Lago di Bracciano, un patrimonio assediato dalle fiamme

È allarmante il numero degli incendi che, in estate, colpiscono anche il nostro territorio, reso sempre più fragile dalla crisi climatica mai così intensa come quest’anno: l’origine è prevalentemente di natura umana e dolosa, ma gli effetti devastanti sono amplificati dalle temperature estreme e dalla siccità prolungata.

E’ ormai un’emergenza destinata ad aggravarsi senza risposte strutturali.

I danni vanno ben oltre la perdita di alberi, in un’area tutelata dal Parco ricca di boschi, campagne e habitat preziosi, dove il fuoco distrugge rifugi e fonti di nutrimento per gli animali, altera gli equilibri ecologici e impoverisce la biodiversità.

A loro volta, gli incendi riducono la capacità delle foreste di assorbire carbonio, aggravando il riscaldamento globale.

Si innesca così un circolo vizioso: gli incendi liberano il carbonio accumulato dagli alberi rilasciando grandi quantità di CO e riducono la capacità del territorio di assorbire anidride carbonica, alimentando il riscaldamento globale. A essere colpite sono anche la qualità dell’aria, il paesaggio e l’economia locale. Il fumo minaccia la salute; abitazioni e strade possono essere raggiunte dalle fiamme, mentre agricoltura e turismo subiscono gravi conseguenze.

Di fronte a roghi dolosi o comunque riconducibili all’azione umana, la prevenzione non può limitarsi agli appelli alla prudenza. Servono pattugliamenti coordinati tra guardiaparco, Carabinieri forestali, polizie locali e volontari, telecamere nei punti sensibili e sistemi di avvistamento tempestivo, con droni e sensori. Occorre rafforzare le indagini sugli inneschi, aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco e applicare sanzioni e vincoli, impedendo ogni vantaggio economico derivante dagli incendi.

Alla sorveglianza, e repressione, deve affiancarsi la lotta alla crisi climatica, con serie politiche locali di transizione energetica, incentivando le rinovabili e spingendo sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, e misure concrete di “adattamento”: manutenzione delle fasce tagliafuoco, gestione della vegetazione secca, pulizia dei bordi stradali, accessi per i soccorsi e recupero delle aree danneggiate con specie autoctone più resistenti. Servono inoltre campagne informative e un piano operativo condiviso dai Comuni.

Occorre un salto di qualità, nelle politiche nazionali e locali e nella consapevolezza di tutti noi per difendere un bene comune da incuria e interessi criminali, e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.

Giuseppe Girardi

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