Comunicato stampa
Lei, Venere, la dea della bellezza e dell’eros. Lui, Adone, giovane e bello, bellissimo, il più bello. La coppia più bella del mondo. La statua di Venere e Adone, primi anni del Seicento, capolavoro del manierismo, è il simbolo del Museo civico di Bracciano: “Figure nude con sì bell’arte condotte, e sì al vivo spiranti – scriveva Giovanni Baglione nel 1642 – che innamorano chiunque loro riguarda”.
Ma non basta una statua, anche se si tratta di un capolavoro, a dare luce e vita a un museo. Cecilia Sodano, direttrice del Museo civico di Bracciano, dà luce e vita mettendo a disposizione spazi e competenze, accogliendo e ospitando, promuovendo e coinvolgendo. Anche in occasione della Festa del turismo lento, a Bracciano da venerdì 9 a domenica 11 ottobre, progettata da Ti con zero/Cammino dei Vulcani, condivisa con Gemal APS Gruppo Ecologico Micologico dell’Alto Lazio, e realizzata con il contributo e il patrocinio del Comune di Bracciano.
“Abbiamo aderito all’evento e condiviso la stessa filosofia della Festa del turismo lento – spiega Sodano -, che significa valorizzare il territorio, riconoscere l’identità dei luoghi, rendere partecipi e uniti gli abitanti. Un’operazione di supporto e sostegno”. Nato nel 2006, il Museo civico, 20 anni di attività in nome dell’inclusione, 20 anni all’avanguardia: “Venere e Adone, e la mostra permanente, ma anche mostre temporanee, anche mischiate, tra parallelismi e provocazioni, tra affinità e contrasti. Siamo stati tra i primi a poterci far vedere anche da bambini non vedenti o ipovedenti. Da subito ci siamo dedicati anche a concerti e recite, saggi e incontri, perfino cacce al tesoro. E ci sentiamo in perfetta sintonia anche con la Festa del turismo lento, perché turismo vuole dire girare e visitare, esplorare e percorrere, scoprire, cercare e trovare, e la lentezza, cioè rallentare fino a fermarsi, che è l’andatura più adatta per conoscere e apprezzare. Fruire lentamente il territorio”. Così il Museo civico ospiterà fin dall’inizio la Festa del turismo lento (che gode anche del patrocinio del Parco regionale naturale di Veio, Parco regionale naturale Marturanum, Consorzio del Lago di Bracciano e Università Agraria di Bracciano. E, appunto, della preziosa collaborazione del Museo civico), dedicandosi innanzitutto ai bambini: sabato 10 alle 10 “Storie di alberi e animali” nella Biblioteca civica Bartolomea Orsini (letture ad alta voce per bambini 0-6 anni), domenica 11 alle 10 “City orienteering fotografico” a cura di Natascia Bisogni e Stefano Zarfati, Corsa orientamento club di Roma e Menti Associate; domenica 11 alle 11 e alle 16 “Caccia la dettaglio”, visita-esplorazione per bambini e famiglie con indizi sonori e visivi, a cura del Museo civico e di Menti Associate; inoltre la piccola rassegna “I colori della natura” con mostre scientifiche e fotografiche, incontri, esposizione di acquerelli…
Membro dell’Icom International e nel direttivo di Icom Italia (Icom sta per International Council of Museums), Sodano ha una visione del museo oltre alla funzione di custodia e tutela del patrimonio artistico: “Visionario non è chi ha abbagli o miraggi, ma chi vede, e propone, oltre quello che non si riesce non solo a vedere, ma neanche a pensare o immaginare. Nel nostro piccolo cerchiamo di essere un punto di riferimento, una base di appoggio, un centro di promozione, un distributore di stimoli e segnali, anche una fabbrica di emozioni e sentimenti. Il rapporto con la nostra gente e con il nostro territorio è fondamentale. Con questo principio, e allo stesso tempo obiettivo, lavoriamo su progetti come ‘Conservare la memoria’ e ‘Bracciano sottosopra’. Il primo vuole capire il presente per guardare il futuro con occhi diversi: interviste a braccianesi doc, dai ricordi di guerra a quelli di un motorista, dai graffiti alla porchetta, dal Bar Sabazio ai lavori femminili. Il secondo consiste in un percorso sonoro mediante QRcode all’interno del Cimitero o attraverso audio geolocalizzati con l’App Loquis, e qui si va dal sacrificio di Udino Bombieri alla Società operaia di mutuo soccorso, dai ricordi di Nerina ai cento illustri del Famedio. Insomma, storia e storie, identità e appartenenza”.
Un lavoro – non a caso – lento, ma doveroso, valoroso, giusto. “Quando si riesce a entrare nella pelle e fino all’anima della gente – confida Sodano -, quella è la vera soddisfazione. Una parola di cuore, una pacca sulle spalle, uno sguardo commosso”. L’orgoglio del territorio.


