integrati nel gruppo di lavoro in agricoltura sociale, sperimentando un apprendimento concreto, partecipato e profondamente umano. Parallelamente, gli studenti del “Salvo D’Acquisto” hanno avuto l’opportunità di mettere in pratica molte delle conoscenze teoriche acquisite in classe, grazie a un coinvolgimento attivo nel gruppo integrato, trasformando la teoria in esperienza e la partecipazione in competenza.
Il gruppo di lavoro integrato ha operato su più fronti, dalla preparazione degli orti a cassoni, alla semina in serra e trapianto delle piantine, fino alla raccolta degli ortaggi, favorendo l’acquisizione di nuove competenze pratiche, la partecipazione attiva, la nascita di relazioni autentiche, il rafforzamento dei legami già esistenti e la creazione di nuove amicizie.
Accanto alle attività agricole, un ruolo centrale lo hanno avuto i laboratori di trasformazione: calendula, lavanda, iperico e olio d’oliva sono diventati oleoliti, poi trasformati in unguenti grazie alla cera d’api prodotta dall’associazione. Un’esperienza che ha permesso agli studenti di sperimentare competenze manuali, creative e relazionali, in un contesto protetto e accogliente.
L’inclusione delle persone più fragili è “una responsabilità condivisa che coinvolge l’intera comunità civile”, e solo dalla collaborazione tra famiglie, scuole, associazioni e servizi può nascere una società più giusta e accogliente e il progetto si è confermato essere un’azione aggregativa capace di valorizzare diversità, talenti e capacità individuali, trasformandoli in risorse per l’intero gruppo.
L’A.A.I.S. si configura sempre di più come un polo aggregativo e inclusivo che fa delle diversità umana ed ambientale un punto di forza. Un’esperienza che non si limita alla formazione, ma che diventa un modello di comunità: un luogo dove si impara, si lavora, si cresce e soprattutto si costruiscono relazioni che durano nel tempo.
Ci sono ferite che la nostra comunità porta ancora sulla pelle. In questi anni, come vostro Sindaco, ho pianto insieme a molte famiglie per la perdita di concittadini, giovani e meno giovani. Abbiamo conosciuto il dolore più atroce di chi, in momenti di buio assoluto, sceglie gesti tragici e definitivi. Ogni volta, quel dolore è diventato una promessa: trasformare l’impotenza in una rete di protezione reale.
Ieri sera a Cerveteri, quella promessa è diventata realtà. Una ragazza e i Carabinieri, insieme, hanno fatto sì che una situazione critica non diventasse tragedia: probabilmente hanno salvato una vita, evitando che un possibile atto estremo lasciasse un altro vuoto incolmabile tra noi.
Tutto è iniziato con una ragazza. Non sappiamo chi sia, non l’abbiamo ancora individuata, ma è stata lei la prima “sentinella”. Si è fermata, non ha girato lo sguardo e ha parlato a lungo con quel giovane, riuscendo a stabilire un contatto proprio nel momento più difficile.
A lei rivolgo il mio appello più sentito: se leggi queste parole, o se qualcuno sa chi sei, fatti avanti. La nostra comunità ti è grata e vorrei ringraziarti personalmente per il tuo coraggio.
In quel momento esatto, sono intervenuti i Carabinieri. I militari non erano lì per una chiamata d’emergenza, ma si trovavano sul posto per un pattugliamento di routine. Questa è la dimostrazione concreta di quanto la zona del belvedere sia costantemente sorvegliata e presidiata. Il loro è stato un intervento professionale e perfetto, eseguito con una lucidità e una sensibilità straordinarie che hanno consentito il salvataggio. A loro va il ringraziamento più profondo della città.
Dal 2025 è attivo un Protocollo Aziendale ASL per la gestione del rischio suicidario nelle strutture ospedaliere e territoriali, studiato per seguire e proteggere i casi a rischio.
In questo percorso, il CIM (Centro di Igiene Mentale) è il nostro punto di riferimento: il centro sta attivando un vero e proprio nucleo operativo funzionale a migliorare la gestione del rischio e a ottimizzare le risorse sul territorio. Una regia precisa che garantisce che, dopo l’emergenza, ci sia una presa in carico reale.
L’Associazione Culturale Il Salto svolgerà un provino cinematografico per selezionare 7 ruoli da protagonisti per il film indipendente “La corte dei miracoli”, 4 ruoli femminili e 3 ruoli maschili età compresa tra i 16 ai 20 anni, anche senza alcuna esperienza cinematografica.
Giornata del provino 16 maggio 2026 h. 11 presso il TMF Teatro Comunale Canale Monterano