NURSING UP: “I TANTI COLLEGHI SCOMPARSI SONO UNA CREPA INVISIBILE NEI MURI DI OGNI OSPEDALE”
De Palma: «La fragilità strutturale del sistema è una lama sottile : 6,2 infermieri per 1.000 abitanti contro 8,4 in UE, 175mila mancanti, stipendi tra i più bassi d’Europa. Siamo davvero pronti alle prossime emergenze?»
La pandemia non è un capitolo chiuso. Non può esserlo. È una crepa ancora visibile nei muri del Servizio sanitario nazionale. In quelle crepe ci sono i nomi dei colleghi caduti, i turni infiniti, i reparti trasformati in trincee senza protezioni adeguate nella fase iniziale dell’emergenza. In quei momenti, senza presidi, quando qualcuno addirittura dovette indossare le tute da macellaio, abbiamo visto la morte negli occhi, ogni giorno! Oggi non si tratta solo di commemorare. Si tratta di capire se il sistema, dopo aver retto l’urto, sia stato davvero messo in sicurezza.
«Abbiamo contato i morti. Ora è tempo di contare gli organici! Perché la memoria senza riforme è solo un rituale», dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up.
IL PREZZO PAGATO: OLTRE 90 INFERMIERI MORTI, MIGLIAIA DI CONTAGI
In Italia sono oltre 90 gli infermieri deceduti per Covid-19. Migliaia i contagi tra il personale sanitario nei mesi più duri. Si lavorava con dispositivi insufficienti, con protezioni improvvisate, in condizioni di esposizione continua.
Quel prezzo umano non può essere separato dal tema strutturale: la sicurezza del personale non è un dettaglio organizzativo, è un pilastro per la sicurezza dei pazienti.
IL PARADOSSO ITALIANO: 6,2 INFERMIERI CONTRO 8,4 IN EUROPA
L’ultimo Health at a Glance (OCSE) certifica che l’Italia dispone di 6,2 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 8,4 per 1.000. Il gap è ancora enorme. Nei principali Paesi dell’Europa centrale si superano i 10-11.
Questo scarto non è statistica astratta. È pressione quotidiana sulle corsie.
Secondo le nostre stime basate sugli standard europei, in Italia mancano circa 175.000 infermieri. Con l’età media elevata della categoria e le uscite previste nei prossimi anni, la carenza potrebbe crescere di oltre il 30% entro cinque anni in assenza di interventi strutturali.
Una proiezione che significa una cosa sola: senza un piano straordinario di assunzioni e valorizzazione della professione, il sistema sanitario rischia di trovarsi progressivamente più scoperto proprio mentre aumenta la domanda di cure.
Parallelamente, l’OMS Europa ha stimato una carenza di quasi 1 milione di infermieri entro il 2030 nella Regione europea.
«Ma in Italia non siamo sotto la media per caso. Siamo sotto la media per scelte paradossali e infelici di politiche sanitarie fallimentari reiterate nel tempo che hanno lasciato una ferita aperta », afferma De Palma.
UNO SQUILIBRIO CHE ESPONE IL SISTEMA A UN RISCHIO CRESCENTE
I dati OCSE mostrano che l’Italia ha una densità di medici superiore o in linea con la media europea (oltre 4 per 1.000 abitanti), ma una dotazione infermieristica significativamente inferiore.
Questo squilibrio altera il modello assistenziale: meno infermieri significa più carico per ciascun professionista, maggiore rischio clinico, più burnout.
Le principali evidenze internazionali dimostrano che la riduzione degli organici infermieristici è associata a un aumento della mortalità ospedaliera, degli eventi avversi e dell’abbandono professionale, con un impatto diretto sulla qualità dell’assistenza.
«Un sistema può avere eccellenze mediche, ma se la base infermieristica è fragile, l’intera struttura diventa pericolosamente instabile», sottolinea De Palma.
STIPENDI EROSI ED ETERNO GAP EUROPEO
Un infermiere italiano percepisce mediamente 1.500–1.600 euro netti al mese a inizio carriera. In Germania e in diversi Paesi del Nord Europa le retribuzioni superano i 2.500–3.000 euro netti. Il differenziale può superare i 1.000 euro mensili.
Come se non bastasse, negli ultimi anni l’inflazione ha determinato una perdita reale di potere d’acquisto stimata oltre il 10% rispetto al periodo pre-pandemico.
Questo ha ulteriormente ridotto l’attrattività della professione, aggravando un fenomeno di mobilità verso Paesi europei con condizioni economiche più competitive.
«Chiediamo responsabilità altissime con retribuzioni che in Europa sono considerate basse. Poi ci stupiamo se cresce la fuga verso l’estero», dichiara De Palma.
IL POLICY BRIEF OMS EUROPA: SICUREZZA PAZIENTI = SICUREZZA ORGANICI
Nel suo primo policy brief regionale, anche l’OMS Europa ha definito la carenza infermieristica una “bomba a orologeria” e ha collegato in modo diretto la dotazione di personale alla qualità dell’assistenza e alla sicurezza dei pazienti.
Gli infermieri rappresentano il 56% della forza lavoro sanitaria. L’OMS stima una carenza regionale di quasi 1 milione di professionisti entro il 2030 e indica otto azioni prioritarie: pianificazione strategica degli organici, investimenti strutturali, sistemi dati affidabili, monitoraggio, formazione di alta qualità e rafforzamento della leadership infermieristica.
Le otto azioni indicate dall’OMS non sono raccomandazioni teoriche, ma indicazioni operative che chiamano governi e sistemi sanitari a investire in programmazione, dati affidabili, formazione continua e leadership infermieristica come leve strutturali di sicurezza.
INVECCHIAMENTO, CRONICITÀ E RISCHIO NUOVE PANDEMIE: SIAMO PRONTI?
L’Italia, come certifica l’Eurostat, è tra i Paesi più anziani al mondo: oltre il 24% della popolazione ha più di 65 anni. Così come, secondo i dati della Fondazione Gimbe, i nostri infermieri, con un’alta percentuale di over 50, hanno l’età media tra le più alte nel Vecchio Continente. Le patologie croniche sono in crescita costante tra la popolazione e generano una domanda assistenziale strutturalmente più elevata. Siamo e saremo in grado di affrontarla?
L’OMS e le principali agenzie sanitarie internazionali avvertono che il rischio di nuove emergenze sanitarie globali è concreto. Non si tratta di se, ma di quando.
La preparedness, come evidenziato dalle agenzie sanitarie internazionali, si costruisce prima delle emergenze, attraverso dotazioni organiche adeguate e modelli assistenziali sostenibili.
Affrontare questo scenario con 6,2 infermieri per 1.000 abitanti, con una carenza di 175.000 unità e stipendi poco competitivi significa per l’Italia esporsi a una vulnerabilità sistemica.
«E’ necessario pianificare. Se oggi siamo sotto la media europea, dobbiamo chiederci con quali numeri affronteremo la prossima crisi», conclude Antonio De Palma.


