MOSTRA DEL FUNGO E DELLE ERBE SPONTANEE DI BRACCIANO

Comunicato stampa

Il più affascinante è l’Amanita caesarea, il fungo amato dall’imperatore Cesare, detto anche ovolo buono o reale: “Merito del suo color giallo aranciato, irresistibile”. Il più ricercato è il porcino: “Si nasconde, si mimetizza, cerca di non essere scovato”. Il più raro è, forse, la Calocybe (Lyophyllum) favrei: “Ne trovai alcuni esemplari sulle pendici del Monte Terminillo, li fotografai, li colsi per l’essiccata e li coccolai come se fossero un neonato”.

Oltre 200 specie di funghi saranno esposte, descritte, spiegate e raccontate a Bracciano, sabato 10 e domenica 11 ottobre, durante la 26° edizione della “Mostra del fungo e delle erbe spontanee” allestita dal GEMAL (Gruppo Ecologico Micologico Alto Lazio), quest’anno in concomitanza con la seconda edizione della Festa del Turismo Lento organizzata dall’associazione Ti con Zero/Cammino dei Vulcani e condivisa dal GEMAL. Allestiti 12 gazebo 5×5 più un altro 10×10 (una camera immersiva) in cui si ricrea un bosco di cerro e faggio. Apertura sabato dalle 16 alle 20 e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19; in programma anche brevi conferenze, ingresso libero nella piazza IV Novembre, quella del Comune di Bracciano. Un appuntamento annuale attesissimo.

Tutto nasce alla fine degli anni Novanta, quando Aristide Appolloni, tecnico della Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Locale, si specializzò come micologo. E quella che fino ad allora era stata pura curiosità ed eredità paterna divenne studio, passione, missione: “La prima mostra si fece nei locali che oggi ospitano la sede del Parco Regionale Naturale di Bracciano e Martignano, e fu l’inizio per la costituzione del gruppo micologico con soli 12 iscritti. Era l’anno 2000. Oggi il gruppo conta 140 soci, ma abbiamo sfiorato anche i 200, con cinque micologi e una schiera di valorosi volontari. E la nostra attività è continua: oltre a presentare questa mostra, andiamo nelle scuole medie di Bracciano e altrove, teniamo corsi sulle erbe spontanee, sui funghi e artigianali per costruzione dei cesti, programmiamo escursioni, full immersion e vacanze”. Appolloni e compagni possono essere considerati quasi angeli custodi: “C’è chi si avventura senza sapere, a volte c’è chi si caccia nei guai. Nel dubbio, meglio aspettare a mangiare; meglio telefonare all’Ispettorato Micologico delle ASL; conservare nel frigo qualche fungo della stessa specie di quello che si è deciso di mangiare. Nel caso di sintomi emergenti dopo il consumo di funghi, meglio recarsi al pronto soccorso del più vicino ospedale e chiedere l’intervento del micologo”. Altri comandamenti: “Non raccogliere funghi sotto misura o troppo maturi; non distruggere tutto quello che s’incontra sul percorso. I funghi hanno un ruolo fondamentale per l’ecosistema del bosco”.

Ancora Appolloni: “Quei funghi spazzini (saprofiti), che si nutrono di foglie, rametti caduti a terra e tronchi di alberi ormai senza vita, restituendoli alla natura trasformati in humus. Quelli che attaccano alberi viventi ormai vecchi e obsoleti portandoli in qualche anno al ciclo finale della vita e lasciando spazio a nuovi individui (parassiti). Quelli che nascono per una storia d’amore, quando due miceli primari di segno opposto (positivo e negativo) della stessa specie s’incontrano formandone uno secondario capace di produrre altri corpi fruttiferi. Un mondo complicato ed equilibrato, magico”. E magico è l’istante in cui il fungo appare allo sguardo del cacciatore: “Accende entusiasmo, eccitazione, euforia, ebbrezza, quasi delirio; poi, a precipizio, la corsa come se fosse oro”. Non è l’avidità del riempire il cesto, ma la gioia dello scoprire e prendere tra le mani la creatura.

Appolloni non è solo un micologo amante della natura: “Il bello è quel recarsi nel niente e nel nessuno”. E’ molto più cercatore e osservatore che non mangiatore: “L’entusiasmo di scoprire il fungo, trovare una specie mai vista prima, coglierla, tenerla tra le mani, osservarla nei minimi particolari, annusarla, infine fotografarla. A volte silenzio e solitudine vengono improvvisamente interrotti dal rumore di un ramo spezzato, da un battito di ali, da un cinguettio che ci fanno capire che noi siamo semplicemente degli ospiti in questo stupendo ecosistema”.

   

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