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Estate 2026 al via il 28° Basket Camp dell’ASD Bracciano Basket

L’ASD Bracciano Basket organizza il 28° Basket Camp – Estate 2026, quattro settimane dedicate a sport, divertimento e ai valori della pallacanestro.

Il camp si svolgerà dal 15 giugno al 10 luglio 2026, con attività distribuite su quattro settimane consecutive.

Sono previste due formule di partecipazione:

  • Orario lungo: dalle 08:30 alle 14:30 (con pranzo al sacco)
  • Orario ridotto: dalle 08:30 alle 13:00 (senza pranzo)

Accanto agli allenamenti di basket, saranno organizzati anche momenti ricreativi con tornei di calcetto, ping-pong e mini volley.

L’associazione aderisce all’iniziativa Voucher 2026.

Per informazioni:

  • Email: segreteria@braccianobasket.it
  • WhatsApp: 335 8308823

Civitavecchia rende omaggio alle vittime dei bombardamenti del 1943

Riceviamo e pubblichiamo
Nel ricordo di una delle pagine più drammatiche della storia cittadina, il Comune di Civitavecchia si prepara a rendere omaggio alle vittime dei bombardamenti del 1943, che segnarono profondamente il volto e l’identità della comunità.
Giovedì 14 maggio 2026, l’Amministrazione comunale invita la cittadinanza a partecipare alla cerimonia commemorativa ufficiale, un momento solenne di raccoglimento e di memoria condivisa.
La commemorazione avrà inizio alle ore 11:00, con la deposizione di una corona d’alloro al monumento dedicato alle vittime dei bombardamenti, situato presso il cimitero di via Aurelia Nord. A seguire, si terrà la deposizione di una corona d’alloro alla lapide dedicata ai caduti, in via Mazzini.
Il Sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene, ha commentato:” Si tratta di un appuntamento che costituisce non solo un gesto simbolico, ma che rappresenta anche un impegno concreto a custodire la memoria di quanto accaduto, affinché il sacrificio di quei giorni non venga dimenticato e continui a parlare alle nuove generazioni”.
Accanto alla cerimonia istituzionale, il programma si arricchisce di iniziative culturali aperte al pubblico e pensate per offrire ulteriori occasioni di approfondimento e di riflessione. Dal 14 al 18 maggio, a cura degli Amici del Fondo Ranalli, presso la Rocca del Porto Storico, verrà esposta la mostra fotografica “Il male della nostalgia”.   Giovedì 14 maggio, a cura della Società Storica Civitavecchiese, presso la Casa della Memoria (Piazza Leandra, 3), verrà esposta la mostra “Foto estratte dall’archivio USA”. Attraverso immagini e testimonianze, le iniziative intendono restituire uno sguardo autentico su quei giorni, mantenendo viva una memoria che rappresenta un patrimonio condiviso dall’intera città.
L’Amministrazione comunale rinnova l’invito a prendere parte alla commemorazione, nella consapevolezza che ricordare significa rafforzare il senso di comunità e costruire, a partire dalla memoria, un futuro fondato sui valori della pace e della solidarietà.

“A voce alta!”: concerto alla Cittadella della Musica di Civitavecchia

Riceviamo e pubblichiamo

“La storia di Cesare”, Valentina Mastroianni ospite di “Mondadori sotto la Quercia” a Cerveteri

Riceviamo e pubblichiamo

Appuntamento per sabato 16 maggio alle ore 18:00, modera e introduce l’autrice Tv e giornalista Alice Lopedote. Andrea Oliva e Tarita Vecchiotti: “Onorati di accogliere Valentina nella nostra libreria, sarà un momento estremamente emozionante”

Sabato 16 maggio, alle ore 18:00, all’ombra della Quercia secolare di Largo Almuneacar a Cerveteri ci sarà un’ospite che emozionerà tutti.

Nell’ambito della rassegna “Mondadori sotto la Quercia”, spin-off di #laMondadoriCerveteriIncontra, ci sarà Valentina Mastroianni: una Donna, una mamma coraggiosa, che condividerà con il pubblico la storia di Cesare, suo figlio, affetto da neurofibromatosi, gruppo di malattie genetiche rare che causano la crescita di tumori, lungo i nervi.

Oggi Cesare non c’è più, è stato strappato troppo presto alla vita ma Valentina continua a ricordarlo e a raccontarlo: una testimonianza di forza, di come nonostante il dolore abbia continuato a vivere, in primis per Alessandro e Teresa, gli altri due suoi figli e poi per sé stessa.

Da Mondadori, presenterà “È stata tutta vita”, il suo ultimo libro e le sue tre precedenti pubblicazioni, sempre edite da DeAgostini, ovvero “E voleremo sopra la paura”, “La storia di Cesare” e “Sarò i tuoi occhi”. Modera e presenta l’incontro, aperto a tutti, Alice Lopedote, autrice Tv, giornalista e conduttrice.

“Per noi è un onore poter ospitare Valentina Mastroianni a Cerveteri e all’interno della nostra libreria – hanno dichiarato Andrea Oliva e Tarita Vecchiotti di Mondadori – non soltanto in qualità di librai e proprietari della Mondadori, ma anche da un punto di vista umano. Perché Valentina è una Donna che ha molto da comunicare, una Donna che ha saputo trarre forza dal dolore più grande che possa esserci per un genitore, ovvero vedere il proprio figlio star male e poi andar via. Nonostante l’argomento estremamente delicato e toccante, soprattutto per la nostra ospite chiaramente, sarà in ogni caso un pomeriggio di speranza, di dialogo, confronto e confidenze e in cuor nostro, speriamo anche un pomeriggio grazie al quale chi sta attraversando un periodo difficile e complesso, ascoltando la storia di Valentina possa trarre la giusta forza per andare avanti, per rialzarsi e ricostruire la propria vita”.

“Ulteriore motivo di soddisfazione per noi – aggiungono Andrea e Tarita – è che a moderare l’incontro sia Alice Lopedote, anche lei madre, una giovane Donna del nostro territorio, una persona in gamba, con una grande sensibilità e con un bagaglio professionale di grande spessore, essendo oltre che giornalista anche autrice di numerosi programmi Tv. Vi aspettiamo dunque a Cerveteri, con ‘Mondadori sotto la Quercia’ e con Valentina Mastroianni”.

La rassegna letteraria, gode del sostegno e del patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cerveteri.

Il Lions Club International e il concorso “Poster per la Pace”

Da oltre 40 anni il Lions Club International organizza in tutto il mondo un concorso denominato “Poster per la Pace “che invita i giovani a esprimere attraverso il disegno la propria idea di pace.

Il concorso, rivolto a studenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni nasce da un’intuizione: ascoltare la loro voce autentica, sincera e potente che nell’arte può trovare il mezzo per parlare al mondo. Per loro, la pace può essere un abbraccio, una mano tesa, un cielo senza bombe.

Ogni studente deve chiedersi che cosa significhi la pace, quali immagini la rappresentino meglio, quali emozioni voglia trasmettere. Il vero valore del “poster” non sta nell’uso di simboli tradizionali, bensì nella capacità di reinterpretarli in modo personale e creativo.

Il tema di quest’anno “Uniti come una cosa sola “ è in corso di svolgimento presso le scuole del territorio con la partecipazione di circa 500 studenti. Le prime premiazioni si sono svolte nella splendida cornice dei palazzi Alieri e Giustiniani di Oriolo e Bassano Romano e nell’aula consiliare del Comune di Manziana presente il sindaco locale Alessio Telloni

Le opere sono giunte da 105 alunni degli istituti comprensivi di Bassano Romano, con i due plessi di Oriolo e Bassano e quello di Manziana posti rispettivamente sotto la direzione della Prof.ssa Roberta Aniello e Loredana De Rosa e guidati dall’opera delle insegnanti Prof.ssa Rosalba Ruscito e Sabina Castellani.

Nel corso della cerimonia sono stati premiati i primi tre classificati di ogni plesso scolastico e 33 alunni per la qualità dei lavori realizzati. Tutte le opere hanno evidenziato come il tema sia particolarmente sentito dai nostri ragazzi che rappresentano la guerra come una tragedia che colpisce l’intera umanità.

La presidente del locale Lions Club, Simonetta Di Camillo, ringraziando tutti i partecipanti ha ricordato come gli studenti e le studentesse siano stati chiamati ad interpretare attraverso gli occhi dell’arte il tema del concorso che assume una particolare rilevanza in questo momento storico e come la dimensione internazionale del concorso rappresenti un modo di raccogliere immagini della pace provenienti da culture lontane ma ugualmente vicine nei valori essenziali.

Il progetto “Poster per la Pace” del Lions Club rappresenta molto più di un concorso artistico. È un’esperienza educativa, civica e umana di grande valore. Gli studenti coinvolti dagli insegnati imparano che anche l’arte può essere un gesto di cittadinanza e che un’immagine, se nasce da un pensiero autentico, può parlare al cuore delle persone.

Le premiazioni proseguiranno nei prossimi giorni presso le scuole di Bracciano , Trevignano ed Anguillara .

“L’arte culinaria in gioco”. 90 peccati di gola e un’amicizia. Nel libro di Alessio Calvanese e Domenico Falzarano la cucina campana diventa racconto

Riceviamo e pubblichiamo

Un sodalizio nato inizialmente in ambito professionale, dove la collaborazione ha dato vita ad una profonda amicizia cementata dalla passione per l’arte culinaria e rinsaldata – dopo numerose esperienze internazionali – dalla colleganza: è quella alla base dell’incontro fra Alessio Calvanese e Domenico Falzarano, autori del libro “L’arte culinaria in gioco. 90 peccati di gola della cucina campana” (Edizioni Realtà Sannita) presentato il 28 aprile al Mini Beach di Marina di San Nicola.
Prima studenti dell’Istituto Alberghiero di Benevento, poi chef in diversi ristoranti d’Italia e del mondo, oggi colleghi – come docenti di Enogastronomia – all’Istituto Alberghiero di Ladispoli, Alessio Calvanese e Domenico Falzarano hanno deciso di dare alle stampe un libro originale e prezioso in cui la cucina incontra le tradizioni, i luoghi e la storia del territorio, dialogando con i numeri della Smorfia. Al tavolo dei relatori, martedì 28 aprile, c’erano, oltre gli autori, la Dirigente scolastica dell’Istituto Superiore “Giuseppe Di Vittorio” Prof.ssa Lidia Cangemi e lo chef pasticcere Michele Bonfitto.
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“Dopo anni passati alla guida di diversi Licei romani ho scelto di dirigere un Istituto professionale Alberghiero in cui ho trovato un’autentica “esplosione di umanità” – ha esordito la Dirigente scolastica del “Di Vittorio” – e questo pomeriggio lo conferma. Il libro esplora la tradizione enogastronomica campana approfondendone la storia e lasciando trasparire la passione dei due autori. E’ questa la scuola che vogliamo”. “L’arte culinaria deve saper innestare le radici del suo passato nei gusti e nelle esigenze contemporanee, – ha sottolineato Michele Bonfitto, fondatore dell’Azienda Bonfì – aprendo le porte all’innovazione ma senza dimenticare mai la responsabilità e l’impegno sociale”.
“Abbiamo giocato con i numeri della Smorfia, cercando ponti fra le ricette e la loro origine storica attraverso un’attenta documentazione e ricerca bibliografica – ha spiegato Domenico Falzarano –  Ne è nato un libro che ci auguriamo possa essere di ispirazione e di riflessione sullo spessore e sui significati più profondi dell’arte culinaria. Ringraziamo la Dirigente scolastica Prof.ssa Lidia Cangemi, la Seconda Collaboratrice della Dirigente scolastica Prof.ssa Anna Capodacqua e tutto lo Staff dell’Istituto Alberghiero. Un grazie speciale a Vincenzo Esposito per gli abbinamenti dei vini, per le immagini a Photography Nadjixa e per la copertina all’Associazione culturale “In Wall we trust”.
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“Questo lavoro è rivolto a tutti gli appassionati di cucina ma anche e soprattutto ai nostri studenti, molti dei quali stasera presenti fra il pubblico. – ha aggiunto Alessio Calvanese – Il loro entusiasmo e desiderio di apprendere rappresenta ogni giorno la nostra guida a scuola. Con questo libro abbiamo cercato di dimostrare quanto la cucina non sia soltanto una disciplina pratica, ma anche e soprattutto un’arte capace di esprimere creatività e cultura”. Molto più di un semplice ricettario, – è stato sottolineato durante l’incontro moderato da Federica Sbrana, docente di Lettere dell’Istituto Alberghiero e giornalista – l’opera si configura come un viaggio narrativo che intreccia tradizione, territorio e creatività.
Attraverso un linguaggio originale e coinvolgente, gli autori propongono una visione della cucina capace di superare i confini della pratica quotidiana, trasformandosi in esperienza sensoriale e culturale. Il tratto distintivo del volume risiede proprio nella sua dimensione interattiva: la gastronomia campana diventa strumento di narrazione, espressione identitaria e terreno di scoperta, dove il lettore è chiamato a partecipare attivamente, stimolato tanto nel gusto quanto nella riflessione.
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Attraverso racconti, aneddoti e richiami alla tradizione campana, “L’arte culinaria in gioco”, come suggerisce nell’Introduzione Simona Donatiello, Marketing Manager di Incas Caffè, invita a riscoprire il cibo come “legame invisibile che unisce le generazioni, trasformando la cucina in un linguaggio universale di condivisione e identità”.

Terapie locoregionali, nuovi agenti antiblastici, terapie a bersaglio molecolare e immunoterapia: indicazioni e loro applicazione nella ASL Roma4

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BROCHURE BRACCIANO 5 giugno – TERAPIE LOCOREGIONALI BERSAGLIO (1)

Teatroterapia: un laboratorio di vita. Il ruolo cardine per lo sviluppo emotivo dei bambini e degli adolescenti. Ne parliamo con Adelia Lucattini, Medico Psichiatra e Psicoanalista, Membro della Società Psicoanalitica italiana

Intervista di Marialuisa Roscino

La teatroterapia è un percorso terapeutico di crescita che utilizza il linguaggio teatrale per facilitare il benessere psicofisico. “Per bambini e adolescenti, il palco (anche quello immaginario di una stanza) – spiega in questa intervista Adelia Lucattini, Medico Psichiatra e Psicoanalista, Membro della Società Psicoanalitica italiana – è  “uno spazio protetto”, dove sperimentare se stessi senza il peso del giudizio reale”. In questa disciplina, approfondisce la psicoanalista Lucattini, “l’obiettivo non è la performance estetica o lo spettacolo finale, ma il processo creativo. Per i più giovani, il teatro funge da ponte tra il mondo interno (emozioni, paure, sogni) e il mondo esterno (relazioni, regole sociali)”.

Nell’intervista, approfondiamo, in particolare, come l’improvvisazione non sia solo un esercizio ludico, ma un vero e proprio motore di sincronia neurale e sviluppo emotivo, capace di attivare plasticità cerebrale e nuove modalità di ascolto profondo in un’età critica per la formazione della personalità e di come essa, possa essere “preziosa”  nella regolazione dello stress e dell’ansia nei bambini e negli adolescenti.

Dott.ssa Lucattini, quale ruolo può assurgere in particolare, la teatroterapia nei bambini e negli adolescenti?

La teatroterapia può assumere un ruolo estremamente rilevante nello sviluppo psichico di bambini e adolescenti, configurandosi come un vero e proprio dispositivo trasformativo intermedio tra gioco e pensiero. In termini psicoanalitici, possiamo considerarla uno spazio transizionale cioè un’area protetta dell’esperienza in cui il bambino o l’adolescente può muoversi tra realtà interna ed esterna senza sentirsi esposto o giudicato.

Attraverso il linguaggio teatrale, infatti, diventa possibile mettere in scena ciò che spesso non è ancora pensabile o dicibile: conflitti inconsci, paure, desideri, fantasie trovano una forma rappresentabile e condivisibile. In questo senso, il teatro non è semplicemente espressione creativa, ma un luogo di simbolizzazione, dove vissuti grezzi o non mentalizzati possono trasformarsi in immagini, ruoli e narrazioni. Il bambino, in particolare, utilizza questo spazio per sviluppare e rafforzare la funzione simbolica, fondamentale per il pensiero e per la regolazione emotiva. L’adolescente, invece, può sperimentare identità diverse, esplorare parti di sé anche contraddittorie e sostenere il delicato processo di costruzione dell’identità e separazione-individuazione, in una cornice sufficientemente contenitiva.

In questo senso, la teatroterapia rappresenta un vero e proprio ponte tra mondo interno e mondo relazionale, permettendo un’integrazione più armonica tra emozione, corpo e pensiero (Frontiers Psychology, 2025).

Perché, a Suo avviso, l’attività teatrale può essere efficace nel lavoro clinico con bambini e adolescenti?

 Il teatro offre una via privilegiata per trasformare ciò che viene agito in modo impulsivo o non consapevole (acting-out) in qualcosa che può essere rappresentato, pensato e condiviso. In questo senso, il passaggio dall’azione alla rappresentazione costituisce già di per sé un importante processo terapeutico. Attraverso il gioco dei ruoli, inoltre, il bambino o l’adolescente può sperimentare una forma di mentalizzazione incarnata: non solo pensa le emozioni, ma le vive nel corpo, le esprime, le osserva e progressivamente le comprende. Questo processo attiva dinamiche di identificazione e disidentificazione, consentendo di avvicinarsi a parti di sé anche complesse o contraddittorie, senza esserne sopraffatti.

Un altro elemento centrale è rappresentato dal gruppo teatrale, che funziona come un vero e proprio contenitore psichico plurale. All’interno di questo spazio condiviso, le emozioni possono emergere, circolare e trasformarsi senza diventare disorganizzanti, grazie alla presenza degli altri e alla struttura del setting. In questo senso, il teatro diventa anche un’esperienza profondamente relazionale, che sostiene lo sviluppo dell’empatia, dell’ascolto e della regolazione affettiva (Frontiers Psychology, 2026).

Spesso si pensa all’improvvisazione come a “un gesto puramente creativo”, quanto è importante invece?

 L’improvvisazione è spesso considerata un gesto spontaneo e puramente creativo, ma in realtà rappresenta un processo psichico molto più articolato e profondo. Dal punto di vista psicoanalitico, implica innanzitutto la capacità di tollerare l’incertezza e il “vuoto”, cioè quella condizione in cui non esiste ancora una forma definita dell’esperienza.

Nel momento in cui il bambino o l’adolescente improvvisa, accede infatti a contenuti inconsci non ancora strutturati, dando loro una forma attraverso il corpo, la voce e l’azione scenica. Questo processo consente una trasformazione fondamentale: ciò che inizialmente può essere vissuto come angoscia o confusione interna diventa progressivamente narrazione, simbolo, pensiero condivisibile.

Non si tratta di “lasciarsi andare” in modo caotico, ma di sviluppare una forma di spontaneità regolata, in cui il soggetto impara a fidarsi del proprio mondo interno, mantenendo al tempo stesso una capacità di controllo e di integrazione. Per questo motivo, l’improvvisazione rappresenta uno strumento terapeutico estremamente importante: allena a stare nell’imprevisto senza esserne sopraffatti e favorisce un’esperienza di sé più flessibile, creativa e integrata (Communications Biology, 2025).

Come reagiscono di solito, i ragazzi più timidi o introversi davanti al vuoto di una scena da inventare sul momento?

I ragazzi più timidi o introversi, di fronte al “vuoto” di una scena da inventare sul momento, reagiscono spesso con un iniziale senso di smarrimento. Questo vuoto non è mai neutro: può attivare angosce di esposizione, sentimenti di inadeguatezza e paura del giudizio, soprattutto nei soggetti più sensibili o con una struttura psichica più inibita. In termini psicoanalitici, è come se venisse meno, temporaneamente, un contenitore interno stabile, e il ragazzo si trovasse esposto al rischio di sentirsi visto senza difese. Il vuoto scenico può quindi essere vissuto come assenza di contenimento, come perdita di riferimenti o come timore di non avere nulla di “valido” da esprimere.

In questo spazio, il ragazzo può iniziare a sperimentare, anche in modo minimo e graduale, nuove possibilità espressive. L’ansia, inizialmente dominante, si trasforma lentamente in curiosità; il timore del giudizio lascia il posto a una maggiore fiducia nel gruppo; e ciò che prima era inibizione può evolvere in forme di espressione più autentiche e personali. Il gruppo, in questo processo, svolge una funzione fondamentale, non è solo spettatore, ma diventa un contenitore psichico condiviso, che permette di distribuire e regolare le emozioni.

La presenza degli altri, insieme alla guida dell’adulto, rende possibile un’esposizione progressiva, sostenibile, non traumatica. In questo senso, il lavoro teatrale consente ai ragazzi più introversi di fare un’esperienza nuova: essere visti senza sentirsi giudicati, e quindi iniziare a esistere anche nello spazio relazionale con maggiore sicurezza (Drama Therapy Review, 2026).

Quali benefici offre nello specifico la teatroterapia nell’infanzia? Può stimolare la memoria emotiva e la riduzione dei neuromediatori dello stress proprio attraverso il gioco?

 Nell’infanzia, la teatroterapia offre benefici profondi perché interviene su diversi livelli dello sviluppo psichico, corporeo ed emotivo, in una modalità che è naturalmente congruente con il linguaggio del bambino: il gioco. Attraverso l’attività teatrale, il bambino impara progressivamente a riconoscere, differenziare e nominare le emozioni, passando da stati affettivi indistinti a contenuti più pensabili e condivisibili. Questo processo implica un’integrazione tra esperienza corporea e rappresentazione mentale, ciò che viene sentito nel corpo può essere messo in scena, visto, trasformato.

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la memoria emotiva. Il gioco scenico consente infatti di riattivare tracce mnestiche implicite, legate a esperienze affettive precoci, che spesso non sono ancora accessibili al linguaggio verbale. Attraverso la drammatizzazione, queste esperienze possono essere rielaborate e progressivamente divenire racconto. In questo senso, la teatroterapia favorisce un passaggio fondamentale: da una memoria “agita” a una memoria “pensata”.

Infine, il lavoro teatrale di gruppo promuove quella che oggi viene descritta come “sincronia intersoggettiva”, il bambino impara a stare nel ritmo dell’altro, ad ascoltare, a coordinarsi. Questo processo sostiene lo sviluppo precoce delle competenze sociali e relazionali, favorendo empatia, cooperazione e capacità di regolazione reciproca (Children-Basel-, 2022).

E negli adolescenti quali effetti benefici può avere?

Nell’adolescenza, la teatroterapia assume un valore particolarmente significativo perché interviene in una fase dello sviluppo caratterizzata da una profonda riorganizzazione identitaria, in cui il soggetto è impegnato a ridefinire se stesso, il proprio corpo, le relazioni e il proprio posto nel mondo.

Attraverso il lavoro teatrale, l’adolescente ha la possibilità di esplorare molteplici configurazioni del Sé, senza doverle fissare rigidamente. Il gioco dei ruoli consente infatti, di avvicinarsi a parti di sé anche contraddittorie o conflittuali, mantenendo una distanza simbolica che le rende più tollerabili.

La teatroterapia offre uno spazio privilegiato per la trasformazione degli stati emotivi intensi, tipici dell’adolescenza. Rabbia, vergogna, ansia o sentimenti di esclusione trovano una forma espressiva che li rende comunicabili, evitando che restino confinati nel corpo o agiti nelle relazioni in modo disorganizzato. Un ulteriore aspetto centrale riguarda la mentalizzazione delle relazioni, attraverso l’interazione scenica, l’adolescente può osservare se stesso mentre entra in rapporto con l’altro, comprendere meglio le intenzioni, le emozioni e i punti di vista altrui. Questo processo è fondamentale soprattutto nei quadri di ansia sociale o ritiro, dove la difficoltà principale riguarda proprio la capacità di pensare le relazioni.

In un’epoca fortemente dominata dalla comunicazione digitale, spesso disincarnata, il teatro restituisce anche una dimensione corporea e relazionale diretta: lo sguardo, la voce, il ritmo condiviso. Questo permette un’esperienza più integrata di sé e dell’altro, contribuendo a migliorare la regolazione emotiva e il senso di appartenenza (Adolescent Research Review, 2023).

Quali consigli si sente di dare ai genitori?

La teatroterapia aiuta i bambini a riconoscere e gestire emozioni come paura, rabbia o timidezza in modo naturale e non forzato, offre pertanto benefici importanti sulla regolazione emotiva;

Il lavoro di gruppo favorisce empatia, ascolto e cooperazione, competenze fondamentali già dalla prima infanzia, favorendo un miglioramento delle relazioni;

Sperimentare ruoli diversi permette al bambino di sentirsi capace, creativo e più sicuro anche nella vita quotidiana, accrescendo in tal modo l’autostima;

Fa diventare più spigliati. Abitua a parlare, muoversi ed esprimersi con più sicurezza, a creare nuove amicizie;

Aiuta nel rendimento scolastico. Migliora la concentrazione,  il modo di comunicare e la sicurezza durante le verifiche.

Alberto Civica:”Anguillara merita il suo futuro. È arrivato il momento di costruirlo”

Alberto Civica, ex segretario regionale del Lazio di uno dei principali sindacati italiani, si candida a sindaco della città vive da cinquant’anni. Una vita spesa a difendere i diritti altrui. Ora scende in campo per la sua città.

C’è una coerenza silenziosa nella storia di Alberto Civica che colpisce chi lo incontra per la prima volta. Postura solida di chi ne ha viste molte, una carriera costruita lontano dai riflettori della politica locale ma dentro le stanze dove si decidono i contratti, i diritti, le condizioni di vita di migliaia di lavoratori. E adesso la scelta di impegnarsi — o meglio, di stare, in modo diverso — nella città in cui tutto è cominciato.

Anguillara Sabazia. Il lago, il centro storico, le sue strade. Civica ci vive da cinquant’anni, e l’ha sempre vissuta profondamente, anche negli anni in cui il suo lavoro lo portava in giro per tutto il Lazio. Segretario regionale di uno dei sindacati più importanti d’Italia, ha trascorso anni a negoziare, ad ascoltare, a mediare. A ottenere risultati concreti per persone che spesso non avevano altra voce.

Nel sindacato ho imparato una cosa fondamentale: le persone vanno rispettate e ascoltate. Non è un principio astratto. È un metodo. Ed è lo stesso metodo con cui intendo governare questa città.”

È da quel metodo che nasce la sua candidatura a sindaco per la coalizione progressista. Una scelta maturata lentamente, dice lui, non improvvisata. “Ho seguito Anguillara in tutti questi anni. Ho visto le occasioni perse, i fondi PNRR utilizzati senza una visione d’insieme, le infrastrutture ferme, i servizi che non decollano. Ad un certo punto ci si chiede: e tu, cosa aspetti?”

Il programma che porta è concreto e radicato nel territorio. Trasporto pubblico potenziato per ricucire le periferie al centro. Un nuovo Piano Regolatore che smetta di inseguire espansioni irrealistiche e punti sul riuso dell’esistente. Una comunità energetica rinnovabile supportata dal Comune. Uno sportello unico per i cittadini in difficoltà. La sanità di prossimità come battaglia quotidiana, non come delega silenziosa alla Regione.

“Un sindaco non può nascondersi dietro la competenza degli altri. Deve stare nei tavoli che contano, fare pressione, pretendere. Questo ho fatto per trent’anni. Non ho intenzione di smettere.”

C’è una parola che torna spesso nelle sue parole: responsabilità. Non come peso, ma come orientamento. La responsabilità di chi amministra verso chi abita. La responsabilità di usare bene le risorse pubbliche. La responsabilità di non promettere ciò che non si può mantenere.

Su questo Civica è netto: “Non farò promesse che non sono in grado di mantenere. Ho la voglia di lavorare, di ascoltare, di essere utile in modo concreto. Anguillara ha una bellezza straordinaria e un potenziale enorme. Ma va governata con intelligenza e rispetto. Per chi ci vive tutto l’anno.”

Chi lo conosce dice che il suo punto di forza è proprio questo: la credibilità di chi non ha nulla da dimostrare, ma sceglie comunque di mettersi in gioco. Dopo una carriera che avrebbe giustificato qualsiasi scelta, Alberto Civica fa quella più generosa. Scende in campo. Per la sua città.

Elezioni comunali Anguillara Sabazia — primavera 2026

Frana sul sentiero del lago di Martignano

Il lago di Martignano forma un parco naturale di ineguagliabile bellezza, attirando ogni anno residenti e turisti di prossimità che vengono a passare una giornata in relax immersi nella natura. Purtroppo le ingenti piogge hanno portato a una frana sul sentiero che si dirige al lago nel periodo di maltempo che abbracciava il mese di febbraio. L’agone ha chiesto al dottor Alessandro Mecali, il geologo incaricato dal comune di Anguillara Sabazia di redigere una relazione geologica, di parlarci dell’accaduto e di spiegarci le dinamiche della frana e il piano di rifacimento. Il dottor Mecali ci spiega che il dissesto si è verificato a causa delle abbondanti piogge , uno scivolamento della parte più superficiale del versante, caratterizzate da piroclastiti derivanti dal vulcano di Martignano che sono come delle ceneri che danno ai versanti una pendenza notevole. Non sono state coinvolte tanto le rocce quanto il terreno e il suolo, la parte che è franata è la parte più superficiale ovvero la coltre prodottasi negli anni per disgregazione della roccia madre.

Lo scivolamento ha coinvolto anche le alberature che si sono ritrovate a valle in seguito al fenomeno franoso, alberi che non danno più un sostegno ma rappresentano un pericolo poiché troppo orientati a valle. Ad ogni modo il comune si sta muovendo per fare gli interventi necessari alla riattivazione della viabilità diretta al lago perché anche la strada che porta al lago di Martignano a causa delle piogge è stata compromessa da diverse buche e noi ci auguriamo che possa essere tutto risolto per l’apertura della stagione estiva. Gli interventi che sarebbero da affrontare sono: sicuramente la rimozione  del materiale franoso sulla sede stradale, il taglio delle alberature fortemente inclinate, il ripristino della sede stradale.  Da un punto di vista geomorfologico la situazione non è complicata, bisogna fare degli interventi con delle ditte specializzate che devono togliere il blocco franoso e le alberature, queste operazioni andranno fatte in sicurezza con imbragature e funi dall’alto. In sintesi queste le cause del blocco franoso creatosi sul sentiero di Martignano, ci auguriamo si possa intervenire al più presto e mettere in sicurezza anche la stagione estiva.

Ilaria Morodei