16 Marzo, 2026
spot_imgspot_img

Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo". Per informazioni su pubblicità e le nostre attività: 339.7904098 redazione@lagone.it

BALNEARI IN PROTESTA A ROMA: “DIFENDEREMO I NOSTRI DIRITTI COME SI DIFENDE LA PROPRIA TERRA”

Comunicato stampa

Nella mattinata di lunedì 16 marzo 2026 una delegazione del movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti” si è recata a Roma per avviare una protesta nazionale contro la messa a bando delle concessioni balneari e contro quella che definiscono una distorta applicazione della Direttiva Servizi, nota come Direttiva Bolkestein.

La mobilitazione nasce da un crescente malcontento all’interno della categoria, già manifestato nelle scorse settimane durante la protesta di Sanremo. I balneari sostengono di essere vittime di una grave ingiustizia che rischia di mettere in ginocchio oltre 30 mila micro-imprese familiari.

Secondo il movimento, si tratta in molti casi di imprese costruite nel corso di decenni da famiglie che hanno investito i propri risparmi per realizzare e sviluppare stabilimenti balneari. Alcuni concessionari sono partiti da zero, costruendo strutture nel rispetto dei piani demaniali e delle ordinanze locali. Altri hanno acquistato il proprio stabilimento assumendosi debiti importanti, spesso ipotecando la casa di famiglia.

Nonostante questo, sostengono i manifestanti, oggi queste imprese rischiano di essere cancellate da un sistema di gare che, a loro avviso, favorirebbe grandi gruppi economici.

A guidare la protesta è il movimento spontaneo “Balneatori Incazzati Uniti”, nato anche dalla perdita di fiducia nei confronti dei sindacati di categoria. Il gruppo chiede un confronto diretto con il Governo e in particolare con il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Secondo i promotori della mobilitazione, gran parte dell’opinione pubblica vede positivamente l’idea delle gare per le concessioni, senza però conoscere davvero la normativa europea e senza interrogarsi sulle conseguenze economiche e sociali.

“Si parla di mettere a bando le spiagge”, dichiarano i rappresentanti del movimento, “ma nessuno si chiede a chi andranno, cosa ne sarà di trentamila partite IVA e quale sarà il futuro di un settore strategico per il turismo italiano”.

Le spiagge italiane vengono descritte dal movimento come un patrimonio dello Stato che negli ultimi decenni ha acquisito un valore enorme e che oggi rappresenta uno degli asset più ambiti. Secondo i balneari, la messa a gara indiscriminata delle concessioni potrebbe favorire l’ingresso di grandi gruppi multinazionali, con il rischio di snaturare il modello turistico italiano basato sulle imprese familiari.

“Siamo famiglie perbene e lavoratori onesti che chiedono soltanto la corretta applicazione della normativa. Non è vero che lo chiede l’Europa – sostengono – ma sono interessi economici molto forti a spingere in questa direzione.”

Il movimento afferma inoltre che la propria posizione si fonda su tre punti principali:

  1. Le concessioni balneari non sarebbero qualificabili come servizi e quindi non rientrerebbero nell’ambito della direttiva.
  2. In Italia non esisterebbe una reale scarsità della risorsa “spiaggia”, condizione necessaria per l’applicazione della direttiva.
  3. Una recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 5 giugno 2025, secondo i promotori della protesta, avrebbe escluso le concessioni balneari dall’applicazione della direttiva.

Durante la manifestazione di questa mattina i rappresentanti del movimento hanno ribadito la volontà di proseguire la mobilitazione fino a ottenere un confronto politico diretto.

“Vogliamo sapere cosa è cambiato rispetto a quando anche l’attuale Presidente del Consiglio sosteneva che la nostra categoria fosse vittima di un’interpretazione sbagliata della direttiva. Oggi chiediamo risposte chiare.”

I manifestanti hanno inoltre dichiarato che la protesta potrebbe proseguire nei prossimi giorni con iniziative permanenti nella capitale.

Il movimento “Balneatori Incazzati Uniti”, che afferma di essere organizzato in 13 regioni italiane, ha infine rivolto una critica ai principali sindacati del settore, accusati di non aver preso posizione con sufficiente decisione.

Secondo gli organizzatori della mobilitazione, le principali sigle sindacali erano state invitate ad aderire alla protesta nazionale ma, almeno fino a questa mattina, non avrebbero dato una risposta ufficiale.

Ultimi articoli