di Fabrizio Marchi
l brutale assassinio del giovane di Colleferro Γ¨ figlio del nulla cosmico, del vuoto pneumatico della societΓ capitalista e nichilista in cui viviamo oggi.
E dal nulla non puΓ² nascere nulla di buono. Tuttβal piΓΉ puΓ² essere e purtroppo viene riempito con modi di essere e comportamenti a dir poco balordi di vario genere. Penso, ad esempio, allβuso piΓΉ o meno sistematico di alcool, droghe e sostanze varie da parte di molti giovani, finalizzato allo βsballoβ, in altre parole ad estraniarsi dal contesto cercando βsensazioni fortiβ che consentano di spezzare la routine della vita quotidiana.
Poi ci sono i consumatori seriali, unβaltra schiera molto nutrita, naturalmente, cioΓ¨ quelli che cercano di colmare quel nulla riempiendosi di merci. A seguire i cultori dellβestetica, quelli che passano lβesistenza in palestra a farsi i muscoli e a tatuarseli e infine i violenti. A queste due ultime categorie appartengono gli abbrutiti energumeni che hanno massacrato il povero Willy, colpevole di aver cercato di difendere un amico e quindi, secondo il misero setaccio dei bruti di cui sopra, di essersi intromesso, di βnon essersi fatto i cazzi suoiβ. Ragione piΓΉ che sufficiente per massacrarlo di botte in quel modo. Tanto piΓΉ perchΓ© chi ha osato βsfidarliβ Γ¨ uno che non se lo poteva permettere: un ragazzo esile, magrolino e per di piΓΉ di colore.
Un famosissimo proverbio dice che lβabito non fa il monaco. A volte Γ¨ vero ma tante altre volte no. In questo caso Γ¨ sufficiente, a mio parere, osservare le foto di quei soggetti per capire chi sono e che cervello hanno. Le testimonianze della gente di Colleferro lo confermano. Bulli, attaccabrighe, cultori delle arti marziali (o meglio, di una interpretazione fuorviante e distorta di quelle che sono invece filosofie di vita che questi soggetti riducono a meri strumenti di violenza e prevaricazione β¦) e soprattutto di questi nuovi βsportβ di combattimento (strani aborti finalizzati solo ad aggredire e a far maleβ¦), di un certo tipo di fisicitΓ (un culto esagerato e parossistico dellβestetica che finisce per essere il baricentro della loro esistenza e per sostituire ogni altra dimensione, in primis quella eticaβ¦), della violenza, della sopraffazione fisica sugli altri e, naturalmente (non Γ¨ affatto casuale), ideologicamente contigui ad una becera destra neofascista e neonazista che di questi ambienti ha fatto il suo brodo di coltura. Una adesione ideologica, diciamo la veritΓ , piΓΉ (se non esclusivamente) di βpanciaβ che di testa, ammesso che ne siano provvistiβ¦
Sarebbe sbagliato considerare questi personaggi come dei casi individuali, perchΓ© sono una vera e propria fenomenologia sociale, anche molto diffusa ormai, uno dei prodotti di questa nostra societΓ . Certo, non tutti finiscono ad ammazzare di botte la gente per la strada, questo Γ¨ ovvio, ma non cβΓ¨ alcun dubbio che questi soggetti corrispondano ad un βmodelloβ molto diffuso. Come ho giΓ avuto modo di spiegare in altri articoli, questa Γ¨ gente che cerca di compensare la sua inadeguatezza, o meglio la sua incapacitΓ a reggere la competizione che la societΓ gli impone, costruendosi questa sorta di identitΓ fondata sullβesuberanza fisica, sulla violenza e lβaggressivitΓ . Per la serie:β Non sono ricco, non sono socialmente posizionato, non sono riuscito o non riesco a fare soldi, perΓ² in qualche modo devo pur affermarmi, e lβunico modo che ho per farlo Γ¨ questoβ.
Le donne con cui si accompagnano, le βloroβ compagne o fidanzate (invito anche in questo caso a vedere le fotoβ¦), sono esattamente come loro, in tutto e per tutto: βpompateβ e vuote come un pneumatico, la sola cosa che sanno fare Γ¨ esibire la loro avvenenza fisica.
Mi auguro che questi loschi figuri vengano condannati ad una pena adeguata al delitto che hanno commesso. E per come la vedo io questa pena non dovrebbe essere inferiore ad anni venti di galera vera, effettiva, cioΓ¨ senza permessi di lavoro esterno, permessi vari, e soprattutto sconti di pena che finiscono per ridurre la carcerazione a pochi anni. Β Per come la vedo io hanno tolto una vita e quindi Γ¨ giusto che paghino per quella vita che non cβΓ¨ piΓΉ perchΓ© loro lβhanno barbaramente soppressa. Quanto vale una vita umana? Quanto vale la vita di un ragazzo massacrato?
Ma penso purtroppo che ciΓ² non accadrΓ perchΓ© questa nostra societΓ , fra le altre cose, Γ¨ malata anche di un falso e ipocrita permissivismo. E anche questo non Γ¨ casuale. Ora i riflettori sono accesi sulla vicenda, ma fra qualche settimana non se ne parlerΓ piΓΉ, passeranno tre o quattro anni e sono certo che vedremo gli assassini di Willy fuori del carcere in permesso di lavoro esterno e dopo un paio dβanni completamente liberi. E io non credo che questa sia giustizia. PerchΓ© se io fossi il padre di quel ragazzo e vedessi gli assassini di mio figlio circolare liberamente dopo quattro o cinque anni, credo proprio che non lo sopporterei. Β Uno stato realmente democratico deve garantire la libertΓ di opinione, politica, religiosa, di manifestazione, di organizzazione politica, nella stessa misura in cui deve essere fermo nel reprimere (sempre entro i limiti del dettato costituzionale, ovviamente) il crimine. Su questo non ho dubbi. La certezza della pena (che naturalmente deve essere proporzionata al delitto commesso) non puΓ² essere considerato un βdiscorso di destraβ e non deve essere lasciato alla destra. Poi, naturalmente, si puΓ² discutere allβinfinito su quanto e se sia possibile lβesercizio di una βgiustizia giustaβ in una societΓ divisa in classi, ma questo Γ¨ un altro discorso che ci porterebbe lontano.
Fabrizio Marchi
(Lβinterferenza)



