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Quanto caffè si beve in Italia? La classifica regionale 2026 sfida ogni previsione

Comunicato stampa

Il 90% degli italiani beve caffè e il 63% ne consuma almeno due tazzine al giorno. Sono i dati dell’indagine che abbiamo realizzato in collaborazione con Selvitys condotta su 1.000 italiani, che fotografa abitudini, preferenze e motivazioni di un paese che con il caffè ha un rapporto viscerale e quotidiano. Un legame che si riflette anche nei numeri di mercato: secondo YouGov, nel 2025 l’86% delle famiglie italiane ha acquistato caffè, con una spesa media record di 81,83 euro a nucleo familiare.

Ma quante caffè si beve davvero? In quali regioni si consuma di più? I risultati dell’analisi riservano più di una sorpresa.

I numeri del consumo giornaliero di caffè in Italia 

Il 90,3% degli intervistati dichiara di bere caffè. Tra questi, il 40% ne consuma 2 tazzine al giorno, il 23% ne beve 3 o 4 e il 4% supera le 4 tazzine quotidiane. Solo il 22% si limita ad una sola. Un consumo che, nella fascia più alta, si avvicina alla soglia di 400 mg di caffeina giornaliera indicata dall’EFSA come limite di sicurezza per gli adulti, equivalente a circa 4-5 espressi.

La classifica regionale 2026: il primato va al Centro

mappa consumo caffe in italia

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Il dato più sorprendente dell’analisi riguarda la distribuzione geografica dei consumi. Contro ogni aspettativa, non è il Sud a guidare la classifica dei consumatori più intensi (3 o più tazzine al giorno), ma il Centro Italia, con il Lazio in testa, che stacca tutti con il 38,5% di consumatori forti, davanti a Lombardia e Campania, entrambe al 31,5%.

Regione
3+ tazze/giorno
Non beve caffè
Lazio
38,5%
6,7%
Lombardia
31,5%
10,9%
Campania
31,5%
7,6%
Puglia
30,1%
6,9%
Piemonte
28,6%
11,7%
Veneto
25,9%
11,1%
Toscana
25,8%
4,8%
Sicilia
25,0%
11,1%
Sardegna
24,2%
18,2%
Emilia Romagna
16,7%
12,5%
*La tabella riporta le regioni con il campione più significativo ai fini dell’analisi.

La vera sorpresa in negativo è l’Emilia Romagna, solitamente associata a un’identità gastronomica intensa, che risulta la regione con il consumo più moderato tra quelle analizzate, con solo il 16,7% di bevitori forti.

Le tipologie di caffè preferite dagli italiani

Tipologia
% bevitori
Espresso
65,2%
Espresso macchiato
16,5%
Cappuccino
10,5%
Decaffeinato
3,2%
Alternative (orzo, cicoria, ginseng)
2,4%
Americano / caffè filtrato
2,1%

L’espresso domina con il 65,2% delle preferenze, un dato coerente con il 63,5% rilevato da YouGov sul consumo fuori casa, seguito dal macchiato al 16,5% e dal cappuccino al 10,5%. Americano e alternative rimangono fenomeni marginali, a conferma di quanto il palato italiano resti ancorato alla tradizione.

Ma sotto questa apparente uniformità si nasconde una frattura generazionale netta. Tra i 18 e i 24 anni, il cappuccino raccoglie il 29,9% delle preferenze, quasi tre volte la media nazionale e quasi sette volte il dato degli over 65, dove scende al 4,5%.

L’espresso, al contrario, cresce con l’età: dal 49,3% dei più giovani fino al 72,8% della fascia 45-54 anni. Il decaffeinato, quasi assente tra i giovani, sale al 7,1% tra gli over 65, segnalando un adattamento del rito alle esigenze fisiologiche con il passare degli anni.

Uomini vs donne: i risultati

caffe professione e genere

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Gli uomini risultano i consumatori più assidui: il 32,4% beve 3 o più tazze al giorno, contro il 23,2% delle donne. Un divario che si estende anche all’astensione completa, dove le donne raggiungono l’11,8% contro il 7,6% maschile, e che si conferma trasversale a tutte le fasce d’età, pur a fronte di un consumo di base di una o due tazzine sostanzialmente simile tra i generi.

Perché gli italiani bevono caffè: la motivazione cambia con l’età

La ragione per cui si sceglie il caffè racconta molto di più di una semplice preferenza di gusto. Nel complesso, l’abitudine guida il 35% dei bevitori, seguita dalla necessità di energia al mattino (34%) e dal piacere del gusto (26%). Il momento sociale pesa solo per il 5%, un dato che ridimensiona il mito del caffè come rito collettivo per eccellenza.

Ma questi numeri aggregati nascondono una traiettoria precisa. Tra i 18 e i 24 anni quasi 1 su 2 (44,8%) lo beve per svegliarsi o avere energia: il caffè è carburante, non piacere. Dai 25 ai 44 anni subentra l’automatismo: la tazzina scandisce la giornata lavorativa, gesto quotidiano più che scelta consapevole. Dalla fascia 55-64 in poi la motivazione si sposta verso il gusto, che tra gli over 65 raggiunge il 39,4%, la quota più alta di qualsiasi fascia d’età.

Le categorie professionali: chi non può fare a meno del caffè

L’analisi per categoria professionale rivela un legame diretto tra intensità lavorativa e consumo di caffè. Gli imprenditori e titolari d’azienda sono i maggiori consumatori, con il 36,7% che beve 3 o più tazze al giorno, seguiti dai dipendenti a tempo pieno al 33,9%. I pensionati si attestano al 26,3%, mentre i liberi professionisti, nonostante i ritmi spesso irregolari, si fermano al 27,3%.

Il dato più contro-intuitivo riguarda gli studenti: solo l’8,8% beve 3 o più tazze giornaliere e il 22,8% non lo beve affatto, la quota più alta tra tutte le categorie. Il cliché dello studente universitario che regge le nottate a suon di caffè non trova riscontro nei dati.

Metodologia

L’analisi è stata condotta da Miglioricasinoonline.info Report su un campione rappresentativo di 1.000 italiani in collaborazione con Selvitys. Il campione è stato stratificato per genere, fascia d’età, area geografica e categoria socio-professionale. I dati sono stati raccolti tramite interviste online su consumi, tipologie preferite, motivazioni e abitudini legate al caffè a Aprile 2026.

Il cinema indie: l’urgenza di uno sguardo libero

Nel campo lungo dell’industria audiovisiva, il cinema indipendente occupa spesso una posizione laterale, fuori asse rispetto alle traiettorie dominanti delle major. Eppure, proprio in questo fuori campo si genera una grammatica visiva capace di reinventare il racconto. Nei film di finzione indipendenti, la regia si concede i suoi tempi, silenzi, volute imperfezioni – che diventano segni espressivi – e un linguaggio estetico libero. La narrazione si svincola dalla struttura a tre atti imposta dal mercato e costruisce personaggi che non cercano necessariamente una risoluzione, ma un attraversamento.

Anche il documentario, dal canto suo, diventa terreno di resistenza e di osservazione critica. Qui la macchina da presa non impone, ma ascolta. L’autore si espone, spesso con mezzi limitati, per restituire realtà marginali, conflitti invisibili, identità in trasformazione. È un audiovisivo libero dalle leggi di mercato e sceglie il dettaglio, la prossimità, il contenuto. Un piano sequenza può valere più di un intero apparato produttivo.

In questo contesto, tra le altre cose, il disciplinare della tax credit per il cinema – una agevolazione fiscale che permette alle industrie che investono sull’audiovisivo di recuperare una parte consistente dei costi sostenuti sotto forma di credito d’imposta – appare ancora calibrato su logiche industriali che favoriscono produzioni ad alto budget. Serve un adeguamento ad hoc che riconosca la specificità del cinema indipendente: agevolazioni più accessibili, criteri meno rigidi, una valutazione che tenga conto del valore culturale oltre che del potenziale commerciale. Allo stesso modo, è necessario prevedere misure specifiche dedicate ai lavoratori del settore: da un punto di vista contrattuale e del riconoscimento delle professionalità spesso ibride che caratterizzano queste produzioni. Senza questi interventi, molte opere restano allo stato di sceneggiatura, prive di risorse per essere realizzate e molte competenze rischiano di disperdersi.

Sostenere il cinema indipendente è un atto politico e culturale. Significa difendere la libertà dello sguardo, la possibilità di raccontare storie fuori dai dettami delle major, di sperimentare linguaggi e forme. In un panorama sempre più omologato, queste opere rappresentano un “controcampo” necessario. L’urgenza è evidente: senza un sostegno concreto, rischiamo di perdere non solo dei film, ma interi mondi possibili.

Marzia Onorato

Quando i ragazzi “provano la libertà”: perché la scuola non deve tacere

Dalla presa in giro “per gioco” ai fatti drammatici che riempiono le cronache, c’è un filo che li unisce: l’assenza di limiti. Ogni volta che un ragazzo sfida il mondo con una battutina, una spinta o un insulto, non sta chiedendo punizioni: sta chiedendo quale sia il proprio confine.

La scuola non è un tribunale e non deve giudicare, soprattutto perché i minori di 14 anni non hanno piena responsabilità dei loro atti. Ma ha il dovere di reagire per insegnare che la libertà non nasce dall’assenza di regole, ma dal loro rispetto perché le regole non limitano: proteggono la libertà di tutti. Deve farlo da subito perché ciò che appare un gioco tollerabile, senza guida può diventare un gesto irreparabile.

Non serve a nulla punire: serve educare. Serve mostrare che ogni azione, anche minima, ha conseguenze. Per un adulto può sembrare una perdita di tempo richiamare piccoli scherzi, ma far crescere i ragazzi facendoli credere che tutto è permesso, facendoli credere di essere sempre protetti è il modo più rapido per esporre a rischi ben più gravi loro e gli altri.

Il vero pericolo è far credere ai ragazzi che tutto sia permesso. Un approccio debole manda un messaggio devastante: “posso fare ciò che voglio, tanto qualcuno mi tirerà fuori dai guai”. È così che nascono sfide, provocazioni, umiliazioni, aggressioni. Non per cattiveria, ma per mancanza di un limite chiarito.

Per questo servono coerenza e severità. Non si deve fare ciò che non si vuole i ragazzi facciano, sanno riconoscere la coerenza. Non si deve reagire con violenza, ma con chiarezza, si impara dalla spiegazione non dal dolore. Far comprendere ad un ragazzo che le sue azioni hanno un peso è un atto di rispetto soprattutto per loro. Mostrare che anche la risatina o la battuta fuori posto hanno una conseguenza e quindi una reazione educativa significa prevenire, non punire.

Gli errori non marchiano: insegnano. Sono il primo battere d’ali di chi deve capire se il proprio volo porterà in alto o contro un muro e la reazione adulta deve evitare la catastrofe.
La scuola deve tornare a essere adulta. Non giudice, non amica, ma educatrice: presente, ferma, capace di dire “ti vedo, ti ascolto, ti fermo perché ti voglio bene”.
Perché la libertà dei ragazzi non si protegge lasciandoli fare. Si protegge mostrando loro il confine che li salva.

Riccardo Agresti

SCUOLA, IN SCIOPERO A ROMA CONTRO LA RIFORMA DEI TECNICI DI VALDITARA. RETE STUDENTI MEDI «ANCORA UNA VOLTA LA PRIORITÀ È TAGLIARE FONDI»

Comunicato stampa

Il 7 maggio studenti, docenti e personale ATA saranno in sciopero in tutto il paese contro la riforma degli istituti tecnici e professionali proposta dal Ministro Valditara.
La riforma, presentata mesi fa, propone un taglio degli anni di scuola e delle ore di didattica.

La formula proposta è quella del 4+2: quattro anni di scuola con materie e moduli dimezzati e due anni di ITS Academy, nella maggior parte dei casi private e a pagamento. Un passo in più verso l’aziendalizzazione sfrenata verso cui la scuola già da tempo stava andando.

«Ancora una volta la priorità è tagliare fondi all’istruzione» spiega Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio «questa riforma punta a ridurre le ore di insegnamento, diminuendo la formazione delle studentesse e degli studenti»

Contro questa proposta studenti, docenti e personale ATA si sono già mobilitati in tante scuole del paese,

L’appuntamento sarà in piazza Santi Apostoli a Roma alle ore 10:00, domani 7 maggio.

UFFICIO STAMPA
Rete degli Studenti Medi del Lazio

LA POESIA PRENDE CORPO TRA MUSICA E SCENA.

Comunicato stampa

SUCCESSO PER L’ANTEPRIMA DE “IL D’ANNUNZIO SEGRETO”, LA NUOVA OPERA TEATRALE DI PAOLO CAVALLONE

Con “Il D’Annunzio Segreto”, Paolo Cavallone firma un’opera che si sottrae alle letture più convenzionali del Vate, restituendone un’immagine intima, stratificata e profondamente poetica. Lontano da ogni intento biografico o ideologico, il lavoro si concentra sulla forza della parola dannunziana, lasciando emergere un ritratto libero, quasi sospeso e fuori dal tempo. Gabriele d’Annunzio appare immerso in un dolore di matrice romantica che, attraversando la modernità, si inasprisce fino a trovare risonanze nel clima inquieto del Novecento.

Presentato in anteprima nazionale lunedì 4 maggio 2026 all’Auditorium Flaiano di Pescara, lo spettacolo — prodotto dalla neonata Pescara Ergo Sum ideata da Tiziana Le Donne, con il sostegno del Ministero della Cultura— si presenta come un atto unico capace di fondere linguaggi diversi — teatro, musica e danza — in un’esperienza immersiva, segnando un debutto sicuramente notevole. In scena, Marco Gambino e Sebastiano Somma si impongono come protagonisti di un dialogo intenso, costruendo un confronto scenico di forte tensione espressiva. La regia di Walter Nanni plasma uno spazio scenico dinamico e immersivo, dove luci e ledwall non si limitano a illuminare, ma trasformano e amplificano la percezione della scena. In questo contesto, le coreografie di Mirko Riccardi assumono una qualità scultorea: i danzatori Ilaria Papa, Ciro Stanco e Luca Esposito diventano estensioni fisiche della drammaturgia, sotto la supervisione attenta di Francesco Vantaggio, traducendo in gesto la tensione poetica dell’opera.

La drammaturgia, essenziale ma densa, ruota attorno a due figure: d’Annunzio e il conte Tom Graziani, alter ego ispirato alla figura storica di Tom Antongini. Questo dialogo a due si rivela una scelta efficace: più che ricostruire eventi, attiva una riflessione sulla memoria e sulla reinvenzione poetica, dove realtà e immaginazione si fondono senza soluzione di continuità. Emergono inoltre echi culturali riconoscibili che rimandano all’universo novecentesco, contribuendo a stratificare ulteriormente il tessuto espressivo dell’opera.

Il cuore del lavoro risiede nella concezione di Cavallone della parola come suono e materia musicale. La sua “poetica dell’attraversamento” si traduce in una continua trasformazione dei significati: i versi si decontestualizzano, si aprono a nuove risonanze, mentre la musica — da Bach a Puccini, passando per Chopin — dialoga con composizioni originali eseguite al pianoforte dallo stesso Cavallone. Tra queste spicca “Il Tango di Gabriel”, composto appositamente per l’opera, momento di forte suggestione che condensa in musica il carattere seduttivo e inquieto del protagonista.

Ne emerge uno spettacolo che non solo omaggia d’Annunzio, ma lo reinventa, rendendolo sorprendentemente contemporaneo. Tra momenti di intensità lirica e aperture più leggere e ironiche, “Il D’Annunzio Segreto” coinvolge tutti senza rinunciare alla complessità. All’anteprima erano presenti, tra gli altri, il deputato Guerino Testa, il senatore Etel Sigismondi, il sindaco di Pescara, Carlo Masci, il Prefetto di Pescara, Luigi Carnevale.

Giovani e disagio: il territorio può fare la differenza

Una riflessione sui giovani di oggi e sugli spazi che possono offrire ascolto, relazione e nuove possibilità di crescita

Negli ultimi mesi la cronaca ha riportato episodi che coinvolgono adolescenti e che fanno riflettere profondamente. Gesti violenti, improvvisi, che sembrano raccontare un disagio più ampio e difficile da ignorare. Si parla di “degenerazione della nuova generazione”, ma è davvero così semplice? Forse, più che a una perdita di valori, stiamo assistendo a un cambiamento profondo nel modo in cui i ragazzi vivono le relazioni, le emozioni e il loro posto nel mondo. Crescono in una realtà veloce, esposta, spesso solitaria, dove tutto si consuma rapidamente e dove anche il disagio rischia di non trovare spazio per essere ascoltato. È proprio qui che il territorio può fare la differenza. Tra Anguillara Sabazia, Trevignano Romano e Bracciano stanno nascendo o consolidandosi realtà che offrono ai giovani un’alternativa concreta alla strada e all’isolamento. Non si tratta soltanto di luoghi fisici, ma di spazi educativi dove è possibile incontrarsi, confrontarsi, esprimersi. Ad Anguillara, negli spazi dell’ex Consorzio, il centro giovani rappresenta un punto di riferimento per molti ragazzi, tra attività di doposcuola e laboratori. A Trevignano Romano il centro “Misura 10/17” si propone come ambiente di crescita e condivisione, costruito anche con il coinvolgimento diretto dei giovani. Anche a Bracciano si stanno sviluppando progetti dedicati alle nuove generazioni, insieme a servizi di supporto come lo sportello psicologico nelle scuole. La domanda allora cambia: non più “cosa non va nei ragazzi”, ma “quali opportunità offriamo loro”. È possibile tornare a quelle abitudini genuine di un tempo? Forse non nello stesso modo. I contesti sono cambiati, così come i linguaggi e i bisogni. Ma ciò che non cambia è il bisogno di relazione autentica, di ascolto, di appartenenza. Quando un ragazzo trova uno spazio dove essere accolto, dove può sperimentarsi senza sentirsi giudicato, dove incontra adulti presenti, allora qualcosa si muove. E spesso basta poco: un luogo aperto, un’attività condivisa, uno sguardo che riconosce. Il territorio, anche se piccolo, può diventare una risorsa preziosa. Non è la dimensione a fare la differenza, ma la qualità delle relazioni che riesce a costruire. Forse è proprio da qui che si può ripartire: non dalla nostalgia di un passato che non c’è più, ma dalla capacità di creare oggi contesti vivi, capaci di accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita.

Paola Forte

Affido familiare, a Civita Castellana l’incontro di sensibilizzazione promosso dal Consorzio T.I.NE.R.I.

Comunicato stampa

Presentato il percorso dedicato a famiglie, coppie e persone singole interessate ad avvicinarsi all’affido. Prossimo appuntamento il 21 maggio a Vallerano.

Si è tenuto giovedì 30 aprile, presso la sala consiliare del Comune di Civita Castellana, l’incontro di sensibilizzazione dedicato all’affido familiare, promosso nell’ambito del Servizio Distrettuale per l’Affido Familiare del Distretto VT5, gestito dal Consorzio T.I.NE.R.I.

All’appuntamento erano presenti il sindaco di Civita Castellana, Luca Giampieri, per il Consorzio  T.I.NE.R.I. il Direttore Pierangelo Conti, per il Servizio Affido del Distretto  VT5 l’Assistente Sociale Coordinatore Dott.ssa Filomena Benevento, Assistente Sociale Dott.ssa Stefani  Orlandi, per la ASL Civita Castellana Servizio Consultorio  Assistente Sociale Dott.ssa Anna Cardarelli e Dott.ssa Tania De Silvestris, per l’Associazione ARLAF Angela e Sandra

L’incontro ha rappresentato un momento importante di informazione e confronto su un tema di grande valore sociale: l’affido familiare è infatti un percorso di accoglienza temporanea a supporto di bambini e ragazzi che, per un periodo della loro vita, non possono vivere con la propria famiglia di origine.

L’obiettivo dell’affido non è sostituire la famiglia del minore, ma affiancarla in una fase di difficoltà, garantendo al bambino o al ragazzo un ambiente stabile, attento e protetto, in attesa che possano ricrearsi le condizioni per il rientro nel proprio nucleo familiare.

56° Anniversario dell’Autonomia della Città di Ladispoli

Comunicato stampa

Cinquantasei anni fa, la frazione di Ladispoli si staccava da Cerveteri e diventava Comune autonomo.
In occasione dell’anniversario dell’autonomia della città di Ladispoli, oggi 6 maggio 2026, il Sindaco Alessandro Grando desidera rivolgere a tutti i cittadini un messaggio di orgoglio, gratitudine e fiducia nel futuro della nostra comunità.
“Celebrare l’autonomia di Ladispoli significa ricordare un momento fondamentale della nostra storia, in cui la nostra città ha conquistato la propria identità amministrativa e ha iniziato un percorso di crescita e sviluppo che continua ancora oggi. È un traguardo che appartiene a tutti noi e che rappresenta il frutto dell’impegno, della determinazione e del senso di appartenenza di intere generazioni di ladispolani.
In questi anni Ladispoli è cambiata profondamente, diventando una realtà dinamica, accogliente e sempre più protagonista nel territorio. I risultati raggiunti sono il segno tangibile di una comunità viva, capace di affrontare le sfide con responsabilità e spirito di collaborazione.
Desidero ringraziare tutti coloro che, nel corso del tempo, hanno contribuito alla crescita della nostra città: cittadini, associazioni, istituzioni, imprenditori e volontari. Il loro impegno quotidiano è il vero motore di Ladispoli.
Guardiamo al futuro con entusiasmo, consapevoli delle nostre radici e pronti a costruire insieme nuove opportunità per le generazioni che verranno. Continueremo a lavorare con determinazione per rendere Ladispoli una città sempre più vivibile, sostenibile e inclusiva”.
L’Ufficio stampa

Nasce l’orto dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli. Quando la natura diventa scuola di vita

Comunicato stampa
Educare al cambiamento e alla responsabilità attraverso il contatto con la natura e l’attività pratica: è il percorso che si sta svolgendo all’Alberghiero di Ladispoli nella vasta area verde che circonda l’Istituto grazie all’iniziativa della Docente di Scienze dell’Alimentazione Prof.ssa Maria Bracci e del Prof. Domenico Falzarano. “Lavorare la terra richiede pazienza, impegno e rispetto delle regole, elementi spesso carenti proprio nei ragazzi.
Il nostro orto, appena nato, – ha aggiunto la Prof.ssa Bracci – è diventato così uno spazio di apprendimento all’aperto, alternativo e più stimolante rispetto alla didattica tradizionale. Abbiamo piantato basilico, basilico greco, prezzemolo, timo, origano, coriandolo, erba cipollina, aneto, rucola, insalatina da taglio e pomodori. Naturalmente – ha osservato ancora la Prof.ssa Bracci – nel contesto di un Alberghiero, l’orto assume un alto valore professionale perché i prodotti coltivati possono essere utilizzati in cucina, creando un collegamento diretto tra terra e tavola e rafforzando la consapevolezza sull’origine degli alimenti e sulla qualità delle materie prime.
C’è di più: di fronte a diversi casi di studenti sospesi per problemi disciplinari – ha aggiunto la Prof.ssa Bracci – abbiamo capito che limitarsi ad approcci giudicanti è spesso inefficace e controproducente, e allora abbiamo deciso di scommettere sull’inclusione per rientrare al più presto in un percorso educativo positivo.
Con il supporto della nostra Dirigente scolastica Prof.ssa Lidia Cangemi, abbiamo dunque sollecitato gli allievi maggiormente in difficoltà a dare il loro contributo nella realizzazione dell’orto didattico. Ad affiancarci sono stati Walter Muollo e Rosario Sasso del Comitato “Salviamo il paesaggio”, che già a febbraio ci avevano aiutato a piantare 11 alberi nell’area verde che circonda il nostro Istituto. Oggi il nostro piccolo orto didattico è uno spazio aperto a tutti gli studenti dell’Istituto.
Crediamo in un’educazione attiva e trasformativa perché solo così – ha concluso la Prof.ssa Bracci – la scuola può andare oltre la teoria diventando un luogo di crescita reale”.

L’aferesi, l’altro volto della solidarietà: l’impegno del Gruppo Donatori Sangue Francesco Olgiati

Il Professor Nicola Piccirillo racconta il valore della donazione programmata al Policlinico Universitario Agostino Gemelli

La solidarietà ha più volti. Il più noto è quello della donazione di sangue intero, simbolo immediato di aiuto nelle emergenze. Ma oggi, accanto a questo gesto fondamentale, si afferma una forma di donazione altrettanto decisiva: l’aferesi, ovvero la donazione di plasma e piastrine.

«È qui che la donazione evolve da risposta all’urgenza a strumento di continuità terapeutica», spiega il Professor Nicola Piccirillo, Direttore della UOC di Emotrasfusione del Policlinico Gemelli. «Non si tratta solo di salvare vite nell’immediato, ma di garantire cure che devono proseguire ogni giorno, senza interruzioni».

In questo scenario si inserisce l’impegno del Gruppo Donatori Sangue Francesco Olgiati ODV, che promuove una cultura della donazione consapevole, programmata e regolare. Un modello organizzato che trasforma il gesto individuale in una risorsa stabile per il sistema sanitario.

Il plasma rappresenta uno degli elementi chiave di questa sfida. Non è solo una componente del sangue, ma la base per la produzione di farmaci salvavita indispensabili per migliaia di pazienti: immunoglobuline per le immunodeficienze, fattori della coagulazione per l’emofilia, albumina per gravi patologie epatiche e renali. «Per molti pazienti – sottolinea Piccirillo – il plasma non è un’opzione: è l’unica terapia possibile, spesso per tutta la vita».

Garantire una disponibilità costante di plasma significa anche puntare all’autosufficienza, riducendo la dipendenza dai mercati esteri e mettendo al sicuro la continuità delle cure. Ogni donazione programmata diventa quindi un tassello di un sistema più solido e sicuro.

Accanto al plasma, le piastrine rispondono a un bisogno ancora più immediato. I pazienti oncologici, sottoposti a chemioterapia o candidati a trapianto di midollo, vedono spesso ridotta la loro capacità di produrle autonomamente. In questi casi, il supporto trasfusionale è vitale. Tuttavia, le piastrine hanno una durata limitata: solo cinque giorni. Questo rende indispensabile una rete di donatori attivi e costanti.

«La differenza la fa la programmazione», evidenzia il Professor Piccirillo. «Grazie alla donazione associativa possiamo modulare le disponibilità in base al fabbisogno reale, evitando sprechi e prevenendo carenze. È un sistema efficiente, ma ha bisogno di continuità».

Ed è proprio qui che il ruolo del Gruppo Donatori Sangue Francesco Olgiati ODV si rivela determinante: creare una comunità di donatori consapevoli, pronti a contribuire in modo regolare e organizzato. Un impegno che non solo aiuta chi riceve, ma offre anche un beneficio a chi dona, grazie ai controlli periodici che rappresentano un importante strumento di prevenzione.

Il messaggio è rivolto a tutti: a chi già dona sangue intero, invitato a compiere un passo in più scegliendo l’aferesi, e a chi non ha mai donato, che può avvicinarsi a questa esperienza in modo semplice e guidato. «La procedura dura poco più di un’ora – conclude Piccirillo – ma il valore per i pazienti è enorme. Significa garantire cure che non possono fermarsi».

Chi desidera informarsi o prenotare una donazione può rivolgersi direttamente al Centro Trasfusionale del Policlinico Gemelli (Ala J, Piano -1), dove è consigliata la prenotazione per ottimizzare tempi e gestione. È possibile contattare il numero 06.30157262 oppure scrivere all’indirizzo email donatoriolgiati@policlinicogemelli.it. Per i donatori è inoltre disponibile il parcheggio gratuito per tutta la durata della donazione.

Scegliere l’aferesi significa donare in modo mirato, sicuro ed efficace: permette infatti di offrire solo la componente necessaria (plasma o piastrine) e consente intervalli più brevi tra una donazione e l’altra.

Perché oggi più che mai donare non significa solo compiere un atto di generosità, ma diventare parte di un sistema di cura continuo, affidabile e indispensabile per migliaia di persone.