La chirurgia senologica entra nell’era robotica: intervista al Prof. Gianluca Franceschini

Al Gemelli innovazione e tecnologia al servizio della cura della donna.

 di Marco Di Marzio

Professore Ordinario di Chirurgia Generale, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e Direttore del Centro Integrato di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” IRCCS di Roma, il Prof. Gianluca Franceschini è protagonista di un importante passo avanti nell’innovazione applicata alla chirurgia senologica. Al Policlinico Gemelli è stata infatti eseguita la prima mastectomia nipple-sparing robotica single-port con il sistema da Vinci SP, associata a ricostruzione mammaria immediata pre-pettorale. Un intervento che apre nuove prospettive nell’approccio chirurgico al tumore della mammella: un solo accesso, visione tridimensionale ad alta definizione, strumenti articolati e una maggiore precisione nella dissezione, con l’obiettivo di preservare il più possibile i tessuti e coniugare sicurezza oncologica, minore invasività, ricostruzione e attenzione alla qualità di vita della paziente. Un risultato che, come sottolineato dallo stesso Prof. Franceschini, non rappresenta semplicemente una “prima volta”, ma l’inizio di un nuovo percorso clinico e scientifico per il Centro Integrato di Senologia del Gemelli. Con lui approfondiamo il significato di questa innovazione, i benefici che la chirurgia robotica può offrire alle pazienti e il ruolo che tecnologia, esperienza del chirurgo e multidisciplinarietà avranno nella senologia del futuro.

Professore, al Policlinico Gemelli avete eseguito la prima mastectomia nipple-sparing robotica single-port con il sistema da Vinci SP. Che cosa rappresenta questo risultato e quali sono gli elementi realmente innovativi rispetto alla chirurgia senologica tradizionale?

 Questo intervento rappresenta innanzitutto un importante passo avanti nel percorso di innovazione della chirurgia senologica del Policlinico Gemelli. La mastectomia nipple-sparing, quando oncologicamente indicata, consente di preservare il complesso areola-capezzolo e quindi di mantenere maggiormente l’identità corporea della donna. L’utilizzo della piattaforma robotica single-port aggiunge una nuova possibilità tecnica: attraverso un unico accesso, generalmente posizionato in una sede poco visibile, possiamo lavorare con una visione tridimensionale ad alta definizione e con strumenti articolati e molto precisi. L’elemento realmente innovativo, quindi, non è semplicemente “usare un robot”, ma la possibilità di combinare una chirurgia oncologicamente adeguata con un approccio ancora più mirato alla preservazione dei tessuti e al risultato estetico-ricostruttivo. Naturalmente, la tecnologia deve essere applicata a pazienti accuratamente selezionate e all’interno di un percorso multidisciplinare. La sicurezza oncologica rimane sempre il primo criterio.

Un solo accesso, visione tridimensionale e strumenti articolati: quali vantaggi offre concretamente la chirurgia robotica durante l’intervento e, soprattutto, quali benefici può tradurre per la paziente in termini di minore invasività, preservazione dei tessuti e recupero post-operatorio?

Il vantaggio principale è quello di poter lavorare in uno spazio anatomico complesso con grande precisione e con un’elevata capacità di movimento. La visione tridimensionale e gli strumenti articolati consentono al chirurgo di sezionare e controllare i tessuti in maniera molto accurata. L’accesso singolo permette inoltre di posizionare la cicatrice in una zona non visibile e di evitare incisioni cutanee estese. Questo può tradursi, per la paziente, in una minore aggressività chirurgica e in un risultato estetico particolarmente favorevole. La vera innovazione consiste nel creare le condizioni per una chirurgia sempre più precisa, personalizzata e rispettosa della persona.

L’intervento è stato associato a una ricostruzione mammaria immediata pre-pettorale. Quanto è importante, oggi, riuscire a coniugare nello stesso percorso sicurezza oncologica, efficacia chirurgica, ricostruzione e attenzione anche all’impatto fisico e psicologico della mastectomia sulla donna?

È fondamentale. Oggi non possiamo più considerare la mastectomia semplicemente come l’asportazione della mammella. Dobbiamo considerare la donna nella sua globalità. Quando le condizioni oncologiche lo consentono, la possibilità di preservare il complesso areola-capezzolo e di procedere contestualmente a una ricostruzione immediata con protesi permette di affrontare la malattia limitando l’impatto fisico e psicologico della chirurgia. La ricostruzione pre-pettorale rappresenta in questo senso un ulteriore elemento del percorso, perché consente di posizionare la protesi senza sollevare il muscolo grande pettorale, con l’obiettivo di ottenere un risultato naturale e di evitare alcune alterazioni funzionali ed estetiche associate alla ricostruzione sottomuscolare. Ma anche qui la parola chiave è personalizzazione: non esiste una soluzione valida per tutte. La scelta deve essere condivisa con la paziente e definita sulla base delle caratteristiche anatomiche, della malattia e delle sue aspettative.

Lei ha sottolineato un concetto molto importante: “il robot non sostituisce il chirurgo, ne amplia le possibilità”. In una fase in cui tecnologia, robotica e intelligenza artificiale stanno entrando sempre più nella medicina, quale rimane il ruolo insostituibile dell’esperienza e della decisione del chirurgo?

Rimane centrale. Il robot è uno strumento straordinariamente sofisticato, ma non decide quando una paziente deve essere operata, quale intervento sia più appropriato o quale sia il giusto equilibrio tra radicalità oncologica, preservazione dei tessuti e risultato estetico. Queste rimangono decisioni del chirurgo e, più in generale, dell’équipe multidisciplinare. La tecnologia amplia le nostre possibilità tecniche, ma non sostituisce l’esperienza, la capacità di interpretare situazioni diverse e, soprattutto, la responsabilità della decisione clinica. Lo stesso vale per l’intelligenza artificiale: potrà aiutarci moltissimo nell’analisi dei dati, nella diagnostica e nella organizzazione dei percorsi, ma dovrà sempre essere integrata nella relazione tra medico e paziente. La tecnologia ha valore quando è al servizio della medicina e della persona, non quando diventa il fine.

Avete definito questa prima esperienza non come un punto di arrivo, ma come “l’inizio di un nuovo percorso clinico e scientifico”. Quali saranno i prossimi passi al Centro Integrato di Senologia del Gemelli e possiamo immaginare che, in futuro, questo tipo di chirurgia robotica possa diventare accessibile a un numero sempre maggiore di pazienti?

Assolutamente sì, ma attraverso un percorso graduale e rigoroso. Il primo obiettivo è consolidare l’esperienza, definire con precisione le indicazioni e raccogliere sistematicamente i dati sugli esiti oncologici, chirurgici, ricostruttivi ed estetici e sulla qualità di vita delle pazienti. Parallelamente, vogliamo sviluppare un percorso di formazione dedicato e costruire una vera esperienza multidisciplinare che coinvolga chirurgia senologica, chirurgia plastica, anestesia, radiologia, oncologia e tutte le professionalità del Centro Integrato di Senologia. Il nostro obiettivo non è fare “più robotica”, ma fare migliore chirurgia attraverso la robotica, quando questa rappresenta un reale vantaggio per la paziente. Credo che in futuro questa tecnologia potrà essere proposta a un numero crescente di donne, ma sempre sulla base di criteri di appropriatezza e sicurezza. Il nostro compito al Policlinico Gemelli sarà proprio quello di contribuire a definire questi criteri e a trasformare una tecnologia innovativa in un’opportunità clinica concreta, accessibile e realmente utile alle pazienti.

   

 

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