La chiesa di San Francesco d’Assisi ad Anguillara Sabazia

Per la speciale ricorrenza dell’Ottavo Centenario del transito di San Francesco d’Assisi dalla vita terrena alla gloria del cielo, avvenuto il 3 ottobre 1226, é stato indetto l’Anno Giubilare Francescano. Il Santo Padre, Leone XIV, ha concesso l’Indulgenza Plenaria a tutte le persone che, nelle modalità previste dalla Chiesa cattolica, visiteranno fino al giorno 10 gennaio 2027 in forma di pellegrinaggio qualsiasi chiesa conventuale francescana, o luogo di culto in ogni parte del mondo intitolato al Santo Poverello di Assisi.

Come in tutte le chiese francescane sparse nel mondo, lo straordinario dono dell’indulgenza potrà essere ricevuto anche ad Anguillara nella Chiesa di San Francesco che fin dalla sua fondazione porta il titolo di dedicazione al Santo Serafico.

Sorta nel corso del secolo XIII, come si può riscontrare dall’impianto architettonico complessivo delle strutture, nonchè da alcuni suoi elementi caratteristici costitutivi, l’insigne luogo di culto, vero scrigno di fede, di storia e di arte costituisce un importante punto di riferimento nel tessuto urbano, simbolo identitario dell’intera zona circostante.

La stampigliatura dello stemma comitale degli Anguillara sulle antiche travature della Chiesa porta a dedurre una stretta connessione tra l’edificazione della Chiesa e

la Casata degli Anguillara, amica, sostenitrice e devota di San Francesco fin dagli inizi della sua missione.

Fu Pandolfo, conte dell’Anguillara che insieme alla nobile Giacomina de’ Settesoli dei Normanni sua parente, chiamata da San Francesco affettuosamente Frate Jacopa, a finanziare nel 1231 la tasformazione dell’antico ospedale di San Biagio nella zona di Trastevere nel nuovo grande complesso dato ai seguaci del Poverello e che diventerà la Chiesa e il Convento di San Francesco a Ripa a Roma dove si conserva l’umile cella usata da San Francesco, ospite della Casata, durante le sue visite a Roma per gli incontri con il Papa.

Fin dall’inizio ad officiare la Chiesa di Anguillara furono i Francescani

Interessanti ricerche condotte da Mons. Angelo Zibellini e Mons. Domenico Agrestini riferiscono che la Chiesa di San Francesco fu luogo di sosta e di servizio di grandi figure del carisma francescano, legate al ramo dell’Osservanza, la corrente che sosteneva il ritorno alla rigorosa fedeltà originaria della Regola di San Francesco. Per un periodo si fermò San Giovanni da Capestrano (1386-1456), inviato dal superiore del Convento dell’Ara Coeli di Roma, Fr. Pietro Jacometti. Dimorò a San Francesco anche San Giacomo della Marca (1393-1476), il cui ritratto su tavola, oggi disperso, fino ai primi anni del 1960 era conservato nella sacrestia della Collegiata di Anguillara.

Di certo il momento di maggiore impulso dato alla vita della chiesa e alla comunità francescana giunse con l’avvio dei lavori di costruzione di un grande convento per i frati annesso alla chiesa in conformità alla licenza rilasciata nel 1468 dal Pontefice Paolo II, il veneziano Pietro Barbo, all’Università e ai Cittadini di Anguillara “con la speranza che essi (i cittadini) avevano concepito che con la vita lodevole ed esemplare di quelli, con la predicazione della Parola di Dio e con le esortazioni a vivere bene e santamente, sarebbero stati rigogliosi i frutti spirituali per la salute delle anime”.

Attraverso l’avvicendamento delle varie famiglie dell’Ordine dei Frati Minori i seguaci del Poverello di Assisi portarono avanti il loro servizio ad Anguillara, seppur in modo non continuo a causa dei ricorrenti abbandoni, dei ripetuti rientri, delle frequenti sospensioni, fino al 1783 quando a loro subentrò la famiglia religiosa della Congregazione dei Chierici Scalzi della Santissima Croce e Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, fondata da San Paolo della Croce e che successivamente prenderà il nome di Passionisti. Seguì un periodo travagliato per la vita degli Ordini e delle Congregazioni religiose scatenato dalla devastante occupazione francese per cui i Passionisti furono costretti a lasciare il complesso di San Francesco con profondo dispiacere della popolazione tutta che apprezzava i Padri e il loro proficuo impegno svolto in ogni campo per la crescita sociale, culturale e spirituale del paese.

Sedata la tempesta anticlericale, nel Complesso di San Francesco potettero fare ritorno nel 1821 i Frati Francescani del Terzo Ordine Regolare ma solo per un breve periodo. A loro subentrarono i seguaci della Compagnia di Gesù. Sotto i Gesuiti il Convento ricevette un nuovo incisivo rilancio, affermandosi come centro studi e efficiente sede di servizio di assistenza medico ospedaliera.

Con la presa di Roma e l’avvento dello Stato unitario che dispone l’applicazione delle leggi eversive dell’asse ecclesiastico con la conseguente soppressione di tutti gli Ordini e le Congregazioni religiose e l’incameramento da parte dell’autorità civile di tutti i loro beni, inizia in modo ineluttabile la parabola discendente dell’antica chiesa e del convento di San Francesco.

Contesa la proprietà nonchè lo stesso uso del complesso tra l’autorità ecclesiastica e l’autorità civile trascorrono anni di completo abbandono e incuria, riducendo le vetuste strutture in un ammasso di indicibile degrado. Al clero locale viene riconosciuta la sola proprietà di qualche suppellettile, di elementi di arredo liturgico, nonché della campana staccata dal campaniletto a vela dell’edificio sacro. E’ la campana dedicata a Santo Serafico d’Assisi fusa nel 1622, in seguito collocata nella cella del campanile della Collegiata, dove tuttora si trova, popolarmente chiamata “la Scola” per la sua funzione principale di dare avviso ogni mattina a tutti gli alunni delle scuole locali dell’inizio delle lezioni scolastiche. Una funzione svolta fino agli ultimi anni del 1950.

Sopraggiungono tempi oscuri.

Agli inizi del 1900, soprattutto dopo la sospensione delle cerimonie di culto, la situazione della chiesa si fa drammatica. Viene trasformata in magazzino di attrezzature agricole e deposito di materiali ingombranti in disuso addossati alle pareti affrescate fino a danneggiarle in modo irreparabile. Il tavolato del controsoffitto dipinto a finto cassettonato cade a brandelli marcito dalle infiltrazioni di acqua piovana che scendono dalle fessurazioni del tetto che si allargano sempre più. Vengono apportate modifiche alle strutture senza un piano programmato. Si tamponano le aperture del cleristorio in alto sulla parete sinistra e le finestre della facciata, mentre viene aperto il finestrone dell’abside, amputando per sempre la scena della Crocifissione nel registro superiore del grande affresco absidale con grave scempio della figura centrale di Gesù Crocifisso. Accorta e lodevole l’iniziativa del clero locale di aver provveduto a recuperare in tempo tra le macerie il frammento del Volto di Gesù per poi collocarlo in una slanciata edicola in stucco applicata sulla parete a sinistra del portico del santuario della Madonna delle Grazie sul lungolago. Ancora oggi la sacra Immagine del “Christus patiens” di chiaro stampo francescano é esposta alla devozione dei fedeli .

Le rare foto esistenti sulla chiesa scattate in questo periodo e giunte a noi trasmettono in modo eloquente il raccapricciante stato di rovina in cui l’edificio drammaticamente versava. L’impeto della devastazione però non si ferma, continua con la sconsiderata demolizione delle cappelle laterali aperte sulla parete sinistra in prossimità della controfacciata e dedicate rispettivamente all’Immacolata Concezione, patrona dell’Ordine francescano, e a San Francesco d’Assisi, fondatore dell’Ordine dei Frati Minori.

All’indomani del secondo conflitto mondiale, dopo una vibrata a accorata protesta dell’allora Parroco di Anguillara, Don Angelo Zibellini, contro la profanazione di alcuni vani del convento ridotti a bordello, si fecero avanti nuovi tentativi di recupero del bene monumentale all’uso per il culto e la formazione spirituale della popolazione mediante la concessione dei locali da parte del Comune ad una nuova famiglia religiosa che mostrò interesse all’inizio ma poi, non riuscendo a sostenere gli onerosi impegni di spesa per il ripristino in piena efficienza del complesso, dovette lasciare.

Specie per il convento la fine fu ineluttabile. Acquisita l’autorizzazione dell’ente competente alla tutela del patrimonio monumentale, una decisione avventata per permettere la realizzazione del nuovo edificio scolastico del paese, arrivarono le ruspe che rasero al suolo tutta la costruzione conventuale, comprese le superfici affrescate dei locali di vita comunitaria e del chiostro. Le macerie, una volta ammassate, furono portate via e andarono a costituire materiale inerte di sedime della maglia viaria della nuova lottizzazione dei Prati della Rena sul lungolago.

Bisogna arrivare agli inizi degli anni 70 per assistere alla rinascita della Chiesa di San Francesco. Con mirati finanziamenti pubblici, integrati da cospicui fondi per interventi nel 2000 viene messo a punto un progetto organico di opere strutturali e di restauro dell’intero edificio di culto allo scopo di riportarlo alla sua piena funzionalità.

Viene rimosso il controsoffitto ad assi dipinte e ripristinata l’originaria copertura a capriate con il completo rifacimento del tetto. Il piano absidale viene abbassato per connettere meglio lo spazio della navata all’area del coro e dare maggiore slancio al grande arco centrale. Tutte le superfici affrescate vengono recuperate e restaurate insieme al ripresa radicale degli stucchi degli altari laterali.

La chiesa diventa un polo di grande attrazione per quanti desiderano ammirare le opere d’arte che custodisce. A cominciare dall’esteso affresco della parete del coro, un capolavoro attribuito alla mano di Domenico Velandi (sec. XV-XVI), un pittore attivo nelle zone dell’Alto Lazio che si formò nella cerchia degli Zacchi e di Lorenzo da Viterbo (1444/-1476) sotto l’influsso dei grandi esponenti della pittura senese. Ad uno Zacchi, Francesco d’Antonio (1407-1476), detto il Balletta, é attribuito l’affresco della Madonna delle Grazie venerata nel santuario sul lungolago di Anguillara. Nell’affresco absidale della Chiesa di san Francesco articolato su due registri sovrapposti é raffigurata in alto la scena della Crocifissione e in basso una Madonna in trono adorante il Bambino, affiancate entrambe da santi dell’Ordine francescano, santi Protettori e padri della Chiesa. Nell’affresco alla composta e ieratica postura delle figure bilanciate in perfetto equilibrio simmetrico fa riscontro un timido tentativo di movimento sulle pieghe appena abbozzate delle vesti. Mentre nella solenne e solida staticità delle architetture dipinte, entro le quali si inquadrano le figure, spiccano rapidi scorci di profondità spaziale nei giochi prospettici delle intersezioni delle strutture verticali con il piano del pavimento.

Ad impreziosire gli altari laterali sono una pregevole tela della Crocifissione di Antonio Cavallucci da Sermoneta (1752-1795) commissionata nel 1786 dai Padri Passionisti del Ritiro di Anguillara per la chiesa Collegiata e il Volto Santo dipinto su tela dal pittore spagnolo contemporaneo Pedro Cano, donato alla comunità locale dallo stesso artista nel 2008 in occasione del X anniversario del gemellaggio tra Blanca e Anguillara. Sulle pareti della chiesa risaltano ripetute figure di Santi Protettori invocati dai fedeli nei momenti di particolare necessità per la salute del corpo e dell’anima. Oltre all’interessante sequenza dei piccoli riquadri affrescati in maniera grossolana sulla vita e le tentazioni di sant’Antonio Abate a destra dell’ingresso, sulla zona destra della controfacciata entro una raffinata cornice di trabeazioni e paraste con candelabre fiorite campeggia il pregevole affresco di una Madonna in trono dalle espressioni tenerissime, in adorazione verso il Bambino Gesù disteso sulle ginocchia, con ai lati i Santi Sebastiano e Rocco, e di fianco a destra, in posizione isolata, la figura assai deteriorata di Sant’Antonio di Padova, riconoscibile per la croce ghiandata accanto, simbolo araldico della sua famiglia d’origine. Ma a richiamare l’attenzione e la curiosità dei visitatori é un lunettone affrescato applicato alla parete dell’arco cieco di una cappella demolita.

Si tratta di un affresco staccato, l’unico superstite delle opere che decoravano l’antico chiostro del convento. Nello stile è rintracciabile il carattere di un distinto gusto tardo-manierista, la cui esecuzione con molta probabilità é da far coincidere con il ritorno dei Frati nel convento nel 1595, menzionato dalla lapide che recentemente é stata affissa accanto, un documento importante per la conoscenza di alcuni passaggi storici dell’intero complesso monumentale. Spesso nelle descrizioni l’affresco viene citato sbrigativamente come semplice “natività”. In realtà é un’immagine singolarissima e molto rara nelle raffigurazioni pittoriche della vita del Santo. Pochissime sono in pittura le rappresentazioni riguardanti la nascita del Poverello di Assisi. Sullo stesso tema un’opera di straordinario valore artistico si ha nella Chiesa di San Francesco a Montefalco (PG), oggi museo, nel ciclo di affreschi sulle Storie della Vita di San Francesco, eseguiti da Benozzo Gozzoli (1420-1497).

Sulla scia del capolavoro gozzoliano anche l’affresco di Anguillara si ispira al racconto di frate Nicola di Assisi, un seguace e coetaneo del Serafico.

Il racconto della tradizione popolare tramanda che Francesco nacque in una stalla in piena conformità con la nascita di Gesù.

Frate Nicola narra: “Mentre la madre del beato Francesco stava distesa sul letto, come sono solite fare le donne dopo il parto, e le donne del vicinato stavano intorno a lei, venne alla porta un pellegrino come per chiedere l’elemosina. Ma quando gli fu consegnata da parte della madre del beato Francesco una porzione di pollo, cominciò a pregare con insistenza e a dire che voleva vedere il neonato. Le donne tentarono di allontanarlo, ma quegli ripeteva che non se ne sarebbe andato senza avere prima visto il bambino. Allora donna Pica, la madre del beato Francesco disse: “Portategli il bambino perché lo veda”.

Nel lunettone di Anguillara, anche se l’architettura dell’ambiente sembra portare altrove, tanti elementi presenti nella scena concorrono a confermare il luogo-stalla: un cavallo sullo sfondo, la mangiatoia con la paglia ammassata, un grosso e rozzo basto su cui si appoggia la puerpera circondata dalle donne che la assistono, mentre il misterioso pellegrino alla porta entra spedito per vedere il neonato.

Una visita alla chiesa di San Francesco ad Anguillara é sempre una esperienza stimolante da vivere per la presenza del ricco patrimonio di opere d’arte che custodisce. Il maestoso spazio interno inondato di luce e immerso nel silenzio suscita stupore e trasmette un immediato senso di raccoglimento che aiuta ad innalzare la mente e a distendere lo spirito, specie in questo Anno Giubilare Francescano, guardando a San Francesco d’Assisi, Messaggero di Pace, nel mondo di oggi sfigurato dalle divisioni, dalle violenze, dalle guerre.

 

Angelo Bianchini

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