Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce dei risultati dell’indagine Eurispes “La criminalitΓ giovanile. Fra rappresentazione e realtΓ ”, ritiene che il fenomeno della devianza giovanile imponga una riflessione che superi tanto la lettura emergenziale quanto quella esclusivamente repressiva.
L’indagine, realizzata con il contributo del Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale, evidenzia come le segnalazioni di giovani tra i 14 e i 24 anni denunciati o arrestati, dopo una progressiva diminuzione registrata tra il 2015 e il 2020, abbiano ripreso a crescere nel periodo successivo alla pandemia, con un incremento complessivo del 2,54% tra il 2024 e il 2025. Particolarmente significativa appare la crescita delle segnalazioni nella fascia adolescenziale 14-17 anni, che conferma quanto l’emergenza pandemica abbia inciso sui percorsi di sviluppo emotivo, relazionale e sociale dei piΓΉ giovani.
L’indagine restituisce inoltre un dato di straordinaria rilevanza culturale: l’85,5% degli italiani ritiene che l’assenza o la distrazione della famiglia rappresenti uno dei principali fattori che favoriscono i comportamenti violenti tra i giovani. Seguono il contesto sociale degradato (77,4%), un’educazione ritenuta eccessivamente permissiva (75,3%), la perdita di autorevolezza delle istituzioni (73,1%), l’esclusione sociale (70,9%) e il fallimento educativo della scuola (69,2%). Parallelamente, tra le cause della criminalitΓ giovanile vengono indicate l’inadeguatezza della famiglia (19%), la mancanza di una cultura della legalitΓ (18,9%), la carenza di opportunitΓ lavorative (13%), il disagio economico (12,2%) e l’influenza esercitata dal mondo digitale (9,4%).
Il rapporto documenta inoltre un fenomeno particolarmente allarmante: il furto continua a rappresentare il reato maggiormente diffuso tra gli adolescenti e i giovani, mentre cresce il ricorso alle armi da taglio e ad altri strumenti offensivi, con 9.762 segnalazioni nel 2025 rispetto alle 6.640 del 2015. A ciΓ² si aggiunge la preoccupante spettacolarizzazione degli atti illeciti attraverso i social network, dove furti, aggressioni e atti vandalici vengono filmati e diffusi per ottenere approvazione e visibilitΓ .
Questi numeri descrivono la dimensione del fenomeno; tuttavia essi non ne esauriscono il significato. La devianza non nasce improvvisamente nel momento in cui viene commesso un reato. Essa prende forma molto prima, quando si affievoliscono le relazioni significative, quando il bisogno di riconoscimento non trova risposte autentiche, quando il senso di appartenenza viene sostituito dalla ricerca di consenso immediato e quando il limite cessa di essere percepito come condizione della libertΓ per diventare un ostacolo da aggirare.
Il dato relativo alla famiglia non puΓ² essere interpretato come una semplice attribuzione di responsabilitΓ ai genitori. Esso rappresenta piuttosto il segnale di un progressivo indebolimento della funzione educativa esercitata dall’intera comunitΓ sociale. Nessuna famiglia educa da sola. Ogni processo di crescita si sviluppa all’interno di un ecosistema nel quale scuola, istituzioni, territorio, mondo dell’associazionismo, cultura, sport e comunicazione concorrono alla formazione della coscienza civile delle giovani generazioni.
L’incremento delle segnalazioni registrato dopo la pandemia conferma quanto i processi di costruzione dell’identitΓ siano profondamente influenzati dalla qualitΓ delle esperienze relazionali. L’interruzione della quotidianitΓ scolastica, la riduzione degli spazi di socializzazione e il progressivo trasferimento delle relazioni negli ambienti digitali hanno lasciato molti giovani privi di quei contesti nei quali si apprendono cooperazione, fiducia reciproca, gestione del conflitto e responsabilitΓ verso gli altri.
In questo scenario assume particolare rilievo il fenomeno della spettacolarizzazione della violenza attraverso i social network. Il gesto trasgressivo non viene piΓΉ vissuto soltanto come violazione della norma, ma come strumento di visibilitΓ , appartenenza e affermazione identitaria. La logica algoritmica, che premia l’impatto emotivo e la viralitΓ , rischia di trasformare il consenso digitale in una forma distorta di riconoscimento sociale, alimentando dinamiche emulative e progressivi processi di desensibilizzazione rispetto alla sofferenza altrui.
La scuola continua a rappresentare il principale presidio costituzionale di uguaglianza sostanziale e inclusione sociale. Tuttavia, attribuirle da sola il compito di contrastare la criminalitΓ giovanile significherebbe ignorare che l’educazione Γ¨ un processo diffuso, fondato sulla corresponsabilitΓ tra tutte le agenzie formative. Solo una comunitΓ educante coesa puΓ² ricostruire quei legami di fiducia che consentono ai giovani di riconoscere nella legalitΓ non un’imposizione esterna, ma un valore interiorizzato.
In tale prospettiva, la disciplina dei Diritti Umani assume un ruolo strategico. Educare ai diritti significa educare al riconoscimento dell’altro, alla responsabilitΓ personale, alla gestione non violenta dei conflitti, alla cittadinanza democratica, alla partecipazione attiva e alla consapevolezza che ogni diritto trova il proprio fondamento nel rispetto della dignitΓ della persona.
Per queste ragioni, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinchΓ© promuova un Piano Nazionale per le ComunitΓ Educanti e la Cultura dei Diritti Umani, ispirato alle piΓΉ efficaci esperienze sviluppate nei sistemi educativi dell’Unione europea. Il Piano dovrebbe trasformare progressivamente ogni istituzione scolastica in un Centro permanente di prevenzione educativa, aperto al territorio e capace di coordinare stabilmente famiglie, enti locali, servizi sociali e sanitari, universitΓ , associazioni, realtΓ sportive, magistratura minorile e Forze dell’Ordine.
Contestualmente, il Coordinamento propone l’introduzione strutturale dell’educazione socio-emotiva, della mediazione dei conflitti, della giustizia riparativa, dell’educazione all’affettivitΓ , della cittadinanza digitale critica e del service learning, unitamente all’istituzione della figura del Tutor per la ComunitΓ Educante e di un Osservatorio Nazionale sul Benessere Relazionale e sulla Prevenzione della Devianza Giovanile, affinchΓ© la scuola possa intercettare precocemente le fragilitΓ e trasformarle in percorsi di crescita personale e civica.
Le esperienze europee dimostrano che la sicurezza si costruisce innanzitutto investendo nella qualitΓ delle relazioni educative. La scuola italiana puΓ² raccogliere questa sfida, facendo della cultura dei diritti umani il fondamento di una nuova politica di prevenzione: non limitata a reprimere il disagio quando si manifesta, ma capace di prevenirlo attraverso l’educazione, la partecipazione e la corresponsabilitΓ . Solo cosΓ¬ sarΓ possibile trasformare la prevenzione della criminalitΓ giovanile in un autentico progetto di crescita democratica del Paese.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU


