La prima enciclica di Papa Leone XIV coglie nell’introduzione i possibili pericoli che l’umanità sta correndo richiamando Papa Francesco sull’attuale potere che ha la tecnologia, cita il suo predecessore nel passo che dice “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su se stessa”. In questa frase si coglie il significato profondo del titolo Magnifica Humanitas, probabilmente siamo ad a un bivio, tra la costruzione della torre di babele e l’edificazione delle mura di Gerusalemme. In un caso si vuole realizzare una comunità con “un’unica lingua, un’unica tecnologia, un’unica direzione”, l’insidia profonda di questo progetto è l’omologazione di tutti gli abitanti della torre, non la loro comunione e sappiamo bene come è andata a finire. Nell’altro caso, di fronte a una Gerusalemme in rovina, le cui mura sono crollate, le migliori forze della città si uniscono per la ricostruzione edificando ognuno un pezzo di muro a seconda delle proprie capacità e delle proprie competenze, in questo modo la responsabilità viene condivisa da tutto il popolo.
Papa Leone indica come salvifica la direzione della ricostruzione non solo per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, e ci dice che ” esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dellʼascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità.” Aggiungendo “a ciascuno il suo tratto di muro: scienziati e ricercatori, imprenditori e lavoratori, educatori e legislatori, società civile, movimenti popolari e comunità di fede. Questa è la logica della sussidiarietà, che valorizza la cooperazione tra generazioni, tra popoli, tra discipline e culture come via maestra per far crescere stabilità, prosperità e pace.” Ci dice, ci implora quasi, di fermarci dall’ edificare una nuova Babele ma di utilizzare l’enorme potere che l’umanità ha su se stessa per far si che le differenze diventino energie creative nella responsabilità condivisa della costruzione della futura società.
Il richiamo del Pontefice ai rischi legati all’intelligenza artificiale come mezzo per la costruzione della nuova Babele (omologazione, unica direzione, unica lingua) è esplicito e ne descrive dettagliatamente i meccanismi insidiosi e perversi. Nel leggere l’enciclica, così chiara ed esplicita anche nell’indicazione della direzione da intraprendere per evitare i disastri della Babele, direzione che include l’impegno dei credenti, descritto peraltro nella dottrina sociale della chiesa, c’è un forte richiamo anche ai non credenti (uomini di buona volontà), il percorso deve essere fatto in comunione, nessuno può essere escluso. La profonda contraddizione tra il professarsi credenti (Dio, patria e famiglia) e il non riuscire a cogliere nel messaggio del Pontefice gli elementi profondi della dottrina cristiana rende colpevoli gli uomini e le donne eletti per gestire la cosa pubblica. Uomini e donne che hanno una enorme responsabilità nell’aver permesso che il potere dei mezzi tecnologici, così potenti, sia relegato nelle mani di pochissime persone. Se non loro che abbiamo liberamente eletto, chi può arginare il processo in atto di delegittimazione delle nostre democrazie.
Salvatore Scaglione


