di Mario Carmelo Cirillo
Al filo diretto di martedì 23 giugno 2026 di Prima Pagina, trasmissione di RaiRadio3, un ascoltatore riferisce di aver chiesto al proprio comune perché non investe sugli alberi per combattere le ondate di caldo, e di aver ricevuto questa risposta: “Costa troppo”. Sono rimasto ammirato dalla schiettezza della risposta; quanto al suo tenore, mi ha incuriosito non poco, perché i tagli frequenti e diffusi di alberi nei vari comuni vengono giustificati da motivi di sicurezza, nella quasi totalità dei casi. È la prima volta che sento parlare di costi.
Il retropensiero – malizioso – che mi è balenato è: custodire un patrimonio arboreo in area urbana in condizioni di sicurezza impone una cura costante; meglio tagliare, così si coniuga sicurezza a riduzione dei costi. Ecco finalmente un comune che dice la verità: mantenere gli alberi costa troppo, è preferibile segarli, e se proprio serve l’ombra ci pensano le tende, le pensiline e i gazebo.
Ma siamo proprio sicuri che tagliare alberi e sostituirli con tende, pensiline e gazebo significa ottenere gli stessi risultati con costi minori? Vediamo un po’.
C’è una cosa che gli alberi fanno, e che tende, pensiline e gazebo non fanno: l’evapotraspirazione, il processo per cui gli alberi, e in generale le piante, traspirano rilasciando acqua nell’aria, così come il suolo che li sostiene e li nutre rilascia ugualmente acqua che evapora. L’acqua per evaporare ha bisogno di calore: ecco allora che l’evapotraspirazione assorbe calore dall’ambiente; inoltre l’evapotraspirazione è più intensa con temperature dell’aria più elevate, il che non guasta, anzi!
Il risultato è che la temperatura si abbassa, perché l’aria cede il calore che serve ai processi di traspirazione ed evaporazione, ed è questo il motivo per cui in una giornata molto calda stare sotto un albero o, meglio ancora, in un bosco, procura un refrigerio che pensiline, tende e gazebo neanche si sognano. Insomma gli alberi, oltre ad ombreggiare, svolgono un ruolo in qualche modo simile ai vaporizzatori che si trovano nei locali all’aperto d’estate, senza però dare quella sgradevole sensazione di umidiccio, soprattutto ai malcapitati che ci sono vicino.
Ma non finisce qui. Gli alberi svolgono un’altra funzione, di crescente importanza in periodi di bombe d’acqua e di temporali di calore sempre più frequenti e intensi: le radici stabilizzano il suolo su cui poggiano, l’acqua che cade intensamente può essere in parte assorbita dal suolo e in parte ruscellare senza provocare smottamenti più o meno importanti, se non addirittura frane, e minimizzando il rischio di allagamenti.
Ed eccoci alla comparazione dei costi: una corretta valutazione deve considerare, oltre al costo del taglio degli alberi, nonché quelli del trasporto e destinazione finale del legno, i costi connessi ai danni inferti alla popolazione in termini di mancato benessere, se non addirittura, per le persone più fragili come anziani, bambini e cardiopatici, di possibili danni alla salute. Forse che questi non sono costi? Se poi mettiamo nel conto anche i costi connessi ai possibili smottamenti e/o alle frane e/o agli allagamenti, nonché i costi dovuti a un ambiente esteticamente meno gradevole (sfido chiunque a dire che una pensilina è più bella di un albero!), è chiaro che non c’è storia: una analisi completa dei costi e dei benefici fa pendere la bilancia decisamente verso il mantenimento, la cura e l’incremento del patrimonio arboreo nei nostri comuni.
Ecco perché il taglio indiscriminato di tutti i pini che costeggiavano viale Poggio dei Pini ad Anguillara è stato un errore madornale: un albero, soprattutto se già ben sviluppato, si taglia solo se è indispensabile sotto il profilo della sicurezza. Anche perché sostituire un albero già cresciuto con giovani alberelli che impiegano anni e anni per crescere – quando non vengono fatti seccare prima per mancata cura (preferisco questo termine a quello burocratico di “manutenzione”) – significa barattare un beneficio certo e attuale con uno futuro e incerto.
Gli amministratori locali devono prendere consapevolezza che, nella crisi climatica in cui siamo immersi, verde ed alberi sono la misura prioritaria su cui investire per il benessere della popolazione. Tutto il resto viene dopo.


