Amo la radio perché arriva dalla gente,
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera,
Ma libera veramente,
Mi piace anche di più
Perché libera la mente
Eugenio Finardi, La radio, 1976
Cinquant’anni fa, nel 1976, la Corte Costituzionale, con una sentenza destinata a segnare un’epoca, dichiarò legittime le radio libere locali. Fu la fine del monopolio Rai sull’informazione e sulla musica, e l’inizio di una stagione di libertà creativa che trasformò la radio in un laboratorio aperto, vicino alle persone e alle loro storie. In tutto il Paese quell’atto fu avvertito come una ribellione culturale e politica: finalmente si potevano ascoltare generi musicali fino ad allora confinati in poche trasmissioni, come “Per voi giovani” di Giaccio e Cascone, quasi del tutto assenti nella programmazione quotidiana. Molti giovani appassionati iniziarono a trasmettere dalle proprie case, dalle soffitte, dai garage, dalle cantine, ispirandosi alle esperienze delle radio libere straniere e utilizzando apparecchiature spesso rudimentali, con le antenne montate sui tetti più alti delle città. Anche nel nostro territorio le radio locali hanno svolto un importante ruolo sociale, dando respiro alla voce dei cittadini, alle scene musicali indipendenti che non avrebbero mai trovato spazio sui canali nazionali, anche grazie alla potenza della “diretta”, la cui forza vitale era la capacità di parlare al pubblico in tempo reale, senza grandi mediazioni, con l’importante risultato di riuscire ad ascoltare il Paese. A Bracciano il fenomeno esplose rapidamente. Realtà come Tele Radio Country, Radio Cinque Torri e Radio Onda Azzurra portarono un vento di novità: messaggi di libero pensiero, nuove forme di comunicazione, un linguaggio più vicino alle esigenze delle giovani generazioni, dove tutti potevano sentirsi, anche per pochi minuti, protagonisti.
Con la radio si può scrivere
Leggere e cucinare
Non c’è da stare immobili
Seduti a guardare
E forse è proprio quello
Che me la fa preferire
E’ che con la radio non si smette di pensare.
Eugenio Finardi “La radio” 1976
A proposito delle differenze tra radio e televisione, ricordate dal cantautore milanese, non possiamo dimenticare la presenza a Bracciano di Italia Cinque, un’importante televisione privata del nostro territorio, cui ho avuto il piacere di collaborare insieme a tanti amici di Bracciano. Un gruppo di persone che hanno portato avanti, con competenza e passione, una straordinaria realtà locale, che conteneva al suo interno, pur nella sua ridotta dimensione, tutte le prerogative tipiche di una televisione nazionale e tutto, rigorosamente, trasmesso in diretta. Cinquant’anni da celebrare e ricordare: una prova concreta che ogni passo avanti nella tecnologia, ogni apertura al nuovo, amplia il sapere e rafforza gli spazi di libertà e democrazia.
Lorenzo Avincola


