
La strada è ancora umida quando Massimiliano Dell’Aquila arriva con il suo gruppo. Le luci del mattino di domenica scivolano sull’asfalto e il silenzio comincia rompersi solo dal fruscio dei guanti che si infilano, dei sacchi che si aprono. È un rito laico, un gesto ripetuto centinaia di volte: chinarsi, raccogliere, restituire dignità.


“All’inizio pensavamo bastasse un intervento” racconta Massimiliano, mentre indica un tratto di strada oggi sorprendentemente pulito. “Eravamo un gruppo di amici, quasi per gioco. Poi ci siamo accorti che la gente continuava a buttare rifiuti senza sosta, e allora abbiamo capito che non era una pulizia: era una battaglia culturale.”
Una battaglia che continua da più di dieci anni. “SalvaguardiAmo Bracciano!” è nata così, il 1° ottobre 2014, da un gesto spontaneo diventato impegno costante. Oggi il gruppo conta una decina di volontari, età diverse, una vicepresidente che non manca mai. Volontari che collaborano con scuole, associazioni, cittadini. I giovani sono purtroppo assenti, partecipano solo quando coinvolti dai professori, ma quando arrivano, sono numerosi, ascoltano, osservano, fanno domande e spesso tornano a casa con un’idea nuova di responsabilità.
Negli ultimi anni qualcosa è cambiato, ci confessa Massimiliano. Le grandi discariche abusive, quelle che lungo la “Settevene Palo” un tempo richiedevano otto domeniche di lavoro, sono ormai quasi scomparse. La strada, oggi, si ripulisce in un paio d’ore, anche se vorremmo non fosse necessario il nostro intervento. “Merito anche della televisione”, dice Massimiliano. “Da quando mostra più attenzione, la gente comincia a sentirsi chiamata in causa e sta nascendo una nuova presa di coscienza.”


Eppure, lamenta il presidente, mentre le discariche evidenti spariscono, cresce un’altra forma di abbandono: quello minuto, quotidiano, ancora più invadente, venuto maggiormente alla luce dopo la pausa dovuta al Covid. Bottigliette di plastica, di vetro, cicche, contenitori di cibo da asporto. “Raccogliamo tonnellate di immondizia in cui spiccano quantità inverosimili di bottiglie di alcolici e superalcolici” sospira. “È un segno di disagio sociale e psicologico. Se non si ha cura di sé, difficilmente si ha cura dell’ambiente.”
In particolare sono comparsi rifiuti nuovi, non solo quelli dei fast food. Va riconosciuto che catene famose utilizzano ormai per lo più imballaggi in carta, ma restano comunque i coperchi in plastica. Tuttavia, anche la carta abbandonata lungo la strada, pur essendo biodegradabile, offre uno spettacolo indecoroso ed è uno spreco: carta e vetro sono materiali preziosi, completamente riciclabili.
Il problema è che il concetto di riciclo non è ancora pienamente compreso. Molti non percepiscono che rappresenta una vera ricchezza, come dimostrano paesi che ne hanno colto il valore e riutilizzano quasi tutto. Fa riflettere che in contesti più autoritari il rispetto delle regole ambientali sia imposto e rispettato, mentre in democrazie dove i cittadini sono proprietari del proprio territorio e ci si aspetterebbe una responsabilità spontanea, invece, spesso, manca.
“Esiste una differenza generazionale” confessa Massimiliano. “Gli anziani tendono a gettare intere buste di rifiuti, vuoi per pigrizia o per evitare la TARI, con la conseguenza di rendere invivibile il territorio a spese di chi la tassa la paga regolarmente a maggiorata per la loro evasione. I più giovani, invece, abbandonano oggetti singoli ovunque, anche quando un cestino si trova a pochi metri. Quando qualcuno è stato colto sul fatto, la giustificazione è stata sorprendente nella sua sconcertante povertà argomentativa: ‘Ma tanto guarda che schifo che c’è!’.”


Il gruppo interviene anche sui tombini, spesso ostruiti non da residui naturali come foglie o terra, ma da bottiglie di plastica che si incastrano e bloccano il deflusso dell’acqua, rendendo di fatto inutile la rete fognaria.
Un miglioramento, invece, riguarda le scritte sui muri e gli adesivi. Probabilmente perché “la spesa non vale l’impresa”: deturpare è facile e veloce, ma altrettanto facile e veloce è rimuovere. Così, alla fine, loro sporcano e i volontari ripuliscono dopo una settimana. Un esempio emblematico è il sottopasso della stazione ferroviaria, che il gruppo continua a pulire e disinfettare con regolarità.
Ogni mese l’associazione consegna al Comune un report dettagliato: luoghi visitati, quantità di rifiuti recuperati, criticità. Il rapporto con l’amministrazione è solido e proficuo, è stato costruito nel tempo, fin dalla Amministrazione Sala, poi Tondinelli ed ora con l’attenta Giunta Crocicchi. La convenzione con il Comune ha dato un riconoscimento ufficiale al loro lavoro, garantendo assicurazioni e tutele. “All’inizio qualcuno pensava che avessimo fini politici”, ricorda Massimiliano, “poi tutti si sono ricreduti: hanno visto che ripulivamo tutto, ovunque. Non c’erano preferenze. Solo amore per il territorio.”


Non tutto, però, è stato semplice. C’è stato anche un episodio amaro: una multa del Parco di Bracciano-Martignano per aver ripulito la spiaggia di Santo Celso da rovi e rifiuti pericolosi. “Avevamo chiesto l’autorizzazione”, racconta. “Abbiamo evitato una denuncia solo grazie al sindaco Crocicchi che ha fatto notare la nostra buona fede e il miglioramento del territorio ottenuto. Ma vedere barche abbandonate da anni sulla riva e nessun intervento… quello sì, fa male.”
Eppure il gruppo non si è fermato. Commercianti e cittadini lo sostengono con donazioni, attrezzature, il 5 per mille. I Carabinieri forestali intervengono immediatamente e rapidamente a seguito di tutte le segnalazioni di abusi. Ogni venerdì l’associazione pubblica le iniziative sulla loro pagina social cui tutti sono invitati a partecipare. Ogni domenica tornano sulle strade, nei parcheggi, lungo il lago. Ogni volta trovano qualcosa da raccogliere, da sistemare, da restituire alla comunità.

“Non è vero che Bracciano è un paese incivile” dice Massimiliano, guardando il lago che si apre come un respiro. “Bastano pochi maleducati per rovinare tutto. Ma bastano anche pochi volontari per rimettere le cose a posto.”
“La nostra cittadina è splendida”, prosegue, “lo riconoscono tutti i turisti che la scoprono. Per questo sorprende vedere come, altrove, la cura dei borghi sia così diffusa da renderli irresistibili, mentre qui a Bracciano affiora un’incuria che non rende giustizia alla sua bellezza.”
Nelle scuole, i bambini ci ascoltano con occhi grandi. Fanno domande, si indignano, promettono di non buttare mai nulla per terra. “Sono loro la speranza”, sorride, “hanno capito più dei loro genitori che il mondo è loro. E che va rispettato.”
Il sole è ormai alto quando il gruppo finisce il giro. I sacchi sono pieni, la strada è pulita. Massimiliano si toglie i guanti, li ripiega con cura. “È una vocazione”, dice, “una gratificazione che non è per noi, ma per tutti. Perché un paese bello è un paese che si ama.”
Mentre si allontanano, la strada sembra respirare un po’ meglio.
Riccardo Agresti e Lorenzo Avincola redattori de L’agone


