Possiamo riconoscere in Enrico Lo Sardo una delle figure che, con impegno, passione e spirito solidaristico, hanno saputo avviare una macchina organizzativa divenuta, negli anni, pressoché inarrestabile e oggi motivo di autentico orgoglio per Oriolo Romano.
Quella con Enrico è una conversazione tra amici, costellata di ricordi, aneddoti e personaggi che hanno accompagnato oltre vent’anni di storia, contribuendo a edificare una manifestazione ormai profondamente radicata nell’identità del paese. È un piacere ascoltarlo mentre ripercorre la storia della Sagra del Fungo Porcino, nata da un’intuizione semplice e divenuta, anno dopo anno, un appuntamento capace di richiamare migliaia di visitatori. Dalla passione per il paese a una grande idea. Come spesso accade per le intuizioni più felici, tutto nasce quasi per caso, tra amici, attorno a un tavolo di bar. L’idea raccoglie consensi, prende forma e quello che sembrava un semplice progetto tra amici si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più ambizioso.
«Anno dopo anno è cresciuto tutto e tutto è migliorato», racconta Enrico, ricordando gli esordi dell’Associazione Culturale Oriolo Romano, sorta proprio attorno alla Sagra del Fungo Porcino.
Inizialmente affiancata alla Pro Loco e, in seguito, divenuta autonoma, l’associazione costruisce progressivamente una struttura sempre più articolata ed efficiente, capace di governare una macchina organizzativa complessa. Due fine settimana, migliaia di persone e 200 volontari.
Quando parla dei volontari, Enrico torna più volte sul medesimo concetto:
«Loro sono il cuore, loro sono il motore di tutto».
Ma c’è di più, molto di più: una parte delle risorse generate dalle attività associative è stata destinata a interventi e progetti di rilievo per Oriolo e per il territorio. È forse questa la trasformazione più significativa: una festa nata dalla passione per il fungo porcino è divenuta uno strumento concreto di socialità, solidarietà e sostegno alla comunità.
Al termine della conversazione, viene spontaneo chiedere a Enrico quali siano i progetti per il futuro. La risposta è semplice e, al tempo stesso, ambiziosa: «C’è tutto ciò che possiamo fare per sostenere Oriolo e chi ha bisogno».
Il profumo del porcino continua a diffondersi per le vie di Oriolo. La macchina è ancora in moto e, osservando ciò che è stato costruito in questi ventuno anni, sembra proprio che abbia ancora molta strada da percorrere.
Lara Leonardi


