Dalle Newsletters dell’eurodeputato Nicola Zingaretti
“Attraverso una politica nuova noi possiamo ridurre le disuguaglianze”. Esordisce così l’eurodeputato Nicola Zingaretti durante la conferenza stampa organizzata dalla redazione de l’Espresso martedì 14 luglio, presso la sede del Parlamento europeo a Bruxelles. Il capodelegazione del Partito democratico ha risposto a domande attinenti tanto alla politica italiana quanto a quella europea, nell’ambito del progetto European Byline.
Zingaretti, sulla trattativa tra le forze del centrosinistra, puntualizza: “Prima di tutto il campo largo deve esistere”. Affinché questo avvenga, sottolinea, è importante proporre “valori, un orizzonte comune, un programma, delle soluzioni. Qualcosa che crei empatia e insieme speranza”. L’ex segretario Dem sostiene che la missione del campo largo non debba configurarsi in una mera opposizione alla destra, ma che abbia in realtà un obiettivo più profondo: riportare il voto al suo valore originale, restituire speranza ai cittadini italiani, affinché possano avere fiducia che le proprie idee possano davvero affermarsi attraverso l’elezione di leader credibili.
Il confronto, poi, si sposta sugli ipotetici effetti conseguenti della nuova legge elettorale proposta dal centrodestra. “Pericolosissimo il premio di maggioranza, anche perché il 55% è molto vicino alla quota per eleggere il presidente della Repubblica, che la Costituzione vuole di garanzia”. È questo il timore principale dell’eurodeputato. Tuttavia, egli stesso ha riconosciuto alcuni aspetti potenzialmente positivi della nuova proposta di legge, tra cui il ritorno al sistema elettorale di tipo proporzionale.
Mentre, sull’avanzamento delle destre in Europa, e sull’exploit di Roberto Vannacci in Italia, Zingaretti afferma: “Vannacci a mio giudizio è un pericolo, perché rappresenta una destra che non vuole affermare le proprie idee nella democrazia, ma che pensa piuttosto che i problemi siano la democrazia e la sfera dei diritti che abbiamo conquistato da dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Nella forza di Vannacci c’è anche la sua debolezza: lui cavalca le paure, i problemi, ma non ha le ricette per risolverli”.
Poi c’è il capitolo sulle battaglie civili, indicate da Zingaretti come vero pilastro programmatico dell’alternativa alle destre. “Noi vogliamo un mondo nel quale ci sia più giustizia tra le persone” ha esordito con fermezza “perché quello che massacra la speranza è che ci sono troppe disuguaglianze”. Per questo motivo, sostiene che l’impegno politico del centrosinistra debba concentrarsi anche su quelle storiche battaglie civili che, a seguito della sconfitta alle ultime elezioni politiche, non ha potuto portare avanti, dalle unioni civili al diritto alla casa, fino allo ius soli. “Penso che gli italiani siano molto più avanzati della rappresentanza politica di una destra che crea paura e indica il colpevole, indica il capro espiatorio. Ma spesso quelle paure sono inventate, perché nessuno più crede che la crisi del lavoro in Italia sia figlia dei bambini che sbarcano e muoiono nel Mediterraneo” incalza Zingaretti, “nel frattempo l’Italia muore perché il Pil crolla e i salari sono bloccati”.
Il confronto si chiude, infine, sulle nuove frontiere digitali, dall’avvento dell’intelligenza artificiale all’urgenza di proteggere i minori online dai rischi di questa nuova tecnologia. La preoccupazione principale si annida nella capacità dei nuovi strumenti di intelligenza artificiale di alterare le funzioni cognitive, in particolar modo durante l’infanzia e l’adolescenza: “Se permettiamo a un’intera generazione di farsi i temi a scuola con l’Ia, nessuno saprà più farli” ha affermato. Quanto al recente posizionamento dell’Unione – e alla presa di posizione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Zingaretti dichiara: “Ho i miei dubbi sui divieti assoluti perché non capisco come possano essere garantiti, ma ho un’idea: dovremmo vietare assolutamente che entrino cellulari e computer nei luoghi della formazione durante le lezioni e gli esami”. Sul tavolo della conferenza di Bruxelles resta dunque un’analisi articolata, che prova a cucire insieme le urgenze del presente e le grandi transizioni del domani.
L’articolo è stato redatto durante il progetto EU Byline, a Bruxelles, da Chiara Corvino e Sara Jona Falco


