La trasformazione del lungolago in isola pedonale non è più un’ipotesi: è una scelta concreta, è la dimostrazione di quale modello di sviluppo Bracciano voglia adottare. La decisione, che aveva acceso il dibattito tra residenti, commercianti e visitatori, segna un passaggio simbolico e pratico: restituire il lungolago alle persone, riducendo il traffico e puntando su un utilizzo più sostenibile. La chiusura alle auto ha cambiato subito la percezione dello spazio. Dove prima c’erano file di veicoli in sosta, ora si muovono famiglie, ciclisti e turisti; il rumore dei motori ha lasciato posto alle voci e ai versi dei volatili, al rumore delle onde e del potente battito delle ali dei cigni quando spiccano il volo. L’area è più tranquilla e sicura e quindi più vivibile.
Intanto, a un centinaio di metri dai vari ingressi, il numero dei parcheggi è sensibilmente aumentato rispetto al numero dei parcheggi precedenti, offrendo un’alternativa concreta a chi teme difficoltà di accesso e quando i parcheggi non basteranno, occorrerà trovare le giuste soluzioni, e alcune sono già in cantiere, ma sapremo che il lungolago avrà ripreso a vivere. Perché i parcheggi pieni non sono un problema: sono il segno che la gente torna. Il settore commerciale, inizialmente diviso, osserva gli effetti della misura. Alcuni esercenti registrano più presenze e soste più lunghe; altri temono che la riduzione dell’accesso veicolare penalizzi la clientela locale meno abituata a muoversi a piedi. Servirà una stagione intera per misurare l’impatto, ma chi amministra deve accompagnare il cambiamento, non frenarlo per paura di un possibile malcontento.
L’amministrazione Crocicchi l’ha fatto e continuerà a farlo, con coraggio e determinazione. Sul piano ambientale la scelta appare obbligata. Il lago di Bracciano è un ecosistema fragile e ogni riduzione del traffico porta benefici immediati in termini di aria, rumore e qualità dell’esperienza. Pedonalizzare significa immaginare un paese che punta su turismo sostenibile, spazi pubblici curati e un rapporto più equilibrato con il proprio patrimonio naturale. Una cosa è già evidente: il lungolago liberato dalle auto ha mostrato un potenziale che molti avevano sottovalutato. Chi continua a leggerlo come un fastidio per gli automobilisti o un rischio per i commercianti guarda il futuro con la mente rivolta al passato. Trattare il lago come un parcheggio diffuso è stato un errore culturale prima ancora che amministrativo. Ovunque si siano liberati gli spazi pubblici dal passaggio delle auto, sono cresciuti vivibilità, turismo, sicurezza e perfino fatturati: così sarà anche per il nostro lungolago che senza auto, respirerà più a lungo. Finalmente le persone, le famiglie, con i loro figli, possono fermarsi con maggiore tranquillità, camminare, osservare e vivere gli spazi, concedendosi anche il tempo di consumare qualcosa. Il lungolago di Bracciano può finalmente diventare protagonista e non semplice sfondo degli altri comuni del lago.
Difendere la sosta selvaggia significa non capire che il vero motore economico è la bellezza, non la comodità di parcheggiare a un metro dal ristorante. Un lago più sano è più attrattivo, più vissuto, più rispettato. Bracciano ha scelto che paese vuole essere: una comunità che valorizza il proprio patrimonio naturale, non che lo sacrifica alla sosta facile. La pedonalizzazione dice chiaramente che il lago viene prima delle auto. Chi si oppone difende un modello di città che non esiste più. Il vero scandalo non è la pedonalizzazione: è averla rimandata per decenni, accettando che uno dei luoghi più preziosi del paese fosse soffocato da auto, clacson e smog, È successo ovunque, e ovunque si è scoperto che accade l’esatto contrario. A Bracciano lo dimostrano piazza Mazzini, piazza IV Novembre, via XX Settembre: scelte lungimiranti che hanno migliorato il paese. Oggi è tempo di decidere da che parte stare: da una parte un lungolago vivo, sicuro, attrattivo. Le resistenze sono sempre le stesse: “non si può”, “non è il momento”, “i commercianti moriranno”; dall’altra un lungolago invaso dalle auto, rumoroso, caotico e inquinato. La pedonalizzazione è un atto di responsabilità. E chi la osteggia dovrebbe ammetterlo: preferisce il rombo dei motori al passo lento delle persone. Ma la bellezza non si misura in CV o HP, bensì in respiri, camminate e spazi restituiti. È lì che si vede la differenza: tra chi apre gli spazi pubblici al piacere della vita e chi li chiude a chiave, tra chi immagina il futuro e chi resta fermo al semaforo. Ed è su questa distanza che si misureranno le scelte dei prossimi anni.
Lorenzo Avincola


