Il coordinamento “ZittaMai”, nato ad Anguillara Sabazia dopo il femminicidio di Federica Torzullo, continua a far parlare di sé attraverso delle nobili iniziative, volte a sensibilizzare sui temi legati alla violenza di genere. Uno dei modi che hanno trovato per perseguire questo obiettivo – anche grazie alla preziosa collaborazione del Cinema Palma di Trevignano – è la “Rassegna Cinematografica Rumorosa”: cinque appuntamenti che vedono le donne, e il loro lavoro, come protagoniste, e cinque occasioni in cui gli spettatori hanno l’opportunità di ragionare su stereotipi e pregiudizi che da sempre sono connessi alla figura femminile.
La pellicola che il coordinamento ha scelto per il secondo appuntamento è “Smoke Sauna Sisterhood”, della regista Anna Hints.
Il film affronta in modo brillante tutti gli stereotipi connessi all’immaginario di un corpo che acquisisce valore solo attraverso gli occhi di un uomo, e che diventa una risorsa quando è in grado di dare alla luce dei figli – preferibilmente maschi.
La regista Hints rende il film coinvolgente già dai primi attimi, durante i quali delle voci sussurrano “Cresci sana, cresci forte, cresci potente”, rivolgendosi alle bambine. Il pezzo è aperto a interpretazioni, ma attribuendo questi aggettivi a un pubblico femminile la volontà è quella di scardinare uno dei luoghi comuni più diffusi: l’uomo è forza lavoro, la donna è cura per qualcun altro.

In questo caso tornano utili le parole della scrittrice Michela Murgia: «All’uomo, per stare al mondo, basta un “perché”. Una donna ha bisogno anche di un “per chi”». Una madre per i figli, una moglie per un marito, e poco importa se quella madre è una giornalista, o se quella moglie è CEO di un’azienda. Il ruolo attraverso il quale verrà riconosciuta sarà prima quello che la identifica all’interno delle mura domestiche. Questa, spesso, è la narrazione che accompagna la figura della donna, ed è questa narrazione che la regista, attraverso la sua pellicola, vuole decostruire.
Il film è a dir poco geniale. Le protagoniste raccontano le loro esperienze di vita, e riflettono insieme su quanto le richieste della società interiorizzate in ogni donna siano deleterie. O almeno, fino a quando non si comprende che la vita di una donna ha valore anche senza un uomo accanto, e che il corpo non è obbligato a rispondere alle aspettative sociali, che spesso sono causa di patologie legate alla volontà di aderire a modelli estetici standardizzati.
È rilevante anche il modo in cui la regista Hints ha scelto di girare il film: le protagoniste, infatti, non si vedono mai in volto, a parte per due di loro. La telecamera si concentra sulle gocce di sudore sulla pelle, sulle cicatrici, sul sangue tra le gambe, sui seni scoperti. Il messaggio è inequivocabile: non importa la singola identità, ma solo la storia che ciascuna di loro ha raccontato in una “semplice” sauna, simbolo di uno spazio sicuro per aprirsi senza timore, e ascoltare senza giudizio.

La serata è proseguita con un dialogo tra “ZittaMai”, le attrici dello spettacolo “Svelarsi” – Benedetta Cassio e Chantal Gori – e la presidente dell’associazione “Body Art Therapy” Annamaria Mazzini.
Questo confronto ha permesso di approfondire alcuni punti toccati dal film, come il tema dello “spazio sicuro” e quello della malattia che trasforma il corpo di una donna. In particolare, come la sauna diventa un luogo di protezione per le protagoniste di “Smoke Sauna Sisterhood”, allo stesso modo il teatro dove viene portato in scena “Svelarsi” diventa lo spazio sicuro delle attrici che lo interpretano e delle donne che vanno a vederlo. “Uno spettacolo fatto dalle donne, solo per le donne”, poiché il copione prevede che le interpreti si spoglino, e svelino totalmente i loro corpi. Come dichiarato dall’attrice Benedetta Cassio, “se un luogo, per rimanere sicuro, ha bisogno di escludere gli uomini, le riflessioni sono ancora aperte” e il mancato invito del genere maschile nasce dalla necessità di sottrarre le forme femminili, e quella stessa dimensione protetta, al “Male Gaze” (“sguardo maschile”), spesso oggettivante e sessualizzante. La riappropriazione del corpo femminile passa anche attraverso il lavoro dell’artista Annamaria Mazzini che, dopo aver sconfitto un tumore al seno, ha deciso di mettere la sua arte al servizio delle donne che hanno subìto la sua stessa malattia. Il suo studio diventa un luogo intimo, uno spazio in cui le donne riescono ad affrontare il cambiamento fisico e riscoprire la propria femminilità. Le cicatrici diventano fonte di ispirazione, la malattia un’opera d’arte.

Il lavoro del coordinamento “ZittaMai” non mira a essere puro intrattenimento, ma un’azione concreta volta ad abbattere gli stereotipi costruiti intorno alla figura femminile. Un monito per gli uomini, anche quelli che non farebbero mai del male alle donne, che il problema di cui oggi ci si trova a parlare così tanto non è nel singolo individuo, ma in una cultura che giustifica, minimizza e giudica.
Il silenzio non è più un’opzione e la sorellanza tra donne è fondamentale. Tuttavia, è necessario creare un’alleanza tra uomini e donne che abbia l’obiettivo di trasformare la struttura sociale, per porre fine una volta per tutte alle violenze perpetuate nei confronti delle donne.
I prossimi appuntamenti:
5 novembre: “Le favolose”, di Roberta Torre
3 dicembre: “Non conosci Papicha”, di Mounia Meddour
14 gennaio: Evento di chiusura – da svelare
Chiara Venturen, Redattrice L’agone


